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Podcast RSI – Midjourney 5, le foto sintetiche diventano perfette. Anche per le fake news

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

[CLIP: “Hai mai messo in dubbio la natura della tua realtà?” dalla serie TV Westworld]

Pochi giorni fa è stata presentata la nuova versione di Midjourney, un software di generazione di immagini tramite intelligenza artificiale che finalmente produce immagini fotorealistiche sintetiche sostanzialmente indistinguibili dalle fotografie reali, prive dei difetti tipici delle foto sintetiche offerte sinora.

Immagine generata da @VickijEth con Midjourney 5.

Questo spalanca le porte a un’ondata di fake news, di notizie false accompagnate e rinforzate da immagini che sembrano documentare, con la potenza emotiva tipica delle fotografie, degli eventi che in realtà non sono mai accaduti.

Per muoverci in questo strano, nuovo mondo dovremo imparare nuovi strumenti e dovremo abituarci, come i protagonisti della serie televisiva Westworld, a mettere in dubbio anche noi la natura della nostra realtà.

Benvenuti alla puntata del 24 marzo 2023 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

Le notizie false, e le foto false usate per renderle più credibili, non sono certo una novità. Le prime fotografie alterate per “documentare” eventi mai avvenuti o per creare immagini di propaganda risalgono al 1860: due celebri foto del presidente statunitense Lincoln e del generale Grant furono fabbricate mettendo le rispettive teste sui corpi di altre persone.

Una fake news fotografica diffusa intorno al 1860 mostra il generale Grant in posa a cavallo, ma solo la testa è sua e proviene da un’altra foto.

Nella prima metà del secolo scorso, Stalin e Mao Tse-Tung avevano l’abitudine di far rimuovere dalle fotografie ufficiali le persone cadute in disgrazia. Governi, famiglie reali e testate giornalistiche hanno spesso pubblicato immagini falsificate o pesantemente alterate. Ma nell’epoca pre-digitale queste manipolazioni richiedevano tempo e talento e lasciavano tracce vistose, facilmente riconoscibili anche a un occhio poco allenato.

Diffondere una fake news accompagnata da immagini di supporto, insomma, comportava un investimento alla portata di pochi. Con la digitalizzazione delle immagini queste manipolazioni sono diventate meno impegnative, ma sono rimaste comunque rilevabili da un occhio attento. Risoluzioni differenti delle varie parti dell’immagine, ombre orientate in modo sbagliato, pose innaturali erano i sintomi più frequenti di queste falsificazioni.

Con il passare del tempo e l’evoluzione della tecnologia, insomma, il costo di realizzazione è sceso progressivamente, mentre il realismo è aumentato ed è diventato sempre più difficile accorgersi delle alterazioni fotografiche. Ma il costo è rimasto significativo, per cui i fabbricanti di fake news si sono dovuti accontentare di usare foto reali tolte dal loro contesto originale: abbastanza efficaci, certo, ma blande e generiche, e soprattutto smentibili usando servizi come la ricerca per immagini di Google oppure Tineye.com che ne trovino la datazione e la provenienza originaria degli elementi usati per comporre la foto artefatta.

Il recente arrivo dei generatori di immagini basati su software di intelligenza artificiale e machine learning, come Dall-E o Stable Diffusion, e delle applicazioni di deepfake ha migliorato ulteriormente il realismo ma non ha risolto la questione del costo: i deepfake ben fatti richiedono potenza di calcolo e soprattutto un archivio personalizzato di immagini della persona che si vuole simulare, mentre le immagini fotorealistiche prodotte dai generatori di immagini hanno difetti ben riconoscibili con un pizzico di allenamento, come la forma mostruosa e incoerente delle mani delle persone, gli occhi spaiati e disallineati o i denti totalmente implausibili.

Ma tutto questo è cambiato con la versione 5 del generatore di immagini Midjourney, uscita il 15 marzo scorso, che partendo da una semplice descrizione testuale della foto desiderata produce immagini fotorealistiche false con luci e ombreggiature coerenti e con mani e occhi perfetti. 

Immagini generate da @per_arneng con Midjourney 5.
Immagine generata da @AcidMurphy con Midjourney 5.
Immagine generata da @TheCartelDel con Midjourney 5.
Immagini sintetiche dell’astronauta canadese Chris Hadfield generate da @azatht con Midjourney 5.

È giunto alla fine il momento, atteso ma non per questo meno spiazzante, di mettere in dubbio la natura della realtà di qualunque fotografia.

