Poco fa ho postato questo tweet e mi sono arrivate alcune richieste di sapere i nomi dei siti che ho usato per ricevere gli streaming in diretta della Stazione Spaziale Internazionale:
Ho convertito un vecchio Mac in una stazione di monitoraggio della Stazione Spaziale. Se avete un vecchio tablet, è un buon modo per riutilizzarlo pic.twitter.com/v2MTUIprHO
Ho attivato la scomparsa del Dock (il computer è un Mac), messo uno sfondo completamente nero e attivato il tema Dark di Firefox (sotto Add-ons). Il gatto è optional.
2017/12/30 22:20. Dai commenti segnalo una pagina HTML che fornisce in un sol colpo tutti e tre i siti citati: www.mad-design.net/iss_monitor.html. Grazie a Il Lupo della Luna per averla creata e segnalata.
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SpaceShuttleAlmanac ha postato stamattina questo tweet che finalmente indica l’esatta ubicazione del foro anomalo trovato dagli astronauti a bordo della Soyuz MS-09 attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale (come ho raccontato qui):
FYI anyone curious as to where the leak was wishing the Soyuz orbital module – you can see the final image with the patch repair. pic.twitter.com/vpMHXhZjk4
Se ho ben capito, il serbatoio cilindrico che si intravede in alto, quello con quattro sporgenze, fa parte della toilette di bordo, stando a queste info. Per comodità di consultazione riporto qui sotto le immagini separatamente:
Intanto Space Safety Magazine scrive che il direttore di Roscosmos, Dmitry Rogozin, non esclude che il foro sia stato trapanato in orbita, quindi da una delle persone a bordo. Gli ha fatto eco l’ex cosmonauta Maxi Surayev, che avrebbe detto a una radio di Mosca che “forse qualcuno a bordo è molto stanco e vuole tornare”, aggiungendo che ci sono punte di trapano a bordo e che le telecamere non coprono costantemente tutta la Stazione.
Il comandante della Stazione, Drew Feustel, ha dichiarato alla rete televisiva ABC che l’equipaggio non c’entra: “Posso dire inequivocabilmente che l’equipaggio non ha avuto nulla a che fare con questo [foro] in orbita, senza alcun dubbio, e credo che sia un peccato e sia piuttosto imbarazzante che chiunque perda tempo a parlare qualche coinvolgimento dell’equipaggio… L’unica cosa che l’equipaggio ha fatto è stato reagire adeguatamente, seguire le nostre procedure d’emergenza, infine localizzare quella perdita e tappare il foro”.
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Ho già segnalato in passato che esistono due canali Ustream per seguire in streaming in tempo reale quello che avviene a bordo della Stazione Spaziale tramite browser:
Il numero corrispondente al canale si scopre andando al link normale (quello contenente il nome), cliccando sull’icona di condivisione (in basso a destra) e scegliendo di copiare il link.
Avendo il numero del canale, è possibile immetterlo in un altro URL, che ho scoperto qui e che permette di vedere lo streaming tramite VLC:
In VLC, si sceglie Media, Open Network Stream, Network e si immette il link in Please enter a network URL.
Usare VLC ha un grosso vantaggio: permette di correggere le proporzioni sbagliate dell’immagine del canale Live_ISS_Stream. Questo è il suo aspetto normale in un browser:
E questo è il suo aspetto in VLC dopo aver scelto l’opzione Video – Aspect Ratio – 16:9, che visualizza l’immagine con le proporzioni giuste.
La correttezza delle proporzioni si nota bene guardando il telaio del portello, che è quadrato, come si vede in questa foto:
Kate Rubins e Jeff Williams a bordo della ISS nel 2016.
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La falla nel modulo orbitale di una delle navicelle russe Soyuz attualmente attraccate alla Stazione Spaziale Internazionale, che ho raccontato qui e qui nei giorni scorsi, non è stata prodotta da un impatto dall’esterno ma è un foro di trapano, fatto non si sa da chi.
L’agenzia di notizie russa TASS ha pubblicato il 3 settembre scorso un articolo in cui cita in proposito Dmitry Rogozin, CEO dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, che ha dichiarato che la “frattura” nella Soyuz è stata causata da un “errore tecnologico”.
Rogozin ha aggiunto: “Stiamo considerando tutte le teorie. Quella riguardante un impatto meteorico è stata scartata perché lo scafo del veicolo spaziale è stato chiaramente colpito dall’interno. Tuttavia è troppo presto per dire con certezza cosa è succcesso. Ma sembra opera di una mano instabile… è un errore tecnologico di uno specialista. È stato fatto da mano umana — ci sono tracce di un trapano che scivola sulla superficie. Non respingiamo nessuna teoria. È questione d’onore per la società Energia trovare l’individuo responsabile, scoprire se si è trattato di un difetto accidentale o di un danno intenzionale e scoprire dove è stato prodotto — sulla Terra o nello spazio. Ora è essenziale vedere la ragione, conoscere il nome dell’individuo responsable. E lo scopriremo, senza dubbio.”
Altre notizie sull’argomento sono su Ria.ru e Topwar.ru (in russo). Secondo SpaceflightNow, che cita RIA Novosti che cita una fonte anonima, la persona responsabile del danno sarebbe già stata identificata.
Secondo Ars Technica, che cita Gazeta.ru, non sarebbe la prima volta che incidenti di questo genere avvengono presso Energia, la società russa che costruisce le Soyuz. Un ex ispettore dell’azienda dice di aver trovato un foro passante nello scafo di un modulo di rientro, che non era stato segnalato a nessuno ma semplicemente tappato con del materiale epossidico. Il foro fu trovato dopo il rientro sulla Terra; il tecnico che aveva fatto la riparazione fu licenziato.
La riparazione della falla effettuata inizialmente dai cosmonauti sembra tenere egregiamente, anche se secondo il rapporto quotidiano della NASA del 31 agosto erano state svolte attività supplementari per sigillare un piccolo percorso di perdita residuo.
La NASA si è limitata a dichiarare che darà supporto alla commissione d’indagine russa, che prevede di terminare i propri lavori a metà settembre, secondo The Verge.
