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Sfogatevi gridando in Islanda

Sfogatevi gridando in Islanda

È un periodo difficile per tutti: che ne dite di sfogarvi gridando? Pare che sia terapeutico. Ma perché limitarsi a farlo in casa, quando si può avere a disposizione un’intera valle islandese? Non c’è neanche bisogno di andarci di persona, grazie a Internet. Potete mandare il vostro grido liberatorio a un sito, che lo diffonderà per voi.

È la bizzarra ma divertente proposta che arriva dall’ente di promozione turistica dell’isola, Inspired by Iceland.

Visitate il sito Lookslikeyouneediceland.com, cliccate su Tap to scream, date il permesso di accedere temporaneamente al vostro microfono e sfogatevi gridando. Vi verrà indicato il luogo nel quale un grande altoparlante giallo, piazzato all’aperto, diffonderà il vostro grido ad altissimo volume.

Il sito Lookslikeyouneediceland.com è stato registrato a fine aprile 2020. Secondo le sue informative, può essere usato dai 13 anni in su.

Sul sito ci sono anche vari campioni di utenti che hanno approfittato del servizio. Buon divertimento, e gridate responsabilmente, anche perché le condizioni d’uso specificano che se violate un copyright o esclamate qualcosa di diffamatorio siete legalmente perseguibili.

Dopo i cerchi nel grano, i cerchi nel... prato?

Dopo i cerchi nel grano, i cerchi nel… prato?

Questa è la nuova opera di Francesco Grassi, creata per il film Farmageddon che uscirà domani nei cinema italiani. Francesco è il creatore di numerosi cerchi nel grano, compreso uno al quale ho partecipato di persona insieme alla Dama del Maniero nel 2014.

Le sue tecniche, le origini del fenomeno e la cultura che è nata intorno ai crop circle sono raccontate da Francesco nel suo libro Cerchi nel grano – Tracce di intelligenza.

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Antibufala mini: il robot ribelle è un effetto speciale

Antibufala mini: il robot ribelle è un effetto speciale

Sta impazzando una serie di video nei quali un robot umanoide si ribella ai tormenti dei suoi addestratori umani.

Si tratta di una creazione digitale della Corridor. Questo è un loro video che mostra anche il dietro le quinte. Un’ottima trovata di marketing virale.

Quest’altro spiega ulteriori dettagli della realizzazione (da 6:10 in poi, dopo lo spottone promozionale):

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Antibufala: Melania Trump ha usato una sosia!

Antibufala: Melania Trump ha usato una sosia!

Ultimo aggiornamento: 2017/11/03 17:50.

Ha fatto il giro dei social network e dei media la diceria secondo la quale in una recente apparizione pubblica il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe stato accompagnato non dalla moglie, Melania, ma da una sua sosia, che però sarebbe stata smascherata perché non somiglia affatto alla vera First Lady.

Già bisognerebbe riflettere sulla profonda stupidità dell’idea di usare una sosia per nulla somigliante sperando di farla franca (come già accadde per le analoghe teorie sui sosia assurdamente cicciottelli dello smilzo Osama bin Laden, secondo la nota Sindrome del Cospiratore Pasticcione), ma dietro questa storia ci sono due dettagli interessanti perché sono ricorrenti nelle bufale di questo genere.

Il primo dettaglio è che le immagini della presunta sosia non sono somiglianti all’originale perché sono state distorte fortemente dal fatto che sono state riprese con un telefonino da un televisore, che oltretutto è stato inquadrato di sbieco, e poi pubblicate sui social, che introducono ulteriori distorsioni dovute alla compressione digitale delle immagini.

Il sito antibufala Snopes.com ha recuperato la registrazione originale della scena incriminata e ha preparato un confronto che rivela l’inganno prodotto dalla deformazione e dalla compressione, come si può vedere qui sotto: a sinistra c’è la versione ripresa con il telefonino e diventata virale, mentre a destra c’è la versione ottenuta direttamente dalle registrazioni originali.

Il secondo dettaglio è che l’utente che sembra aver dato il via a tutto il putiferio mediatico ha un nome, Buy Legal Meds punto com, che corrisponde a quello di un sito di vendita di (presunti) farmaci via Internet. La faccenda, insomma, puzza molto di trovata per farsi pubblicità.

Trucchetti di marketing virale come questi sono molto frequenti in Rete: basta agganciarsi a un argomento di cui tutti parlano, creare uno scandalo inesistente su quell’argomento, e lasciare che gli utenti abbocchino.