Lo si è visto subito, molto concretamente, quando Elliot Higgins, fondatore e direttore del collettivo internazionale d’indagine giornalistica Bellingcat, ha pubblicato su Twitter le foto dell’arresto dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, viste in poche ore da alcuni milioni di persone.

“Trump arrestato, ci sono le foto!”

Sì, avete sentito bene: sono state pubblicate delle foto dell’arresto di Trump, che però non è avvenuto, perlomeno al momento in cui chiudo questo podcast. Le fotografie lo mostrano attorniato da poliziotti, mentre si divincola, con una manica della giacca strappata, corre inseguito dagli agenti, e infine siede sconsolato in una cella sporca e illuminata da una luce fredda e cupa.

Ma nessuna di queste immagini è reale: sono state tutte generate da Higgins usando Midjourney versione 5.

Higgins non le ha contrassegnate sovrapponendo scritte o avvertenze per avvisare che si tratta di immagini sintetiche, anche se ha scritto nel suo tweet iniziale che si trattava di immagini generate, e per il momento è abbastanza facile capire che sono false semplicemente perché descrivono un evento che nessuna fonte giornalistica, pro o contro Trump, ha confermato. Ma per le tante persone che si “informano”, per così dire, usando soltanto i social network o i forum di “informazione alternativa”, queste fotografie rischiano di essere credibili e di soffiare sul fuoco di Qanon e di altre organizzazioni complottiste e violente.

Dal 15 marzo scorso, insomma, non possiamo più fidarci di qualunque foto trovata online, perché esiste un modo facile e a buon mercato per generare migliaia di fotografie false ma estremamente credibili di qualunque persona o evento, reale o di fantasia. Foto che non possono essere smascherate dalla ricerca per immagini, visto che non sono realizzate componendo porzioni di immagini preesistenti, e che possono essere composte con estrema precisione, su misura, per esempio per screditare un avversario politico o appunto per generare fiumi di fake news su qualsiasi argomento.

Il costo irrisorio della produzione di queste immagini, combinato con la generazione automatica di infiniti testi su misura offerta da ChatGPT e simili, rende possibile un vero e proprio artigianato della disinformazione. Chiunque, con un minimo di competenza informatica, può creare e diffondere notizie false, corredate da fotografie estremamente convincenti, e guadagnare attraverso la pubblicità online incorporata in queste notizie. Tutti possiamo diventare bugiardi bottegai delle bufale, imprenditori dell’impostura, falsari fotografici provetti che avrebbero suscitato l’invidia di tanti governi e dittatori.

In un certo senso, Midjourney 5 è la democratizzazione definitiva della disinformazione. È anche la giustificazione perfetta per chiunque venga fotografato in situazioni imbarazzanti o illegali: gli basterà dire che la foto è falsa e generata dal computer per seminare il dubbio. Per contro, potrebbe anche essere la salvezza di chi viene ricattato con la minaccia di pubblicare foto intime, perché potrebbe liquidarle come produzioni sintetiche di Midjourney.

Per il momento, non c’è assolutamente nulla che impedisca l’uso di Midjourney in questo modo. Certo, le sue condizioni d’uso vietano immagini o prompt che siano “intrinsecamente mancanti di rispetto, aggressive o altrimenti causa di abusi”, e molti social network, come TikTok, richiedono che tutte le immagini falsificate fotorealistiche siano chiaramente indicate come tali, ma si tratta solo di raccomandazioni. E ci sono servizi come HiveModeration.com che cercano di riconoscere le foto sintetiche realistiche tramite sofisticate analisi matematiche, che rivelano dettagli ed errori che sfuggono all’occhio umano, ma non sono perfetti e poche persone li conoscono e meno ancora li usano.

HiveModeration riconosce correttamente una foto sintetica.

Ma anche se tutti i generatori di immagini riuscissero a implementare regole e filtri infallibili contro la creazione di foto false e fuorvianti, ormai questi software possono essere installati su personal computer di fascia medio-alta, sfuggendo a qualunque regola o controllo. Stable Diffusion e Dreambooth possono essere addestrati a generare, su uno di questi personal computer, immagini fotorealistiche false di qualunque persona della quale si abbia un buon numero di foto del volto.

Sono false anche le foto che faccio io?

