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Video: conferenza pubblica degli esperti su SwissCovid, Immuni e contact tracing

Video: conferenza pubblica degli esperti su SwissCovid, Immuni e contact tracing

Ultimo aggiornamento: 2020/07/01 21:00.

È già disponibile il video della conferenza pubblica Cos’è il contact tracing e perché riguarda tutti che si è tenuta oggi a Lugano, al Parco Ciani grazie a a Lugano Living Lab.

I due panel di esperti sono stati moderati da Giada Marsadri e Andrea Arcidiacono, dopo i saluti del sindaco di Lugano Marco Borradori.

Il primo panel, Contact tracing: tra sorveglianza, sfera privata e visioni per la società, ha avuto come ospiti Massimo Banzi (co-fondatore di Arduino), Philip Di Salvo (ricercatore e giornalista), Christian Garzoni (direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco), Markus Krienke (professore di filosofia moderna e di etica sociale alla Facoltà di Teologia di Lugano) e Patrizia Pesenti (Avvocato, Vicepresidente consiglio di amministrazione Credit Suisse Switzerland).

Il secondo panel, ​App SwissCovid: il punto della situazione, ha radunato il sottoscritto, Gianni Cattaneo (avvocato specialista in diritto della protezione dei dati), Matteo Colombo (Presidente dell’Associazione italiana dei Data Protection Officer), Clelia Di Serio (professore di epidemiologia e statistica medica, Università della Svizzera Italiana, Università Vita-Salute San Raffaele (Milano)), e Sang-II Kim (capo della nuova Divisione Trasformazione digitale, Ufficio federale della sanità pubblica).

Il video qui sotto è già posizionato a 34:12 per saltare le immagini mostrate in attesa dell’inizio dello streaming. Il secondo panel inizia a 1:53:35.

C’è anche la versione con traduzione simultanea in inglese:

Sul canale Youtube di Lugano Living Lab trovate anche i due panel separati con le relative versioni tradotte in inglese.

Su Photoshelter trovate invece un po’ di foto dell’evento.

App di tracciamento anti-pandemia, la situazione svizzera: aggiornamento

App di tracciamento anti-pandemia, la situazione svizzera: aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 2020/05/22 15:00.

Faccio di nuovo il punto della situazione dell’app anti-pandemia che verrà adottata in Svizzera, dopo la prima serie di notizie del 24 aprile.

Prima di tutto, ha un nome definitivo: Swiss PT*. Il nome include anche una precisazione importante: PT sta per proximity tracing, ossia tracciamento di prossimità, da distinguere dal contact tracing o tracciamento dei contatti, per le ragioni che ho descritto qui.

* 2020/05/20: Ho parlato troppo presto. Oggi l’app è stata ribattezzata SwissCovid (RSI).

Inoltre sono stati definiti i criteri di prossimità, come spiegato nella scheda informativa ufficiale e in questa dettagliata FAQ ufficiale): si ha un evento di prossimità quando un altro smartphone dotato della stessa app si trova “a meno di due metri di distanza per complessivamente più di 15 minuti nel corso di una giornata.

Notate la precisazione “nel corso di una giornata”: sono quindi incluse le prossimità cumulative, non solo le prossimità che singolarmente durano almeno 15 minuti. Si conferma quindi il concetto dell’app come dosimetro, non come localizzatore (non c’è alcuna funzione di geolocalizzazione). Questi criteri potranno essere aggiornati man mano che cresce l’esperienza sul campo.

 

Quando si ha un evento di prossimità, i telefonini si scambiano un checksum o EphID (ephemeral ID, “identificativo effimero” o, come lo chiama efficacemente il fumetto divulgativo apposito, un “bla bla”), ossia un codice temporaneo che non contiene informazioni sull’identità dell’utente, sulla posizione o sul dispositivo utilizzato e varia ogni 15 minuti (nell’attuale versione demo dell’app).

Questi bla bla restano sui rispettivi telefonini e vengono eliminati automaticamente dopo tre settimane.

Normalmente un utente non deve fare altro che installare l’app, lanciarla e tenere attivo il Bluetooth. La schermata standard, in condizioni normali (nessun contatto potenzialmente contagioso rilevato) è questa:

Se una persona che usa l’app risulta positiva a seguito di un test medico:

  1. Riceve dal medico cantonale (o da un suo incaricato) un “codice Covid”, che immette nel proprio telefonino. Questo codice Covid serve a evitare segnalazioni fraudolente.

  1. La persona positiva viene invitata a mettersi in isolamento volontario (nessun obbligo di legge, ma solo una forte raccomandazione, stando a queste istruzioni). La sua app mostra il suo stato di positività. Notate che il tracciamento si interrompe sul suo dispositivo:

  1. L’app della persona positiva manda un avviso anonimizzato al server centrale, che è gestito dall’Amministrazione federale. Nessun dato viene inviato a terzi.
  2. Le app degli altri utenti interrogano periodicamente questo server per sapere se uno dei bla bla anonimi che hanno collezionato durante gli eventi di prossimità nelle ultime due settimane è risultato positivo.
    Se sì, gli utenti che sono stati in sufficiente prossimità di persone successivamente diagnosticate come contagiose ricevono sulla schermata di blocco una notifica di potenziale contagio e la loro app mostra la schermata presentata qui sotto; vengono inoltre invitati a contattare la Infoline Coronavirus per ricevere istruzioni e informazioni.
    Chi non è stato in prossimità di un utente successivamente risultato positivo non riceve alcuna notifica.

Una volta guarito, l’utente che era risultato positivo al test riceverà un altro codice COVID che verrà mandato al server dell’Amministrazione federale. Le app degli altri utenti, quando interrogheranno questo server, verranno informate del fatto che gli eventuali bla bla che hanno ricevuto dall’utente ora guarito non sono più da considerare come indicatori di contatto con una persona contagiosa.

L’uso dell’app è volontario e può essere sospeso a piacimento. Il 60% degli svizzeri si dichiara favorevole a installarla, secondo un sondaggio dell’Istituto Sotomo. Il tracciamento può essere disattivato in qualunque momento tramite l’app (come mostrato qui sotto), disattivando il Bluetooth o spegnendo il telefonino.

Il codice dell’app e del backend (software di gestione dei dati installato sul server dell’Amministrazione federale) è open source e quindi liberamente ispezionabile. La licenza, mi dicono dai commenti qui sotto, è la Mozilla Public License 2.0. Nessun dato viene inviato ad Apple e Google, che si limitano a fornire gli aggiornamenti di iOS e Android necessari per il funzionamento prolungato dell’app.

L’app usa il protocollo decentralizzato DP-3T e sarà disponibile in inglese, tedesco, francese e italiano (le stringhe italiane temporanee Android sono qui su Github). Sarà compatibile con le app di altri paesi europei, consentendo quindi l’uso anche all’estero almeno in alcune circostanze.

La quantità di dati che verrà scambiata ogni giorno è molto modesta: secondo la documentazione, a seconda delle scelte tecniche finali, 40.000 nuove infezioni diagnosticate giornalmente (il picco di tutta Europa) richiederebbero da 1,3 a 110 MB di dati; in un paese piccolo come la Svizzera, 2000 infezioni giornaliere richiederebbero da 66 kB a 5,5 MB nel caso peggiore.

L’app svizzera non sarà disponibile al pubblico prima di giugno 2020, perché è necessario definire una base legale* che ne consenta e delimiti l’uso (per esempio le imprese o le istituzioni non potranno chiedere a clienti o visitatori di usare l’app per accedere ai loro locali o servizi). A maggio ci sarà un test con un numero limitato di utenti, consentito da un’ordinanza provvisoria (PDF molto dettagliato qui). La versione definitiva sarà disponibile direttamente negli app store Apple e Android gratuitamente.

* 2020/05/20: Le basi legali sono state adottate dal Consiglio Federale e ora verranno sottoposte al Parlamento nel corso della sessione estiva, che si svolgerà dal 2 al 19 giugno (RSI).

Le versioni preliminari dell’app Swiss PT, con la relativa documentazione, sono qui su Github; l’APK Android installabile che era qui su Appcenter.ms è stata rimossa (c’è una APK non ufficiale qui generata da rawmain; la installate a vostro rischio e pericolo, meglio se su un emulatore). Esiste anche un’app di calibrazione. Il white paper di documentazione approfondita è qui.

L’app sarà installabile su qualunque smartphone Apple recente (che supporti iOS 13.5) e sugli smartphone Android che hanno accesso al Play Store di Google e usano Android 6.0 o successivo (grazie a rawmain nei commenti per questa precisazione). Non è chiaro, per ora, se gli smartphone Huawei non legati a Google avranno la possibilità di installare l’app. Saranno esclusi sicuramente tutti i telefonini non-iOS e non-Android (Windows Phone, feature phone e telefonini “semplici”).

Gli smartphone dovranno inoltre essere dotati di Bluetooth: non è chiaro se sia necessario che siano dotati di hardware Bluetooth Low Energy o se basti anche un Bluetooth semplice.

Il software è sviluppato con la collaborazione della società svizzera Ubique, che ha preparato un sito apposito, Next-step.io, in inglese e in tedesco (i video, però, sono solo in tedesco).

Affinché Swiss PT possa essere efficace, si ritiene che debba essere installata dal 60% della popolazione (56% secondo questo studio dell’Università di Oxford), ma alcuni epidemiologi, dice Tvsvizzera.it, “ritengono che un tasso di utilizzo del 20-30% contribuirebbe già a contenere la pandemia.” Il 92-93% degli svizzeri possiede uno smartphone (RSI, dati di ottobre 2017; Tio.ch, novembre 2018).

Gli esperti di sicurezza informatica sono comunque scettici sull’efficacia e temono abusi:

  • è scettica per esempio Solange Ghernaouti, docente all’Università di Losanna ed esperta internazionale di sicurezza informatica;
  • anche Carmela Troncoso, responsabile dell’aspetto informatico del progetto, sottolinea che “la tecnologia Bluetooth utilizzata non è perfetta e inevitabilmente ometterà qualcuno“ e ribadisce che non è la soluzione perfetta, ma semplicemente un complemento al tracciamento manuale;
  • gli inventori del Bluetooth, Jaap Haartsen e Sven Mattisson, sottolineano che la misurazione della distanza ha grandi incertezze che possono generare falsi positivi e falsi negativi (la stessa intensità di segnale si può avere con un telefonino a 20 metri in aria libera e a 2 metri se c’è di mezzo una persona che fa da ostacolo al segnale radio Bluetooth).
  • L’app stessa segnala che in alcuni casi, sapendo il giorno in cui è avvenuto il contatto con una persona risultata poi positiva, è possibile dedurre di chi si tratti (per esempio perché quel giorno l’utente ha incontrato una sola persona per un periodo sufficientemente lungo).

La trasmissione di inchiesta e di difesa dei consumatori Patti Chiari si occuperà prossimamente di quest’app: “con l’aiuto di un informatico, emergono tracciamenti a distanza, falle e persino falsi contatti ravvicinati”. Indovinate chi sarà mai questo informatico?

