Il volo intorno alla Luna di Artemis II, ad aprile 2026, ha stipato tre uomini e una donna per nove giorni in una cabina di soli nove metri cubi: l’equivalente del vano di carico di un furgone. A bordo non c’era spazio per un frigorifero che permettesse di conservare i campioni medici prelevati agli (e dagli) astronauti durante il volo.
Nella rubrica ‘Il futuro è già qui’ su Lucrezio.eu racconto la soluzione semplice e ingegnosa trovata per gli astronauti e che cosa cambia per noi sulla Terra. Perché molta della medicina più innovativa arriva dallo spazio, anche se quasi nessuno lo sa.
Avrete sicuramente sentito qualcuno dire che è indispensabile bere almeno otto bicchieri da 25 centilitri di acqua al giorno, ossia due litri in tutto, e che le altre bevande, tipo caffè, tè, bibite gassate, birra o succo di frutta, non contano. Ma questa raccomandazione non ha alcun fondamento scientifico.
Piccola avvertenza: quanto segue non è un suggerimento medico. Non sono un medico, sono un giornalista che fa divulgazione scientifica. Mi limito a riferire sulle origini di questa raccomandazione e a riportare i principi suggeriti da chi è competente.
Nel 2002 Heinz Valtin, professore emerito di fisiologia presso la Dartmouth Medical School e specializzato in ricerca nefrologica, ha svolto una ricerca approfondita sulle origini di quest’idea, nota nel mondo anglofono anche come “regola otto per otto” perché consiglia otto bicchieri da otto once (ossia bicchieri da circa 25 cl), e non ha trovato nessun articolo scientifico che la supporti. Ha sottolineato che per le persone affette da specifici problemi di salute, per esempio, calcoli renali o una predisposizione alle infezioni del tratto urinario, bere molta acqua può essere benefico. Ma non c’è alcuna base scientifica per una raccomandazione universale, estesa alle persone sane.
Nel 2008 Dan Negoianu e Stanley Goldfarb hanno esaminato le prove scientifiche di questa presunta regola per conto del Journal of the American Society of Nephrology e sono arrivati a una conclusione analoga: non c’è nessuna prova evidente di benefici derivanti dal bere quantità maggiori di acqua.
Secondo Valtin, la raccomandazione potrebbe essere nata a causa di un malinteso. Nel 1945 il Food and Nutrition Board statunitense, che oggi fa parte dell’Institute of Medicine della National Academy of Sciences, suggerì che una persona dovesse consumare un millilitro di acqua per ogni caloria assunta con il cibo. Ipotizzando una dieta tipica giornaliera di circa 1900 calorie, questo richiederebbe il consumo di 1.900 millilitri di acqua, ossia un paio di litri: la stessa quantità indicata dalla raccomandazione in questione. Ma spesso ci si dimentica che gran parte del fabbisogno giornaliero di acqua può essere soddisfatto dal contenuto idrico degli alimenti e quindi può non essere necessario aggiungere tutti e otto quei bicchieri d’acqua.
Nel 2004 il Food and Nutrition Board ha riesaminato la questione, osservando che le donne che appaiono adeguatamente idratate consumano circa 2,7 litri di acqua al giorno e gli uomini circa 3,7 litri. Queste quantità in apparenza più elevate di quanto suggerito dalla diceria provengono da una varietà di fonti, tra cui caffè, tè, latte, bibite gassate, succhi di frutta, frutta, verdura e altri alimenti. Gli esperti del Food and Nutrition Board hanno dichiarato che “la stragrande maggioranza delle persone sane soddisfa adeguatamente il proprio fabbisogno idrico giornaliero lasciandosi guidare dalla sete”.
In quanto ai presunti effetti dietetici di questa raccomandazione di bere due litri d’acqua perché, si dice, riduce la sensazione di fame e quindi aiuta a perdere peso, Barbara Rolls, docente di scienze della nutrizione presso la Pennsylvania State University, ha dichiarato a Scientific American che “bere acqua e aspettare che i chili si sciolgano non funziona. Tutti vorremmo che fosse così semplice. […] fame e sete sono controllate da sistemi distinti nell’organismo. È improbabile che le persone scambino la sete per fame”. I suoi studi non hanno mai riscontrato che bere acqua durante o prima di un pasto influenzi l’appetito, ma hanno rilevato che gli alimenti ricchi di acqua tendono ad aiutare le persone a consumare meno calorie, soprattutto se si beve acqua al posto di una bevanda calorica.
Non vi è dubbio che il corpo abbia bisogno di acqua per funzionare correttamente e che la disidratazione danneggi l’organismo, ma secondo gli esperti è sbagliato pensare che ci sia una linea guida universalmente valida che regoli il consumo ideale di acqua. “Il fabbisogno idrico dipende in misura tale dalla temperatura esterna, dai livelli di attività fisica e da altri fattori che non esiste una regola valida per tutti”, ha dichiarato Barbara Rolls. Valtin ha sottolineato che in alcune situazioni bere troppa acqua può effettivamente essere pericoloso e persino fatale.
La raccomandazione reale di questi esperti è quindi questa: se avete particolari problemi di salute, consultate il vostro medico. Se siete in buona salute, bevete una bevanda durante i pasti e quando avete sete. Non c’è bisogno di sentirsi in colpa per non aver bevuto quei mitici otto bicchieri.
Ieri ha fatto il suo debutto Lucrezio.eu, una rivista online gratuita e aperta a tutti dedicata alla meraviglia del sapere. È una creatura di Massimo Polidoro, alla quale ho il piacere di collaborare insieme a moltissime altre firme della divulgazione scientifica in italiano.