In teoria ci sarebbe una difesa perfetta contro queste falsificazioni: controllare le fonti. Se una fotografia non è autenticata da una fonte attendibile, non va creduta. Il problema è che le fonti attendibili, come per esempio le testate giornalistiche, si sono già lasciate ingannare in passato da foto false, anche nell’era pre-Midjourney, e hanno pubblicato immagini artefatte come quelle del cadavere di Osama bin Laden o della candidata alla Casa Bianca Sarah Palin. La voglia di scoop ha avuto la meglio sul metodo giornalistico, che richiede di usare solo foto di provenienza accertata.

C’è anche un altro problema decisamente inaspettato. Se non ci si può più fidare delle foto fatte da altri, perlomeno sembra logico potersi fidare delle foto fatte da noi. Ma non è così, perché è emerso che alcuni smartphone di Samsung falsificano le fotografie. Lo fanno specificamente nel caso delle foto fatte alla Luna, che è un soggetto particolarmente difficile da fotografare senza una fotocamera professionale. Samsung, infatti, ha ammesso che alcuni suoi modelli di smartphone sostituiscono la Luna fotografata con una sua immagine migliore che hanno in memoria. E non è l’unico caso, visto che era già successo con Huawei nel 2019.

Molti smartphone, inoltre, includono filtri e correzioni automatiche di cui spesso l’utente è inconsapevole: smorzano le imperfezioni della pelle e riorientano lo sguardo, per esempio. I puristi dicono che da sempre la fotografia è finzione, ma l’idea che una fotocamera sostituisca arbitrariamente parti dell’immagine è un livello di falsificazione nuovo, che va considerato con molta cautela.

Ci salvano i video. Almeno per ora

Oltre al controllo delle fonti, c’è anche un altro rimedio al fiume di falsi reso possibile da Midjourney 5: affidarsi ai video. È relativamente facile falsificare in modo fotorealistico una singola immagine fissa, ma non è altrettanto facile falsificare un video. Naturalmente esistono da tempo gli effetti speciali e gli effetti visivi digitali, ma realizzarli in modo perfetto in un video è estremamente oneroso e limitante.

Ma anche questa barriera sta crollando rapidamente. Runway Research ha presentato da poco Gen-2, un servizio online che genera interi video partendo da una descrizione testuale oppure da una singola foto. Per ora è limitato a durate di tre secondi ed è  abbastanza rudimentale, ma lo era anche Midjourney solo pochi mesi fa. E un altro software, ModelScope, fa la stessa cosa di Gen-2 ma su un buon personal computer.

Gen-2 e ModelScope potrebbero essere l’inizio di un nuovo modo di fare cinema, nel quale non servono più budget colossali, scenografie e attori, ma solo e soprattutto idee interessanti. Ma l’esistenza di questi software per i falsi video low-cost significa che anche i video non possono essere più considerati prova oggettiva, a meno che siano autenticati da fonti estremamente attendibili e magari multiple.

Mai come oggi, insomma, servono persone esperte e affidabili che sappiano usare gli strumenti informatici moderni per verificare le notizie e le immagini che le accompagnano; servono giornalisti e redazioni al passo con i tempi digitali sempre più straordinari. Altrimenti anche noi, come gli androidi di Westworld, non sapremo più cosa è reale e cosa è sintetico, e dovremo mettere in dubbio la natura della nostra realtà.

Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

Come raccontar balle con un grafico: Istituto Bruno Leoni

Come raccontar balle con un grafico: Istituto Bruno Leoni

L’Istituto Bruno Leoni, che si definisce
“Liberty Think Tank in Italy researching on Economics, Public Policy, Law,
Regulation”
, ha pubblicato su Twitter questo grafico che mette a confronto le accise sul
carburante in alcuni paesi UE.

La differenza fra le accise italiane e quelle degli altri paesi sembra davvero impressionante (la barra italiana è circa 10 volte più alta di di quella spagnola, finché ci si rende conto che lo zero del grafico è in realtà nascosto e il grafico parte da 0,7. Certo, i numeri sono indicati nel grafico, ma visivamente quel grafico mostra delle proporzioni totalmente diverse da quelle reali.

Tre secondi passati in LibreOffice mostrano il grafico reale:

Vedo solo due possibili spiegazioni per quel grafico: inettitudine abissale o intento di ingannare.

Ringrazio Matteo Flora per la colorita segnalazione.

2023/02/26 22:15. Leoniblog.it ha risposto pubblicamente.

