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La Stampa e la bufala della risonanza che “inquina come 500 mila km in auto”

La Stampa e la bufala della risonanza che “inquina come 500 mila km in auto”

Secondo questo titolo de La Stampa, “Una risonanza inquina come 500mila km in auto: così la salute contribuisce al riscaldamento globale”. È falso, e la smentita è fornita nell’articolo stesso.

L’articolo, infatti, riporta questa frase: “Una risonanza magnetica che lavori per un anno mediamente produce una quantità di CO2 corrispondente all’inquinamento prodotto da un’auto che viaggi per 500mila chilometri” (copia permanente).

In altre parole, il titolo confonde una singola risonanza (inteso come esame medico) con un anno di lavoro della macchina che fa le risonanze magnetiche.

L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo momento è la disinformazione. Specialmente quella che genera sensi di colpa inutili e insensati.

La prima puntata di “Fake – La fabbrica delle notizie”

Se vi siete persi o volete rivedere la puntata di ieri sera di
Fake – La fabbrica delle notizie, il programma condotto da Valentina
Petrini dedicato all’analisi delle notizie che non lo erano e della
disinformazione al quale collaboro insieme a David Puente e Matteo Flora, la
potete vedere temporaneamente
qui.* Fra gli ospiti di questa puntata, Selvaggia Lucarelli, Alessandro Sallusti
ed Enrico Bucci: si parte dal tema Covid-19 e le fake news dei negazionisti,
poi si va a Wuhan.

* 2022/07/01. Mi è stato segnalato che l’embed che avevo
inserito qui sotto a suo tempo ora simpaticamente fa un
redirect immediato a Discovery+ se si prova a leggere questo mio
post. Lo trovo un comportamento totalmente scorretto. Fra l’altro, il
redirect poi non porta nemmeno alla puntata di Fake, ma a una
pagina di errore di Discovery+. Per cui ho rimosso l’embed e
buonanotte, con tanti ringraziamenti ai geni che hanno partorito questa
trovata.

Il servizio anti-fake news di Google: Fact Check Explorer

Il servizio anti-fake news di Google: Fact Check Explorer

Google ha segnalato pochi giorni fa di aver messo a disposizione del pubblico una serie di risorse contro le ondate di disinformazione che affliggono Internet e in particolare i social network ma anche i mezzi d’informazione tradizionali. 

Una di queste risorse, particolarmente utile per chiunque voglia verificare una notizia, si chiama Fact Check Explorer. La si trova presso Toolbox.google.com/factcheck/explorer oppure semplicemente digitando il suo nome in Google.

Il suo funzionamento di base è molto semplice: per verificare una notizia si immettono le sue parole chiave nella casella di ricerca di Fact Check Explorer e si ottiene un elenco di link a fonti esperte che forniscono verifiche o smentite di quella notizia. L’elenco include già una brevissima sintesi del verdetto di queste fonti esperte, e quindi la consultazione è estremamente rapida ma lascia comunque la possibilità di approfondire.

Fact Check Explorer, spiega Google nell’annuncio ufficiale, raccoglie oltre 150.000 verifiche realizzate da fonti di buona reputazione di tutto il mondo. La lingua in cui effettuare la ricerca è selezionabile; Google propone automaticamente quella dell’utente, basandosi su quella del suo browser, ma è possibile chiedere di cercare anche in tutte le lingue. Le parole chiave possono essere, per esempio, nomi di persone o di luoghi, descrizioni di argomenti o frasi attribuite a politici, celebrità o altre persone di interesse generale.

Si può inoltre limitare la ricerca a un singolo sito di verificatori usando il parametro site: seguito (senza spazi) dal nome del sito. Un altro parametro utile è list:recent, che elenca le verifiche più recenti.

La guida al servizio spiega che Fact Check Explorer elenca solo fonti e verifiche che rispettano le sue linee guida, che si basano sui criteri dell’International Fact-Checking Network (IFCN) e del Poynter Institute, due entità molto rispettate nel settore, per cui il rischio di infiltrazioni di disinformatori è piuttosto basso.