Come nota il comunicato stampa di annuncio di questo debutto, per una toccante coincidenza Lucrezio nasce a un anno esatto dalla scomparsa di Jane Goodall e in suo ricordo pubblica una sua intervista in parte inedita a firma del giornalista scientifico Thomas E. Villa.
“In un tempo attraversato da disinformazione, polarizzazione e paura,” prosegue l’annuncio, “l’obiettivo di Lucrezio è fare luce con rigore, ma anche con rispetto: rendere la realtà accessibile senza tradirla né banalizzarla, e restituire fiducia nel fatto che le soluzioni, spesso, esistono. Perché Lucrezio è un sito e una rivista, ma è soprattutto un invito. Un invito a guardare meglio, a chiedersi il perché delle cose e a non accontentarsi delle risposte più facili. Un invito, insomma, a riscoprire, ogni giorno, la meraviglia del sapere.”
Io a mia volta debutterò tra qualche giorno su Lucrezio.eu con un articolo dedicato alla medicina che arriva dallo spazio, ma ci sono già moltissimi contenuti di tutti gli autori, da leggere e da ascoltare.
Il mio occhio operato, il giorno dopo l’intervento.
Pubblicazione iniziale: 2023/11/07 14:47. Ultimo aggiornamento: 2023/11/18.
Le altre parti di questa storia sono disponibili qui: prima, seconda, terza.
Piccolo aggiornamento sulla mia vicenda di body hacking (sostituzione dei cristallini a entrambi gli occhi):
stamattina ho sostituito anche il secondo cristallino.
La procedura è stata notevolmente più rapida e meno dolorosa della precedente;
ho fatto mettere una lente per visione ravvicinata (monofocale che mette a
fuoco gli oggetti vicini), diversa da quella installata nell’altro occhio (che
mette a fuoco gli oggetti lontani), con l’intento di avere una visione nitida
a qualunque distanza senza occhiali e con l’opzione di fare una leggera
correzione ulteriore per le sessioni di lettura o lavoro al computer.
Per ora l’occhio operato è coperto da una conchiglia e da una benda, che
toglierò domani. Sto bene e sono al lavoro, anche se avere il campo visivo
parzialmente oscurato mi rallenta un po’; nei prossimi giorni aggiornerò
questo post con i risultati.
—-
Una lente intraoculare simile alle mie. Fonte: Wikipedia.
2023/11/08.
Stamattina ho tolto la benda e fatto il primo esame di controllo: tutto bene.
Posso tenere l’occhio operato scoperto durante il giorno, coprendolo solo di
notte (per proteggerlo da impatti o sfregamenti involontari nel sonno), e posso
già riprendere a guidare. Devo mettere delle gocce quattro volte al giorno e una
pomata di notte.
La lente nell’occhio appena operato (il destro) è gialla, come quella già
installata nell’altro occhio mesi fa, e il mio cervello non ha ancora imparato
a correggere la tinta; di conseguenza vedo tutto più scuro e giallognolo con
l’occhio destro e per ora sono in preda a un divertente effetto Pulfrich,
per cui vedo gli oggetti con un effetto tridimensionale esagerato (anche nelle
immagini 2D in leggero movimento).
Anche nell’occhio appena operato, come nel precedente, ho al momento un
puntino colorato al centro del campo visivo; è un effetto simile a quello che
si prova quando si guarda il sole e poi si sposta lo sguardo. A differenza
dell’altro occhio, questo puntino non è stellato. Ho anche dei residui
fluttuanti nell’occhio, simili a filamenti (chiamate in gergo “mosche
volanti”), che dovrebbero riassorbirsi nei prossimi giorni, ma comunque ci
vedo più che a sufficienza da poter lavorare.
Ho provato oggi a guidare e non ho avuto assolutamente problemi; ho notato
solo che i fanali delle auto in galleria e le sorgenti luminose puntiformi
hanno delle punte di diffrazione (diffraction spike) molto pronunciate a ore 11 e a ore 5, come nell’altro occhio.
L’aspetto esteriore dell’occhio è molto meno pesto rispetto a quello che aveva
l’occhio precedentemente operato alla stessa distanza di tempo
dall’intervento: sembra che mi sia sfregato troppo l’occhio con le mani, ma
niente di più.
Ho un’altra visita di controllo domattina; aggiornerò ulteriormente questo
post se ci saranno novità.
—-
2023/11/14. Una settimana dopo l’intervento, non noto più alcuna
differenza di tinta delle immagini fra i due occhi. Il puntino centrale c’è
ancora, e per ora impedisce la lettura delle scritte più piccole, ma sta
scomparendo. Le punte di diffrazione sono scomparse. Giro ormai sempre senza
occhiali, perché vedo bene sia da vicino, sia da lontano (il cervello
seleziona automaticamente l’immagine più nitida).
Uso gli occhiali solo quando devo stare molto tempo a guardare oggetti vicini,
per esempio davanti allo schermo del computer. In questo caso indosso un paio
di quelli che avevo già per la lettura da vicino, al quale ho rimosso la lente
per l’occhio destro (che ha la lente intraoculare tarata per la vista da
vicino e quindi non ha bisogno di correzione; l’occhio sinistro sì). Direi che
la scelta leggermente insolita di installare due cristallini differenti è
andata benissimo.
