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Ora è ufficiale: Star Trek è morto. Ucciso da Paramount e CBS. AGGIORNAMENTO: Forse no

Ora è ufficiale: Star Trek è morto. Ucciso da Paramount e CBS. AGGIORNAMENTO: Forse no

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/06/23. Ultimo aggiornamento: 2016/07/25 17:50.

Avvertenza: state per leggere il grido rabbioso di un Trekker d’annata. Uno che è cresciuto a pane e Star Trek e che deve alle idee di Star Trek gran parte di quello che è diventato. Uno per il quale Star Trek non è un film/telefilm di gente che scorrazza con le astronavi e risolve i conflitti a cazzotti in tutine attillate, ma è una tela sulla quale sono stati rappresentati in modo accattivante ideali di uguaglianza, razionalità, speranza per il futuro. Ha creato personaggi dei quali mi sono innamorato. Mi ha fatto innamorare della scienza: mi ha fatto crescere e capire. Per me Star Trek è una filosofia di vita. Ridete pure: non pretendo che condividiate quello che sto per scrivere.

Oggi CBS e Paramount hanno pubblicato le loro linee guida per la produzione di fan film di Star Trek, accompagnate da una simpatica letterina. Non ho tempo di tradurle per intero, anche perché leggerle mi fa venire un travaso di bile. Ma segnalo giusto un paio di perle:

– Il fanfilm non può durare più di 15 minuti per ogni singola storia autoconclusiva o comunque non può essere composto da più di due parti o episodi, che non possono durare più di 30 minuti in tutto, senza aggiunte di puntate, stagioni, parti, sequel o remake.

– Il fanfilm non può essere distribuito in formato fisico, come per esempio su DVD o Blu-ray.

– Non sono ammessi attori o tecnici che facciano parte, o abbiano fatto parte, delle produzioni ufficiali di Star Trek.

Trovate su FoCoComicCon un’analisi più dettagliata, scritta da un tecnico del settore (ringrazio Chiara per la segnalazione).

Queste condizioni capestro equivalgono a uccidere le produzioni dei fan, che ancora tenevano in vita, con risultati alterni, le idee e gli ideali che erano la vera base di Star Trek e lo distinguevano da tante altre serie svolazza-e-spara. Niente più Star Trek Renegades, Star Trek Horizon, The New Voyages/Phase II, niente più Star Trek Continues, con i loro meravigliosi cameo di tecnici e attori delle serie “ufficiali”, niente di niente. In quindici minuti è impossibile costruire un personaggio che abbia spessore come Spock o Kirk o McCoy. E scordiamoci del tutto produzioni (semi)professionali come Axanar.

A proposito di Axanar: è uscito proprio oggi un suo nuovo teaser, mentre la lite legale prosegue e salta fuori che le parole concilianti di JJ Abrams (“it will be announced this is going away, and that fans would be able to continue working on their project”) erano un’improvvisazione non autorizzata – in altre parole, aria fritta.

No, CBS e Paramount hanno deciso che Star Trek deve essere soltanto un branco di bellocci che fanno salti in motocicletta e si menano in continuazione. A sostegno di quello che dico, vi infliggo il trailer del prossimo film, Star Trek Beyond. Perdonatemi.

In altre parole, Star Trek è morto. Riposi in pace. E possano i dirigenti ottusi di CBS e Paramount ritrovarsi tutti a Gre’thor.

Aggiornamento (2016/06/30): Quando pensi che non possa andare peggio, va peggio. Il 27 giugno 2016 è stata aggiunta alla campagna promozionale di Star Trek Beyond una canzone di Rihanna. Non sto scherzando. Non ho niente contro Rihanna, intendiamoci: ma che c’entra con Star Trek? C’entra solo se si vuole confezionare un prodotto ancora più commerciale a impegno zero. Mi arrendo.

Aggiornamento (2016/07/25): Mi devo ricredere. Star Trek Beyond si è rivelato un gran bel film, in pieno spirito Trekkiano. Lo recensisco qui senza spoiler. Evidentemente la campagna promozionale era completamente incoerente rispetto al contenuto del film (tant’è vero che uno dei colpi di scena principali di Beyond è stato rivelato per errore in uno dei trailer televisivi). La critica nei confronti delle norme capestro resta valida, ma perlomeno Star Trek non è morto.

CBS e Paramount fanno causa ad “Axanar”, fanfilm di Star Trek: è troppo ben fatto

CBS e Paramount fanno causa ad “Axanar”, fanfilm di Star Trek: è troppo ben fatto

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/04 7:15.

Senza la minima parvenza d’autoironia, l’atto legale di accusa della Paramount e della CBS nei confronti del fanfilm Axanar dice una cosa profondamente imbarazzante: le due case di produzione hanno fatto causa ai creatori di Axanar perché ha “l’aspetto e la consistenza di un vero film di Star Trek” (“look and feel like a true Star Trek movie”). A differenza di quelle stupidaggini fracassone dirette da J. J. Abrams. Quelle dove Spock risolve i problemi a suon di cazzotti.

