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Che fine hanno fatto le app di contact tracing?

Il 25 gennaio scorso sono stato ospite in collegamento audio/video di una puntata del programma Millevoci dedicata alla situazione delle app di tracciamento dei contatti o di tracciamento di prossimità, tanto discusse a inizio pandemia e oggi passate un po’ in secondo piano. 

I conduttori Nicola Colotti e Elisa Manca hanno ospitato anche e soprattutto
Emiliano Albanese, epidemiologo, coordinatore di Immunitas Ticino, Professore di Salute Pubblica alla Facoltà di scienze biomediche dell’USI, e Angelo Consoli, responsabile del Laboratorio di Cybersecurity della SUPSI.

Qui sotto potete ascoltare la registrazione della trasmissione.

SwissCovid avrà nuove funzioni: altro test pubblico di sicurezza

SwissCovid avrà nuove funzioni: altro test pubblico di sicurezza

Stamattina l’Ufficio federale della sanità pubblica svizzero ha annunciato
l‘avvio di un test pubblico di sicurezza per SwissCovid, l’app di tracciamento
di prossimità finora usata per consentire di allertare anonimamente chi è stato
vicino a una persona risultata poi positiva.

Il tweet è piuttosto ermetico: che cos’è la “funzione check-in”? E
perché viene aggiunta a SwissCovid? Sono sempre un po’ sospettoso quando vedo
aggiunte di questo genere, perché temo il classico feature creep che ha
spesso conseguenze impreviste.

Questo è quello che ho trovato finora: l’annuncio
del Centro Nazionale di Cibersicurezza dice che

Tra breve l’app SwissCovid sarà completata con l’applicazione
«NotifyMe», che potrà essere impiegata nel quadro di eventi e riunioni.
Il codice sorgente di SwissCovid verrà pertanto ampliato. 

e linka delle
FAQ
che citano
CrowdNotifier (altre info qui), che
parlano di un tracciamento di presenza (non più di prossimità) sicuro, decentrato e protettivo della privacy, allo scopo di  (traduco) “semplificare e accelerare il processo di notifica delle persone che hanno condiviso un luogo semipubblico con una persona positiva alla SARS-CoV-2 per un tempo prolungato, senza introdurre nuovi rischi per gli utenti e i luoghi.”

La documentazione di Crowd Notifier prosegue dicendo che (traduco) “i sistemi esistenti di tracciamento di prossimità (app di tracciamento dei contatti come SwissCovid, Corona Warn App e Immuni) notificano soltanto un sottoinsieme di queste persone: quelle che sono state abbastanza vicine per abbastanza tempo. Gli eventi attuali hanno reso evidente la necessità di notificare tutte le persone che hanno condiviso uno spazio con una persona positiva alla SARS-CoV-2.”

Sembra insomma che si voglia introdurre in SwissCovid una nuova funzione che generi una notifica semplicemente quando si va in un luogo affollato nel quale risulta poi che c’era qualche persona positiva al Covid, anche se non si è stati vicini alla persona per periodi prolungati.

A giudicare dagli schemi pubblicati, che vedete in testa a questo articolo, ci sono dei codici QR che vengono generati dal proprietario del luogo (o locale) e vengono scansionati dai visitatori.

Si tratta di una proposta, per ora, e il suo scopo è (traduco) “fornire un’alternativa al crescente uso di app con intenzioni analoghe che sono basate su una raccolta invasiva o che si prestano ad abusi da parte delle autorità.”

La questione è aperta e delicata: le app di questo genere consentono, se realizzate male, tracciamenti di massa decisamente inaccettabili. Se ci saranno novità, le segnalerò qui. Se scoprite qualcosa, i commenti sono come sempre a vostra disposizione.

Immuni e Huawei, nuove compatibilità

L’account ufficiale dell’app anti-Covid italiana Immuni ha annunciato una
maggiore compatibilità con gli smartphone Huawei.