—
2023/11/18. Mi sono fatto dare i dati tecnici delle due lenti
intraoculari: sono delle Hoya Vivinex iSert, modello XY1, asferiche e gialle, da +21.00D (occhio sinistro) e +22.00D (occhio destro),
con un diametro ottico di 6 millimetri.
Schema del posizionamento della lente nell’occhio.
Questo è un video che mostra l’inseritore e la procedura di inserimento di una di queste
lenti. Attenzione: nella seconda metà il video include immagini di chirurgia.
Oggi dalle 18:30 sarò a Milano per partecipare a Social Health – Quando la rete e i social media sono un’opportunità per la Salute, un incontro organizzato da Assosalute (Associazione nazionale per i farmaci di automedicazione) e riservato ai rappresentanti delle aziende farmaceutiche associate, ai medici e farmacisti, a associazioni di consumatori, ai partner di business dell’associazione e ai giornalisti che si occupano di salute.
Sarà l’occasione per presentare SemplicementeSalute.it, il sito di Assosalute che intende offrire informazioni affidabili sui farmaci di automedicazione e contenere i danni causati dalle bufale mediche veicolate dai Internet ma anche da chi fa giornalismo poco responsabile (e qui racconterò ai colleghi alcuni esempi egregi di cosa non fare nella comunicazione medica). L’incontro ha l’appoggio strategico di Wired.it e con me ci sarà anche Marco Massarotto (@marcomassarotto) per parlare di come i social network influenzano le nostre decisioni di salute.
Piccolo aggiornamento sul mio body hacking (intervento di sostituzione
del cristallino): va tutto bene e finalmente posso andare al cinema a vedere
un film nitidamente (ho scelto Indiana Jones e il Quadrante del Destino). I puntini scuri nel campo
visivo sono scomparsi, la guida notturna è tornata a essere un piacere e il
bagliore luminoso stellato al centro del campo visivo è diventato quasi
impercettibile.
La vista dell’occhio operato è decisamente migliore di quella dell’occhio non
ancora operato (per il quale l’intervento è previsto per i primi di
settembre). A parte una leggera striatura luminosa a ore 11 e a ore 5 quando
guardo oggetti luminosi su fondo scuro (fanali, lampioni, la Luna), la vista è
tornata com’era anni fa, prima che io iniziassi a mettere gli occhiali, che
ora indosso solo per il lavoro a distanza ravvicinata (per leggere o guardare
lo schermo del computer).
Adesso devo decidere cosa fare per il secondo occhio (il destro). La procedura
standard consisterebbe nell’installare anche lì un cristallino artificiale
dello stesso tipo già installato nel sinistro, ossia una lente che mette a
fuoco da circa un metro fino all’infinito (il cristallino artificiale non ha
accomodamenti come li ha invece il cristallino naturale), ma mi sto accorgendo
che l’occhio non operato vede sfuocato da lontano e a fuoco da vicino (almeno
di giorno) e che nonostante io abbia in questo momento due occhi che mettono a
fuoco a distanze differenti non ho alcun fastidio o disorientamento: anzi,
vedo bene sia gli oggetti lontani, sia quelli vicini. E quindi sto
considerando l’idea di installare un cristallino che metta a fuoco da vicino,
in modo da avere un occhio per la visione di oggetti lontani e l’altro per
quella degli oggetti vicini. In questo modo non dovrei indossare occhiali
praticamente mai.
Ho chiesto al medico che mi sta seguendo, e mi ha detto che sì, c’è gente che
lo fa; è solo questione di preferenze personali. Ma ovviamente non ci sono
garanzie su come il mio cervello elaborerà due immagini con focalizzazioni
così dissimili. Per ora se la sta cavando bene, tutto sommato, ma va detto che
il cristallino naturale che ho ancora è in grado di regolare la propria messa
a fuoco, mentre un cristallino artificiale non potrà farlo. Mal che vada,
comunque, metterei gli occhiali per correggere la “miopia” del secondo
cristallino. Chissà che effetto farebbe con i visori per realtà virtuale o con
gli occhialini per il cinema 3D. Ci devo pensare.
Nel frattempo è scomparso l’effetto Pulfrich (non vedo più in 3D le immagini
2D con movimenti da sinistra a destra) e ho notato una particolarità
dell’occhio operato: quando lo muovo di scatto, percepisco una leggera
oscillazione dell’immagine, che si stabilizza quasi subito. Anche questo, mi
dice il medico, è normale. L’effetto è molto insolito, non fastidioso, e ho
provato a documentarlo con un paio di video ripresi usando semplicemente una
webcam con una lente d’ingrandimento apposita. Se guardate bene, dovreste
intravedere il bordo della lente artificiale (un circolino più piccolo
rispetto alla pupilla) e l’oscillazione dell’umor acqueo sotto la cornea (una
sorta di “effetto budino di gelatina”).
I video sono stati girati rispettivamente 7 e 22 giorni dopo l’intervento.
Anche se vista da fuori l’oscillazione può sembrare impressionante, io in
realtà non la noto affatto, salvo in particolari condizioni di luce (per
esempio quando ho una luce laterale molto intensa), probabilmente per via
della cecità saccadica, ossia la breve interruzione della visione che
si ha normalmente ogni volta che si sposta lo sguardo.
2023/08/31. Piccolo aggiornamento all’aggiornamento: il secondo intervento è stato rinviato al 7 novembre su richiesta del chirurgo, per esigenze sue non legate al mio decorso. Non ho potuto scegliere una data più vicina a causa dei miei impegni già presi e non spostabili, come il CicapFest e varie conferenze alle quali non posso presentarmi con un occhio bendato.
