
1 febbraio 1971, lunedì. Ore 9:03 italiane. Dopo la “suspense” delle ore precedenti, dovuto al mancato aggancio per ben cinque volte tra “Kitty Hawk” e “Antares”, alla NASA c’è di nuovo fiducia nel proseguimento della missione Apollo 14.
Continua però a rimanere tra i tecnici a terra una certa preoccupazione per il funzionamento della sonda di aggancio nel prosieguo del volo verso il Satellite naturale della Terra. Cosa succederebbe se il problema da poco superato si dovesse ripresentare anche in orbita lunare, al momento del ricongiungimento tra il modulo di comando e la parte superiore del modulo lunare, al termine delle due esplorazioni in programma sulla superficie selenica?
Una possibile soluzione pensata a Houston è far rientrare Shepard e Mitchell nel modulo di comando, con tutto il materiale raccolto nelle colline di Fra Mauro, tramite un’attività extraveicolare, uscendo dal Lem “Antares” ed entrando attraverso il portellone laterale del modulo di comando.
Alle 9:03 ora italiana, a undici ore esatte dal momento in cui Shepard, Roosa e Mitchell hanno lasciato il pianeta Terra, viene di nuovo accesa la telecamera a colori a bordo del modulo di comando: il comandante di Apollo 14, Shepard, ha l’occasione di mostrare ai telespettatori, collegati attraverso le varie televisioni di tutto il mondo, e ai tecnici di controllo a terra le condizioni della sonda di aggancio, che per la prima volta nella storia del programma lunare Apollo ha dato seri problemi in una delle fasi più delicate all’interno di una missione.
Nel corso del collegamento, che dura un’ora e quindici minuti, Shepard mostra in dettaglio la sonda, ma non trova alcuna anomalia nei dodici agganci principali. Questo avvalora sempre di più l’ipotesi, formulata a terra, che i mancati agganci ripetuti tra “Kitty Hawk” e “Antares” siano stati causati da acqua caduta con la pioggia e poi ghiacciatasi durante l’ascesa nell’atmosfera, al momento del lancio, all’interno del meccanismo.
A parte questo fastidioso problema nel congegno di attracco, a bordo dell’Apollo tutto funziona regolarmente: la prima correzione di rotta prevista dal piano di volo viene annullata perché non ritenuta necessaria. Alle 13:50 ora italiana, quando l’astronave si trova a circa 136.000 chilometri dalla Terra e dopo una lunga giornata piena di emozioni e dopo aver consumato un breve pasto, Shepard, Mitchell e Roosa possono finalmente usufruire del turno di riposo, che prevede dieci ore di sonno.


2 febbraio 1971, martedì. Ore 00:00 italiane. In Texas sono le cinque del pomeriggio di lunedì 1; dal Centro di Controllo di Houston viene data la sveglia ai tre astronauti. Dopo essersi sbarbati e lavati i denti, Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa sono in ottima forma e pronti a proseguire in questa sesta fantastica trasvolata umana della storia verso il Satellite naturale della Terra, questa volta con obiettivo finale la zona di Fra Mauro.
Alle 4:39 ora italiana, le 21:39 a Houston, viene acceso per undici secondi il motore principale del modulo di servizio, l’SPS, per la prima correzione di rotta. Aumentando la velocità di 79 chilometri orari e indirizzando il complesso spaziale nella giusta traiettoria verso la Luna, viene recuperato il ritardo di quaranta minuti, accumulato a causa della ritardata partenza da Cape Kennedy.
Il programma della seconda giornata nel cosmo per i tre uomini di Apollo 14 prevede un nuovo accurato esame del meccanismo di aggancio, che ha dato tanto da fare nella manovra di “docking”, ed un controllo completo di tutti gli strumenti del modulo di comando, a cui seguirà uno studio delle stelle grazie al telescopio e al sestante presenti a bordo della navicella.



3 febbraio 1971, mercoledì. Ore 09:53 italiane. Sono trascorse cinquanta ore e 53 minuti da quando Shepard, Mitchell e Roosa hanno dato l’arrivederci al loro pianeta natale. Apollo 14 si trova a circa 298.000 chilometri dalla Terra.
Dopo essersi svegliati e aver consumato la colazione, i tre astronauti sono pronti ad affrontare la loro terza giornata nello spazio, dedicata principalmente alla prima ispezione del Modulo Lunare “Antares”. Alle 09:53 italiane, le 02:53 di Houston, ha inizio la pressurizzazione del Lem.
