È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
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e
Spotify.
Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.
—
[CLIP: “Hai mai messo in dubbio la natura della tua realtà?”
dalla serie TV Westworld]
Pochi giorni fa è stata presentata la nuova versione di Midjourney, un
software di generazione di immagini tramite intelligenza artificiale che
finalmente produce immagini fotorealistiche sintetiche sostanzialmente
indistinguibili dalle fotografie reali, prive dei difetti tipici delle foto
sintetiche offerte sinora.
@VickijEth con Midjourney 5.
Questo spalanca le porte a un’ondata di fake news, di notizie false
accompagnate e rinforzate da immagini che sembrano documentare, con la potenza
emotiva tipica delle fotografie, degli eventi che in realtà non sono mai
accaduti.
Per muoverci in questo strano, nuovo mondo dovremo imparare nuovi strumenti e
dovremo abituarci, come i protagonisti della serie televisiva
Westworld, a mettere in dubbio anche noi la natura della nostra realtà.
Benvenuti alla puntata del 24 marzo 2023 del Disinformatico, il podcast
della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane
dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Le notizie false, e le
foto false
usate per renderle più credibili, non sono certo una novità. Le
prime fotografie alterate
per “documentare” eventi mai avvenuti o per creare immagini di propaganda
risalgono al 1860: due celebri foto del presidente statunitense Lincoln e del
generale Grant furono fabbricate mettendo le rispettive teste sui corpi di
altre persone.
Grant in posa a cavallo, ma solo la testa è sua e proviene da un’altra foto.
Nella prima metà del secolo scorso, Stalin e Mao Tse-Tung avevano l’abitudine
di far rimuovere dalle fotografie ufficiali le persone cadute in disgrazia.
Governi, famiglie reali e testate giornalistiche hanno spesso pubblicato immagini
falsificate o pesantemente alterate. Ma nell’epoca pre-digitale queste
manipolazioni richiedevano tempo e talento e lasciavano tracce vistose,
facilmente riconoscibili anche a un occhio poco allenato.
Diffondere una fake news accompagnata da immagini di supporto, insomma,
comportava un investimento alla portata di pochi. Con la digitalizzazione
delle immagini queste manipolazioni sono diventate meno impegnative, ma sono
rimaste comunque rilevabili da un occhio attento. Risoluzioni differenti delle
varie parti dell’immagine, ombre orientate in modo sbagliato, pose innaturali
erano i sintomi più frequenti di queste falsificazioni.
Con il passare del tempo e l’evoluzione della tecnologia, insomma, il costo di
realizzazione è sceso progressivamente, mentre il realismo è aumentato ed è
diventato sempre più difficile accorgersi delle alterazioni fotografiche. Ma
il costo è rimasto significativo, per cui i fabbricanti di fake news si
sono dovuti accontentare di usare foto reali tolte dal loro contesto
originale: abbastanza efficaci, certo, ma blande e generiche, e soprattutto
smentibili usando servizi come la ricerca per immagini di Google oppure
Tineye.com che ne trovino la datazione e la
provenienza originaria degli elementi usati per comporre la foto artefatta.
Il recente arrivo dei generatori di immagini basati su software di
intelligenza artificiale e machine learning, come Dall-E o Stable
Diffusion, e delle applicazioni di deepfake ha migliorato ulteriormente
il realismo ma non ha risolto la questione del costo: i deepfake ben
fatti richiedono potenza di calcolo e soprattutto un archivio personalizzato
di immagini della persona che si vuole simulare, mentre le immagini
fotorealistiche prodotte dai generatori di immagini hanno difetti ben
riconoscibili con un pizzico di allenamento, come la forma mostruosa e
incoerente delle mani delle persone, gli occhi spaiati e disallineati o i
denti totalmente implausibili.
Ma tutto questo è cambiato con la versione 5 del generatore di immagini
Midjourney,
uscita
il 15 marzo scorso, che partendo da una semplice descrizione testuale della
foto desiderata produce immagini fotorealistiche false con luci e
ombreggiature coerenti e con mani e occhi perfetti.
