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Kim Kardashian rilancia il complottismo lunare. Ecco perché ripete una panzana

Ultimo aggiornamento: 2025/11/06 23:50.

Per chi ha fretta

Durante la puntata del 30 ottobre scorso di The Kardashians, Kim Kardashian ha citato e sostenuto le tesi di complotto che negano gli allunaggi umani avvenuti tra il 1969 e il 1972. Ha citato delle frasi attribuite all’astronauta Buzz Aldrin, che insieme a Neil Armstrong scese sulla Luna a luglio del 1969.

La Kardashian ha citato un video che è un montaggio di vari spezzoni di interviste a Aldrin. In uno di questi spezzoni viene chiesto all’astronauta quale sia stato il momento di massima paura e lui risponde che non c’è stato perché non è successo. Lei interpreta il “non è successo” come se fosse riferito alla missione, senza chiedersi che senso avrebbe mai che Aldrin dicesse di non essere andato sulla Luna dopo cinquant’anni di gloria per esserci andato. In realtà, guardando il video integrale si capisce subito che Aldrin sta rispondendo con precisione e letteralmente alla domanda e dice che non è mai accaduto un singolo momento di massima paura, perché l’intera missione era piena di rischi.

In un altro spezzone, sembra che Aldrin dica che “non ci siamo andati”, ma sta rispondendo a una bambina che gli ha chiesto come mai non ci siamo tornati, e la sua risposta è che secondo lui non ci siamo andati di nuovo per questione di costi. Tutto qui.

Come al solito, i complottisti rimontano intenzionalmente le dichiarazioni delle persone per adattarle alle loro tesi idiote e le persone ingenue abboccano agli inganni dei complottisti. Quando la persona ingenua è celebre, finisce per diffondere scemenze, aiutata dai produttori di reality che fiutano una polemica che faccia parlare della loro vacua paccottiglia. La polemica sul nulla viene poi amplificata dalla grancassa del giornalismo cialtrone e dei social network che promuovono qualunque contenuto generi traffico e quindi profitto, fregandosene delle conseguenze.

E i fatti si accucciano in un angolo, ignorati da tutti.

In dettaglio

Nella puntata numero 2 della settima stagione del programma The Kardashians (distribuito su Hulu), andata in onda pochi giorni fa, Kim Kardashian ha manifestato la propria credenza nella tesi complottista secondo la quale gli allunaggi umani del programma Apollo, avvenuti fra luglio 1969 e dicembre 1972, sarebbero stati una messinscena.

A 40:47 dall’inizio, Kim Kardashian si rivolge alla collega Sarah Paulson e le parla di video che riguardano Buzz Aldrin, l’astronauta che insieme a Neil Armstrong camminò sulla Luna durante il primo allunaggio umano a luglio del 1969. Kardashian dice a Paulson: “This girl says, ‘What was the scariest moment?’ And he goes, there was no scary moment because it didn’t happen. It could have been scary, but it wasn’t because it didn’t happen.” (“Questa ragazza dice ‘Qual è stato il momento che ti ha fatto più paura?’ e lui dice che non c’è stato un momento di paura perché non è accaduto. Avrebbe potuto essere spaventevole, ma non lo è stato perché non è accaduto.”).

Kardashian poi aggiunge: “So I think it didn’t happen” (“Quindi io penso che non sia accaduto”).

Ha ribadito questa sua tesi anche in seguito nella puntata, a 41:50 [video su Today.com]. Uno dei produttori le chiede “You think that we didn’t walk on the Moon?” (“Credi che non abbiamo camminato sulla Luna?”) e lei risponde: “I don’t think we did. I think it was fake. I’ve seen a few videos on Buzz Aldrin talking about it didn’t happen. He says it all the time now in interviews. Maybe we should find Buzz Aldrin. Oh my God, Khloe should get him on her podcast. […] Why does Buzz Aldrin say it didn’t happen?” (“Non credo che l’abbiamo fatto. Credo che fu una messinscena. Ho visto alcuni video a proposito di Buzz Aldrin che dice che non è successo. Adesso lo dice in continuazione nelle interviste. Forse dovremmo trovare Buzz Aldrin. O mio Dio, Khloe dovrebbe ospitarlo nel suo podcast. […] Perché Buzz Aldrin dice che non è successo?”).

Subito dopo, Kim Kardashian afferma inoltre che “sulla Luna non c’è gravità” (“There’s no gravity on the Moon”) [Entertainment Weekly]: un’asserzione indiscutibilmente falsa che rivela eloquentemente il livello reale della sua conoscenza dell’argomento sul quale ritiene di poter sentenziare così pesantemente, accusando gli altri di essere bugiardi. E poi chiede: “Why is the flag blowing? The shoes that they have in the museum, that they wore on the Moon, is a different print in the photos. Why are there no stars?” (“Perché la bandiera sta sventolando? Le scarpe che hanno nel museo, che hanno indossato sulla Luna, l’impronta è diversa nelle foto. Perché non ci sono stelle?”). Insomma, i capisaldi del lunacomplottismo, ai quali è già stata data risposta infinite volte: la bandiera sventola perché gli astronauti la stanno muovendo per posizionarla, gli astronauti indossavano delle soprascarpe termicamente isolanti, le stelle sono troppo fioche per vedersi in luce diurna.

Queste sue dichiarazioni sono diventate virali e così hanno ricevuto una breve risposta su X da Sean Duffy, direttore pro tempore della NASA, che ha ribadito che sì, siamo andati sulla Luna, ci siamo andati sei volte, e ci stiamo tornando con le missioni del programma Artemis.

Inevitabilmente, vista la notorietà di Kim Kardashian, le sue parole di complottismo dichiarato hanno attirato le attenzioni moleste e gli entusiasmi dei vari invasati e ottusangoli che ancora non si sono rassegnati al fatto che gli allunaggi sono una realtà documentata e accettata da chiunque ne sappia mezza sulla storia dell’astronautica e persino dai rivali sovietici. Perché queste persone non vogliano accettare questo semplice fatto sarebbe da capire, ma lasciamo stare e vediamo i fatti che riguardano le parole attribuite da Kardashian a Aldrin.

Il video al quale si riferisce Kim Kardashian è uno spezzone tratto da un incontro pubblico con Aldrin avvenuto alla Oxford Union Society nel 2015, secondo le ricerche di Today.com [video, a 1:49] e Unilad.com. La versione originale del video è disponibile qui sul canale YouTube della Oxford Union e nell’embed qui sotto.

Nel video, a 30:11, una persona del pubblico chiede all’astronauta quanto segue: “What was the scariest moment of the journey?” (“Quale fu il momento di massima paura del viaggio?”) e Aldrin, che a questo punto ha parlato già per mezz’ora di tutti i dettagli di come è andato sulla Luna, risponde: “Scariest? It didn’t happen. It could have been scary.” (“Quello di massima paura? Non accadde. Avrebbe potuto essere”).

Dal contesto dovrebbe essere lampante che quando Aldrin dice “non accadde” non si sta riferendo alla missione, della quale ha appunto parlato fino a questo punto in toni di assoluta realtà, ma si sta riferendo al momento di maggiore paura. Sta dicendo che non accadde un momento di massima paura, perché la missione era tutta pericolosa, come ha appena finito di dire. Tutto qui.

