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DragonChase 2022: il logo della missione “Minerva” di Samantha Cristoforetti

L’ESA ha pubblicato una serie di foto dell’equipaggio della missione Crew-4
insieme al logo o patch della missione specifica di Samantha
Cristoforetti, denominata Minerva. L’agenzia spaziale ha anche fornito
la spiegazione dei simboli nel logo.

La mia traduzione: 

Samantha Cristoforetti verrà lanciata nello spazio non prima del 15 aprile
2022 in una capsula nuova Crew Dragon di @SpaceX insieme ai suoi compagni di
equipaggio, gli astronauti NASA @astro_farmerbob, @astro_kjell e
@astro_watkins. Durante i voli di andata e ritorno alla @iss,
Samantha sarà specialista di missione. Una volta a bordo della Stazione,
sarà responsabile di tutte le attività all’interno del Segmento Orbitale USA
per l’intera durata della sua missione.

Il nome della missione di Samantha è ‘Minerva’. Ispirato alla dea romana
della saggezza, dell’artigianato e delle arti, questo nome rende omaggio
alla competenza e alle capacità sofisticate delle persone di tutto il mondo
che rendono possibile il volo spaziale umano. La dea Minerva incarna anche
la resistenza e la disciplina che ci vengono chieste e la saggezza che
desideriamo dimostrare mentre consolidiamo ed espandiamo la presenza umana
nello spazio.

Minerva viene spesso rappresentata con la sua civetta sacra, che è un
elemento chiave del logo della missione di Samantha. L’occhio della civetta
è una Luna gialla, che proietta un chiarore bianco su una Terra rotonda. Il
suo becco richiama la forma della Stazione Spaziale Internazionale, con i
suoi caratteristici pannelli solari. Le due linee rappresentano anche le due
missioni spaziali di Samantha. Delle onde di blu più scuro formano il corpo
della civetta e ci incoraggiano ad affrontare la sfida e ad andare più
lontano nello spazio profondo. La civetta guarda a destra, verso il futuro
dell’esplorazione spaziale.

Nel disegno del logo della Crew-4, dei raggi di luce solcano l’oscurità
dello spazio e precedono l’alba di un nuovo capitolo del volo spaziale
umano. La capsula Dragon forma il torace dell’elemento centrale del logo,
ossia la libellula — una creatura volante bellissima e agile. In rotta
verso la Stazione Spaziale Internazionale, la capsula appare sospesa in
orbita, con la Terra sotto di lei e la Luna sopra. Quattro stelle luminose
rappresentano le famiglie dei quattro membri dell’equipaggio per la loro
pazienza, il loro affetto e il loro sostegno. Le stelle restanti
rappresentano gli innumerevoli membri dei team della NASA, di SpaceX
e dei partner internazionali.

L’originale:

Samantha Cristoforetti will be launched to space no earlier than 15 April 2022
in a new @SpaceX Crew Dragon capsule alongside her Crew-4 crewmates, NASA
astronauts @astro_farmerbob, @astro_kjell and @astro_watkins. During the
flight to and from the @iss, Samantha will be a mission specialist. Once on
Station, she will be responsible for all activities within the US Orbital
Segment for the duration of her mission. The name of Samantha’s mission is
‘Minerva’. Inspired by the Roman goddess of wisdom, the handicrafts and the
arts, this name is a homage to the competence and sophisticated craftmanship
of people all over the world who make human spaceflight possible. The goddess
Minerva also embodies the toughness and discipline that is required of us, and
the wisdom we wish to demonstrate, as we consolidate and expand human presence
in space. Minerva is often depicted with her sacred owl, a key feature of
Samantha’s mission patch. The eye of the owl is a yellow Moon, casting a white
glow on a round Earth. Its beak hints at the shape of the International Space
Station, with its characteristic solar panels. The two lines also symbolise
Samantha’s two missions to space. Waves of ever darker blue make up the body
of the owl and encourage us to rise to the challenge and move farther into
deep space. The owl looks to the right, to the future of space exploration. In
Crew-4’s patch design, rays of light streak across the blackness of space,
preceding the dawn of a new chapter in human spaceflight. The Dragon capsule
forms the thorax of the central element of the patch, the dragonfly – a
beautiful and agile flyer. On its way to the International Space Station, the
capsule appears suspended in orbit with Earth below and Moon above. Four
bright stars represent the four crew members’ families for their patience,
love and support. The remaining stars represent the countless members of the
NASA, SpaceX and international partner teams.