Da decenni, ormai, i fan di Star Trek autoproducono storie, fumetti e video basati sui personaggi e gli ambienti della serie e finora CBS e Paramount, attuali titolari dei diritti, non hanno mai avuto problemi, a patto che si trattasse di produzioni amatoriali e senza scopo di lucro.

La serie di telefilm autoprodotti Star Trek Continues, per esempio, è davvero notevole, con interni curatissimi, fotografia identica all’originale e tanti cameo di attori ospiti della serie originale e non solo) e soprattutto delle belle storie che compensano il montaggio e la recitazione non sempre sublimi; altre autoproduzioni, come Renegades o Of Gods and Men, hanno addirittura impiegato gli attori principali delle varie serie “ufficiali” di Star Trek (Walter Koenig, Tim Russ, Robert Picardo, Aron Eisenberg, Nichelle Nichols, Terry Farrell, J. G. Hertzler, Chase Masterson, Gary Graham, Ethan Phillips, Cirroc Lofton, Grace Lee Whitney, Robert Beltran e tanti altri), spesso chiamandoli a interpretare gli stessi personaggi che interpretavano in Star Trek. E anche qui Paramount e CBS non hanno fatto una piega.

Allora come mai stavolta è diverso? La spiegazione arriva sempre dall’atto d’accusa: Axanar ha raccolto fondi per oltre un milione di dollari e si propone come un prodotto con “professionisti che lavorano davanti e dietro la macchina da presa, con una troupe interamente composta da professionisti – molti dei quali hanno lavorato a Star Trek – che garantiscono che Axanar avrà la qualità di Star Trek che tutti i fan vogliono vedere”.

In effetti il trailer conferma questo intento professionale e qualitativo:

Anche il prequel, intitolato Prelude to Axanar, è dello stesso livello (sono disponibili i sottotitoli in italiano), e le immagini che avete visto qui sopra non sono tratte dai film di Abrams ma da Axanar:

C’è anche un altro aspetto significativo: adesso CBS e Paramount hanno in cantiere una propria serie televisiva di Star Trek, e c’è in lavorazione il terzo film della serie “reboot”, intitolato Beyond, che è talmente lontano dagli ideali e dalle situazioni di Star Trek che si vanta addirittura di avere come regista quello di Fast and Furious, ha la colonna sonora dei Beastie Boys (Sabotage, se non erro) ed è una serie ininterrotta di scazzottate e salti con motociclette.

Il trailer di Beyond ha fatto infuriare i fan, tanto da indurre il regista a giustificarsi (idem Simon Pegg, co-sceneggiatore), per cui trovarsi confrontati con un prodotto amatoriale che i fan invece adorano, come Axanar, tanto da finanziarlo per un milione di dollari, non solo rischia di mettere in ombra le produzioni “ufficiali”, ma probabilmente causa un gran rosicamento ai pezzi grossi di Hollywood, che ancora non hanno capito cosa vogliono i fan di Star Trek (aiutino: azione, avventura, ma anche rispetto per i personaggi originali e una storia che faccia pensare).

I produttori di Axanar si erano incontrati con la CBS, secondo quanto riferisce uno di loro, Alec Peters, e ne avevano ottenuto una risposta di tolleranza a patto che Axanar non guadagnasse nulla: infatti verrà distribuito gratuitamente. Questo, insieme agli anni di dimostrata accettazione dei fanfilm precedenti, aveva fatto pensare che anche Axanar sarebbe stato tollerato. Ma ora CBS e Paramount chiedono un’inibitoria alla distribuzione di Axanar e anche centinaia di migliaia di dollari di danni per le violazioni del diritto d’autore. I produttori di Axanar hanno risposto su Facebook dicendo che “a quanto pare la CBS sa che Axanar è esattamente quello che vogliono i fan, perché stanno cercando di farci chiudere” e che risponderanno a breve ma non mollano. Staremo a vedere.

Sembra proprio, insomma, che finché si tratta di fanfilm così così, a Paramount e CBS va bene che i fan usino i loro marchi, perché in fin dei conti contribuiscono (gratis) a mantenere popolari quegli stessi marchi; ma se un fanfilm rischia di essere migliore delle loro produzioni, allora cala la scure della legge. Per carità, CBS e Paramount non fanno altro che far valere i propri diritti sanciti dalla legge, ma usare così palesemente due pesi e due misure non sembra essere il modo migliore per farsi amare dai fan. Che, vorrei ricordare, già negli anni Sessanta seppero organizzare una campagna di protesta sufficiente a far rinnovare la Serie (oggi) Classica di Star Trek per una terza stagione nonostante la rete televisiva volesse chiuderla.

Star Trek esiste da sempre grazie ai fan, ma i bottegai di Hollywood non l’hanno ancora capito.

Adesso ho un motivo in più per non andare a vedere Beyond.