2017/10/23 7:50. Purtroppo a quanto pare abbocca anche il Corriere del Ticino, in un articolo semiserio a firma di Paride Pelli (copia su Archive.is) che sembra dare credito alle tesi di sostituzione senza menzionare la spiegazione tecnica descritta qui sopra.

2017/11/03 17:50. Il Guardian ha segnalato, il 19 ottobre scorso, che la probabile origine di questa diceria è una giornalista del Guardian stesso, Marina Hyde, che l’avrebbe generata involontariamente facendo un commento ironico su Twitter, che poi sarebbe stato ripreso dai complottisti e poi dai media tradizionali. In effetti il commento della Hyde risale alle 20:12 del 13 ottobre, mentre il citatissimo tweet di BuyLegalMeds è delle 5:30 del 18 ottobre (cinque giorni più tardi).

Kazako cavalca struzzo per evitare il traffico? No, è una bufala

Kazako cavalca struzzo per evitare il traffico? No, è una bufala

Questo articolo vi arriva gratuitamente grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una per incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/09/05 21:25,

Ci sono cascati in tanti, ma il popolare video di un kazako che evita il traffico cavalcando per strada uno struzzo non è reale: è una campagna di marketing virale realizzata con effetti digitali da una banca del Kazakistan per farsi promozione.

Come al solito, molti hanno copiato dal Daily Mail (archive.is), che racconta che il video sarebbe stato girato ad Almaty. Il video è stato ripubblicato da Russia Today (archive.is) e da TicinoNews (archive.is), che racconta che si tratta di “immagini riprese dalla dashcam di un cittadino incolonnato ad Almaty” che “mostrano un uomo a cavallo di uno struzzo sfrecciare a tutta velocità tra le auto in fila”, aggiungendo che “[l]a polizia kazaka pare sia tuttavia al lavoro per determinare se si tratti di un falso o se sia veramente accaduto”.

In realtà c’è poco da determinare: l¨Huffington Post statunitense ha già trovato la banca responsabile e anche i video della realizzazione dello spot pubblicitario.

Cosa guardano in TV gli informatici? Mr. Robot

Cosa guardano in TV gli informatici? Mr. Robot

Una delle serie TV più popolari fra gli informatici in questo periodo è Mr. Robot, non solo per la sua trama interamente basata sulle vicende di un gruppo di hacker coinvolti in un dramma informatico che cambia letteralmente l’economia del mondo intero ma anche (e soprattutto) per il realismo e la cura dei dettagli.

Quest’attenzione quasi ossessiva per l’autenticità e la frequente inclusione di chicche nascoste (easter egg) hanno scatenato la passione di molti appassionati ed esperti, che analizzano ogni fotogramma e ogni riga delle schermate di codice mostrate in ogni puntata, scoprendo messaggi nascosti (come questo) e siti Web realmente esistenti che estendono e arricchiscono gli eventi della serie. 

Il blog Naked Security di Sophos, per esempio, pubblica recensioni tecniche di ciascuna puntata, confermando la plausibilità dei metodi di attacco e mostrati e degli strumenti utilizzati.

Una delle chicche più notevoli è nella quinta puntata della seconda stagione: non è sullo schermo, ma è annidata nell’audio della puntata. A un certo punto si ode un breve fruscio incoerente, al quale è facile non fare caso: ma in realtà si tratta di un’immagine trasmessa in forma codificata: questa.

Ci sono anche apparizioni di informatici illustri, come per esempio Gregg Housh, ex membro di Anonymous nella realtà, che fa la comparsa nella seconda puntata della seconda stagione. Non perdetevi l’apposito sito ufficiale che contiene (quasi) tutte le chicche nascoste di ciascuna puntata.

Antibufala: Zuckerberg compra casa a Milano!

Antibufala: Zuckerberg compra casa a Milano!

È approdata su molti giornali e siti d’informazione la notizia dell’acquisto, da parte di Mark Zuckerberg, boss di Facebook, di un mega-attico nel centro di Milano.

Non mancano i dettagli: 21 milioni di dollari, due attici uniti per formare l’abitazione da 800 metri quadri complessivi, con “un salone da 300 mq e una cameretta per la figlia da 150 mq”, una sala cinema privata e una piscina da 50 metri. La casa sarebbe centralissima, addirittura nel “quadrilatero della moda” del capoluogo lombardo.

Ma la fonte originale è, secondo le indagini di Bufale un tanto al chilo, il sito di gossip Novella 2000, che ne ha parlato il 13 giugno scorso; a sua volta, questo sito cita come unica fonte Alessandro Proto, CEO della Proto Group Ltd, descritta come “società specializzata nella vendita di immobili a divi di Hollywood e calciatori di fama mondiale”. La società, dice Proto secondo Novella 2000, avrebbe anche venduto a Zuckerberg “un castello in Piemonte” e “un attico in centro a Robert Downey Jr”.