Alle 10:08, sempre ora italiana, viene accesa la telecamera a colori a bordo dell’Apollo: è la seconda trasmissione televisiva trasmessa in diretta dall’astronave. Dopo aver inquadrato l’interno della cabina e la Luna che si presenta illuminata al primo quarto, Shepard e Mitchell aprono il portello che separa le due astronavi ed entrano all’interno del modulo Lunare “Antares”: è importante analizzare lo stato del veicolo che sarà per loro come una casa nei due giorni che trascorreranno sulla superficie lunare.
“Lo scopo di questa prima escursione nel Lem”, spiega il comandante Shepard ai telespettatori americani davanti ai teleschermi e ai tecnici della base di Houston, “è controllare tutti gli strumenti di bordo e fare un po’ di pulizia, in modo che quando entreremo su “Antares” prima della discesa, ci saranno meno cose da fare”.
Alle 10:45 italiane il collegamento televisivo termina. Shepard e Mitchell restano comunque all’interno del Lem per un’altra ora e mezza, poi alle 12:23 rientrano a bordo di “Kitty Hawk”. Quando in Italia le lancette dell’orologio segnano le 16:42 e l’equipaggio ha da poco iniziato il previsto periodo di riposo, il Centro di controllo di Houston comunica che “Apollo 14 è entrato nella zona d’influenza della sfera lunare a 66 ore, 49 minuti e quattro secondi dal momento del lancio. I nostri display ora qui, al Controllo missione, non segnalano più la lontananza dalla Terra, ma la distanza che li separa ora dalla Luna. Apollo 14 è ora a 61.490 chilometri di distanza dalla Luna e viaggia alla velocità di 1.008 metri al secondo. Prosegue la modalità di controllo termico passivo. Il complesso spaziale ruota su se stesso alla velocità di tre rivoluzioni ogni ora: una rivoluzione ogni venti minuti. Continuiamo a monitorare anche il percorso del terzo stadio del Saturn, S-IVB, che impatterà sulla Luna con un ritardo di quaranta minuti rispetto ai piano di volo nelle prime ore di domani ora di Houston”.
Tutto sta andando per il meglio da quando Shepard, Mitchell e Roosa hanno superato i problemi iniziati dopo il distacco dall’orbita terrestre con il mancato aggancio, per ben cinque volte, tra “Kitty Hawk” e “Antares”. Ma poco dopo le otto della sera ora italiana, mentre i tre stanno riposando, un improvviso allarme mette di nuovo in tensione i tecnici del Centro di controllo: una delle batterie del modulo lunare, la numero 5, presenta una perdita di tensione. A Houston, su richiesta del direttore del volo, si decide di non svegliare l’equipaggio. Solamente al termine del loro turno di riposo verrà chiesto a Shepard e a Mitchell di tornare all’interno di “Antares” per controllare l’efficienza della batteria, indispensabile per il ritorno in orbita lunare al termine delle due esplorazioni nella zona di Fra Mauro.
4 febbraio 1971, giovedì. Ore 01:09 italiane. In Texas, al Centro di Controllo di Houston, è ancora la sera di mercoledì 3. Shepard, Roosa e Mitchell vengono svegliati dopo aver effettuato il loro ultimo turno di riposo prima dell’ingresso in orbita lunare.
Dopo aver consumato una rapida colazione ed effettuato una leggera correzione di rotta con una breve accensione del potente motore del modulo di servizio (SPS), il comandante e il pilota del modulo lunare, su consiglio dei tecnici di Houston, riaprono il portello che li separa dal Lem e vi entrano all’interno per controllare l’efficienza delle batterie di “Antares”, in particolare la numero 5, che nelle scorse ore presentava una anomalia di tensione. Dopo aver effettuato i più accurati controlli, Mitchell rassicura i tecnici del Centro di controllo: “Houston, la batteria tiene perfettamente, non c’è nulla che possa impensierirci”.
Alle 07:36 ora italiana, da terra arriva agli astronauti l’autorizzazione ad iniziare le manovre necessarie per l’inserimento in un’orbita ellittica intorno alla Luna. A 81 ore, 46 minuti e 40 secondi dal distacco dalla rampa di lancio 39-A, il complesso spaziale scompare dietro il satellite naturale della Terra. In Italia sono le 07:49, a Houston mancano undici minuti all’una di notte.
Alle 07:59 viene acceso per sei minuti l’SPS per porre l’Apollo, con il suo prezioso carico umano, nella giusta orbita intorno a Selene. Per circa trenta minuti i collegamenti radio con la base sono interrotti. E’ il momento più emozionante in questa prima fase della missione che vede come protagonisti un veterano (Shepard) e i due “novellini” (Mitchell e Roosa).