2023/11/07. Intervento eseguito: i dettagli sono qui.
La prima parte di questa storia è disponibile qui. Ultimo aggiornamento: 2023/06/20 10:45.
13 giugno. Stamattina ho installato il primo cristallino artificiale,
quello per l’occhio sinistro (foto qui accanto, fatta da me prima
dell’intervento usando la mia webcam e la luce di un telefonino). Scrivo
queste righe nel pomeriggio, mentre ho una conchiglia e una benda sull’occhio
operato che fa sembrare che io sia un esponente di una dimenticata e
trasgressiva banda di pirati che usavano reggiseni taglia zero al posto della
tradizionale benda nera. Sì, ci sono foto; no, non le pubblicherò. Il mondo
non è ancora pronto.
Se volete sapere com’è andata e come si svolge un intervento moderno di
sostituzione del cristallino, qui sotto trovate tutti i dettagli. Come ho già
scritto a proposito della prima parte, anche qui vale l’avviso che questo articolo conterrà immagini e/o concetti che potranno creare ansia o
disgusto negli animi sensibili e che questo articolo non costituisce informazione medica ma è solo un
resoconto da nerd ed è possibile che io abbia interpretato e descritto
male le varie fasi dell’intervento.
Se non volete sapere altro, vi dico subito che a) sto bene, a parte una
sonnolenza epica alla quale ho ceduto con piacere dormendo quasi tutto il
pomeriggio; b) saprò i risultati dell’intervento nei prossimi giorni, visto
che devo tenere la benda fino a domani e ci vuole qualche giorno di
adattamento; c) sto continuando a lavorare usando l’occhio destro. Vedere il
mondo in 2D e con un campo visivo quasi dimezzato è fastidioso ma
sopportabile. Non avverto dolori ma solo un leggero fastidio all’occhio
operato.
Colgo l’occasione per ringraziarvi tutti per le vostre parole di
incoraggiamento e sostegno; fanno molto piacere.
Aggiungo infine un dettaglio da fan dello spazio: l’intervento di sostituzione
del cristallino con una lente artificiale intraoculare non squalifica dal volo
spaziale. Almeno un astronauta è andato nello spazio per una missione di lunga
durata dopo un intervento di cataratta e non ha avuto problemi. Pubblicherò i
dettagli in una prossima Storia di Scienza, ma intanto la cosa che
conta è che posso ancora sperare di andare nello spazio 🙂
—-
Quattro giorni fa ho iniziato la preparazione, che è consistita semplicemente
nel mettere una goccia di antinfiammatorio (Nevanac) nell’occhio ogni sera. Stamattina (13 giugno) alle otto sono andato al
centro oculistico che ho scelto, a Lugano, accompagnato dalla Dama del
Maniero, a digiuno, e lì ho fatto gli ultimi esami agli occhi per confermare
tutta la situazione. Poi un’infermiera mi ha messo nell’occhio sinistro delle
gocce per dilatare l’iride e ho aspettato lungamente (almeno tre quarti d’ora
d’orologio) che facessero effetto. Lì ho deciso che per il secondo occhio mi
porterò un libro o qualcosa da fare per passare il tempo. La Dama, più saggia
di me, è sempre armata del suo libretto di sudoku ultra-difficili.
Finalmente l’occhio è risultato pronto e quindi sono andato a cambiarmi: tuta
da ginnastica, accappatoio, soprascarpe usa e getta sopra le calze (niente
scarpe o ciabatte) e cuffietta da pasticciere in testa per coprire i
capelli. No, non ci sono foto; lascio fare alla vostra perversa
fantasia (o a (Un)Stable Diffusion, if that is your kink).
Dopo i controlli di routine e la preparazione per la blanda sedazione in vena,
sdraiato su un lettino sagomato che tiene molto ferma la testa, sono stato
portato alla prima sala, dove una macchina della Lensar (ho visto il logo sul display mentre
faceva reboot diverse volte) ha fatto qualcosa mentre i chirurghi mi
preparavano l’occhio, anestetizzandolo con un liquido, divaricando le palpebre
con un aggeggio in stile Arancia Meccanica (uno speculum palpebrale) e appoggiando con forza sull’occhio quello che mi
è sembrato essere una sorta di cilindretto semitrasparente.
Me stamattina, nella mia immaginazione.
Questa è stata la parte più impegnativa e inaspettatamente dolorosa
dell’intervento: mi hanno spiegato che a causa delle mie orbite
particolarmente infossate (un modo garbato, sospetto, per dirmi che ho una
fisionomia da Neanderthal) è stato particolarmente difficile completare questa
fase preparatoria. Sono stati necessari vari tentativi, tutti svolti premendo
molto energicamente sull’occhio e sulla zona circostante, e tutti parecchio
dolorosi. Se immaginate il dolore di una seduta dal dentista quando
l’anestesia locale prende solo in parte, potete farvene un’idea. Sono contento
di dover rifare la stessa esperienza solo una volta, per l’altro occhio, e non
aspetto con entusiasmo il prossimo intervento (se tutto è andato bene, fra una
settimana).
Mi ci è voluta un bel po’ di concentrazione per stare rilassato e sopportare;
le mie pulsazioni sono rimaste comunque basse e l’anestesista ha osservato che
devo essere per natura “un tipo calmo” (non gli ho spiegato
l’addestramento intensivo che noi Rettiliani subiamo prima di entrare in
servizio sulla Terra). Avevo il viso coperto da un telino chirurgico con due
fessure per gli occhi e una cannula che alimentava ossigeno per consentirmi di
respirare agevolmente.