Il sito di Immuni offre un link alla AppGallery Huawei e indica che Immuni è compatibile con “Huawei smartphone supportati (MATE 40 PRO, P Smart 2021, P40 Pro+, P
Smart S, P40 Lite 5G, Y5p, Y6p, P40 Pro, P40, P40 Lite E, Mate Xs, P40
Lite, Mate30 Pro o modelli più recenti) e HMS core 5.1.0.300 o
superiore.”

StarCon Reunion 2020 virtuale e aperta a tutti: video

StarCon Reunion 2020 virtuale e aperta a tutti: video

Ultimo aggiornamento: 2020/11/16 3:00.

Ogni anno, da tempo immemorabile, molti fan italiani di fantascienza si radunano per parlare di scienza e fantascienza alla StarCon (quella che un tempo si chiamava Sticcon), organizzata dallo Star Trek Italian Club – Alberto Lisiero e da Ultimo Avamposto. Quest‘anno, per cause di forza maggiore, ci stiamo radunando online. Se vi interessa, il video della prima serata è qui sotto.

  • 5:30 Marcello Rossi presenta le notizie sulle serie di Star Trek in produzione e in arrivo

  • 26:00 Marco Mete (doppiatore di Brent Spiner, l’androide Data)
  • 1:25:00 Il sottoscritto (che dimostra poteri paranormali e parla dell’app Immuni, su richiesta degli organizzatori)
  • 2:19:50 Comunicazioni di servizio della convention virtuale
  • 2:24:20 Anteprima di Trek IT, documentario sul fandom italiano di Star Trek (con blooper a 2:46)

Seconda parte:

  • 5:40 Conferenza di Claudio Sonego: Sei gradi di separazione
  • 35:00 Alessandro Rossi (doppiatore di Patrick Stewart, il capitano Picard)
  • 1:26:10 Comunicazioni di servizio
  • 1:32:30 Conferenza sulle serie animate di Star Trek, a cura di Marcello Rossi e Cesare Cioni
  • 2:20:00 Patata Contest e sfilata virtuale dei costumi
Perché Immuni, Swisscovid e le altre app anti-coronavirus chiedono di attivare il GPS su Android? Lo spiegone

Perché Immuni, Swisscovid e le altre app anti-coronavirus chiedono di attivare il GPS su Android? Lo spiegone

Ultimo aggiornamento: 2020/10/12 21:00.

Rispondo a una domanda-tormentone che continua ad arrivarmi: se le app anti-Covid come Immuni e SwissCovid dicono di non fare tracciamento di posizione, come mai su Android chiedono di attivare la geolocalizzazione? E se attivano la geolocalizzazione, mi accendono il GPS e quindi si consuma di più la batteria?

Risposta breve: perché Android è fatto così. Per poter usare il Bluetooth come scanner, Android deve chiedere di attivare la geolocalizzazione, ma in realtà le app anti-Covid non la usano. Soprattutto non usano il GPS e quindi i consumi non aumentano. Fine della storia.

Risposta dettagliata: perché su Android, per attivare la scansione Bluetooth usata dalle app anti-Covid per rilevare la vicinanza di altri telefonini dotati di queste app bisogna attivare la funzione generale di geolocalizzazione, che usa non solo il GPS ma anche Bluetooth e Wi-Fi. È una questione tecnica ben nota, introdotta nella versione 6 di Android a protezione degli utenti e risolta diversamente nella versione 11. Comunque queste app anti-Covid non usano la geolocalizzazione: non vi hanno accesso. Pertanto non attivano il modulo GPS del telefono e quindi non aumentano il consumo di batteria del telefonino.

La Guida di Android di Google spiega la questione qui, nella sezione intitolata appunto Perché l’impostazione Geolocalizzazione del telefono deve essere attiva (grassetto aggiunto da me):

La tecnologia Notifiche di esposizione usa la scansione Bluetooth per capire quali dispositivi sono
vicini l’uno all’altro. Sui telefoni con versioni del sistema operativo Android dalla 6.0 alla 10, il sistema Notifiche di esposizione utilizza
la scansione Bluetooth. Affinché la scansione Bluetooth funzioni, l’impostazione Geolocalizzazione del dispositivo deve essere attiva per tutte le app, non solo per quelle create con il sistema Notifiche di esposizione.