2015/12/31 13:20. Alec Peters, uno dei principali artefici di Axanar, ha raccontato la propria versione dei fatti e ha detto di essere stato in contatto con “una delle principali società di consulenza sulla proprietà intellettuale negli Stati Uniti” con l’ipotesi di fornire una difesa legale pro bono. La società, dice Peters, “era molto interessata a rappresentarci dato che era al corrente dell’azione legale e aveva già deciso che questo sarebbe stato un caso di altissimo profilo che potrebbe definire la legge sulla proprietà intellettuale per l’industria dell’intrattenimento”. Se ci saranno sviluppi concreti ve li segnalerò.

2016/01/01 12:30. Nei giorni scorsi Alec Peters ha pubblicato altri dettagli qui, dicendo di aver appreso dell’azione legale dalla stampa prima ancora che dai canali ufficiali.

2016/01/04 7:20. Sono interessanti i punti di vista di Luigi Rosa su Siamogeek e di Gabriella Cordone Lisiero (due che vivono di pane e Star Trek molto più di me): alcuni fatti indicano che la raccolta di fondi incentrata su Axanar non ha le connotazioni giuste per essere considerata senza scopo di lucro. Sia come sia, l’esito di questa lite legale sarà molto significativo per tutto il mondo delle produzioni amatoriali basate su format sotto copyright.

Fonti: Hollywood Reporter, Ars Technica, Variety, TrekNews.

Startrekitalia.it copia abusivamente un mio articolo: quello sui copyright violati di Star Trek

Startrekitalia.it copia abusivamente un mio articolo: quello sui copyright violati di Star Trek

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Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo sull’accusa di violazione di copyright fatta da CBS e Paramount contro il fanfilm Axanar e l’ho intitolato CBS e Paramount fanno causa ad “Axanar”, fanfilm di Star Trek: è troppo ben fatto. Il giorno dopo, il sito Startrekitalia.it ha pubblicato un articolo a firma di “Redazione” intitolato, guarda che coincidenza, Star Trek Axanar, CBS e Paramount fanno causa al fanfilm: troppo ben fatto.

Per una coincidenza ancora più stupefacente, il testo dell’articolo di Startrekitalia.it è incredibilmente simile al mio. Considerate i primi tre paragrafi, per esempio.

Il mio originale del 31/12/2015

Senza la minima parvenza d’autoironia, l’atto legale di accusa della Paramount e della CBS nei confronti del fanfilm Axanar dice una cosa profondamente imbarazzante: le due case di produzione hanno fatto causa ai creatori di Axanar perché ha “l’aspetto e la consistenza di un vero film di Star Trek” (“look and feel like a true Star Trek movie”). A differenza di quelle stupidaggini fracassone dirette da J. J. Abrams. Quelle dove Spock risolve i problemi a suon di cazzotti.

Da decenni, ormai, i fan di Star Trek autoproducono storie, fumetti e video basati sui personaggi e gli ambienti della serie e finora CBS e Paramount, attuali titolari dei diritti, non hanno mai avuto problemi, a patto che si trattasse di produzioni amatoriali e senza scopo di lucro.

La serie di telefilm autoprodotti Star Trek Continues, per esempio, è davvero notevole, con interni curatissimi, fotografia identica all’originale e tanti cameo di attori ospiti della serie originale e non solo) e soprattutto delle belle storie che compensano il montaggio e la recitazione non sempre sublimi; altre autoproduzioni, come Renegades o Of Gods and Men, hanno addirittura impiegato gli attori principali delle varie serie “ufficiali” di Star Trek (Walter Koenig, Tim Russ, Robert Picardo, Aron Eisenberg, Nichelle Nichols, Terry Farrell, J. G. Hertzler, Chase Masterson, Gary Graham, Ethan Phillips, Cirroc Lofton, Grace Lee Whitney, Robert Beltran e tanti altri), spesso chiamandoli a interpretare gli stessi personaggi che interpretavano in Star Trek. E anche qui Paramount e CBS non hanno fatto una piega.

L’articolo di Startrekitalia.it dell’1/1/2016

Senza la minima parvenza d’autoironia, l’atto legale di accusa della Paramount e della CBS nei confronti del fanfilm Axanar dice una cosa profondamente imbarazzante: le due case di produzione hanno fatto causa ai creatori di Axanar perché ha “l’aspetto e la consistenza di un vero film di Star Trek” (“look and feel like a true Star Trek movie”).
A differenza di quelle stupidaggini fracassone dirette da J. J. Abrams. Quelle dove Spock risolve i problemi a suon di cazzotti.

Da decenni, ormai, i fan di Star Trek autoproducono storie, fumetti e video basati sui personaggi e gli ambienti della serie e finora CBS e Paramount, attuali titolari dei diritti, non hanno mai avuto problemi, a patto che si trattasse di produzioni amatoriali e senza scopo di lucro.