Per contro, la parte che mi immaginavo più impressionante, ossia la chirurgia
vera e propria, è stata praticamente inavvertibile. Sono stato portato sotto
un altro macchinario, che credo fosse il laser a femtosecondi vero e proprio,
ho tenuto lo sguardo fisso verso una luce molto intensa e fastidiosa, ho
sentito una serie di suoni molto brevi e rapidi (che presumo siano stati il
cicalino di avviso dell’attività del laser), ma non ho avvertito assolutamente
nulla a livello tattile o doloroso, né odori di bruciato come avviene con
altri trattamenti laser. Ho udito i chirurghi che parlavano di “faco 1” e “faco 2”, probabilmente come abbreviazione di facoemulsificazione, che è il processo di demolizione del cristallino naturale, affetto da
cataratta, ma non mi sono accorto né di questo processo né del successivo
procedimento di incisione laterale della cornea, di inserimento di un
aspiratore e di aspirazione dei frammenti di cristallino demoliti. Non ho
visto nessuno strumento chirurgico avvicinarsi all’occhio.
Un occhio umano in sezione, spiegato bene. Non mi aspettavo fosse scuro
internamente, ma in realtà è ovvio che sia così (per non creare riflessi
interni, proprio come una fotocamera).
I chirurghi mi hanno parlato periodicamente durante l’intervento, sia per
aggiornarmi sulla situazione sia per controllare come stavo, e a un certo
punto mi hanno annunciato che stavano per inserire la lente artificiale. Tutto
quello che ho dovuto fare è stato guardare fisso verso il soffitto o seguire
la mano del chirurgo messa appositamente davanti a me. Non ho visto gli
strumenti e non ho percepito alcun dolore.
Una volta inserita la lente, mi è stato bendato l’occhio e sono stato lasciato
a riposare qualche minuto. Poi, con l’aiuto dell’anestesista e delle
infermiere, mi sono alzato dal lettino e sono stato accompagnato a sedermi su
una poltrona per qualche altro minuto di recupero. Superata anche questa
pausa, sono andato a rivestirmi, facendo attenzione a muovermi perché
ovviamente mi mancava la percezione stereoscopica delle distanze degli oggetti
e degli ostacoli. Alle 10.40 era tutto finito.
Due parole rapide con il chirurgo coordinatore dell’intervento per concordare
la visita di controllo di domattina e sull’antidolorifico da prendere in caso
di dolore, e poi via a fare finalmente colazione al bar con un caffé e uno
squisito tortino caldo al cioccolato. Da lì siamo tornati a casa, portati da
una nostra amica. Io mi sono buttato sul divano a dormire per riprendermi
dalla tensione dell’intervento e dopo pranzo me la sono presa comoda per un
po’ intanto che mi abituavo alla vista con un solo occhio, per poi mettermi a
scrivere questo articolo. Poi ho dormito di gusto ancora quasi tutto il
giorno, preso da una sonnolenza micidiale.
Ora non resta che scoprire, domani, come funziona il mio primo occhio bionico,
quando mi toglieranno la benda.
—
14 giugno. Stamattina ho fatto la prima visita di controllo e ho tolto
la benda: la prima impressione è stata la forte differenza di colore fra
l’occhio operato, che vede tutto tinto di giallo, e quello non operato, che
vede i colori normali. Questo è un effetto previsto, perché la lente
intraoculare è gialla (come protezione UV, mi dicono) e nel giro di pochi
giorni il cervello correggerà automaticamente la colorazione.
La vista adesso è a 6/10, che secondo il medico è già un buon risultato a 24
ore dall’operazione e dovrebbe migliorare progressivamente nei prossimi giorni
man mano che la cornea riprende la propria forma naturale dopo il trauma del
taglio e dell’intrusione degli strumenti. Per ora vedo tutto molto sfuocato, a
parte delle particelle sospese dentro l’occhio operato: sembrano granellini o
bollicine e presumo che si trovino quindi davanti al cristallino artificiale.
Anche questa visione, che credo si chiami miodesopsia
anche se riguarda l’umor acqueo
invece di quello vitreo, dovrebbe svanire nel giro di pochi giorni.
Di giorno tengo scoperto l’occhio, che è solo leggermente arrossato nella sclera (il bianco degli occhi) e non mi fa male; lo devo coprire di
notte con una conchiglia rigida appoggiata sul viso, per proteggere l’occhio
contro sfregamenti involontari o impatti e pressioni durante il sonno. Devo
applicare gocce e pomate quattro volte al giorno per i prossimi giorni.
Sono già abilitato alla guida e oggi farò una breve prova nel vicinato. Domani
ho un’altra visita di controllo e poi si tratterà di decidere se fare
l’intervento all’altro occhio, che ora è previsto per il 20 giugno.
—
15 giugno. La prova di guida (diurna) di ieri è andata bene: non ho
ancora la piena nitidezza nell’occhio operato, ma ci vedo comunque più che
abbastanza per percepire le distanze e guidare con tranquillità e senza
incertezze.
La visita di controllo di stamattina indica una progressiva guarigione, ma
come dicevo la vista non è ancora tornata a sufficienza da permettermi di
leggere e quindi di lavorare, per cui abbiamo deciso di rinviare l’intervento
al secondo occhio a settembre, per dare tutto il tempo a quello già operato di
riprendere la piena funzionalità.
