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Il Corriere colto a violare il copyright: due pesi, due misure

Il Corriere colto a violare il copyright: due pesi, due misure

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Internet è il covo dei pirati; i giornali sono santi, puri e casti, ligi alle leggi e alle regole. Mai e poi mai i Ggiornalisti si abbasserebbero a violare il diritto d’autore, come fanno invece quei pezzenti dei blogger. Nooo. I Ggiornali ospitano strali delle varie case discografiche e cinematografiche che piangono perché Internet ha rubato loro foto, film e musica. Lo chiamano proprio così: rubare (c’è persino lo spot apposito, fatto – sublime ipocrisia – con musica di un artista olandese, usata senza il suo permesso). Internet, sei brutta e cattiva: vai dietro la lavagna.

Poi capita di aprire un quotidiano e scoprire perle come questa, a pagina 18 del Corriere di oggi (grazie a Luigi per la segnalazione e lo screenshot):

La mappa è stata “rubata” (il termine è quello che usano i discocinematografici) al suo autore, Vincenzo Cosenza, che l’ha pubblicata qui nel proprio sito:

Stessa idea, stessa scelta di colori (non sempre legata al colore del social network, come nel caso di Cloob e Qzone). Il Corriere non indica la fonte dalla quale ha prelevato i dati e non indica come li ha elaborati: Vincenzo sì, e contesta la copiatura, segnalando che non è la prima volta.

Ho chiesto a Vincenzo se per caso il Corriere aveva il suo permesso di pubblicazione. Mi ha detto di no. In altre parole, il Corriere ha violato il diritto d’autore. Forza, SIAE e altri numi tutelari, così pronti a intervenire e rovinar famiglie quando la violazione la commette un privato cittadino: fate vedere che le leggi valgono per tutti, anche per la redazione del Corriere, e fate notare che il Ggiornalismo copia e ruba. Fate risarcire Vincenzo per la violazione dei suoi diritti (il diritto d’autore è un diritto automatico), esattamente come chiedete a chi scarica o imita una canzone di risarcire il suo autore. Le regole son regole, giusto?

Altrimenti tutti i vostri discorsi sul diritto d’autore sono aria fritta; le prediche, quando vengono da un pulpito che razzola male, fanno solo scappare i fedeli. La chiesa è già quasi vuota. Vedete voi.

Aggiornamento (15:40): su Twitter sono comparse le scuse di Daniele Manca del Corriere: “@vincos @elvira_serra Ciao! Scusa per l’uso del grafico! Vorrei far mettere una precisaZione come posso scrivere come credito? scusa ancora”.

Podcast del Disinformatico radio di oggi

Potete scaricare da qui il podcast della puntata odierna del Disinformatico che ho condotto stamattina per la Rete Tre della RSI. Per quanto riguarda i social network, ho parlato della catena di Sant’Antonio “sono io a chiedere un favore” su Facebook, delle ricerche imbarazzanti e pericolose possibili con Facebook Graph Search e di come si può (se siete fortunati) scaricare l’archivio completo dei propri tweet. 

Ho anche raccontato un po’ di appunti su Mega, il successore di Megaupload, e lo strano caso del signor Dobson, a casa del quale si radunerebbero, secondo i sistemi di localizzazione, tutti i cellulari smarriti o rubati a Las Vegas: un episodio di falsa precisione (che è la parola di Internet della settimana).

“Moon” è un plagio di un film italiano?

“Moon” è un plagio di un film italiano?

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “aofederico” e “attilio_criv*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Se siete appassionati di fantascienza, forse vi sta intrigando la singolare vicenda pubblicata su Repubblica: Moon, il film di Duncan Jones del 2009 (che vi consiglio di vedere se ve lo siete perso), sarebbe una scopiazzatura di un film italiano indipendente di alcuni anni prima, Eutamnesia. L’autore di Eutamnesia, Patrick Rizzi, ha confezionato un video nel quale mette a confronto i due film e ne evidenzia le somiglianze.

L’intero film di Rizzi è visionabile qui su Youtube. È un progetto di laurea girato in estrema povertà, quindi non abbiate grandi pretese (lo so, anche Dark Star era un progetto di laurea, ma erano altri tempi e altri talenti, specialmente recitativi).

La tesi di Rizzi è che il suo film, essendo stato inviato a concorsi cinematografici e case di produzione italiane ed estere ed essendo stato distribuito in videocassetta, avrebbe permesso ad altri di conoscerlo e copiarlo, come argomenta qui su Fantascienza.com.

Il problema di questo tipo di confronto è che è abbastanza facile scegliere i punti di congruenza e ignorare quelli di differenza, facendo sembrare così che le somiglianze siano molto più forti di quanto siano in realtà.

Inoltre molte delle analogie evidenziate da Rizzi sono in realtà dei cliché della narrazione cinematografica, specialmente della narrazione fantascientifica. Per esempio, il “test di capacità cognitiva” (a 2:09 nel video di confronto) c’era anche in Blade Runner (1982). Chi ha copiato da chi?

Eutamnesia
Blade Runner

Oltretutto, sia in Blade Runner, sia in Eutamnesia, il test viene gestito da una persona, mentre in Moon lo effettua una macchina, e questa differenza ai fini della trama è molto importante (non voglio anticiparvi nulla, se non avete ancora visto Moon).

Potrei andare avanti a lungo: quante volte avete visto il protagonista di un film distruggere le proprie cose e poi sedersi sconsolato fra di esse? Oppure cercare qualcosa, non trovarla e quindi imprecare e colpire qualcosa per la rabbia? O essere aggredito e rifiutarsi di chiedere scusa? O avere delle intuizioni, cercare qualcosa, scoprire dei fatti e disperarsi (uno per tutti: Charlton Heston nel Pianeta delle Scimmie)? Appunto. Eppure per Rizzi questi (a 2:48, 3:23, 4:18 5:28) sarebbero indicatori che Moon ha copiato specificamente dal suo film.

