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Lancio notturno di SpaceX verso la Stazione Spaziale Internazionale

Lancio notturno di SpaceX verso la Stazione Spaziale Internazionale

Stamattina alle 7:52 italiane (5:52 GMT, 1:52 EDT) è partita dalla rampa LC-40 di Cape Canaveral, in Florida, la missione cargo SpaceX CRS-4, diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Il rifornimento include molta nuova tecnologia (c’è anche una stampante 3D), vari esperimenti (inclusi topi e mosche) e gli effetti personali di alcuni astronauti. Nella migliore tradizione di Star Trek, arriverà alla Stazione martedì.

Pochi minuti prima del decollo regna l’incertezza per via delle condizioni meteo, ma poi viene dato l’OK.

DECOLLO!

Il bagliore dei motori del razzo Falcon 9 illumina il cielo della Florida.

Una telecamera montata sul razzo guarda indietro verso i motori.

La fiammata dei motori del primo stadio vista da Terra.

La campana del motore del secondo stadio è incandescente.

La capsula Dragon vista da dietro pochi istanti dopo lo sgancio,
attorniata dai consueti frammenti eterogenei che volano liberi nel vuoto.
Le due sporgenze laterali sono i pannelli solari ripiegati.

Al centro di controllo di SpaceX, a Hawthorne, i controllori di volo seguono l’arrampicata verso lo spazio.

Una telecamera di bordo mostra l’apertura di uno dei pannelli solari della capsula Dragon.

Bellissima immagine a lunga esposizione del decollo di Falcon 9 e Dragon.
Lutto per i Trekker: Arlene Martel, T’Pring della Serie Classica

Lutto per i Trekker: Arlene Martel, T’Pring della Serie Classica

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Arlene Martel, interprete della sposa promessa di Spock nella puntata Amok Time (Tempo di uccidere) della Serie Classica di Star Trek, è morta oggi a Los Angeles. Aveva 78 anni. Lo ha segnalato lo Star Trek Italian Club riprendendo l’annuncio di Michael Okuda. StarTrek.com la ricorda qui in dettaglio; CNN lo fa qui.

Arlene era ritornata nell’universo Trek anche in Star Trek: Of Gods and Men. Era venuta in Italia alla Sticcon di Bellaria nel 2004, dove aveva dimostrato di essere una persona semplice e adorabile.

Dopo che era stata sul palco del raduno di fan e io avevo tradotto per lei, mi aveva chiesto com’era andata, perché era sinceramente perplessa che ci fosse qualcuno interessato a sentirla a così tanti anni di distanza dal suo singolo episodio in Star Trek (aveva fatto molto altro in televisione, ma tutti la ricordavano principalmente per il suo ruolo accanto a Spock). Io le avevo risposto che era andata benissimo, perché sul palco aveva saputo farci conoscere la persona dietro l’attrice che avevamo visto tante volte nel telefilm: è proprio quello lo scopo d’incontrare dal vivo gli attori. Vogliamo conoscere la gente che ha portato sullo schermo i nostri sogni e il nostro bisogno di meraviglia e di fantastico. Non immaginavo che le mie parole le avrebbero fatto venire i lacrimoni. Avrò per sempre un bellissimo ricordo di lei. Ciao, Arlene.

Arlene gioca con una fan a Bellaria nel 2004. Credit: Fausto Branchi.
12 agosto 1977: il primo volo dell’Enterprise

12 agosto 1977: il primo volo dell’Enterprise

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “df.elena”.

Per la gioia degli appassionati di Star Trek, la prima navetta spaziale (Shuttle) fu battezzata Enterprise. Non era soltanto un omaggio alla popolarissima serie televisiva: c’erano anche altre considerazioni patriottiche e tradizionali americane che fecero preferire Enterprise al nome scelto inizialmente, ossia Constitution, come raccontato in una serie di documenti resi pubblici di recente.

Il cast della serie originale di Star Trek al debutto della navetta Enterprise.