Al momento il fastidio principale, oltre a una visione piuttosto sfocata che
sta diventando gradatamente più nitida, è la presenza di un piccolo bagliore
circolare con sei punte proprio al centro del campo visivo. Non c’è se tengo
l’occhio chiuso; compare solo quando guardo qualche oggetto illuminato (un
foglio di carta, un monitor) e poi sposto lo sguardo o sbatto le palpebre, e
ha lo stesso aspetto del bagliore che rimane temporaneamente dopo aver
guardato il sole, ma è più piccolo.
Inoltre nella zona centrale del campo visivo ho dei puntini scuri molto netti,
disposti in modo casuale ma fisso, che si spostano all’unisono insieme alla
direzione dello sguardo. Sono differenti dalle “mosche volanti” sfuocate che
si vedono normalmente: questi punti sono ben scontornati (immaginate dei
puntini fatti con una biro nera su un foglio) e alcuni sembrano anulari (hanno
il centro chiaro).
Per i prossimi giorni non mi resta che aspettare che la vista migliori e
mettere le gocce antibiotiche nell’occhio. Di notte tengo l’occhio coperto con
una conchiglia apposita, come ho già descritto. Aggiornerò questo articolo se
ci saranno novità.
—
16 giugno. La vista dall’occhio operato è migliorata notevolmente: è
ancora velata, ma ora posso leggere anche caratteri piuttosto piccoli.
Leggerei anche meglio se non ci fosse, proprio al centro del mio campo visivo,
quel persistente bagliore a sei punte. I puntini neri sono diminuiti, ma ci
sono ancora.
La colorazione gialla dell’immagine è praticamente scomparsa: pur avendo
installato una lente decisamente gialla, il mio cervello ha imparato a
correggere la tinta nonostante sia presente in un occhio e non
nell’altro.
Questa differenza di colore è probabilmente alla base di un altro effetto
decisamente inaspettato e bizzarro: ieri ho “visto in 3D” un video 2D.
È arrivata fresca fresca la prima puntata della seconda stagione di Star Trek – Strange New Worlds (che si conferma una gran bella serie),
e la Dama e io l’abbiamo guardata subito sul nostro monitor OLED 4K (la
puntata era comunque in 2K). A un certo punto ho avuto la nettissima,
disorientante sensazione che le scenografie e le astronavi fossero in 3D. Per
un istante ho proprio pensato “Wow, com’è naturale questo effetto 3D”,
e subito dopo mi sono reso conto che non stavo guardando un video
stereoscopico.
Una spiegazione possibile è l’effetto Pulfrich, che normalmente si ottiene mettendo un filtro scuro su un occhio. La
presenza del filtro genera un leggero ritardo nell’elaborazione dell’immagine
vista dall’occhio coperto dal filtro; se l’inquadratura si sposta
lateralmente, il cervello riceve contemporaneamente due fotogrammi differenti,
che in realtà sono leggermente sfalsati nel tempo, e questo produce
parallasse, che il cervello interpreta come tridimensionalità.
È una tecnica usata per certi effetti 3D cinematografici e televisivi,
soprattutto in passato, ma ha il limite di funzionare solo in scene che hanno
un movimento laterale continuo e pronunciato; non funziona se gli oggetti sono
statici o si muovono verticalmente. In effetti ho notato il fenomeno
specificamente nelle scene in cui l’inquadratura si spostava lateralmente o un
soggetto attraversava la scena da sinistra verso destra o viceversa.
Affascinante.
—
20 giugno. Il mio cervello ha imparato a correggere la tinta gialla del
cristallino artificiale e ora vedo i colori allo stesso modo con entrambi gli
occhi. Addio effetto Pulfrich naturale, ma pazienza (posso sempre indurlo con
un filtro davanti a un occhio). Nel frattempo la nitidezza della vista è
aumentata notevolmente, i puntini neri sono quasi scomparsi (non so se per
adattamento automatico del cervello o se sono fisicamente stati riassorbiti) e
resta solo il piccolo bagliore circolare con sei punte al centro esatto del
campo visivo, che è un notevole fastidio per la lettura di precisione ma è
tollerabile per tutte le altre attività.
Ho fatto vari controlli presso il centro oculistico dove sono stato operato e
mi dicono che tutto procede bene e che il bagliore dovrebbe svanire man mano.
Ho fatto un test di guida notturna e la vista complessiva è molto migliore rispetto a prima dell’intervento (e di notte il bagliore
non c’è o perlomeno non lo noto). Ora ho una cognizione molto chiara delle
distanze e le luci delle auto non creano più confusione e aloni. Però l’occhio
non operato sta ancora facendo molto supporto a quello operato e quindi credo
di aver fatto bene a rinviare il secondo intervento.
Adesso guido senza occhiali da vista e indosso gli occhiali solo per la
lettura di caratteri piccoli a distanza ravvicinata (per esempio quando lavoro
al computer). Rispetto alla situazione di qualche giorno fa è tutto molto più
rassicurante. Ora devo solo continuare con gocce antibiotiche e pomate
notturne per qualche giorno, a scalare, ma a parte questo sono tornato alla
normalità.
Qualche mese fa mi è stata diagnosticata una cataratta nucleare a entrambi gli
occhi; a giugno installerò cristallini artificiali per risolverla. Da
appassionato di informatica, non so resistere all’idea di considerare la cosa
come un caso di body hacking interessante da raccontare. Ma confesso
che quest’idea mi serve anche per esorcizzare la fifa blu di farmi perforare
gli occhi come Jean-Luc Picard in Star Trek: Primo Contatto. Beh, non proprio allo stesso modo, però…
È quasi comico che nel ventunesimo secolo abbiamo una tecnologia superiore a quella dei Borg di Star Trek. E meno male.
