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StarCon Reunion 2020 virtuale e aperta a tutti: video

StarCon Reunion 2020 virtuale e aperta a tutti: video

Ultimo aggiornamento: 2020/11/16 3:00.

Ogni anno, da tempo immemorabile, molti fan italiani di fantascienza si radunano per parlare di scienza e fantascienza alla StarCon (quella che un tempo si chiamava Sticcon), organizzata dallo Star Trek Italian Club – Alberto Lisiero e da Ultimo Avamposto. Quest‘anno, per cause di forza maggiore, ci stiamo radunando online. Se vi interessa, il video della prima serata è qui sotto.

  • 5:30 Marcello Rossi presenta le notizie sulle serie di Star Trek in produzione e in arrivo

  • 26:00 Marco Mete (doppiatore di Brent Spiner, l’androide Data)
  • 1:25:00 Il sottoscritto (che dimostra poteri paranormali e parla dell’app Immuni, su richiesta degli organizzatori)
  • 2:19:50 Comunicazioni di servizio della convention virtuale
  • 2:24:20 Anteprima di Trek IT, documentario sul fandom italiano di Star Trek (con blooper a 2:46)

Seconda parte:

  • 5:40 Conferenza di Claudio Sonego: Sei gradi di separazione
  • 35:00 Alessandro Rossi (doppiatore di Patrick Stewart, il capitano Picard)
  • 1:26:10 Comunicazioni di servizio
  • 1:32:30 Conferenza sulle serie animate di Star Trek, a cura di Marcello Rossi e Cesare Cioni
  • 2:20:00 Patata Contest e sfilata virtuale dei costumi
Siamo in quarantena precauzionale al Maniero Digitale, vediamo come funziona l’app svizzera SwissCovid

Siamo in quarantena precauzionale al Maniero Digitale, vediamo come funziona l’app svizzera SwissCovid

Ultimo aggiornamento: 2020/11/04 18:30.

Da oggi e fino al 9 novembre compreso la Dama del Maniero ed io siamo in quarantena in casa, al Maniero Digitale, per ordine dell’Ufficio del Medico Cantonale. Niente panico: stiamo bene e siamo attrezzati. La prendiamo con filosofia e cogliamo l’occasione per documentare e raccontare come funziona la sanità in Canton Ticino durante una pandemia e soprattutto per vedere come funziona l’app anti-coronavirus svizzera, SwissCovid.

Cominciamo dall’inizio.

—-

Domenica 1/11

Vengo avvisato che il giorno precedente (sabato 31/10) sono stato a lungo (una mattinata di lavoro) in stretta prossimità di una persona che è poi risultata positiva al coronavirus. La persona mi ha informato personalmente della situazione non appena ne è stata informata a sua volta dalle autorità sanitarie.

Quando siamo stati vicini, la persona aveva soltanto sintomi di raffreddamento, ma per prudenza aveva indossato la mascherina e avevo fatto anch’io lo stesso; comunque avevamo toccato gli stessi computer e respirato l’aria dello stesso ambiente per alcune ore. Inoltre un paio di giorni prima la persona era passata dal Maniero senza mascherina (non avendo sintomi di nulla); avevamo mantenuto il distanziamento sociale come ormai abituale per tutti gli incontri.

Come da prassi di contact tracing, la persona ha comunicato alle autorità sanitarie i nomi delle persone con le quali sapeva di essere stata a stretto contatto negli ultimi giorni. Fra quelle, ovviamente, ci sono anch’io.

Né io né la Dama del Maniero abbiamo sintomi; la persona in questione
ha solo sintomi lievi. Ma ovviamente a questo punto ci siamo messi
spontaneamente in quarantena nel Maniero e abbiamo iniziato ad attenerci
alle istruzioni di quarantena del Cantone, alle FAQ dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (specificamente alla Procedura in caso di sintomi e di possibile contagio) e alle regole di igiene e di comportamento pubblicate presso Ufsp-coronavirus.ch e abbiamo letto le informazioni sul test (il cosiddetto “tampone”) pubblicate qui su Ti.ch. 

Va
tutto bene: possiamo lavorare dal Maniero, abbiamo annullato i (pochi)
appuntamenti in presenza che avevamo e abbiamo provviste sufficienti. C’è gente che
sta infinitamente peggio di noi.

L’app SwissCovid, che sia io sia la persona positiva abbiamo sui nostri smartphone, non ha ancora detto niente. Le autorità sanitarie non hanno chiesto alla persona positiva nulla a
proposito di SwissCovid, e la persona non ne ha parlato, per cui l’app
non è ancora stata utilizzata; la persona provvederà domani (lunedì) a
chiedere istruzioni in merito.