 

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No, la Stazione Spaziale non è “a rischio caduta” come titolano alcuni giornali

La Stazione Spaziale Internazionale in una fotografia scattata l’8 novembre 2021 dall’interno di una capsula Dragon (dettaglio della foto ISS066E080907).

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.

Sta circolando la notizia (falsa) secondo la quale la Stazione Spaziale
Internazionale sarebbe “a rischio caduta” in seguito alle sanzioni
contro la Russia. Viene riportata una dichiarazione di Dmitry Rogozin,
responsabile dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, che affermerebbe che le
sanzioni potrebbero interrompere le operazioni dei veicoli russi che
riforniscono la Stazione e la mantengono in orbita. Ne scrivono per esempio
La Regione
(copia permanente),
Televideo Rai
(copia permanente),
ANSA
(copia permanente).

Rogozin è noto da molto tempo agli addetti ai lavori per le sue dichiarazioni
bislacche; ora, con l’invasione russa dell’Ucraina, da bislacche sono
diventate veri e propri deliri da prendere come pura propaganda di regime.

La realtà dei fatti è completamente opposta alle sparate di Rogozin: alle
19.35 UTC di ieri (11/3) il veicolo cargo russo Progress MS-18,
attraccato alla Stazione, ha infatti
acceso
i propri motori per sei minuti, su comando del Controllo Missione russo, come
previsto. Questo ha alzato l’orbita della Stazione di circa 900 metri. La
manovra, denominata reboost, fa parte delle attività regolari
dell’avamposto spaziale.

La quota orbitale della Stazione, infatti, si abbassa lentamente e
progressivamente, a causa dell’effetto frenante della tenuissima atmosfera che
è ancora presente a 400 km di quota, dove orbita la Stazione, e quindi è
necessario rialzarla periodicamente. Se questo non venisse fatto, la Stazione
perderebbe quota molto lentamente (nel corso di mesi o anni, a seconda
delle condizioni dell’atmosfera terrestre).

Ma non è vero che dipende esclusivamente dai russi per queste procedure, che
possono essere svolte anche da veicoli di altri paesi, come la
Cygnus statunitense (che lo ha appunto fatto di recente). La NASA,
Axiom e SpaceX si stanno già
attrezzando con discrezione
per fare a meno dei russi per il reboost e le correzioni di assetto
qualora questa isteria di Rogozin dovesse sfociare in un ordine di sospendere
queste attività (che finora, come si è visto, non è stato dato).

Non c’è nessun pericolo di caduta, insomma. I politici blaterano e si
picchiano il petto coi pugni, i tecnici lavorano col buon senso. Dare questa
“notizia” dei vaneggiamenti di Rogozin senza spiegare questo concetto è
giornalismo irresponsabile che semina panico ingiustificato.

Chi volesse conoscere meglio i dettagli tecnici di queste manovre può leggere
questo mio articolo

Taccio, per pietà, sulla scemenza epica scritta da molti giornalisti, secondo
i quali il rischio sarebbe quello
“di un ammaraggio o di un atterraggio della stazione sul suolo
terrestre”
. Un satellite in caduta non ammara dolcemente né atterra morbidamente:
precipita, si disintegra e alcuni rottami si schiantano a terra. Pazienza non capire un’acca di astronautica, ma almeno l’italiano sarebbe buona cosa saperlo, se si scrive su un giornale.

Aggiungo un chiarimento sulle aree sorvolate dalla Stazione: il complesso
spaziale orbita con un’inclinazione di 51,6° rispetto all’Equatore. Vuol dire
che il piano della sua orbita intorno alla Terra è inclinato di quest’angolo
rispetto al piano dell’Equatore.

Quest’angolo è stato scelto perché i veicoli russi che l’hanno parzialmente
costruita e che la riforniscono decollano dal centro spaziale di Baikonur, che
sta a 46° di latitudine, e la regola generale è che il lancio spaziale più
efficiente (che richiede meno propellente a parità di massa da lanciare)
colloca il veicolo in un’orbita inclinata con lo stesso angolo della
latitudine di lancio (in modo da sfruttare al massimo la spinta aggiuntiva
data dalla rotazione terrestre). Dal Kennedy Space Center si lancia
solitamente a 28°, che è la latitudine del centro spaziale in Florida. Altre
collocazioni orbitali sono possibili, ma richiedono piu propellente.