È giunto alla fine il momento, atteso ma non per questo meno spiazzante, di
mettere in dubbio la natura della realtà di qualunque fotografia.
Lo si è visto subito, molto concretamente, quando Elliot Higgins, fondatore e
direttore del collettivo internazionale d’indagine giornalistica Bellingcat,
ha pubblicato su Twitter le
foto dell’arresto dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, viste in poche ore da alcuni milioni di persone.
“Trump arrestato, ci sono le foto!”
Sì, avete sentito bene: sono state pubblicate delle foto dell’arresto di
Trump, che però non è avvenuto, perlomeno al momento in cui chiudo questo
podcast. Le fotografie lo mostrano attorniato da poliziotti, mentre si
divincola, con una manica della giacca strappata, corre inseguito dagli
agenti, e infine siede sconsolato in una cella sporca e illuminata da una luce
fredda e cupa.
Ma nessuna di queste immagini è reale: sono state tutte generate da Higgins
usando Midjourney versione 5.
Higgins non le ha contrassegnate sovrapponendo scritte o avvertenze per
avvisare che si tratta di immagini sintetiche, anche se ha scritto nel suo
tweet iniziale che si trattava di immagini generate, e per il momento è
abbastanza facile capire che sono false semplicemente perché descrivono un
evento che nessuna fonte giornalistica, pro o contro Trump, ha confermato. Ma
per le tante persone che si “informano”, per così dire, usando soltanto i
social network o i forum di “informazione alternativa”, queste fotografie
rischiano di essere credibili e di soffiare sul fuoco di Qanon e di altre
organizzazioni complottiste e violente.
Dal 15 marzo scorso, insomma, non possiamo più fidarci di qualunque foto
trovata online, perché esiste un modo facile e a buon mercato per generare
migliaia di fotografie false ma estremamente credibili di qualunque persona o
evento, reale o di fantasia. Foto che non possono essere smascherate dalla
ricerca per immagini, visto che non sono realizzate componendo porzioni di
immagini preesistenti, e che possono essere composte con estrema precisione,
su misura, per esempio per
screditare
un avversario politico o appunto per generare fiumi di fake news su
qualsiasi argomento.
Il costo irrisorio della produzione di queste immagini, combinato con la
generazione automatica di infiniti testi su misura offerta da ChatGPT e
simili, rende possibile un vero e proprio artigianato della disinformazione.
Chiunque, con un minimo di competenza informatica, può creare e diffondere
notizie false, corredate da fotografie estremamente convincenti, e guadagnare
attraverso la pubblicità online incorporata in queste notizie. Tutti possiamo
diventare bugiardi bottegai delle bufale, imprenditori dell’impostura, falsari
fotografici provetti che avrebbero suscitato l’invidia di tanti governi e
dittatori.
In un certo senso, Midjourney 5 è la democratizzazione definitiva della
disinformazione. È anche la giustificazione perfetta per chiunque venga
fotografato in situazioni imbarazzanti o illegali: gli basterà dire che la
foto è falsa e generata dal computer per seminare il dubbio. Per contro,
potrebbe anche essere la salvezza di chi viene ricattato con la minaccia di
pubblicare foto intime, perché potrebbe liquidarle come produzioni sintetiche
di Midjourney.
Per il momento, non c’è assolutamente nulla che impedisca l’uso di Midjourney
in questo modo. Certo, le sue condizioni d’uso vietano immagini o
prompt che siano
“intrinsecamente mancanti di rispetto, aggressive o altrimenti causa di
abusi”, e molti social network, come TikTok,
richiedono
che tutte le immagini falsificate
fotorealistiche siano chiaramente indicate come tali, ma si tratta solo di
raccomandazioni. E ci sono servizi come
HiveModeration.com
che cercano di riconoscere le foto sintetiche realistiche tramite sofisticate
analisi matematiche, che rivelano dettagli ed errori che sfuggono all’occhio
umano, ma non sono perfetti e poche persone li conoscono e meno ancora li
usano.
