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Immuni e SwissCovid, app anti-pandemia a confronto alla Radio Svizzera

Giovedì scorso il collega della RSI Nicola Colotti ha invitato il consigliere nazionale svizzero Bruno Storni, il giornalista italiano Alessandro Longo e il sottoscritto a discutere per una cinquantina di minuti sul tema delle app di tracciamento delle prossimità, come Immuni e SwissCovid. L‘audio è disponibile qui sotto e scaricabile qui; la scheda del programma è qui.

Durante la conversazione sono emersi numerosi punti interessanti: in Svizzera chi viene avvisato dall’app di una possibile esposizione al contagio avrà diritto a un test gratuito; la perdita di lavoro da (auto)quarantena per chi si fa testare e risulta positivo sarà finanziata dallo Stato; il 18 giugno arriverà, salvo sorprese, la base legale che consente il funzionamento di SwissCovid, che diventerà operativa dal primo luglio.

Aggiungo un dettaglio pubblicato da Alessandro Longo nella spiegazione approfondita di Immuni su Agenda Digitale: la citatissima “soglia” del 60% è in realtà la percentuale che “serve per un’efficacia ottimale… c’è un vantaggio però a qualsiasi livello di adozione,
anche del 10%”
. Lo conferma anche Sundar Pichai di Google: “avrà un impatto positivo anche se solo il 10%-20% degli utenti lo userà. Più saranno, meglio funzionerà”.

Un altro aspetto spesso non capito di questa percentuale è che non tutti gli utenti contribuiscono in maniera uguale all’efficacia: una persona che frequenta luoghi affollati usando l’app è più significativa per il tracciamento dei contagi rispetto a una persona che vive isolata e ha installato Immuni o SwissCovid.

La cosa che mi ha fatto più piacere, nella gestione svizzera a livello politico di questa difficile app, è il buon senso e la serietà di aver chiesto di aggiungere una clausola di rimozione dell’app ed eliminazione di tutti i suoi dati qualora risultasse inefficace. Buon ascolto.

App Immuni pronta da scaricare

App Immuni pronta da scaricare

Ultimo aggiornamento: 2020/06/10 20:00

Immuni, l’app italiana di ausilio contro i contagi da nuovo coronavirus, è pronta da scaricare per iPhone e telefonini Android sui rispettivi store. Gli smartphone Huawei non-Google non sono ancora coperti.

Ho riassunto le caratteristiche principali di Immuni in questi articoli: uno, due. Non dimenticate di leggere le risposte alle domande più frequenti presenti sul sito di Immuni.

Anche se vivo in Svizzera e ho già installato l’app svizzera (SwissCovid), ho installato anche Immuni sul mio telefonino Android. Non possono funzionare contemporaneamente: devo attivare una o l’altra.

Dato che è obbligatorio indicare una provincia, ho scelto Pavia, visto che lì c’è buona parte della mia famiglia. Immuni non ha fatto una piega nonostante il mio telefonino sia in questo momento in Svizzera.

Ho notato inoltre che Immuni disabilita la possibilità di fare screenshot (perlomeno nella versione Android). Curioso. Inoltre ha un limite di età: bisogna dichiarare di avere almeno 14 anni, per questioni legali italiane. Nell’app svizzera non c’è nessuna distinzione di età.

Immuni contiene anche un’altra cosa che manca all’app svizzera: un avviso che mette in guardia contro messaggi ingannevoli di provenienza truffaldina.

Per contro, non mi sembra che abbia un’opzione per disattivarla temporaneamente, che invece è presente nell’app svizzera [aggiornamento: è stata aggiunta nella home intorno al 6 giugno 2020]. Su Android (perlomeno sul mio Samsung A40 con Android 10) si può comunque andare in Impostazioni – Google – Notifiche di esposizione al COVID-19 – Disattiva notifiche di esposizione e scegliere Disattiva. In alternativa si può sempre disattivare completamente il Bluetooth oppure spegnere il telefono.

Ricordo a tutti che l’app Immuni è in fase sperimentale e funziona solo in alcune regioni.