Dal pubblico, poi, gli arriva un suggerimento, e Aldrin si lancia in una lunga spiegazione delle attività sulla Luna, al rientro nella cabina del veicolo di allunaggio (ancora una volta, con il tono di chi sta raccontando un fatto reale), e rievoca il fatto di aver trovato sul pavimento della cabina un interruttore-disgiuntore (circuit breaker). Era quello di attivazione del motore che avrebbe dovuto riportare lui e il suo compagno Armstrong in orbita intorno alla Luna per incontrare il terzo membro dell’equipaggio, Michael Collins, che li stava aspettando nel veicolo spaziale principale. Insomma, trovare che questo comando fondamentale per il ritorno sulla Terra era rotto sarebbe stato forse il momento di massima paura.

Ma tutto questo, nello spezzone tagliato furbescamente dai complottisti, non lo trovate. Chiedetevi perché.


Colgo l’occasione per aggiungere un altro debunking che riguarda un video tagliato ad arte che riporta in modo ingannevole delle dichiarazioni di Buzz Aldrin. Secondo i lunacomplottisti, l’astronauta avrebbe detto a una bambina che l’allunaggio non è mai successo.

Lo scambio è visibile per esempio qui su YouTube o nell’embed qui sotto. Secondo Snopes e i dati pubblicati su YouTube, il video originale fu registrato a Washington, DC, il 5 settembre 2015, al National Book Festival.

Cominciamo dai dati di base, cioè dalla trascrizione fedele dello scambio tra la bambina e Aldrin, perlomeno come viene presentato nel video proposto dai complottisti, che è uno spezzone isolato di una conversazione che dura ben 17 minuti e nella quale Aldrin parla ripetutamente della realtà dei viaggi lunari, suoi e altrui.

Bambina: Why has nobody been to the moon in such a long time?

Aldrin: That’s not an eight-year-old’s question… That’s MY question. I want to know. But I think I know, ’cause we didn’t go there and… and that’s the way it happened and… and if it didn’t happen, it’s nice to know why it didn’t happen, so in the future, if we want to keep doing something, we need to know why something stopped in the past that we wanted to keep it going [segue rimontaggio delle parole di Aldrin].

Prima di tutto, la bambina chiede come mai non siamo tornati sulla Luna per così tanto tempo, e Aldrin risponde a questa domanda. Quindi l’assunto iniziale di entrambi è che ci siamo andati e la questione è capire come mai non ci siamo andati più.

La risposta di Aldrin è “Questa non è una domanda da bambina di otto anni [nel senso di “un adulto ti ha imbeccato questa domanda”, e in effetti nel video non tagliato si sente una voce maschile adulta che suggerisce alla bambina le parole chiave di ciascuna domanda]… è la MIA domanda. Lo voglio sapere”. Cioè Aldrin vorrebbe sapere come mai non siamo tornati sulla Luna per oltre cinquant’anni. E prosegue dicendo “Credo di saperlo, perché non ci siamo andati [sottinteso “di nuovo”] e… ed è andata così e…. e se non è successo [cioè se non ci siamo tornati], è utile sapere perché non è mai successo, così in futuro, se vogliamo continuare a fare qualcosa, abbiamo bisogno di sapere come mai in passato una cosa che volevamo far continuare si è interrotta.”

Aldrin non si esprime in maniera molto chiara (è sempre stato così nel parlare), ma il senso di quello che dice è comprensibile: siamo andati sulla Luna, abbiamo smesso di andarci, ed è utile interrogarsi sui motivi per cui abbiamo smesso di andarci, perché capire il passato può aiutarci a evitare che succeda di nuovo in futuro.

Il senso delle parole di Aldrin diventa molto più evidente se si ascolta anche la parte della risposta di Aldrin alla domanda della bambina che manca nella versione proposta dai complottisti e spiega i motivi del mancato ritorno sulla Luna secondo lui (da 8:00 nel video non tagliato):

Aldrin: Money. It’s a good thing. If you want to buy new things, new rockets, instead of keep doing the same thing over and over, then it’s going to cost more money. And other things need more money too. So having achieved what the President wanted us to do … and then what thousands, millions of people in America, and millions of people around the world …

“Soldi”, spiega l’astronauta. Abbiamo smesso di andare sulla Luna per carenza di fondi. [il denaro] è una buona cosa. Se si vogliono comperare cose nuove, razzi nuovi, invece di continuare a fare la stessa cosa tante volte, allora costerà altri soldi. E ci sono anche altre cose che hanno bisogno di più soldi. Quindi, avendo ottenuto quello che il Presidente voleva che facessimo [andare sulla Luna, quindi Aldrin sta dicendo chiaramente che le missioni lunari sono avvenute]… e poi quello che migliaia di persone in America e milioni di persone nel mondo…”.

A questo punto Aldrin si ferma e cambia discorso.

Aldrin: You know, when we toured around the world after we came back [from the moon], the most fascinating observation was signs that said “WE did it.” Not just us, not just America, but we, the world! Different countries! They felt like they were part of what we were able to do. And that made us feel very good.

Traduco: “Sai, quando abbiamo fatto un tour mondiale dopo che siamo tornati [dalla Luna, ribadendo di nuovo che le missioni lunari sono state effettuate e aggiungendo che lui vi ha partecipato], la cosa più affascinante che abbiamo notato erano i cartelli che dicevano ‘NOI l’abbiamo fatto’. Non solo noi, non solo l’America, ma noi, il mondo! Paesi diversi! Sentivano di essere parte di quello che eravamo riusciti a fare. E questo ci ha fatto sentire molto bene.”

Questa seconda parte della risposta mette assolutamente in chiaro che non c’è nessuna presunta confessione di Aldrin, ma anzi una conferma di quello che ha sempre dichiarato e che è avvalorato da una vastissima documentazione storica. Se poi qualcuno crede di informarsi guardando venti secondi di video su TikTok o YouTube e che quei venti secondi tagliuzzati tendenziosamente siano più credibili di montagne di documenti tecnici accettati da tutto il mondo scientifico, il problema è suo.

Potete ascoltare l’intervista completa ad Aldrin qui su YouTube o nell’embed qui sotto.

Per chi fosse interessato ad approfondire, ricordo che il mio libro sui complotti lunari è sfogliabile gratuitamente online e acquistabile in versione aggiornata su carta.

Fonti aggiuntive

Nasa hits back at Kim Kardashian’s moon landing conspiracy, BBC, 31 ottobre 2025.

‘Yes, we’ve been to the moon before’: Nasa rebuffs Kim Kardashian conspiracy theory, The Guardian, 31 ottobre 2025

NASA to Kim Kardashian: We’ve been to the moon six times, Reuters, 31 ottobre 2025.

Kim Kardashian, We Have Indeed Been to the Moon, NASA Says, The New York Times, 31 ottobre 2025.

NASA Issues Horrified Response to Kim Kardashian, Futurism.com, 2 novembre 2025.

Artemis II, quasi sicuro un rinvio della partenza per la Luna. Intanto la Cina va avanti

Il programma spaziale statunitense è nel caos, come lo è del resto gran parte del Paese. Oltre ai battibecchi interni su chi debba essere il prossimo direttore della NASA, oltre allo scontro personale “ti amo – ti lascio – ti amo ancora torna da me” fra Elon Musk e Donald Trump, sulla partenza della missione Artemis II incombe ora anche l’infantile shutdown del governo degli Stati Uniti.

