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Per Piero Melati di Repubblica, la Stazione Spaziale Internazionale orbita intorno alla Luna e Tom Cruise volerà su uno Shuttle

Per Piero Melati di Repubblica, la Stazione Spaziale Internazionale orbita intorno alla Luna e Tom Cruise volerà su uno Shuttle

Questa è Repubblica. Il giornale cartaceo. Quello che si paga per avere
informazioni corrette. Ma il 6 febbraio 2021, ieri, Piero Melati su quel
giornale cartaceo ha scritto che la Stazione Spaziale Internazionale orbita
intorno alla Luna.

“I primi pionieri sono pronti a partire. Da Hollywood, naturalmente. Tom
Cruise ha annunciato che il suo prossimo set saranno le stelle. In ottobre
decollerà insieme al regista Doug Liman a bordo di uno space shuttle, per
raggiungere la Stazione spaziale internazionale che orbita intorno alla
Luna.”

No, Melati: la Stazione orbita intorno alla Terra, a 400 chilometri di quota, non
intorno alla Luna, che sta a quattrocentomila chilometri. Il volo di
Tom Cruise è stato rinviato di uno o due anni. E l’attore non prenderà uno Shuttle, visto che lo
Shuttle ha smesso di volare dieci anni fa. Volerà su una capsula
Dragon.

Tre notizie false in un
colpo solo.

Ringrazio
@BibMarino
per la segnalazione.

 

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Star Trek: le ceneri dell’Ingegner Scott sono state portate clandestinamente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale

Star Trek: le ceneri dell’Ingegner Scott sono state portate clandestinamente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale

Ultimo aggiornamento: 2020/12/31 01:00.

L’astronauta privato Richard Garriott ha rivelato pochi giorni fa di aver portato di nascosto sulla Stazione Spaziale Internazionale parte delle ceneri di James Doohan, l’attore che interpretò l’indimenticabile Ingegner Scott (“Scotty”) della Serie Classica di Star Trek. Le ceneri sarebbero rimaste a bordo della Stazione, nascoste in un anfratto nel quale si troverebbero tuttora.

L’operazione clandestina, secondo il racconto di Garriott rilasciato al Times, è avvenuta dodici anni fa, nel 2008, quando lui ha visitato la Stazione come astronauta pagante, ed è stata tenuta segreta fino a oggi per evitare imbarazzi alle agenzie spaziali responsabili della gestione della Stazione.

Doohan aveva espresso il desiderio che le sue ceneri in qualche modo raggiungessero lo spazio. Due anni dopo la sua morte, avvenuta nel 2005 a 85 anni, una parte delle sue ceneri era stata portata fugacemente nello spazio da un volo suborbitale ma era poi rientrata subito a terra. Nel 2008 un’altra parte era stata lanciata in un volo orbitale, ma la missione era fallita per un problema al vettore. Nel 2012 SpaceX aveva portato in orbita un’altra parte ancora delle ceneri, che successivamente era rientrata disintegrandosi, come previsto.

Ma nel 2008 Chris Doohan, il figlio di “Scotty”, aveva contattato Garriott (che è figlio dell’astronauta Owen Garriott), pochi giorni prima della partenza di quest’ultimo per la Stazione, e gli aveva proposto di portare nello spazio delle piccolissime porzioni delle ceneri di James Doohan.

Garriott ha rivelato ora che le aveva a bordo di nascosto, incorporandole nella plastificazione di tre piccole foto dell’attore, e le aveva nascoste dentro i propri manuali di volo, senza farle controllare dagli addetti alla sicurezza.

Una delle foto è ora a casa di Chris Doohan; una seconda fu rilasciata nello spazio da Garriott ed ora è presumibilmente rientrata in atmosfera e si è disintegrata, mentre la terza è rimasta sulla Stazione, nascosta sotto il rivestimento del pavimento del modulo Columbus, dove dovrebbe trovarsi tuttora (anche se mi risulta che il modulo in questi anni sia stato oggetto di numerose “ristrutturazioni” interne, per cui qualcuno potrebbe aver trovato e rimosso la foto senza sapere cosa fosse esattamente).