Google e Apple hanno integrato delle misure di sicurezza per garantire che le app di tracciamento dei
contatti governative create con il sistema SNE non possano dedurre la tua posizione. A tale scopo viene usata la rotazione degli ID casuali
assegnati al tuo dispositivo affinché non sia possibile tracciare il tuo singolo dispositivo. Gli ID casuali non contengono informazioni sulla
tua posizione quando vengono scambiati con altri dispositivi nel sistema.

“Attiva” non significa “usata”: significa “disponibile”. Android la offre, ma se l’utente non autorizza la singola app a usare la geolocalizzazione, o se il sistema vieta a un’app di usarla, l’app non può usarla.

Il concetto è spiegato su HDBlog.it dagli sviluppatori di Bending Spoons, l’azienda che ha creato Immuni:

Sugli smartphone Android, a causa di una limitazione del sistema operativo, il servizio di geolocalizzazione deve essere abilitato per permettere al sistema di notifiche di esposizione di Google di cercare segnali Bluetooth Low Energy e salvare i codici casuali degli smartphone degli utenti che si trovano lì vicini. Tuttavia, come si può vedere dalla lista di permessi richiesti da Immuni, l’app non è autorizzata ad accedere ad alcun dato di geolocalizzazione (inclusi i dati del GPS) e non può quindi sapere dove si trova l’utente.

La guida di Android presente sugli smartphone precisa che “sui telefoni con Android 11 non è necessario attivare l’impostazione Geolocalizzazione del telefono” e spiega di nuovo la necessità di tenere attiva la localizzazione nelle versioni precedenti di Android:

Il sistema Notifiche di esposizione non utilizza, non salva e non condivide la posizione del tuo dispositivo, ad esempio tramite GPS. La localizzazione del dispositivo deve essere attiva affinché il Bluetooth possa individuare i dispositivi nelle vicinanze con le Notifiche di esposizione attivate.

Screenshot:

La Guida di Android dice inoltre (grassetto aggiunto da me):

Il sistema Notifiche di esposizione non raccoglie e non utilizza i dati sulla posizione del dispositivo. Usa il Bluetooth per rilevare se ci sono due dispositivi vicini, senza rivelare informazioni sulla loro posizione.

Inoltre, l’app dell’autorità per la salute pubblica non è autorizzata a usare la posizione del tuo telefono o a monitorare la tua posizione in background.

E aggiunge: ”Il sistema Notifiche di esposizione non usa la posizione del dispositivo e abbiamo impedito alle app delle autorità per la salute pubblica che usano il sistema SNE di richiedere l’accesso alla posizione del dispositivo”.

Insomma: come detto da tutte le fonti in tutte le salse, la geolocalizzazione non viene usata dalle app anti-Covid. Quindi niente panico.

Potete verificarlo personalmente. Se avete Android 10, andate nelle Impostazioni di Android e procedete come segue (altre versioni di Android possono avere menu leggermente differenti).

  • Scegliete Posizione – Autorizzazioni applicazione: vedrete quali app hanno accesso alla posizione: Immuni (o SwissCovid) non c’è.
  • Scegliete ApplicazioniImmuni (o SwissCovid) – Autorizzazioni: noterete la dicitura Nessuna autorizzazione richiesta.

Le app anti-Covid non possono sapere dove siete e quindi preoccuparsi di essere spiati dallo stato tramite queste app non ha senso. 

Ma un momento: Google potrebbe farlo, si obietta, per esempio tramite i Play Services e la localizzazione basata non su GPS ma sui Bluetooth e Wi-Fi visibili nelle vicinanze. In tal caso, se volete prevenire anche questa possibilità, potete disattivare la funzione di localizzazione tramite Bluetooth e Wi-Fi andando in Impostazioni – Posizione – Migliora precisione e disattivando Scansione Wi-Fi e Scansione Bluetooth.