La missione dovrebbe riportare degli esseri umani a volare intorno alla Luna (senza atterrarvi) dopo decenni di attese, false partenze e rinvii rimpallati da un presidente a un altro, e la prima data possibile per la partenza è il 5 febbraio 2026. Da quella data ci sono circa cinque giorni di tempo per lanciare il vettore SLS con la navicella Orion e i suoi quattro astronauti; passati quei giorni, la prossima occasione si presenterà circa un mese dopo, per un’altra manciata di giorni, perché Keplero e Newton non si fanno ammansire da nessuno, e se non sarà possibile partire a marzo la finestra di lancio successiva sarà a fine aprile. Basta insomma perdere qualche giorno di tempo sulla tabella di marcia per avere uno slittamento di quasi un mese.

Gran parte del governo americano è sostanzialmente fermo da quattro settimane. Le operazioni essenziali della NASA, che è un ente governativo, sono protette, ma il personale federale di contorno e tutti i subappaltatori non vengono più pagati e non ricevono gli stipendi. Nonostante questa situazione, in queste settimane i tecnici al Kennedy Space Center hanno completato lo stacking (posizionamento e accoppiamento) del veicolo spaziale Orion in cima al suo lanciatore gigante SLS dentro l’enorme hangar del VAB (Vehicle Assembly Building).

Artemis II è dentro il VAB, racchiusa da imponenti impalcature. In cima al grande razzo SLS (di cui si scorge solo la sommità, che è la porzione arancione) si vedono lo stadio di propulsione ICPS (la parte cilindrica bianca), il modulo di servizio (costruito in Europa) e la capsula Orion (la porzione troncoconica centrale). Questo complesso è sormontato dal sistema per interruzioni di lancio (Launch Abort System), un potente razzo ad accensione istantanea capace di sollevare l’intera capsula e allontanarla dal razzo in caso di avaria grave. Fonti: Spacenews/Sean Duffy su X e Lockheed Martin, ottobre 2025.

Secondo le informazioni raccolte da Ars Technica e SpaceNews, tutti i contratti legati ad Artemis II sono coperti finanziariamente fino ai primi di novembre. Poi non si sa. Prima della partenza bisogna completare i collaudi e i controlli del lanciatore e del veicolo spaziale, bisogna concludere l’addestramento degli astronauti e delle squadre di controllo della missione, e infine bisogna trasportare il razzo gigante fino alla rampa di lancio per una dimostrazione di rifornimento e per una simulazione completa del conto alla rovescia (Wet Dress Rehearsal).

Ma è difficile fare tutte queste cose quando stanno crollando le infrastrutture di base del Paese: per esempio, raggiungere il centro spaziale è un’avventura a causa della carenza di controllori del traffico aereo civile, che non essendo pagati si stanno arrabattando a fare altri lavori. Kirk Shireman, che è vicepresidente e program manager per Orion alla Lockheed Martin, ha dichiarato che si sta “avvicinando rapidamente il punto in cui ci sarà un impatto significativo” anche per chi lavora al lancio di Artemis II.


Intanto, in Cina, i test dei veicoli che porteranno i primi astronauti cinesi sulla Luna proseguono indisturbati e con una serie di successi basati su due principi fondamentali: semplicità di progetto e risolutezza nell’eseguire un piano senza tentennamenti e melodrammi personali.

Nei mesi precedenti la Cina ha effettuato delle accensioni statiche di una versione modificata del vettore Lunga Marcia 10 che verrà usato per i voli verso la Luna, delle prove di pad abort del veicolo per equipaggi Mengzhou, predisposto per missioni lunari, e una prova di decollo e atterraggio del veicolo di allunaggio per equipaggi Lanyue. Nel 2026 prevede di effettuare il primo volo spaziale di un esemplare di Mengzhou (non si sa se con o senza equipaggio) e del razzo Lunga Marcia 10.

Missione Artemis II, il ritorno di un equipaggio umano verso la Luna

La patch della missione Artemis II

Dal 22 al 24 settembre la NASA ha tenuto tre conferenze stampa al Johnson Space Center per aggiornare i media radiotelevisivi e social sulle ultime importanti novità riguardanti la seconda missione del Programma Artemis, che per la prima volta avrà a bordo della navicella Orion un equipaggio per un viaggio che riporterà dei rappresentanti del pianeta Terra nei dintorni della Luna, a 54 anni dall’ultima missione Apollo.

Nella prima conferenza del 22 settembre, svoltasi nel pomeriggio ora italiana, Lakiesha Hawkins, vice amministratore associato della Direzione per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione dell’ente spaziale americano, ha spiegato che la finestra di lancio che porterà verso la Luna quattro astronauti (due uomini e una donna statunitensi e un canadese), resta fissata non oltre il mese di aprile del 2026. Ha inoltre aggiunto, però, che se i prossimi test che verranno eseguiti sul razzo SLS (Space Launch System) e sulla navicella Orion si svolgeranno senza problemi ci sarà la possibilità di lanciare già in febbraio e precisamente il giorno 5 (in Italia saranno le 2:09 del 6 febbraio).

Il decollo avverrà dalla rampa di lancio 39-B dal Centro Spaziale Kennedy, la stessa che fu utilizzata solo una volta nella straordinaria storia delle esplorazioni lunari Apollo nella missione Apollo 10 nel maggio del 1969. “Nel caso non venga rispettata la prima data di lancio”, ha specificato Hawkins, “ogni mese ci sarà comunque un periodo tra i quattro e gli otto giorni in cui sarà possibile partire verso la Luna”.

La direttrice del lancio del Programma Artemis, Charlie Blackwell-Thompson, ha annunciato che già questa settimana la navicella Orion sarà trasferita all’interno del VAB (Vehicle Assembly Building), l’enorme e iconico hangar di assemblaggio, dove i tecnici preposti la accoppieranno al gigantesco razzo SLS. Una volta trasportata l’intera struttura alla rampa di lancio, entro la fine dell’anno, verranno ultimate le operazioni per l’integrazione tra la rampa di lancio mobile e le infrastrutture a terra. Durante questo periodo, e fino a pochi giorni prima del lancio, i quattro astronauti avranno la possibilità di recarsi personalmente sulla rampa e testare il sistema di evacuazione d’emergenza nel caso di una grave avaria pochi istanti prima del distacco dalla rampa

Riprendendo la parola e rispondendo a una delle tante domande dei numerosi giornalisti presenti, Lakiesha Hawkins ha specificato più volte che si tratta di un volo di test in cui ci sarà tanto da imparare, e che sarà importante raccogliere numerosi dati, non solo tecnici ma anche fisici, sui quattro astronauti nel corso della missione, che durerà dieci giorni. 

Il programma prevede che la navicella Orion, dopo il distacco dalla rampa di lancio, completi un’orbita (o anche due se necessario) intorno alla Terra per consentire agli astronauti di effettuare tutti i controlli a bordo. Il sorvolo ravvicinato alla Luna durerà circa due ore: la distanza esatta verrà stabilita solo quando ci sarà la data precisa del giorno del lancio.

Il rientro sulla Terra è previsto seguendo una traiettoria di ritorno libero, senza bisogno di accensioni propulsive.

