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55 anni fa il primo “ritorno” dell’uomo sulla Luna con Apollo 14 (parte quarta)

Il logo della missione Apollo 14.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 00:39 italiane. A Houston le lancette dell’orologio segnano le 17:39 di giovedì 4 febbraio. Da alcune ore il panorama del deserto lunare scorre sotto gli occhi dei tre uomini di Apollo 14. È la voce del pilota del modulo di comando Stuart Roosa a spezzare il silenzio nella sala del Centro di controllo a terra: “Buongiorno Houston, qui Apollo 14”.

“Buonasera 14, qui Houston”, risponde Bruce McCandless, in quel momento il “Capcom” di turno, cioè l’astronauta addetto alle comunicazioni.

“Come e quanto avete dormito?”. Risponde ancora Roosa: “Benissimo Bruce. Al (Shepard), sei ore di sonno, Ed (Mitchell), sei ore ed io sei ore”. “Ok. Registriamo, sei ore di riposo ciascuno, bene”, risponde McCandless.

Dopo aver consumato una ricca e sostanziosa colazione, i tre astronauti danno inizio alle ultime complesse operazioni di controllo che precedono il distacco del modulo lunare “Antares” dalla navicella madre “Kitty Hawk”. Dopo aver pressurizzato il Lem, alle 03:23 ora italiana, Shepard e Mitchell entrano a bordo del veicoloL’unica preoccupazione ora, per i tre astronauti e per i controllori a terra, è se il sistema di attracco, che ha causato problemi durante le prime fasi del volo verso la Luna, si comporterà regolarmente durante il rilascio tra i due veicoli.

Dopo aver ricontrollato minuziosamente, in continuo contatto radio con la Terra, tutte le delicate apparecchiature del Lem e chiuso il boccaporto di comunicazione tra “Antares” e “Kitty Hawk”, i due prossimi “pedoni lunari” danno l’arrivederci via radio a Roosa. A 103 ore e quarantasette minuti dal “lift off” da Cape Kennedy, tra le due navicelle avviene la separazione. In Italia sono le 05:50 del mattino, le 22:50 a Houston.

Sulla Terra arriva tranquilla, da più di 380.000 km di distanza, la voce del pilota del modulo di comando: “Ok Houston, il distacco è avvenuto regolarmente”. Ora per Alan Shepard e Edgar Mitchell, alla guida del più straordinario, delicato (e buffo per certi versi) veicolo costruito dall’uomo, destinato a volare solamente nello spazio, non resta che attendere da terra il “Go for landing”, il via libera per l’atterraggio sulla Luna.

Il modulo lunare “Antares” con Shepard e Mitchell a bordo, fotografato da Roosa mentre si allontana dal modulo di comando preparandosi per la discesa.
La Terra sorge all’orizzonte lunare, vista attraverso uno dei finestrini del Modulo Lunare “Antares” poco dopo il distacco dal Modulo di Comando “Kitty Hawk”.

Le ultime fasi prima dell’allunaggio sono ricche di tensione e di emozione: mentre Shepard e Mitchell stanno ultimando gli ultimi controlli prima dell’accensione del razzo frenante del modulo di discesa di “Antares”, inizia improvvisamente a lampeggiare la spia rossa che segnala l’”Abort Command”, rischiando su comando del computer di fare annullare la discesa e rilanciare automaticamente in orbita lunare il Lem.

Dopo due interminabili ore di discussioni e di analisi, la NASA e la squadra di progettisti del software del Massachusetts Institute of Technology, capitanati da Donald Eyles, che hanno preparato i programmi per il calcolatore, trovano la soluzione: riprogrammare il sofware facendo credere al computer di bordo che l’interruzione della discesa sia già avvenuta, ignorando così altri segnali di allarme eventualmente in arrivo.

Poiché tutto è tornato in ordine, finalmente giunge il momento per l’accensione del razzo frenante di discesa di ”Antares”. Ma ecco un secondo inconveniente: durante la discesa il radar di atterraggio del Lem non riesce ad agganciare automaticamente la superficie lunare, privando il computer di navigazione delle importanti informazioni riguardanti l’altitudine e la velocità di discesa. C’è un nuovo rischio di “abort” della missione.