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Ieri è stata turata una piccola falla in uno dei veicoli Soyuz attraccati alla Stazione Spaziale Internazionale, la Soyuz MS-09, arrivata l’8 giugno scorso, come ho raccontato qui. Il problema non era critico ed è stato risolto, ma è nato un piccolo mistero a proposito delle foto della falla.
Le foto, infatti, sono state pubblicate inizialmente in un video della serie Space to Ground incluso in questo tweet. Le immagini erano a 1:18 dall’inizio. Ma il tweet è stato rimosso pochi minuti dopo e il video è stato eliminato (anche da Youtube) e poi ripubblicato senza le foto. Questa è la versione attuale:
The BEST experiment is studying how life adapts in space and has the potential to be a game changer. Meanwhile, pressure is holding steady on the station after the crew patched up a small hole on a Soyuz spaceship. #SpaceToGroundpic.twitter.com/uCNSwlkyuW
Le foto rimosse sono tuttora visibili grazie a @NASASpaceflightqui e qui e grazie a @NicosPanoptikum. Le includo qui sotto alla massima risoluzione disponibile.
La forma estremamente regolare del foro può sorprendere, ma gli impatti ad altissima velocità producono comportamenti molto insoliti del metallo, per cui la forma in sé non indica nulla. Tuttavia è interessante notare quelli che sembrano essere graffi nella verniciatura, che in effetti somigliano molto allo scivolamento della punta di un trapano. Inoltre non sembra esserci un foro analogo nella copertura flessibile che è stata scostata per raggiungere il foro. In condizioni normali, ci si aspetterebbe che un oggetto impattante che trapassa il metallo ad altissima velocità dall’esterno lasci un foro anche nella copertura, ma nello spazio non bisogna mai dare nulla per scontato e non bisogna lasciarsi prendere dalla fantasia.
Resta anche un altro dubbio tecnicamente interessante: se si tratta di un foro di entrata e non c’è un foro di uscita, il detrito che presumibilmente ha causato il foro è ancora a bordo, o si è disintegrato all’impatto?
Viceversa, se si trattasse ipoteticamente di un foro di trapano o comunque praticato artificialmente durante la fabbricazione della Soyuz per dolo o errore, come mai la perdita prima non c’era?
Una possibilità, che per ora è puramente una mia congettura, è che il foro sia effettivamente artificiale ma non passante attraverso entrambi gli strati della doppia parete del veicolo (mostrata nel grafico più sotto) e che un successivo impatto di micrometeoroide o detrito abbia perforato in qualche punto lo strato esterno, creando quindi uno sfiato verso il vuoto dello spazio. Se così fosse, il foro potrebbe essere stato prodotto a terra e rimasto inosservato e silente per i due mesi trascorsi in orbita da questa Soyuz.
Non è il caso di farsi prendere dal complottismo, ma di certo non è chiaro perché le foto siano state rimosse e non ci sono dichiarazioni NASA o Roscosmos sulla questione.
Se ci saranno novità, le pubblicherò qui.
2018/08/31 23:30 – Occhio all’immagine equivoca; che si fa se la Soyuz è inservibile?
Si sta diffondendo un equivoco su un’immagine che molti stanno scambiando per una fotografia più ravvicinata del foro:
L’astronauta canadese Chris Hadfield, che ha postato la foto nel parlare della risoluzione della falla a bordo della ISS, non ha precisato che si tratta di un’immagine di repertorio, specificamente di un foro da impatto formatosi nella sonda SolarMax, che volò fra il 1980 e il 1989. La foto originale della NASA è qui.
NasaSpaceflight esplora gli scenari nel caso (per ora remotissimo) di una falla che rendesse inutilizzabile una delle due Soyuz attraccate alla Stazione.
Il primo scenario è lanciare da Terra una Soyuz senza equipaggio, come già accaduto ai russi con la stazione Salyut nel 1979: la Soyuz-33 aveva avuto un guasto al motore e quindi fu sostituita con una nuova Soyuz. Al momento ci sono almeno due Soyuz in corso di allestimento.
Il secondo scenario è far salire le tre prossime Soyuz con due soli membri d’equipaggio dei soliti tre, in modo da avere spazio per un cosmonauta in più ciascuna al ritorno, come pianificato per l’ultimo volo dello Shuttle in caso di problemi al veicolo.
Il terzo scenario, decisamente estremo al momento, è usare la prima missione con equipaggio di SpaceX, prevista per aprile 2019, per riportare sulla Terra due cosmonauti.
2018/09/03 1:10 – Le registrazioni dei giorni scorsi; bollettini NASA e Roscosmos; analisi di esperti
Chi volesse riascoltare l’audio dei giorni scorsi delle comunicazioni pubbliche dalla Stazione Spaziale Internazionale può farlo temporaneamente qui su Ustream (i file vengono messi offline dopo qualche tempo, per cui se li volete conservare, trovate la maniera di scaricarli).
Non è facile capire gli orari ai quali si riferiscono: le indicazioni sono molto sommarie. Forse si può trovare una correlazione precisa guardando i periodi di luce/ombra e la geografia dei luoghi sorvolati e confrontandoli con i tracciati orbitali (ground track) dei giorni in questione.
Questo è l’elenco dei file probabilmente pertinenti (scusatemi la prosa zoppicante, ma ci sto lavorando ascoltandoli man mano mentre lavoro ad altro; se qualcuno trova qualcosa negli altri file, me lo dica nei commenti e lo aggiungerò qui):
http://www.ustream.tv/recorded/116828516 (“Wednesday at 4:02”, durata 2 ore): nulla di rilevante. Attività diurne dell’equipaggio. Drew (Feustel), non inquadrato, dialoga con il controllo missione. Le comunicazioni russe vengono tradotte in inglese. Viene inquadrato Alexander Gerst mentre lavora (non alla falla) nella sezione USA/internazionale della ISS.
http://www.ustream.tv/recorded/116830884 (“Wednesday at 6:02”, durata 2 ore): dialoghi normali (Feustel che fa manutenzione). 18:00 video dell’interno, che mostra Gerst al lavoro fino a 28:30 circa. Audio riprende a 37:00 circa; video buio (mostra esterno). Comunicazioni con Gerst e Feustel. 1:05 Sorge il Sole. 1:10 Russi discutono di un filtro intasato. 1:48 niente video fino alla fine.
http://www.ustream.tv/recorded/116844161 (“Thursday at 5:06”): da ascoltare. http://www.ustream.tv/recorded/116846537 (“Thursday at 8:06”): da ascoltare. http://www.ustream.tv/recorded/116848575 (“Thursday at 11:06”, durata 3 ore): 0:00 immagini esterno ”giorno”. Conversazioni in russo tradotto; a 6:30 parlano di chiudere portelli e controllare pressioni. 9:30 niente video. Russi parlano di comunicazione fra modulo MRM (Poisk) e Soyuz. 11:20 Torna video dell’esterno e si sposta a inquadrare la Soyuz MS-09.