In ogni caso il servizio di Google non pretende di essere un depositario di verità e mette subito in chiaro che Google non avalla né crea queste verifiche e che in caso di disaccordo con una verifica si deve contattare direttamente il gestore del sito che l’ha pubblicata (“Google does not endorse or create any of these fact checks. If you disagree with one, please contact the website owner that published it.”).

Fact Check Explorer (che esiste almeno dal 2019) fa parte della Google News Initiative, un tentativo di Google di contrastare la disinformazione, e include anche risorse e istruzioni per chi pubblica articoli di verifica e vuole che i suoi articoli siano inclusi nei risultati del servizio: si trovano nella sua sezione Markup Tool. La sezione Training di questa Initiative offre anche preziosi tutorial per giornalisti su come usare gli strumenti informatici per produrre articoli più rigorosi in meno tempo.

Ma in pratica quanto funziona questo Fact Check Explorer? Ho provato con alcuni temi recenti, come Mariupol o ivermectina, e i risultati sono stati molto completi. È andata decisamente meno bene con temi di fake news del passato, come l’ormai storico bonsaikitten (di cui ho parlato in un podcast precedente) o George Arlington (che era il nome di un inesistente papà di una altrettanto inesistente bambina malata di leucemia; il suo appello-bufala era circolato in maniera virale per anni dal 2002 in poi).

Insomma, Fact Check Explorer è un buon inizio, ed è sicuramente una risorsa in più per ricercatori e giornalisti e anche per chiunque voglia approfondire una notizia, ma c’è ancora molta strada da fare. Quando si tratta di contrastare le fake news si parte sempre in svantaggio, perché è molto più facile creare una notizia falsa che costruirne la smentita.

No, la Stazione Spaziale non è “a rischio caduta” come titolano alcuni giornali

La Stazione Spaziale Internazionale in una fotografia scattata l’8 novembre 2021 dall’interno di una capsula Dragon (dettaglio della foto ISS066E080907).

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.

Sta circolando la notizia (falsa) secondo la quale la Stazione Spaziale
Internazionale sarebbe “a rischio caduta” in seguito alle sanzioni
contro la Russia. Viene riportata una dichiarazione di Dmitry Rogozin,
responsabile dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, che affermerebbe che le
sanzioni potrebbero interrompere le operazioni dei veicoli russi che
riforniscono la Stazione e la mantengono in orbita. Ne scrivono per esempio
La Regione
(copia permanente),
Televideo Rai
(copia permanente),
ANSA
(copia permanente).

Rogozin è noto da molto tempo agli addetti ai lavori per le sue dichiarazioni
bislacche; ora, con l’invasione russa dell’Ucraina, da bislacche sono
diventate veri e propri deliri da prendere come pura propaganda di regime.

La realtà dei fatti è completamente opposta alle sparate di Rogozin: alle
19.35 UTC di ieri (11/3) il veicolo cargo russo Progress MS-18,
attraccato alla Stazione, ha infatti
acceso
i propri motori per sei minuti, su comando del Controllo Missione russo, come
previsto. Questo ha alzato l’orbita della Stazione di circa 900 metri. La
manovra, denominata reboost, fa parte delle attività regolari
dell’avamposto spaziale.

La quota orbitale della Stazione, infatti, si abbassa lentamente e
progressivamente, a causa dell’effetto frenante della tenuissima atmosfera che
è ancora presente a 400 km di quota, dove orbita la Stazione, e quindi è
necessario rialzarla periodicamente. Se questo non venisse fatto, la Stazione
perderebbe quota molto lentamente (nel corso di mesi o anni, a seconda
delle condizioni dell’atmosfera terrestre).

Ma non è vero che dipende esclusivamente dai russi per queste procedure, che
possono essere svolte anche da veicoli di altri paesi, come la
Cygnus statunitense (che lo ha appunto fatto di recente). La NASA,
Axiom e SpaceX si stanno già
attrezzando con discrezione
per fare a meno dei russi per il reboost e le correzioni di assetto
qualora questa isteria di Rogozin dovesse sfociare in un ordine di sospendere
queste attività (che finora, come si è visto, non è stato dato).