L’articolo del Times include un video della foto plastificata con le ceneri di “Scotty” che fluttua a bordo della ISS, che vedete qui sotto.

 

 

La storia dell’astronautica è ricca di oggetti e cimeli portati di nascosto a bordo, e mi risulta che il modulo Columbus sia uno dei luoghi preferiti dove depositarli. Un giorno, quando saranno oggetti di archeologia spaziale, se ne potrà parlare più apertamente.

 

Fonti aggiuntive: Chris Doohan, Snopes.

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Quanto è lontana la Stazione Spaziale Internazionale dalla Terra? Meno di quello che molti immaginano

Le distanze orbitali sono spesso difficili da capire. Lo spazio ci sembra così lontano, visto che facciamo così fatica ad arrivarci, ma in termini di pura distanza è dietro l’angolo: lo spazio propriamente detto comincia a 100 km dalla superficie terrestre.

La Stazione Spaziale Internazionale, per esempio, si trova a circa 400 chilometri di quota, e il piano della sua orbita è molto inclinato (circa 52 gradi). Quest’animazione realizzata da Nick Stevens mostra, in forma accelerata, dove si trova la Stazione in scala rispetto alla Terra.

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SpaceX lancia per la prima volta due astronauti

SpaceX lancia per la prima volta due astronauti

Ultimo aggiornamento: 2020/05/31 23:10.

Mentre scrivo queste righe due astronauti americani, i veterani Doug Hurley e Bob Behnken, sono in orbita intorno alla Terra a bordo della Crew Dragon, il primo veicolo spaziale commerciale per equipaggi, costruito da SpaceX, partito due ore fa dalla storica Rampa 39A del Kennedy Space Center grazie a un vettore Falcon 9, sempre di SpaceX, e diretto alla Stazione Spaziale Internazionale.

È la prima volta dal 2011 che un veicolo americano porta nello spazio un equipaggio ed è la prima volta che il primo stadio di un vettore per equipaggi atterra verticalmente per il recupero. Per non parlare della riduzione di costi: portare un astronauta alla Stazione con un volo sulla Soyuz russa costa 90 milioni di dollari, mentre un volo su Crew Dragon costa 23 milioni a persona.

L’illustratore Tony Bela (@InfographcN) ha realizzato questa magnifica serie di illustrazioni della missione. La data è sbagliata (o meglio, corretta per Tony, che sta in Australia), ma verrà corretta nelle prossime versioni.

Partenza dalla Terra (versione per fuso orario australiano e simili):

Partenza dalla Terra (versione per fusi orari europei, americani e in generale non australiani):

Separazione a circa 83 km di quota del primo stadio, che gira su se stesso per frenare e rientrare sullla Terra mentre il secondo stadio si accende e accelera la capsula Crew Dragon verso l’orbita.

Il primo stadio ricade verso la Terra, usando le alette per orientarsi e i motori per frenare, dirigendosi verso la nave appoggio situata nell’Atlantico.

Poco prima dell’atterraggio sulla nave Of Course I Still Love You, il primo stadio dispiega le zampe e riaccende il motore centrale per azzerare la propria velocità di discesa e appontare delicatamente sulla nave appoggio.

Appontaggio del primo stadio:

Dopo circa nove minuti, il secondo stadio si spegne e la Crew Dragon si separa, entrando in un’orbita preliminare.

Questa è la Crew Dragon vista con il dispositivo di attracco aperto.

La manovra di attracco alla Stazione (se volete cimentarvi, il simulatore online è presso iss-sim.spacex.com):

Il simulatore è molto realistico, con la stessa interfaccia del sistema reale, eppure mi sono qualificato lo stesso al primo tentativo. Il trucco è avere molta calma (ci ho messo circa mezz’ora) e annullare rollio, beccheggio e imbardata per poi concentrarsi sulla traslazione. Non bisogna “pensare aereo”; bisogna “pensare astronave”.