Prima di tutto, vorrei sdrammatizzare la situazione. Sto bene, tutto sommato,
e mi rendo perfettamente conto che c’è tanta gente che sta infinitamente
peggio di me e non ha accesso al livello di cure mediche al quale ho il
privilegio di accedere io.
La mia condizione attuale è che la cataratta mi vela la vista di notte o al buio e crea aloni intorno alle luci, riducendo
la nitidezza e il contrasto, per cui andare al cinema è uno strazio (soprattutto per un appassionato di alta definizione come me), le luci laterali mi abbagliano (lavorare negli studi TV è una faticaccia) e per maggiore sicurezza ho deciso di smettere di guidare quando
c’è buio (gli aloni intorno ai fanali sono un fastidio fortissimo e rendono molto più faticosa la percezione delle distanze).
Di giorno, invece, vedo benissimo, anzi
paradossalmente meglio di qualche anno fa, tanto che ho smesso di portare gli
occhiali. Questa “seconda vista” è un fenomeno frequente in queste condizioni
ed è una delle crudeli ironie della natura: proprio quando devi trovare il
coraggio di farti mettere delle lame negli occhi ci vedi meglio. Ma razionalmente so
che è un miglioramento che passerà in fretta se non faccio un upgrade. Me ne sono reso conto, in particolare, qualche mese fa, quando ho indicato alla Dama del Maniero un bellissimo arcobaleno circolare intorno alla Luna piena e lei mi ha chiesto perplessa “Quale arcobaleno?”.
Detto questo, avviso subito che questo articolo conterrà immagini e concetti che potranno creare ansia o
disgusto negli animi sensibili.
In fin dei conti, si tratta di un intervento chirurgico agli occhi. Se questo
pensiero vi crea agitazione, non leggete oltre. Ne riparleremo tra qualche
settimana.
Aggiungo infine che questo articolo non costituisce informazione medica. È solo uno
spiegone da nerd. Se avete bisogno di informazioni mediche, consultate
un medico (non Google).
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Cominciamo dalle basi: la cataratta nucleare è un graduale offuscamento della
parte centrale (nucleo) del cristallino, che è la lente naturale che mette a
fuoco le immagini sulla retina (fonte: Manuale MSD). Speravo che c’entrasse qualcosa l’energia atomica, ma no.
Nell’illustrazione qui sotto, che mostra schematicamente un occhio umano in
sezione, il cristallino è l’ovale al centro.
Per risolvere la cataratta, il cristallino va rimosso e sostituito con una
lente artificiale. Ma farlo senza danneggiare l’occhio non è banale: è
necessario praticare due piccoli tagli laterali nell’occhio, raggiungere il
cristallino attraverso quei tagli, all’interno della capsula che lo contiene,
farlo a pezzi e poi estrarre i pezzi con un aspiratore, inserendo infine appunto una lente sintetica. Questo intervento
viene fatto da svegli, sotto anestesia locale e lieve sedazione, e ovviamente
si vede tutto. Almeno fino al momento in cui viene distrutto il
cristallino. Brrr.
Fare a pezzi un cristallino significa usare un emettitore di ultrasuoni che lo
sbriciolano, cosa piuttosto traumatica per l’occhio ma comunque gestibile,
oppure usare un laser per tagliare il cristallino a dadini. Il vantaggio del
laser è che agisce dall’esterno, attraverso la parte trasparente frontale
dell’occhio, è meno traumatico per l’occhio rispetto agli ultrasuoni ed evita il rischio di tagli posteriori alla capsula prodotti dagli strumenti chirurgici. Questo laser emette
impulsi che durano femtosecondi (milionesimi di miliardesimi di
secondo) e sono posizionati e orientati usando un sistema in realtà aumentata
che pianifica tutti i puntamenti del raggio che trapassano progressivamente il
cristallino fino a sezionarlo. Ho scelto la soluzione laser.
Una volta aspirati i dadini di cristallino (attraverso uno dei piccoli tagli laterali praticati dal chirurgo), viene inserita la lente
sostitutiva, passando attraverso i piccoli tagli laterali già praticati per
inserire gli strumenti precedenti. La lente è flessibile e viene inserita
arrotolata, dispiegandosi all’interno dell’occhio, dentro la parte rimanente della capsula, e poi viene posizionata dal
chirurgo e agganciata con due bracci o uncini morbidi.
Esistono vari tipi di lente intraoculare, anche con focali multiple che permettono di vedere a fuoco sia da vicino sia da lontano, ma le loro prestazioni sono un compromesso, per cui ho scelto una lente monofocale che mi dovrebbe dare una messa a fuoco perfetta, anche di notte, da circa un metro di distanza fino all’infinito. Per le distanze inferiori userò gli occhiali, come prima.
La lente artificiale ha una messa a fuoco fissa, a differenza del cristallino, la cui forma viene modificata dai muscoli intraoculari per mettere a fuoco a distanze differenti. Con la lente sostitutiva si perde la possibilità di mettere a fuoco, ma non è un grosso problema, dato che la forma della lente mette a fuoco tutto sempre (entro la gamma di distanze scelta).
Il video seguente, già posizionato al punto giusto, mostra in dettaglio la procedura di eliminazione della cataratta. Su YouTube trovate anche le riprese delle operazioni, che sono un po’ più splatter di queste animazioni pulitine e rassicuranti.