Ricordo inoltre che sui telefonini Android l’app deve chiedere formalmente il permesso di geolocalizzazione per poter usare il Bluetooth nella modalità di scansione continua usata da Immuni, ma è solo perché Google ha abbinato i permessi GPS e Bluetooth nella configurazione di Android. Non vuol dire che Immuni faccia geolocalizzazione e non vuol dire che l’app faccia aumentare il consumo di batteria accendendo il GPS. Lo dice chiaramente anche Stefano Zanero:

Immuni è open source e quindi liberamente ispezionabile. Possiamo inoltre verificare che l’app corrisponda davvero al codice sorgente pubblicato:

Dispositivo anti-coronavirus targato NASA?

Dispositivo anti-coronavirus targato NASA?

Rispondo a un ascoltatore del Disinformatico radiofonico che chiedeva chiarimenti su un dispositivo, in vendita in Svizzera, che viene proposto come rimedio anti-coronavirus perché, dice chi lo vende, “riesce a creare uno schermo delle vie respiratorie”.

Si indossa al collo e genera un “potente vento ionico, creando uno scudo che impedisce alle particelle di entrare nello spazio di respirazione”, stando alla documentazione presente sul sito del rivenditore.

Di quest’oggetto si è occupato in dettaglio il programma della RSI Patti Chiari, in questo servizio dei colleghi Chiara Camponovo e Remy Storni, ospitando anche la presa di posizione del rivenditore.

Dai test effettuati da Patti Chiari, il “vento ionico” emesso dal dispositivo non sembra avere l’efficacia promessa (è così poco “potente” che non riesce a spegnere un fiammifero), e la documentazione del rivenditore parla di “prove scientifiche” senza fornirne gli estremi. Lo fa nella stessa nota in cui precisa che “questi prodotti non sono destinati a diagnosticare, trattare o curare alcuna malattia”.

In mancanza di prove indipendenti di efficacia, è opportuno essere cauti e scettici come per qualsiasi altro prodotto del genere, visto anche il prezzo non trascurabile dell’oggetto (250 CHF).

Aggiungo solo un dettaglio da nerd spaziale alle informazioni già raccolte dai colleghi: l’uso del logo NASA su un prodotto è severamente regolamentato e può avvenire solo dietro esplicito permesso dell’ente spaziale statunitense. La NASA è molto chiara in questo senso (il grassetto è aggiunto da me):

The NASA insignia logo (the blue “meatball” insignia), the retired NASA
logotype (the red “worm” logo) and the NASA seal may not be used for any
purpose without explicit permission
. These images may not be used by
persons who are not NASA employees or on products, publications or web
pages that are not NASA-sponsored. These images may not be used to imply
endorsement or support of any external organization, program, effort,
or persons.

Anche le norme della NASA sull’uso dei propri loghi su prodotti e sul merchandising sono altrettanto severe. In altre parole, qualunque azienda che usi questo logo senza esplicita autorizzazione o in modo non conforme rischia grosso.

I consumatori possono facilmente pensare che la presenza del logo NASA sul prodotto sia una conferma di efficacia: non lo è.

Nella sua presa di posizione, l’azienda dice che “la società […] collabora attivamente con varie divisioni della NASA, al punto di essere da Loro premiati per l’intensa partecipazione attiva nel diffondere la tecnologia aerospaziale nel mondo.” Vorrei molto vedere quali sono queste collaborazioni e quali sono questi premi, di cui non ho trovato alcuna indicazione di dettaglio. Nel frattempo, consiglio prudenza. Il vento ionico sicuramente allontana i soldi dal vostro portafogli.

Video: L’app Immuni, aspetti informatici e giuridici

Ultimo aggiornamento: 2020/06/01 12:40.

Questa sera ho partecipato a un videodibattito sull’app Immuni, intitolato CoronaVirus e Libertà Individuali – Dalla libertà di circolazione al diritto alla riservatezza, con Giovanni Russo Spena, costituzionalista, e Fausto Gianelli, dell’associazione Giuristi democratici. L’incontro è stato organizzato dalla Federazione di Modena di Rifondazione Comunista. Il link diretto è questo e dovrebbe essere fruibile anche senza avere un account Facebook.

L’app userà il protocollo DP-3T, scrive Fanpage.it, sarà sotto licenza MPL2 e costerà circa 1,5 milioni di euro. Mashable ha pubblicato altre info insieme a degli screenshot.

