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Sequestrati gli account social di Rosario Marcianò: istigava a uscire per sovraccaricare Carabinieri e Polizia

Sequestrati gli account social di Rosario Marcianò: istigava a uscire per sovraccaricare Carabinieri e Polizia

Sono stati sequestrati dalla Polizia Postale gli account Facebook e il canale YouTube di Rosario Marcianò, complottista sostenitore delle “scie chimiche” ultimamente riciclatosi come negazionista del coronavirus. In un video aveva istigato le persone a delinquere con parole come queste:

La situazione diventerà sempre più grave, sempre più ingestibile e per
cui il mio invito non è quello di stare in casa ma è quello di fare di
tutto per mettere in seria difficoltà questo esecutivo. Quindi, l’idea
migliore sarebbe quella di uscire tutti per strada come facevamo prima
in modo tale che poi Carabinieri e Polizia non sappiano più come fare
per fermare tutti quanti e gli uffici giudiziari saranno intasati di
denunce e non potranno più fare niente. Allora si che loro saranno
paralizzati.

Ricordo che Marcianò aveva già istigato alla violenza nei confronti della giornalista Silvia Bencivelli, aveva diffamato Valeria Solesin e la sua famiglia e aveva commesso molti altri atti del genere, per i quali è già finito più volte nelle maglie della giustizia ed è già stato condannato. Delle sue tesi di complotto e dei suoi comportamenti mi sono dovuto occupare in varie occasioni in questi anni.

Tutti i dettagli sono nell’articolo di Open.online.

Per chi giustamente fa notare che il profilo Facebook è ancora accessibile e i commenti sono ancora pubblicabili e quindi dubitano che si tratti di un vero sequestro, sottolineo che a quanto mi risulta l’istigazione a delinquere riguarda solo uno specifico video e che ho una conferma da due fonti direttamente coinvolte. Aggiungo che l’intervento delle autorità non si è limitato al semplice sequestro di account. In ogni caso, è un win-win: se Marcianò fingesse, non potrebbe più pubblicare nulla senza smascherarsi; se (come mi risulta) il sequestro è reale, non può comunque pubblicare. Per cui in un modo o nell’altro è silenziato.

A tutti i giornalisti e personaggi mediatici che gli hanno dato spazio nei loro programmi: spero che vi rendiate conto di quale megafono avete offerto a queste idee deliranti. Vero, Maurizio Decollanz, Fabio Volo, Roberto Giacobbo?

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“Paolo, ho ricevuto questo audio/testo/video sul coronavirus, che ne pensi?”

“Paolo, ho ricevuto questo audio/testo/video sul coronavirus, che ne pensi?”

I gatti ci guardano. Cerchiamo di essere degni del loro sguardo.

Ultimo aggiornamento: 2020/03/22 18:45.

Io e i miei colleghi debunker siamo sommersi di segnalazioni. Ciarlatani, truffatori, disinformatori e imbecilli vari stanno sfornando allarmi coronavirus a getto continuo. Non abbiamo tempo e risorse per indagare su tutto. Se volete darci una mano, invece di mandarci segnalazioni, seguite queste raccomandazioni:

1. Qualunque video o audio o messaggio di fonte non ufficiale è da considerare falso fino a prova contraria. Non va condiviso, ma va CESTINATO. Per qualunque informazione bisogna rivolgersi DIRETTAMENTE alle fonti ufficiali ed esperte.

2. Se qualcuno vi manda video / audio / messaggi sul coronavirus che non provengono da fonte ufficiale DIRETTA, ditegli di piantarla di diffondere allarmi e che si sta comportando da incosciente.

3. Se vedete notizie che sospettate già che siano false, NON MANDATELE PUBBLICAMENTE AI DEBUNKER. Regalereste solo visibilità: cancellatele e basta. Se proprio dovete segnalarle a un debunker, usate mail o messaggi privati.

4. Tutto quello che viene affermato senza prove può essere liquidato senza indagine. Non sta a noi debunker smentire: spetta a chi fa l’affermazione portarne le prove. Niente prove? niente fonti? Allora niente clic, niente inoltri, niente condivisioni, niente commenti.