Però un decollo con una traiettoria inclinata a 46° farebbe sorvolare il
territorio cinese ai lanciatori russi, e in caso di malfunzionamento una
caduta in territorio cinese sarebbe decisamente imbarazzante, per cui da
Baikonur si lancia normalmente con un’inclinazione maggiore (51,6°, appunto)
che non sorvoli la Cina durante la salita verso lo spazio. Questa traiettoria
è più dispendiosa, ma è politicamente necessaria.

Era più facile per gli americani usare una traiettoria di lancio meno
efficiente, e quindi quando si negoziò la costruzione della Stazione si scelse
quest’inclinazione orbitale di 51,6°, che ha oltretutto il vantaggio di
consentire alla Stazione di sorvolare una porzione maggiore della superficie
terrestre.

Infatti mentre la Stazione (come qualunque satellite) orbita sempre sullo
stesso piano, mantenendo la medesima inclinazione rispetto al
piano dell’Equatore, la superficie terrestre ruota, e lo fa a
una velocità differente da quella della Stazione. Il risultato di questi due
moti combinati è che la Stazione sorvola una fascia della superficie terrestre
compresa fra due latitudini che equivalgono all’inclinazione del piano
orbitale.

In parole povere: se l’orbita è inclinata a 51,6°, la Stazione prima o poi
sorvola praticamente qualunque punto della superficie terrestre che si trovi
fra 51,6° sopra l’Equatore e 51,6° sotto l’Equatore.

Questo produce una ground track (la traccia dei punti sopra i quali la
Stazione sta perpendicolarmente nel corso delle sue orbite) che ha questa
forma e che si sposta progressivamente rispetto alla superficie:

Fonte: Astroviewer.net.

Di conseguenza, la Stazione non può mai sorvolare zone della Terra che
si trovino a più di 51,6° nord o sud, come mostrato in questa mappa (citata
anche da Rogozin), nella quale il territorio attualmente russo che viene
sorvolato è evidenziato in rosso. Questo territorio include città come
Volgograd (un milione di
abitanti) e
Vladivostok (600.000
abitanti).

Fonte:
meithan42.
Probabilità di trovare la Stazione a una certa latitudine per grado decimale (grafico calcolato e generato da pgc).

 

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Le conseguenze spaziali dell’invasione russa: il punto della situazione

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.

Di fronte alle morti, alle sofferenze e alla distruzione che stanno colpendo
l’Ucraìna, parlare degli effetti dell’invasione russa sulle attività spaziali può
sembrare insensibile o perlomeno secondario. Ma il dramma principale è ben
documentato dal giornalismo generalista; l’aspetto spaziale molto meno, e qui
forse posso dare un contributo.

Prima di tutto,
non c’è alcun pericolo immediato di caduta della Stazione Spaziale
Internazionale.

È vero che Dmitri Rogozin, direttore dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha
pubblicato una serie delirante di tweet nei quali in sostanza ha minacciato di
lasciare che la Stazione precipiti, visto che la sua stabilità orbitale
dipende dalla sezione russa del complesso spaziale, e ha detto che tanto la
Stazione non sorvola mai il territorio russo (è falso, e vi transita l’1,9%
del tempo contro il 2,3% degli Stati Uniti, secondo i
calcoli aggiornati
dell’esperto Jonathan McDowell).

Ma Rogozin è noto da tempo, fra gli addetti ai lavori, per le sue sparate
incoerenti, che ultimamente si sono alzate di tono. La sua
risposta
ai calcoli di McDowell è stata
2.8% of mostly deserted territory? OK))) But all your territory and the
territory of your NATO allies looks great
. McDowell ha fatto notare che nel territorio
“principalmente deserto” ci sono le città di Vladivostok e Volgograd.
La questione è descritta in dettaglio in
questo mio articolo.

Quello che conta è la realtà tecnica: la Stazione Spaziale Internazionale si
trova a circa 400 km di quota, in orbita intorno alla Terra a circa 28.000
km/h, e a quella quota l’atmosfera terrestre è incredibilmente tenue ma esiste
ancora, per cui la Stazione viene lentamente frenata dalla resistenza
aerodinamica e di conseguenza perde lentamente quota. Periodicamente è
necessario un reboost, ossia un’applicazione di un spinta per
riaccelerarla e farle riprendere quota. Il grafico di queste variazioni di
quota è disponibile per esempio presso
Heavens Above.