Ma anche se tutti i generatori di immagini riuscissero a implementare regole e
filtri infallibili contro la creazione di foto false e fuorvianti, ormai
questi software possono essere installati su personal computer di fascia
medio-alta, sfuggendo a qualunque regola o controllo. Stable Diffusion e
Dreambooth possono essere
addestrati
a generare, su uno di questi personal computer, immagini fotorealistiche false
di qualunque persona della quale si abbia un buon numero di foto del volto.
Sono false anche le foto che faccio io?
In teoria ci sarebbe una difesa perfetta contro queste falsificazioni:
controllare le fonti. Se una fotografia non è autenticata da una fonte
attendibile, non va creduta. Il problema è che le fonti attendibili, come per
esempio le testate giornalistiche, si sono già lasciate ingannare in passato
da foto false, anche nell’era pre-Midjourney, e hanno pubblicato immagini
artefatte come quelle del
cadavere di Osama bin Laden
o della candidata alla Casa Bianca
Sarah Palin. La voglia di scoop ha avuto la meglio sul metodo giornalistico, che
richiede di usare solo foto di provenienza accertata.
C’è anche un altro problema decisamente inaspettato. Se non ci si può più
fidare delle foto fatte da altri, perlomeno sembra logico potersi fidare delle
foto fatte da noi. Ma non è così, perché è emerso che alcuni smartphone di
Samsung falsificano le fotografie. Lo fanno specificamente nel caso delle foto
fatte alla Luna, che è un soggetto particolarmente difficile da fotografare
senza una fotocamera professionale. Samsung, infatti, ha
ammesso
che alcuni suoi modelli di smartphone sostituiscono la Luna fotografata con
una sua immagine migliore che hanno in memoria. E non è l’unico caso, visto
che era già
successo
con Huawei nel 2019.
Molti smartphone, inoltre, includono filtri e correzioni automatiche di cui
spesso l’utente è inconsapevole: smorzano le imperfezioni della pelle e
riorientano lo sguardo, per esempio. I puristi dicono che da sempre la
fotografia è finzione, ma l’idea che una fotocamera sostituisca
arbitrariamente parti dell’immagine è un livello di falsificazione nuovo, che
va considerato con molta cautela.
Ci salvano i video. Almeno per ora
Oltre al controllo delle fonti, c’è anche un altro rimedio al fiume di falsi
reso possibile da Midjourney 5: affidarsi ai video. È relativamente facile
falsificare in modo fotorealistico una singola immagine fissa, ma non è
altrettanto facile falsificare un video. Naturalmente esistono da tempo gli
effetti speciali e gli effetti visivi digitali, ma realizzarli in modo
perfetto in un video è estremamente oneroso e limitante.
Ma anche questa barriera sta crollando rapidamente. Runway Research ha
presentato da poco Gen-2, un
servizio online che genera interi video partendo da una descrizione testuale
oppure da una singola foto. Per ora è limitato a durate di tre secondi ed
è abbastanza rudimentale, ma lo era anche Midjourney solo pochi mesi fa.
E un altro software,
ModelScope, fa la stessa cosa di Gen-2 ma su un buon personal computer.
Gen-2 e ModelScope potrebbero essere l’inizio di un nuovo modo di fare cinema,
nel quale non servono più budget colossali, scenografie e attori, ma solo e
soprattutto idee interessanti. Ma l’esistenza di questi software per i falsi
video low-cost significa che anche i video non possono essere più
considerati prova oggettiva, a meno che siano autenticati da fonti
estremamente attendibili e magari multiple.
Mai come oggi, insomma, servono persone esperte e affidabili che sappiano
usare gli strumenti informatici moderni per verificare le notizie e le
immagini che le accompagnano; servono giornalisti e redazioni al passo con i
tempi digitali sempre più straordinari. Altrimenti anche noi, come gli
androidi di Westworld, non sapremo più cosa è reale e cosa è sintetico,
e dovremo mettere in dubbio la natura della nostra realtà.
Fonte aggiuntiva:
Ars Technica.