La serie di telefilm autoprodotti Star Trek Continues, per esempio, è davvero notevole, con interni curatissimi, fotografia identica all’originale e tanti cameo di attori ospiti della serie originale e non solo) e soprattutto delle belle storie che compensano il montaggio e la recitazione non sempre sublimi; altre autoproduzioni, come Renegades o Of Gods and Men, hanno addirittura impiegato gli attori principali delle varie serie “ufficiali” di Star Trek (Walter Koenig, Tim Russ, Robert Picardo, Aron Eisenberg, Nichelle Nichols, Terry Farrell, J. G. Hertzler, Chase Masterson, Gary Graham, Ethan Phillips, Cirroc Lofton, Grace Lee Whitney, Robert Beltran e tanti altri), spesso chiamandoli a interpretare gli stessi personaggi che interpretavano in Star Trek. E anche qui Paramount e CBS non hanno fatto una piega.

Il resto ha lo stesso andazzo. Questo, a casa mia, si chiama copiare. Che poi la copia abusiva riguardi proprio un articolo che parla di abuso del diritto d’autore è non solo spettacolarmente ironico: è profondamente stupido, perché a Startrekitalia.it bastava rispettare le mie semplici regole per la ripubblicazione dei miei articoli. In pratica, bastava linkare l’originale e includere il mio nome come autore. Macché.

Ho provato subito a contattare i responsabili del sito attraverso l’apposito form, ma non è servito a nulla. Ho scritto questo:

Questo:

http://www.startrekitalia.it/star-trek-axanar-cbs-e-paramount-fanno-causa-al-fanfilm-troppo-ben-fatto/

è copiato da questo mio articolo:

http://attivissimo.blogspot.ch/2015/12/cbs-e-paramount-fanno-causa-ad-axanar.html

Ma voi lo attribuite a “Redazione”.

Da Trekker a Trekker: non è un bel modo di fare. Bastava chiedere. E bastava rispettare le semplici regole che trovate qui, fatte apposta per consentire la ripubblicazione dei miei articoli:

http://attivissimo.blogspot.ch/p/copyright.html

Rettificate, per favore.

Live long and prosper. But don’t steal.

Visto che ormai sono passati alcuni giorni e non è successo nulla, credo che sia venuto il momento di svergognare pubblicamente chi è così meschino da prendere abusivamente quello che potrebbe avere liberamente. Secondo Domaintools e Nic.it, il titolare di Startrekitalia.it è Andrea Ferraro (dato pubblico liberamente accessibile). Se volete fargli sapere educatamente cosa pensate di chi copia un articolo e si spaccia per suo autore, il modulo per i contatti è qui.

Un altro aspetto interessante di questa vicenda è che secondo Alexa e Instra, rispettivamente, i dati del Contact di Startrekitalia.it sono “Paramount Pictures Corporation Srl, Egidio Pusateri, Viale del Ghisallo 20, 20142 Milano” e che i dati dell’Owner sono “Paramount Pictures Corporation Srl”.

Secondo le mie ricerche, in Viale del Ghisallo 20, a Milano, c’è la sede della Paramount Home Entertainment (Italy) SRL (nome diverso rispetto a Paramount Pictures Corporation Srl). Non riesco a contattare telefonicamente nessuno alla sede milanese della PHE(I), nonostante ripetuti tentativi: la ragione, mi scrive Gabriella Cordone Lisiero (fonte molto bene informata sul mondo Trek italiano e non solo), è che “l’ufficio è stato chiuso da CBS Paramount passando l’home video a Universal Picture[s] Italia”. Ho contattato via mail la UPI per sapere se è collegata a Startrekitalia.it, ma finora non ho avuto risposta.

Qualcuno sta abusando del nome della Paramount e di Pusateri (che secondo LinkedIn non è più alla Paramount dal maggio del 2001)? Vorrei sperare di sì, perché l’alternativa sarebbe davvero impagabile: la Paramount che viola il mio diritto d’autore per un articolo che parla della violazione del suo diritto d’autore. Staremo a vedere. Se scoprite qualcosa, fatemelo sapere.

2016/01/04 16:00

L’articolo di Startrekitalia.it è stato rimosso senza una rettifica e senza una parola di scuse.

Morale della storia: certa gente, se sei disponibile e gentile e chiedi cortesemente che i tuoi diritti vengano rispettati, se ne strafotte; si sveglia soltanto se la sputtani pubblicamente. La prossima volta non perderò tempo a essere gentile.

“Tanti auguri a te”, negato il copyright preteso per decenni dalla Warner

“Tanti auguri a te”, negato il copyright preteso per decenni dalla Warner

Sapevate che Tanti Auguri a Te non è una canzone tradizionale libera, ma è soggetta al diritto d’autore della Warner/Chappell Music? Lo è, o perlomeno lo è stata per decenni fino a pochi giorni fa, quando una sentenza di un giudice federale statunitense ha stabilito che la Warner non detiene i diritti sulla canzone e che quindi i pagamenti richiesti per il suo uso (circa 2 milioni di dollari l’anno) non sono legittimi.