Non c’è nessun pericolo di caduta, insomma. I politici blaterano e si
picchiano il petto coi pugni, i tecnici lavorano col buon senso. Dare questa
“notizia” dei vaneggiamenti di Rogozin senza spiegare questo concetto è
giornalismo irresponsabile che semina panico ingiustificato.

Chi volesse conoscere meglio i dettagli tecnici di queste manovre può leggere
questo mio articolo

Taccio, per pietà, sulla scemenza epica scritta da molti giornalisti, secondo
i quali il rischio sarebbe quello
“di un ammaraggio o di un atterraggio della stazione sul suolo
terrestre”
. Un satellite in caduta non ammara dolcemente né atterra morbidamente:
precipita, si disintegra e alcuni rottami si schiantano a terra. Pazienza non capire un’acca di astronautica, ma almeno l’italiano sarebbe buona cosa saperlo, se si scrive su un giornale.

Aggiungo un chiarimento sulle aree sorvolate dalla Stazione: il complesso
spaziale orbita con un’inclinazione di 51,6° rispetto all’Equatore. Vuol dire
che il piano della sua orbita intorno alla Terra è inclinato di quest’angolo
rispetto al piano dell’Equatore.

Quest’angolo è stato scelto perché i veicoli russi che l’hanno parzialmente
costruita e che la riforniscono decollano dal centro spaziale di Baikonur, che
sta a 46° di latitudine, e la regola generale è che il lancio spaziale più
efficiente (che richiede meno propellente a parità di massa da lanciare)
colloca il veicolo in un’orbita inclinata con lo stesso angolo della
latitudine di lancio (in modo da sfruttare al massimo la spinta aggiuntiva
data dalla rotazione terrestre). Dal Kennedy Space Center si lancia
solitamente a 28°, che è la latitudine del centro spaziale in Florida. Altre
collocazioni orbitali sono possibili, ma richiedono piu propellente.

Però un decollo con una traiettoria inclinata a 46° farebbe sorvolare il
territorio cinese ai lanciatori russi, e in caso di malfunzionamento una
caduta in territorio cinese sarebbe decisamente imbarazzante, per cui da
Baikonur si lancia normalmente con un’inclinazione maggiore (51,6°, appunto)
che non sorvoli la Cina durante la salita verso lo spazio. Questa traiettoria
è più dispendiosa, ma è politicamente necessaria.

Era più facile per gli americani usare una traiettoria di lancio meno
efficiente, e quindi quando si negoziò la costruzione della Stazione si scelse
quest’inclinazione orbitale di 51,6°, che ha oltretutto il vantaggio di
consentire alla Stazione di sorvolare una porzione maggiore della superficie
terrestre.

Infatti mentre la Stazione (come qualunque satellite) orbita sempre sullo
stesso piano, mantenendo la medesima inclinazione rispetto al
piano dell’Equatore, la superficie terrestre ruota, e lo fa a
una velocità differente da quella della Stazione. Il risultato di questi due
moti combinati è che la Stazione sorvola una fascia della superficie terrestre
compresa fra due latitudini che equivalgono all’inclinazione del piano
orbitale.

In parole povere: se l’orbita è inclinata a 51,6°, la Stazione prima o poi
sorvola praticamente qualunque punto della superficie terrestre che si trovi
fra 51,6° sopra l’Equatore e 51,6° sotto l’Equatore.

Questo produce una ground track (la traccia dei punti sopra i quali la
Stazione sta perpendicolarmente nel corso delle sue orbite) che ha questa
forma e che si sposta progressivamente rispetto alla superficie:

Fonte: Astroviewer.net.