 

Lunedì 2/11

Vengo contattato di mattina per telefono dal servizio di contact tracing cantonale, che mi avvisa che la segnalazione del mio nome da parte della persona comporta che io riceva l’“intimazione” (si chiama così) a restare in quarantena per dieci giorni dall’ultimo contatto, con scadenza il 9 novembre; dobbiamo restarci anche qualora facessimo un tampone che risultasse negativo. Rispondo che io e la Dama abbiamo già iniziato spontaneamente la quarantena.

Il flowchart delle autorità è molto chiaro.

La persona positiva viene ricontattata dalle autorità sanitarie, che chiedono se ha l’app SwissCovid e forniscono un “codice Covid” da immettere su base volontaria.

L’app è molto chiara nel ricordare, in una schermata apposita, che “anche se non vengono inviati dati personali, è possibile che qualcuno possa ricordarsi dell’incontro sulla base della data in cui è avvenuto”. In effetti nel mio caso sarebbe facilissimo dedurre chi può aver generato la segnalazione da parte dell’app, visto che quel giorno ho incontrato ravvicinatamente due sole persone e l’altra non è positiva. È uno dei casi anomali già considerati durante lo sviluppo di queste app.

L’app ricorda inoltre che “Gli ID casuali degli ultimi 14 giorni verranno usati per informare altre persone che sono state a contatto con te della potenziale esposizione al COVID-19. La tua identità non verrà condivisa con altre persone.”

Dettaglio interessante: una volta immesso il codice Covid, il tracciamento termina. L’app avvisa dicendo “Tracciamento terminato – Dopo un test positivo il tracciamento nell’app viene terminato automaticamente” e augura “Buona guarigione”.

 

Questo è quello che succede sul telefonino della persona positiva, che è ora in isolamento. 

Sul mio smartphone, invece, la notifica di SwissCovid arriva alle 18:11 di oggi, più di ventiquattr’ore dopo che la persona positiva è stata allertata inizialmente dalle autorità sanitarie. Un tempo lungo, nel quale io avrei potuto circolare e potenzialmente diffondere il contagio inconsapevolmente, dovuto al fatto che le autorità sanitarie non hanno invitato subito la persona positiva a usare SwissCovid; lo hanno fatto soltanto nella seconda chiamata, effettuata dall’ufficio del medico cantonale.

L’app in sé, infatti, funziona: dopo che la persona positiva l’ha usata immettendo il “codice Covid” alle 17.30, la notifica mi è arrivata in meno di un’ora.

SwissCovid mi avvisa del possibile contagio e mi fornisce istruzioni come segue.

La telefonata va a un servizio automatico di smistamento; non avendo sintomi né io né la Dama, e visto il sovraccarico dei servizi in questa seconda ondata (tanto che i negativi verranno avvisati solo tramite SMS, come da comunicato stampa del Dipartimento della Sanità e Socialità) e che tanto un tampone non accorcerebbe la quarantena, lasciamo stare e non chiediamo se possiamo farci testare.

Questo è quanto, per ora, sul fronte informatico. Per quel che riguarda le regole da seguire, invece, questo è il testo dell’“intimazione”, arrivatami oggi via mail alle 17:10:

Egregio signor
PAOLO ATTIVISSIMO,

come concordato telefonicamente
attestiamo che, conformemente alle raccomandazioni emanate
dall’Ufficio federale della sanità pubblica e in base agli articoli 31,
32 e 35 della Legge federale sulle epidemie 28 settembre 2012, Lei è
stata/o posta/o in quarantena dalla presente autorità

dal 31.10.2020
al 09.11.2020
compreso.

Potranno
esser effettuati dei controlli; la non ottemperanza dell’obbligo sarà
perseguita penalmente come previsto dall’articolo 83 lettera “h” della
medesima legge.

La
informiamo inoltre che, in caso di necessità, è attiva la hotline
telefonica che è raggiungibile 7 giorni su 7 dalle ore 08.00 alle ore
19.00. Il numero della hotline è 0800 144
144.

Sulla pagina WEB del cantone dedicata al Covid-19 sono presenti ulteriori informazioni:
https://www4.ti.ch/dss/dsp/covid19/home/

Ufficio del medico cantonale

Cellula Contact Tracing COVID19

[numero di telefono] (apertura 08:30 – 17:00)

 

Cosa dicono le leggi e le procedure svizzere?

La Legge federale sulle epidemie è pubblicata qui. Riporto da qui, sezione Procedura in caso di contatto con una persona infetta:

Se
siete entrati in contatto con una persona risultata positiva al test
per il nuovo coronavirus, nei giorni successivi potreste essere
contagiosi senza accorgervene.