La navicella, frenata dai paracadute, si tufferà infine nel Pacifico, vicino alla costa presso San Diego, e l’equipaggio troverà ad attenderla una nave militare con un team addestrato per il recupero.

A una successiva domanda su chi effettivamente arriverà prima sulla superficie lunare nella nuova sfida del XXI secolo tra Artemis e il programma lunare cinese, Hawkins ha risposto “che effettivamente ci sono pressioni geopolitiche per tornare sulla Luna il prima possibile, ma per la NASA la priorità è svolgere questa missione e le successive con la massima sicurezza per l’equipaggio”.

Nella seconda conferenza stampa, svolta il giorno successivo (23 settembre), sempre alla presenza di giornalisti di varie testate americane e internazionali, sono stati presentati i vari esperimenti che verranno svolti durante i dieci giorni della missione Artemis II. Jacob Bleacher, Chief Scientist ossia responsabile delle operazioni nella ricerca scientifica, ha delineato alcuni degli esperimenti e delle attività che saranno condotti dall’equipaggio e sull’equipaggio durante il primo viaggio lunare umano del XXI secolo.

Si tratta di esperimenti volti soprattutto a comprendere il comportamento del corpo umano in questa tipologia di viaggio, di ambiente e di esposizione alle radiazioni presenti nello spazio. Per questo all’interno della navicella Orion sarà presente un sistema per permettere agli astronauti di allenarsi, cosa obbligatoria per missioni che superano i nove giorni di permanenza nello spazio.

I numerosi dati che verranno raccolti al termine del volo saranno sicuramente fondamentali per comprendere come il corpo umano reagisce all’ambiente dello spazio profondo e preparare le future missioni di colonizzazione verso la Luna e Marte. 

Successivamente il manager del volo di Artemis II, Matt Ramsey, ha annunciato che sono già stati installati all’interno del gigantesco razzo vettore SLS tre CubeSat, piccoli satelliti tipicamente di forma cubica, e altri ne saranno installati nei prossimi giorni, come era avvenuto nel precedente volo di Artemis I senza equipaggio a bordo.

Da sinistra, Wiseman, Glover, Koch e Hansen.

Nella terza e ultima conferenza stampa, sicuramente la più interessante dal punto di vista umano, i protagonisti erano loro, i quattro astronauti prescelti per questo storico volo: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Nel corso del loro intervento hanno annunciato di avere scelto il nome Integrity per la loro navicella Orion.

Il comandante e veterano dello spazio Wiseman, con all’attivo un volo orbitale a bordo della Soyuz TMA-13M nel 2014, ha specificato che il nome Integrity incarna lo spirito di fiducia, rispetto, umiltà e sincerità tra tutti coloro che stanno lavorando a questa nuova grande impresa umana che riporterà, grazie a numerosi ingegneri, tecnici, scienziati, progettisti, un equipaggio attorno alla Luna riportandolo poi sano e salvo sulla Terra.

Wiseman ha poi aggiunto: “Spero che i nostri nomi siano presto dimenticati, ciò vorrebbe dire che altri equipaggi di uomini e donne hanno compiuto nuove grandi imprese nella storia dell’esplorazione spaziale ed in particolare sulla superficie della Luna con insediamenti e del nostro prossimo obiettivo Marte”. E’ stato anche annunciato che i quattro di Integrity avranno la possibilità, durante il viaggio di avvicinamento alla Luna, di dialogare con l’equipaggio che vive e lavora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita intorno al nostro pianeta.

Il piano di volo Terra-Luna-Terra della missione Artemis II.

Se tutto andrà come stabilito dall’ente spaziale americano e verrà rispettata la data del 5 febbraio, orario della Florida, il giorno del lancio l’equipaggio indosserà le tute di volo e verrà trasportato a bordo di un pulmino ai piedi della rampa di lancio 39-B, entrando nella navicella Integrity circa tre ore prima del decollo, come accadeva per gli astronauti del programma Apollo.

Al termine di un conto alla rovescia sicuramente emozionante, dopo che il razzo avrà lasciato con successo la rampa di lancio, si saranno sganciati i due booster laterali e il serbatoio centrale e la navicella Orion sarà entrata in orbita intorno alla Terra, l’equipaggio trascorrerà le prime ore nello spazio eseguendo le prime importanti verifiche dei sistemi di bordo con il Centro di Controllo a terra, per garantire che tutto sia pronto per affrontare il lungo tragitto che li separa dalla Luna.

Ricevuto il “go” dal Centro spaziale di Houston, verrà acceso il propulsore principale dello stadio ICPS per entrare nella cosiddetta orbita di “ritorno libero”, una traiettoria che permette di rientrare sulla Terra anche nel caso di gravi problemi ai propulsori principali.

Una volta arrivati nei pressi del Satellite naturale della Terra i quattro astronauti avranno la straordinaria possibilità di osservare la superficie lunare come non è stata più vista da occhi umani dall’ultima missione lunare umana, quella di Apollo 17 nel dicembre 1972.

Naturalmente una delle fasi di maggior criticità di un volo spaziale e in particolare lunare è quella del rientro sulla Terra. Lo scudo termico di Orion sarà sottoposto a un grande calore dovuto all’attraversamento negli strati densi dell’atmosfera a fortissima velocità, ma grazie ai dati ricavati dalla precedente missione senza equipaggio Artemis I nel dicembre del 2022 il materiale ablativo dello scudo termico dovrebbe resistere ad ogni tipo di sollecitazione.

Va ricordato che la NASA, per questa storica occasione, ha lanciato un’iniziativa che permette a chiunque di viaggiare simbolicamente intorno alla Luna a bordo della navicella Integrity, naturalmente non di persona ma con il proprio nome. L’iniziativa, chiamata NASA Artemis II | Send Your Name to Space, consente di registrarsi online e vedere il proprio nome caricato su una scheda SD che volerà a bordo della capsula Orion insieme ai quattro astronauti. Chi partecipa riceve anche un biglietto d’imbarco digitale personalizzato da conservare come ricordo.

Dopo anni di attesa, finalmente degli occhi umani, e noi tutti con loro grazie ai collegamenti che i quattro di Orion ci forniranno in diretta, potranno e potremo vedere da vicino il nostro Satellite naturale attraverso immagini in alta definizione mai viste prima, nel ricordo di quei ventiquattro uomini del Programma Apollo che per primi osservarono la “magnifica desolazione”, l’asperità del terreno ma anche la selvaggia bellezza della compagna celeste della Terra!

Eclissi totale di Luna visibile dall’Italia il 7 settembre

Da Martino (il Maestro di Cerimonie del Pranzo dei Disinformatici) ricevo la segnalazione di questo evento astronomico, che vi giro con piacere. Occhi al cielo, nuvole permettendo!

Paolo


La sera di domenica 7 settembre si verificherà l’unica eclissi totale di Luna visibile dall’Italia del 2025 (info). Il nostro satellite sorgerà già completamente oscurato a un orario variabile a seconda del punto di osservazione (a titolo di esempio: Bari 19.12; Roma 19.30; Torino 19.52; tutti gli orari sono espressi in ora legale italiana) (info). Solo le località più orientali, e solo in condizioni molto favorevoli, potranno osservare l’ingresso nella totalità, alle 19.30.