Se invece volete sapere quali app stanno consumando più energia, potete andare in Impostazioni – Assistenza dispositivo – Batteria – Uso batteria. Magari scoprirete qual è l’app che realmente vi stia prosciugando la batteria.

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Immuni, citare il numero di download è “privo di senso”. Lo dice la documentazione dell’app

Immuni, citare il numero di download è “privo di senso”. Lo dice la documentazione dell’app

Ultimo aggiornamento: 2020/10/11 15:35.

C’è una pagina del sito Immuni che elenca i numeri salienti di quest’app anti-coronavirus, forniti dal Ministero della Salute: al 9 ottobre, dichiara 8.145.511 scaricamenti, 8300 notifiche inviate e 477 utenti positivi. L’account Twitter di Immuni ha festeggiato la tappa degli 8 milioni di download con una certa enfasi.

Anche ANSA ne ha parlato come se si trattasse di una tappa importante. E sicuramente le app anti-coronavirus sono un elemento utilissimo per interrompere la catena dei contagi. Ma i trionfalismi basati su dati sbagliati vanno smascherati.

Infatti scaricamenti non significa necessariamente installazioni attive: un utente può aver scaricato l’app e poi averla rimossa, può averla installata senza attivarla, oppure ancora può averla scaricata più volte, per esempio quando ha cambiato smartphone.

Non solo: la documentazione pubblica di Immuni dichiara esplicitamente che il numero degli scaricamenti è una “misura in gran parte priva di significato” (“number of downloads—a largely meaningless metric”). Ringrazio @Clodo76 ed @ebobferraris per la segnalazione di questa precisazione. 

In altre parole, esultare per il numero di download è solo propaganda. Quello che serve realmente sapere è il numero delle installazioni realmente attive.

—-

Ma come si fa a sapere quante sono realmente le installazioni attive e quindi quanto è realmente diffusa fra la popolazione quest’app? Considerato che l’app è iper-rispettosa della privacy, come si potrebbe sapere quante persone davvero la usano? Il modo c’è.

In Svizzera, dove vivo, sono disponibili anche i dati delle installazioni attive dell’app equivalente, SwissCovid, sul sito dell’Ufficio Federale di Statistica. Questi dati sono indicati separatamente dai download, e questo consente di notare che la differenza fra download e installazioni attive è notevole: in Svizzera ci sono stati circa 2.438.000 scaricamenti, ma le installazioni attive sono circa 800.000 in meno.

La stessa pagina dell’UFS spiega il metodo usato: statisticamente ogni cinque giorni, ogni app installata invia una richiesta fittizia al sistema di tracciamento di prossimità.

Until 22nd July 2020, the calculation of the number of active
SwissCovid apps was based on the app’s automatic contact with the
proximity tracing system to update configuration data. This automatic
contact takes place several times a day, enabling the number of active
apps per day to be calculated. This number largely corresponds with the
number of users of the app but may be lower for technical reasons. This
is the case, for example, if apps are not permanently active or when
mobile phones are switched off or are not connected to a network.

Since 23rd July 2020, the calculated number of active SwissCovid apps
is based on active apps making a dummy request to the proximity tracing
system statistically once every five days.

These dummy requests are used to ensure data protection so that users
who enter a covid code cannot be identified. The number of dummy
requests provides a basis for calculating the number of active apps.
This method is more robust than the method based on automatic contact to
update the configuration.

Maggiori dettagli sono disponibili nel documento PDF apposito, in inglese, francese e tedesco.