14:30 Russi dicono che la pressione nella Soyuz sta scendendo. Voce di Feustel chiama Serena Aunon per discutere insieme. Canale russo: tutti e tre (chi?) sono nel modulo di discesa, pronti a svolgere controllo perdite del modulo di discesa. Discutono di pressioni. Pressione stabile nel modulo di discesa. 24:00 Tramonto. 28:40 Uno dei russi è nel modulo orbitale; altri sono nel modulo di discesa. 31:00 Controllo missione russo chiede di cercare se c’è qualcosa di insolito o sospetto. Si parla del rilevatore ultrasonico di perdite. Russi annunciano che iniziano la ricerca della perdita.
37.10 Alex ha notato qualcosa vicino al portello; poi i russi descrivono di aver trovato un foro di circa 2 mm e Alex l’ha chiuso con un dito. 39:30 Controllo Missione chiede se posso coprirlo. Cercano qualcosa per tapparlo. 40:10 CM chiede di fare foto prima e dopo averlo chiuso. In inglese si sente “clean hole” (foro pulito); dal CM USA “Tres is 4 days” (tempo prima che la Stazione raggiunga la pressione minima di abitabilità, ossia 490 mmHg; informazioni dettagliatissime qui, con immagini dei kit di rilevamento e riparazione). 42:00 Ipotizzano un secondo foro correlato al primo. 46.25 Russi parlano di una crepa (“crack”) e cercano il secondo foro correlato.
50:15 Astronauti informano il CM e descrivono in dettaglio in inglese la situazione e chiedono consigli. Stanno inviando foto. 54:20 Russi dicono che sembra proprio che qualcuno ci abbia messo la punta di un trapano e abbia trapanato un foro passante (il traduttore usa proprio “drill bit”). 56:30 Altra lunga descrizione in inglese di Alexander Gerst: anche qui gli astronauti parlano di “drill hole” e di “air sucked out into the outer layer”. È stato messo del kapton. 1:01:00. Alba in video. Russi dicono di aver tappato ma c’è ancora sibilo.
1:04:00 Russi: foro nella tela non corrisponde, come posizione, al foro nel metallo; tela non era già piegata (l‘ha piegata qualcuno, forse Alex, per raggiungere il foro. CM russo manda istruzioni per recuperare il kit di riparazione. 1:11:00 Russi dicono che il foro non è passante e sembra un punto di uscita, non un punto di entrata. 1:12:00 Russi dicono che guardando in fondo al foro si vede del metallo, come se non fosse passante. 1:13:00 Di nuovo i russi paragonano il foro a quello che farebbe un trapano. Il rivelatore indica che la perdita continua. Cosmonauti dicono che sembra un foro prodotto da qualcosa all’interno della stazione, non da fuori.
1:18:00 Gerst riferisce dettagliatamente al Controllo Missione USA, che dice che Tres è ora 18 giorni e non ha ancora ricevuto le foto trasmesse. 1:21:00 Russi dicono che il suono ultrasonico proviene dal foro. Houston dice con tono leggermente concitato quello che suona come “Station, Houston on two, for suppress caution”. Si parla di prendere binocoli nella Cupola. Lunga conversazione inudibile. 1:24:00 Di nuovo “Station, Houston on two, for suppress caution”. Il Controllo Missione USA avverte che ci saranno tre allarmi di pressione nel settore USA/internazionale della Stazione e che andranno ignorati. I russi annunciano che stanno aprendo il kit di riparazione.1:29:20 Un astronauta (non Feustel) chiama Houston e dice di essere andato “su” (in Cupola?) con Sergey e Drew a fare un’ispezione esterna e alcune fotografie dell’esterno della Soyuz e di non aver notato nulla di evidente. Audio bassissimo e incomprensibile. Lunga pausa di silenzio. 1:49:00 Perdita di segnale video.
1:52:00 Torna il segnale video e riprendono le comunicazioni audio. Houston dice che stanno guardando le foto. Tramonto. Lungo silenzio fino a 2:15:00, quando riprendono brevemente le comunicazioni russe per discutere del kit di riparazione. Silenzio di nuovo fino a 2:26:00, con una chiamata da Houston, che nota che da 50 minuti la pressione è stabile e chiede se sono stati fatti altri interventi di sigillatura; l’astronauta dice di no. Poi i russi, con istruzioni su come procedere per la riparazione, togliendo la vernice intorno al foro. 2:33:00 Alba.Lungo silenzio fino a 2:42:00, con discussione dettagliata russa del kit di riparazione fino a 2:45:00. 2:50:00 Russi discutono ancora del kit e della procedura da adottare; a 2:52:00 parlano esplicitamente (forse solo per capirsi) di “segni prodotti dalla punta di trapano” che vanno anch’essi coperti dalla riparazione. 2:57:55 Audio inglese incomprensibile. 2:58:24 Sergei parla con il controllo missione russo; si nota che c’è ancora una perdita. Sergei dubita dell’efficacia della procedura proposta, ma il controllo missione gli dice di procedere comunque. La discussione prosegue fino a fine file.