5. Non scrivetemi chiedendo un mio parere su ricerche mediche o notizie mediche. Non sono qualificato a dirne nulla e quindi sto zitto. Fate altrettanto.

6. Se avete letto su un sito una scemenza sul coronavirus:
A) PIANTATE DI LEGGERE QUEL SITO;
B) NON CITATELO, neanche per contestarlo. Gli regalereste visibilità e incassi pubblicitari. Internet non distingue fra link che contestano e link che elogiano. Sono sempre link, che aumentano visibilità e ranking.

7. Se frequentate gruppi WhatsApp nei quali circolano allarmi, SMETTETE DI FREQUENTARLI. Non state facendo altro che rincoglionirvi e farvi venire ansie. PIANTATELA DI FARVI OSSESSIONARE DAL CORONAVIRUS E DAI COMPLOTTISMI.

8. Invece di perdere tempo e alimentare paranoie sui social, fate altro. Leggete un libro. Riordinate la casa. Guardate un film. Cucinate. Tenete un diario privato. Staccatevi dallo schermo del telefonino e parlate con gli esseri umani che avete intorno. Aiutate chi ha bisogno.

9. Se avete figli, giocate con loro. Aiutateli con i compiti. Imparate una lingua straniera. Fate quel lavoretto di casa che avete sempre rinviato perché non avevate tempo. Se avete un partner, fate l’amore (in sicurezza). Se non l’avete, siate creativi.

10. Parlate d’altro. Fate piani per il futuro. Ma soprattutto,
A) STATE A CASA.
B) NON CONDIVIDETE CAZZATE.

Questa pausa forzata non è una corsetta: è una maratona. Se andate avanti così, finirete senza fiato ben prima del traguardo.

Ma se nonostante le mie raccomandazioni insistete a volerne sapere di più sulle dicerie che circolano, invece di cestinarle, allora cercate informazioni qui:

I miei colleghi stanno facendo un lavoro immenso e completissimo al quale posso solo aggiungere qualcosina di contorno. Ma il tempo è poco, devo riorganizzare quasi da zero la mia vita lavorativa (come molti) e quindi non posso permettermi di diventar matto a rincorrere ogni scemenza che gira. Ho una vita da vivere, e presumo anche voi.

Pensateci. Grazie.

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Coronavirus, pipistrelli e video sciacalli

Coronavirus, pipistrelli e video sciacalli

Fonte: Butac.it.

Per tutti quelli che mi chiedono dell’ennesimo video di un complottista italiano, che rivelerebbe un complotto intorno al coronavirus: non nomino il galantuomo per non regalargli pubblicità e visibilità, ma è un personaggio che in passato ha asserito che il cancro si cura col bicarbonato, che non siamo andati sulla Luna, che l’11 settembre fu una messinscena, che le “scie chimiche” esistono e che la Terra è cava e noi viviamo al suo interno. Da uno così non è certo il caso di aspettarsi momenti di grande giornalismo e rivelazioni di verità nascoste.

Per cui non intendo dedicare tempo a quest’ennesima cialtronata. Non la guardo neanche: so già che è una porcheria, che stavolta oltretutto puzza di sciacallaggio infame. In un momento in cui contiamo i morti a centinaia al giorno, quest’uomo inutile non ha altro da fare che sfornare teorie paranoiche per compiacersi di essere più intelligente degli altri, sentirsi lodare dai suoi fan e portare a casa incassi pubblicitari.

E non vale neanche l’idea “ma magari stavolta ci ha preso”: se vedo una mucca che sforna letame, devo proprio assaggiarne ogni pezzo perché magari, non si sa mai, uno potrebbe essere cioccolato?

Bufale un tanto al chilo ha eroicamente analizzato e debunkato anche questa porcheria, turandosi il naso per diciannove minuti e cinquanta secondi. Voi non dovete fare altro che tirare lo sciacquone.