Sto cercando di entrare a far parte della fase di sperimentazione di Swiss PT; per il momento resto cautamente tranquillo sulle garanzie di riservatezza, ma sono dubbioso sulla sua efficacia. L’esperimento è interessante, per cui l’obiettivo per ora è fare in modo che lo si possa svolgere perlomeno senza causare danni.

2020/05/22 15:00

Questo è uno screenshot dell’integrazione di SwissCovid nell’aggiornamento di iOS che ne consente il pieno uso:

Fonti aggiuntive: The Local, Tio.ch, RSI, RSI.

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In arrivo l’app svizzera anticoronavirus: risposte ufficiali alle domande più frequenti

In arrivo l’app svizzera anticoronavirus: risposte ufficiali alle domande più frequenti

Ultimo aggiornamento: 2020/06/24 15:30. L’app è stata ribattezzata SwissCovid.

L’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP ha pubblicato una dettagliata FAQ dedicata a Swiss PT, l’app di tracciamento svizzera per il contenimento della pandemia: 47 domande con le relative risposte che chiariscono i dubbi più frequenti sul funzionamento di questa app che, va detto ancora una volta per chiarezza, non fa geolocalizzazione ma solo tracciamento di prossimità, ossia registra se si siamo stati vicini a qualcuno che è risultato poi potenzialmente contagioso ma non registra né dove né chi.

La riporto integralmente perché è molto chiara ed esaustiva. Sono particolarmente interessanti, dal punto di vista dell’utente, le domande numero 5 (geolocalizzazione apparentemente richiesta su Android) e 15 (effetti sulla batteria).

Domande e risposte

App svizzera per il tracciamento di prossimità (App Swiss PT)

Data: 13 maggio 2020

Le presenti domande si basano sulla legislazione vigente. In vista dell’introduzione dell’app per il tracciamento di prossimità su tutto il territorio nazionale, il Consiglio federale prepara una modifica di legge, che potrebbe comportare cambiamenti ad alcune regolamentazioni.

PROTEZIONE DELLA PERSONALITÀ

1. Quali dati raccoglie l’app Swiss PT?

L’app Swiss PT raccoglie soltanto i dati relativi a episodi di contatto in cui l’utente si è trovato per breve tempo a meno di due metri di distanza da altri utenti dell’app. Questi dati sono memorizzati in modo decentralizzato sul suo cellulare sotto forma di un identificativo crittografato per un periodo di 21 giorni, dopodiché sono cancellati in modo irreversibile. Non sono dunque scambiati dati personali, sulla posizione e sul dispositivo utilizzato.

2. I dati sono sicuri?

In caso di contatto, i cellulari con l’app si scambiano soltanto un codice crittografato, che viene memorizzato localmente sui dispositivi e cancellato automaticamente dopo 21 giorni. Ciò vale sia per i dati salvati nella memoria locale del cellulare sia per le chiavi degli utenti infetti salvate sul server dell’Amministrazione federale. Disinstallando l’app, i dati memorizzati sul cellulare vengono automaticamente cancellati.

3. L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza è coinvolto nell’elaborazione dell’app partecipa anche?

Sì, l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, come anche la Commissione nazionale d’etica sono coinvolti in tutte le fasi del progetto e ne accompagnano l’elaborazione con spirito critico.

4. Come posso assicurarmi che la mia posizione non sia registrata tramite Bluetooth?

L’app Swiss PT non utilizza alcuna localizzazione satellitare. Non è dunque possibile risalire al luogo in cui si trova l’utente o il suo cellulare. Il Bluetooth Low Energy permette di stabilire soltanto se un dispositivo è vicino a un altro. Il Bluetooth dispone di tre livelli di riconoscimento della prossimità in modo da limitare il tracciamento dei contatti a quelli avvenuti alla distanza critica di circa due metri negli spazi pubblici.

5. Perché, sui dispositivi Android, l’app Swiss PT necessita dell’accesso alla mia posizione?

Affinché l’app Swiss PT funzioni e abbia accesso a Bluetooth, dovete attivare la funzione «Posizione». Sui dispositivi Android, per attivare il Bluetooth bisogna attivare la posizione. Questa funzione va quindi attivata, anche se l’app Swiss PT non accede mai alla vostra posizione via localizzazione satellitare.

6. I dati sono utilizzati per sorvegliare la malattia (statistica per Comuni)?

Soltanto alcuni dati anonimi saranno utilizzati per scopi statistici. Sono per esempio registrate le seguenti informazioni:
• il numero dei codici di attivazione generati per Cantone;
• il numero delle chiamate all’hotline specifica per gli utenti informati;
• il numero dei download dell’app dall’app store di Apple e Google.

7. Dove si trovano i server del sistema Swiss PT?

I server si trovano nei centri dati della Confederazione Svizzera e sono gestiti in hosting dall’Amministrazione federale in Svizzera. Tuttavia, l’elenco delle chiavi anonime delle persone infette può essere trasmesso a terzi, che a loro volta lo mettono a disposizione di altri utenti mediante procedura di richiamo.

8. Per quali altri scopi può essere utilizzata l’app?

L’app serve esclusivamente a contenere il coronavirus; il suo uso sarà sospeso non appena non servirà più allo scopo.

FUNZIONAMENTO

9. Quali informazioni precise fornisce l’app in caso di possibile contagio?

L’app non stabilisce soltanto se l’utente ha avuto contatti con persone infette, ma anche per quanto tempo e a quale distanza. Soltanto se l’utente si è trovato nel corso di una giornata per complessivamente quindici minuti a meno di due metri di distanza da persone infette, il sospetto di un possibile contagio è abbastanza elevato e l’utente ne viene informato.

10. Per quanto tempo una persona si deve trovare nelle mie vicinanze per permettere all’app Swiss PT di rilevare il contatto?

Le persone devono trovarsi per breve tempo a circa due metri di distanza gli uni dagli altri. I cellulari scambiano tramite Bluetooth soltanto i cosiddetti identificativi crittografati. Le misurazioni della distanza tramite Bluetooth saranno costantemente ricalibrate nelle fasi di test e pilota per migliorarne la precisione, aspetto che potrà essere ulteriormente ottimizzato grazie alle API previste da Google ed Apple.

11. L’app Swiss PT può stabilire se vi è una parete di protezione tra le due persone?

Le pareti possono bloccare fino a una certa misura la trasmissione del segnale Bluetooth, il che permette di ridurre i falsi allarmi. Tuttavia, i divisori in plexiglas, sempre più diffusi per esempio nel settore della ristorazione, non possono essere riconosciuti. Altrettanto difficilmente il cellulare può determinare se le persone indossano una mascherina.

12. Che cosa succede se entrambe le persone indossano una mascherina?

L’app non può riconoscere se due persone indossano una mascherina e registra il contatto. Tuttavia, un contatto fino a due metri di distanza tra due persone che indossano una mascherina non è considerato a rischio di contagio. Al momento, gli esperti ritengono infatti che il virus si trasmetta principalmente attraverso le goccioline, che possono essere ben contrastate con l’uso della mascherina.

13. Che cosa succede se un dispositivo viene messo in carica in prossimità di un altro, ma i proprietari dei dispositivi non sono stati a contatto?

Se due cellulari con l’app Swiss PT installata sono messi in carica a una distanza inferiore a due metri l’uno dall’altro, questo è registrato come contatto. L’app Swiss PT non riesce a distinguere se il cellulare si trova o meno in prossimità del suo proprietario.

14. Un cellullare [sic] incrocia ogni giorno diverse centinaia di altri dispositivi. I dati raccolti dall’app
Swiss PT occupano tanta memoria sul mio cellulare?

Il vostro cellulare memorizza soltanto gli identificativi crittografati di altri cellulari che si trovano a meno di due metri di distanza. La quantità di dati memorizzata è molto ridotta e non è un problema per le capacità di memoria dei cellulari moderni.

15. Quali sono gli effetti sulla batteria?

L’app Swiss PT è stata realizzata per funzionare con il massimo risparmio energetico possibile. Poiché Bluetooth Low Energy è sempre attivo, il consumo aumenta leggermente. Tuttavia è previsto che le nuove interfacce tecniche di Apple e Google riducano il consumo di energia per le app di tracciamento di prossimità. Per beneficiare di questo vantaggio è necessario aggiornare i sistemi operativi dei cellulari alla versione più recente.

16. L’app dei due politecnici federali di Zurigo e di Losanna funziona con un protocollo proprio, che successivamente sarà trasferito al protocollo Apple e Google. La sicurezza dei dati sarà ancora garantita?

L’interfaccia per la programmazione di applicazioni (API) di Apple e Google non è un’app installata sui cellulari, ma uno standard proposto da queste due case per una stima più precisa della distanza tra due cellulari tramite Bluetooth e per ridurre il consumo energetico di Bluetooth Low Energy. La sicurezza dei dati resta garantita – anche lo standard di Apple e Google si basa sul protocollo DP-3T dei due politecnici federali di Zurigo e di Losanna.

17. Le segnalazioni possono essere ricevute anche senza connessione a Internet?

No, senza connessione a Internet l’app non può ricevere segnalazioni. Per questo dovreste connettervi regolarmente a Internet, anche tramite Wi-Fi. Tuttavia non è necessario che lo smartphone sia sempre connesso.

18. Come posso gestire la sincronizzazione dei miei dati con il server?

Quando il cellulare è connesso a Internet, l’app Swiss PT esegue periodicamente una query al server dell’Amministrazione federale, necessaria per consentirle di ricevere le segnalazioni. La periodicità delle query non può essere influenzata dall’utente. Se il cellulare non è connesso a Internet, l’app Swiss PT non esegue alcuna query.

19. Devo avere Bluetooth sempre attivato? Che cosa accade se non lo attivo?

Per poter riconoscere gli incontri Bluetooth deve essere sempre attivato. Il consumo della batteria aumenta soltanto leggermente.

20. È possibile utilizzare altre funzioni Bluetooth (p. es collegare cuffie al cellulare) quando l’app Swiss PT è attiva?

Sì, è possibile continuare a utilizzare Bluetooth per collegare cuffie ecc. anche quando l’app Swiss PT è attiva.

21. È possibile attivare Bluetooth soltanto per l’app Swiss PT e per il resto circolare restando «invisibili» agli altri utenti?

No, non è possibile. Se Bluetooth è attivato sul cellulare, questa tecnologia wireless sarà utilizzata anche da tutte le altre app autorizzate ad accedervi.

22. Posso disattivare l’app Swiss PT di tanto in tanto?

Sì, è possibile, per esempio disattivando la funzione di tracciamento, ma l’app Swiss PT funziona soltanto se è attivata. Pertanto vi raccomandiamo di non disattivarla e di portare con voi il cellulare quando uscite di casa e potreste potenzialmente entrare in contatto con persone infette dal nuovo coronavirus.

POSITIVO AL CORONAVIRUS: CHE FARE?