Quasi sempre i primi sintomi si presentano entro 10 giorni dopo il
contatto con una persona infetta. Durante questo tempo vale quanto
segue:

  • Seguite strettamente le regole di igiene e di comportamento.
  • Sorvegliate il vostro stato di salute.
  • Proteggete la vostra famiglia, i vostri amici e il vostro ambiente, evitando contatti non necessari.
  • Se le vostre circostanze personali e professionali lo permettono, potete mettervi voi stessi in quarantena e lavorare da casa.
  • Se non potete lavorare da casa, allora è molto importante che vi
    atteniate alle regole di igiene e di comportamento, evitando i contatti,
    tenendovi a distanza e indossando la mascherina, se la distanza di 1,5
    metri dalle altre persone non può essere mantenuta.

Se avete sintomi di malattia: restate a casa e seguite le istruzioni della sezione Procedura in caso di sintomi di malattia.

Istruzioni del servizio cantonale

Se del caso, il servizio cantonale competente vi contatterà e vi informerà su come procedere. Da quel momento le istruzioni sulla quarantena (PDF, 189 kB, 23.10.2020) sono vincolanti.

Se dopo 10 giorni dal contatto non avete ancora sintomi, potete porre fine alla quarantena.

Le istruzioni sulla quarantena (allegate anche alla mail che ho ricevuto) dicono che io devo restare a “casa o un altro alloggio adeguato” ed evitare “qualsiasi contatto con altre persone, salvo quelle che sono anch’esse in quarantena e che vivono nella stessa economia domestica”. Ovviamente la Dama del Maniero è in quarantena con me, anche se non è stata intimata di persona.

L’uscita durante la quarantena è consentita per una visita medica, indossando una mascherina ed evitando i trasporti pubblici. La quarantena termina se siamo senza sintomi dopo 10 giorni: “Se dopo 10 giorni non avete avuto alcun sintomo, potete di nuovo, in accordo con il servizio cantonale competente, uscire di casa.”

Possiamo uscire a buttare la spazzatura? Possiamo uscire a ritirare la posta? Non lo so. Forse sì, se ci teniamo a distanza dagli altri e restiamo mascherati senza toccare nulla. In compenso, abbiamo una scorta epica di tè e Digestive integrali, una montagna di lavoro remoto da fare (io, poi, mi sono dato anche alla regia di eventi Zoom e il Disinformatico radiofonico si farà via Internet), una coda lunghissima di film e telefilm da vedere e libri da leggere, e in casa abbiamo gatti caldi a volontà da coccolare. Siamo fortunati, e ce ne rendiamo conto. In più c’è quella votazioncella del 3 novembre in America che dovrebbe essere piuttosto interessante. 

Vi aggiornerò se ci saranno novità.

La Svizzera nega la rianimazione agli anziani malati di Covid? No. Per ora no, e cerca di evitarlo. Ma si prepara al peggio

La Svizzera nega la rianimazione agli anziani malati di Covid? No. Per ora no, e cerca di evitarlo. Ma si prepara al peggio

Pubblicazione iniziale: 2020/10/24 17:57. Ultimo aggiornamento: 2020/11/01 23:30. 

La Stampa ha pubblicato un articolo di Fabio Poletti (copia permanente qui) che cita il protocollo di triage svizzero da adottare in caso di esaurimento delle risorse mediche. L’articolo in sé è corretto, ma il titolista lo ha massacrato con un sensazionalismo acchiappaclic che è decisamente fuori luogo, intitolandolo “La Svizzera sceglie: rianimazione negata agli anziani malati di coronavirus”. Come se già adesso i medici andassero in giro a lasciar morire gli anziani. È falso.

Repubblica, invece, ha scritto che il protocollo sarebbe stato già “attuato”, titolando Se la Svizzera non cura gli anziani (tempo presente, come se stesse già accadendo adesso) e ribadendo nel catenaccio “Attuato un protocollo per le terapie intensive che riguarda gli over 75 in caso di disponibilità limitate”. Nel testo, l’articolo senza firma dice che “anche nella civilissima Svizzera gli anziani vengono messi da parte”. Di nuovo il tempo presente.

L’articolo iniziale de La Stampa è stato ripreso da Il Fatto Quotidiano e ANSA e approfondito (con link alle fonti, come si deve) da Open. Il clamore italiano ha indotto la stampa svizzera ticinese a parlarne (per esempio Ticinonews).

Ne scrivo brevemente perché molti di voi mi hanno segnalato l’articolo sapendo che abito in Svizzera e quindi mi hanno chiesto lumi in proposito.