“Diavolo ragazzi, è davvero un posto selvaggio! Un vero spettacolo! Tutto è chiaro, qui non c’è nessuna atmosfera”. La voce del comandante della quarta spedizione lunare della storia risuona nitida alle 08:20 ora italiana al Centro di controllo di Houston, dopo 32 minuti di interruzione nelle comunicazioni tra l’astronave e la Terra. La manovra è dunque perfettamente riuscita.
Subito dopo l’avvenuta conferma dell’ingresso in orbita, i tre astronauti descrivono il paesaggio che scorre sotto i loro occhi. Mitchell dice: “Non ci crederete ragazzi, ma guardiamo in giù e sembra di guardare una mappa geografica. Non ho mai visto un luogo più spoglio!”. Roosa aggiunge: “Abbiamo scelto il giorno più adatto per arrivare quassù, non c’è foschia. Sono sorpreso per i particolari che riesco a scorgere. Si vedono molti piccoli crateri nella zona del cratere Cartesio. Possiamo vedere limpido fino all’orizzonte”.
Conclude Shepard: “I colori predominanti sono il grigio e il marrone, è davvero qualcosa da vedere ragazzi”. C’è grande entusiasmo tra i tre astronauti a bordo del Modulo di Comando “Kitty Hawk” e negli uomini che stanno seguendo il grande viaggio a 384.000 chilometri di distanza.
Alle 08:40 ora italiana giunge anche la notizia dell’arrivo sul suolo lunare del terzo stadio del Saturn V. L’S-IVB si è schiantato a 200 chilometri circa a sud-ovest nell’Oceano delle Tempeste, scavando un cratere, secondo i dati ricevuti a terra grazie al sismometro installato durante la missione di Apollo 12, di circa una decina di metri.
L’indomani, venerdì 5 febbraio 1971, Shepard e Mitchell entreranno a bordo del Modulo Lunare e dopo essersi distaccati dal modulo di comando, dove rimarrà il solo Roosa, cercheranno un punto nella zona prestabilita di Fra Mauro dove poter allunare ed iniziare la doppia esplorazione, pianificata in due giorni, di una regione definita dai selenologi tra le più interessanti per scoprire l’origine della Luna e forse dell’intero Sistema Solare.
Il piano di volo prevede l’arrivo di “Antares” sulla superficie lunare per le 10:14 ora italiana; la discesa di Shepard dalla scaletta, come quinto uomo nella storia a camminare sulle desolate lande lunari, è prevista per le 14:53.




(continua)
Completamente OT, ma oggi ho saputo che il mese scorso è morto Erich Von Daniken. In parte, ho iniziato a dover “debunkare” roba dopo aver letto il suo libro.
Sì, ho visto. Avevo iniziato a scrivere un articolo ma non ho potuto completarlo.
“Dopo essersi sbarbati e lavati i denti” ecco, adesso mi viene la curiosità: come ci si lava i denti e soprattutto come ci si fa la barba nello spazio? Ovviamente cercherò con Google (ignorando i risultati generati dall’IA), ma se qualcuno ha qualche link interessante da consigliarmi a riguardo ne sarei grato. Mi affascina tutta la tecnologia che sta dietro a situazioni banali per noi sulla terra ma che potrebbero essere scomode o pericolose in assenza di peso (vedi il problema del wc, che è stato comunque abbondantemente descritto in vari articoli e video). Riguardo alla barba mi viene da pensare che con un rasoio elettrico i peli tagliati potrebbero fluttuare per la cabina, e immagino la scomodità di lamette e schiuma da barba… o forse sono paranoie mie e funziona tutto perfettamente (tipo la penna a sfera)?
Domanda più che legittima! Ci si lava i denti usando apposite gomme da masticare oppure dentifricio ingoiabile.
https://dcarerctcentre.com/teeth-in-space-how-astronauts-manage-oral-hygiene/
https://www.facebook.com/reel/1572092910880147
Per la barba, normalmente si usa un rasoio a mano e della schiuma da barba, che trattiene bene i peli tagliati, e ci si pulisce in un asciugamano o salviettina usa e getta. La NASA sviluppò un rasoio elettrico/meccanico con aspiratore per le missioni lunari, ma risultò scomodissimo e poco pratico. Oggi sulla ISS si usa un aspiratore per aspirare i peli e i capelli quando ci si tagliano i capelli o ci si fa la barba e i baffi.
A parte l’interessa storico/scientifico per Apollo 14, la cosa pazzesca sono le ALTRE notizie che si leggono su quelle prime pagine…
Vero. L’ho notato anch’io. Quegli anni li ho vissuti.