La documentazione pubblica di Immuni dice che una stima analoga a quella offerta in Svizzera è possibile (grassetto aggiunto da me; notate la citazione dei dummy upload):

[…] some data on device activity and exposure notifications may be collected and uploaded. These data include:

  • Whether the device runs iOS or Android
  • Whether permission to leverage the Apple and Google Exposure Notification framework is granted
  • Whether the device’s Bluetooth is enabled
  • Whether permission to send local notifications is granted
  • Whether the user was notified of a risky exposure after the last
    exposure detection (i.e., after the app has downloaded new temporary
    exposure keys from the server and detected if the user has been exposed
    to SARS-CoV-2-positive users)
  • The date on which the last risky exposure took place, if any

The upload may take place after an exposure detection has been completed. The operational information is uploaded automatically.

To protect user privacy, the data are uploaded without requiring the
user to authenticate in any way (e.g., no phone number or email
verification). Moreover, traffic analysis is obstructed by dummy
uploads.

Thanks to these data, it is possible to estimate the level of the
app’s adoption across the country, not just measured by number of
downloads—a largely meaningless metric—but by devices that are actually
working properly
.

 

Ho chiesto all’account Twitter di Immuni se esiste qualcosa di
analogo al conteggio svizzero (nella fretta ho dimenticato un punto
interrogativo, lo so).

In attesa di questo dato ben più concreto, festeggiare otto milioni di download è solo un’operazione politica di autopromozione che non ha nulla a che fare con la realtà.

Per quelli che pensano “ma dire che Immuni è stata scaricata 8 milioni di volte incoraggia a scaricarla, quindi è una sorta di ‘bugia’ a fin di bene”: no. Mentire, o gonfiare i dati, è un autogol. Immuni si regge sulla fiducia nelle istituzioni. Se le istituzioni vengono colte a mentire o alterare i fatti, questa fiducia viene minata.

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No, non serve il 60% per rendere utili le app anti-coronavirus

No, non serve il 60% per rendere utili le app anti-coronavirus

Ultimo aggiornamento: 2020/10/04 17:00. 

SwissCovid, l’app di aiuto alla lotta contro il coronavirus realizzata dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica svizzero, è installata e attivata da poco più di un milione di utenti (1.017.504), secondo i dati dell’Ufficio Federale di Statistica aggiornati all‘8 luglio (RSI), e ha già consentito di allertare numerose persone grazie a una trentina di utenti risultati positivi ai test medici che hanno poi usato l’app per segnalare anonimamente il rischio di contagio, secondo i dati forniti da Sang-Il Kim, capo della Divisione Trasformazione digitale dell’UFSP e riportati a 5:34 in questo servizio della RSI.

2020/10/04: Il paper Early Evidence of Effectiveness of Digital Contact Tracing for SARS-CoV-2 in Switzerland indica quasi 900 chiamate alla hotline derivanti dall’immissione di codici di annuncio di esposizione (“the entered Covidcodes triggered 874 phone calls to the SwissCovid hotline, thus providing evidence for actions undertaken by notified contacts”).


Ma un milione di installazioni è ben lontano dal 60% della popolazione che è stato citato moltissimo in questi mesi come percentuale da raggiungere affinché l’app sia efficace. Non va meglio in altri paesi: Germania 18%, Francia 2,7%, Italia 6,8%, secondo dati citati dal Corriere del Ticino). Inoltre un sondaggio indica che quasi il 60% della popolazione svizzera invece non intende installarla, perché non crede alla sua utilità e teme una violazione della propria privacy.

Paradossalmente, l’86% di quelli che non intendono installare SwissCovid usa WhatsApp almeno una volta la settimana: in altre parole, tanta gente rifiuta un’app svizzera, sviluppata dai politecnici federali con tutte le garanzie di legge e verificata indipendentemente da esperti informatici internazionali, ma regala con entusiasmo i propri fatti personali (la rubrica dei numeri di telefono e data, ora, nome e durata di ogni chat, per esempio) a una società straniera, Facebook, che è proprietaria di WhatsApp e che vive dichiaratamente della vendita dei dati personali.

Se il 60% della popolazione si rifiuta, il traguardo del 60% di installazioni sembra ovviamente impossibile e questo comprensibilmente può far venire voglia a chi ha già installato SwissCovid di rimuoverla e magari fa passare la voglia di installarla a chi non l’ha ancora fatto. Sembra insomma tutto inutile. 