Il protocollo in questione è questo (a La Stampa o Repubblica non costerebbe nulla linkarlo, ma non lo fa, a differenza di Open) e non è affatto applicato in questo momento. Se Repubblica o La Stampa hanno prove del contrario, che le tirino fuori. 

Questo protocollo fa semplicemente parte di quei piani che ogni governo, ogni pubblica amministrazione, ogni Protezione Civile che abbia un minimo di buon senso prepara in anticipo per decidere come affrontare le situazioni più drammatiche qualora si presentassero.

Il documento, intitolato “Pandemia Covid-19: triage dei trattamenti di medicina intensiva in caso di scarsità di risorse” e redatto dall’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche e dalla Società Svizzera di Medicina Intensiva, lo mette subito in chiaro: “Se le risorse a disposizione non sono sufficienti, occorre prendere decisioni di razionamento”

Per ora le risorse sono sufficienti, ma l’aggravarsi della pandemia da Covid fa prospettare il rischio che le risorse non bastino per tutti. E se si arriverà a quel punto, allora bisognerà avere pronte delle regole precise su come assegnare quelle risorse. Il protocollo definisce queste regole: pragmatiche, severe, ma necessarie. Immagino che il governo italiano abbia un documento analogo, che so, in caso di eruzione del Vesuvio (questo) o di crollo di una diga.

Per esempio, il documento svizzero dice di non voler considerare criteri tipo “l’estrazione a sorte, il principio «first come, first served», la priorità a persone con un elevato valore sociale”. E descrive i principi etici fondamentali da usare: equità, salvare il maggior numero possibile di vite, proteggere gli specialisti coinvolti, eccetera.

Il triage è un concetto assolutamente normale per chiunque lavori nella gestione delle emergenze: in medicina, per esempio nelle liste d’attesa per donazioni di organi. C’è un solo organo donato e cinque pazienti compatibili in fin di vita che ne hanno bisogno. A chi lo dai? Tiri la monetina?

Lo stesso vale in tempo di guerra, o in caso di attentato o disastro che causa tanti morti. Medici e soccorritori arrivano e per prima cosa fanno triage: se si rendono conto di non avere risorse sufficienti a salvare tutti, devono fare delle scelte terribili, come lasciar perdere o dare palliativi a quelli che sanno di non poter salvare e concentrarsi su quelli salvabili. Ed è inutile fare i buonisti in poltrona: no, spesso non è possibile salvare tutti.

Fra l’altro, il documento svizzero risale al 20 marzo scorso, non è neanche una novità: ne parlava già il Corriere del Ticino in quella data. 

Insomma, non so quale sia il senso di questi articoli. Il fatto che le autorità si preparino a gestire una situazione drammatica che comporta sacrifici e scelte durissime e non la affrontino tirando a indovinare sul momento non dovrebbe essere una novità. L’esistenza di questo documento svizzero è una non notizia. A meno che l’obiettivo di questi giornali sia far pensare ai propri lettori “oddio guarda gli svizzeri, come sono freddi ’sti gnomi di Berna che già pianificano chi lasciar morire” per acchiappare qualche clic pubblicitario in più. Come se gli ospedali italiani non fossero già popolati di primari e infermieri esausti e in lacrime che fanno queste scelte tutti i santi giorni. E come se i medici italiani non avessero già pronti protocolli analoghi. Di cui Il Fatto Quotidiano parlava già a marzo scorso.

2020/11/01 18:00

La Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana parla della vicenda in questo articolo del 26 ottobre, confermando le mie spiegazioni. Il dottor Paolo Merlani, direttore sanitario dell’Ospedale di Lugano, dice che la notizia «Presentata così come ha fatto la stampa italiana non è corretta».

Poco più di una settimana dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo, la necessità di scegliere a chi assegnare i posti in terapia intensiva è diventata terribilmente concreta. Tio.ch segnala che nel canton “Soletta i
posti in terapia intensiva si stanno esaurendo: già venerdì erano solo
15, a fronte di 17 pazienti che ne avrebbero avuto bisogno. Anche nel
Giura le strutture sono sovraccariche, e alcuni pazienti sono stati
trasferiti a Basilea.”
Nel canton Vallese, “un ultraottantenne
ricoverato all’ospedale di Sion con gravi sintomi di Covid ha dovuto
interrompere il trattamento. «Normalmente avremmo trasferito questa
persona in terapia intensiva, in modo che avesse una minima possibilità
di sopravvivenza» ha dichiarato alla Nzz am Sonntag Bienvenido Sanchez,
vice-capo del reparto terapia intensiva. «Nella situazione attuale,
però, preferisco tenere liberi gli ultimi letti per i casi in cui c’è
più speranza». In realtà il problema non sono tanto i “letti” in
sé. All’ospedale di Sion ce ne sono ancora quattro liberi. Ma manca il
personale”
.