Questa spinta viene solitamente applicata dai motori di manovra del modulo
Zvezda, che fa parte della sezione russa della Stazione, oppure dai
motori di una navetta Progress attraccata alla Stazione. In questo
senso è corretto dire che il mantenimento della quota orbitale normalmente
dipende dai russi. Tuttavia il reboost può essere effettuato anche da
veicoli non russi. Lo ha fatto in passato il veicolo europeo ATV (ora
non più operativo) e nel 2018 questa capacità è stata
dimostrata
sperimentalmente da un veicolo cargo Cygnus ed è poi diventata
operativa
di recente con un nuovo reboost.

Fra l’altro, la Cygnus viene messa in orbita da un vettore
Antares, il cui primo stadio è costruito in Ucraina e ha motori russi,
mentre il secondo stadio è statunitense e la Cygnus ha molti componenti
strutturali europei (Scott Manley). Sventolii di bandiere a parte, le interdipendenze spaziali sono
tante.

La situazione è leggermente più delicata per un altro tipo di manovra, ossia
lo spostamento per evitare collisioni con detriti spaziali. Qui la dipendenza
dai russi è più forte, ma se i rapporti di cooperazione dovessero davvero
deteriorarsi fino a questo punto ci sarebbe la possibilità di utilizzare i
motori di manovra delle capsule cargo Dragon o quelli delle capsule con
equipaggio Crew Dragon. Ovviamente si tratterebbe di un’operazione
nuova, da collaudare con estrema cautela, ma fattibile, e la NASA ha già
dichiarato di aver esplorato concretamente questa ipotesi.

Per ora, comunque, in concreto non ci sono cambiamenti alla situazione di
bordo. La Progress 79 russa ha
effettuato
regolarmente un reboost a fine febbraio. Sulla situazione personale a
bordo bocche cucite: i due russi, Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov, i quattro
statunitensi Mark Vande Hei, Kayla Barron, Raja Chari e Thomas Marshburn e
l’europeo Matthias Maurer non commentano gli eventi. Kathy Lueders,
associate administrator della NASA per le attività spaziali, ha detto
che le operazioni della Stazione non sono cambiate:
“Non stiamo ricevendo indicazioni, a livello operativo, che le nostre
controparti non siano impegnate a continuare l’attività della Stazione…
operiamo esattamente come operavamo tre settimane fa”
(Spacenews).

Non ci sono indicazioni, al momento, di alcun cambiamento nel lancio
dell’astronauta europea Samantha Cristoforetti insieme agli statunitensi Kjell
Lindgren, Robert Hines e Jessica Watkins a bordo di una capsula
Crew Dragon previsto per il 15 aprile (ma ESA ha
annunciato
poco fa un accorciamento della loro missione che implica che Samantha non
diventerà comandante dell’intera Stazione ma solo lead del segmento non
russo). Nessun cambiamento è annunciato anche per il lancio della
Soyuz MS-21 russa da Baikonur con tre cosmonauti russi (Oleg Artemyev,
Denis Matveev e Sergey Korsakov) verso la Stazione il 18 marzo e per il
rientro di Shkaplerov e Dubrov il 28 marzo. Nessuna variazione è stata resa
nota anche per il volo dell’equipaggio Axiom 1 (10 giorni sulla Stazione)
previsto per il 28 marzo e per il rientro dell’equipaggio della
Crew Dragon 3 il 21 aprile.

Forse la situazione più delicata è quella dello statunitense
Mark Vande Hei, che in teoria dovrebbe rientrare sulla Terra insieme a Shkaplerov e Dubrov
su un veicolo Soyuz russo (MS-19), atterrando in Kazakistan. Vande Hei
e Dubrov avranno trascorso in tutto 355 giorni continuativi nello spazio.

Per contro, sembrano esserci
problemi
per quanto riguarda il braccio robotico europeo
ERA
che è installato a bordo del modulo russo Nauka della Stazione: le
sanzioni internazionali potrebbero rendere impossibile la collaborazione
russo-europea, rendendo problematica la manutenzione e l’evoluzione del modulo
Nauka, che dipende in gran parte da questo braccio telecomandato.