23. Ho il nuovo coronavirus: come posso comunicarlo con l’app Swiss PT?

Un’infezione può essere comunicata all’app soltanto dopo che è stata confermata in laboratorio. A conferma avvenuta, riceverete una telefonata dal servizio medico cantonale che vi darà un codice che sarete liberi di immettere nell’app. Se sarete contattati dal servizio medico cantonale, dite che avete l’app Swiss PT.

24. Chi immette nell’app Swiss PT l’informazione che sono risultato positivo al test del coronavirus?

Spetta agli utenti stessi dell’app Swiss PT decidere se informare le persone che hanno incontrato di essere risultati positivi al test del coronavirus. Per informare altri utenti bisogna immettere nell’app un apposito codice (il codice Covid). Le persone risultate positive al test ricevono il codice Covid dal personale addetto alla gestione dei contatti (a seconda dei Cantoni, i collaboratori del tracciamento dei contatti cantonale, i medici, il personale medico specializzato o il medico cantonale) e lo immettono nell’app.

25. Se sono stato contagiato, devo immettere il codice Covid nell’app o posso ancora decidere di tenere per me il risultato del test?

Una volta che il personale addetto alla gestione dei contatti l’ha generato, il codice Covid è valido per 24 ore. Sta all’utente decidere se e quando immetterlo nell’app. Non vi è alcun obbligo a farlo. L’immissione o la non-immissione del codice è anonima: nessuno potrà mai stabilire se il paziente ha immesso o meno il codice Covid.

26. Ho sbagliato a immettere il codice Covid e l’app Swiss PT mi segnala l’errore. Che cosa devo fare?

Se l’utente sbaglia a immettere il codice quando è ancora al telefono con la persona addetta alla gestione dei contatti, le chiede di ripetere il codice o di generarne uno nuovo. Se invece sbaglia a immettere il codice dopo il colloquio telefonico, ritelefona alla persona addetta alla gestione dei contatti e le chiede di generare un nuovo codice. Chi non ha più sotto mano il numero telefonico, può contattare l’infoline coronavirus (+41 58 463 00 00, in servizio tutti i giorni 24 [ore] al giorno).

27. Che cosa devo fare se vengo informato di aver avuto un contatto con una persona infetta?

Le persone che vengono informate dall’app di avere avuto un contatto con una persona infetta sono libere di scegliere come reagire. L’app segnala il numero di un’infoline cui ci si può rivolgere per maggiori informazioni restando anonimi. Sta a voi decidere se farne uso. L’app raccomanda inoltre di fare l’autovalutazione sul coronavirus proposta in Internet o di chiedere consiglio a un medico e di mettervi volontariamente in quarantena se doveste sviluppare dei sintomi.

28. Posso ancora andare a lavorare se vengo informato di avere avuto un contatto con una persona infetta?

Se avete sintomi, fate l’autovalutazione proposta in Internet e seguitene le raccomandazioni. Oppure telefonate a un medico o a una struttura sanitaria. Se invece non avete sintomi, potete andare a lavorare. Continuate ad attenervi rigorosamente alle regole di igiene e di comportamento vigenti e sorvegliate il vostro stato di salute. L’app non può sapere se al momento del contatto tra voi e la persona infetta c’era una parete in plexiglas o se quest’ultima portava la mascherina igienica. Sarebbe dunque sproporzionato disporre la quarantena. È tuttavia raccomandata, per quanto possibile, la quarantena volontaria. In questo caso però non si ha attualmente diritto alla continuazione del versamento dello stipendio.

29. Se ricevo la segnalazione di un contatto con una persona infetta, entro quanto tempo devo informarne il mio datore di lavoro?

Chi è stato per almeno 15 minuti a meno di due metri di distanza da una persona risultata positiva al test del coronavirus quando questa era già contagiosa, riceve un messaggio in cui lo si invita a telefonare all’infoline citata dall’app per stabilire come procedere. Di norma nessuno è tenuto a informare il datore di lavoro di avere avuto un contatto con una persona infetta. Se però, sulla base dell’accertamento telefonico, si decide di mettersi in quarantena volontaria, il datore di lavoro dovrebbe esserne naturalmente avvertito.

30. Continuo a percepire lo stipendio se decido di mettermi in quarantena?

In caso di quarantena volontaria, il datore di lavoro non è tenuto a continuare a versare lo stipendio. Chi si mette volontariamente in quarantena perché è stato avvertito dall’app di aver avuto un contatto con una persona infetta deve telefonare a un medico o all’infoline dell’UFSP per informarsi su cosa deve fare. Se l’isolamento è stato disposto da un medico (certificato medico) o dalle autorità cantonali, lo stipendio è garantito. Nel caso di una quarantena disposta nel contesto del tracciamento dei contatti classico è invece indispensabile un ordine delle autorità cantonali.

ESEMPI CONCRETI

31. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Non ho ancora sintomi: che cosa devo fare?

Finché non avete sintomi non dovete sottoporvi ad accertamenti medici o a un test di laboratorio.
• Potreste già essere contagiosi, ma non ve ne accorgete ancora.
• Proteggete la vostra famiglia e i vostri amici e conoscenti evitando i contatti non strettamente necessari nei 10 giorni successivi alla segnalazione. I primi sintomi compaiono di norma in questo lasso di tempo.
• Sorvegliate le vostre condizioni di salute.
Continuate a rispettare le regole d’igiene e di distanziamento sociale e monitorate il vostro stato di salute. Se compaiono sintomi, fate l’autovalutazione sul coronavirus che vi fornirà una raccomandazione adeguata alla vostra situazione.

32. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Non mi sento molto bene: che cosa devo fare?

Fate l’autovalutazione sul coronavirus e seguite la raccomandazione che vi verrà data. Oppure telefonate al vostro medico curante o a una struttura sanitaria. Le persone con sintomi potenzialmente riconducibili al nuovo coronavirus dovrebbero sottoporsi al test.
• Potreste già essere contagiosi.
• Proteggete la vostra famiglia e i vostri amici e conoscenti restando a casa ed evitando i contatti.
• Seguite le istruzioni sulla quarantena volontaria almeno finché non avete ricevuto il risultato del test.
• Adottando questo comportamento contribuite a spezzare la catena di trasmissione del virus.
Ulteriori informazioni sono pubblicate sul sito Internet dell’UFSP.

33. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Devo informare tutte le persone con le quali sono stato personalmente a contatto? Che cosa devono fare?

Se non avete sintomi, non dovete informarle.
Se avete sintomi, fate l’autovalutazione sul coronavirus e seguite la raccomandazione che vi verrà data. Oppure telefonate al vostro medico curante o a una struttura sanitaria.

34. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Nello spazio pubblico ho sempre indossato una mascherina. Che cosa devo fare?

Continuate a rispettare le regole d’igiene e di distanziamento sociale, che restano importantissime anche se si usano le mascherine. Dato che ne avete sempre indossata una, la probabilità di un contagio è molto ridotta, ma non è da escludere del tutto. Per questo motivo, se compaiono sintomi potenzialmente riconducibili al nuovo coronavirus telefonate senza indugio al vostro medico curante e sottoponetevi al test.

35. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Ho diritto di sottopormi al test?

Finché non avete sintomi non dovete sottoporvi ad accertamenti medici o a un test di laboratorio. Se lo desiderate, potete telefonare al vostro medico curante ed esporgli la situazione. Spetta fondamentalmente al medico decidere se nel vostro caso è indicato il test.
Se invece avete sintomi potenzialmente riconducibili al nuovo coronavirus, il test è raccomandato. Fate dapprima l’autovalutazione sul coronavirus e seguite la raccomandazione che vi verrà data. Oppure telefonate al vostro medico curante o a una struttura sanitaria.

COSTI

36. Installare l’app sul cellulare sarà gratuito?

Sì, l’installazione dell’app Swiss PT non costa niente. Dopo la sua introduzione ufficiale, l’app potrà essere scaricata gratuitamente dagli app store di Apple e Google. Ad eccezione di eventuali costi per il traffico dati, il suo uso è completamente gratuito.

37. Quanto mi costano le segnalazioni in entrata/in uscita?

Per poter ricevere una segnalazione dall’app Swiss PT, il vostro cellulare deve essere connesso a Internet. A seconda del contratto che avete stipulato con l’operatore di telefonia mobile, l’attivazione della funzione «Dati mobili» può generare costi per il traffico dati.

38. Quanto costa lo sviluppo dell’app e chi lo finanzia?

Il costo finale dell’app non è ancora quantificabile. I costi iniziali di progettazione e prototipazione sono coperti dai fondi per la ricerca dei politecnici federali di Losanna e Zurigo. L’ulteriore sviluppo e l’esercizio dell’app sono invece finanziati dalla Confederazione.

VARIE

39. Che cosa devo fare se perdo il cellulare o ne acquisto uno nuovo?

Gli episodi di contatto degli ultimi 21 giorni sono memorizzati localmente nel dispositivo. Se perdete il cellulare o ne acquistate uno nuovo, questi dati non sono recuperabili. Su un dispositivo nuovo l’app Swiss PT deve essere reinstallata. A partire da quel momento gli episodi di contatto vengono nuovamente registrati nel cellulare ed eliminati automaticamente in modo irreversibile dopo 21 giorni.

40. Un negozio o un ristorante possono esigere dai clienti di avere installato l’app per poter entrare?

La fase pilota è disciplinata in un’ordinanza, in virtù della quale non è possibile impedire in maniera vincolante ai gestori privati, per esempio di una palestra o di un ristorante, di prevedere come requisito per l’accesso l’installazione dell’app. Tuttavia l’UFSP raccomanda anche ai privati di considerarla uno strumento volontario, poiché l’app non è in grado di fornire informazioni sullo stato di salute delle persone.

41. L’app Swiss PT potrebbe essere installata anche su braccialetti fitness o smart watch?

L’app Swiss PT può essere installata sui dispositivi mobili che soddisfano i seguenti requisiti:
• ultima versione del sistema operativo iOS (almeno versione 13) o Android (almeno versione 6);
• accesso agli app store di Apple e Google;
• connessione Internet attivata;
• Bluetooth (BLE) attivato;
• 10 MB di spazio libero in memoria.
Molti braccialetti fitness non soddisfano questi requisiti.

42. L’app Swiss PT funziona anche all’estero o tramite provider esteri?

L’app Swiss PT funziona ovunque e anche tramite provider internazionali. Tuttavia non ha senso utilizzarla all’estero, dove non ci sono altri utenti o ce ne sono pochi. Sono in corso accertamenti e sforzi per rendere compatibili tra loro le app di tracciamento che utilizzano il protocollo decentralizzato DP-3T. Tuttavia in una prima fase l’app Swiss PT è stata pensata per il territorio svizzero. Per i frontalieri e le persone che si recano spesso in Svizzera vale comunque la pena di scaricarla e utilizzarla. In linea di principio, l’app Swiss PT è disponibile per chiunque.