 

Ringrazio @damariani1 per la segnalazione del protocollo italiano e @davidegrandi per la segnalazione del piano per il Vesuvio. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Immuni, citare il numero di download è “privo di senso”. Lo dice la documentazione dell’app

Immuni, citare il numero di download è “privo di senso”. Lo dice la documentazione dell’app

Ultimo aggiornamento: 2020/10/11 15:35.

C’è una pagina del sito Immuni che elenca i numeri salienti di quest’app anti-coronavirus, forniti dal Ministero della Salute: al 9 ottobre, dichiara 8.145.511 scaricamenti, 8300 notifiche inviate e 477 utenti positivi. L’account Twitter di Immuni ha festeggiato la tappa degli 8 milioni di download con una certa enfasi.

Anche ANSA ne ha parlato come se si trattasse di una tappa importante. E sicuramente le app anti-coronavirus sono un elemento utilissimo per interrompere la catena dei contagi. Ma i trionfalismi basati su dati sbagliati vanno smascherati.

Infatti scaricamenti non significa necessariamente installazioni attive: un utente può aver scaricato l’app e poi averla rimossa, può averla installata senza attivarla, oppure ancora può averla scaricata più volte, per esempio quando ha cambiato smartphone.

Non solo: la documentazione pubblica di Immuni dichiara esplicitamente che il numero degli scaricamenti è una “misura in gran parte priva di significato” (“number of downloads—a largely meaningless metric”). Ringrazio @Clodo76 ed @ebobferraris per la segnalazione di questa precisazione. 

In altre parole, esultare per il numero di download è solo propaganda. Quello che serve realmente sapere è il numero delle installazioni realmente attive.

—-

Ma come si fa a sapere quante sono realmente le installazioni attive e quindi quanto è realmente diffusa fra la popolazione quest’app? Considerato che l’app è iper-rispettosa della privacy, come si potrebbe sapere quante persone davvero la usano? Il modo c’è.

In Svizzera, dove vivo, sono disponibili anche i dati delle installazioni attive dell’app equivalente, SwissCovid, sul sito dell’Ufficio Federale di Statistica. Questi dati sono indicati separatamente dai download, e questo consente di notare che la differenza fra download e installazioni attive è notevole: in Svizzera ci sono stati circa 2.438.000 scaricamenti, ma le installazioni attive sono circa 800.000 in meno.

La stessa pagina dell’UFS spiega il metodo usato: statisticamente ogni cinque giorni, ogni app installata invia una richiesta fittizia al sistema di tracciamento di prossimità.

Until 22nd July 2020, the calculation of the number of active
SwissCovid apps was based on the app’s automatic contact with the
proximity tracing system to update configuration data. This automatic
contact takes place several times a day, enabling the number of active
apps per day to be calculated. This number largely corresponds with the
number of users of the app but may be lower for technical reasons. This
is the case, for example, if apps are not permanently active or when
mobile phones are switched off or are not connected to a network.

Since 23rd July 2020, the calculated number of active SwissCovid apps
is based on active apps making a dummy request to the proximity tracing
system statistically once every five days.

These dummy requests are used to ensure data protection so that users
who enter a covid code cannot be identified. The number of dummy
requests provides a basis for calculating the number of active apps.
This method is more robust than the method based on automatic contact to
update the configuration.

Maggiori dettagli sono disponibili nel documento PDF apposito, in inglese, francese e tedesco.

La documentazione pubblica di Immuni dice che una stima analoga a quella offerta in Svizzera è possibile (grassetto aggiunto da me; notate la citazione dei dummy upload):

[…] some data on device activity and exposure notifications may be collected and uploaded. These data include:

  • Whether the device runs iOS or Android
  • Whether permission to leverage the Apple and Google Exposure Notification framework is granted
  • Whether the device’s Bluetooth is enabled
  • Whether permission to send local notifications is granted
  • Whether the user was notified of a risky exposure after the last
    exposure detection (i.e., after the app has downloaded new temporary
    exposure keys from the server and detected if the user has been exposed
    to SARS-CoV-2-positive users)
  • The date on which the last risky exposure took place, if any

The upload may take place after an exposure detection has been completed. The operational information is uploaded automatically.

To protect user privacy, the data are uploaded without requiring the
user to authenticate in any way (e.g., no phone number or email
verification). Moreover, traffic analysis is obstructed by dummy
uploads.