Di conseguenza, la Stazione non può mai sorvolare zone della Terra che
si trovino a più di 51,6° nord o sud, come mostrato in questa mappa (citata
anche da Rogozin), nella quale il territorio attualmente russo che viene
sorvolato è evidenziato in rosso. Questo territorio include città come
Volgograd (un milione di
abitanti) e
Vladivostok (600.000
abitanti).

Fonte:
meithan42.
Probabilità di trovare la Stazione a una certa latitudine per grado decimale (grafico calcolato e generato da pgc).

 

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“Muore a 84 anni Carla Frozi, ballerina espressa italiana”: un perfetto esempio di sham news

“Muore a 84 anni Carla Frozi, ballerina espressa italiana”: un perfetto esempio di sham news

Ultimo aggiornamento: 2021/05/30 12:00.

Mi è stato
segnalato via Twitter
un sito, Ufficiospettacoli punto it, che ha pubblicato un “articolo”
sulla notizia della morte di Carla Fracci stracolmo di errori allucinanti, a
partire da quel Frozi al posto di Fracci nel titolo, per non
parlare del “ballerina espressa”.

Il resto dell’“articolo” è della stessa qualità, come potrete notare da questo
brano:

[…] in Italia veniva chiamata la “Dose of Dance”, riferendosi alla migliore
attrice italiana del XX secolo, Eleonora Doose.

Ha continuato:
“C’è una forte corrente isterica nella sua recitazione, così che la sua
morbidezza, la sua bellezza essenziale, a volte possono essere lacerate dalla
scena di emozioni inaspettatamente vulcaniche”.

Mikhail
Parishnikov, che ha ballato con lui negli anni ’70, ha detto in un’intervista
telefonica, la sig. Frassey ha detto che cambierà sottilmente la descrizione
di un personaggio dalla performance alla performance. “Non l’ha mai fatto,
motivo per cui era davvero viva e piena sul palco”, ha detto. Ha fatto il suo
debutto professionale al Detro Alla Scala nel 1955, molto prima che diventasse
un nome familiare in Italia, dove Gandhi ha portato il balletto italiano dopo
decenni di declino. Orgoglioso di essere il primo ballerino italiano […]

Carla Frozi nasce il 20 agosto 1936 a Milano, figlia di Luigi
Fracci, tramista, e Santina Rocca, operaia della Innocent Machinery.

Non pubblico il link all’articolo originale: ne trovate una copia qui su
Archive.is.

Stavolta non si tratta di giornalismo spazzatura, ma di sham news: un
sito che non è una testata giornalistica ed esiste solo per pubblicare
contenuti farlocchi che però attirano lettori e visualizzano pubblicità, sulle
quali il gestore del sito incassa una commissione. Per questo motivo questi
siti non vanno visitati e non vanno pubblicizzati o citati linkandoli
espressamente, neanche per segnalarli con indignazione: così facendo si
farebbe il loro gioco. 

In questo caso, il contenuto sembra essere stato prelevato dal
New York Times
(grazie
Giovanni
per la segnalazione) e tradotto cinofallicamente da qualcuno che ha dettato il
testo. Questo spiegherebbe le storpiature dei cognomi, come Duse/Doose,
Parishnikov/Baryshnikov, Frozi/Frassey/Fracci, e l’incredibile
Innocent Machinery e Gandhi che avrebbe risollevato le sorti del
balletto in Italia (in originale
“where she brought luster to Italian ballet after it had languished for
decades”
).

Il nome di dominio Ufficiospettacoli punto it è intestato ad Auctionity
e ha un recapito francese, secondo i dati di Register.it:

AUCTIONITY
22, Alle Alan Turing

63000 – Clermont-Ferrand (63) fr

fr
+33.972386880
domaines@domraider.com

Jan 6, 2021 3:00:05 PM CET

Jan 6, 2021 3:00:05 PM CET

Il sito prende soldi dalle commissioni pubblicitarie di Amazon e altri siti di
pubblicità, come nota anche il banner che compare nel sito stesso:

L’intero sito è una collezione di articoli-fuffa “scritti” allo stesso modo e
con lo stesso scopo:

La “privacy policy” (pseudolink) del sito rimanda all’indirizzo di mail
powerhayden58@gmail.com, non a una mail aziendale.