Ricordo la raccomandazione già fatta tante volte: se trovate su un sito una scemenza sul coronavirus, fate due cose semplici: a) piantate di leggere quel sito; b) non citatelo, neanche per dire quanto ne siete scandalizzati. In entrambi i casi, gli regalate visibilità e incassi pubblicitari. Grazie.

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Italia, siti e app per compilare l’autocertificazione per gli spostamenti: attenzione

Ultimo aggiornamento: 2020/03/20 2:20.

In tutta Italia è tuttora in vigore il divieto di spostamento salvo stretta necessità. Chi si deve spostare deve autocertificare con una dichiarazione scritta il motivo per cui lo fa, usando l’apposito modulo del Ministero dell’Interno.

Sono però nati vari siti e app che offrono la compilazione online del modulo di autocertificazione (più formalmente autodichiarazione, come notano i commenti qui sotto), ma la Polizia di Stato mette in guardia: le app per smartphone non sostituiscono la carta, perché l’autodichiarazione deve essere cartacea, e usare servizi online non ufficiali significa mettere a rischio i propri dati personali. La Polizia spiega in dettaglio la questione qui e anche qui.

Il modulo ufficiale è sul sito del Ministero dell’Interno. Non usatene altri, non cercate di fare i più furbi dando i vostri dati a chissà chi per poi chiedermi “ma come hanno fatto i truffatori e i call center ad avere tutte queste informazioni su di me?”;

Perché possono succedere cose come questa:

E naturalmente, se non avete serissimi motivi per uscire, state a casa.

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Il Corriere inventa l'R0 negativo

Il Corriere inventa l’R0 negativo

“Arrivare a un Ro pari a -1 significa aver interrotto la catena dei contagi e la diffusione del virus”, scrive Silvia Turin sul Corriere di oggi (copia permanente su Archive.org).

Qualcuno spieghi al Corriere, con parole che io non ho più la pazienza di trovare, come funziona l’R0, o tasso netto di riproduzione. E non mi si dica che è un errore di battitura, perché se l’intenzione fosse stata di scrivere “<1” (che avrebbe senso), allora quel “pari a” diventerebbe “pari a minore di uno”, che sarebbe un errore non di epidemiologia, ma di italiano.

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Coronavirus: la luce alla fine del tunnel l’accende la scienza

Siamo tutti un po’ fermi, tappati in casa, inquietati dalla pioggia di disdette di eventi e incontri (a proposito: la mia conferenza a Bologna del 7 marzo è stata annullata), incerti su cosa fare per questo coronavirus. L’unico beneficio di questa situazione è che gli antivaccinisti stanno spettacolarmente zitti. Ma che strano: così baldanzosi nel negare la scienza eppure così rapidi nel rifugiarsi sotto le sue sottane al primo allarme.

Per fortuna ci sono persone che usano la scienza, non la pancia, per ragionare sul problema.

Nino Cartabellotta, medico chirurgo specializzato in gastroenterologia e in medicina interna della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), sta monitorando la situazione sulla base dei dati disponibili e ha pubblicato questo modello predittivo che sembra dare una speranza e una scadenza. Se stiamo tranquilli e fermi il più possibile, potremmo rallentare la diffusione e trovarci presto liberi da quest’inquietudine.

Pubblicherò gli aggiornamenti man mano che verranno rilasciati.

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Non mandate ai debunker presunte bufale sul coronavirus da indagare: cestinatele e basta

Non mandate ai debunker presunte bufale sul coronavirus da indagare: cestinatele e basta

Avrete forse notato che a parte qualche tweet, finora non ho scritto nulla a proposito dei tanti video e audio, circolanti soprattutto su WhatsApp, che parlano di allarmi e catastrofi per il coronavirus. No, non mi paga Big Pharma o l’industria dei fabbricanti di mascherine per stare zitto: la ragione è molto più semplice.

Prima di tutto, i colleghi antibufala stanno già facendo un lavoro egregio nello sbufalare questo materiale, e io ho ben poco da aggiungere. Ma anche loro sono sovraccarichi, perché l’industria delle fake news, dei mitomani, della propaganda e degli sciacalli sta lavorando a pieno ritmo per ottenere visibilità o fare soldi sulle paure. In particolare, i mitomani sono in fregola.