La documentazione di Immuni è qui e qui su Github. Manca per ora il codice sorgente. Altre informazioni e analisi sono nell’ottima newsletter Guerre di Rete di Carola Frediani.

2020/05/05 10:10. Il codice sorgente dell’app Immuni è stato rilasciato su Github qui per Android e qui per iOS. Per avere piena trasparenza dovrà essere rilasciato anche il codice sorgente del back-end (il software che gira sul server di gestione).

2020/06/01 12:40. Vedo ora che è stato rilasciato anche il sorgente del back-end. ANSA annuncia che l’app sarà disponibile da oggi negli store ufficiali di Apple e Google, ma il servizio sarà attivo solo nelle Regioni che aderiranno alla fase di sperimentazione.

App Immuni, aspetti tecnici e giuridici aggiornati

App Immuni, aspetti tecnici e giuridici aggiornati

Dopo questo mio primo articolo/video su Immuni, torno a parlare di quest’app con alcuni aggiornamenti in questo video della conferenza tenuta online grazie alla Fondazione UPAD e al Movimento Universitario Altoatesino insieme al consulente su privacy e GDPR Patrick Lazzarotto, con la moderazione di Pietro Calò, membro del Senatus della Fondazione.

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Ultimo aggiornamento: 2020/05/22 14:50.

È disponibile da ieri (21 maggio) l’aggiornamento di iOS e di Android che predispone i telefonini per l’uso facoltativo delle app di tracciamento di prossimità contro la pandemia.

Questi aggiornamenti consentono a queste app di utilizzare più correttamente il Bluetooth per rilevare la presenza di un telefonino nelle immediate vicinanze (sotto i due metri circa). Senza questi aggiornamenti, per esempio, gli iPhone a volte non rilevano gli altri iPhone e l’app poteva funzionare solo quando era tenuta in primo piano sullo schermo.

Per iOS, l’aggiornamento arriva sotto forma di nuova versione, la 13.5. Per i telefonini Android, l’aggiornamento è incluso nei Google Play Services, che si aggiornano automaticamente, e verrà distribuito ai vari modelli di smartphone nei prossimi giorni (se usano Android 6.0 o superiore).

Va chiarito che questi aggiornamenti non sono l’app: sono semplicemente il supporto tecnico per le singole app sanitarie dei vari paesi. Visto che includono anche correzioni e miglioramenti di altro genere, è importante installarli anche se non avete ancora deciso se usare o no l’app sanitaria.

Fra l’altro, anche dopo l’installazione di questi aggiornamenti spetta comunque al singolo utente decidere se attivare le funzioni di tracciamento, andando nella nuova sezione Raccolta log di esposizione.

Google e Apple ribadiscono nel loro annuncio congiunto che non vengono raccolte informazioni di localizzazione. Va notata la loro scelta di un termine differente da quello usato comunemente finora: non si parla più di tracciamento dei contatti, ma di notifica di esposizione. In altre parole, si sottolinea correttamente che non vengono collezionate identità ma solo esposizioni a possibili contagi. Nessuna informazione su chi o dove.

È un po’ come una di quelle app o di quei dispositivi che misurano l’esposizione al sole accumulata in spiaggia: non hanno bisogno di sapere chi siete o chi incontrate, ma solo quanto vi siete esposti.

La BBC riassume molto bene qui con dei grafici il funzionamento delle app di tracciamento di prossimità sia nella versione centralizzata sia in quella decentralizzata. XDA-Developers mostra alcuni screenshot della nuova versione di Google Play Services con la sezione di notifica delle esposizioni e spiega bene le due fasi dell’adozione di queste novità (adesso siamo alla prima).

Va notato, inoltre, che l’aggiornamento anti-coronavirus di Apple è solo per iOS e non per iPadOS (quindi non si può usare un tablet come “dosimetro”), e non è comunque disponibile in tutti i paesi.

2020/05/22 14:50

Questo è uno screenshot, pubblicato da Marcel Salathé dell’EPFL, dell’integrazione di SwissCovid nell’aggiornamento di iOS che ne consente il pieno uso:

Affitti online: attenzione alla truffa dell’ispezione anti-pandemia che usa il nome di AirBNB

Affitti online: attenzione alla truffa dell’ispezione anti-pandemia che usa il nome di AirBNB

I criminali informatici si stanno adattando molto rapidamente alla nuova situazione, inventando nuove truffe basate sulla pandemia. Mi è arrivata la segnalazione di un raggiro che riguarda AirBNB e che vale la pena di conoscere per evitare di esserne vittime.