Thanks to these data, it is possible to estimate the level of the
app’s adoption across the country, not just measured by number of
downloads—a largely meaningless metric—but by devices that are actually
working properly
.

 

Ho chiesto all’account Twitter di Immuni se esiste qualcosa di
analogo al conteggio svizzero (nella fretta ho dimenticato un punto
interrogativo, lo so).

In attesa di questo dato ben più concreto, festeggiare otto milioni di download è solo un’operazione politica di autopromozione che non ha nulla a che fare con la realtà.

Per quelli che pensano “ma dire che Immuni è stata scaricata 8 milioni di volte incoraggia a scaricarla, quindi è una sorta di ‘bugia’ a fin di bene”: no. Mentire, o gonfiare i dati, è un autogol. Immuni si regge sulla fiducia nelle istituzioni. Se le istituzioni vengono colte a mentire o alterare i fatti, questa fiducia viene minata.

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Huffington Post e il “disastro annunciato” di Immuni

Huffington Post e il “disastro annunciato” di Immuni

Rispondo brevemente ai tanti che mi stanno segnalando un articolo dell’Huffington Post in italiano (copia permanente) che nel titolo definisce l’app Immuni un “disastro annunciato”.

La giustificazione per questo titolo catastrofista sarebbe un difetto che l’articolo stesso ammette essere puramente teorico e il cui sfruttamento richiederebbe un impegno enorme e impraticabile.

L’articolo dice infatti che sarebbe sfruttabile “più che da un singolo individuo, da uno Stato “canaglia” o da una grossa
organizzazione internazionale, considerata la complessità necessaria
per mettere in atto l’operazione dal punto di vista tecnico”
.

A parte la complessità tecnica della sfruttabilità della falla, trovo decisamente assurdo il tono dell’articolo, visto che su quegli stessi telefoni sui quali Immuni sarebbe un “disastro annunciato” la gente installa app ipertraccianti come se non ci fosse un domani.

In queste condizioni, preoccuparsi per un bug di Immuni è come stare in un letamaio e preoccuparsi che magari ti puzza l’alito.

L’unico “disastro annunciato” è che per colpa di questo panico artificiale si rischia che
la gente non installi app utili come Immuni e che quindi ci saranno più contagi.
Tutto questo per qualche clic in più.

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L’aggiornamento per iPhone ha il tracciamento anti-pandemia integrato, cosa si deve fare?

L’aggiornamento per iPhone ha il tracciamento anti-pandemia integrato, cosa si deve fare?

È arrivata la versione 13.7 di iOS e iPadOS, e gli utenti iPhone che la installano sono un po’ confusi e preoccupati perché questo aggiornamento integra le notifiche di esposizione come misura anti-pandemia.

Molti si chiedono che conseguenze ci siano per chi ha già installato un’app come Immuni o SwissCovid, e per chi non l’ha ancora fatto o non vuole farlo.

In estrema sintesi: per chi ha già installato un’app anti-pandemia non cambia quasi nulla. Tutto funziona come prima e non c’è da fare nulla. 

Però c’è un bonus in arrivo: le app di paesi differenti che usano il supporto software creato da Apple e Google (come SwissCovid e Immuni, appunto) diventeranno interoperabili, vale a dire che un’app di un paese funzionerà anche all’estero e telefonini dotati di app differenti si scambieranno correttamente le notifiche, sempre in maniera strettamente anonima e volontaria.

Per chi non ha ancora installato una di queste app, installare l’aggiornamento di iOS, con la sua funzione Exposure Notifications Express, significa che l’iPhone diventerà capace di fare da solo il tracciamento delle esposizioni, ma soltanto se gliene diamo il permesso (la funzione è opt-in) e siamo in un paese che partecipa a questo tracciamento.

Se gli diamo questo permesso, il telefonino inizierà ad accumulare dati sulle esposizioni e potrà avvisare l’utente in caso di possibile esposizione a contagi anche senza aver installato un’app apposita. Ma il telefonino in questo caso si limiterà a invitare l’utente a installare un’app anti-pandemia. 

In altre parole, le app come SwissCovid o Immuni continueranno a servire per completare il sistema di protezione sanitaria anche dopo questo aggiornamento di iOS.

Va ricordato che questa funzione è presente solo in iOS, il sistema operativo per iPhone; non è presente in iPadOS (il sistema operativo per iPad).

Per gli utenti Android, invece, l’aggiornamento corrispondente arriverà entro fine settembre e Google genererà automaticamente un’app basata sulle impostazioni decise dalle autorità sanitarie locali.