Le cose vanno meno bene allo spazioporto europeo di
Kourou, nella Guyana
francese; i russi hanno deciso di
richiamare
il loro personale presente e di sospendere le attività del vettore
Soyuz che avrebbe dovuto portare in orbita una coppia di satelliti di
navigazione europei Galileo ad aprile.

Un altro atto concreto derivante dall’invasione russa dell’Ucraina è l’interruzione
delle attività del telescopio a raggi X eRosita, che è tedesco, a bordo
del satellite di ricerca scientifica russo
Spektr-RG, situato a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra.

Anche un’altra collaborazione europea con la Russia è ora fortemente
compromessa: un vettore russo Proton avrebbe dovuto lanciare la
missione robotica ExoMars verso Marte a settembre dal cosmodromo di
Baikonur, e la sonda avrebbe dovuto usare un modulo russo, Kazachok,
per l’atterraggio su Marte, ma l’Agenzia Spaziale Europea ha
dichiarato
che questo lancio è ora “molto improbabile”. Le leggi inesorabili della
meccanica orbitale implicano che la missione dovrà aspettare altri due anni
prima della prossima finestra di lancio.

Sul piano commerciale, inoltre, Rogozin ha
dichiarato
inizialmente che se la Russia non riceverà entro il 4 marzo prossimo garanzie
che i satelliti commerciali per telecomunicazioni
OneWeb
non verranno usati per scopi militari, il loro lancio a bordo di un vettore
Soyuz, previsto per il 5 marzo da Baikonur, non avverrà. Poi
RIA Novosti ha
scritto che Roscosmos ha chiesto anche il ritiro del governo britannico
dall’azionariato di OneWeb.

Il problema di fondo, qui, è che il programma spaziale russo non può
permettersi di perdere queste commesse. Rogozin può strillare finché vuole e
annunciare improbabili fughe in avanti autarchiche, ma la realtà dei fatti è
che la Russia non ha soldi per le missioni spaziali e per mantenere le
infrastrutture necessarie per effettuarle. Se la politica impone a Roscosmos
di sbattere la porta in faccia a tutti, l’agenzia spaziale russa e tutto lo
storico apparato che ha contribuito così tanto alla storia dell’esplorazione
spaziale rischiano di chiudere definitivamente.

2022/03/02 17.30. Roscosmos.ru è inaccessibile. Anonymous
afferma
di aver preso il controllo del centro di controllo dell’agenzia spaziale
russa, ma non ci sono conferme.
RIA Novosti
parla di un attacco hacker al centro di controllo ma non conferma che abbia
avuto successo.

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No, la Russia non ha minacciato di far precipitare la Stazione Spaziale. È una minchiata di un fanfarone, pompata dai giornalisti inetti

Per tutti quelli che mi stanno segnalando la “notizia” delle “minacce” russe
di far precipitare la Stazione Spaziale Internazionale: È UNA SCEMENZA. Una
trollata di un fanfarone. Alla quale non bisognerebbe abboccare. Fine della
questione. Non intendo regalarle altro tempo.

Se proprio volete dedicare il vostro tempo a questa minchiata, potete leggere
le misurate parole di Adrian Fartade:

L’unica cosa che precipita, qui, è la qualità del giornalismo che abbocca a qualunque provocazione propagandistica e contribuisce a fare terrorismo mediatico spaventando i lettori con pericoli totalmente irrealistici.

Rientro e ammaraggio notturno di una Crew Dragon, si conclude la prima missione operativa con equipaggio di SpaceX

Rientro e ammaraggio notturno di una Crew Dragon, si conclude la prima missione operativa con equipaggio di SpaceX

Stanotte la capsula Resilience, una Crew Dragon di SpaceX, si è sganciata
autonomamente dalla Stazione Spaziale Internazionale ed ha effettuato un rientro
automatico, riportando sulla Terra quattro astronauti (Michael Hopkins,
comandante; Victor Glover e Shannon Walker, astronauti NASA; Soichi Noguchi,
astronauta dell’agenzia spaziale giapponese) con un ammaraggio notturno nel
Golfo del Messico.