Rainews fa fake news: pubblica un video del 2021 spacciandolo per immagini dello schianto aereo in Nepal del 15 gennaio

Rainews fa fake news: pubblica un video del 2021 spacciandolo per immagini dello schianto aereo in Nepal del 15 gennaio

Rainews ha pubblicato un articolo (copia permanente) incentrato su quello che presenta come “nuovo video del disastro”, riferendosi alla caduta di un aereo ATR-72 avvenuta in Nepal il 15 gennaio scorso.

Ma il video si riferisce a un incidente aereo avvenuto nel 2021 a Mosca:

Il controllo delle fonti sta a zero. La pornografia del dolore, invece, va a mille. Non è questo il giornalismo di cui abbiamo bisogno per difenderci dalla disinformazione.

Ringrazio Daniele per la segnalazione.

 

23:05. L’articolo è stato rimosso qualche ora fa. Ho ricevuto una telefonata di scuse e contrizione da parte di un redattore. Apprezzo il gesto: però apprezzerei ancora di più se si facesse qualcosa per evitare in partenza errori di metodo di questo genere.

Fonte aggiuntiva: AVHerald.

Elon Musk posta uno screenshot falso della CNN e viola le regole di Twitter. Pensa che sia divertente disseminare fake news

Il neo-boss di Twitter scherza col fuoco in una nuova dimostrazione di
irresponsabilità. Ha pubblicato ai suoi 119 milioni di follower un
tweet
che mostra una falsa schermata della CNN, nella quale sembra che Don Lemon,
uno dei conduttori del canale televisivo, stia dando la notizia che
“Musk potrebbe mettere a repentaglio la libertà di espressione su Twitter
dando alla gente la possibilità di esprimersi liberamente”
.

L’intento è presumibilmente umoristico, ma l’uso del vero logo della CNN e
dell’immagine di un vero conduttore della rete televisiva rischia di fare
disinformazione, tant’è vero che il servizio di fact-checking di
Twitter ha segnalato che
il tweet del CEO di Twitter viola le regole di Twitter, notando che il
falso screenshot ha iniziato a circolare ad aprile 2022 ed ha tratto in
inganno molte persone che hanno creduto che fosse reale, come nota Associated Press. CNN ha
smentito
di aver mai trasmesso una notizia del genere, allegando uno screenshot che
include l’avviso di Twitter che segnala la violazione delle sue regole.

Di fatto Musk sta simulando una schermata di un’emittente reale senza
dichiarare che è una parodia. Ricordate quando Musk impose a tutti di dichiarare esplicitamente gli account parodia, quando era lui il parodiato? Si ritiene al
di sopra delle sue stesse regole, a quanto pare. E chiaramente non ha
comprensione del proprio peso mediatico.

Per tutta risposta, Musk ha
tweetato
“Lmaoooo”.

Come nota David Puente, sarebbe altrettanto divertito se qualcuno con cento
milioni di follower diffondesse uno screenshot nel quale si dice che Musk è un
pedofilo?


Non è la prima volta che Elon Musk pubblica notizie false su Twitter da quando ne è CEO. Il 30 ottobre scorso aveva diffuso in un tweet la notizia totalmente inventata secondo la quale Paul Pelosi, marito della Speaker della Camera dei Rappresentanti statunitense Nancy Pelosi, aggredito e percosso violentemente in casa pochi giorni prima da un uomo che voleva aggredire la moglie per motivi politici, sarebbe stato in realtà ubriaco e avrebbe avuto una
colluttazione con l’uomo per motivi legati a prestazioni sessuali a pagamento. La “notizia” era stata inventata da un sito noto per le sue fantasie complottiste. Musk ha poi rimosso il tweet, ma il danno era ormai fatto.

Con un CEO del genere, non stupisce che gli inserzionisti si stiano ritirando da Twitter in massa. Secondo NPR, che cita un rapporto di Media Matters, metà dei 100 inserzionisti pubblicitari più importanti di Twitter non stanno più facendo pubblicità sul sito. Si tratta di organizzazioni che hanno speso su Twitter oltre 750 milioni di dollari soltanto nel 2022. Altri sette inserzionisti, che ammontano a oltre 225 milioni di dollari dal 2020, hanno ridotto la propria presenza pubblicitaria quasi a zero. Musk ha ammesso che Twitter ha visto un “massiccio” calo nei ricavi e ha incolpato imprecisati “attivisti” che avrebbero fatto pressioni sugli inserzionisti pubblicitari.