Solo azionando manualmente l’interruttore si riesce a convincere il radar a riprendere a funzionare regolarmente. Ora, con tutti gli strumenti operativi, Alan Shepard può assumere manualmente la guida del Lem mentre il pilota del modulo lunare Mitchell controlla e trasmette al comandante di Apollo 14 i dati relativi alla quota e alla velocità di discesa.

 Nella raffigurazione artistica il modulo lunare “Antares” proco prima di toccare il suolo lunare.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 10:18 ora italiana. A 108 ore, quindici minuti, nove secondi dall’inizio della sesta avventura umana verso la Luna, il modulo lunare “Antares” si posa con le sue quattro zampe sulla polverosa superficie nella zona di Fra Mauro, con un minuto e dodici secondi di ritardo sul piano di volo ma con il maggior avvicinamento al luogo previsto dello sbarco rispetto alle precedenti missioni di Apollo 11 e 12.

A Houston è piena notte, le lancette dell’orologio segnano le 03:18, ma l’emozione al Centro di Controllo a terra e in tutti gli Stati Uniti è comunque enorme. Il fallimento di “Apollo 13”, nell’aprile dell’anno precedente, ha fatto convergere su questa missione l’attenzione di tutto il mondo, creando un clima di suspense e anche di polemiche.

Con il felice allunaggio di Shepard e Mitchell tutte le incertezze, tutti i dubbi di fronte a questo successo sono scomparsi. A bordo del modulo lunare, dopo essersi complimentati a vicenda, per i due astronauti non c’è tempo per festeggiare: subito dopo l’allunaggio procedono ad un controllo di tutte le apparecchiature di “Antares” e a preparare il loro veicolo in caso di partenza anticipata.

Poi, in collegamento radio con la Terra, ha inizio una prima descrizione del panorama nella zona dell’atterraggio, visto attraverso i finestrini del Lem. “Il cratere Cone è impressionante, ma non mi sembra difficile da scalare. Qui intorno vi sono meno massi di quanto mi aspettavo”, dice Shepard. Poi è la volta di Mitchell: “La doppietta di crateri davanti a me e che vedremo con la seconda attività extraveicolare è molto pronunciata, crea il limite dell’orizzonte lunare con il cielo nero”. 

Le prime foto della zona di Fra Mauro dove è atterrato il modulo lunare “Antares”.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 14: italiane. I due astronauti, dopo aver esaminato minuziosamente il modulo lunare e trovato tutto in perfetto ordine, indossano gli speciali indumenti per l’attività extraveicolare e scoprono d’improvviso che la trasmittente di Shepard non riesce a comunicare con Houston.

Il problema non è grave, perché i due astronauti possono ugualmente comunicare tra di loro con un’altra radio, e Mitchell potrebbe tenere i collegamenti con il Centro di Controllo a terra grazie al suo apparecchio. Ma il direttore del programma Apollo, Rocco Petrone, cognome di chiare origini italiane, non intende correre nessun rischio. Per trenta minuti i due astronauti trafficano intorno allo scafandro di Shepard, finché non riescono a risolvere con successo il problema.

Finalmente, alle 15:42 italiane, con cinquanta minuti di ritardo sull’orario previsto, si apre il portello del modulo lunare. Alle 15:53, Alan Shepard scende lungo la scaletta del LEM e accende la telecamera posizionata in uno scomparto dello stadio di discesa di “Antares”: ha inizio la diretta TV della prima escursione sul suolo di Fra Mauro. Tutti i Paesi collegati possono assistere in diretta al “ritorno” dell’esplorazione umana del Satellite naturale della Terra da 400.000 km di distanza.