Gli astronauti, reduci da 167 giorni (cinque mesi e mezzo) a bordo della Stazione, sono rimasti nella capsula fino al momento in cui è stata caricata a bordo della nave
appoggio GO Navigator, dalla quale sono poi tornati sulla terraferma con un volo in elicottero.

La decisione di effettuare un rientro notturno è stata presa per via delle
condizioni meteorologiche, che avevano già portato a un rinvio di diversi
giorni del rientro e che secondo le previsioni sarebbero peggiorate nei
prossimi giorni.

Si è concluso così il Crew-1, il primo volo operativo del veicolo di
SpaceX: per gli statunitensi è il primo ammaraggio notturno dai tempi di
Apollo 8, nel 1968, che ammarò, di ritorno dalla Luna, poco prima del sorgere del sole. Nel 1976 i russi effettuarono un “ammaraggio”
imprevisto, quando la capsula Soyuz finì in un lago invece di atterrare
sulla terraferma.

Questa missione porta a sei gli astronauti portati in orbita e riportati
sulla Terra da SpaceX e stabilisce il nuovo record di durata per una
missione statunitense con equipaggio, quasi raddoppiando il primato
precedente di 84 giorni, che spettava alla capsula Apollo dell’ultima missione Skylab.
Il rientro stabilisce inoltre un nuovo record di rapidità di recupero:
54 minuti dall’ammaraggio fino all’uscita di tutti e quattro gli
astronauti dalla capsula.

Veduta a infrarossi della discesa della capsula sotto i suoi quattro grandi
paracadute.
La capsula galleggia nel Golfo del Messico in attesa di essere caricata a
bordo della nave appoggio.
Da sinistra: Shannon Walker, Victor Glover, Mike Hopkins e Soichi Noguchi
(Credit: NASA/Bill Ingalls).

Il video qui sotto consente di apprezzare le operazioni di recupero e di estrazione degli astronauti, molto differenti da quelle tradizionali alle quali ci hanno abituato le storiche immagini delle missioni Apollo: al posto di una portaerei, una piccola nave appoggio; immagini a infrarossi in diretta; riprese in HD, anch’esse in diretta, delle operazioni di aggancio e caricamento a bordo. 

Notate anche che la capsula (a 1:31:00 circa nel video) adesso viene fatta scorrere, una volta issata a bordo, fino a una passerella sulla quale gli astronauti escono in piedi abbastanza agevolmente. Non è il lusso della scaletta aeroportuale degli Shuttle, ma non è neanche il rustico scivolo di metallo dei recuperi delle Soyuz sulla terraferma.

Video del rientro e del recupero.

Fonti:
NASA;
NASA;
SpaceflightNow,.

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SpaceX, immagini stupende della partenza notturna per la Stazione Spaziale Internazionale

SpaceX, immagini stupende della partenza notturna per la Stazione Spaziale Internazionale

Non è una scena da film di fantascienza: sono gli astronauti della missione
Crew-2 sulla passerella di lancio, il 23 aprile scorso.

 

Con colpevole ritardo posso finalmente commentare le magnifiche immagini del
volo di Megan McArthur, Shane Kimbrough, Thomas Pesquet e Akihiko Hoshide,
partiti alle 5:49 EDT locali dalla storica Rampa 39A del Kennedy Space Center,
in Florida, a bordo di una capsula Crew Dragon, la Endeavour,
che ha già volato nello spazio (con la missione Demo-2 a maggio 2020).

Anche il primo stadio del vettore, un Falcon 9, ha già volato (a
novembre 2020, per la missione Crew-1): si tratta quindi del primo volo
di un equipaggio umano a bordo di veicoli riutilizzati di SpaceX. Non è il
primo in assoluto, ovviamente, visto che anche lo Shuttle statunitense era
quasi completamente riutilizzabile, sia pure con tempi e costi molto
superiori, ma è un traguardo importante per SpaceX e per la riduzione dei
costi dei voli spaziali.

La missione, denominata Crew-2 (USCV-2), fa parte della
Expedition 65 ed è il terzo volo di un equipaggio da suolo statunitense
dopo nove anni di dipendenza dai vettori russi (l’era Shuttle si era conclusa a luglio del 2011 e il primo volo di test con equipaggio di una Crew Dragon è avvenuto il 30 maggio 2020).