Il 12 agosto del 1977, ben 37 anni fa, l’Enterprise fece il primo volo: non andò mai nello spazio, perché si trattava del prototipo per collaudare i sistemi di planata assistita da computer. Una cosa non banale, perché si trattava in pratica di far volare un aliante da 70 tonnellate, sganciato in volo da un Boeing 747. Questo è il video del primo volo autonomo dell’Enterprise:

A bordo c’erano due astronauti piloti, Fred Haise e Gordon Fullerton. Il nome di Haise ricorderà agli appassionati un’altra sua impresa molto speciale di qualche anno prima: faceva parte dell’equipaggio di Apollo 13, il volo verso la Luna che quasi finì in catastrofe a causa dello scoppio di un serbatoio, ben celebrato in un bel film omonimo di Ron Howard.

Chicca: quando ho incontrato Fred Haise in Florida nel 2012 (foto qui accanto, insieme a Luigi Pizzimenti), lui ci ha tenuto molto a chiarire semiseriamente che in in quel volo di collaudo dell’Enterprise non era stato il Boeing 747 a sganciare lo Shuttle, ma lo Shuttle a mollare il Boeing.

Tecnicamente non ha tutti i torti, perché i bulloni esplosivi di separazione erano comandati da lui, non dai piloti del 747, e perché il 747 era impostato su una traiettoria di discesa, mentre lo Shuttle rimase fondamentalmente alla stessa quota iniziale (e anzi salì leggermente mentre il 747 scendeva).

Fred Haise sarà a Pontefract, in Inghilterra, il 24 e 25 ottobre, e sarà un piacere andarlo a ritrovare. Se vi interessa, visitate Space-Lectures.com per i dettagli.

Star Trek, nuova puntata della Serie Classica. O quasi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

È fatta dai fan, ma è fatta davvero bene, con scenografie e oggetti di scena ricostruiti fedelmente e lo stesso stile di fotografia, ma soprattutto con storie ben scritte: è Star Trek Continues, serie di telefilm ispirati alla Serie Classica di Star Trek, dalla quale prendono spunto ampliandone le storie, come in questo terzo episodio, Fairest of Them All, che si chiede che cosa accadde nell’Universo dello Specchio dopo il ritorno del “nostro” Kirk. Buona visione.

Per darvi un’idea della cura nella ricostruzione delle ambientazioni e delle atmosfere di Star Trek Continues, date un’occhiata a questi confronti fra una puntata della Serie Classica originale e l’episodio correlato (prequel, sequel o sidequel) di Continues.

“Into Darkness”: please, don’t call it “Star Trek”

“Into Darkness”: please, don’t call it “Star Trek”

Background: Several months ago I was contacted by the official Italian Star Trek Magazine to write a review of Star Trek Into Darkness. The magazine explicitly asked me to write an extended negative review (the editors knew how I felt about the movie), intending to publish it alongside a favorable one in the same issue so as to encourage a debate on the merits of Into Darkness. I wrote my review in Italian and then translated it into English, since all official Star Trek magazine material has to be translated for approval by the US headquarters. I have just been told that my review has not been approved, so I am now free to post it here (the Italian version is here). Feel free to agree or disagree with it.

THIS REVIEW CONTAINS SPOILERS.

Do you have any idea how ridiculous it is to hide a starship on the bottom of the ocean?” exclaims a furious Scotty shortly after the beginning of Into Darkness.

Yes, Scotty, we do. We realize all too well. It’s supremely ridiculous, and that’s exactly the problem. It makes no sense in the movie’s context and it’s blindingly obvious that the scene was conceived merely because having the Enterprise rise out of the water would look so cool. With this single line, Into Darkness has defined itself perfectly and completely: a series of spectacular but totally absurd scenes. I have known and loved Star Trek for forty years, and this, I’m sad to say, is not Star Trek.

Star Trek has always had a special place in my heart, as a fan of science fiction, because it was the exact opposite of this movie: it presented situations that were seldom spectacular but almost always had a deep meaning. It made you think. It didn’t really matter that the sets were clearly made of papier-mâché and the phaser beams made little squiggly splashes, because the stories (not all of them, but nearly all) left something in you. Alongside the wonder of cosmic adventure there was a morality play.

Bele and Lokai (Let That Be Your Last Battlefield) pointed out the hypocritical absurdity of racism and of all discrimination. The pointlessness of the Cold War was the theme of A Taste of Armageddon; more recently, the Next Generation episode The Measure of a Man made us think about how we define being human, with all its implications for slavery and for intelligence in other living creatures (and, in the future, in artificial life), and Voyager‘s Tuvix raised the question of the right to life with the tangible drama of an example that only a science fiction context could provide. And then there were characters that you grew fond of because they had depth: they were imperfect, fallible, torn by inner conflicts: in other words, human.