La foto del sedicente “Santino Toscano”, autore dell’articolo su “Carla
Frozi”, compare un po’ ovunque su Internet, come rivela una ricerca in Tineye,
e quindi è probabilmente falsa:


Insomma, è il classico sito-spazzatura, con un nome apparentemente
credibile e con contenuti generati alla carlona in modo semiautomatico per
attirare attenzioni col clickbait e produrre guadagni con le
visualizzazioni.

Il fenomeno viene definito a volte sham news, ed è ampiamente
documentato (BBC,
CNBC) come una branca particolare delle fake news: nella
sham news la notizia è vera (a parte le storpiature) e non viene
pubblicata con l’intento di fare disinformazione. Il suo unico scopo è
ottenere visualizzazioni e quindi incassi pubblicitari ragguardevoli.

I siti di sham news sono una piaga di Internet, resa possibile
dall’inadeguatezza dei controlli operati dalle agenzie di pubblicità. Questi
siti rubano il contenuto altrui, diffondono informazioni a volte false o
distorte, e inoltre spesso frodano gli inserzionisti, perché
in molti casi sono costruiti per non essere visti da nessuno (e quindi
la qualità è irrilevante). 

Lo documenta bene la
BBC nel caso del
sito Laredotribune punto com, che a prima vista sembra essere un
normale sito di notizie di una città in Texas, con articoli sugli eventi del
luogo e informazioni sulla muraglia al confine voluta da Donald Trump. 

Ma le notizie non hanno una data di pubblicazione, non ci sono i contatti
della redazione e il sito è lento a causa delle tante pubblicità che
visualizza. Eppure ha 3,7 milioni di page view in un trimestre.
Impressionante, visto che Laredo ha circa 270.000 abitanti. Impressionante e
truffaldino.

Infatti i lettori sono fasulli: sono bot, programmi automatici che
fingono di essere lettori del sito in modo da generare incassi pubblicitari. E
in questa truffa incappano anche marche famose, che si affidano ciecamente ai
grandi gestori di pubblicità, come Amazon e Google, che non controllano
adeguatamente dove finisce la pubblicità pagata dai loro inserzionisti e sulla
quale incassano una commissione (nel caso di Laredotribune punto com,
Google ha dichiarato alla BBC che il sito non viola neppure le sue regole).

Insomma, articoli falsi pubblicati su siti falsi da falsi giornalisti e lette
da falsi lettori per generare incassi veri per i gestori dei siti e degli
spazi pubblicitari. Fregandosene delle conseguenze. Questi sono gli
inquinatori abusivi di Internet: l’equivalente digitale di chi getta nel fiume
i liquami industriali per risparmiare sullo smaltimento.

In generale, se volete segnalare a qualcuno siti come questi, consiglio di non
linkarli direttamente ma di farne una copia permanente su
Archive.is
e far girare il link a quella copia, così il sito non incassa dalle
visualizzazioni.

Il Fatto Quotidiano, ANSA e Il Sole 24 Ore pubblicano tutti la stessa notizia falsa

Qualcuno ha una spiegazione plausibile per quest’improvvisa tripletta di fake news su Sole 24 Ore, Ansa e Fatto Quotidiano a proposito dell’atterraggio di Perseverance “oggi” (in realtà avvenuto a febbraio scorso)? 

A parte il rincitrullimento collettivo, intendo?

In realtà la sonda Perseverance è atterrata il 18 febbraio 2021. Qui non c’è ma e non c’è se, non è questione di opinioni: la notizia è falsa. Questo dimostra che i controlli sulle notizie pubblicate sono inesistenti. Ma ricordiamoci che le fake news sono colpa di Internet, mi raccomando 🙂

Ho chiesto lumi alle rispettive redazioni: Sole 24 Ore, ANSA, Fatto Quotidiano.

Copia permanente della tripla perla: ANSA, Fatto Quotidiano, Sole24 Ore.