La seconda ragione del mio relativo silenzio è che in moltissime segnalazioni non ci sono fonti, non ci sono nomi, non ci sono riferimenti: in altre parole, non c’è nulla che si possa usare per indagare. Un audio WhatsApp in cui una persona senza nome dice che un tizio che lavora in un ministero imprecisato gli ha detto qualcosa non è indagabile da un debunker. Lo possono fare soltanto le autorità che hanno accesso al tracciamento di quell’audio, e anche così è una faticaccia.

Ma anche se ci fossero appigli per un’indagine, cosa ne ricaveremmo, se non un blando appagamento intellettuale? Se scopriamo che le immagini di presunte sepolture di massa in Cina sono in realtà tratte da un film catastrofico, cosa abbiamo ottenuto? I mercanti del nulla partoriranno un’altra notizia falsa, e si dovrà ricominciare da capo.

Per cui è inutile mandare a me, o ai miei colleghi debunker, l’ennesima segnalazione di allarmi sul coronavirus. Se lo fate pubblicamente, è peggio che inutile: è dannoso. Regalate visibilità a queste cialtronate e a questi sciacallaggi.

Per battere questa piaga delle fake news non dobbiamo diffonderle, neanche per denunciarle. Dobbiamo usare contro le fake news gli stessi metodi che usiamo per bloccare le infezioni: non corriamo dal medico a dire “Dottore, guardi, che cos’ho, sarà il coronavirus?” spandendo così il contagio. Serve la quarantena volontaria. Serve la prevenzione.

Ho quindi un solo consiglio: scegliete il silenzio. Scegliete di non diffondere notizie incontrollate. Scegliete di non farvi fregare dai ciarlatani, dai seminatori di panico, dai complottisti e dagli imbecilli. Non fatevi ingannare dalle foto di articoli di testate giornalistiche: ne circolano parecchie falsificate intenzionalmente. Ascoltate gli esperti e cestinate qualunque “notizia” che non provenga da una fonte esperta e attendibile.

E per chi dice “ma questo video anonimo che ho trovato chissà dove su Internet potrebbe rivelare qualcosa di importante”, ricordate la regola di fondo del buon giornalismo: tutto quello che viene affermato senza prove può essere liquidato senza indagine. Non sta a noi debunker smentire: spetta a chi fa l’affermazione portarne le prove. Niente prove? niente fonti? Allora niente clic, niente inoltri, niente condivisioni, niente commenti.

Il coronavirus muore se lo isoli. Allo stesso modo, le fake news muoiono se le isoliamo. Postate gattini, non cazzate.

Antibufala: no, non è vero che il 38% degli americani non comprerebbe birra Corona per paura del coronavirus

Antibufala: no, non è vero che il 38% degli americani non comprerebbe birra Corona per paura del coronavirus

La notizia secondo la quale il 38% degli americani non comprerà più la birra Corona perché la associa al coronavirus è una bufala. Specificamente, è una fandonia costruita da un’agenzia di sondaggi in cerca di visibilità.

Lo spiega molto dettagliatamente Bufale un tanto al chilo: tutto parte da un sondaggio della 5W Public Relations (comunicato stampa qui), condotto telefonicamente su un campione di 737 bevitori di birra statunitensi, che annuncia che “il 38% dei bevitori di birra americani adesso non comprerebbe Corona in nessuna circostanza” (“38% of beer-drinking Americans would not buy Corona under any circumstances now”).

Ma il comunicato omette la cosa più importante, ossia la domanda che è stata fatta per ottenere questa risposta. L’ha trovata l’Huffington Post, ed è un generico “Comprerebbe Corona in qualunque circostanza adesso?”, senza citare affatto il coronavirus. Quindi chi ha risposto “No” può averlo fatto per molte ragioni, compresa semplicemente quella che non gli piace la Corona e quindi non la comprerebbe a prescindere dal coronavirus e non l’avrebbe comprata neanche in passato.