Il primo stadio del Falcon è tornato a terra per essere riutilizzato
ancora, appontando sulla nave appoggio Of Course I Still Love You.
Questo è stato l’ottantesimo atterraggio con recupero di un vettore orbitale da parte di SpaceX.

La partenza notturna ha offerto immagini assolutamente spettacolari del
decollo e dello scarico dei razzi di manovra, le cui nuvole sono state
visibili da terra a occhio nudo. Non perdetevi il secondo video, quello di
NasaSpaceflight, che ho incluso qui sotto.

Gli astronauti sono arrivati ieri alla Stazione Spaziale Internazionale. Ora
ci sono due veicoli SpaceX attraccati alla Stazione e undici persone a bordo, fra astronauti e cosmonauti. Non succedeva dai tempi degli Shuttle.

Video di SpaceX del decollo di Crew-2. 0:29:00 vestizione; 1:10:00
viaggio in Tesla fino alla rampa di lancio; 1:42:00 entrata nella capsula;
4:28:00 decollo; 4:31:00 separazione del primo stadio; 4:36:30 accensione di
rientro; 4:38:00 appontaggio; 4:39:40 immagini interne della capsula in
orbita; 4:41:00 separazione della capsula dal primo stadio.

 


Video di NasaSpaceflight del decollo di Crew-2. Da 4:19:00 si
apprezzano i getti dei motori di manovra che formano nuvole arcuate nel cielo.

 

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Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio ad agosto 2022: conferenza stampa il 3/3 alle 11 italiane

Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio ad agosto 2022: conferenza stampa il 3/3 alle 11 italiane


Ultimo aggiornamento: 2021/03/03 14:35.

L’astronauta Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio ad agosto 2022
per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, dove aveva trascorso 200
giorni fra novembre 2014 e giugno 2015. L’Agenzia Spaziale Europea ha
annunciato una
conferenza stampa online
per presentare i dettagli della missione il 3 marzo alle 11 CET (10:00
GMT). 

Saranno presenti:

  • Samantha Cristoforetti, Astronauta ESA
  • Josef Aschbacher, Direttore Generale ESA
  • David Parker, Direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica ESA
  • Giorgio Saccoccia, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana

L’evento sarà disponibile in streaming presso
esawebtv.esa.int.

L’assegnazione a una seconda missione risale a
novembre 2019, ma mancano i dettagli. Per ora si sa con ragionevole certezza che il
veicolo che la riporterà nello spazio sarà più confortevole dell’angusta Soyuz
del suo primo viaggio: dovrebbe trattarsi della capsula Dragon di
SpaceX, lanciata da un vettore Falcon 9 per la missione Crew Dragon 4
USCV-5, quindi con partenza dagli Stati Uniti, dalla storica Rampa 39A del Kennedy Space Center dalla quale partirono gli astronauti che camminarono sulla Luna.

Secondo ShuttleAlmanac, solitamente molto attendibile nelle sue previsioni
ragionate, la missione dovrebbe durare sei mesi e i suoi compagni di viaggio
dovrebbero essere gli statunitensi Kjell Lindgren e Bob Hines e forse un cosmonauta russo. Non è noto, al momento, se la missione ha già in programma per Samantha Cristoforetti un’EVA (“passeggiata spaziale”).

2021/03/03 14:35

La conferenza stampa ha comunicato pochi dettagli concreti. Non è ancora deciso se Samantha Cristoforetti volerà con una Crew Dragon o con una Boeing Starliner, ma di certo non con una Soyuz. La data esatta di partenza è ancora da definire: le mie fonti parlano di agosto 2022, ma ASI oggi parla di “primavera del 2022”. La destinazione è la Stazione Spaziale Internazionale. Uno degli esperimenti che svolgerà a bordo riguarderà una stampante 3D per metalli. La durata della missione non è ancora stata definita, ma è stato dichiarato che è probabile che sia di circa sei mesi. Il nome e il logo della missione non sono ancora stati decisi ma verranno annunciati a breve. Speriamo che il nome non sia “Cristofoready”, come ha titolato scherzosamente l’ESA in un comunicato stampa e nel video qui sotto.

Per il lungo termine, David Parker, direttore ESA per l’esplorazione
umana e robotica, ha detto che tre astronauti europei voleranno verso la stazione orbitale lunare (la Gateway) entro
questo decennio. 

Qui sotto potete rivedere la conferenza stampa.

 

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