La fase totale durerà fino al cosiddetto terzo contatto, alle 20.52; la fase parziale in uscita, durante la quale la Luna gradualmente scivolerà fuori dal cono d’ombra terrestre, terminerà alle 21.56 (quarto contatto). E poi basta fino al 2028 (info).

In realtà, dopo la fase parziale il satellite rimarrà in penombra fino alle 22.55, ma in tale condizione ciò che si vede è solo una leggera diminuzione della luminosità del disco lunare, il che non è facilmente percepibile dall’osservatore inesperto.

Chi ha la vista buona potrà invece notare come varia la luminosità della Luna durante la totalità. Il cono d’ombra terrestre, nel quale si diffonde una debole luce rossastra a causa della dispersione provocata dalla nostra atmosfera (info), non è illuminato uniformemente: le parti periferiche sono più luminose, e questo si percepisce anche confrontando nello stesso momento parti diverse della superficie lunare. La cosiddetta massima eclisse, in cui il satellite dovrebbe essere alla luminosità minima, è prevista per le 20.12.

Data la geometria dell’evento, è fondamentale avere un orizzonte est libero; particolarmente fortunati sono gli osservatori delle coste adriatiche, che in buona parte potranno osservare la Luna sorgere dal mare già eclissata. Roba che vale un viaggio.

Trovate una fonte riassuntiva ben fatta qui sul sito dell’UAI.

Ci ha lasciato Jim Lovell, astronauta lunare

Jim Lovell davanti al razzo Saturn V che lo stava per portare sulla Luna – o quasi – nel 1970. Foto NASA S70-34268.

James Arthur Lovell, protagonista di quattro voli spaziali, due dei quali sono entrati nella storia per la loro straordinarietà di viaggi verso la Luna, è morto a 97 anni. La notizia è stata diffusa oggi.

Jim Lovell insieme a David Bowie sul set del film L’uomo che cadde sulla Terra.

Fece parte dell’equipaggio della missione più rischiosa della NASA negli anni della corsa alla Luna, Apollo 8, la prima circumnavigazione umana della Luna, nel 1968: insieme ai suoi compagni di viaggio Frank Borman e Bill Anders, fu il primo essere umano nella storia a superare l’abisso di quattrocentomila chilometri che ci separa dal nostro satellite naturale e a vedere la faccia nascosta del nostro satellite, sorvolandola su un veicolo il cui unico motore doveva funzionare perfettamente per permettere ai tre di tornare a casa. Non c’erano motori di riserva o scialuppe o soccorsi possibili. Mentre sorvolavano quella faccia nascosta erano completamente isolati dal resto dell’umanità, perché la Luna bloccava i segnali radio. Andò tutto bene e la missione fu un trionfo. La famosa foto della Terra che si staglia sull’orizzonte della Luna fu scattata durante questo volo.

Lovell tornò a volare verso la Luna nel 1970 per un’altra missione storica: Apollo 13. Quella che, come molti ricorderanno, ebbe “un problema” diventato proverbiale. Durante l’andata verso la Luna, uno scoppio di un serbatoio vitale trasformò un volo che prevedeva che Lovell camminasse sul suolo lunare insieme a Fred Haise in una vera e propria Odissea nello spazio: tre giorni al freddo e al buio su un veicolo che non sapevano quanto fosse stato danneggiato e a corto di ossigeno, di cibo e di acqua.

Quel veicolo spaziale ferito e menomato li riportò a casa grazie alla sua progettazione robusta e grazie ai nervi saldi e alla competenza tecnica straordinaria degli uomini a bordo (il terzo era Jack Swigert) e dei tecnici sulla Terra. Il film omonimo di Ron Howard, di cui quest’anno ricorre il trentennale, è una ricostruzione piuttosto fedele (con qualche licenza narrativa) di quel “disastro di grande successo”. Grazie a Gianluca Atti potete ripercorrere la cronaca reale di quel dramma sui giornali italiani dell’epoca:

Nel film che celebra la sua missione, Jim Lovell ebbe una piccola parte: lo si vede nelle scene finali, a bordo della portaerei, in divisa, mentre stringe la mano a Tom Hanks, l’attore che lo interpreta. Il regista, Ron Howard, offrì a Lovell una divisa da ammiraglio; l’astronauta rifiutò e tirò fuori la propria vecchia divisa da capitano. Aveva lasciato la Marina degli Stati Uniti con il grado di capitano, disse, e con quel grado voleva essere immortalato. Uno stile d’altri tempi.

Dal film Apollo 13 di Ron Howard (1995).

Gli altri due voli spaziali erano stati forse meno storici ma comunque fondamentali: insieme a Borman, a bordo della Gemini 7 era rimasto in orbita intorno alla Terra per due settimane, in una cabina strettissima, per dimostrare che il corpo umano poteva funzionare nello spazio per il tempo necessario per arrivare fino alla Luna, soggiornarvi e tornare indietro. Poi era tornato a volare nello spazio con la missione Gemini 12, insieme a un certo Buzz Aldrin, al suo primo volo. Aldrin aveva effettuato ben tre “passeggiate spaziali” durante quella missione; insieme a Neil Armstrong, sarebbe stato il primo essere umano a camminare sulla Luna a luglio del 1969, con la missione Apollo 11.

Nel 1952 il giovane Jim Lovell, ventiquattrenne appena uscito dall’Accademia navale, aveva sposato Marilyn Gerlach, la ragazza che aveva conosciuto a scuola. La loro missione congiunta durò ben settant’anni, fino a quando Marilyn morì, nel 2023.

La foto che io e la Dama del Maniero abbiamo scattato con lui nel 2015 è qui accanto a me, sulla scrivania, a ricordo di un incontro indimenticabile con una persona straordinaria, che a ottantasette anni smanettava con il suo smartphone, mi parlava di Viber e sapeva tenere con il fiato sospeso una sala di cinquecento persone mentre raccontava per un’ora intera i suoi quattro voli spaziali, senza aver bisogno di PowerPoint ma usando solo i suoi appunti scritti su cartoncini e una lucidità invidiabile a qualunque età. L’avremmo ascoltato per ore.

Sì, quello che ho in mano è il catalogo fotografico originale NASA della sua missione Apollo 13. Firmato.

Vorrei ricordarlo con queste sue parole, dette al pubblico in quell’occasione, che danno la misura dell’uomo straordinario che era:

“Mi sono chiesto spesso cosa sarebbe successo se Apollo 13 avesse avuto successo; se non ci fosse stata nessuna esplosione, fossimo atterrati sulla Luna, avessimo raccolto delle rocce, pronunciato frasi dimenticabili, e poi fossimo tornati sani e salvi. Sette missioni lunari completate con successo. La storia di Apollo 13 sarebbe stata sepolta nel bidone della spazzatura della storia dello spazio. Probabilmente non sarei qui a parlarne: la stessa cosa, fatta per la terza volta.

Per anni sono rimasto molto deluso di non aver potuto atterrare sulla Luna. Era la fine della mia carriera spaziale attiva e forse di quella navale. Era quello che avevo tanto desiderato fare. Ma poi, con il passare degli anni, abbiamo scritto un libro, intitolato inizialmente “Lost Moon” [Luna perduta] e poi “Apollo 13”, e mi sono detto che se fossimo atterrati sulla Luna e fossimo tornati, la lingua inglese non avrebbe il modo di dire “Houston, abbiamo un problema”. Non avrebbe “Il fallimento non è contemplato”. E mi sono detto che [quell’incidente] aveva tirato fuori quello che la gente sa fare quando c’è una crisi.