Specificamente la Warner affermava di avere i diritti sul testo di Tanti Auguri a Te fino al 2030, ma la sentenza stabilisce che il diritto riguarda soltanto specifici arrangiamenti della melodia, composta dalle sorelle Patty e Mildred Hill nel 1893 (o perlomeno attribuita a loro; ci sono dubbi sull’origine del brano). Secondo alcune stime, è il brano che vanta i maggiori incassi nella storia della musica: circa 50 milioni di dollari.

La vicenda è emersa grazie alla documentarista Jennifer Nelson, che ha fatto un film dedicato alla storia di questa canzone popolarissima: ha indagato sulle vere origini del brano e ha fatto causa sulla base di quello che ha scoperto. Dopo due anni di azione legale è arrivata questa sentenza. È probabile che la Warner ricorrerà in appello.

Fonti: Ars Technica, BoingBoing.

Ashley Madison: nuova serie di dati trafugati, analisi degli account ticinesi

Ashley Madison: nuova serie di dati trafugati, analisi degli account ticinesi

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2015/08/21 10:30. Poche ore fa è stato rilasciato un altro Torrent di dati che a quanto pare provengono dal sito Ashley Madison. L’annuncio è stato pubblicato sulla rete Tor. Nel nuovo lotto di dati ci sono le mail di Noel Biderman, CEO di Avid Life Media, che è proprietaria di AM; il codice sorgente del sito e delle app per smartphone; e molti dati interni dell’azienda. La disponibilità di questi dati faciliterà il lavoro di devastazione di qualunque aspirante aggressore (ammesso che a questo punto resti qualcosa da devastare, anche se l’azienda sembra voler continuare a operare). Non sembra esserci nulla di interessante dal punto di vista tecnico in questa nuova serie di dati.

Intanto in Canada è partita la prima class action contro l’azienda per non aver tutelato i dati personali degli utenti. I gestori di Ashley Madison sono in piena modalità panico: stanno addirittura ricorrendo alla censura tramite le leggi sul copyright (DMCA) per rimuovere i tweet che la citano. Ma ormai il danno è fatto: le rivelazioni hanno dimostrato che c’è un enorme numero di account falsi e quindi la credibilità dell’azienda (anche in termini di custodia dei dati sensibili dei clienti) ne esce a pezzi.

Fra gli utenti di AM ci sono membri dello staff della Casa Bianca, secondo Time. Su Dadaviz.com c’è una notevole serie di grafici basati su analisi dei dati trafugati: ripartizioni per paese rispetto alla popolazione, proporzione uomini/donne, stato coniugale dichiarato, numero di utenti che hanno usato il proprio indirizzo di mail governativo (ci sono 11 italiani) o di lavoro.

Ieri ho partecipato al servizio della Radiotelevisione Svizzera sulla vicenda Ashley Madison: il video è qui in streaming. Dall’analisi del primo lotto di dati pubblicati, alla quale accenno nel servizio, emerge che ci sono in tutto circa 50 account che indicano una località del Canton Ticino come indirizzo fisico, insieme a un indirizzo di mail, al nome e cognome e alle ultime quattro cifre della carta di credito. In alcuni casi è stato usato l’indirizzo di mail del luogo di lavoro e/o ci sono altri dati personali reperibili facilmente sui social network. C’è un addebito di oltre 15.000 dollari sul quale sto indagando (ho contattato la persona per segnalare la possibile frode ai suoi danni). Le località ticinesi dichiarate dagli utenti, spesso indicando anche la via e il numero civico, sono una trentina (Arzo, Bellinzona, Cadempino, Camorino, Canobbio, Carabbia, Castel San Pietro, Chiasso, Cimo, Cugnasco, Figino, Lamone, Locarno, Losone, Lugano, Maggia, Manno, Massagno, Melano, Minusio, Monte Carasso, Morcote, Muralto, Pambio-Noranco, Paradiso, Quartino, Riva San Vitale, S. Pietro, Salorino, San Vittore, Sorengo, Vacallo).

2015/08/23 17:30

È partita una class action da oltre mezzo miliardo di dollari contro Ashley Madison. La riferisce la BBC, dicendo che due studi legali canadesi hanno avviato l’azione legale per conto di tutti i cittadini canadesi che sono stati colpiti dalla violazione della riservatezza dei propri dati. “In molti casi gli utenti avevano pagato un importo supplementare per far rimuovere dal sito tutti i propri dati e ora hanno scoperto che quelle informazioni sono invece rimaste intatte e ora sono state rese pubbliche”.

Fonti aggiuntive: Ars Technica,  The Register.

Allora, Red Bull, spiegatemi perché dite che la Luna è vostro copyright e io sono un pirata

Allora, Red Bull, spiegatemi perché dite che la Luna è vostro copyright e io sono un pirata

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “onorevolelu*” e “gionah”.