There’s none of this in Into Darkness. I’ll steer clear of the tirades, already made eloquently by other commentators, on the lens flares that dazzle you obsessively and on the huge plot holes. A model of the top-secret dreadnought in full view in the Starfleet conference room? Never mind. There’s a portable transporter device that can reach instantly the heart of the Klingon Empire from Earth, yet everyone insists on flying around in starships? Oh, well. With all of Starfleet’s technology, with cellphones that can call the other side of the galactic quadrant, there’s no way to rig a remote control, a timer or a robot to activate the bomb on Nibiru and a human being has to be lowered into the volcano? And there’s no one apart from Spock who can perform this simple task? I’ll turn a blind eye. All Star Trek movies have inconsistencies of this kind, if you delve deep enough. Sure, here the inconsistencies hit you like a spade in the face, with no delving required, but let he who is without sin cast the first stone. As always, one can dismiss these things if the story as a whole works, has an enthralling theme and intriguing characters.

The trouble with Into Darkness is that the story just doesn’t work at all (despite the actors, especially Benedict Cumberbatch, doing their very best with what little they’re given): there’s no underlying theme. The characters are cookie-cutter surrogates that do whatever the script requires. A few examples: McCoy, in the midst of a crisis, with Khan next to him in Sickbay arguing with Kirk, starts messing about with infusions of Khan’s blood in a dead tribble. Does he really have to do that right now? Well, yes, because the script requires it: he’ll soon need this totally irrelevant tinkering to revive Kirk. Other than that, the scene makes no sense at all. Spock Prime says that he has made a vow not to reveal the future, but then he backpedals abruptly and spills the beans about Khan. So much for Vulcan vows, then. Young Spock doesn’t tell Kirk that there’s an impostor on board (the advanced weapons specialist, no less) because he was waiting for this news to become “relevant”. Because having an impostor on the Enterprise in the midst of a covert operation isn’t necessarily relevant. Seriously?

However, for a lifelong fan like myself, the worst sin of Into Darkness is that it takes characters as cherished by generations of fans as Spock, Kirk and McCoy and abuses them completely. In the fundamental metaphor of Star Trek, Spock represents the cold rationality of a brilliant mind, McCoy stands for the emotions of a person who thinks with his heart first, and Kirk is the balance and ideal blending of both. He listens to both his heart and his reason and then decides. That’s why Kirk, Spock and McCoy have worked so well as characters for decades: they reflect and embody our timeless inner dilemmas. But in Into Darkness, Spock is just a generic, pedantic alien who defeats Khan not with his intellect, but in a fist fight, and who upon seeing Pike about to die rapes him with a forced mind-meld. McCoy is there just to make grumpy one-liners (oh, and to inject Khan blood into dead tribbles for the heck of it). Kirk is a scared kid, unable to decide and incompetent, but he’s so cute and blessed by outrageous good luck; there’s no inkling of his future greatness.

Remember Original Series Kirk’s words to Carolyn Palamas in Who Mourns for Adonais? When he reminds her that we’re ephemeral creatures, briefly suspended in an infinite universe, and that therefore all that really matters is that fleeting moment of humanity shared with the ones we love? Or his speech to the inhabitants of Vendikar and Eminiar about the need to return them to the horrors of real war in order to induce them to make peace? Powerful, stirring words, that make the audience think while they carry the story to its conclusion. Now compare these examples with Kirk’s lines in Into Darkness. Go on, do it. I’ll wait here.

Done? Now listen to the ending of the movie, when Kirk recites the Captain’s Oath. This is supposed to be the final moral of Into Darkness, indeed its call, as Kirk defines it, but listen to it carefully. Here it is verbatim: Space, the final frontier. These are the voyages of the starship Enterprise. Her five-year mission: to explore strange, new worlds, to seek out new life and new civilizations. To boldly go where no one has gone before. What? All Starfleet captains take the oath by referencing the voyages of the Enterprise? Actually, that’s not even an oath at all. Moreover, Spock says shortly after that theirs is the first five-year mission ever. Then why is it already mentioned in the Captain’s Oath? These script lines make no sense. They called it Into Darkness because they wrote it while fumbling in the dark.