Piera (non è il suo vero nome) ha preso in affitto un appartamento a Losanna tramite una ricerca online. La locatrice l’ha avvisata che, a causa del Covid-19, avrebbe dovuto rivolgersi ad AirBNB per fare in modo che organizzassero un’ispezione e le dessero la chiave, perché la locatrice abita in Spagna e non sarebbe potuta venire.

Ma la mail inviata dalla sedicente locatrice, scritta in inglese molto corretto e professionale, conteneva informazioni false. Diceva che l’ispezione e l’accesso alla chiave comportavano il pagamento anticipato della caparra tramite bonifico bancario.

L’unico indizio di frode, molto sottile, era che la locatrice dichiarava di chiamarsi Morales Conception: un cognome molto poco spagnolo, dato che l’ortografia corretta in questa lingua è Concepción.

Piera ha pagato, perché la locatrice ha detto che i soldi sarebbero andati ad AirBNB, non a lei. Ma poi la locatrice non si è più fatta sentire.

Piera ha contattato AirBNB, che le ha comunicato che loro non effettuano questi servizi e che non possono fare nulla dato che il pagamento è avvenuto fuori dalla loro piattaforma.

Purtroppo c’è poco che si possa fare per riavere il denaro, ma vale la pena di avvisare la polizia spagnola e la banca che ha ricevuto il bonifico, dato che la mail della sedicente locataria contiene le coordinate bancarie.

Notate la spavalderia dei criminali, che usano apertamente un conto presso una banca europea, cosa che rassicura le vittime: chi mai sarebbe così pazzo da farsi mandare fraudolentemente dei soldi in modo così tracciabile? La spiegazione probabile è che in realtà il conto è intestato a una persona che neanche sa di essere complice di una truffa ma ha semplicemente risposto a uno dei tanti annunci per “manager finanziari”, quelli nei quali si chiede alle persone di ricevere soldi da sconosciuti sul proprio conto corrente e poi inviarli in contanti ad altri (i capibanda) trattenendo una commissione.

Criminali già al lavoro per sfruttare l’arrivo delle app anti-coronavirus

Criminali già al lavoro per sfruttare l’arrivo delle app anti-coronavirus

Non è colpa delle app anti-pandemia: semplicemente, da sempre i criminali informatici sfruttano ogni nuovo prodotto e ogni nuova situazione che crei tensione emotiva, perché la tensione fa sbagliare.

MalwareHunterTeam segnala che è in circolazione una versione falsa dell’app creata dal governo indiano e ne usa il nome, Aarogya Setu, ma è piena di malware.

Questa è una trappola particolarmente pericolosa, perché l’app ufficiale viene diffusa tra la popolazione mandando agli utenti un SMS o una mail contenente un link di scaricamento. I criminali o sabotatori possono creare un messaggio analogo, falsificandone il mittente e includendo il link alla loro versione alterata dell’app. Gli utenti si fidano della fonte apparentemente governativa, sono motivati dalla pressione sociale ed emozionale a seguire le istruzioni, e finiscono per installare il malware.

Analoghe segnalazioni arrivano dalla BBC, che nota che nel Regno Unito varie persone hanno ricevuto un SMS fraudolento che sembra generato da un’app di tracciamento sanitario, dice che una persona con la quale si è stati in contatto è positiva e invita a cliccare su un link per avere maggiori informazioni. Il link porta a un sito fasullo che chiede dati personali.

Il testo dell’SMS è questo: “Someone who came in contact with you tested positive or has shown
symptoms for Covid-19 & recommends you self-isolate/get tested. More at [link oscurato]”.

Morale della storia: non seguite mai link ricevuti via mail o SMS che vi invitano a installare app. Di nessun genere. Se volete scaricare un’app, visitate il sito del produttore ufficiale dell’app e seguite le istruzioni che trovate lì.

App di tracciamento anti-pandemia, la situazione svizzera

App di tracciamento anti-pandemia, la situazione svizzera

Ultimo aggiornamento: 2020/05/10 16:00.