Quest’altro video mostra una procedura leggermente differente ma chiarisce bene le varie fasi:
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L’operazione in sé è piuttosto breve; si torna subito a casa e nel giro di qualche ora si può usare l’occhio operato senza problemi. Le uniche precauzioni sono di non guidare subito (per via della sedazione e del riadattamento del cervello alla nuova visione), indossare occhiali scuri per qualche ora, mettere regolarmente gocce disinfettanti, e non fare sforzi o assumere posizioni che possano aumentare la pressione intraoculare, perché questo potrebbe far riaprire i tagli laterali (che normalmente si rimarginano da soli). Vi risparmio l’elenco delle posizioni e soprattutto degli, uhm, sforzi, che è particolarmente pittoresco. Ovviamente vanno evitate per qualche giorno anche le nuotate e gli ambienti polverosi.
I medici che mi stanno seguendo sanno che lavoro faccio e quindi hanno prevenuto subito la “sindrome del dottor Google” dandomi loro le parole chiave da cercare online per conoscere meglio la procedura medica: femto cataract lensar (da usare anche su YouTube). Lensar è il nome della ditta che produce questi apparecchi medicali laser. Mi hanno ovviamente spiegato personalmente in dettaglio tutta la procedura e tutti i pro e contro delle varie opzioni.
Da fuori non si nota nulla a occhio nudo (salvo forse in certe condizioni di luce, nelle quali si vede un riflesso come quello degli occhi dei gatti, dice Francesco via Twitter). Purtroppo l’intervento non sembra conferire superpoteri o un miglioramento dello spettro visibile. I Rettiliani mi dicono che i miei impianti bioplasmatici non verranno influenzati.
Ho già fatto tutti gli esami medici preliminari e non ci sono complicazioni. Il 13 giugno farò il primo intervento; se tutto va bene, il 20 giugno farò il secondo. Nel frattempo, farfalle nello stomaco a parte, tutto va avanti come prima.
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Venerdì 9 giugno. Ho fatto un ultimo controllo agli occhi e ho scelto da quale occhio iniziare: quello sinistro (nessun motivo particolare, è stata una scelta mia del tutto casuale). Iniziano i preliminari: una goccia di soluzione oftalmologica antinfiammatoria (Nevanac) al giorno. Nessun fastidio.
Sabato 10 giugno. Una goccia, come sopra.
Domenica 11 giugno. Altra goccia, come sopra. Mi sforzo di memorizzare come ci vedo adesso con l’occhio sinistro, per poter poi fare il confronto.
Lunedì 12 giugno. Ultima goccia di antinfiammatorio, ultima cena pre-intervento (ci si deve presentare a digiuno). L’intervento è domattina.
Martedì 13 giugno, 6:00. Sveglia alle sei, senza colazione, poi doccia e preparativi: mi è stato chiesto di portare un pigiama o una tuta in cui cambiarmi per l’intervento. Un’amica porterà la Dama e me al luogo dell’intervento, a Lugano (dopo l’intervento non si può guidare, perché un occhio è coperto e la sedazione leggera potrebbe causare problemi, come dicevo), alle 8 del mattino. Chicca: oggi è il nostro anniversario di matrimonio. È un modo bizzarro di festeggiarlo, ma non c’erano altre date libere e quindi abbiamo deciso di chiudere un occhio.
Martedì 13 giugno, 12:25. Rieccomi al Maniero, dopo una dormita per recuperare lo stress dell’intervento, che è stato un pochino più impegnativo del normale ma sembra essere andato bene. Cose che capitano a noi Rettiliani. Racconto tutti i dettagli nella seconda parte di questa storia.
Siamo tutti un po’ fermi, tappati in casa, inquietati dalla pioggia di disdette di eventi e incontri (a proposito: la mia conferenza a Bologna del 7 marzo è stata annullata), incerti su cosa fare per questo coronavirus. L’unico beneficio di questa situazione è che gli antivaccinisti stanno spettacolarmente zitti. Ma che strano: così baldanzosi nel negare la scienza eppure così rapidi nel rifugiarsi sotto le sue sottane al primo allarme.
Per fortuna ci sono persone che usano la scienza, non la pancia, per ragionare sul problema.
Nino Cartabellotta, medico chirurgo specializzato in gastroenterologia e in medicina interna della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), sta monitorando la situazione sulla base dei dati disponibili e ha pubblicato questo modello predittivo che sembra dare una speranza e una scadenza. Se stiamo tranquilli e fermi il più possibile, potremmo rallentare la diffusione e trovarci presto liberi da quest’inquietudine.
Pubblicherò gli aggiornamenti man mano che verranno rilasciati.
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Spero di fare un po’ di prevenzione antibufala, così magari si evita che arrivi anche nei media di lingua italiana la “notizia” secondo la quale l’uso intensivo di smartphone e tablet, che inducono l’utente a tenere la testa chinata per lunghi periodi, starebbe inducendo la crescita di “corna”, o meglio di protuberanze ossee sulla nuca.
Tutto nasce da un articolo medico pubblicato nel 2018 su una rivista di settore e recentemente citato dalla BBC in un suo articolo dedicato allle trasformazioni dello scheletro indotte dallo stile di vita odierno.
Io il debunking preventivo l’ho fatto. Ma temo che la tentazione di parlare di corna, con un doppio senso tutto italiano che non esiste in inglese, sarà irresistibile per molti giornalisti in cerca di clic facili.
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