Animazione del primo volo con equipaggio di SpaceX e altre notizie spaziali

Animazione del primo volo con equipaggio di SpaceX e altre notizie spaziali

Ultimo aggiornamento: 2020/05/14 20:15.

La NASA ha pubblicato questi video che riassumono con un’animazione la missione Crew Dragon che dovrebbe partire il 27 maggio prossimo dal Kennedy Space Center. Sarà il primo volo con equipaggio di un razzo Falcon 9 di SpaceX e sarà il primo volo di un equipaggio da suolo americano dopo nove anni di pausa (lo Shuttle volò per l’ultima volta nel 2011). A bordo di questo volo di prova ci saranno due astronauti veterani, Bob Behnken e Doug Hurley, che raggiungeranno la Stazione Spaziale Internazionale per una permanenza la cui durata non è ancora stata definita e dipende da come andrà il volo di arrivo.

Inoltre SpaceX ha pubblicato un simulatore di attracco che usa la stessa interfaccia che verrà utilizzata dagli astronauti della Crew Dragon. Se volete esercitarvi, qui c’è qualche dritta. Il simulatore include anche una Tesla Roadster rossa che fluttua nello spazio.

Gli astronauti arriveranno alla rampa di lancio in stile, usando una Tesla Model X marchiata NASA:

Il video qui sotto mostra la prova generale delle procedure di imbarco, effettuata il 17 gennaio scorso. Si vedono bene le nuove tute spaziali (non adatte ad attività extraveicolare, ma pressurizzate e ignifughe per proteggere gli astronauti in caso di depressurizzazione inattesa e/o incendio in cabina), le nuove attrezzature di supporto alla vestizione (sparite le vecchie poltrone dell’epoca Apollo/Shuttle) presso l’Operations and Checkout Building al Kennedy Space Center. Behnken e Hurley vengono poi portati in Tesla, già in tuta e casco, fino alla rampa di lancio, e poi prendono l’ascensore fino alla white room, la saletta situata a 80 metri dal suolo dalla quale accederanno alla capsula Crew Dragon il giorno del lancio.

In attesa di questa tappa importante nella storia dell’astronautica, vi segnalo (grazie a Gianluca Atti) che è disponibile lo SpaceX Launch Control Center, che in tempo reale mostra tutte le informazioni pertinenti ai prossimi lanci di SpaceX e presenta i lanci dal vivo.

Dopo cinque anni di immagini meravigliose trasmesse dallo spazio in tempo reale, le telecamere del sistema HDEV montate a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sono arrivate definitivamente a fine vita: queste normali telecamere commerciali, installate usando tecniche robotiche all’esterno del modulo Columbus il 30 aprile 2014, sono state caricate a bordo del veicolo cargo Cygnus e si sono disintegrate, come previsto, durante il rientro in atmosfera del veicolo. Qui sotto potete vedere alcune delle immagini raccolte dal sistema HDEV in questi anni e le operazioni di installazione.

Ci saranno altre immagini dallo spazio di questo genere? La Stazione spesso trasmette a terra immagini dell’esterno quando le telecamere non sono impegnate a mostrare l’attività all’interno dell’avamposto, e Sen.com ci sta lavorando a un progetto di TV in alta definizione dall’orbita terrestre.

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Caffè spaziali: Samantha Cristoforetti e le citazioni di “Star Trek: Voyager”

L’account Twitter ufficiale di Star Trek ha citato di recente una chicca da Trekker: mentre Samantha Cristoforetti era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, nel 2015, fece due citazioni di Star Trek: Voyager, indossando oltretutto la divisa della serie. @Rainmaker1973 ha ripescato anche le clip video con le fonti di quelle citazioni.

La prima è questa: “There’s coffee in that nebula”… ehm, I mean… in that #Dragon, perché alle sue spalle c’era una capsula Dragon che trasportava una macchinetta per caffé progettata appositamente per superare le severe norme di sicurezza della Stazione:

La frase originale era una battuta del capitano Janeway di ST: Voyager, tratta dall’episodio The Cloud:

La seconda è questa: “Coffee: the finest organic suspension ever devised.”