Il comunicato stampa, insomma, è stato costruito furbescamente per fare in modo che l’associazione fra Corona e coronavirus si formi nella mente del lettore.

Come controprova, si può notare che il sondaggio contiene anche un’altra domanda, che però non ha attirato altrettanta attenzione da parte dei media: “Alla luce del coronavirus, intende smettere di bere Corona?”. Solo il 4% ha risposto di sì.

Questo, semmai, sarebbe stato il dato da pubblicare, ma non sarebbe stato spettacolare e non avrebbe permesso di far leva sul luogo comune che gli americani sono stupidi. Purtroppo anche molti giornalisti hanno abboccato all’esca troppo ghiotta.

PR Week riferisce che Maggie Bowman, senior director of communications della Constellation Brands che è proprietaria della Corona, ha detto che “nonostante la disinformazione circolante, il consumer sentiment e le vendite restano robusti. I consumatori capiscono che non c’è legame fra il virus e la nostra impresa.” 

C’è stato un calo generale delle vendite di birra in Cina a causa del coronavirus. Anheuser-Busch InBev, che produce Budweiser, Corona, Stella Artois e altri marchi, prevede un 10% di calo dei profitti nel primo trimestre.

Negli Stati Uniti, invece, la Corona non ha subìto cali significativi, anzi: Bufale un tanto al chilo nota, citando CNN, che “Le vendite della Corona erano salite del 5% negli Stati Uniti nelle 4 settimane fino al 16 febbraio. Questo è circa il doppio di quello che era il trend delle ultime 52 settimane.”

Fonte aggiuntiva: The Atlantic.

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Nord Italia bloccato dal coronavirus. Nervi saldi

Nord Italia bloccato dal coronavirus. Nervi saldi

Ultimo aggiornamento: 2020/03/09 14:40.

Il governo italiano ha deciso stanotte misure assolutamente straordinarie per il Nord Italia. L’irresponsabile fuga di notizie sulle misure, e l’altrettanto irresponsabile decisione dei giornalisti di pubblicarle prima che fossero definitive, ha creato confusione e scatenato un panico diffuso che ha portato a scene come questa (tweet successivamente rimosso), che pare presa di peso da un film di fantascienza catastrofica.

Chi ha scritto quel tweet non è una persona qualsiasi. È Trisha Thomas, della Associated Press, attuale presidente dell’associazione della stampa estera in Italia. Che fa esattamente il contrario di quello che va fatto per difendere se stessa, sua figlia e gli altri dal coronavirus: andare in posti affollati, stiparsi in un treno e portare in giro il contagio verso le regioni meno colpite.

Sono esattamente questi i comportamenti che stanno portando la sanità lombarda al collasso. E porteranno al collasso tutte le altre, non solo in Italia, se non si accende il cervello e si fa la cosa più semplice: stare a casa il più possibile, per rallentare la diffusione. Perché rallentare fa la differenza fra un sistema sanitario che regge e uno che deve decidere chi curare e chi lasciar morire. Vale anche per la Svizzera, dove abito.

Questo non è il momento di cercare colpevoli, di diffondere dicerie e audio farlocchi su WhatsApp, di lagnarsi di essere considerati dei paria, di perdersi in inutili battibecchi su cosa fare, di fare la gara agli scoop con notizie non confermate o di far finta che sia “soltanto un’influenza”. La casa è in fiamme: fermarsi adesso a discutere su chi le ha appiccate è da idioti.

Non è il momento di dire che dobbiamo pensare all’economia, perché se ciascuno di noi non agisce con misure draconiane non resterà nessuna economia a cui pensare.

Non è il momento di ascoltare i ciarlatani, i complottisti e i venditori di soluzioni facili e populiste. È il momento di seguire semplici istruzioni e soprattutto ringraziare, dal profondo del cuore, tutti quelli che sono in prima linea e per questo rischiano di pagare un prezzo altissimo: tutti gli operatori della sanità.

Il coronavirus, alla fine, è un test d’intelligenza per l’intera specie umana, che è una sola: non ci sono “noi” e “loro”, non ci sono frontiere impermeabili. Vediamo di superarlo.