Un minuto dopo, alle 15:54, il comandante di Apollo 14 tocca con i suoi voluminosi scarponi il suolo selenico, quinto uomo e quinto cittadino degli Stati Uniti ad esplorare un corpo celeste al di fuori del nostro pianeta. Sono trascorse 113 ore e cinquantuno minuti dall’inizio della missione. Le prime parole di Shepard una volta disceso i nove pioli della scaletta sono queste: “Al (Alan) è arrivato. La strada è stata lunga, ma siamo arrivati”.

Il quinto pedone lunare della storia ha appena disceso la scaletta di “Antares” nell’immagine trasmessa in diretta televisiva da 400.000 km di distanza.

Quattro minuti dopo Shepard anche Edgar Mitchell è sulla Luna. A questo punto i due astronauti danno inizio alla prima attività extra-veicolare, che li terrà impegnati per quasi cinque ore.

I due esploratori raccolgono i primi campioni lunari cosiddetti di “emergenza”, nel caso vi sia una partenza anticipata, dispiegano la grande antenna a forma di ombrello per le comunicazioni e la bandiera degli Stati Uniti (la terza a garrire, grazie a delle aste metalliche, sulla superficie lunare) oltre a un foglio di alluminio per la cattura di particelle del vento solare.

Shepard e Mitchell dedicano gran parte della loro prima attività all’installazione della seconda stazione ALSEP (Apollo Lunar Surface Experiments Package), una serie di strumenti scientifici utili a trasmettere a terra dati sull’ambiente interno ed esterno del Satellite naturale della Terra. La prima era stata collocata da Apollo 12 nel novembre 1969. Montano anche il MET (Modular Equipment Transporter), un piccolo veicolo a due ruote studiato per essere trainato da loro sulla Luna e permettere di caricare con sé strumenti, attrezzature e campioni, senza la necessità di portarli personalmente.

5 febbraio 1971, venerdì. Ore 20:20 italiane. La prima intensa attività di Shepard e Mitchell nella regione di Fra Mauro termina quando in Italia sono le 20:22, dopo quattro ore e 48 minuti dall’uscita dal Lem.

I primi passi di Shepard sulla Luna fotografati da Mitchell ancora a bordo di “Antares”.
Il saluto alla bandiera degli Stati Uniti da parte del comandante di Apollo 14 Shepard.
Il Lem “Antares” atterrato con precisione nella zona di Fra Mauro con una pendenza di otto gradi.
La prima pagina de “Il Corriere della Sera” di sabato 6 febbraio 1971 sulla prima attività sulla Luna di Shepard e Mitchell.
La prima pagina del quotidiano “La Stampa” di sabato 6 febbraio 1971.

(continua)
 

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8 Commenti
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Pupazzone

A me però sembra che questo rinvio della nuova missione non sia proprio una bella notizia.
Possibile tutti sti problemi?
Capisco la sicurezza, ma sono passati 55 anni, Musk manda uomini nello spazio come bere una coca, e questi rimandano?

Paolo Attivissimo

Pupazzone,

forse non hai presente la differenza fra un volo in orbita terrestre e un volo intorno alla Luna.

È la stessa che c’è fra mettere un piede fuori dalla porta e farsi un chilometro a piedi. In salita verticale.

L’orbita terrestre della ISS è a 400 km. La Luna sta a 400 MILA km. E sono 50 anni che NESSUNO fa niente del genere. Nemmeno Musk.

Semplicemente non c’è paragone.

PGC New Edition

scusa, ma di quale rinvio parli? Leggo ovunque che il secondo wet rehearsal è stato un successo, e che il lancio si farà il 6 marzo, che non è un rinvio ma il tempo tecnico necessario dopo il wet rehersal, appunto.

Ultima modifica 1 mese fa di PGC New Edition
Roberto

È notizia di poco fa che c’è stato un problema nel flusso dell’elio nel sistema ICPS, dopo il WDR. Temono addirittura di dover riportare il tutto nel VAB.

Paolo Attivissimo

Sì, ho visto, grazie!

Enrighetti

Piccolo refuso: “Solo azionando manualmente l’interruttore si riesce a convincedere il radar”

Paolo Attivissimo

Sistemato, grazie!

Fabio Tamborini

adoro le fotografie della Terra che sorge dalla Luna….

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