Ma secondo i fatti raccolti dal giornalista di Repubblica Riccardo Staglianò, il signor Proto sarebbe in realtà “uno dei più grandi illusionisti della storia recente”, abituato a fare annunci che hanno ben poco a che fare con la realtà e molto a che fare con l’autopromozione e coinvolto anche in questioni giudiziarie piuttosto gravi, sia in Italia, sia in Canton Ticino.

Le sue numerose prodezze mediatiche sono documentate dal Fatto Quotidiano, da Ticino News, dall’Espresso e da molti altri siti d’informazione. Addirittura, dice Nerve, Proto ha dichiarato di essere l’ispirazione per il personaggio di Christian Grey in Cinquanta sfumature di grigio.

Di conferme di quello che dice Proto, finora, manco l’ombra: per cui è prudente, specialmente per i giornalisti, considerare qualunque sua affermazione come bufala autopromozionale fino a prova contraria, in modo da non diventare megafoni involontari di un personaggio che indubbiamente sa usare il marketing virale per apparire nei media.

Antibufala: no, il governo russo non sta preparando una missione per confermare gli allunaggi

Antibufala: no, il governo russo non sta preparando una missione per confermare gli allunaggi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/07 12:30.

Il sito di Apollo 11. Credit: LRO.

Sta circolando una bufala secondo la quale “il governo della ex Unione Sovietica ha lanciato una campagna di raccolta fondi per la costruzione di un micro-satellite che avrà il compito di analizzare metro per metro la zona del presunto allunaggio e raccogliere prove inconfutabili che confermino o smentiscano”.

No. Il governo russo non c’entra neanche di striscio. La campagna di raccolta fondi è opera di un privato cittadino, Vitaly Yegorov, portavoce di una startup spaziale e giornalista che si occupa di notizie aerospaziali.

Inoltre i soldi raccolti ammontano finora a circa 18.000 dollari, mentre ne servono almeno cinque milioni e più probabilmente una decina.

Infine non c’è un progetto, non c’è un prototipo, non c’è neanche un piano generale o un accordo con un’agenzia spaziale che trasporti l’immaginario “micro-satellite”, che avrebbe poi il problema tutt’altro che banale di localizzare e raggiungere con precisione i siti di allunaggio, fotografarli con risoluzione maggiore di quella già notevole ottenuta dal Lunar Reconnaissance Orbiter, e ritrasmettere a Terra le immagini. Un’impresa tecnicamente fattibile, certo, ma non con budget ridicoli come questi.

Si tratta, in sintesi, di una trovata pubblicitaria. Tutti i dettagli sono su Popular Mechanics.

2015/11/07

Russia Beyond the Headlines segnala che la raccolta di fondi si è conclusa il 5 novembre con un totale di 27.564 dollari, offerti da oltre mille donatori, e che fra i sostenitori ci sono anche la Commissione per la Lotta contro la Pseudoscienza, che fa parte dell’Accademia Russa delle Scienze, e il Museo della Cosmonautica. Altri dettagli, in russo, sono su Klnran.ru. Ma con queste cifre il progetto resta, per ora, decisamente sulla carta.

Antibufala: annunciato il primo film per adulti girato nello spazio

Antibufala: annunciato il primo film per adulti girato nello spazio

Moltissime testate hanno pubblicato la notizia secondo la quale un noto sito a luci rosse avrebbe intenzione di avviare una raccolta di fondi per girare un film per adulti nello spazio.

Si tratterebbe di una prima assoluta e di un “esperimento per comprendere come funzionano i rapporti” in assenza di peso, ma purtroppo le testate giornalistiche hanno abboccato all’ennesima trovata di marketing virale.

Infatti basta guardare l’esiguità della cifra da raccogliere (3,4 milioni di dollari) per rendersi conto che è assolutamente insufficiente a finanziare una vera missione spaziale, considerato che oggi portare un singolo astronauta nello spazio costa 60 milioni di dollari (tramite Roscosmos, l’ente spaziale russo che in questo momento è l’unico dotato di veicoli abilitati al trasporto in orbita di equipaggi) e che qui si tratterebbe di portare due attori più i tecnici di ripresa. Per non parlare del fatto che non c’è nessun accordo, nemmeno preliminare, fra il sito in questione e l’agenzia spaziale russa o altri operatori che nei prossimi anni offriranno voli spaziali orbitali o suborbitali con equipaggi.