http://www.ustream.tv/recorded/116851039 (“Thursday at 2:06”; durata 3 ore): 0:00 Giorno. Prosegue la discussione russa della procedura di riparazione della falla. C’è un certo disaccordo fra i russi a terra e quelli sulla ISS. 6:00 Silenzio fino a 14.00. Breve scambio russo. 15:32 Interruzione del video; audio russo prosegue. 16:40 Riprende il video (immagini esterne della Soyuz). Discussione della forma della zona da rattoppare. Cosmonauti dicono che a loro sembra che il foro sia iniziato dall’interno e che non credono che sia un foro passante diretto. 24:30 Mosca chiede se il telo era già scostato quando hanno scoperto il foro. 27:35. Tramonto. Interruzione video. 28:49 Risposta dell’equipaggio: il telo era già scostato e il foro era visibile. Nel telo c’era un foro che coincideva con quello nella parete e il foro era coperto da una sorta di pezza bianca simile a Velcro. Si parla di tre strati di metallo e di tracce di colla che non hanno spiegazione. Usano un endoscopio per esaminare il foro. 37:34 Silenzio fino a 52:38. Russi fanno resoconto: dicono che c’è un contatto fra lo scafo interno e quello esterno, ma non metallo su metallo, c’è dell’altro materiale. Mosca chiede di infilare con cautela uno stuzzicadenti o simile nel foro per vedere quanto è profondo. Pausa.
59:04 I russi avvisano Mosca che hanno inviato foto e video del foro. 1:00:00 Discussione da parte americana con Houston su come tappare il foro. Houston chiede agli astronauti di discuterne con i cosmonauti per far arrivare a Mosca la loro contrarietà a rattoppi troppo frettolosi. Tramonto. Houston propone di usare tappi di gomma. Anche qui si parla di materiale colloso imprecisato fra lo scafo interno e quello esterno. Si dice che le immagini dell’endoscopio mostrano l’interno del foro. 1:11:10 Un cosmonauta dice che è mattina. Silenzio. Alba.
1:18:20. Conversazione USA. Interruzione video e audio. 1:20:00 Audio e video riprendono. Discussione su come improvvisare una sigillatura alternativa rispetto a quella russa. Lungo silenzio.
1:26:00 Gli astronauti chiedono se ci sono schemi tecnici e sezioni della Soyuz. Dicono di aver discusso a bordo per cercare di rallentare la foga di riparare subito senza aver riflettuto bene. Houston dice che i sensori continuano a rilevare un calo di pressione. Lungo silenzio.
1:34:00 Russi parlano con Mosca di aumentare la pressione di bordo usando la Progress. 1:37:00 Breve dialogo USA. Lungo silenzio.
1:46:50 Dialogo con Houston per segnalare malfunzionamento delle cuffie di uno dei rivelatori di falle. 1:48:20 Breve interruzione video. 1:53:40 Dialoghi russi riferiscono valori di pressione. 1:55 Interruzione video. Lungo silenzio.
2:08:20 Houston e Feustel discutono di un PMC (?) e poi passano in privato. Richiesta di alzare la temperatura nel settore americano. 2:16:00 Breve dialogo con Mosca. Lungo silenzio. 2:26:00 Breve dialogo russo su come sigillare il foro. Lungo silenzio. 2:36:50. Breve dialogo russo su ripressurizzazione. Houston discute ipotesi di altri metodi di riparazione e dice che sta ancora discutendo con Mosca sul da farsi. Dalla ISS, uno degli astronauti descrive la soluzione russa come “molto primitiva”. 2:43:50. Breve interruzione video. 2:47:00. Mosca ordina ai cosmonauti di procedere con la riparazione. Houston dice di avere una telecamera che sta monitorando la situazione e un astronauta chiede a Houston se non sia il caso di fare un test a terra prima di procedere, “perché se sbagliamo, questo veicolo se ne torna a casa”.
2:56:50. Cosmonauti russi avvisano Mosca che il comandante è perplesso sul metodo. Mosca dice di procedere lo stesso e se non funziona ascolteranno i consigli degli altri. Ordina di procedere. Fine file. http://www.ustream.tv/recorded/116854009 (“Thursday at 5:06”): da ascoltare. http://www.ustream.tv/recorded/116856835 (“Thursday at 8:06”): da ascoltare.
Intanto l’astronauta Umberto Guidoni ha riassunto la situazione in un articolo per Agi.it, RussianSpaceWeb ne ha scritto qui in inglese, Roscosmos ha messo online un laconico bollettino (solo in russo; se qualcuno lo sa tradurre, me lo dica) e la NASA ha pubblicato un aggiornamento informativo del 30 agosto che descrive i metodi usati per localizzare la falla e ne identifica l’ubicazione precisa (le evidenziazioni sono mie):
Last night, the ISS cabin pressure started dropping at the rate of one mmHg/hr. This morning the crew performed leak isolation steps via a series of hatch closures and determined the leak was in the Soyuz 55S habitation module [БО]; a pressure check of the 55S descent module was nominal. Further investigation with the Ultrasonic Leak Detector (ULD) revealed a 2 mm hole behind a panel in the Soyuz Toilet [ACY]. After completing a 10mm repress using 70P Progress, the Russian crew installed of a patch over the hole and ISS stack pressure appears to have stabilized. Ground teams continue to monitor and have started another repress, using Progress resources, to bring ISS atmosphere back to nominal levels.
In traduzione:
Ieri notte la pressione in cabina della ISS ha iniziato a calare al ritmo di un mm di mercurio l’ora. Stamattina l’equipaggio ha effettuato dei passi per isolare la perdita mediante una serie di chiusure di portelli, e ha determinato che la perdita era nel modulo abitativo [БО] della Soyuz 55S; una verifica di pressione del modulo di discesa della 55S è risultata nominale. Un’ulteriore indagine con l’Ultrasonic Leak Detector (ULD) [rilevatore ultrasonico di perdite] ha rivelato un foro di 2 mm dietro un pannello nella toilette russa [ACY]. Dopo aver completato una ripressurizzazione di 10 mm usando la Progress 70P, l’equipaggio russo ha installato [c’è un “of” di troppo nell’originale] un rattoppo a copertura del foro e la pressione del complesso ISS sembra essersi stabilizzata. I team sulla Terra continuano a monitorare e hanno iniziato una nuova ripressurizzazione usando le risorse della Progress per riportare l’atmosfera della ISS a livelli nominali.