Fra l’altro, se vi state chiedendo se Immuni, SwissCovid e le altre app analoghe stiano funzionando e siano efficaci, segnalo questo dato fornito dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica: a luglio in Svizzera almeno 13 casi positivi sono stati trovati esclusivamente grazie all’app, che ha avvisato queste persone della possibile esposizione al contagio. E il numero di coloro che sono stati avvisati dall’app e anche dal contact tracing tradizionale è molto più alto.

Secondo Marcel Salathé, epidemiologo membro della task force federale contro il coronavirus, se si raddoppiasse il numero di installazioni e attivazioni di SwissCovid questi numeri si quadruplicherebbero e la rapidità di segnalazione dell’app consentirebbe di garantire una quarantena rapida ed efficace. Al 2 settembre 2020 sono attive 1.590.000 installazioni di SwissCovid. Immuni, invece, al 9 agosto 2020 contava 4,7 milioni di download (che non sono necessariamente tutte installazioni distinte e attive).

 

Fonti: Punto Informatico, Telefonino.net, Apple, Punto Informatico, Ars Technica.

Due chiacchiere sul contact tracing e sulla nuova privacy digitale alla RSI

Pochi giorni fa ho partecipato in studio a una puntata di Parliamone alla Rete Uno della Radiotelevisione Svizzera dedicata alle app di contact tracing (o, più propriamente, di tracciamento di prossimità) e al ruolo delle grandi aziende digitali (Google, Apple, Amazon, Facebook) nella nuova privacy dei dati insieme a Nicola Colotti e Alessandro Longo. La presentazione della puntata è qui; il video è incorporato qui sotto.

SwissCovid, l’app svizzera anti-coronavirus, è scaricabile per tutti (o quasi)

SwissCovid, l’app svizzera anti-coronavirus, è scaricabile per tutti (o quasi)

Ultimo aggiornamento: 2020/07/04 20:40.

Dopo un periodo di prova tecnica estesa, l’app di tracciamento di prossimità SwissCovid è disponibile al pubblico dal 25 giugno come versione 1.0.5, 1.0.0.

Questi sono i link per scaricarla e installarla su qualsiasi smartphone recente, che supporti iOS 13.5 o Android 6 o superiori, ossia circa l’80% degli smartphone in Svizzera, secondo dati riportati da Sang-Il Kim, Capo della Divisione Trasformazione Digitale:

L’app è disponibile in italiano, tedesco, francese, retoromancio, inglese, spagnolo, portoghese, serbo, croato, albanese e bosniaco. Nelle prime ore è stata scaricata circa 150.000 volte. Le statistiche delle installazioni attive sono consultabili qui su Admin.ch e indicano ad oggi (25/6) circa 570.000 installazioni su una popolazione di 8,5 milioni di abitanti, ossia il 6,7% [2020/06/28 16:20. L’app è arrivata a 806.570 installazioni, ossia circa il 10% dei residenti nella Confederazione (RSI); 2020/07/04 20:40 È arrivata a 1.007.199 attivazioni (RSI)].

Per scaricare la versione iOS può essere necessario associare il proprio Apple ID all’App Store svizzero, come descritto qui.

Ci sono alcune piccole modifiche rispetto alle versioni sperimentali: in particolare la distanza di prossimità è stata ridotta da due metri a 1,5. Anche alcune diciture sono state cambiate: per esempio, lo stato dell’app ora non dice più “Tracciamento attivo” come prima ma dice più semplicemente “App attiva” e aggiunge il chiarimento importante che “SwissCovid resta attiva anche quando l’app viene chiusa”.

Se si vuole disattivare temporaneamente l’app, si tocca la freccia accanto a Incontri e si sposta il selettore Tracciamento verso sinistra. Per riattivarla si sposta il selettore verso destra.

Le risposte alle domande più frequenti sono pubblicate sul sito dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica qui. Da queste risposte segnalo in particolare questa: “Secondo la decisione del Parlamento, le persone che hanno ricevuto dall’app SwissCovid una segnalazione di essere state a stretto contatto con una persona infetta devono potersi sottoporre al test gratuitamente.” Inoltre è prevista una indennità di perdita di guadagno per chi riceve l’ordine (da un medico) di mettersi in quarantena. Questa indennità non spetta a chi riceve la notifica dall’app e sceglie di limitarsi all’isolamento volontario senza rivolgersi al medico.

I miei articoli dedicati all’app sono raccolti qui. Un ottimo riassunto della situazione è su Swissinfo.ch.