These are not the characters, the themes and the stories that we Trekkers have grown to love. They’re poorly written travesties peddled as replacement for the originals. Maybe for those of you who aren’t familiar with those originals this is not a problem. But I have to say, honestly and with regret, that I feel betrayed. Call it anything you want, but don’t call it Star Trek, because it’s not Star Trek. It’s just the umpteenth spectacular movie with explosions and fights in a sci-fi context that’s been overused. Khan kills Marcus by crushing the admiral’s head with his bare hands? Blade Runner. The heroes are chased by primitive natives from which they’ve stolen a sacred artifact? Raiders of the Lost Ark. The spaceship narrowly squeezes through a tight passage? Return of the Jedi. There’s a bomb to be defused by working delicately on its mechanisms? Don’t worry: yanking all the wires at the last minute will save the day, as usual.

With this kind of totally predictable cliches, with rambling dialog of this sort, there’s no surprise, no tension, no feeling that something other than the obvious will happen. Interrupting dialog with an explosion is not a brilliant directing masterstroke that creates drama: it shows the need to resort to loud bangs for lack of better material and decent scriptwriting. And after the third time it gets boring.

On the topic of cliches, let’s discuss the Great Plot Twist, shall we? One of the most moving scenes from The Wrath of Khan, the one in which Spock dies in front of a helpless Kirk and declares his deep friendship for his captain, is reversed: Kirk dies instead as Spock looks on helplessly. What a brilliant idea. What creative effort. How original. Especially since any real drama is sucked out of this scene because in Into Darkness Kirk comes back to life even before the end of the movie, instead of being almost certainly dead until the sequel, as happened to Spock in Wrath of Khan. We vintage Trekkers waited and worried for two years to know whether Spock would be back or not (and knowing Leonard Nimoy, quitting the role forever was quite possible at that time); those who watch Into Darkness suffer (so to speak) for all of nine minutes. Nine. Yes, I checked with a stopwatch.

The ultimate slap on the face is having Spock scream “Khaaaan!” instead of Kirk. Maybe it didn’t work the same with you, but when I saw that memorable original scene being butchered my inner scream was a heartfelt, unstoppable…

“Aaaabraaaaams!”.

I’m not done yet (well, you did ask for a negative review, right?). Into Darkness betrays Star Trek not only in its dialogs and characterization, but also in its ideals. The women in Into Darkness are basically ornaments who do virtually nothing apart from getting in Kirk’s bed, moaning about the lack of emotions of their Vulcan partner (what did Uhura expect from a Vulcan, morning serenades and rose petals on her console?), and gratuitously stripping for the audience. In this movie all the decisions are taken by men and all action (positive or negative) is carried out by men: women are relegated to the role of decorative background or damsels in distress. What happened to the push for equality that was one of the subversive innovations of the Original Series, so much that it dared (in the Sixties) to feature a woman as second in command of the Enterprise (The Menagerie) and as a Romulan captain (The Enterprise Incident) and many other female characters who were professional, competent and not submissive and were sexy without having to give up their brains?

Finally, there’s another betrayed ideal, and it’s the one that personally irks me the most. The original Star Trek showed characters who solved crises mostly with their intelligence and smart thinking (and a good punch at the right moment), tapping into their skills and training. Nobody was born ready for command: everyone had to slog and study hard to earn it. In Into Darkness, instead, everything is solved by battles, shootouts and fistfights and everybody is instinctively capable of doing anything without even getting his or her hair messed up.

Chekov needs to replace Scotty? No problem: it’s like sending a plumber into a baby delivery room, but it’s so cool. Kirk is totally undisciplined and insubordinate; he even violates the Prime Directive. Sure, so does the original Kirk, but at least he doesn’t do it for dumb reasons: in Into Darkness, on Nibiru all they had to do was fly at night; nobody would have seen anything. But since this Kirk is so handsome and blatantly sponsored by Pike, he still gets to command the Enterprise. One of the key themes of the Original Series was use your brains, study and you’ll be rewarded; the new Star Trek loudly says,if you’re easy on the eyes you don’t need to study and brains are optional: you can always pick other people’s brains. The series that was a symbol and a shelter for nerds has become a new source of humiliation.