Anche in Svizzera si parla di utilizzare un’app per il tracciamento dei contatti (contact tracing) allo scopo di aiutare il contenimento della pandemia da coronavirus.

Gli svizzeri sembrano ben disposti a usarla, accettando addirittura non solo il tracciamento dei contatti (ossia a chi sono stato vicino, ma non dove) ma anche la geolocalizzazione (ossia dove sono stato vicino a qualcuno): si dichiarano favorevoli, in una situazione d’emergenza, nel 69% dei casi a livello svizzero e nel 79% in Canton Ticino, secondo un sondaggio pubblicato dal giornale Bote der Urschweiz.

Va chiarito, innanzi tutto, che questo tipo di tracciamento non c’entra nulla con il rilevamento automatico delle posizioni dei telefonini effettuato da Swisscom per segnalare (con 24 ore di ritardo intenzionale) eventuali assembramenti di oltre 20 telefonini in uno spazio pubblico di 100 x 100 metri, e non c’entra nulla neppure con il rilevamento analogo effettuato in quasi tutto il mondo da Google (qui i dati svizzeri ripartiti per cantone).

L’app svizzera di contact tracing viene sviluppata da alcuni mesi con la collaborazione dei due politecnici federali (EPFL ed ETHZ) insieme a un alto numero di esperti europei e dovrebbe essere pronta entro l’11 maggio. Il codice, ancora in fase di sviluppo, è liberamente ispezionabile (open source) su Github insieme alla documentazione e a un fumetto esplicativo multilingue (che ho pubblicato qui). Si basa sul sistema DP-3T (Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing), ritenuto il più adatto a minimizzare i rischi di sicurezza, privacy e protezione dei dati, perché i dati restano sui telefonini degli utenti.

Il sistema alternativo adottato da altri paesi, PEPP-PT, è stato abbandonato con una vivace presa di posizione dei politecnici svizzeri (e con altre defezioni preoccupate) perché non era sufficientemente trasparente e non avrebbe protetto adeguatamente i dati degli utenti, che sarebbero confluiti in un archivio centralizzato.

Secondo Jim Larus, professore ordinario della Facoltà di Informatica e Comunicazione dell’EPFL, “non è necessario sacrificare la riservatezza personale per implementare una risposta tecnologica efficace alla crisi del COVID-19” (news.epfl.ch).

La sperimentazione è già in corso con l’aiuto dell’esercito, come si vede in questo tweet:

Le versioni sperimentali dell’app sono già scaricabili qui su Github: la versione Android installabile (APK) è qui su Appcenter.ms. Per installarla bisogna abilitare l’installazione di app da sorgenti esterne, come consueto (in Android 10 è sotto Impostazioni – Dati biometrici e sicurezza – Installa app sconosciute – Files – Consenti da questa sorgente).

Le premesse sono insomma molto buone, ma siamo in informatica, per cui c’è sempre un ma di mezzo.

In questo caso il ma (che vale non solo in Svizzera) è il Bluetooth, che è il sistema senza fili tramite il quale i telefonini dotati dell’app rileveranno la vicinanza di altri telefonini analogamente equipaggiati per poi allertare se si è stati in prossimità prolungata di una persona risultata poi malata (il GPS non si può usare perché non è sufficientemente preciso).

In questo articolo ho già segnalato alcuni problemi riguardanti le imprecisioni di rilevamento del Bluetooth, che segnalerebbe come vicine anche persone separate in realtà da un muro o dall’abitacolo di un’auto, causando dei falsi positivi. Ma c‘è anche un altro problema.

Sotto iOS e Android, infatti, un’app non può usare a lungo il Bluetooth per la scansione di dispositivi vicini se non viene tenuta in primo piano sullo schermo, per esempio perché l’utente vuole giustamente usare il telefonino per fare qualunque altra cosa.

Prevengo una domanda inevitabile: ma allora come mai le cuffie Bluetooth continuano a funzionare anche quando si fa altro? Perché la scansione di dispositivi vicini sconosciuti (usata dall’app di tracciamento) è una funzione diversa dalla comunicazione con dispositivi conosciuti e abbinati, come le cuffie senza fili.