Ricordo che i truffatori sono sempre in agguato e quindi bisogna diffidare di qualunque messaggio sanitario che non venga comunicato direttamente dall’app. GovCERT.ch ha già diramato un promemoria multilingue in proposito, fornendo il link della Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione MELANI al quale inviare segnalazioni di eventuali app truffaldine o ingannevoli:

Stamattina molte persone in Svizzera mi hanno segnalato, mentre ero in diretta su Rete Tre, di aver ricevuto un SMS inatteso che li invitava a visitare il sito Ufsp-coronavirus.ch. Posso confermare il mio “niente panico” iniziale: l’SMS è stato inviato da Swisscom per conto dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica, che ha successivamente chiarito la vicenda in un tweet.

Fonti aggiuntive: RSI.ch, 20min.ch.

Ci vediamo a Lugano il 30 giugno per parlare di contact tracing e app di supporto?

Ci vediamo a Lugano il 30 giugno per parlare di contact tracing e app di supporto?

Dopo mesi di lockdown, martedì 30 giugno parteciperò di nuovo a una conferenza pubblica non virtuale: sarò a Lugano, presso il Parco Ciani, a partire dalle 17, insieme a moltissimi ospiti esperti di contact tracing per parlare delle app di tracciamento dei contatti (o di tracciamento di prossimità), come la svizzera SwissCovid (disponibile al pubblico da domani, ma non obbligatoria) e l’italiana Immuni.

L’evento è organizzato da Lugano Living Lab; l’accesso è libero, rispettando naturalmente le norme sanitarie, e si possono prenotare gratuitamente i posti a sedere presso Prenota Lugano. Sarà possibile comunque assistere in streaming tramite i canali social media di Lugano Living Lab. La moderazione sarà a cura di Giada Marsadri.

Il programma completo, con tutti i dettagli e i profili dei relatori, è qui (PDF). In sintesi:

Ore 17.00 – ​Apertura e saluti istituzionali

  • Marco Borradori, ​Sindaco della Città di Lugano

Ore 17.15 – ​Contact tracing: tra sorveglianza, sfera privata e visioni per la società

  • Massimo Banzi – ​Co-fondatore di Arduino
  • Philip Di Salvo – ​Ricercatore e giornalista
  • Christian Garzoni – ​Direttore Sanitario della Clinica Luganese
  • Markus Krienke – Professore di Filosofia moderna e di etica sociale alla Facoltà di Teologia di Lugano
  • Patrizia Pesenti – ​Avvocato, Vicepresidente consiglio di amministrazione Credit Suisse Switzerland

Il primo panel affronta il tema del contact tracing da un punto di vista tecnologico e dell’uso di questo strumento da parte di istituzioni e cittadini, affrontando quesiti sensibili: che garanzie abbiamo sulla tutela della nostra privacy? Siamo disposti a rinunciare a parte della nostra sfera privata in funzione di un bene comune superiore? È corretto parlare di sicurezza o sorveglianza di stato? In che modello di società vogliamo vivere?

Ore 18.30 – ​App SwissCovid: il punto della situazione

  • Paolo Attivissimo – ​Giornalista
  • Gianni Cattaneo – ​Avvocato specialista in diritto della protezione dei dati
  • Matteo Colombo -​ Presidente dell’Associazione italiana dei Data Protection Officer
  • Clelia Di Serio – ​Professore di Epidemiologia e Statistica medica, Università della Svizzera Italiana, Università Vita-Salute San Raffaele (Milano)
  • Sang-II Kim – ​Capo della nuova Divisione Trasformazione digitale, Ufficio federale della sanità pubblica

Il secondo panel affronta il tema del contact tracing portando l’esempio concreto dell’app elvetica per il Contact Tracing (SwissCovid). Saranno toccati aspetti tecnologici, legali e formali, di efficacia dello strumento e di sicurezza sanitaria.

Ore 19.30 -​ Chiusura

Colgo l’occasione per segnalare che la Confederazione ha deciso che da domani l’intero costo dei test per il coronavirus saranno a carico dello stato e non più delle assicurazioni o dei Cantoni (RSI).

Promemoria: oggi dalle 17 parleremo di app di tracciamento delle prossimità contro il coronavirus

Promemoria: oggi dalle 17 parleremo di app di tracciamento delle prossimità contro il coronavirus

Oggi avrò il piacere di partecipare a una conferenza pubblica non virtuale, ma disponibile anche in streaming, insieme agli esperti del settore, dedicata al contact tracing e alle app che aiutano a tracciare i contatti eccessivamente ravvicinati e prolungati che facilitano i contagi.

La conferenza si tiene a Lugano, al Parco Ciani, dalle 17. Trovate tutti i dettagli qui.