Yes, I know, Into Darkness and the movie that preceded it have the merit of making the Star Trek brand popular again. After seeing this movie, new fans will be intrigued and maybe will discover the Original Series, the Next Generation, Deep Space Nine and the other movies and series, which feature less popcorn-oriented stories and characters. But if reviving Star Trek entails resorting to tribble blood infusions and disregarding its values so radically, maybe the price to pay is too high. Or maybe you’ve just read the rant of an old nerd who’s too attached to the past and who still likes thought-provoking stories and characters who don’t need 3D goggles to come alive out of the screen.

Il nuovo Star Trek in anteprima a Milano e Roma: recensione (senza spoiler)

Il nuovo Star Trek in anteprima a Milano e Roma: recensione (senza spoiler)

Questo articolo è stato scritto inizialmente il 4/6/2013, è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale e vi arriva grazie alle gentili donazioni di “mauroxf*” e “andrea@auli*”.

Star Trek Into Darkness sarà proiettato oggi (4 giugno) in anteprima alle 21, in lingua originale, a Milano e Roma, rispettivamente all’IMAX UCI Cinemas di Pioltello e all’UCI Cinemas Roma Est (con sottotitoli in italiano). Il film uscirà nelle sale il 12 giugno. Io sarò alla proiezione di Milano insieme a un away team di Trekker.

Alla proiezione di Roma sarà presente l’autore di fumetti David Messina, autore di Countdown to Darkness, fumetto prequel del film: è simpaticissimo e sa raccontare il mestiere del fumetto in maniera impagabile. Se potete, non perdetevelo: il film non so come sia, ma David è un grande.

Aggiornamento senza spoiler (2013/06/06)

Ci ho rimuginato un po’ su e l’ho rivisto a Lugano all’anteprima per la stampa stamattina, sempre in inglese. Intendiamoci: Into Darkness è divertente, recitato bene (specialmente da un fantastico Cumberbatch, ma anche da Chris Pine, Zachary Quinto e Simon Pegg), ha effetti visivi molto belli e curati, è pieno di azione e (per chi è riuscito a evitare gli spoiler) ricco di colpi di scena…. ma non è Star Trek. Se l’avessero intitolato, in stile wertmulleriano, Film con astronavi che s’inseguono ed esplodono ed eroi vestiti con magliette colorate che salvano l’universo a suon di cazzotti, sarebbe un gran bel film (a parte i faretti puntati in faccia allo spettatore coi lens flare posticci, veramente fastidiosi). Ma chiamandolo Star Trek si deludono i fan di questa saga. In Into Darkness ci sono in particolare un paio di scene (che non vi anticipo) che causano un gastrospasmo d’orrore fra gli spettatori che conoscono lo Star Trek originale e vedono massacrata una delle cose più amate della serie originale. Non vi dico quale, così soffrirete come ho sofferto io.

Lasciamo stare la trama colabrodo (sulla quale scriverò una recensione con spoiler altrove): ci passerei sopra con affetto, come del resto si è sempre fatto per le incoerenze degli altri Star Trek, se ci fosse in questo film l’ingrediente che ha sempre contraddistinto Star Trek da tanta altra fantascienza, ossia il tema. Da Star Trek ci si aspetta che diverta e intrattenga, ma anche che abbia un tema di fondo che faccia riflettere sulla condizione umana, sull’etica, sulle differenze e sulla meraviglia dell’universo. Qui lo spunto di riflessione non c’è proprio, e non appena viene abbozzato dai dialoghi arriva un’esplosione a interromperlo.

Il dilemma, per i fan duri e puri, è se respingere questa versione alternativa di Star Trek, rimaneggiata in tutto (compresa la natura dei personaggi), un po’ sessista (donne sostanzialmente relegate a damigelle da salvare o contemplare, in particolare con una scena decisamente gratuita), un po’ razzista (gli eroi son tutti belli e bianchi, i traditori e i cattivoni sono quasi tutti scuri), fragorosa e vuota, perché tradisce gli ideali di meraviglia, riflessione e tolleranza del diverso rappresentati da Star Trek, o se abbracciarla comunque perché attira nuovi fan e nuove generazioni: ho visto tanti tweet di chi ha già visto Into Darkness senza sapere nulla dell’universo Trek, l’ha apprezzato e ne è stato invogliato a scoprire tutto il resto della saga, ben più ricca e profonda.