Ma c’è un equivoco di fondo da chiarire: non è affatto vero che l’app funziona soltanto se viene installata dal 60% della popolazione.

Questo numero magico proviene da uno studio dell’Università di Oxford pubblicato ad aprile scorso. Ma gli autori dello studio dicono che il loro lavoro è stato riassunto maldestramente da molte testate giornalistiche. In realtà hanno scritto sin da subito che il 60%, o più precisamente il 56%, è la percentuale di installazioni necessaria per sopprimere completamente la pandemia se si isolano le persone oltre i 70 anni e non si fa nient’altro.

Se l’app viene usata in combinazione con altre misure, come il distanziamento sociale, la percentuale necessaria scende. Anche una percentuale bassa è comunque utile, perché rallenta il ritorno dei picchi di contagio. Lo studio di Oxford dice che “l’app ha effetto a tutti i livelli di adozione”, come mostra questo grafico. Già al 28% abbassa drasticamente la curva dei contagi.

In sintesi: non è vero che o si raggiunge il 60% o è fatica sprecata. Qualunque livello di adozione può aiutare a salvare vite. Pensateci.

Huffington Post e il “disastro annunciato” di Immuni

Huffington Post e il “disastro annunciato” di Immuni

Rispondo brevemente ai tanti che mi stanno segnalando un articolo dell’Huffington Post in italiano (copia permanente) che nel titolo definisce l’app Immuni un “disastro annunciato”.

La giustificazione per questo titolo catastrofista sarebbe un difetto che l’articolo stesso ammette essere puramente teorico e il cui sfruttamento richiederebbe un impegno enorme e impraticabile.

L’articolo dice infatti che sarebbe sfruttabile “più che da un singolo individuo, da uno Stato “canaglia” o da una grossa
organizzazione internazionale, considerata la complessità necessaria
per mettere in atto l’operazione dal punto di vista tecnico”
.

A parte la complessità tecnica della sfruttabilità della falla, trovo decisamente assurdo il tono dell’articolo, visto che su quegli stessi telefoni sui quali Immuni sarebbe un “disastro annunciato” la gente installa app ipertraccianti come se non ci fosse un domani.

In queste condizioni, preoccuparsi per un bug di Immuni è come stare in un letamaio e preoccuparsi che magari ti puzza l’alito.

L’unico “disastro annunciato” è che per colpa di questo panico artificiale si rischia che
la gente non installi app utili come Immuni e che quindi ci saranno più contagi.
Tutto questo per qualche clic in più.

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L’aggiornamento per iPhone ha il tracciamento anti-pandemia integrato, cosa si deve fare?

L’aggiornamento per iPhone ha il tracciamento anti-pandemia integrato, cosa si deve fare?

È arrivata la versione 13.7 di iOS e iPadOS, e gli utenti iPhone che la installano sono un po’ confusi e preoccupati perché questo aggiornamento integra le notifiche di esposizione come misura anti-pandemia.

Molti si chiedono che conseguenze ci siano per chi ha già installato un’app come Immuni o SwissCovid, e per chi non l’ha ancora fatto o non vuole farlo.

In estrema sintesi: per chi ha già installato un’app anti-pandemia non cambia quasi nulla. Tutto funziona come prima e non c’è da fare nulla. 

Però c’è un bonus in arrivo: le app di paesi differenti che usano il supporto software creato da Apple e Google (come SwissCovid e Immuni, appunto) diventeranno interoperabili, vale a dire che un’app di un paese funzionerà anche all’estero e telefonini dotati di app differenti si scambieranno correttamente le notifiche, sempre in maniera strettamente anonima e volontaria.

Per chi non ha ancora installato una di queste app, installare l’aggiornamento di iOS, con la sua funzione Exposure Notifications Express, significa che l’iPhone diventerà capace di fare da solo il tracciamento delle esposizioni, ma soltanto se gliene diamo il permesso (la funzione è opt-in) e siamo in un paese che partecipa a questo tracciamento.