Pgc ha inoltre reperito questa sezione della parete del modulo orbitale Soyuz:
La parte superiore è quella rivolta verso lo spazio. In sintesi, la parete è composta da un doppio strato di alluminio che racchiude un’intercapedine: lo strato interno è pressurizzato, mentre quello esterno no. L’intercapedine e gli strati di rivestimento esterni servono per il controllo della temperatura e per assorbire almeno parzialmente gli impatti di micrometeoroidi o piccoli detriti artificiali. ll rivestimento è in grado di proteggere il modulo orbitale della Soyuz da particelle fino a circa 1 mm di diametro che impattassero ad angoli di 30° e a velocità fino a 14 km/s, come mostrato da questo grafico, reperito sempre da pgc.
Non è ancora chiaro in quale punto del modulo orbitale si trovi il foro: secondo DutchSpace, si troverebbe dietro il gabinetto, ma non ho trovato conferme.
So, the story of the #ISS leak…. it is NOT in one of the ISS modules but in the attached Soyuz, in the Bytovoi otsek (BO) or habitation/orbital module, and apparently behind the toilet… the patch seems to be holding for now but being monitored… pic.twitter.com/gL0yNbnqrN
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Intorno alle 7 EDT di mercoledì scorso (1:00 ora italiana di giovedì 30) i centri di controllo di Houston e Mosca che sorvegliano e gestiscono la Stazione Spaziale Internazionale hanno rilevato un piccolo calo di pressione a bordo.
Il fenomeno era talmente modesto (0,8 millibar/ora) che i controllori non hanno interrotto il sonno dell’equipaggio, che è stato svegliato all’ora consueta e informato della situazione e delle procedure per localizzare la falla.
A bordo della Stazione ci sono sei persone: Drew Feustel (comandante), Ricky Arnold, Serena Auñón-Chancellor, Alexander Gerst, Oleg Artemyev e Sergey Prokopyev.
Secondo i resocontipubblici della NASA, l’equipaggio ha localizzato la falla nella parte russa della Stazione. Si tratta di un foro di circa due millimetri di diametro nel modulo orbitale della Soyuz MS-09 (la parte cerchiata nell’immagine qui sopra), che è collegato al modulo Rassvet della sezione russa della Stazione. La Soyuz MS-09 è uno dei veicoli usati dall’equipaggio della Stazione per tornare sulla Terra, ma il modulo orbitale non è essenziale, perché viene abbandonato durante la prima fase del rientro.
La fuoriuscita d’aria è stata rallentata applicando temporaneamente del nastro di Kapton sulla falla, intanto che viene decisa una procedura di riparazione a lungo termine, e un’ora fa risultava azzerata. Sembra esserci un insolito disaccordo fra Mosca e Houston su come procedere: per ora prevale la linea russa di usare del sigillante per chiudere la falla, senza effettuare test preliminari.
Un eventuale peggioramento della falla potrebbe comportare il rientro anticipato di parte dell’equipaggio, ma sembra che la situazione sia perfettamente sotto controllo.
Eventi come questo sono molto rari (l’unico che mi viene in mente è quello avvenuto in seguito alla collisione fra il cargo Progress e la stazione russa Mir nel 1997) e sono di solito dovuti a una collisione con un micrometeoroide o con un piccolo frammento di un altro veicolo spaziale. La flemma con la quale è stata gestita questa perdita smonta il mito, tipico della fantascienza, secondo il quale un forellino del genere produrrebbe una depressurizzazione catastrofica in pochi secondi.
20:00. La falla è stata sigillata e la pressione è ora stabile, secondo Spaceflightnow. C’è una registrazione della discussione sul da farsi, trasmessa sul canale radio pubblico.
2018/08/31 9:40. La NASA ha pubblicato un bollettino che contiene questa illustrazione digitale della Stazione Spaziale Internazionale nella sua configurazione attuale. Il veicolo nel quale è stata rilevata la falla è la Soyuz MS-09 in basso al centro; c’è una seconda Soyuz, la MS-08, più in alto a destra; BEAM è il modulo gonfiabile della Stazione e la Progress 70 è un veicolo cargo russo.
Secondo il bollettino, la pressione a bordo è ora stabile. Il comandante della Soyuz, Sergey Prokopyev, ha usato della resina epossidica applicata a una garza per tappare il foro e poi è stata usata parte della riserva di ossigeno della Progress per riportare la pressione di bordo al valore standard.
L’ente spaziale russo Roscosmos ha attivato una commissione per analizzare ulteriormente la falla e determinarne la possibile causa. L’equipaggio prevede di tornare al lavoro normale in giornata.
C’è un ottimo articolo tecnico della NASA sulle perdite d’atmosfera qui (grazie pgc per la segnalazione). Contiene dati interessanti, aggiornati al 2011, sulle tecniche di gestione delle perdite nominali dei vari componenti e segnala che il volume interno pressurizzato della ISS è 899 metri cubi, comprese le Soyuz e Progress.
Fonti aggiuntive: Nasaspaceflight.com, Spaceflightnow. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.
Wired.it segnala (purtroppo regalandogli clic) l’ennesimo video ufologico che asserisce di documentare la presenza di un UFO vicino alla Stazione Spaziale Internazionale in una delle riprese delle telecamere esterne, diffuse in streaming.
Il video mostra (da 0:57 in poi) solo delle macchie luminose indistinte che lampeggiano. Ma questo sarebbe sufficiente, stando allo “scopritore” di questo fenomeno, tale kingwilly200, per dichiarare che si tratta di “un’astronave aliena di quasi un chilometro di larghezza”.
Come faccia kingwilly200 a determinare le dimensioni di un oggetto senza aver alcun riferimento o parallasse non è chiaro. Come faccia poi a sapere che l’oggetto è sicuramente un’astronave, e per di più aliena, è ancora meno chiaro.
L’unica cosa chiara è che si tratta di uno dei tanti, troppi ufologi la cui fantasia galoppa a senso unico: qualunque bagliore è per forza un’astronave aliena. Questo modo insensato di ragionare è una piaga per tutta l’ufologia. È come dire “ho sentito un rumore di zoccoli, sarà sicuramente un unicorno”. L’idea che possa essere un cavallo, un asino o una zebra, per esempio, non sfiora nemmeno questi diversamente pensanti.