L’immagine pirata secondo Red Bull.

Ricordate la bizzarra contestazione di copyright che Red Bull mi aveva mandato? Quella nella quale dicevano che un’animazione digitale di un cratere della Luna era una violazione del loro diritto d’autore?

Io, ovviamente, avevo risposto opponendomi e dicendo che la contestazione mi sembrava infondata, perché non capivo come potesse Red Bull rivendicare diritti su un’animazione generata dall’Agenzia Spaziale Giapponese. Sulla Luna non ci sono tori rossi e se metti le ali non vai comunque da nessuna parte.

Stamattina mi è arrivata via mail la loro decisione: il video è stato rimosso perché “dopo aver esaminato l’opposizione, Red Bull ha deciso che la loro rivendicazione di copyright è ancora valida”.

A questo punto mi aspetto che ci sia una spiegazione di quale sia il materiale di Red Bull che sto violando, almeno per capire. Se nella fase preliminare posso capire che Youtube usi dei filtri automatici, mi viene logico pensare che in caso di contestazione ci sia almeno un rapido controllo da parte di un essere umano senziente. Vedo speranzoso il pulsante View claim details (“Vedi i dettagli della rivendicazione”) e lo clicco.

Ecco cosa trovo: zero spiegazioni, video rimosso, e un unico pulsante da scegliere: Approvo.

Un’altra mail di Youtube mi dice che posso inoltrare un’ulteriore contronotifica:

Lo so che a questo punto sto avvicinandomi pericolosamente al Regno del Gatto Sitwoy e rischio la cancellazione di tutti i video dal mio account Youtube, ma sono dannatamente curioso di sapere cosa diamine c’è, in quel cratere lunare, che fa scattare i sensori di copyright di Red Bull e vorrei far vedere a tutti quanto è ottuso e kafkiano questo sistema di gestione delle dispute sul diritto d’autore. Inoltre penso che la mia vicenda possa essere utile come riferimento per altri utenti.

Così, invece di piegarmi al supremo e miope volere di Youtube, ho inoltrato la seguente contestazione in formato aperto, mandando una mail (con allegata scansione firmata del testo) a questo indirizzo di Youtube (qui sotto ho omesso alcuni dati personali):

Sirs,

I wish to dispute the copyright infringement claim made by Red Bull against the following video, which is currently removed: http://www.youtube.com/watch?v=BUNmWNqcbKM

__CONTACT INFORMATION__

My full legal name is Paolo Domenico Attivissimo.
My email address is paolo.attivissimo@gmail.com.
My physical address is […], Switzerland.
My telephone number is +41 […].

__DISPUTED URL__

The URL of the video is http://www.youtube.com/watch?v=BUNmWNqcbKM. The video is currently removed due to Red Bull’s copyright claim.

__OBJECTIONS TO RED BULL’S COPYRIGHT CLAIM__

The video shows solely a digital animation of a crater of the Moon generated by the Japanese Space Agency JAXA. It contains no Red Bull logos, trademarks or the like. It does not show anything that reasonably could be presumed to be under Red Bull’s copyright.
Therefore, I believe I am in good faith and within the bounds of fair use in posting the video. I also believe that Red Bull’s copyright claim is groundless or undocumented.

I therefore ask for the video to be reinstated. However, if Red Bull or its representatives provide me with clear evidence explaining why this animation of a lunar crater infringes on Red Bull’s copyright, I will retract my request and abandon the dispute.

__STATEMENTS__

I consent to the jurisdiction of the Federal District Court for the district in which my address is located, or if my address is outside of the United States, the judicial district in which YouTube is located, and will accept service of process from the claimant.

I swear, under penalty of perjury, that I have a good faith belief that the material was removed or disabled as a result of a mistake or misidentification of the material to be removed or disabled.

Sincerely,

Paolo Domenico Attivissimo

Usatene pure il testo se vi serve. Non garantisco che funzioni.

Adesso vediamo cosa succede. Vi terrò aggiornati; intanto il video dell’animazione del cratere lunare resta desolantemente bandito.

Lo stato attuale del video. Grazie, Red Bull.

Aggiornamento (2014/06/18): la contestazione da parte di Red Bull è stata ritirata. I dettagli (pochi) sono qui.

Red Bull rivendica il copyright sulla Luna

Red Bull rivendica il copyright sulla Luna

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “vebernas*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Stamattina ho ricevuto via mail una contestazione per un video che ho pubblicato anni fa (2009) su Youtube e che ora è stato “bloccato a livello globale” perché include, secondo Youtube, “contenuti visivi gestiti da Red Bull”. Specificamente, Youtube dice che i contenuti contestati sono quelli a partire da 0:37 e mostrati qui sotto: in pratica, Red Bull rivendica diritti sull’immagine di una montagna sulla Luna.