E quindi mi sono reso conto che la cosa migliore che poteva succedere nel nostro programma spaziale, in quel momento specifico, era avere un’esplosione come questa, che ha fatto emergere tante cose e ha consentito a gente di talento di trasformare una catastrofe quasi garantita in un atterraggio sicuro.”

Abbiamo tanto bisogno di altri Jim Lovell.

Luglio1969: dalla Terra alla Luna (appendice)

Gli emblemi delle missioni del programma Apollo.

Abbiamo celebrato nei giorni scorsi, in una serie di post, il cinquantaseiesimo anniversario del primo sbarco umano sulla Luna, ricordando giorno per giorno quel luglio 1969 in cui avvenne la realizzazione del più antico sogno dell’uomo da parte dell’equipaggio di Apollo 11.

Altre straordinarie missioni si sono succedute dopo quella prima storica esplorazione. Dopo Armstrong e Aldrin, altri dieci uomini hanno avuto modo di vedere con i propri occhi e calpestare con i loro particolari scarponi la superficie del Satellite naturale della Terra.

I volti dei dodici uomini che nel corso del programma Apollo hanno impresso le loro orme sulla superficie lunare. Le foto a colori indicano quelli ancora viventi.

In questi ultimi anni, grazie alla casa editrice Cartabianca Publishing, sono uscite quattro importanti biografie, tradotte in italiano, di astronauti della NASA protagonisti della grande epopea spaziale lunare. Ne consigliamo la lettura.

La più grande avventura del secolo scorso: la folle, intensa e appassionante corsa alla conquista dello spazio e della Luna, il mondo a noi più vicino ma anche incredibilmente lontano, orbitando a oltre 380.000 km dalla Terra.

Chi meglio del comandante della missione Apollo 17 che ha portato gli ultimi uomini sul nostro satellite naturale nel dicembre 1972 può raccontare gli eventi di quella missione culminata nella discesa sul suolo lunare e nella guida della “Rover” che ne hanno percorso la superficie? L’astronauta Eugene Cernan, assieme al giornalista Don Davis, narra con stile discorsivo e linguaggio privo di inutili complessità la vera storia della corsa allo spazio degli Stati Uniti. Una competizione che doveva essere vinta ad ogni costo, sullo sprone delle parole del presidente Kennedy, e proseguita attraverso mille difficoltà fino al successo finale.

Tra tutte le persone che finora hanno avuto il privilegio di volare oltre i vincoli terrestri, una delle più interessanti è senza dubbio l’astronauta statunitense John W. Young, entrato a far parte della NASA nel 1962.
Da quei primi anni avventurosi, in cui lanciarsi nello spazio a bordo delle capsule Gemini era un grande rischio, per quanto calcolato, Young è passato alle celebri missioni Apollo, circumnavigando la Luna con Apollo 10 e successivamente facendo escursioni sulla sua superficie nella missione di Apollo 16, sia a piedi che con il caratteristico “Rover” lunare. In seguito la NASA decise di inaugurare lo Space Shuttle, la celeberrima navetta spaziale, senza compiere preventivamente lanci di prova senza equipaggio. E John W. Young era ai comandi di quel primo Shuttle. Negli anni successivi Young ha continuato a lavorare per la NASA, occupandosi soprattutto di sicurezza degli equipaggi. Questo libro descrive minuziosamente tutto ciò che è accaduto a terra e nello spazio durante quarant’anni di attività della NASA, narrato da uno dei protagonisti.

Nel luglio 1969, Michael Collins era il pilota il modulo di comando dell’Apollo 11, consentendo ai compagni di viaggio Neil Armstrong e Buzz Aldrin di calpestare per la prima volta la superficie di un altro corpo celeste; un evento definito “la più grande avventura dell’umanità”. In questo appassionante libro di memorie, Collins racconta – in modo personale e “senza filtri” – il dramma, la bellezza e persino l’umorismo di quell’epica missione. Ma ripercorre anche la sua carriera professionale, dalle prime esperienze di volo nell’Aeronautica militare alle vicende come pilota collaudatore, fino al coinvolgimento nel progetto Gemini e alla sua prima passeggiata spaziale con la Gemini 10 nel luglio del 1966, prologo alla successiva missione lunare che lo ha consegnato alla Storia.

Fred Haise, pilota del modulo lunare dell’Apollo 13, prima della partenza ricevette alcune lettere in cui gli si chiedeva se temesse che una missione con quel numero potesse essere sfortunata. Non essendo una persona superstiziosa, le gettò via senza pensarci due volte. Ma tre giorni dopo l’inizio della missione Apollo 13, nell’aprile del 1970, un’esplosione a bordo costrinse l’equipaggio a trasformare il modulo lunare in una scialuppa di salvataggio di fortuna per poter rientrare in sicurezza sulla Terra. E quella non sarebbe stata l’ultima volta che Haise si sarebbe trovato ad affrontare una situazione potenzialmente fatale.

Buona lettura!

Luglio 1969: dalla Terra alla Luna (nona parte)

E’ il giorno del rientro sulla Terra per i tre astronauti ormai entrati nella storia: Neil Armstrong, Edwin “Buzz” Aldrin e Michael Collins. A causa dell’arrivo del tifone “Claudia”, il punto di ammaraggio dell’Apollo 11 nell’Oceano Pacifico è stato spostato, la sera precedente, di circa 450 km; lì ci sarà ad attenderli la portaerei Hornet per il recupero dei tre astronauti e dell prezioso materiale lunare raccolto.

24 luglio, giovedì

Ore 01:04 italiane. Viene effettuata l’ultima trasmissione televisiva a colori dallo spazio, che dura dodici minuti. Durante il collegamento i tre astronauti tirano le somme sul significato del volo di Apollo 11, poi inquadrano la Terra in avvicinamento. Armstrong, Collins e Aldrin si trovano a 170.000 km dal nostro pianeta.

Il giorno del rientro di Apollo 11 sulla Terra nelle prime pagine de “La Stampa” e “Il Resto del Carlino” (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Ore 15:30 italiane. Dopo aver riposato e consumato l’ultimo pranzo nello spazio, i tre astronauti si preparano per le ultime delicate fasi del fantastico volo.

Ore 18:21 italiane. Il modulo di comando si distacca dal modulo di servizio e compie la manovra per assumere la posizione di rientro nell’atmosfera terrestre. Il veicolo ora è capovolto, in modo da presentare in avanti la base piatta protetta dallo scudo termico.

Nella rappresentazione artistica della NASA il modulo di comando si distacca dal modulo di servizio, abbandonandolo nello spazio.

Ore 18:35 italiane. La navicella, tutto ciò che rimane dell’immensa struttura lanciata da Cape Kennedy il 16 luglio, a un’altitudine di 120 km inizia il rientro nell’atmosfera. L’ingresso nel “corridoio di rientro” deve avvenire esattamente in un dato punto, con un determinato assetto ed un preciso angolo di discesa. Giungendo con un angolo più ampio del previsto, il veicolo non resisterebbe alle intensissime forze aereodinamiche che lo contrastano e finirebbe con il disintegrarsi. Arrivando con un angolo di discesa minore, potrebbe rimbalzare sugli strati esterni dell’atmosfera e trovarsi respinto nello spazio. Ha inizio il periodo di silenzio radio, il cosiddetto “blackout”, causato dal fatto che la capsula comprime violentemente, e quindi surriscalda, l’aria davanti al proprio fondo quasi piatto; questo calore intensissimo ionizza l’atmosfera intorno al veicolo, creando una barriera per le onde radio.