In questo caso basta ragionare un attimo. La parte della Stazione che si vede è uno dei suoi bracci robotici esterni, che ruota lentamente su se stesso. I bagliori che costituirebbero l’“astronave aliena” sono sincronizzati con i riflessi del sole sull’oggetto scatolare visibile in basso a sinistra: man mano che l’oggetto scatolare ruota insieme al braccio e l’angolazione del sole cambia per via del moto orbitale della Stazione, anche i bagliori ufologici si spostano e cambiano.
L’UFO è semplicemente una serie di riflessi interni dell’obiettivo della telecamera: è un fenomeno frequentissimo nelle foto ufologiche scattate in presenza di sorgenti luminose puntiformi, come per esempio i lampioni: nell’angolo diagonalmente opposto della foto compare un bagliore.
@ufoofinterest, bravo e paziente analista di immagini ufologiche, ha preparato un video che spiega più chiaramente il fenomeno:
#UFOs emerge near International Space Station #ISS and start flashing the lights? Here’s one of the articles about this #fakenews published by a British tabloid: https://t.co/cVxTATqfKo Those lights are actually reflections: in this short video you can see their source. pic.twitter.com/CqfMLe9TXr
Ancora una volta, insomma, gli ufologi si fanno prendere da entusiasmi inutili e rivelano la propria incompetenza e incapacità di ragionare e informarsi.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “andrea.cob*” e “fabio28*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2015/06/30 15:30.
Oggi pomeriggio SpaceX lancerà un razzo Falcon 9 che trasporterà una capsula cargo Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale. Anche questa volta, oltre alla missione primaria di rifornire la Stazione ci sarà anche l’esperimento di rientro controllato del primo stadio.
Si tratta dell’ottavo rifornimento della Stazione affidato a SpaceX. Il carico (circa 1900 kg) includerà, fra le altre cose, anche un adattatore di attracco universale (l’International Docking Adapter), un esperimento di coltura di verdura per l’alimentazion degli astronauti, un apparato di conteggio delle meteore e degli occhiali per realtà aumentata HoloLens di Microsoft, che verranno collaudati dagli astronauti per verificare se sono utili nel coordinare il lavoro a bordo. La descrizione dettagliata del carico è qui su Spaceflight101.com.
Anche stavolta il primo stadio proverà ad atterrare per essere recuperato; sarà il terzo tentativo del genere. L’atterraggio avverrà su una chiatta nell’oceano, per motivi di sicurezza. La chiatta, battezzata Of Course I Still Love You (nome ispirato, come quello della sua gemella Just Read the Instructions, dalla letteratura di fantascienza di Iain M. Banks), è a circa 345 km di distanza dal punto di lancio, che è a Cape Canaveral, in Florida.
Per l’occasione SpaceX ha pubblicato un articolo di approfondimento e uno spettacolare video del tentativo di rientro precedente, avvenuto ad aprile e conclusosi con un inatteso coricamento esplosivo del razzo (come il precedente a metà gennaio). Il botto finale non deve però far dimenticare i risultati raggiunti fin qui: un veicolo ipersonico rientra dallo spazio e centra una chiatta (piccolissima rispetto al razzo) in un punto preciso dell’oceano.
0:00:00 (16:21:11 ora italiana). Accensione dei nove motori Merlin del primo stadio; verifica del funzionamento e rilascio dei ganci che trattengono il razzo. Decollo e accelerazione.
0:01:10. Il Falcon raggiunge Mach 1 ed è quindi supersonico.
0:02:37. Spegnimento dei motori principali (MECO, Main Engine CutOff) a 80 km di quota e Mach 10.
0:02:41. Separazione del primo stadio dal secondo. Il primo stadio inizia una frenata per rientrare verso la chiatta d’atterraggio.
0:02:49. Accensione del secondo stadio per sette minuti.
0:03:29. Sgancio del cono protettivo della capsula Dragon. 0:09:00. Atterraggio del primo stadio sulla chiatta.
0:09:27. Spegnimento del motore del secondo stadio e inserimento in un’orbita di circa 199 per 365 km e inclinata a 51,6°.
0:10:02. Separazione della capsula Dragon dal secondo stadio.
0:12:00. Apertura dei pannelli solari.
Ce la farà stavolta il Falcon 9 ad atterrare intero? Potrete seguire il lancio e l’esperimento in diretta streaming presso NASA TV e Spacex.com/webcast e nel mio livetweet su @AttivissimoLIVE.
Aggiornamenti
Purtroppo il Falcon 9 si è disintegrato 2 minuti e 19 secondi dopo il decollo, quando era a 45 km di quota e volava a circa 4700 km/h, secondo i dati di telemetria pubblicati dal vivo e in tempo reale da SpaceX durante il lancio. Le cause sono al momento ignote. Dettagli a breve.
Qui sotto un video della disintegrazione (da 2:10 in avanti):
Un’altra angolazione (la disintegrazione avviene da 2:00 in avanti):
Importante: molti lettori hanno notato il suono che si sente a 1:11 dal decollo e l’hanno intepretato come un allarme, ma non è un allarme. Non si usano allarmi acustici nei centri di lancio: i controllori di volo non ne hanno bisogno e comunque interferirebbero con le comunicazioni in cuffia fra i controllori, che sono essenziali. Inoltre non avrebbe senso includere un allarme acustico come segnale diretto nel mix dell’audio del commento. È probabilmente un semplice disturbo di trasmissione dell’audio del commentatore.
Altrettanto importante: le “fiamme” che si notano sempre a 1:11 circa non sono fiamme: sono in realtà condensazione d’umidità atmosferica, prodotta dalla compressione dell’aria dovuta al passaggio del razzo. È un fenomeno frequente nei lanci durante l’accelerazione negli strati bassi dell’atmosfera.
Qui sotto potete vedere un dettaglio della disintegrazione al rallentatore:
Poco dopo Elon Musk ha tweetato che “Il Falcon 9 ha avuto un problema poco prima dello spegnimento del primo stadio. Forniremo maggiori informazioni non appena avremo esaminato i dati”. Brutto modo di festeggiare un compleanno.
Con questo sono ben tre i veicoli di rifornimento per la Stazione che sono andati persi negli ultimi otto mesi (Cygnus, Progress e adesso Dragon). A bordo della Stazione ci sono comunque provviste e risorse sufficienti fino a ottobre anche senza ulteriori lanci di rifornimento, che sono già in scaletta (Progress a luglio, HTV-5 ad agosto).