43. Quali sono i risultati dei primi test effettuati con l’esercito svizzero?

Sono state effettuate più che altro prove tecniche di taratura per migliorare la misurazione delle distanze basata su Bluetooth.

44. L’app Swiss PT è utilizzabile anche dai disabili?

Al momento dell’introduzione sarà disponibile una versione dell’app Swiss PT che in linea di principio sarà utilizzabile anche dalle persone ipovedenti.

45. Quale percentuale della popolazione deve utilizzare l’app affinché sia efficiente?

Quante più persone utilizzano l’app, tanto maggiori saranno la sua efficacia e la probabilità di riuscire a riconoscere e segnalare i contatti rilevanti. Le applicazioni digitali possono completare il tracciamento dei contatti tradizionale effettuato dai Cantoni e aiutare a risalire ai contatti delle persone che si sono infettate. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, per contenere l’epidemia dovrebbe partecipare alle misure di quarantena durante la fase di contenimento dal 55 al 65 per cento della popolazione. Il tracciamento dei contatti tradizionale e l’app si completano a vicenda.

46. Qual è il rapporto tra l’app Swiss PT e il tracciamento dei contatti tradizionale?

Le persone informate dall’app non hanno alcun contatto diretto con il tracciamento dei contatti tradizionale. Il contatto avviene soltanto quando vengono inviate ai medici cantonali dal medico di famiglia, vale a dire quando seguono il normale percorso di trattamento medico. Se una persona risulta positiva al test, il risultato viene dichiarato in conformità all’obbligo di dichiarazione previsto dalla legge sulle epidemie. Ciò consente al servizio del medico cantonale incaricato della ricerca dei contatti di telefonare alla persona per accertarsi che si sia isolata e per compilare un elenco di persone con le quali è entrata in contatto stretto. Se la persona che si è sottoposta al test dispone di un’app, il servizio del medico cantonale che si mette in contatto con lei genera anche il codice Covid su un sito web dell’UFSP, a condizione che abbia ricevuto il diritto di accesso dalla persona testata.

47. Perché dovrei utilizzare l’app Swiss PT se mi dice quello che so già: di andare dal medico se ho sintomi?

L’app vi indica che vi siete esposti a un rischio. In questo modo nei giorni successivi potete fare attenzione a eventuali sintomi e anche interpretarli meglio. Inoltre potete proteggere la famiglia, gli amici e le persone che hanno avuto a che fare con voi evitando contatti non strettamente necessari nei dieci giorni successivi all’incontro con una persona infetta.

App anti-coronavirus svizzera disponibile subito in anteprima

App anti-coronavirus svizzera disponibile subito in anteprima

SwissCovid, l’app svizzera di aiuto alla gestione della pandemia da coronavirus, è disponibile subito in versione di anteprima qui sul Google Play Store. La versione iOS non è ancora disponibile nell’App Store di Apple.

La Svizzera diventa così il primo paese al mondo a usare un’app di tracciamento di prossimità basata sul supporto software sviluppato appositamente da Apple e Google.

Ne ho descritto le caratteristiche, i criteri e il funzionamento generale in questo articolo e in questo: vi consiglio di leggerli perché contengono già le risposte alle domande più frequenti, così eviterete di rifarle.

Ieri (25 maggio) è scattata la fase di test pilota ufficiale dell’app. Dal 28 maggio dovrebbe essere disponibile a tutti il codice sorgente definitivo per un test pubblico di sicurezza.

Queste sono le schermate iniziali di installazione (in italiano perché l’app usa per default la lingua usata dal telefono dell’utente), in ordine di apparizione.

Si comincia con una serie di schermate introduttive:

Poi viene chiesto di ignorare l’ottimizzazione della batteria in modo da consentire all’app di essere sempre attiva, anche quando è in background. Questo fa aumentare il consumo della batteria “soltanto leggermente”.

Ho dato il mio consenso:

Poi l’app mi ha chiesto il permesso di attivare il tracciamento:

Ho accettato:

L’installazione finisce ringraziando (“Grazie che ci aiuti a proteggere te e gli altri”) e chiedendomi di avviare l’app.

Al primo avvio c’è una segnalazione d’errore: “non ci sono dati aggiornati”.

Dettagli sull’errore e info di contorno:

Pochi secondi dopo l’errore scompare e il tracciamento si attiva.

Il tracciamento è disattivabile in qualunque momento andando nella sezione Incontri:

Toccando la I cerchiata nella schermata iniziale si possono leggere queste info sull’app, su chi la pubblica e su chi l’ha realizzata, insieme al numero di versione.

Vi terrò aggiornati se ci saranno novità.

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Video: L’app Immuni, aspetti informatici e giuridici

Ultimo aggiornamento: 2020/06/01 12:40.

Questa sera ho partecipato a un videodibattito sull’app Immuni, intitolato CoronaVirus e Libertà Individuali – Dalla libertà di circolazione al diritto alla riservatezza, con Giovanni Russo Spena, costituzionalista, e Fausto Gianelli, dell’associazione Giuristi democratici. L’incontro è stato organizzato dalla Federazione di Modena di Rifondazione Comunista. Il link diretto è questo e dovrebbe essere fruibile anche senza avere un account Facebook.

L’app userà il protocollo DP-3T, scrive Fanpage.it, sarà sotto licenza MPL2 e costerà circa 1,5 milioni di euro. Mashable ha pubblicato altre info insieme a degli screenshot.

La documentazione di Immuni è qui e qui su Github. Manca per ora il codice sorgente. Altre informazioni e analisi sono nell’ottima newsletter Guerre di Rete di Carola Frediani.

2020/05/05 10:10. Il codice sorgente dell’app Immuni è stato rilasciato su Github qui per Android e qui per iOS. Per avere piena trasparenza dovrà essere rilasciato anche il codice sorgente del back-end (il software che gira sul server di gestione).

2020/06/01 12:40. Vedo ora che è stato rilasciato anche il sorgente del back-end. ANSA annuncia che l’app sarà disponibile da oggi negli store ufficiali di Apple e Google, ma il servizio sarà attivo solo nelle Regioni che aderiranno alla fase di sperimentazione.

App di tracciamento anti-pandemia, la situazione svizzera

App di tracciamento anti-pandemia, la situazione svizzera

Ultimo aggiornamento: 2020/05/10 16:00.

Anche in Svizzera si parla di utilizzare un’app per il tracciamento dei contatti (contact tracing) allo scopo di aiutare il contenimento della pandemia da coronavirus.

Gli svizzeri sembrano ben disposti a usarla, accettando addirittura non solo il tracciamento dei contatti (ossia a chi sono stato vicino, ma non dove) ma anche la geolocalizzazione (ossia dove sono stato vicino a qualcuno): si dichiarano favorevoli, in una situazione d’emergenza, nel 69% dei casi a livello svizzero e nel 79% in Canton Ticino, secondo un sondaggio pubblicato dal giornale Bote der Urschweiz.

Va chiarito, innanzi tutto, che questo tipo di tracciamento non c’entra nulla con il rilevamento automatico delle posizioni dei telefonini effettuato da Swisscom per segnalare (con 24 ore di ritardo intenzionale) eventuali assembramenti di oltre 20 telefonini in uno spazio pubblico di 100 x 100 metri, e non c’entra nulla neppure con il rilevamento analogo effettuato in quasi tutto il mondo da Google (qui i dati svizzeri ripartiti per cantone).

L’app svizzera di contact tracing viene sviluppata da alcuni mesi con la collaborazione dei due politecnici federali (EPFL ed ETHZ) insieme a un alto numero di esperti europei e dovrebbe essere pronta entro l’11 maggio. Il codice, ancora in fase di sviluppo, è liberamente ispezionabile (open source) su Github insieme alla documentazione e a un fumetto esplicativo multilingue (che ho pubblicato qui). Si basa sul sistema DP-3T (Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing), ritenuto il più adatto a minimizzare i rischi di sicurezza, privacy e protezione dei dati, perché i dati restano sui telefonini degli utenti.

Il sistema alternativo adottato da altri paesi, PEPP-PT, è stato abbandonato con una vivace presa di posizione dei politecnici svizzeri (e con altre defezioni preoccupate) perché non era sufficientemente trasparente e non avrebbe protetto adeguatamente i dati degli utenti, che sarebbero confluiti in un archivio centralizzato.

Secondo Jim Larus, professore ordinario della Facoltà di Informatica e Comunicazione dell’EPFL, “non è necessario sacrificare la riservatezza personale per implementare una risposta tecnologica efficace alla crisi del COVID-19” (news.epfl.ch).

La sperimentazione è già in corso con l’aiuto dell’esercito, come si vede in questo tweet:

Le versioni sperimentali dell’app sono già scaricabili qui su Github: la versione Android installabile (APK) è qui su Appcenter.ms. Per installarla bisogna abilitare l’installazione di app da sorgenti esterne, come consueto (in Android 10 è sotto Impostazioni – Dati biometrici e sicurezza – Installa app sconosciute – Files – Consenti da questa sorgente).

Le premesse sono insomma molto buone, ma siamo in informatica, per cui c’è sempre un ma di mezzo.

In questo caso il ma (che vale non solo in Svizzera) è il Bluetooth, che è il sistema senza fili tramite il quale i telefonini dotati dell’app rileveranno la vicinanza di altri telefonini analogamente equipaggiati per poi allertare se si è stati in prossimità prolungata di una persona risultata poi malata (il GPS non si può usare perché non è sufficientemente preciso).

In questo articolo ho già segnalato alcuni problemi riguardanti le imprecisioni di rilevamento del Bluetooth, che segnalerebbe come vicine anche persone separate in realtà da un muro o dall’abitacolo di un’auto, causando dei falsi positivi. Ma c‘è anche un altro problema.

Sotto iOS e Android, infatti, un’app non può usare a lungo il Bluetooth per la scansione di dispositivi vicini se non viene tenuta in primo piano sullo schermo, per esempio perché l’utente vuole giustamente usare il telefonino per fare qualunque altra cosa.

Prevengo una domanda inevitabile: ma allora come mai le cuffie Bluetooth continuano a funzionare anche quando si fa altro? Perché la scansione di dispositivi vicini sconosciuti (usata dall’app di tracciamento) è una funzione diversa dalla comunicazione con dispositivi conosciuti e abbinati, come le cuffie senza fili.

Di conseguenza, se l’utente avvia l’app di tracciamento e poi fa altro con lo smartphone (mette l’app in background), dopo un certo tempo (cinque minuti per Android) l’app smette di fare scansione via Bluetooth e quindi non rileva più nulla.

L’unico modo per aggirare questa limitazione (come è stato fatto a Singapore) è tenere l’app aperta e in primo piano (in foreground). Ma questo vuol dire consumare moltissima energia e rendere lo smartphone inutilizzabile per qualunque altra attività.