Per la precisione, il video è un’animazione tridimensionale del picco centrale del cratere Tycho, generata dall’agenzia spaziale giapponese JAXA usando i dati altimetrici della sonda Kaguya alcuni anni fa. Cosa c’entri Red Bull, e cosa spinga il sistema automatico di riconoscimento delle violazioni di copyright a rivendicare un diritto di Red Bull su un pezzo di Luna, sinceramente non lo so.

Ovviamente mi sono opposto alla contestazione, ma nelle motivazioni disponibili mancava quella corretta, ossia “manifesta stupidità della contestazione” oppure “Red Bull sta rivendicando diritti su un video che non è suo”. Così ho scelto l’opzione “Il mio utilizzo dei contenuti soddisfa i requisiti legali del fair use o del fair dealing ai sensi delle leggi vigenti sul copyright” e poi ho precisato nella casella di spiegazione che il video non è sotto copyright di Red Bull ma della JAXA e che questo fatto è debitamente indicato nel video stesso.

Stasera è arrivato un aggiornamento di stato: il video è ora “disponibile e riproducibile”, ma resto in attesa di risposta alla mia contestazione.

A questo punto sarei curioso di sapere quale contenuto di Red Bull è stato ritenuto simile a un picco lunare, ma temo di vedere un’ulteriore conferma dell’ottusità di questo sistema di gestione automatica del copyright che scarica l’onere sugli utenti e li considera colpevoli fino a prova contraria. Non per nulla oggi uso principalmente Vimeo, che è molto meno stupido nel partorire dispute di copyright inesistenti.

Aggiornamento (2014/06/17): La vicenda prosegue qui.

Se pubblico una vignetta su Facebook, davvero chiunque può usarla? Alcuni dati per ragionare

Se pubblico una vignetta su Facebook, davvero chiunque può usarla? Alcuni dati per ragionare

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Visto il putiferio scatenato dal Corriere della Sera, che ha preso e pubblicato in edicola le vignette di numerosi disegnatori senza chiedere il loro consenso e senza retribuirli, è un buon momento per prendere qualche appunto sul diritto d’autore nei social network.

Le condizioni di contratto di Facebook recitano attualmente che “L’utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook”. Non c’è alcuna presa di possesso da parte di Facebook e non c’è nessuna rinuncia da parte dell’utente. Inoltre le condizioni contengono due clausole significative:

Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video (“Contenuti IP”), l’utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e alle impostazioni delle applicazioni: l’utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza IP”). La Licenza IP termina nel momento in cui l’utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti nel suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.

[…]

Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni usando l’impostazione “Pubblica”, concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo).

La seconda clausola sembrerebbe dare a chiunque la facoltà di usare quanto postato su Facebook se è postato come “Pubblico”. Se così fosse, chiunque potrebbe “usare” (termine estremamente generico che include, ragionevolmente, anche l’atto di pubblicare su carta a scopo commerciale) una vignetta altrui se la vignetta è stata pubblicata su Facebook in modo visibile a tutti. La proprietà resterebbe dell’autore, ma l’uso sarebbe libero.

Tuttavia fa fede il testo in inglese delle condizioni di contratto (“Il presente accordo è stato redatto in inglese (Stati Uniti). In caso di conflitto tra qualsiasi delle versioni tradotte del presente accordo e la versione in lingua inglese, sarà quest’ultima a prevalere.”), quindi è a quello che ci si deve riferire. Le evidenziazioni sono mie.

For content that is covered by intellectual property rights, like photos and videos (IP content), you specifically give us the following permission, subject to your privacy and application settings: you grant us a non-exclusive, transferable, sub-licensable, royalty-free, worldwide license to use any IP content that you post on or in connection with Facebook (IP License). This IP License ends when you delete your IP content or your account unless your content has been shared with others, and they have not deleted it.

[…]

When you publish content or information using the Public setting, it means that you are allowing everyone, including people off of Facebook, to access and use that information, and to associate it with you (i.e., your name and profile picture).

Notate la distinzione fra “contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale” nella prima clausola e “contenuti o informazioni” nella seconda. Secondo questo parere del WIPO, non tutti i contenuti di un social network godono di diritti di proprietà intellettuale, perché non tutti sono sufficientemente creativi da essere considerati opere dell’intelletto. Il testo di un tweet o di un comune post su Facebook, per esempio, difficilmente sarà sufficientemente creativo e originale da meritarsi una tutela di copyright.

Non sono un avvocato esperto in diritto d’autore, per cui mi limito a segnalare questa distinzione e a formulare un’ipotesi basata su di essa: dato che la seconda clausola (quella che sembra consentire l’uso a chiunque) non parla di contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ma solo di “contenuti e informazioni”, è possibile che la facoltà d’uso da parte di chiunque riguardi soltanto ai contenuti non coperti. In tal caso, una vignetta (chiaramente opera dell’intelletto e quindi coperta da diritti di proprietà intellettuale) postata su Facebook in modalità “Pubblica” non sarebbe usabile da parte di chiunque.