Nonostante l’assurdità piuttosto evidente del progetto, parecchie persone hanno aderito alla raccolta di fondi, fatta tramite Indiegogo: al momento in cui scrivo sono stati raccolti circa 52.000 dollari da parte di 1163 partecipanti. Cinque di loro hanno scucito ben 500 dollari ciascuno. Va notato che la raccolta usa il modello del fixed funding, per cui se non viene raggiunta la cifra richiesta i soldi vengono restituiti ai finanziatori.

Insomma, gli ingredienti di un’astuta trovata pubblicitaria a costo zero ci sono tutti. Peccato che molti giornali abbiano abboccato all’amo, regalando promozione gratuita al sito a luci rosse. Per chi volesse invece approfondire seriamente la questione delle attività intime nello spazio, consiglio il libro Bonk di Mary Roach, che ha intervistato medici, specialisti e astronauti sull’argomento: vi farà passare ogni appetito di questo genere.

Spiegato il video dell’Air Force One scarabocchiato

Come promesso, ecco lo spiegone del filmato che mostra qualcuno che scarabocchia con la vernice spray un motore del Boeing 747 presidenziale, detto anche Air Force One. La notizia, con relativa spiegazione, è stata pubblicata da varie testate (per esempio Wired e Fark), per cui la sorpresa è finita, ma vale comunque la pena di parlarne dal punto di vista dell’indagine antibufala.

Il filmato è una pubblicità concepita secondo il modello del “marketing virale”: creare uno spot talmente bello o sorprendente da indurre la gente a parlarne e (grazie a Internet) farlo circolare.

Lo scopo di sorprendere è stato senz’altro raggiunto, e senza alcun trucco digitale, bensì con un approccio semplice ma efficacissimo: noleggiare un aereo simile all’Air Force One e dipingerlo con la livrea presidenziale. L’autore del video è Marc Ecko, titolare di una casa di moda, che ha speso una cifra non indifferente per realizzare questo spot. Come racconta Wired, Ecko ha noleggiato un Boeing 747 in versione cargo presso l’aeroporto californiano di San Bernardino e ne ha fatto dipingere un lato con la livrea dell’Air Force One mentre il velivolo era in un hangar.

Questo episodio insegna varie cose. Prima di tutto, dal punto di vista tecnico, insegna che anche il miglior effetto digitale non può competere con un effetto fisico: l’effetto digitale lascia comunque tracce della manipolazione, mentre un effetto fisico, se realizzato bene, non lascia segni di alterazione sulla pellicola o, in questo caso, nel file video. L’effetto digitale funziona bene al cinema, dove lo spettatore vuole farsi ingannare, ma non funziona quando lo spettatore ha l’occhio critico e cerca possibili manipolazioni. Quindi se volete realizzare il videoclip del secolo, magari filmando un bell’avvistamento di UFO o dello yeti, fatelo usando effetti fisici: gli esperti potranno esaminare il video (o il negativo) finché vorranno, ma non troveranno indicazioni di manipolazione.

La seconda cosa interessante è che questo caso mostra che ci sono persone disposte a spendere cifre molto elevate pur di ottenere un filmato ingannevole. Durante l’analisi di un filmato dubbio, quindi, non si può scartare a priori l’autenticità delle riprese soltanto perché sarebbero costate troppo da realizzare realmente.

Il terzo aspetto di rilievo per i detective antibufala è che le motivazioni per realizzare un falso da distribuire in Rete possono essere tante, e non sono tutte intuitive. Il marketing virale è una motivazione decisamente insolita: di norma si crea e si fa circolare un video controverso per ragioni politiche o personali, per propagandare un punto di vista o screditare un avversario; è meno intuitivo farlo per far pubblicità indiretta a capi di vestiario.

Dal punto di vista dell’analisi del filmato in sé, le osservazioni fatte dai lettori nei commenti al primo articolo su questo caso sono valide anche se la soluzione era già stata pubblicata da varie fonti: alcuni dettagli dell’aereo erano differenti da quelli dell’Air Force One vero. Per esempio, mancano tutte le antenne e le varie protuberanze presenti sull’aereo autentico.

Inoltre il filmato conteneva l’indicazione del sito Stillfree.com, il cui titolare è facilmente scopribile usando il servizio whois. Da lì si arriva a una costellazione di siti riguardanti Marc Ecko e le sue iniziative riguardanti principalmente l’abbigliamento, poco attinenti a un gesto sovversivo e molto pericoloso come quello mostrato nel video. A questo punto nasce il sospetto che si tratti di un’operazione commerciale, e la conferma si ha cercando in Google notizie sul video.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato all’indagine; spero vi siate divertiti.