Raffigurazione artistica della NASA del rientro della capsula Apollo 11 nell’atmosfera terrestre.

Ore 18:44 italiane. Terminato il silenzio radio e ripristinati i collegamenti tra il veicolo spaziale e la base a terra, si dispiegano i primi paracadute ausiliari, utili per iniziare la frenata della navicella verso l’Oceano.

Ore 18:45 italiane. Si aprono i paracadute principali.

Ore 18:50 italiane. Apollo 11 ammara nell’Oceano Pacifico, a 24 km dalla portaerei Hornet, ammiraglia delle forze di recupero. La prima missione umana con esplorazione del suolo lunare è durata complessivamente 195 ore, 18 minuti e 35 secondi.

I tre astronauti a bordo del canotto poco dopo l’ammaraggio con indosso la tuta anticontaminazione. Accanto a loro il veicolo che li ha portati nello straordinario viaggio Terra-Luna-Terra (foto AP11-S69-21698).

Ore 20:12 italiane. Armstrong, Collins e Aldrin giungono a bordo della Hornet dopo aver indossato le speciali tute d’isolamento biologico. Ad attenderli sulla portaerei c’è il Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon.

Foto AP11-S69-21365.

Per i tre astronauti di Apollo 11 ha inizio un periodo di quarantena voluta per evitare eventuali pericoli di contaminazione da parte di germi lunari. Torneranno liberi alle 04:04 dell’11 agosto 1969, lunedì.

Il giusto tributo all’impresa lunare dei tre astronauti americani di Apollo 11 sui principali quotidiani italiani (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
Le copertine e gli inserti dei settimanali Epoca e L’Europeo usciti nelle edicole nei giorni successivi al ritorno a Terra di Armstrong, Collins e Aldrin (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

(Fine)

Luglio 1969: dalla Terra alla Luna (ottava parte)

Prosegue tranquillo il viaggio di ritorno verso la Terra di Armstrong, Collins e Aldrin. Gli ultimi due giorni che li separano dallo “splashdown” previsto nell’Oceano Pacifico sono impiegati dai tre astronauti per compiere alcuni esperimenti riguardo l’orientamento interplanetario servendosi delle stelle, il resoconto di alcuni particolari che riguardano l’esplorazione avvenuta nel Mare della Tranquillità, richiesti dai numerosi scienziati presenti a Houston, e le ultime trasmissioni televisive programmate.

Ore 03:08 italiane. Viene riaccesa la telecamera a colori a bordo dell’Apollo per una trasmissione televisiva, la penultima nel programma di volo, della durata di diciotto minuti. Durante il collegamento vengono inquadrate la Luna, ormai alle spalle degli astronauti, e la Terra, ancora lontana a 297.000 km ma prossima a essere raggiunta.

Armstrong mostra ai telespettatori i contenitori nei quali sono racchiuse le rocce lunari raccolte durante l’escursione sul suolo selenico. “Buzz” Aldrin, inquadrato, mostra una delle bevande di bordo, sigillate in un sacchetto, e fa vedere come si spalma il paté di prosciutto sul pane in assenza di peso. Michael Collins, padrone di casa in quanto pilota del modulo di comando, dimostra come l’acqua nonostante l’assenza di gravità rimanga attaccata al cucchiaino e come si beve a bordo del veicolo spaziale.

Alcune immagini tratte dalla penultima trasmissione TV dall’Apollo 11.
Le prime pagine di alcuni quotidiani alla vigilia del rientro sulla Terra dei tre uomini dell’Apollo 11 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Ore 17:30 italiane. All’equipaggio viene data la sveglia dal Centro di Controllo di Houston dopo aver dormito otto ore.

Ore 21:44 italiane. Apollo 11 supera la metà della distanza Terra-Luna. Tra meno di ventiquattro ore l’intero pianeta è pronto a riabbracciare i tre eroi della Luna, di nuovo a casa!

(continua)

Luglio 1969: dalla Terra alla Luna (settima parte)

Dopo gli straordinari avvenimenti che hanno visto quasi l’intera umanità incollata davanti ai televisori per seguire i primi passi di due uomini su un altro corpo celeste al di fuori della Terra, i tre astronauti di Apollo 11, Armstrong, Aldrin e Collins, sono di nuovo insieme, pronti a lasciare l’orbita lunare e a rimettersi in viaggio verso la “casa” Terra.

22 Luglio, martedì

Ore 01:45 italiane. Neil Armstrong e Edwin “Buzz” Aldrin, insieme con il materiale lunare raccolto, rientrano nel modulo di comando ricongiungendosi con Collins. I due hanno anticipato il rientro sul “Columbia” dopo aver segnalato una serie di vibrazioni a bordo del Lem poco dopo l’aggancio tra i due veicoli.

Ore 01:55 italiane. Terminato il suo straordinario compito, “Aquila” viene sganciata da “Columbia” e abbandonata in orbita lunare.

Il successo della prima esplorazione umana della Luna sulle prime pagine dei quotidiani e settimanali italiani (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Ore 06:56 italiane. Dopo aver consumato un veloce pasto, dal Centro di Controllo di Houston viene dato l’ordine di lasciare l’orbita lunare. Viene acceso per circa tre minuti il motore principale (SPS) del modulo di servizio, che sottrae “Columbia” all’attrazione lunare immettendola nella traiettoria di ritorno verso la Terra.

Nella raffigurazione artistica della NASA il veicolo spaziale Apollo, lasciata la Luna, si dirige verso la Terra.

Ore 22:02 italiane. Lieve correzione di rotta necessaria per mantenere “Columbia” con il suo prezioso carico umano, nello stretto corridoio ideale, calcolato dai cosiddetti “cervelli” elettronici, che porta diritto dalla Luna fino al nostro pianeta. Secondo il programma di volo, il rientro a terra di Apollo 11 è previsto per giovedì 24 luglio.

Un ultimo sguardo alla Luna per i tre di Apollo 11 prima di riprendere la strada di casa (foto AS11-44-6667).

(continua)

Luglio 1969: dalla Terra alla Luna (sesta parte)

L’uomo, anzi due uomini, a bordo di uno strano e buffo ma straordinario veicolo, hanno realizzato uno dei più antichi sogni dell’umanità: arrivare sulla Luna! Ora Armstrong e Aldrin, due dei tre protagonisti della missione Apollo 11, attendono il “go” da terra per iniziare l’escursione sul suolo selenico a cui assisterà in diretta televisiva l’intero pianeta Terra.

21 luglio, domenica

Ore 00:30 italiane. Il Centro di Controllo di Houston, in Texas, autorizza Armstrong e Aldrin ad anticipare, su loro richiesta, l’uscita dal Lem per iniziare l’esplorazione lunare, prevista inizialmente dal piano di volo per le 08:17 italiane.