Fra l’altro, questa distinzione non c’è per Twitter, che parla solo di “Contenuti” (“L’utente manterrà i propri diritti sui Contenuti che invierà, posterà o renderà disponibili sui Servizi, o mediante gli stessi. Con l’invio, la pubblicazione o visualizzazione di Contenuti sui Servizi, o mediante gli stessi, l’utente concede a Twitter una licenza mondiale, non esclusiva e gratuita (con diritto di sublicenza) per l’utilizzo, copia, riproduzione, elaborazione, adattamento, modifica, pubblicazione, trasmissione, visualizzazione e distribuzione di tali Contenuti con qualsiasi supporto o metodo di distribuzione (attualmente disponibile o sviluppato in seguito).”).

Un altro aspetto interessante è la trasferibilità della licenza d’uso. Chi pubblica una vignetta su Facebook consente a Facebook di trasferire o dare in licenza la vignetta a terzi. In teoria, quindi, chi volesse pubblicare la vignetta potrebbe chiederne il permesso a Facebook invece che all’autore. Lo stesso vale per Twitter.

Adesso chi è il pirata? Il Corriere della Sera pubblica le vignette altrui senza pagare i diritti

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Il Corriere della Sera ha pubblicato un libro di vignette realizzate da vari vignettisti in risposta all’attentato a Charlie Hebdo. Solo che l’ha pubblicato e messo in vendita senza pagare i diritti ai disegnatori. Persino un tipo pacato come Leo Ortolani (Rat-Man) s’è incazzato.

Leo_Ortolani
Tanto per essere chiari e non confondere libertà di espressione con “brigittebbardò-bardò”. http://t.co/ZLrSRbUBxQ
15/01/15 11:06

Altri vignettisti piratati dal Corriere hanno risposto ancora più vivacemente, come vedete qui accanto: “Cari ‘amici’ del Corriere… se volete ci mettiamo pure una ramazza in culo e vi puliamo la stanza!” scrive Rrobe qui. Wired.it ha pubblicato un elenco dei vignettisti coinvolti e ha raccolto le loro reazioni di disgusto.

Complimenti al Corriere, che come tanti giornali si erge a paladino del diritto d’autore e minaccia punizioni severe a chi osasse copiare uno dei suoi articoli, ma si sente in diritto di prendere le opere altrui e pubblicarle senza pagarle e senza neppure avere la cortesia di chiedere il permesso.

Giusto per chiarire un equivoco che confonde parecchia gente: il fatto di pubblicare su Facebook o Twitter una vignetta non significa rinunciare ai propri diritti d’autore. Le condizioni di contratto di questi social network concedono una licenza di pubblicazione al social network stesso. Non danno il permesso ad altri di rubare. Citare, sì; fare embedding, anche; ma non di prendere, stampare e vendere come ha fatto il Corriere della Sera.

Come se non bastasse, il Corriere pubblica a scrocco le vignette altrui in un libro “in difesa della libertà di stampa” ma censura le vignette che a suo parere possono offendere perché, dice, ci sono “sensibilità che vanno rispettate”. Fra queste, a quanto pare, non ci sono quelle dei vignettisti. Forse perché i vignettisti non irrompono nelle redazioni con la mitragliatrice in mano.

Non è finita. Il Corriere, di fronte alle proteste per questo suo atto di violazione del diritto d’autore, si difende scrivendo che “Aspettare di avere l’assenso formale di tutti gli autori, a nostro giudizio, avrebbe rallentato in maniera sensibile l’operazione”. Si vede che al Corriere usano ancora i piccioni viaggiatori e ignorano che esistono il telefono e le mail che permettono di contattare subito gli autori, come fanno nelle redazioni degli altri giornali all’estero.

E così viene distribuito nelle edicole d’Italia un libro pirata. Quale sarà la durissima reazione della SIAE di fronte a questo palese e sfrontato atto di violazione del copyright?

Space Oddity di David Bowie cantata nello spazio torna online

Space Oddity è un brano assolutamente classico di David Bowie. Quando lo registrò, nel lontano 1969, in piena era spaziale, probabilmente non immaginava che un giorno qualcuno l’avrebbe cantata nello spazio. Quel qualcuno è l’astronauta canadese Chris Hadfield: il video, meraviglioso, ripreso in assenza di peso a bordo della Stazione, ha avuto oltre 23 milioni di visualizzazioni. Con buona pace di chi dice che lo spazio non interessa più a nessuno.

Ma a maggio scorso il video è stato rimosso da Youtube, fra l’indignazione generale. Come mai? Semplice: i titolari dei diritti della canzone avevano concesso a Hadfield l’uso gratuito e libero per un anno, e Hadfield ha rispettato i patti.

Visto l’entusiasmo per questa chicca spaziale, però, ora la concessione è stata riattivata per altri due anni e il video è tornato online. Il copyright è una bestia difficile anche nello spazio.