Chevrolet, Chipotle Mexican Grill, Inc., Ford, Jeep, Kyndryl, Merck
& Co. e Novartis AG hanno tutte pubblicato dichiarazioni di interruzione delle proprie pubblicità su Twitter oppure sono state segnalate e confermate in tal senso, dice NPR, aggiungendo che 12 grandi case farmaceutiche hanno smesso di fare pubblicità, probabilmente in seguito al disastro del falso account “verificato” di Eli Lilly, che aveva annunciato insulina gratis per tutti, facendo precipitare le azioni della vera casa farmaceutica.

Nel frattempo, SpaceX ha comprato spazi pubblicitari su Twitter per reclamizzare le parabole satellitari per trasmissione dati Starlink, secondo CNBC e Reuters, ma l’importo sarebbe piccolo (intorno ai 160.000 dollari). Musk ha dichiarato che SpaceX ha fatto lo stesso tipo di spesa anche su Facebook, Instagram e Google.

Il Messaggero pubblica un tweet di un finto Zuckerberg spacciandolo per vero

Il Messaggero pubblica un tweet di un finto Zuckerberg spacciandolo per vero

Questo articolo è disponibile anche in
versione podcast audio.

Il Messaggero ha pubblicato oggi (2 novembre 2022) a firma di Francesca
Pierantozzi una “polemica a colpi di tweet” fra Stephen King, Elon Musk
e Mark Zuckerberg a proposito dell’ipotesi di far pagare un canone mensile per
il bollino blu di autenticazione su Twitter.

Il siparietto è surreale e divertente: secondo la traduzione del
Messaggero, il celeberrimo autore horror Stephen King avrebbe scritto
“Venti dollari al mese per le mie spunte blu? Che si fott… Mi dovrebbero
pagare. Se fanno una cosa simile, vado via come Enron”
.

Enron, per chi non se lo ricordasse, non è un personaggio del
Signore degli Anelli ma era una multinazionale statunitense del settore
energetico, fallita clamorosamente e di colpo nel 2001 in seguito a un enorme
scandalo contabile (Britannica; Wikipedia).

Elon Musk avrebbe risposto così a Stephen King:
“Dobbiamo in qualche modo pagare le bollette! Twitter non può fare
interamente affidamento sulla pubblicità. Che ne dici di 8 dollari?”
.

Sempre secondo l’infografica del giornale, il battibecco sarebbe proseguito
con l’intervento di Mark Zuckerberg, che avrebbe messo a segno una battuta
tagliente: “Ciao Elon, Facebook è gratuito”.

Ma solo i primi due tweet sono autentici. Quello di King è
qui
(“$20 a month to keep my blue check? Fuck that, they should pay me. If that
gets instituted, I’m gone like Enron.”
) e quello di Musk è
qui (“We need to pay the bills somehow! Twitter cannot rely entirely on
advertisers. How about $8?”
).

Il
terzo, invece, è stato scritto da un account di un utente comune, privo di
bollino, che il giornale ha disinvoltamente pubblicato spacciandolo per una
vera risposta del CEO di Meta.

L’utente comune scambiato per Zuckerberg è
@di_reddito, che ha semplicemente impostato il proprio account in modo che il suo
nickname, ossia il nome in grassetto, sia Mark Zuckerberg e ha
usato una foto di Zuckerberg come immagine del proprio profilo, ma ha il vero
nome account, cioè @di_reddito, ben visibile e non ha appunto il
bollino blu di autenticazione.

Inoltre nella bio dell’utente è scritto chiaramente che si tratta di un
account parodia:
“Non sono Mark Zuckerberg. Sono il Ceo-Gestore del @posillipostore e
Sindaco del @Comune_Fanculo.”

Ma tutti questi avvisi sono stati ignorati: come capita spesso, chi fa
giornalismo si è fatto sedurre dalla fretta e dalla notizia ghiotta, non ha
controllato e ha mandato in stampa.

La pagina del Messaggero (fonte:
@di_reddito):

Ironicamente, lo scivolone avviene proprio in un articolo nel quale si parla
del bollino blu di autenticazione. L’errore del giornale non è il primo del
suo genere, ed è probabilmente la migliore dimostrazione della tesi che
l’autenticazione che Elon Musk vorrebbe far pagare ai propri utenti viene
ignorata molto facilmente, specialmente quando si vuole credere che un tweet
sia autentico, e quindi forse quel bollino vale meno di quello che molti
pensano.