Lo storico allunaggio di Armstrong e Aldrin sulla Luna a bordo del Lem “Aquila” sulle prime pagine dei quotidiani italiani (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Ore 03:53 italiane. Ha inizio la depressurizzazione interna del modulo lunare in previsione dell’apertura del portello di “Aquila” e della discesa del primo uomo che metterà piede sulla Luna.

Ore 04:39 italiane. Il comandante di Apollo 11, Neil Armstrong, comunica al Centro di Houston che il portello è stato aperto.

Ore 04:49 italiane. Armstrong inizia la discesa dalla scaletta. Tirando un anello semicircolare collegato a un cavo, sblocca e apre un vano nel modulo di discesa del Lem dove è installata una telecamera in bianco e nero, che riprenderà non solo i primi passi umani sulla Luna ma l’intera esplorazione dei due astronauti.

Ore 04:56 italiane. Il comandante di Apollo 11, scesi i nove gradini della scaletta del Lem, tocca con il piede sinistro il suolo della Luna. “E’ un piccolo passo per un uomo”, esclama, “un balzo gigantesco per l’umanità”. Aldrin riprende la scena con la cinepresa a colori installata all’interno del modulo lunare, mentre la telecamera in bianco e nero rimanda le immagini a terra, viste in diretta da milioni di telespettatori.

La discesa dalla scaletta del Lem di Armstrong ripresa dalla telecamera in bianco e nero installata in un vano nello stadio di discesa di “Aquila”.

I primi passi di Armstrong sulla superficie lunare, ripresi dalla cinepresa a colori installata all’interno del modulo lunare.

Ore 05:05 italiane. Armstrong raccoglie i primi campioni del suolo selenico nell’eventualità di una partenza improvvisa.

Armstrong raccoglie con una speciale paletta i primi campioni lunari, quelli denominati “di emergenza”, nel caso di una partenza improvvisa dalla Luna.

Ore 05:15 italiane. Fotografato da Armstrong, anche Aldrin esce dal Lem e scende sul suolo lunare. Descrive tecnicamente l’ambiente che lo circonda, aggiungendo un commento che riassume tutta la straordinarietà del luogo che stanno visitando: “Magnifica desolazione”.

Foto AS11-40-5862.
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La sequenza della discesa dal Lem del secondo uomo nella storia a esplorare la Luna (foto AS11-40-5869).

Ore O5:24 italiane. Armstrong e Aldrin scoprono e leggono la targa commemorativa che rimarrà sulla Luna, montata su una delle gambe di “Aquila”, e che porta le firme dei tre astronauti di Apollo 11 e quella del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. “Qui uomini del pianeta Terra posero piede per la prima volta sulla Luna. Luglio 1969. Venimmo in pace per tutta l’umanità”.

La targa scoperta dai due astronauti a perenne memoria della straordinaria missione lunare (foto AS11-40-5899).

Ore 05:41 italiane. I due astronauti piantano sulla Luna la bandiera degli Stati Uniti. La telecamera in bianco e nero, piazzata a circa venti metri dal Lem, riprende la scena.

Ore 05:48 italiane. Il Presidente Nixon parla dalla Casa Bianca con i due astronauti. Terminata la breve conversazione, Armstrong continua la raccolta del materiale lunare sino a riempire i contenitori che ha con sé. I campioni vengono racchiusi in speciali sacchetti di plastica. Aldrin sistema i vari equipaggiamenti scientifici, denominati ALSEP, per gli esperimenti che rimarranno sul suolo lunare: comprendono un dispositivo sismografico e un riflettore laser.

Viene anche dispiegato un foglio di alluminio per la cattura di particelle solari, che però verrà ripiegato e riportato a bordo del Lem una volta terminata l’escursione. Poco prima di rientrare su “Aquila”, mentre Armstrong completa la raccolta di campioni, Aldrin estrae due “carote” di suolo selenico a una decina di centimetri di profondità.

Aldrin fotografato da Armstrong, riflesso nel visore insieme ad una porzione del Lem e ad un puntino azzurro… la nostra Terra!
La Terra fotografata dal suolo selenico dai primi esploratori lunari (AS11-40-5923).

Ore 06:57 italiane. Dopo un’ora, quarantacinque minuti e sette secondi, Aldrin rientra a bordo del modulo lunare.

Ore 07:09 italiane. Dopo due ore e undici minuti dall’inizio della prima storica esplorazione umana di un corpo celeste diverso dalla Terra, anche Armstrong rientra a bordo di “Aquila”.

Ore 07:11 italiane. Il portello del modulo lunare viene chiuso. Verrà riaperto alle 09:37 italiane per consentire ai due astronauti di gettare sul suolo lunare il materiale che non serve più: zaini, caschi, soprascarpe, guanti. Tutto questo rimarrà sulla Luna insieme alle apparecchiature scientifiche, allo stadio di discesa del Lem, alla telecamera in bianco e nero, a due macchine fotografiche, e altro ancora.

I primi due pedoni lunari lasciano ai piedi del modulo lunare anche una busta contenente degli oggetti commemorativi: l’emblema della missione Apollo 1, in onore di Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee, i tre astronauti morti nell’incendio della loro capsula sulla rampa di lancio il 27 gennaio 1967; due medaglie in ricordo dei cosmonauti sovietici Yuri Gagarin e Vladimir Komarov; un ramoscello di ulivo, realizzato in oro, e un piccolo disco di silicio che contiene i messaggi scritti da una settantina di capi di stato del mondo oltre a quello di sua santità Paolo VI. Restano su “Aquila”, e ritorneranno sulla Terra insieme ai tre astronauti, più di venti chilogrammi di campioni lunari e il foglio di alluminio per la cattura delle particelle solari.

Armstrong fotografato da Aldrin dopo il ritorno a bordo del Lem. Faccia stanca ma felice per il primo uomo a camminare sulla Luna. (foto AS11-37-5528). Sotto: “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare e secondo terrestre nella storia a calcare il suolo lunare. (foto AS11-37-5331)

Le prime pagine dei quotidiani italiani arrivati nelle edicole in mattinata e nel primo pomeriggio dopo l’inizio dell’attività sul suolo lunare di Armstrong e Aldrin (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Ore 11:52 italiane. Dopo aver risposto ad alcune domande e curiosità poste dai tecnici e dagli scienziati in collegamento dal Centro di Controllo di Houston, Armstrong e Aldrin possono finalmente rilassarsi con una buona dormita.

Ore 19:54 italiane. Addio Luna! Armstrong e Aldrin decollano dal Satellite naturale della Terra a bordo dello stadio di ascesa di “Aquila”.

Rappresentazione artistica della NASA della partenza dalla Luna della stadio superiore del Lem.

Lo stadio di ascesa di “Aquila” prossimo all’aggancio con “Columbia” e sullo sfondo la Terra, nella splendida foto scattata da Michael Collins. (foto AS11-44-6642)

Ore 23:35 italiane. “Aquila” si ricongiunge con la navicella-madre “Columbia”, rimasta in attesa in orbita lunare. I due veicoli sono a 110 km di altezza dal suolo lunare. I tre straordinari eroi di Apollo 11 sono di nuovo insieme!

(continua)

Per saperne di più

La prima storica esplorazione umana della Luna, con traduzione in italiano, nel documentario “MOONSCAPE” di Paolo Attivissimo. Moonscape – The Apollo 11 Moonwalk in HD: La versione più recente di Moonscape in italiano