Vale la pena di andare a vederlo al cinema? Dipende. Il 3D, per quanto realizzato in post-produzione, è ben fatto (a parte alcuni movimenti troppo bruschi che impastano l’immagine), non è invadente ed esalta molte delle ambientazioni. Un paio di sequenze, inoltre, sono di puro nerd porn e vanno godute su grande schermo. Se volete passare due ore e rotti a vedere un film d’azione serratissima, Into Darkness non vi deluderà.

Ma non chiamatelo Star Trek.

Le scene tagliate di “Star Trek Into Darkness”

Non so se vi è piaciuto o no l’ultimo film di Star Trek (la mia recensione completa con spoiler è ancora sotto embargo, ma in breve a me non è piaciuto per niente), ma magari la vostra opinione può cambiare in un senso o nell’altro vedendo queste scene tagliate. Almeno finché Youtube le tiene online; se spariscono, ce n’è una descrizione qui e qui. Buona visione.

Per il Corriere, l’astronave di Star Trek si chiama “L’Impresa”

Per il Corriere, l’astronave di Star Trek si chiama “L’Impresa”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “fede.berto” e “luca.berra*” e alla segnalazione di @musicamante.

Questo è quello che in Italia viene venduto come giornalismo online: un articolo del Corriere della Sera secondo il quale a casa dei Daft Punk “Nel salone, troneggia un personaggio «Chewbacca» a grandezza naturale, dalla saga Guerre Stellari e «L’impresa» di «Star Trek», alto 2 metri.”

Sì, L’Impresa. State già rabbrividendo, lo so. Non ci potete credere, e allora eccovi qui accanto lo screenshot (salvato anche su Freezepage).

Come è possibile che qualcuno scriva sul Corriere (non sul blogghettino di un adolescente: sul Corriere della Sera) in modo così caprino, senza chiedersi che diavolo è “L’Impresa” in Star Trek? Come è concepibile che qualcuno al Corriere dia l’incarico di scrivere di spettacolo a qualcuno che non sa che l’astronave protagonista di innumerevoli puntate di Star Trek si chiama Enterprise e non L’Impresa?

Semplice: date un’occhiata al resto dell’articolo (se così lo si può chiamare senza insultare generazioni di bravi giornalisti) e notate un’altra frase da incorniciare: “Paul McCartney et Ringo Starr, Beyoncé e Jay-Z, nomi noti in tutto il mondo, hanno ballato e applaudito i Daft Punk francesi.”

I “Daft Punk francesi”? Per distinguerli da quelli tedeschi? Dai Daft Punk spagnoli? Già questo insospettisce sulla natura dell’articolo, ma la chicca rivelatrice è quell’“et” così dannatamente, stranamente francese, che puzza come un Camembert nascosto nelle mutande di un seminarista in digiuno. Puzza di testo copiato, incollato e tradotto senza neanche pensare a quello che si sta scopiazzando.

Infatti basta immettere in Google “paul mccartney et ringo starr, Beyonce” per trovare questo articolo di Paris-Match (screenshot qui accanto; Freezepage), che è sostanzialmente identico, praticamente parola per parola, a quello del Corriere, ma senza agghiaccianti virgole in libertà come quelle di “un episodio dove, un personaggio, indossa un casco da robot” partorite dall’anonimo autore della versione pubblicata dal Corriere.

Certo, il Corriere dice che Paris-Match ha pubblicato un articolo sui Daft Punk. Ma non dichiara di aver copiato quell’articolo pari pari, traducendolo oltretutto da cani. Così da cani che non solo ci sono le perle che ho già segnalato, ma secondo il Corriere i Daft Punk hanno anche “una casa comune” che sta “in un bosco con piscina”. La frase originale: “une demeure commune, en bois, avec piscine”. Piangete pure. Se non volete farvi sentire, andate in un bosco. Ma mi raccomando, trovatene uno di quelli con piscina.

Confrontate il testo di Paris-Match con quello del Corriere: il giornale italiano non ha neanche fatto lo sforzo di metterci qualcosina di suo (per esempio la grammatica italiana) prima di schiaffarci sopra un bel “RIPRODUZIONE RISERVATA”. Che alle mie orecchie suona molto come un “Noi possiamo copiare il lavoro altrui, compreso quello dei colleghi, tradurlo con i piedi e spacciarlo per nostro; ma tu non ti permettere di copiare il nostro, pezzente”.

Meno male che in Italia c’è l’Ordine dei Giornalisti a vigilare sulla qualità, l’integrità e la correttezza dell’operato delle testate.