Fonte aggiuntiva:
Giornalettismo.

Secondo Repubblica, Giuliano è oggi un “manager in rovina che vive in un’auto” a Roma. Nel 2020 Fanpage, Giorno e TgCom24 lo collocavano a Milano e in salvo

Secondo Repubblica, Giuliano è oggi un “manager in rovina che vive in un’auto” a Roma. Nel 2020 Fanpage, Giorno e TgCom24 lo collocavano a Milano e in salvo

Ultimo aggiornamento: 2022/11/03 21:30.

Ieri (31 ottobre 2022) Repubblica ha pubblicato la triste storia di
Giuliano, “il manager in rovina che vive in un’auto”

L’articolo (non firmato) è dietro paywall, quindi è pensato come
contenuto per il quale il lettore paga; in teoria questo dovrebbe presupporre
qualità. Repubblica ha descritto la vicenda come
“Una delle storie di ordinaria emarginazione romana”, perlomeno stando
alla copia (stranamente non paywallata) che sta su

Infosannio.com
.

Questo screenshot mandatomi da un lettore, Francesco F., conferma che
Repubblica ha scritto che la vicenda si svolge a Roma (con tanto di
citazione di Piazza Navona nel titolo) e ha parlato di
“storia di emarginazione romana”.

Ma questa stessa storia, che secondo
Repubblica è attuale e si svolge a Roma, compariva già nel 2020 su
Fanpage.it
in un articolo a firma di Ilaria Quattrone, ambientata però a Milano
(l’articolo dice testualmente che Giuliano
“vive in macchina per le strade di Milano” e cita Milano nel titolo).

L’articolo attuale di Repubblica e quello di Fanpage di due anni fa
sono illustrati con la medesima foto.

Anche TGCom24, nel 2020,
citava
la stessa storia collocandola a Milano. Idem il
Giorno
nel 2021, precisando che Giuliano è stato accolto
“negli appartamenti messi a disposizione da Fondazione Arca a Cascina Vita
Nova”
. Progetto Arca concorda
citando
sempre Milano. 

È bello che la storia di Giuliano si sia risolta. È preoccupante che invece
Repubblica pubblichi notizie non vere, che il lettore oltretutto paga
con soldi veri.

Ho
chiesto
spiegazioni a Repubblica e a Fanpage. Ringrazio Massimiliano A.
per la segnalazione.

2022/11/1 23:10.
Maurizio Molinari,
che è un giornalista ed è editor in chief di Repubblica, ha
anche
lanciato
la notizia su Instagram (copia permanente). Però le fake news sono colpa degli anonimi su Internet, mi
raccomando. E se il giornalismo si riduce a una pubblicità enorme accompagnata
da una notizia falsa, forse abbiamo un problema, e non è
“l’algoritmo” (per citare “Boris”).

2022/11/03 21:30. Molinari ha scritto su Instagram quanto segue:
“Dopo le segnalazioni di alcuni lettori, abbiamo provveduto ad un’accurata
revisione di questo articolo che si è rivelato non adeguato agli standard
qualitativi di Repubblica. Abbiamo pertanto provveduto a rimuovere il
contenuto. Ci scusiamo con i lettori e con gli interessati.”

Non si sa se i lettori che hanno pagato per leggere quell’articolo
“non adeguato” verranno risarciti.

Il Messaggero e il TG3 fanno fake news: il falso video degli ucraini che cantano per l’attacco al ponte in Crimea

Il Messaggero e il TG3 fanno fake news: il falso video degli ucraini che cantano per l’attacco al ponte in Crimea

Ultimo aggiornamento: 2022/10/09 20:20.

Il Messaggero e il TG3 della Rai (che, ricordo per i distratti, sono
servizi informativi gestiti da giornalisti, ossia da gente il cui lavoro
sarebbe pubblicare notizie e che ha sottoscritto un codice deontologico) hanno
postato su Facebook
e rispettivamente mandato in onda (nel
TG3 delle 19 dell’8 ottobre 2022, dal minuto 2:30) il video di cui vedete qui sopra uno screenshot. Il
Messaggero ha scritto che mostra “La festa degli ucraini per l’esplosione del ponte tra Russia e Crimea”
e il TG3 lo ha descritto in modo analogo.

Screenshot dal servizio del TG3. La voce fuori campo della Rai dice “qualcuno esulta”.