La citazione letterale è tratta dall’episodio Hunters:

Ogni tanto bisogna ricordare quanto è bello essere geek.

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Recuperato il diario di bordo originale di Samantha Cristoforetti

Recuperato il diario di bordo originale di Samantha Cristoforetti

L’astronauta Samantha Cristoforetti ha raccontato la propria avventura spaziale nel libro Diario di un’apprendista astronauta (edito da La Nave di Teseo), che consiglio caldamente a chiunque voglia sapere cosa si fa realmente per andare nello spazio e cosa si prova quando ci si arriva e ci si abita.

Ma prima e durante la propria missione spaziale, Sam ha anche tenuto un diario di missione in inglese, pubblicandolo online man mano su Google+. Il guaio è che Google+ non esiste più, per cui questo documento, interessante non solo a livello personale ma anche per la storia dell’astronautica italiana, era andato perduto.

La traduzione italiana del diario di missione, a cura di Paolo Amoroso, era rimasta reperibile su Astronautinews.it, ma l’originale inglese era svanito.

Fortunatamente Sam aveva fatto una copia di backup dei suoi post su Google+ e l’ha trasmessa a Carlo Gandolfi, che l’ha convertita in un e-book scaricabile gratuitamente in formato ePub, Mobi e PDF qui su Astronautinews.it. La versione tradotta in italiano è invece disponibile gratuitamente qui negli stessi formati. Entrambi i testi sono sotto licenza Creative Commons.

E anche se non siete astronauti, fate un backup di quello che postate: i social network possono sembrare eterni, ma spesso si estinguono portandosi via tutti i contenuti, in particolare le vostre foto e i vostri video, che rischiate altrimenti di perdere per sempre.

Com’è una pioggia di meteore vista dallo spazio? Bellissima e terrificante

Com’è una pioggia di meteore vista dallo spazio? Bellissima e terrificante

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “dicanioda” e alla segnalazione di @astropratica ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

All’inizio guardi questa foto, scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale, e pensi quant’è bella, con la Terra illuminata dal chiarore della Luna, la dorata traslucidità dei pannelli solari della Stazione, le forme rustiche e affidabili della Soyuz baciata dal sole, la sottilissima curva verde dell’atmosfera che ti fa capire quanto è tenue lo strato d’aria che ci permette di vivere. Pensi alla meraviglia di essere lassù e vedere queste cose dal vivo, con una nitidezza irreale per via della totale trasparenza dello spazio, con un contrasto che nessuno schermo e nessuna stampa fotografica possono sperare di offrire.

Poi guardi al centro dell’immagine e noti quella piccola scia bianca quasi verticale, e ti accorgi che c’è uno spettacolo nello spettacolo: una meteora che, dopo aver viaggiato per inconoscibili millenni nello spazio, conclude fiammeggiante la propria esistenza, consumandosi in un fugace ma devastante impatto ipersonico con l’atmosfera, facendosi ammirare da chi sta lassù e anche da chi è sulla madre Terra con un bagliore colorato lungo decine di chilometri.

Vedere una meteora che passa sotto di te ti fa capire che sei davvero nello spazio. Si, certo, soltanto quattrocento chilometri ti separano dalla superficie di quella grande perla azzurra, costellata di bagliori elettrici di città e di fulmini, che ti riempie i finestrini della Cupola, ma fanno la differenza. Sì, certo, altri esploratori si sono avventurati mille volte più lontano, fino alla Luna, ma resta il fatto ineludibile che le meteore schizzano e bruciano sotto i tuoi piedi. Non puoi pretendere un promemoria più intenso e chiaro del fatto che sei sull’avamposto più lontano dell’umanità e voli talmente veloce da girare intorno a tutto il mondo in un’oretta e mezza. Contempli l’intero pianeta, delicato mappamondo vivente dal quale mancano surrealmente le linee di confine, dall’interno di un palazzo celeste che nemmeno il più potente imperatore della Storia avrebbe potuto far costruire e abitare. Forse, per un breve istante, ti senti una divinità o una creatura mortale benedetta da un privilegio divino.