Complimenti, Corriere, bell’esempio da mostrare alle giovani generazioni di aspiranti giornalisti che ancora vorrebbero lavorare onestamente e fanno acrobazie per superare gli esami e conquistare l’agognata tessera del club esclusivo. Complimenti vivissimi. Fare i giornalisti seri, anche nelle grandi testate blasonate, sta diventando veramente un’Enterprise.

Le cose che non colsi - 2013/05/17

Le cose che non colsi – 2013/05/17

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “maicolengel”.

Darth Vader e Boba Fett a Bellaria (Rimini) il 25 e 26 maggio. Mancano pochi giorni alla Sticcon, uno dei raduni di fantascienza italiani ai quali cerco di non mancare mai. Quest’anno gli ospiti saranno David Prowse (Darth Vader) e Jeremy Bulloch (Boba Fett) da Star Wars e Robert Duncan McNeill (Tom Paris) e Robert Picardo (Dottore Olografico) da Star Trek Voyager. Ah, ci saranno anche Dario Argento e una serie di conferenze scientifiche (io curerò quella sulle vere astronavi atomiche). Il programma dettagliato è qui.

Star Trek incontra la NASA. Gli astronauti Michael Fincke (che ha fatto un cameo in una puntata di Enterprise), Kjell Lindgren e Chris Cassidy (dalla Stazione Spaziale) fanno un Google Hangout (video qui sotto) con gli attori del nuovo film della saga, Chris Pine, John Cho e Alice Eve, insieme a tanti ospiti. Imperdibile. Chicca: Cassidy s’è già visto un po’ del film mentre faceva ginnastica. Nello spazio.

Space Oddity come non l’avete mai sentita. Cantata da Chris Hadfield a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, con immagini indimenticabili. Dodici milioni di visualizzazioni in pochi giorni. Ho aspettato che Hadfield rientrasse sano e salvo a terra per segnalare qui questo video: vedere Hadfield immedesimarsi troppo in Major Tom sarebbe stato sgradevole. La chitarra è una Larrivée Parlor, portata su con lo Shuttle. Suonarla in assenza di peso è una sfida molto particolare, come spiega lo stesso Hadfield. E per chi inevitabilmente si lamenta di quanto sarebbe costato il video invece di pensare a quanta ispirazione e passione sta generando, Xkcd ha fatto i conti: quasi zero. Poesia della scienza.

Star Trek spiegato. Un bellissimo articolo su Slate spiega perché Star Trek è così differente da ogni altra serie TV. E al tempo stesso spiega che i nuovi film sono una baracconata chiassosa che non c’entra nulla. Il vero Trek fa divertire, ma fa anche riflettere. Quello di oggi è solo divertimento. Bah.

Bing finalmente traduce in Klingon. Mai più senza. (Startrek.com).

Qual è l’astronave più veloce? Una infografica animata mette a confronto l’Enterprise, il Millennium Falcon, il TARDIS, la Galactica, la Serenity e altre astronavi della realtà e della fantascienza. Risultati interessanti anche se prevedibili.

Il vostro nome in Gallifreyano. Shermansplanet.com ha una sezione con un manuale spiega come comporre le scritte della lingua dei Time Lord di Doctor Who. Ipnotico e perfetto per una T-shirt enigmatica ed elegante. C’è anche l’app per Windows, Mac e Linux che disegna le scritte (grazie a Flora per la dritta).

Un Dottore in più? Spoiler o depistaggio: ci sarebbe un Dottore aggiuntivo, interpretato da John Hurt, che causerebbe una rinumerazione. Ma la fonte originale è il Sun, quindi da prendere con molta cautela (Tv3.ie).

Puntata finale di Doctor Who svelata in anticipo, ma non dai pirati. I DVD della serie sono stati spediti troppo presto a chi li ha ordinati in USA: i dischi contengono anche l’ultima puntata, che non è ancora andata in onda. Si prega di non spoilerare: tanto The Name of the Doctor verrà trasmessa domani.

Cat-Vengers. Non dico altro (Jennyparks.com).

Oggi è la Giornata Anti-Superstizione. È venerdì 17, per cui il CICAP ha indetto la quinta Giornata Anti-Superstizione. Rompete uno specchio, versate del sale, passate sotto una scala aperta e dimostrate che essere superstiziosi porta male. Raduni in varie città d’Italia e al Salone del Libro (Queryonline).