Di conseguenza, se l’utente avvia l’app di tracciamento e poi fa altro con lo smartphone (mette l’app in background), dopo un certo tempo (cinque minuti per Android) l’app smette di fare scansione via Bluetooth e quindi non rileva più nulla.

L’unico modo per aggirare questa limitazione (come è stato fatto a Singapore) è tenere l’app aperta e in primo piano (in foreground). Ma questo vuol dire consumare moltissima energia e rendere lo smartphone inutilizzabile per qualunque altra attività.

La soluzione a questo problema è un prossimo aggiornamento del software dei telefonini, che verrà fornito da Apple e Google: si chiamerà Privacy-Preserving Contact Tracing ed è previsto per maggio (ma il consorzio D3PT vuole migliorarne la trasparenza). Quindi bisognerà trovare il modo di convincere gli utenti non solo ad installare l’app di tracciamento, ma anche ad aggiornare i propri smartphone (cosa che molti sono riluttanti a fare) e nel caso degli Android bisognerà anche convincere ciascuna delle mille marche differenti a preparare e distribuire quest’aggiornamento anche per i modelli non recenti tuttora usati da tante persone, e poi convincere queste persone ad aggiornare Android. Se, come dice The Verge, l’aggiornamento per Android arriverà tramite Google Play Services e coprirà le versioni dalla 6.0 inclusa in su, la questione si semplificherà notevolmente.

Naturamente serve anche che gli utenti abbiano uno smartphone con Bluetooth Low Energy. Secondo Counterpoint Research, questo esclude circa due miliardi di persone nel mondo e circa un quarto degli smartphone attivi.

Insomma, anche con la migliore trasparenza e buona volontà non sarà facile raggiungere la soglia del 60% della popolazione necessaria, secondo le prime indicazioni, affinché il contact tracing digitale possa dare una mano significativa al contenimento del coronavirus. Staremo a vedere.

2020/05/10: Ho pubblicato un aggiornamento massiccio della situazione.

Fonti aggiuntive: The Local, TVSvizzera.it, Ars Technica.

Antibufala: “Plandemic” e la dottoressa Mikovits

Versione breve: È una stronzata.

Versione lunga: È una gigantesca stronzata.

In dettaglio: Lo so, lo so, mi sono ripromesso di non dedicare tempo alle tesi di complotto intorno al coronavirus. Ma mi sono arrivate parecchie richieste e segnalazioni di un video di 26 minuti intitolato Plandemic, in cui una dottoressa, Judy Mikovits, afferma di essere la vittima di una colossale cospirazione mondiale, che include tutti, da Bill Gates al dottor Anthony Fauci, per nascondere la verità sul nuovo coronavirus e su come curarlo che lei e solo lei avrebbe scoperto. Così raduno qui un po’ di informazioni di debunking.

Il video contiene affermazioni sanitarie false e pericolosissime, come per esempio la tesi (falsa) che portare una mascherina aumenterebbe la mortalità: una balla letale che ha spinto Youtube e Facebook a bandire il video.

Giusto per dare un altro esempio della mitomania e delle falsità dette da Mikovits, a circa 12:30 in Plandemic la dottoressa dice che nel 1999 lavorava per i militari statunitensi per “insegnare a Ebola come infettare le cellule umane senza ucciderle” perché “Ebola non era in grado di infettare cellule umane prima che lo portassimo nei laboratori e glielo insegnassimo”. Peccato che la prima epidemia di Ebola sia avvenuta nel 1976.

In inglese potete consultare queste fonti:

In italiano c’è il debunking di Butac: se ne trovate altri, segnalatemeli nei commenti.

In estrema sintesi: se davvero ci fosse un complotto dei poteri fortissimissimi per insabbiare la “verità” presentata da Judy Mikovits, la dottoressa sarebbe morta da un pezzo in circostanze misteriose. È quello che succede quasi sempre a chi davvero scopre verità scomode. Invece lei è a spasso e il suo libro, quello che quei poteri fortissimissimi vorrebbero secondo lei insabbiare, è in libera vendita su Amazon.

2020/05/09 20:55

Le tesi della Mikovits sono state riprese da OAN, il canale TV al quale Donald Trump sembra accordare udienza molto spesso, come ha notato John Oliver.

Siamo messi bene.

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