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Se un senatore fa fake news: la foto falsa delle dimostrazioni a Trieste

Il 18 ottobre il senatore italiano Lucio Malan ha pubblicato su Twitter la foto qui accanto, che secondo lui mostrerebbe il porto italiano di Trieste
durante una manifestazione contro il cosiddetto “green pass”. La stessa foto gira da alcuni giorni con la medesima descrizione.

Il tweet del senatore cita un tweet di
Nick Griffin, ex
membro del Parlamento Europeo ed ex presidente del partito di estrema destra
britannico British National Party, che l’ha successivamente espulso. Griffin
scrive che la foto rappresenta appunto il porto di Trieste e chiede
retoricamente se si è contenti che i media mainstream
“vi nascondano eventi del genere”.

La vicenda è particolarmente comica per me, perché la foto in realtà mostra
una località svizzera, specificamente Zurigo, non Trieste, e la mostra durante
un famosissimo raduno musicale, la Street Parade. L’immagine risale a prima
della pandemia di Covid, specificamente al
2018, secondo l’indagine di Open
e di AP.

In seguito alle segnalazioni, il senatore Malan ha cancellato il proprio tweet
senza una parola di scuse o una rettifica. Il tweet di Malan è però salvato
qui

Nick Griffin, invece, continua a pubblicare il proprio
tweet, nonostante la marea di segnalazioni ironiche che ha ricevuto. Gli ho
chiesto pubblicamente
se intende rettificare; finora non ho ricevuto risposta. 

Il sito della Street Parade ospita la foto in questione, datata 2018.

Vicende come questa sono un buon promemoria di due princìpi antibufala
fondamentali:

  • non ci si può fidare ciecamente di quello che scrive qualcuno, neppure
    quando si tratta di una persona in posizione autorevole come un senatore;
    essere senatori non rende infallibili.
  • le persone tendono a credere a quello che vorrebbero che fosse vero (le
    posizioni politiche di Malan sono anti-green pass) e quando vedono
    qualcosa che rinforza la loro visione del mondo riducono i controlli
    o non li fanno del tutto.

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Stasera su Youtube alle 21 parliamo di false notizie scientifiche

Stasera su Youtube alle 21 parliamo di false notizie scientifiche

Questa sera alle 21 parteciperò in diretta a una tavola rotonda sulle false notizie scientifiche che circolano in Rete (e non solo), organizzata dall’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali. Sarò in compagnia di ottimi relatori:

  • Silvano Fuso, docente di chimica e divulgatore scientifico, con Parola di Nobel! Mi devo fidare? Principio di autorità, scienza e democrazia
  • Riccardo di Deo, Coordinatore dei laboratori didattici per la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, con CambiaMente! Sai riconoscere le bufale sulla salute?
  • e Paola Bortolon, Presidente ANISN, con Educare allo spirito critico

Io parlerò di Respiriani in redazione – come nasce una bufala scientifica giornalistica.

Potrete seguire la tavola rotonda online su YouTube qui sotto:

 

Un’altra piovra delle panzane smascherata in Italia: Direttanews.it, iNews24.it e una rete di pagine Facebook

Un’altra piovra delle panzane smascherata in Italia: Direttanews.it, iNews24.it e una rete di pagine Facebook

Ultimo aggiornamento: 2017/11/29 18:50.

Buzzfeed ha pubblicato un’indagine che rivela una vasta rete di siti e pagine Facebook di disinformazione in italiano, controllata da una singola azienda, Web365, a sua volta gestita dall’imprenditore romano Giancarlo Colono usando soltanto sei dipendenti e alcuni giornalisti professionisti.

Questa rete, che include siti molto popolari come Direttanews.it e iNews24.it e varie pagine Facebook (chiuse ieri per intervento del social network dopo la pubblicazione dell’indagine), diffonde “retorica nazionalista, contenuti contro gli immigrati e disinformazione”, secondo Alberto Nardelli e Craig Silverman di Buzzfeed, che ne mostrano numerosi esempi nel proprio articolo.