È decisamente presto per avere dati certi, ma è sicuramente interessante notare il distacco di un frammento molto grande, non si sa se prima o dopo l’inizio della disintegrazione. È possibile che il frammento sia l’intera capsula Dragon: ddettagli e analisi più avanti. Inoltre l’evento anomalo sembra iniziare nella parte superiore (nel secondo stadio o nella capsula Dragon), mentre il primo stadio continua a funzionare, tanto che si vede la fiamma dei suoi motori proseguire per vari secondi.
Incidenti come questo sono un promemoria potente del fatto che il volo spaziale non è mai facile: sembra facile, a volte, grazie al talento e alla metodicità di chi lavora in un settore di tecnologia estrema. C’è poco da fare: quando prendi un enorme serbatoio pieno di kerosene, lo accendi in un’esplosione controllata e gli fai trapassare l’atmosfera a velocità ipersonica, stai portando al limite le prestazioni delle persone e dei veicoli, e i margini di tolleranza sono sempre minimi. Non dimentichiamocelo mai.
17:50 circa (ora italiana). Musk ha tweetato che “C’è stato un evento di sovrapressione nel serbatoio d’ossigeno dello stadio superiore. I dati indicano una causa controintuitiva” e che“Questo è tutto quello che possiamo dire con certezza in questo momento. Avremo più cose da dire dopo un’esauriente analisi dell’albero dei malfunzionamenti”. Tra poco ci dovrebbe essere una conferenza stampa.
Intanto i radar meteo vedono la nube di detriti che lentamente ricadono nell’oceano (anche qui). Non c’è nessun pericolo per la popolazione: è per questi che i lanci avvengono in Florida sulla costa e in direzione dell’oceano. La zona d’oceano di possibile ricaduta era stata evacuata preventivamente da qualunque imbarcazione, come al solito, proprio per gestire questo tipo di eventualità.
20:00 circa. Nella conferenza stampa tenuta presso la NASA alcune ore dopo l’incidente è emerso che la capsula Dragon ha continuato a trasmettere, e a farlo inviando dati normali, dopo la disintegrazione del veicolo e quindi non sembra essere stata la causa dell’anomalia. Il comportamento del primo stadio è stato nominale. Il carico, per quel che si sa, è completamente perduto, compresa una tuta spaziale sostitutiva. È stato ribadito che non ci sono problemi o restrizioni per l’equipaggio della Stazione, che ha provviste in abbondanza per alcuni mesi, e che il 3 luglio è già in programma un altro lancio di rifornimento con un veicolo russo Progress. L’indagine verrà condotta da SpaceX sotto la supervisione della FAA e si presume che richiederà alcuni mesi. Tutti i lanci di SpaceX sono sospesi fino al completamento delle indagini. Non risulta che sia stato azionato il sistema di distruzione d’emergenza: il veicolo si sarebbe disintegrato spontaneamente.
21:30. Analizzando i video che sono stati pubblicati finora, l’evoluzione dell’anomalia sembra per ora essere questa (si tratta, sottolineo, di una mia congettura): in cima al razzo si nota inizialmente uno sbuffo bianco irregolare, che non è la tipica condensazione conica dovuta al volo transonico che si vede di solito, perché a questo punto il veicolo è già supersonico. Potrebbe essere un rilascio non programmato dell’ossigeno liquido contenuto nel secondo stadio.
Dettaglio ingrandito.
Poi lo sbuffo diventa una nube bianca più ampia, che avviluppa il primo stadio mentre i motori del primo stadio sembrano funzionare ancora normalmente. Si notano alcuni frammenti che si staccano dal veicolo e si allontanano rapidamente, ma la nube bianca non aumenta ulteriormente di dimensioni, come se l’ossigeno liquido venisse rilasciato progressivamente invece che in un sol colpo. La nube continua a essere interamente bianca; solo dopo alcuni fotogrammi si nota una fiammata diffusa nella parte frontale della nube.
La fiammata prosegue, mentre i motori del primo stadio continuano a funzionare e il veicolo rimane in assetto e traiettoria stabile. Si staccano altri frammenti. Poi si stacca un frammento che in alcuni fotogrammi sembra avere una sagoma triangolare o trapezoidale e in altri sembra averne una sagoma circolare (ma bisogna fare attenzione agli artefatti di compressione). Queste forme sarebbero compatibili con quelle della capsula Dragon, ma per ora (ripeto) è puramente una mia congettura (che vedo però condivisa da altri in Rete). Potete notare questo frammento nelle tre immagini qui sotto, quasi al centro della nube bianca.
La nube bianca si dirada e si nota a un certo punto che la struttura cilindrica del Falcon è ancora intera e sulla sua estremità anteriore, su un lato, c’è un bagliore, forse una fiamma:
Dettaglio ingrandito.
Soltanto dopo altri fotogrammi la nube bianca si trasforma bruscamente in una palla di fuoco e si espande molto rapidamente, come se ci fosse stata un’esplosione: non si sa, per ora, se è stata una disintegrazione spontanea o se è stato azionato il comando via radio di distruzione del veicolo (aggiornamento: ora si sa che è stato azionato, vedi sotto).
I motori del primo stadio continuano a funzionare ancora per altri fotogrammi, ma poi cedono caoticamente e il veicolo si disintegra in una pioggia di frammenti.
2015/06/29 10:15. Elon Musk ha tweetato poco fa che “la causa è ancora ignota dopo molte migliaia di ore-tecnico di riesame. Ora stiamo facendo l’analisi dei dati con un editor esadecimale per recuperare i millisecondi finali”.
2015/06/30 (mattina). Il fotografo Walter Scriptunas ha pubblicato delle magnifiche fotografie del decollo. Alcuni scatti mostrano la frammentazione del Falcon ma non gettano nuova luce sulla sua dinamica o sull’ipotesi di distacco della capsula Dragon.
2015/06/30 15:30. L’aviazione militare degli Stati Uniti ha dichiarato di aver inviato un comando di autodistruzione al Falcon 9, come è prassi in questi casi, per garantire la sicurezza (grazie ad @aborgnino per la segnalazione).