La soluzione a questo problema è un prossimo aggiornamento del software dei telefonini, che verrà fornito da Apple e Google: si chiamerà Privacy-Preserving Contact Tracing ed è previsto per maggio (ma il consorzio D3PT vuole migliorarne la trasparenza). Quindi bisognerà trovare il modo di convincere gli utenti non solo ad installare l’app di tracciamento, ma anche ad aggiornare i propri smartphone (cosa che molti sono riluttanti a fare) e nel caso degli Android bisognerà anche convincere ciascuna delle mille marche differenti a preparare e distribuire quest’aggiornamento anche per i modelli non recenti tuttora usati da tante persone, e poi convincere queste persone ad aggiornare Android. Se, come dice The Verge, l’aggiornamento per Android arriverà tramite Google Play Services e coprirà le versioni dalla 6.0 inclusa in su, la questione si semplificherà notevolmente.

Naturamente serve anche che gli utenti abbiano uno smartphone con Bluetooth Low Energy. Secondo Counterpoint Research, questo esclude circa due miliardi di persone nel mondo e circa un quarto degli smartphone attivi.

Insomma, anche con la migliore trasparenza e buona volontà non sarà facile raggiungere la soglia del 60% della popolazione necessaria, secondo le prime indicazioni, affinché il contact tracing digitale possa dare una mano significativa al contenimento del coronavirus. Staremo a vedere.

2020/05/10: Ho pubblicato un aggiornamento massiccio della situazione.

Fonti aggiuntive: The Local, TVSvizzera.it, Ars Technica.

Tanti invocano l’app anti-coronavirus. Parliamone con gli esperti (seconda parte)

Ultimo aggiornamento: 2020/05/06 13:25.

Da quando ho scritto la prima parte di questa serie di articoli dedicata alle app di tracciamento dei contatti è successo un po’ di tutto. Alcuni dubbi sono stati risolti: perlomeno in Europa, l’app non farà geolocalizzazione, si baserà solo sull’uso del Bluetooth per rilevare la prossimità, e in molti casi sarà open source e custodirà i dati localmente sul telefonino, comunicando solo quelli pertinenti al tracciamento di eventuali contatti con persone risultate poi positive.

Ma restano ancora alcuni equivoci di fondo:

  1. La privacy non c’entra nulla con i dubbi sull’app; arriva molto dopo nella scala delle priorità. I dubbi riguardano l’efficacia.
  2. Il termine “tracciamento dei contatti” è profondamente sbagliato e ingannevole. Queste app non tracciano i contatti: tracciano le possibili esposizioni al contagio. Non ti dicono “Attenzione, oggi Giorgio è risultato contagioso e sei stato vicino a lui al supermercato di via Vattelapesca sette giorni fa alle 18.27 per un bel po’, quindi potresti essere infetto, stattene a casa, ti mando un medico per farti il tampone”. Ti dicono soltanto “Attenzione, sei stato vicino per un bel po’ a una o più persone risultate poi contagiose (non so chi) nei giorni scorsi (non so quando) da qualche parte (non so dove), quindi potresti essere infetto, stattene a casa; prega che prima o poi ci sia modo per te di fare un tampone.”


In altre parole, non sono tracciatori di contatti: sono dosimetri. Come quelli indossati dai radiologi per misurare le radiazioni. Queste app misurano l’esposizione complessiva a persone risultate successivamente contagiose. Se si supera una certa esposizione, si è considerati a rischio. Non bisogna quindi parlare di tracciamento dei contatti (contact tracing), ma di notifica delle esposizioni (exposure notification).

C’è anche un altro equivoco fondamentale da chiarire:

  1. Nessuno sa se queste app siano davvero efficaci e che tasso di errore abbiano. Non le abbiamo mai provate prima (in particolare la versione europea). Però ci viene chiesto lo stesso di installarle e di seguire le loro istruzioni sulla fiducia, con il ricatto sociale di “se non la installi la gente muore per colpa tua”. È come se ci venisse chiesto di prendere tutti un farmaco che non è mai stato testato: certo, potrebbe guarirti, ma potrebbe anche avere degli effetti collaterali disastrosi.

Per evitare ulteriori accuse di boicottaggio o denigrazione per partito preso (o di “populismo”, come mi hanno detto alcuni), chiarisco che sono dispostissimo a installare un’app anti-pandemia e comprimere temporaneamente il mio diritto/dovere di privacy se mi si dimostra che funziona o che perlomeno non fa danni e mi si danno serie garanzie tecniche di temporaneità. La mia preoccupazione è che si faccia l’app come foglia di fico low-cost invece di fare l’unica cosa che sappiamo che funziona davvero ma che richiede soldi, organizzazione e fatica: fare i test d’infezione, farne tanti e farli prontamente. L’alternativa all’app non è stare chiusi in casa: è fare i test e ridurre al minimo i contatti fra persone.

Fatte queste premesse, passo la parola a Cory Doctorow, che ha riassunto egregiamente in un thread su Twitter alcuni altri concetti fondamentali, che riporto qui con adattamenti puramente linguistici per leggibilità.

Le app che chiamiamo di “contact tracing” non fanno tracciamento dei contatti. fanno “notifica delle esposizioni”. La notifica delle esposizioni è un ausilio utile al lavoro manuale oneroso del tracciamento dei contatti, ma non è in alcun modo un suo sostituto.

Una analisi importante del Brookings Institution (Contact-tracing apps are not a solution to the COVID-19 crisis, di Ashkan Soltani, Ryan Calo e Carl Bergstrom) esamina le limitazioni delle app di notifica automatizzata delle esposizioni, sia esistenti sia previsti, comprese quelle basate sulle API di Google/Apple.

L’analisi inizia affermando che nessuno è riuscito a gestire il tracciamento automatico dei contatti “nonostante numerosi tentativi in parallelo” e discute le limitazioni: le app “potrebbero, marginalmente e nelle condizioni giuste, aiutare a indirizzare le risorse di test diretto verso le persone a maggior rischio”.

Questo beneficio marginale ha un costo reale, sia in termini di interruzione del contagio sia in termini di diritti umani. Queste app genereranno molti falsi positivi e anche molti falsi negativi.

Il loro rilevamento di prossimità non rileverà le persone che non hanno uno smartphone e/o non hanno la competenza tecnologica per installare queste app. Questo gruppo corrisponde parecchio ai gruppi più a rischio: gli anziani e i poveri.

L’epidemiologia è uno sport di squadra e le persone più vulnerabili sono le più preziose della squadra. “La nostra app ti dirà se sei venuto a contatto con una persona infetta (ma non se quella persona appartiene al gruppo più probabilmente infetto)” è una promessa tradita alla base.

Queste app invieranno un avviso di allerta quando la tua auto chiusa è al semaforo accanto a un’altra auto chiusa a bordo della quale c’è una persona infetta e in molte altre situazioni nelle quali non c’è rischio di contagio.

Queste app non sono in grado di distinguere fra la tua prossimità a qualcuno che indossa una mascherina mentre anche tu ne indossi una e la tua prossimità a qualcuno che ti sta leccando gli occhi mentre ti tossisce in faccia.

Inoltre anche un “contatto autentico” con persone contagiose non significa che sei per forza infetto. Un R0 di 2-3 per persone che non prendono alcuna precauzione significa che di tutte le (centinaia di) persone con le quali viene a contatto una persona malata, in media saranno due o tre quelle che s’infetteranno.

Questo vuol dire che le app che contrassegnano qualunque contatto anche breve con persone contagiose genereranno tantissimi falsi positivi, mentre quelle che ignorano questi contatti genereranno tantissimi falsi negativi.

I ricercatori di sicurezza conoscono bene questo fenomeno: forse lo conosci anche tu. Probabilmente hai incontrato tantissimi avvisi di sicurezza emessi da siti che parlano di problemi con i loro certificati crittografici. In teoria, questo potrebbe indicare che qualcuno ha sferrato un attacco man-in-the-middle contro la connessione alla tua banca, al suo sito d’incontri o all’ufficio del tuo medico. In pratica, però, significa quasi sempre che qualcuno ha dimenticato di rinnovare il certificato. Praticamente tutti gli allarmi che hai mai ricevuto sono stati falsi allarmi. Ed è per questo che tu e io e tutti clicchiamo su “OK” e li ignoriamo. Ed è per questo che i criminali informatici continuano a vincere: sanno che quando realmente si spacceranno per il tuo medico o per la tua banca ignorerai l’avvertimento del tuo browser e manderai loro la tua login e la tua password.

Un’app di notifica delle esposizioni che si dimentica di notificarti quando sei a rischio e in più spesso ti notifica quando non lo sei diventa un fronzolo peggio che inutile, oltre che uno spreco di tempo e denaro e una distrazione.

Ma c’è di peggio, perché installare app che tracciano gli spostamenti degli utenti su miliardi di dispositivi è di per sé un’impresa rischiosa: qualunque difetto in quelle app espone al rischio di attività ostile miliardi di proprietari di dispositivi.

Qualche scenario:

  • un’interferenza nelle operazioni di voto che contrassegna falsamente un seggio elettorale come focolaio d’infezione
  • un imprenditore che attacca un rivale facendo false asserzioni riguardanti la sede del rivale
  • troll che seminano il caos for the lulz [per divertimento]
  • manifestanti che scatenano il panico come forma di disubbidienza civile
  • agenzie di intelligence straniere che chiudono intere città nei paesi avversari

Gli sviluppatori e pianificatori di Google e Apple sono stati molto trasparenti a proposito dei propri piani ma devono fare di più ed essere schietti sui limiti dei loro strumenti, compreso il fatto che questi approcci non devono mai essere utilizzati da soli.

Poi ci sono le questioni di diritti umani, con le app che diventano obbligatorie e poi sancite permanentemente, come sono diventate permanenti le misure di sorveglianza post-11/9. Queste non solo indeboliranno i diritti umani tramite la sorveglianza, ma aumenteranno le diseguaglianze, rendendo dei paria sociali, privi di accesso ad aziende o servizi, le persone che non possono permettersi uno smartphone: i poveri.

Gli autori di queste app fanno una serie di raccomandazioni legali e di policy che riducono la probabilità che avvenga tutto questo, comprese misure di scadenza automatica, limitazioni agli scopi, regole contro le costrizioni, e altre misure che riducono il danno che queste app possono causare.

Il messaggio di fondo è questo: queste app hanno già un’utilità limitata, e quella poca utilità che hanno peggiorerà se non le facciamo bene.

Concludo con una frase di Stefano Zanero, professore associato del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria e Politecnico di Milano, ed esperto di sicurezza informatica e informatica forense, uno dei tanti che hanno contestato il modello centralizzato scelto inizialmente dal governo italiano, che riassume perfettamente il senso di tutto questo:

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Come funzionano le app di tracciamento dei contatti, spiegato a fumetti

Come funzionano le app di tracciamento dei contatti, spiegato a fumetti

Ultimo aggiornamento. 2020/04/26 12:00.

La documentazione pubblica dell’app di tracciamento svizzera include questo fumetto di Nicky Case, disponibile in varie lingue, che spiega i princìpi di funzionamento delle app di contact tracing. I concetti espressi qui valgono per qualunque app che usi il sistema DP-3T (come fa quella italiana).