Ma subito ti rendi conto che quella meteora, grande forse quanto una biglia, si è consumata sotto di te perché tu sei sopra la coltre protettiva dell’atmosfera, e quindi avrebbe potuto colpire il tuo avamposto a qualche chilometro al secondo, trapassando come carta velina le sue pareti o il tuo corpo con effetti catastrofici. Altro che divinità. Sei un bersaglio indifeso persino contro le piccole sassaiole dell’Universo. L’unica cosa che ti dà sicurezza è la tua fiducia nella statistica. Razionalmente, sai che lo spazio è immenso e la probabilità che una meteora significativa passi proprio nel punto in cui si trova, in quel preciso istante, la piccola oasi artificiale d’aria nella quale vivi e fai scienza è modesta. Lo sai razionalmente, appunto: ma quel proiettile incandescente parla, inevitabilmente, anche alla tua parte emotiva.

Eppure la paura che ti passa per la testa per un nanosecondo è paradossalmente facile da tenere a bada, perché sei il tipo di persona che ha accettato l’idea che fra qualche mese, alla fine della tua missione, sarai dentro una stretta capsula che rientrerà nell’atmosfera esattamente come quella meteora, usando l’atmosfera e lo scudo termico per trasformare velocità in calore e frenare da ventottomila chilometri l’ora, fidandoti totalmente dei conti degli ingegneri e della diligenza dei costruttori. Tu e i tuoi compagni di viaggio sarete dentro una meteora che precipita.

Ed è per questo che avrai sempre la mia ammirazione e gratitudine.

2014/08/11

Per una felice coincidenza, poche ore dopo aver scritto queste righe ho trovato nel mio feed Twitter questo video nel quale l’astronauta Samantha Cristoforetti, che partirà per la ISS a novembre, parla proprio di paura e coraggio.

2014/09/11

L’astronauta Reid Wiseman ha scattato oggi questa fantastica immagine del rientro della capsula Soyuz TMA-12M, con a bordo tre astronauti. Sono davvero dentro una meteora.

Quiz: sapete rispondere a questa domanda di chi nega l’esistenza della Stazione Spaziale Internazionale?

Ricevo da un lettore una domanda postagli da un complottista che pensa che la Stazione Spaziale Internazionale sia un falso. Come sia ottenuto questo falso, secondo il complottista, non lo so e francamente non credo di voler esplorare i meandri di una mente così bacata. Ma c’è una domanda divertente posta dal complottista, la cui risposta dettagliata non è immediatamente evidente.

È un esempio perfetto della Teoria della Montagna di M*rda: inventarsi una presunta prova di complotto richiede pochissima fatica, mentre debunkarla ne richiede molta di più. Esattamente come spalare e ripulire una montagna di letame richiede molta più fatica che farla.

La domanda è questa: le osservazioni dicono che la Stazione Spaziale percorre in cielo circa 1° al secondo. Ma allora, dice il complottista, dovrebbe percorrere 360° (cioè un’orbita intera intorno alla Terra) in circa 360 secondi, quindi in circa 6 minuti. Eppure la NASA dice che l’orbita della Stazione dura 90 minuti. Quindi la Stazione è un falso. Dove sta l’errore?

Scrivete la vostra risposta nei commenti. Buon divertimento.

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Soyuz, avaria al lancio, astronauti salvi

Sono in viaggio e non posso scrivere per mancanza di tempo: stamattina il lancio di due astronauti è fallito e la capsula è rientrata in emergenza, salvando l’equipaggio. Per tutti i dettagli, Astronautinews sta riepilogando bene la situazione. Lasciate perdere le “notizie” diffuse sull’argomento dalle redazioni generaliste: sono una fiera dell’incompetenza.

Ora che gli astronauti sono in salvo, possiamo cominciare a pensare alle conseguenze di questo incidente per quanto riguarda la Stazione Spaziale Internazionale, che ora si trova senza un veicolo affidabile per trasportare astronauti.