Il fenomeno delle piovre di panzane, le reti di siti apparentemente slegati ma in realtà gestiti da uno stesso centro di coordinamento, non è nuovo: ne avevo scritto circa un anno fa insieme a David Puente a proposito della galassia di siti gestiti da Edinet con vari nomi che richiamavano quelli di testate giornalistiche molto conosciute. Ma la rete di fake news di Web365 è ben più potente: prima della sua chiusura, la pagina Facebook di DirettaNews.it (dotata, paradossalmente, di bollino di autenticazione del social network) aveva quasi tre milioni di like, ossia più di quelli delle principali testate giornalistiche italiane: più del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport.

Non solo: la rete di Web365 ha conquistato questa visibilità pur avendo un personale ridottissimo, a dimostrazione del potere straordinario dei social network di amplificare contenuti spazzatura e notizie false generate facendo leva su sensazionalismi, morbosità, luoghi comuni e paure.

Per carità, il giornalismo sensazionalista o di pettegolezzo e la propaganda politica esistono da sempre: ma la differenza enorme, rispetto al passato, è che oggi questa spazzatura è monetizzabile sfruttando gli utenti in modo automatico. È come se Novella 2000 incassasse soldi per il solo fatto che avete dato uno sguardo alla sua copertina in edicola.

Credit: BuzzFeed.

La linea editoriale di questa fabbrica di fake news era molto chiara e ben lontana da qualunque pretesa di obiettività giornalistica: per esempio, iNews24.it (quasi 1,5 milioni di follower su Facebook) presentava l’hashtag #noiussoli direttamente nella propria icona su Facebook e pubblicava una pioggia di contenuti razzisti e ideologicamente schierati, come mostrano le schermate raccolte da Buzzfeed.

L’inchiesta ha portato alla luce anche gli strani compagni di letto di questa rete: “legami stretti tra i membri della famiglia Colono e un’associazione cattolica denominata La Luce di Maria” (1,5 milioni di fan su Facebook), che accanto a considerazioni religiose propone presunte prove che Pokémon Go è stato inventato da Satana (copia su Archive.is) e articoli condivisi con DirettaNews.it. C’è anche la promozione, da parte di Direttanews.it e de La Luce di Maria, dei nazionalismi di Matteo Salvini. Giancarlo Colono e il fratello Davide hanno dichiarato di aver semplicemente contribuito a far partire le attività online de La Luce di Maria e di essere semplicemente seguaci affezionati.

Come già avvenuto in passato, ci sono conferme tecniche dei legami fra queste entità apparentemente slegate: per esempio, “Direttanews.it condivide un ID di Google Analytics con La Luce di Maria… il che significa che gli introiti pubblicitari vanno sullo stesso account”. I fratelli Colono hanno detto che la condivisione è dovuta a “circostanze precedenti”.

La vicenda ha avuto ampia risonanza sui giornali italiani, per esempio su La Stampa, Il Post e Repubblica, che citano vari esempi di fake news arruffapopolo pubblicate da Direttanews.it e dagli altri siti della rete per promuovere specifici partiti e movimenti politici.

Chi è rimasto alla romantica illusione che Internet sia un luogo libero da influenze e condizionamenti economici e politici farebbe bene a darsi finalmente una bella svegliata. Cito, per esempio, queste parole della senatrice Monica Casaletto: “uso la rete che è controllata da me e non da altri organi” (Facebook, 30 aprile 2017). Parole, fra l’altro, pubblicate subito dopo aver condiviso una notizia falsa.

2017/11/29 18:50. La stesura iniziale di questo articolo parlava erroneamente di circa 170 siti gestiti da Web365; in realtà, come dice correttamente l’articolo di Buzzfeed, non si tratta di siti ma di nomi di dominio. Ho corretto l’articolo per tenerne conto.