Ammesso che a questo punto a qualcuno importi ancora qualcosa delle mie piccole cose, segnalo con rammarico che praticamente tutti i miei appuntamenti pubblici in Italia sono annullati o rinviati a date da definirsi. Anch’io, nel mio piccolo, sono in una sorta di quarantena: come tutte le aziende svizzere, anche la Radiotelevisione Svizzera sta applicando le norme di rallentamento dei contagi, e siccome sono stato in Italia il 23 febbraio le mie partecipazioni ai programmi in studio sono annullate fino a nuovo ordine [2020/03/09 14:40: Il nuovo ordine è arrivato]. Anche molte mie conferenze in Svizzera sono state cancellate. Non posso più visitare i miei genitori, fragilissimi novantenni, né mio figlio: stanno in Lombardia. Sarà così a lungo. Nervi saldi.

Antibufala: il “Wuhan-corona” previsto in un libro dedicato al Dark Web

Antibufala: il “Wuhan-corona” previsto in un libro dedicato al Dark Web

Mi sono arrivate alcune segnalazioni di un inquietante brano di un libro intitolato Il Dark Web visto attraverso gli occhi del suo leader, che cita “un virus per le persone dal nome strano (come Wuhan-corona o Whuan-corona o qualcosa di simile)”.

Precognizione letteraria? Un segnale in codice per farci sapere che sul Dark Web si sapeva già tutto? Improbabile. La spiegazione più semplice è che si tratti di un esempio di Teorema delle Scimmie Infinite: ogni anno avvengono tantissimi eventi e vengono scritti tantissimi libri che raccontano tantissime cose e quindi prima o poi è inevitabile che qualche passaggio di qualche libro abbia una somiglianza con qualche evento.

Fra l’altro, il nome corona non è uno sforzo anticipatorio particolarmente impegnativo, dato che i coronavirus furono isolati per la prima volta nel lontano 1937 e sono ben noti per aver causato epidemie come la SARS nel 2002-2003.

Scegliere Wuhan è altrettanto ragionevole, dato che è una delle città più importanti, popolose e conosciute della Cina: citare Wuhan è come citare Firenze o Chicago. Oltretutto Wuhan è notoriamente sede di uno dei più sofisticati istituti di virologia di tutta la Cina, per cui chiunque voglia inventare una storia di virus e faccia un briciolo di ricerca per la propria ambientazione si imbatterà in Wuhan, come ha ben dimostrato lo scrittore Dean R. Koontz quando ha cambiato Gorki in Wuhan nella riedizione del suo libro The Eyes of Darkness (1996).

Fra l’altro, il libro è recentissimo: è disponibile online soltanto dal 13 novembre 2019, ossia appena un mese prima delle prime notizie sul coronavirus di Wuhan (Amazon; Google Books; Google Play) ed è classificato come “narrativa biografica/gialli e thriller”. Su Google Play viene descritto dicendo che sarebbe “un Best Seller internazionale”, ma in realtà ne esiste soltanto una versione digitale in inglese, la cui descrizione dice però che il libro è stato scritto prima in italiano e poi tradotto in inglese, contraddicendo completamente il testo italiano, che include una “prefazione del traduttore”.

E che dire di quella “recensione” in quarta di copertina dell’edizione inglese, firmata “Roliing S.” come se si volesse far pensare al lettore distratto che si tratti di una recensione fatta da Rolling Stone?

Sono troppo malizioso? Beh, andate a guardare da chi è “recensito” il libro nell’edizione italiana. Un certo R. Stones.

In altre parole, fino a prova contraria questo libro è da considerare un testo di fiction confezionato furbescamente come pseudobiografia e autopubblicato da un autore anonimo spacciandolo per un best-seller, con tanto di recensioni inventate.

Questa, insomma, è la spiegazione più plausibile. Ma se volete perderci il sonno pensando che sia un presagio di poteri superiori, fate pure: si vede che non avete preoccupazioni maggiori nella vostra vita, e di questi tempi è un privilegio raro.

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