Un aspetto secondo me molto importante e forse non considerato a sufficienza è che (se ho capito bene quello che leggo anche nel white paper del progetto DP-3T), il contact tracing digitale proposto qui è profondamente diverso da quello usato tradizionalmente in medicina: non produce automaticamente il grafo di contagio (Mario ha contagiato Piero che ha contagiato Cesira e Gianni). Normalmente, il sistema si limita ad avvisare l’utente che è stato in contatto con x persone successivamente risultate positive (senza dire chi, dove o quando) e quindi si dovrebbe far controllare o considerare positivo.

La ricostruzione del grafo di contagio è opzionale e avviene senza rivelare tutti gli altri contatti delle persone coinvolte.

L’obiettivo principale, diversamente dal contact tracing tradizionale, è evitare che gli asintomatici contagiati (e contagiosi) continuino a circolare e contagiare:

System goals […] 1) Enable quick notification of contact people at risk and give guidance on next steps [… ] 2) Enable epidemiologists to analyse the spread of SARS-CoV-2

[…] the goal of the app is to avoid asymptomatic users unknowingly spreading a disease.

Il “trucco” del sistema per non indicare il “quando” è considerare il tempo relativo invece di quello assoluto:

Time is reported as the number of days ​relative to the onset of symptoms (or an estimate in case there were no symptoms)​, i.e., relative to the corresponding day ​t that the infected patient has reported to the health official. This information is enough for epidemiologists to build the first degree contact graph needed for their analysis.

No location or precise timing information about contact events will ever be shared. The data submitted enables epidemiologists to study the ​proximity graph around an infected individual and to understand which circumstances and encounters led to an infection. However, it does not reveal any information about other encounters the user has had with non-infected people.

NOTA: Se usate queste immagini, assicuratevi di usare sempre la versione più recente disponibile al momento, che trovate qui. Quella qui sotto è la versione D datata 17 aprile 2020.

La nota sulle persone asintomatiche è probabilmente da correggere.

Arrivano le app anti-coronavirus: le cautele della Electronic Frontier Foundation

Arrivano le app anti-coronavirus: le cautele della Electronic Frontier Foundation

Questo articolo è reso possibile dalle donazioni dei lettori e in particolare dalla donazione straordinaria di Matteo S. Grazie Matteo!

L’Italia ha presentato la propria app anti-coronavirus Immuni e altri paesi si apprestano a fare altrettanto. La Electronic Frontier Foundation, una delle più longeve e stimate associazioni di esperti informatici per la tutela dei diritti digitali e la protezione contro gli abusi delle tecnologie digitali, ha pubblicato un ampio articolo che fa il punto sulle app di tracciamento anti-pandemia ed è un’ottima introduzione ai concetti di base dell’argomento.

Lo traduco dall’inglese qui sotto, aggiungendo alcune evidenziazioni che ritengo particolarmente importanti. Se notate errori o imprecisioni, segnalate tutto nei commenti.

La sfida delle app di prossimità per il tracciamento dei contatti COVID-19

di Andrew Crocker, Kurt Opsahl e Bennett Cyphers – 10 aprile 2020. Translated and freely distributable under the Creative Commons Attribution License (CC-BY).

In tutto il mondo, un coro crescente e variegato sta invocando l’uso della tecnologia di prossimità degli smartphone per combattere la COVID-19. In particolare, gli esperti di salute pubblica e altre persone sostengono che gli smartphone potrebbero offrire una soluzione al bisogno urgente di un tracciamento dei contatti rapido e diffuso, ossia del tracciamento delle persone con le quali gli individui infetti vengono a contatto man mano che si muovono nel mondo. Chi propone questo approccio sottolinea che molte persone hanno già uno smartphone e che questi dispositivi vengono usati spesso per tracciare gli spostamenti e le interazioni degli utenti nel mondo fisico.

Ma non è per nulla scontato che il tracciamento tramite smartphone risolverà questo problema, e i rischi che comporta per la privacy individuale e per i diritti civili sono considerevoli. Il tracciamento della localizzazione (location tracking), che usa per esempio il GPS e le informazioni delle antenne della rete cellulare, è inadatto al tracciamento dei contatti perché non rivela in modo affidabile le interazioni fisiche ravvicinate che secondo gli esperti possono diffondere la malattia. Gli sviluppatori si stanno invece allineando rapidamente sulle applicazioni basate sul tracciamento di prossimità (proximity tracing), che misura la potenza del segnale Bluetooth per determinare se due smartphone sono stati sufficientemente vicini da consentire ai loro utenti di trasmettere il virus. In questo approccio, se uno degli utenti diventa infetto, gli altri utenti la cui prossimità è stata registrata dall’app potrebbero essere informati, mettersi spontaneamente in quarantena e chiedere di essere testati. Apple e Google hanno annunciato delle API (application programming interface) congiunte che usano questi principi e verranno incluse in iOS e Android a maggio. Varie applicazioni progettate in modo analogo sono oggi disponibili o lo saranno presto.

Nell’ambito della risposta quasi senza precedenti della società alla COVID-19, queste app sollevano questioni difficili di privacy, efficacia e realizzazione responsabile della tecnologia per migliorare la salute pubblica. Soprattutto non dovremmo affidarci a nessuna applicazione, non importa quanto bene sia progettata, per risolvere questa crisi o rispondere a tutte queste questioni. Le applicazioni di tracciamento dei contatti non possono compensare carenze di trattamenti efficaci, di dispositivi di protezione individuali e di test rapidi, per citare alcune delle sfide.

La COVID-19 è una crisi mondiale, che minaccia di uccidere milioni di persone e stravolgere la società, ma la storia ha dimostrato che le eccezioni alle protezioni fornite dai diritti civili, decise in momenti di crisi, spesso persistono ben più a lungo della crisi stessa. Con alcune salvaguardie tecnologiche, delle app sofisticate di tracciamento di prossimità possono evitare le comuni trappole di privacy del tracciamento di localizzazione. Gli sviluppatori e i governanti devono inoltre considerare i limiti legali e politici all’uso di queste app. Soprattutto, la scelta di usarle deve essere affidata ai singoli utenti, che dovranno informarsi sui rischi e sulle limitazioni e insistere affinché vi siano le salvaguardie necessarie. Alcune di queste salvaguardie sono descritte qui sotto.

Come funzionano le app di prossimità?

Ci sono numerose proposte differenti di app di tracciamento di prossimità basate sul Bluetooth, ma a un livello alto partono tutte con un approccio simile: l’app trasmette un identificativo unico via Bluetooth e gli altri telefonini vicini lo rilevano. Per proteggere la privacy, molte proposte, comprese le API di Apple e Google, cambiano frequentemente e in modo ciclico gli identificativi di ciascun telefonino, allo scopo di limitare il rischio di tracciamento da parte di terzi.

Quando due utenti dell’app si trovano reciprocamente vicini, entrambe le app stimano la distanza intercorrente usando la potenza del segnale Bluetooth. Se le app stimano che siano a meno di circa due metri di distanza per un periodo di tempo sufficiente, allora le app si scambiano degli identificativi. Ciascuna app registra un incontro con l’identificativo dell’altra app. Non è necessaria la localizzazione dell’utente, dato che l’applicazione ha solo bisogno di sapere se gli utenti sono stati sufficientemente vicini da creare un rischio di infezione.

Quando un utente dell’app viene a sapere che è infettato dalla COVID-19, gli altri utenti possono essere avvisati del proprio rischio d’infezione. È a questo punto che le varie concezioni dell’app divergono in maniera significativa.

Alcune app si affidano a una o più autorità centrali che hanno un accesso privilegiato alle informazioni riguardanti i dispositivi degli utenti. Per esempio, TraceTogether, sviluppata per il governo di Singapore, esige che tutti gli utenti condividano le informazioni sui contatti con gli amministratori dell’app. In questo modello, l’autorità detiene un database che correla gli identificativi delle app con le informazioni di contatto. Quando un utente risulta positivo a un test, la sua app invia al database un elenco di tutti gli identificativi con i quali è venuto a contatto nelle ultime due settimane. L’autorità centrale cerca quegli identificativi nel suo database e usa i numeri di telefono o gli indirizzi di mail per contattare gli altri utenti che possono essere stati esposti al contagio. Questo toglie molte informazioni degli utenti dal loro controllo e le mette nelle mani del governo. Questo modello crea rischi inaccettabili di tracciamento pervasivo delle associazioni degli individui e non dovrebbe essere usato da altri enti sanitari pubblici.

Altri modelli si affidano a un database che non immagazzina così tante informazioni sugli utenti dell’app. Per esempio, non è in realtà necessario che un’autorità accumuli informazioni di contatto reali. Gli utenti infetti possono invece inviare i propri registri dei contatti a un database centrale che custodisce identificativi anonimi di tutti coloro che possono essere stati esposti al contagio. A questo punto i dispositivi degli utenti che non sono infetti possono interrogare periodicamente l’autorità usando i propri identificativi. L’autorità risponde a ciascuna interrogazione dicendo se l’utente è stato esposto o no. Usando alcune salvaguardie elementari, questo modello può proteggere meglio la privacy degli utenti. Purtroppo può comunque consentire all’autorità di conoscere le reali identità degli utenti infetti. Con salvaguardie più sofisticate, come il mixing crittografico, questo sistema potrebbe offrire garanzie di privacy leggermente superiori.

Alcune proposte si spingono più in là, rendendo pubblico l’intero database. Per esempio, la proposta di Apple e Google pubblicata il 10 aprile scorso trasmetterebbe alle persone nelle vicinanze dotate dell’app un elenco di chiavi associate a individui infetti. Questo modello si affida meno a un’autorità centrale, ma crea nuovi rischi per gli utenti che condividono il proprio stato d’infezione, e questi rischi vanno mitigati o accettati.

Alcune app richiedono che le autorità, per esempio quelle mediche, certifichino che un individuo è infetto prima di poter allertare altri utenti dell’app. Altri modelli potrebbero consentire agli utenti di autosegnalare il proprio stato d’infezione o i propri sintomi, ma questo può produrre un numero significativo di falsi positivi che potrebbero minare l’efficacia dell’app.

In sintesi: anche se alcune delle idee su come realizzare le app di tracciamento di prossimità sono promettenti, restano molte questioni aperte.

Le app di prossimità sarebbero efficaci?

Il tracciamento dei contatti (contact tracing) tradizionale richiede parecchio lavoro manuale ma può essere molto dettagliato. Degli operatori sanitari pubblici chiedono alla persona malata di dettagliare i suoi spostamenti e le persone con le quali ha avuto contatto ravvicinato. Questo procedimento può includere l’ascolto dei familiari e di altri che possono conoscere ulteriori dettagli. Gli operatori sanitari contattano poi queste persone per offrire aiuto e trattamenti secondo necessità e a volte le interrogano per ricostruire ulteriormente la catena dei contatti. È difficile fare tutto questo su vasta scala durante una pandemia. Inoltre la memoria umana è imperfetta e quindi anche il quadro più dettagliato ottenuto tramite questi colloqui può contenere falle o errori importanti.