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I virgolettati falsi, gruccia vigliacca degli ipocriti

I virgolettati falsi, gruccia vigliacca degli ipocriti

Normalmente, se leggiamo delle parole tra virgolette attribuite a qualcuno, presumiamo che quelle parole siano una citazione fedele. È quello che ci hanno insegnato a scuola: il discorso diretto riporta fedelmente quanto è stato detto.

Ma nel giornalismo italiano non è così: il virgolettato è spessissimo una libera sintesi di quello che è stato effettivamente detto. A volte questa sintesi è talmente libera, per non dire sbagliata, che travisa completamente il senso della dichiarazione originale. In altre parole, i virgolettati che leggete possono essere falsi e quindi sono una forma di fake news.

Se ne è accorto per esempio l’astronauta Luca Parmitano, che pochi giorni fa è intervenuto via Twitter per contestare delle parole assurdamente boriose e tecnicamente prive di senso che un quotidiano nazionale (Repubblica) gli aveva attribuito, mettendole fra virgolette nel titolo di un articolo dedicato all’annuncio della sua prossima missione nello spazio. Parmitano ha detto che quelle parole del titolista “non sono mie, non mi rappresentano, non le troverete nell’articolo”. Sono, insomma, false e fuorvianti.

Altri esempi purtroppo tipici: a gennaio 2018, Il Giornale e Libero hanno inventato parole attribuite ad Alberto Angela (come segnala Butac.it); a marzo Massimo Mantellini ha segnalato il virgolettato di Matteo Renzi inventato dal Corriere della Sera. Potrei andare avanti a lungo.

Le citazioni inventate nei titoli dei giornali, quelle che Beppe Severgnini ha chiamato “virgolette creative” con fin troppa misericordia, con la scusa della drammatizzazione giornalistica o della necessità di concisione, sono frequentissime negli articoli di politica e ultimamente hanno creato molti equivoci: sono una cattiva abitudine che crea confusione nel lettore e che non ha riscontri nella stampa estera. Sull’argomento e sulla vera e propria sacralità del virgolettato vi consiglio di leggere questo bel pezzo di Matteo Bordone su Il Post.

Su Internet, invece, circola un altro tipo di fake news basato sulle citazioni: quello in cui si attribuisce a un personaggio celebre una frase razzista, sessista o comunque offensiva che in realtà non ha mai detto e poi la si condivide sui social network perché esprime un’opinione che sarebbe impresentabile se la si proponesse come propria ma che diventa accettabile e anzi autorevole se la mette in bocca a un nome famoso.

Se ne è accorto, per esempio, Giobbe Covatta, al quale è stato attribuito falsamente un commento sugli sbarchi dei disperati dall’Africa (quello che inizia con “Quando vedo sbarcare questi con ‘sti fisici…”) che è totalmente contrario al suo impegno sociale. La falsa attribuzione risale al 2016, e Covatta l’aveva immediatamente smentita già allora, ma il virgolettato fasullo continua a girare in Rete e ha purtroppo ripreso nuovo vigore in questi giorni, ottenendo decine di migliaia di condivisioni e alimentando polemiche inutili. Lo stesso è successo, altrettanto recentemente, per alcune frasi politiche attribuite a Sandro Pertini ma in realtà mai pronunciate.

Il problema delle citazioni è che non sono facili da verificare per l’utente comune. Per dare una mano in questo senso è nato così un progetto, Lohadetto.it, realizzato dal collega debunker David Puente, che consente di verificare una dichiarazione: basta digitarla nell’apposita casella del sito.

Se è fra quelle catalogate ed è vera, verrà fornita la sua fonte esatta, con il nome di chi l’ha fatta, la data e il luogo in cui l’ha pronunciata e la sua eventuale registrazione video o audio. È un progetto al quale tutti possiamo collaborare inviando semplici segnalazioni.

Nel frattempo vale la regola solita: se non avete una fonte certa e autorevole di una citazione, non fidatevi e non fatela circolare. E magari, invece di ricorrere alla foglia di fico delle virgolette altrui, provate a esprimere le vostre opinioni con parole vostre e ad assumervene la responsabilità.

Esempi di virgolettato giornalistico falso