Un Sole spettacolare dall’Australia. Non dico altro per non rovinarvi la sorpresa di veder sorgere un Sole assolutamente straordinario. Lo spiegone è qui (in inglese).

Le cose che non colsi - 2013/04/17

Le cose che non colsi – 2013/04/17

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “manzo”.

Paolo Nespoli, astronauta, a Tenero il 29/4. Al Centro Sportivo Nazionale della Gioventù di Tenero (Canton Ticino), alle 20:00, ci sarà la conferenza “Dall’alto i problemi sembrano più piccoli” di Paolo Nespoli. La serata verrà moderata da Giovanni Pellegri dell’Università della Svizzera Italiana (dettagli).

Stasera sarò a Riva San Vitale. Questa sera alle 20.30 sarò all’aula magna delle Scuole Medie di Riva San Vitale (Canton Ticino) per un incontro pubblico sulla gestione dei rischi di Internet in famiglia, organizzato dall’Associazione Genitori locale.

Sindone, botta e risposta. Giulio Fanti risponde alle critiche metodologiche pubblicate su Queryonline. L’autore delle critiche, Gian Marco Rinaldi, ribatte. Interessante a dir poco: più per gli approcci differenti che per il tema in sé.

Addio, Ammiraglio Motti. Lo conoscevamo tutti come quello che quasi si faceva strangolare dalla Forza di Darth Vader in Guerre Stellari. L’attore Richard LeParmentier ci ha lasciato improvvisamente a 66 anni (TMZ; TheForce.net; The Examiner). Lo ritroviamo in Chi ha incastrato Roger Rabbit, il Rollerball originale, Spazio 1999, Superman II e Octopussy (IMDB).

KDS risparmiabenzina? Alla prova a fine aprile a Campione. Ricordate il Kinetic Drive System di Leonardo Grieco? Ne avevo parlato criticamente qui, promettendo un’indagine. Ci sarà una presentazione ufficiale e un test su strada il 20, 21, 27 e 28 aprile a Campione d’Italia, dalle 11 alle 16 e conto di andarci. Intanto segnalo un articolo che spiega l’“approvazione” da parte dell’Ufficio della Circolazione ticinese e c’è l’intervista poco chiarificatrice di Quattroruote.

Caso Stamina, nuovo affare Di Bella? Il Post riassume molto bene i fatti da sapere di questo nuovo pasticcio. È strano che quando c’è di mezzo la tecnologia s’invoca il principio di prudenza (“non è dimostrato che le onde dei telefonino causano la leucemia, ma nel dubbio vietiamo le antenne”) e si chiedono prove su prove, ma quando arriva qualcuno che promette cure miracolose la prudenza vola fuori dalla finestra e si crede a tutto.

I motori del Saturn V rinascono. Un gruppo di tecnici ha avuto il permesso di smontare, analizzare e ricostruire digitalmente uno dei motori F-1 del Saturn V che portò l’umanità sulla Luna ed è tuttora uno dei motori più potenti mai costruiti. Rivisitarli con gli strumenti e gli occhi di oggi rivela la qualità di un artigianato manuale su scala immensa: quei motori sono gioielli giganti fatti a mano. Puro geekporn su Ars Technica.

Chi scarica film porno e pirata in Vaticano? Forse pecca, di certo scrocca. Torrentfreak segnala che qualcuno, da indirizzi IP del Vaticano, scarica video pornografici e film in prima visione. Almeno una/uno dei pornointerpreti è scandalizzato, perché le copie scaricate sono piratate (HuffPost). Interessante Scaneye.net, servizio che permette di monitorare chi scarica cosa su Bittorrent.

Il cast di Star Trek Enterprise si riunisce. Per l’uscita della seconda stagione su Blu-Ray, gli attori principali si ritrovano con Brannon Braga (LeVar Burton su Twitter). Ho avuto il piacere di incontrare i quattro più esterni: Anthony Montgomery, Dominic Keating, Connor Trinneer e John Billingsley.

HTML5 permette ai siti di riempirti l’hard disk? Secondo Naked Security, molti browser hanno una falla, introdotta dalle nuove specifiche dell’HTML5, che permette di scrivere file enormi sul disco rigido semplicemente visitando una pagina appositamente confezionata. Fate il test, se siete temerari, su Filldisk.com.