In occasione della partenza dell’astronauta Paolo Nespoli per la Stazione Spaziale Internazionale, prevista per le 17:41 di oggi con arrivo alle 23:15 (diretta su RaiNews24 e streaming su NASA TV), segnalo alcuni siti utili per avvistare la Stazione a occhio nudo (non occorre un telescopio) e per seguire Paolo nella sua missione.
Se invece volete vedere il mondo dalla Stazione in tempo reale in HD, come lo vedono gli astronauti, allora andate a Ustream sul canale ISS HD Earth Viewing Experiment. Ci sono anche le webcam di bordo, non sempre attive, presso il canale UstreamLive ISS Stream. Ustream è disponibile anche come app Android e iOS.
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In questi giorni la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si trova a passare sopra l’Italia di sera ed è quindi ben osservabile, come avrete notato anche dalle foto che ho pubblicato in questo blog. Altri, ben più bravi di me, hanno fotografato non solo il puntino luminoso della Stazione, ma sono riusciti a fotografarne i dettagli. Qui sotto, per esempio, vedete un collage di foto scattate da @gfab1971 da Ravenna ieri:
Questa sequenza mostra che la Stazione, vista da Terra, cambia assetto continuamente, come se ruotasse su se stessa. Ma è davvero così, mi chiede @cobellia?
cobellia
@AstroPratica @disinformatico @gfab1971 negli scatti belli di ieri sera sembra che la ISS ruoti. Scusate l’ignoranza, ruota su se stessa? 09/04/15 07:24
Con il contributo di AstronomiaPratica (@astropratica) e @ksabers, questa è la risposta breve: la Stazione ruota su se stessa rispetto alle stelle fisse, ma non rispetto alla Terra, verso la quale rivolge sempre lo stesso lato. Un osservatore a Terra la vede ruotare perché la vede da un punto fisso della superficie terrestre: è lo stesso fenomeno che avviene per esempio osservando un aereo che ci sorvola e che rispetto a noi varia orientamento anche se sta in realtà volando in linea retta.
Ma come fa la ISS a rivolgere sempre lo stesso lato verso la Terra? La risposta completa è piuttosto complicata e rende bene l’idea di quanto sia complesso progettare un habitat spaziale e quale balletto raffinato sia necessario compiere per vivere nello spazio.
Procedo con ordine. La Stazione è affetta da varie forze naturali che ne influenzano continuamente l’assetto e la farebbero capitombolare caoticamente:
– il gradiente gravitazionale, ossia il fatto che le varie parti della Stazione sono a distanze differenti dalla Terra e quindi sono soggette a forze gravitazionali differenti (la Stazione è nello spazio, ma è comunque nel campo gravitazionale terrestre; per questo si parla di assenza di peso ma è scorretto parlare di assenza di gravità a bordo). La differenza è minima (la Stazione è lunga 109 metri lungo l’asse principale), ma su una massa di circa 450 tonnellate variamente distribuite questa differenza produce una forza sufficiente a ruotare la Stazione verso un assetto in cui l’asse principale (il truss) è orientato verticalmente e a causare rallentamenti e ritardi durante gli attracchi di veicoli massicci come lo Shuttle (come è successo per esempio nel 2010).
– la resistenza aerodinamica: anche la Stazione se è nello spazio, a circa 400 km di distanza dalla superficie terrestre ci sono ancora delle tracce tenuissime di atmosfera terrestre che producono una lievissima resistenza e quindi tendono ad alterare l’assetto della Stazione.
– la pressione della radiazione solare: la luce e le altre radiazioni emesse dal Sole generano una spinta, piccola ma non trascurabile, sulle superfici della Stazione. I suoi enormi pannelli solari sono come delle vele, che oltretutto cambiano orientamento in continuazione per seguire il Sole.
– le interazioni geomagnetiche: la Stazione è un oggetto in gran parte metallico che si muove all’interno del campo magnetico terrestre, per cui è soggetta ai suoi influssi variabili, che tendono a variarne l’assetto, un po’ come avviene per l’ago di una bussola.
Tutte queste forze, insomma, agiscono sulla Stazione per ruotarla in varie direzioni e quindi la Stazione non è affatto spontaneamente stabile, ma viene mantenuta artificialmente in una configurazione denominata LVLH (local vertical, local horizontal) in cui la Cupola è rivolta verso la Terra, gli scudi contro i micrometeoroidi sono rivolti in avanti lungo la direzione di volo, i radiatori sono orientati in direzione opposta al Sole, i pannelli solari sono rivolti verso il Sole e l’antenna in banda S è orientata verso l’alto per comunicare con i satelliti del sistema di comunicazione globale TDRSS.
Come viene mantenuto quest’assetto? Fondamentalmente con due sistemi: giroscopi e propulsori. La Stazione è dotata di sistemi di controllo del proprio assetto, costituiti da quattro giroscopi (i Control Moment Gyroscopes, che hanno avuto vari guasti) montati su supporti cardanici: dei volani da 80 cm di diametro, alimentati elettricamente, che pesano circa 100 kg e girano a 6600 giri al minuto (NASA; Boeing). Ne vedete uno qui accanto.
Questi giroscopi sono il sistema preferito per variare l’assetto naturale della Stazione, come è spesso necessario per esempio quando deve avvicinarsi un veicolo di rifornimento o un veicolo contenente astronauti. In alternativa, i moduli russi della Stazione hanno dei motori di manovra (thrusters) che possono essere usati per variazioni d’assetto ma consumano propellente ogni volta che vengono usati.
Il controllo d’assetto della ISS, tuttavia, è così fine ed elegante che sfrutta le forze accennate prima invece di contrastarle, in modo da ottenere un assetto d’equilibrio denominato Torque Equilibrium Attitude o TEA, in cui la coppia di rotazione gravitazionale e quella atmosferica si annullano a vicenda nel corso di un’orbita. Questo riduce il lavoro dei giroscopi.
Di tutto questo si occupano i controllori di volo e i tecnici, che non finiscono mai sui giornali come accade agli astronauti ma che fanno un lavoro preciso e paziente senza il quale gli astronauti e le imprese spaziali non potrebbero incantarci.