A quanto pare nessuno nelle due redazioni ha notato che questi “ucraini” hanno
un
fantastico accento British.

Infatti la “notizia” è falsa e Il Messaggero e il TG3 l’hanno
pubblicata senza alcuna verifica. Prendendola di peso,
dice
il Messaggero, nientemeno che dall’account Twitter
SaintJavelin. Non da un’agenzia di stampa o un’altra fonte giornalistica autorevole.

Scrive infatti la redazione del Messaggero (evidenziazione mia): “Era un tormentone dance degli anni Novanta: Free from desire, la cantava
Gala Rizzatto, meglio conosciuta come Gala. Ora è diventato un ritornello ad
uso e consumo delle tifoserie calcistiche che improvvisano strofe per
supportare le proprie squadre. E
l’hanno utilizzata anche in Ucraina per festeggiare l’esplosione del ponte
che collega Russia e Crimea.

Nel video si vedono gruppi di persone festeggiare. Il ritornello è: “Kerch
Bridge on fire! Your defence is terrified, na na na na na na” (“Ponte di
Kerch in fiamme! La vostra difesa è terrorizzata, na na na na na na na”).
(Fonte: account Twitter SaintJavelin)”.

Ma meno male che i giornali e i telegiornali ci dovrebbero
salvare dalle fake news che son colpa di Internet, vero?

Nessuno in queste redazioni si chiede come mai tutti questi ucraini abbiano
già pronta in tre secondi una canzone per celebrare l’attacco al ponte
in Crimea e l’abbiano pronta in inglese. Eh no, la “notizia” è troppo
ghiotta. Perché pensare?

Eppure bastano tre secondi di neuroni accesi per andare su Google e digitare
“your defense is terrified”. Si ottiene questo:

Sono dei tifosi di calcio che cantano “Will Grigg’s on fire” (testo integrale). “On fire” in questo contesto significa
“sta giocando da dio” o simile. Questo è il video originale:

Ora io vorrei sapere dalla redazione del Messaggero e da quella del
TG3:

  1. È questo il modo in cui preparate le notizie che pubblicate? Prendete il
    primo video che trovate su YouTube o su Twitter, postato da chissà chi, e lo
    spacciate per “notizia” senza alcun controllo? 
  2. Rettificherete e chiederete scusa ai lettori per la fake news che
    avete pubblicato? 
  3. La persona che ha pubblicato questa porcheria verrà allontanata, licenziata
    o almeno resa incapace di nuocere ulteriormente, oppure
    “chissene tienefamiglia e tanto i clic pubblicitari li abbiamo
    incassati”
    ?
  4. Come è possibile che il vostro metodo redazionale lasci uscire una
    scempiaggine simile? Non è il caso di ripensarlo e farsi un esame di
    coscienza?
  5. Vi rendete conto che pubblicare questa spazzatura devasta la credibilità del
    vostro giornale/telegiornale e della nostra professione?

A me dispiace per tutti i giornalisti bravi, onesti, scrupolosi che vengono
umiliati da dimostrazioni di inettitudine come questa. Ma se poi la gente non
si fida dei giornali e non li compra, la colpa è solo vostra, care redazioni
del Messaggero e del TG3. Perché parliamoci chiaro: se
“giornalismo” per voi è
“prendi un video da un anonimo su Internet e sbattilo sul sito come
notizia”
, allora è meglio che questo ‘giornalismo’ muoia, e in fretta. Perché sta
facendo danni irreparabili.

E prima che arrivi il solito tizio a dire
“Eh ma dai Paolo è solo un video di tifosi che è stato frainteso, che sarà
mai, te la prendi troppo”
, vorrei ricordare che lo stesso ‘metodo’ è stato usato anche per notizie ben
più serie e da tante redazioni. Questo blog ne raccoglie una vasta collezione
di esempi.

L’unico aspetto positivo di questa vicenda è che costituisce un caso da
manuale di
pareidolia acustica: nel video dicono “Will Grigg”, ma i
sottotitoli dicono “Kerch Bridge” e quindi chi guarda il video ‘sente’
quello che dicono i sottotitoli.

Complimenti, quindi, a chi ha avuto l’idea di creare il video. Agli inetti che
l’hanno pubblicato, invece, solo commiserazione. Ringrazio
@Stfn_Mrtz
per la
segnalazione

23:55. Il video e la “notizia” sono stati
rimossi
dalla pagina Facebook del Messaggero. Non ho visto rettifiche o
scuse. 