Se gli diamo questo permesso, il telefonino inizierà ad accumulare dati sulle esposizioni e potrà avvisare l’utente in caso di possibile esposizione a contagi anche senza aver installato un’app apposita. Ma il telefonino in questo caso si limiterà a invitare l’utente a installare un’app anti-pandemia. 

In altre parole, le app come SwissCovid o Immuni continueranno a servire per completare il sistema di protezione sanitaria anche dopo questo aggiornamento di iOS.

Va ricordato che questa funzione è presente solo in iOS, il sistema operativo per iPhone; non è presente in iPadOS (il sistema operativo per iPad).

Per gli utenti Android, invece, l’aggiornamento corrispondente arriverà entro fine settembre e Google genererà automaticamente un’app basata sulle impostazioni decise dalle autorità sanitarie locali.

Fra l’altro, se vi state chiedendo se Immuni, SwissCovid e le altre app analoghe stiano funzionando e siano efficaci, segnalo questo dato fornito dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica: a luglio in Svizzera almeno 13 casi positivi sono stati trovati esclusivamente grazie all’app, che ha avvisato queste persone della possibile esposizione al contagio. E il numero di coloro che sono stati avvisati dall’app e anche dal contact tracing tradizionale è molto più alto.

Secondo Marcel Salathé, epidemiologo membro della task force federale contro il coronavirus, se si raddoppiasse il numero di installazioni e attivazioni di SwissCovid questi numeri si quadruplicherebbero e la rapidità di segnalazione dell’app consentirebbe di garantire una quarantena rapida ed efficace. Al 2 settembre 2020 sono attive 1.590.000 installazioni di SwissCovid. Immuni, invece, al 9 agosto 2020 contava 4,7 milioni di download (che non sono necessariamente tutte installazioni distinte e attive).

 

Fonti: Punto Informatico, Telefonino.net, Apple, Punto Informatico, Ars Technica.

Video: conferenza pubblica degli esperti su SwissCovid, Immuni e contact tracing

Video: conferenza pubblica degli esperti su SwissCovid, Immuni e contact tracing

Ultimo aggiornamento: 2020/07/01 21:00.

È già disponibile il video della conferenza pubblica Cos’è il contact tracing e perché riguarda tutti che si è tenuta oggi a Lugano, al Parco Ciani grazie a a Lugano Living Lab.

I due panel di esperti sono stati moderati da Giada Marsadri e Andrea Arcidiacono, dopo i saluti del sindaco di Lugano Marco Borradori.

Il primo panel, Contact tracing: tra sorveglianza, sfera privata e visioni per la società, ha avuto come ospiti Massimo Banzi (co-fondatore di Arduino), Philip Di Salvo (ricercatore e giornalista), Christian Garzoni (direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco), Markus Krienke (professore di filosofia moderna e di etica sociale alla Facoltà di Teologia di Lugano) e Patrizia Pesenti (Avvocato, Vicepresidente consiglio di amministrazione Credit Suisse Switzerland).

Il secondo panel, ​App SwissCovid: il punto della situazione, ha radunato il sottoscritto, Gianni Cattaneo (avvocato specialista in diritto della protezione dei dati), Matteo Colombo (Presidente dell’Associazione italiana dei Data Protection Officer), Clelia Di Serio (professore di epidemiologia e statistica medica, Università della Svizzera Italiana, Università Vita-Salute San Raffaele (Milano)), e Sang-II Kim (capo della nuova Divisione Trasformazione digitale, Ufficio federale della sanità pubblica).

Il video qui sotto è già posizionato a 34:12 per saltare le immagini mostrate in attesa dell’inizio dello streaming. Il secondo panel inizia a 1:53:35.

C’è anche la versione con traduzione simultanea in inglese:

Sul canale Youtube di Lugano Living Lab trovate anche i due panel separati con le relative versioni tradotte in inglese.

Su Photoshelter trovate invece un po’ di foto dell’evento.