Qualunque tracciamento dei contatti effettuato tramite app di prossimità non sostituisce l’intervento diretto degli operatori sanitari pubblici. Inoltre è dubbio che un’app di prossimità possa aiutare in modo sostanziale il tracciamento dei contatti COVID-19 in un momento come quello attuale, in cui la trasmissione della malattia nelle comunità è così alta che gran parte della popolazione si sta confinando in casa e il numero dei test è insufficiente per tracciare il virus. Se ci sono così tante persone contagiose non diagnosticate nella popolazione, e molte di esse sono asintomatiche, un’app di prossimità non sarà in grado di avvisare della maggior parte dei rischi di infezione. Inoltre, senza test rapidi e ampiamente disponibili, anche chi ha sintomi non potrà avere la conferma per iniziare il processo di notifica. E a tutti è già stato chiesto di evitare la prossimità con le persone al di fuori della propria abitazione.

Tuttavia un’app del genere potrebbe essere utile per il tracciamento dei contatti in un periodo che speriamo arrivi presto, quando la trasmissione all’interno delle comunità sarà abbastanza bassa da consentire alla popolazione di non confinarsi più in casa e quando i test saranno disponibili in quantità sufficiente da consentire una diagnosi rapida ed efficiente di COVID-19 su vasta scala.

Il tracciamento dei contatti tradizionale è utile solo per i contatti che il soggetto è in grado di identificare. La COVID-19 è eccezionalmente contagiosa e può propagarsi da persona a persona anche durante incontri brevi. Uno scambio di battute veloce fra un assistente in negozio e un cliente, o fra due passeggeri di un mezzo di trasporto pubblico, può bastare perché una persona infetti l’altra. La maggior parte delle persone non accumula informazioni di contatto su tutta la gente che incontra, mentre le app possono farlo automaticamente. Questo può renderle utili come complemento al tracciamento dei contatti tradizionale.

Ma un’app tratterà il contatto fra due persone che s’incrociano sul marciapiedi allo stesso modo di un contatto fra compagni di stanza o partner sentimentali, anche se questi ultimi hanno un rischio di trasmissione molto più elevato. Senza effettuare dei test dell’app nel mondo reale, cosa che comporta rischi di privacy e di sicurezza, non possiamo essere certi che un’app non registrerà anche connessioni fra persone separate da pareti o in due auto affiancate al semaforo. Inoltre le app non considerano se gli utenti indossano o meno dispositivi di protezione e quindi possono segnalare eccessivamente e ripetutamente un’esposizione a utenti come il personale ospedaliero o gli assistenti dei negozi, nonostante le loro maggiori precauzioni contro le infezioni. Non è chiaro quanto i limiti tecnologici dei calcoli di prossimità tramite Bluetooth influenzeranno le decisioni di salute pubblica di avvisare le persone potenzialmente infette. È meglio che queste applicazioni siano leggermente ipersensibili e si rischi di fare notifiche eccessive a individui che in realtà non sono stati a meno di due metri da un utente infetto per il tempo ritenuto necessario? Oppure l’app deve avere soglie più alte, in modo che un utente che riceve la notifica possa avere più fiducia di essere stato realmente esposto al contagio?

Inoltre queste app possono registrare soltanto i contatti fra due persone entrambe dotate di un telefonino sul quale sia disponibile e abilitato il Bluetooth e sia installata l’app. Questo evidenzia un’altra condizione necessaria affinché un’app di prossimità sia efficace: deve essere adottata da un numero sufficientemente elevato di persone. Le API di Apple e Google tentano di affrontare questo problema offrendo una piattaforma comune alle autorità sanitarie e agli sviluppatori per la creazione di applicazioni che offrano funzioni e protezioni comuni. Queste aziende ambiscono inoltre a costruire le proprie applicazioni, che dialogheranno fra loro più direttamente e renderanno più rapida l’adozione. Ma anche così, una percentuale importante della popolazione mondiale (compresa buona parte della popolazione statunitense) può non avere accesso a uno smartphone sul quale funziona la versione più recente di iOS o Android. Questo evidenzia la necessità di continuare a usare misure sanitarie ben consolidate, come i test e il tracciamento dei contatti tradizionale, in modo da garantire che non vengano trascurate le popolazioni già emarginate.

Non possiamo risolvere una pandemia codificando l’app perfetta. I problemi sociali complessi non si risolvono con una tecnologia magica, anche perché non tutti avranno accesso agli smartphone e alle infrastrutture necessarie per far funzionare tutto questo.

Infine, non dovremmo fare eccessivo affidamento sulla promessa di un’app mai collaudata per prendere decisioni critiche come scegliere chi deve smettere di confinarsi in casa e quando lo deve fare. Di solito le app affidabili di questo tipo devono subire vari cicli di sviluppo e strati di collaudo e di garanzia di qualità: tutte cose che richiedono tempo. E anche così, le app nuove spesso hanno difetti. Un’app di tracciamento di prossimità difettosa potrebbe portare a falsi positivi, falsi negativi, o forse a entrambi.

Le app di prossimità sarebbero troppo nocive per le nostre libertà?

Qualunque app di prossimità crea nuovi rischi per gli utenti delle tecnologie. Un registro della prossimità di un utente ad altri utenti potrebbe essere sfruttato per mostrare chi incontra e dedurre cosa fa. Il timore che vengano rivelate queste informazioni di prossimità potrebbe scoraggiare gli utenti dal partecipare ad attività espressive in luoghi pubblici. Spesso i gruppi vulnerabili finiscono per sopportare in modo differente l’onere delle tecnologie di sorveglianza, e il tracciamento di prossimità potrebbe non essere diverso. E i dati di prossimità, oppure le diagnosi mediche, possono essere oggetto di furto da parte di avversari, come i governi stranieri o i ladri di identità.

Certo, anche alcune tecnologie di uso comune creano rischi analoghi. Molte, da Fitbit a Pokemon Go, tracciano e creano resoconti della vostra localizzazione. Il fatto stesso di portare addosso un telefonino comporta il rischio di tracciamento tramite la triangolazione delle antenne della rete cellulare. I negozi cercano di analizzare il traffico pedonale tramite Bluetooth. Molti utenti vengono “iscritti con opt-in” a servizi come quelli di localizzazione di Google, che tengono un registro dettagliato di tutti i luoghi dove sono stati. Facebook tenta di quantificare le associazioni fra le persone tramite una miriade di segnali, compreso il riconoscimento facciale per estrarre dati dalle foto, il collegamento di account ai dati dei contatti, e il mining delle interazioni digitali. Anche servizi che proteggono la privacy, come Signal, possono rivelare le associazioni tramite i metadati.

Di conseguenza, l’aggiunta proposta del tracciamento di prossimità a queste altre forme esistenti di tracciamento non costituirebbe un vettore di minaccia completamente nuovo. Ma la scala potenzialmente globale delle API e delle app di tracciamento dei contatti, e la loro raccolta di dati sensibili riguardanti la salute e le associazioni, presentano nuovi rischi per un numero maggiore di utenti.

Il contesto, ovviamente, ha il suo peso. Siamo di fronte a una pandemia senza precedenti. Sono morte decine di migliaia di persone; centinaia di milioni di persone hanno ricevuto istruzioni di confinarsi in casa. Si prevede che un vaccino arrivi tra 12-18 mesi. Anche se questo rende urgenti i progetti di app di prossimità, dobbiamo anche ricordarci che questa crisi finirà ma le nuove tecnologie di tracciamento tendono a restare in giro. Pertanto, gli sviluppatori di app di prossimità devono essere sicuri di sviluppare una tecnologia che conservi la privacy e la libertà che tutti amiamo, in modo da non dover sacrificare diritti fondamentali in un’emergenza. Fornire salvaguardie sufficienti aiuterà a contenere questo rischio. È necessaria la piena trasparenza su come funzionano le app e le API, compresa l’apertura del codice sorgente, affinché le persone capiscano i rischi e diano a questi rischi il proprio consenso informato.

Un’app di prossimità ha salvaguardie sufficienti?

Chiediamo con forza agli sviluppatori di app di fornire, e chiediamo agli utenti di esigere, le seguenti salvaguardie necessarie:

Consenso

Il consenso informato, volontario e opt-in è il requisito fondamentale di qualunque applicazione che tracci le interazioni di un utente con altri utenti nel mondo fisico. Inoltre le persone che scelgono di usare l’app e poi scoprono di essere malate devono poter scegliere se condividere o meno un registro dei loro contatti. I governi non devono rendere obbligatorio l’uso di app di prossimità. Non deve esserci alcuna pressione informale a usare l’app in cambio dell’accesso a servizi governativi. Analogamente, i privati non devono rendere obbligatorio l’uso dell’app per accedere a spazi fisici o per ottenere altri benefici.

I singoli individui devono inoltre avere la possibilità di disattivare l’app di tracciamento di prossimità. Gli utenti che danno il proprio consenso ad una forma di tracciamento di prossimità potrebbero non darlo ad altre forme, per esempio quando svolgono attività particolarmente sensibili come la visita a un medico o la partecipazione a un incontro politico. Le persone possono tenere per sé queste informazioni durante i colloqui del tracciamento dei contatti tradizionale con gli operatori sanitari e il tracciamento digitale dei contatti non deve essere più invadente. La gente è più disposta ad attivare in partenza le app di prossimità (cosa potenzialmente utile per la salute pubblica) se sa di avere la facilità di spegnerle e riaccenderle quando vuole.

Anche se può esserci la tentazione di rendere obbligatorio l’uso di un’app di tracciamento dei contatti, l’interferenza nell’autonomia personale è inaccettabile. La salute pubblica richiede fiducia tra gli operatori sanitari pubblici e la gente; la paura della sorveglianza può spingere le persone a sfuggire ai test e al tracciamento. Questa è una preoccupazione particolarmente acuta nelle comunità emarginate, che hanno motivi storici per diffidare di qualunque partecipazione forzata fatta in nome della salute pubblica. Anche se alcuni governi possono non curarsi del consenso dei loro cittadini, invitiamo caldamente gli sviluppatori a non lavorare con governi del genere.

Minimizzazione

Qualunque applicazione che faccia tracciamento di prossimità per il tracciamento dei contatti deve raccogliere la minor quantità possibile di informazioni. Probabilmente si tratta solo di una registrazione della vicinanza reciproca di due utenti, misurata tramite la potenza del segnale Bluetooth più i tipi dei dispositivi e un identificativo unico e ciclicamente variabile del telefonino dell’altra persona. Questa applicazione non deve raccogliere informazioni di localizzazione e non deve raccogliere informazioni sugli orari, eccetto forse la data (se i funzionari della sanità pubblica ritengono che sia importante per il tracciamento dei contatti).