2022/10/09 11:20.
@perugini
mi segnala che la stessa fake news è stata trasmessa dal
TG3 Rai delle 19 di ieri
(8 ottobre) dal minuto 2:30.

2022/10/09 15:35. Ho aggiornato questo articolo per tenere conto della
pubblicazione della fake news da parte del TG3.

Antibufala: il manifesto che invita gli svizzeri a segnalare chi riscalda troppo la casa è un falso

Antibufala: il manifesto che invita gli svizzeri a segnalare chi riscalda troppo la casa è un falso

Pubblicazione iniziale: 2022/09/12 10:26. Ultimo aggiornamento: 2022/09/16 8:35.

In breve: La foto del manifesto che invita gli svizzeri a segnalare i
vicini che tengono il riscaldamento a più di 19 gradi è un falso. Nessun
manifesto o invito del genere è stato diffuso dalle autorità della
Confederazione, che hanno formalmente smentito l’immagine.

Si tratta quasi sicuramente di un fotomontaggio realizzato inserendo
digitalmente il falso manifesto in una fotografia stock di una bacheca per
manifesti. 

 

In dettaglio: Sta circolando in maniera virale su Internet e in
particolare sui social network l’immagine di un presunto manifesto che reca il
logo ufficiale della Confederazione Svizzera, il numero del servizio stampa e
informazioni dell’Ufficio Federale dell’Energia, la dicitura
“Heizt der Nachbar über 19 Grad? Dann informieren Sie uns” (“Il vicino tiene il riscaldamento a più di 19 gradi? Allora avvisaci”) e la promessa di anonimato e di una ricompensa di 200 franchi (circa 200
euro).

L’Ufficio Federale dell’Energia ha dichiarato di non avere nulla a che fare
con questa immagine e ne ha preso formalmente le distanze, secondo quanto
riferito da
20min.ch
e da
Mimikama.at, che vi invito a leggere per i dettagli. Non si sa chi sia l’autore del
falso, ma Mimikama nota che la sua prima apparizione è stata notata in un
forum russo.

La foto stock con la quale è stata quasi sicuramente creata l’immagine falsa.
Credit:
20min.ch.

La Regione
segnala
che
“Fra chi ci è cascato con tutte le scarpe, troviamo anche dei politici,
come l’europarlamentare italiano, in quota Lega, Marco Campomenosi”
. È troppo chiedere ai politici di essere più responsabili nell’uso dei
social? Perché è difficile lottare contro le fake news se sono loro
stessi a condividerle. 

 —

21:20. L’indagine tecnica del collega David Puente, pubblicata su Open, ha trovato la fonte di entrambe le immagini usate per costruire quella falsa, rileva che il falso manifesto è stato promosso con forza dalla propaganda russa e che anche Maria Giovanna Maglie (opinionista ed ex giornalista Rai) ha condiviso la bufala.

2022/09/15 00:15. La Regione riferisce che la polizia federale svizzera ha “aperto ufficialmente un’inchiesta dopo aver ricevuto una denuncia per uso abusivo dello stemma e altri elementi della Confederazione.” Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha pubblicato sul proprio sito un avviso (copia permanente): “Notizia falsa – Da sabato circolano sui social media falsi post nei quali si invita a segnalare alla Confederazione i casi in cui un vicino riscalda la propria casa oltre i 19 gradi. La Confederazione non ha nulla a che fare con questo appello e ne prende le distanze in ogni forma. Il logo della Confederazione e il numero di telefono riportati sull’immagine sono stati utilizzati in modo abusivo. Non esistono manifesti né appelli di questo genere della Confederazione, si tratta ovviamente di un caso di manipolazione. La Confederazione ha avviato accertamenti a riguardo.”

Maggiori informazioni e analisi dettagliate sono su RSI e Swissinfo.

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Oggi al Festival dell’Ingegneria del Politecnico di Milano parlo di fake news

Oggi al Festival dell’Ingegneria del Politecnico di Milano parlo di fake news

Oggi alle 16.30 sono stato invitato a parlare in presenza dei meccanismi psicologici e informatici delle fake news al Festival dell’Ingegneria del Politecnico di Milano.

L’ingresso al Festival è libero e gratuito; per alcune attività è necessaria la prenotazione e i biglietti si ricevono via mail.

Date un’occhiata al programma completo; argomenti e relatori sono davvero tanti e golosi.