Il sistema deve conservare queste informazioni per il minor tempo possibile, ossia probabilmente giorni e settimane, non mesi. I funzionari della sanità pubblica devono definire il lasso di tempo per il quale i dati di prossimità possono essere utili per il tracciamento dei contatti. Tutti i dati non più utili devono essere cancellati automaticamente.

Qualunque autorità centrale che mantenga o pubblichi database di identificativi anonimi non deve raccogliere o conservare metadati (come gli indirizzi IP) che possono collegare gli identificativi anonimi alle persone.

L’applicazione deve raccogliere informazioni esclusivamente allo scopo di tracciare i contatti. Devono inoltre esserci delle barriere robuste fra (a) l’app di tracciamento di prossimità e (b) qualunque altra cosa che un creatore di app stia raccogliendo, come i dati aggregati di localizzazione o i dati di salute degli individui.

Infine, le informazioni raccolte devono risiedere su un dispositivo dell’utente nella massima misura possibile, invece che su server gestiti dallo sviluppatore dell’applicazione o da un ente di salute pubblica. Questo pone delle sfide tecniche. Ma gli elenchi dei dispositivi dei quali l’utente è stato in prossimità devono rimanere sul dispositivo dell’utente, in modo che la verifica se un utente ha incontrato qualcuno che è infetto avvenga localmente.

Sicurezza delle informazioni

Un’applicazione che viene eseguita in background su un telefono e che registra la prossimità di un utente ad altri utenti pone notevoli rischi di sicurezza delle informazioni. Come sempre, limitare la superficie d’attacco e la quantità delle informazioni raccolte riduce questi rischi. Gli sviluppatori devono rendere aperto il proprio codice sorgente (open source) e sottoporlo a esami e test di penetrazione da parte di terzi. Devono inoltre pubblicare i dettagli delle proprie prassi di sicurezza.

Saranno probabilmente necessari altri sforzi tecnici per garantire che gli avversari non possano compromettere l’efficacia di un sistema di tracciamento di prossimità o estrarre informazioni rivelatrici riguardanti gli utenti dell’applicazione. Questo include la prevenzione delle false segnalazioni d’infezione da parte di individui, come forma di trollaggio o di denial of service, e la garanzia che gli avversari ricchi di risorse che fanno monitoraggio dei metadati non possano identificare gli individui che usano l’app o registrare le loro connessioni con altri utenti.

Gli identificativi “anonimi” non devono essere collegabili. Una variazione ciclica regolare degli identificativi usati dal telefono è un buon inizio, ma se un avversario è in grado di capire che un certo insieme di identificativi appartiene allo stesso utente, questo aumenta molto il rischio che possa collegare quell’attività a una persona effettiva. Per come abbiamo capito la proposta di  Apple e Google, gli utenti che risultano positivi a un test riceveranno la richiesta di trasmettere delle chiavi che collegano fra loro tutti i loro identificativi per un periodo di 24 ore (abbiamo chiesto chiarimenti ad Apple e Google). Questo permetterebbe a entità traccianti di raccogliere questi identificativi ciclicamente variabili se avessero accesso a una rete estesa di lettori Bluetooth e così tracciare gli spostamenti degli utenti infetti nel corso del tempo. Questo vanifica le salvaguardie create dall’uso degli identificativi variabili. Per questo motivo gli identificativi variabili devono essere inviati a eventuali autorità o database centrali in un modo che non riveli il fatto che molti identificativi appartengono alla medesima persona. Questo può comportare la necessità di incorporare gli identificativi di un singolo utente in un lotto insieme a quelli di altri utenti oppure di distribuirli nel tempo.

Infine, i governi potrebbero tentare di obbligare gli sviluppatori di tecnologie a sovvertire le limitazioni che hanno posto, per esempio modificando l’applicazione in modo da trasmettere a un’autorità centrale gli elenchi dei contatti. La trasparenza ridurrà questi rischi, che però continueranno a restare intrinseci nella creazione e disseminazione di un’applicazione di questo genere. Questo è uno dei motivi per cui chiediamo agli sviluppatori di tracciare confini chiari all’uso dei loro prodotti e di impegnarsi a resistere agli sforzi governativi di interferire nella progettazione, come abbiamo visto fare ad aziende come Apple nel caso di San Bernardino.

Trasparenza

Le entità che sviluppano queste app devono pubblicare rapporti su cosa fanno, come lo fanno e perché lo fanno. Devono anche pubblicare il codice sorgente aperto insieme alle politiche che riguardano tutte le questioni di privacy e di sicurezza delle informazioni citate sopra. Questi rapporti devono includere impegni ad evitare altri usi delle informazioni raccolte dall’app e una promessa solenne di evitare interferenze governative nella misura ammessa dalle leggi. Tutto questo, espresso sotto forma di policy dell’applicazione, dovrebbe inoltre consentire la sanzione delle violazioni tramite le leggi di tutela dei consumatori.

Gestione delle discriminazioni

Come descritto sopra, le applicazioni di tracciamento dei contatti non includeranno le persone che non hanno accesso alle tecnologie più recenti e favoriranno quelle inclini ad affidarsi alle aziende di tecnologie e al governo per la gestione dei propri bisogni. Dobbiamo garantire che gli sviluppatori e il governo non escludano, direttamente o indirettamente, i gruppi emarginati affidandosi a queste applicazioni fino al punto di escludere altri interventi.

Per contro, queste app possono generare molti più falsi positivi per certi tipi di utenti, come gli operatori sanitari o quelli del settore dei servizi. Questa è un’altra ragione per la quale le app di tracciamento dei contatti non devono essere usate come base per escludere le persone dal lavoro, dai raduni pubblici o dall’assistenza governativa.

Scadenza

Quando finirà la crisi della COVID-19, dovrà terminare anche qualunque applicazione creata per combattere la malattia. Definire la fine della crisi sarà una questione difficile, per cui gli sviluppatori devono assicurarsi che gli utenti possano fare opt-out (uscire dal sistema) in qualunque momento. Devono inoltre valutare l’inserimento di limiti temporali direttamente nelle proprie applicazioni, insieme a richieste periodiche agli utenti per sapere se vogliono continuare la trasmissione di dati. Inoltre, ora che grandi fornitori come Apple e Google entrano in gioco con la propria potenza a supporto di queste applicazioni, devono chiarire le circostanze nelle quali creeranno e non creeranno prodotti analoghi in futuro.

La tecnologia ha il potere di amplificare gli sforzi della società di affrontare i problemi complessi, e questa pandemia ha già ispirato molte delle persone migliori e più brillanti. Ma conosciamo fin troppo bene la capacità dei governi e delle organizzazioni private di disseminare tecnologie di tracciamento dannose. Soprattutto, mentre combattiamo la COVID-19, dobbiamo assicurarci che la parola “crisi” non diventi un talismano magico che può essere invocato per costruire mezzi nuovi e sempre più astuti per limitare le libertà delle persone tramite la sorveglianza.

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Truffatori speculano sulle app di tracciamento anti-pandemia

Cory Doctorow ha segnalato che i criminali informatici stanno inviando falsi messaggi che fingono di essere allarmi di tracciamento anti-pandemia, dicono alle vittime che sono entrate in contatto con una persona infetta e invitano a cliccare su un link che li porta a del malware:

Le sue osservazioni nel thread sono molto interessanti:

It’s both totally predictable and extremely clever. We’re primed to expect these messages, we don’t know what they’re supposed to look like, and finding out what this message says is really urgent. It’s an ideal moment to be sending out this kind of thing if you’re a scumbag. It’s easy to feel invulnerable to phishing, but phishing is so persistent that the moment you are vulnerable, there will almost certainly be a phishing scam waiting to pounce (link al suo articolo Persistence Pays Parasites).

Io ho commentato causticamente “”Un’app per il tracciamento dei contatti? Cosa MAI potrebbe andare storto? Chi MAI vuoi che se ne approfitti?” :-)” ed è nato un equivoco che vorrei chiarire, visto che c’è chi è arrivato a dire che il mio commento è “ingenuo o disonesto”.

Non sto dando colpa alle app di tracciamento in sé, ma al modo in cui vengono proposte e gestite.

Chiunque lavori nella sicurezza (non solo informatica), a contatto con gli utenti, sa che ogni volta che un comportamento nuovo viene imposto tramite l’emotività, qualcuno ne approfitta. Lo schema di (in)sicurezza è classico: si crea un’esigenza nuova
fortemente emotiva, con le migliori intenzioni, e poi arriva puntuale
chi specula su questa esigenza. Chi crea queste esigenze dovrebbe
saperlo e tenerne conto.

Per esempio, chi fa raccolte fondi per beneficenza si trova costretto a
mettere in guardia i partecipanti, avvisandoli di diffidare degli
impostori. La polizia avverte di non aprire a sconosciuti che dicono
di essere la polizia. Quando le banche introducono app di home banking, avvisano molto chiaramente gli utenti che nessuno deve chiedere loro codici, password o PIN. Eccetera.

Sapendo che i criminali useranno ogni appiglio emotivo per le loro
trappole, una buona prassi di sicurezza è non creare appigli emotivi
inutili. Esempio: un’azienda mette un accesso controllato con password ai PC dei
dipendenti. “Per sicurezza”, l’accesso ha un timer di 30 secondi entro i quali va digitata la password, così
non può essere lasciato incustodito. Errore gravissimo, perché il tempo troppo breve crea stress
all’utente, che si angoscia e quindi non si accorge se l’accesso è stato sostituito da un malware rubapassword: una schermata molto simile a quella legittima, ma non proprio identica.

Lo facevo io (il rubapassword) in un’azienda dove ero aiuto sysadmin, per dimostrare il concetto.

Certo, l’errore è formalmente dell’utente, ma è complice anche chi ha creato la condizione che
incoraggia decisioni basate sull’ansia invece che sulla serena
razionalità e valutazione della situazione.

Le app di tracciamento anti-Covid-19 sono un classico esempio di situazione
fortemente emotiva. Chi le organizza dovrebbe rendersi conto che questa
emotività verrà sfruttata da malintenzionati e predisporre soluzioni che
riducano il rischio.

Per esempio, le app andrebbero introdotte con la chiara avvertenza “l’app
si scarica solo dal sito ufficiale; l’app NON manderà mai SMS di
allarme; diffidate di qualunque avviso di natura differente.”
Invece questa comunicazione non è stata fatta. Anzi, si è fatto solo un gran
casino e non si capisce più niente.

Non solo: le situazioni emotive
andrebbero introdotte solo se dimostrabilmente vantaggioso o necessario, e qui manca
la dimostrazione che l’app funzioni e quindi sia realmente vantaggiosa e/o necessaria. È come offrire un’app di home banking che poi all’atto pratico ti obbliga comunque ad andare in banca di persona.

Spero di aver chiarito il concetto.

Se vi sembra ancora ingenuo o disonesto, vi consiglio di cliccare qui
per saperne di più e per avere una demo di cosa intendo per provocare
reazioni emotive: non usate Internet Explorer per cliccare sul link.

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