È inoltre ingannevole, da parte di Rizzi, definire Moon un “colossal”, dato che il budget di Moon è stato estremamente basso per una produzione commerciale: circa 5 milioni di dollari, con circa 9,7 milioni di dollari d’incassi complessivi. I veri kolossal, come Avatar, Lo Hobbit o John Carter, hanno budget almeno quaranta volte maggiori.

Ci sono anche degli altri elementi, ma discuterne rivela la trama di Moon, per cui prima di proseguire devo avvisare: attenzione, qui sotto ci sono degli spoiler.

ATTENZIONE: SPOILER

Rizzi stesso, a 37 secondi dall’inizio suo video di confronto, spiega che “La sostanziale differenza tra le due storie è che: il protagonista di Moon scopre di essere un clone”. Quello di Eutamnesia no (da quel che ho capito scorrendo rapidamente; confesso che non ce l’ho fatta a guardare tutto Eutamnesia).

Scusate se è poco, visto che gran parte di Moon si basa proprio su questa scoperta e sul rapporto fra i due cloni che s’incontrano. Se fra due film c’è una sostanziale differenza di questo calibro, è veramente difficile sostenere credibilmente un’accusa di plagio.

Amazon: i libri digitali che comprate non sono vostri. Le gioie del DRM

Ho scritto per la Radiotelevisione Svizzera una serie di articoli sulla notizia di una cliente di Amazon che si è trovata con l’e-reader azzerato e svuotato di libri. Il caso ha messo in luce un fatto troppo disinvoltamente ignorato: gli e-book non vengono venduti. Vengono dati in licenza. E la concessione d’uso può essere revocata senza preavviso, senza motivo, senza appello e senza rimborso.

Così ho fatto un test di autodifesa sul mio Kindle e ho tolto i lucchetti digitali ai libri che ho regolarmente comprato. Craccare il DRM anticopia di Amazon è facile e quindi il DRM è inutile e danneggia solo gli acquirenti onesti.

Lo hanno già capito i produttori di software e i venditori di musica. Gli editori no. Sarà meglio che si sveglino. E presto.

Se vi interessa, la storia comincia qui.

Aggiornamento (2012/10/28): è disponibile il podcast della puntata del Disinformatico radiofonico nel quale ho raccontato la vicenda.

Disinformatico radio, podcast del 2012/10/20

È disponibile il podcast della puntata di ieri del Disinformatico che ho realizzato per la Radiotelevisione Svizzera. I temi della puntata sono questi:

  • Come si taglia il nastro inaugurale di una fabbrica di oggetti prodotti da stampanti 3D? Con un paio di forbici stampate da una stampante 3D, naturalmente. È successo a New York. 
  • Quanto vale un PC violato? Brian Krebs offre un bel grafico dei mille modi nei quali si monetizza un’intrusione, con buona pace di chi dice “Ma io non corro rischi perché non ho niente di valore nel computer”. 
  • Le parole di Internet: VDSL. Anch’io sono fra i tanti ai quali il provider (Swisscom, nel mio caso) ha imposto ultimamente di cambiare il router (a spese del provider, per fortuna). Vediamo perché occorre questo cambiamento e cosa comporta la differenza fra VDSL e ADSL.
  • Fotografa svizzera fa causa ad Apple: le ha rubato un occhio.
  • La (non) sicurezza informatica dei pacemaker può uccidere a distanza. Sembra un’idea da NCIS, ma è realtà: certi apparati cardiaci impiantati sono riprogrammabili a distanza da chiunque, con conseguenze letali.

I link portano agli articoli di supporto alla trasmissione.

Copyright, un piccolo test di velocità

Copyright, un piccolo test di velocità

Complottista lunare mi ruba una foto. WordPress interviene in 57 minuti

Un sostenitore delle tesi di complotto lunare, tale Albino Galuppini, ha pensato bene di prendere una mia foto (quella di Venere di giorno) e di dire che aveva “rinvenuto accidentalmente in internet” l’immagine, senza indicarne la fonte.

“Accidentalmente” un corno, dato che mi conosce e segue questo blog (trovate i suoi sapienti commenti sotto il nick “PianetaX”). Gli ho ricordato che quella foto è mia ed è tutelata dal diritto d’autore e l’ho invitato cortesemente a indicarne la fonte.

Non volevo mica dei soldi; non me la prendevo neanche per le stupidaggini titaniche che asseriva sulla base della mia foto (è suo sacrosanto diritto atteggiarsi a imbecille, se gli va); chiedevo soltanto che mi fosse riconosciuta la paternità dell’immagine.

Macché. Il signor Galuppini non ha voluto saperne. Così ho inviato a WordPress (che ospita il blog di Galuppini) un apposito Infringement Notice, documentando la questione. WordPress ha rimosso l’immagine a tempo di record: neanche un’ora.

Ora, nel blog di Galuppini, al posto della mia foto c’è un bel buco. Come, del resto, nella testa di tutti i lunacomplottisti.

Wikipedia Day a Lugano

Wikipedia Day a Lugano

Incontro con la Wikipedia alla SUPSI presso Lugano

Il 4 e 5 maggio, la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) di Manno, presso Lugano, ospiterà il Wikipedia Day, organizzato da Wikimedia Svizzera, dedicato al software libero e all’Open Content, la formula che consente agli utenti di modificare i contenuti dell’enciclopedia libera Wikipedia e di arricchirla con il proprio sapere.

Si parlerà di licenze, diritti d’autore, Creative Commons e gestione dei contenuti di Wikipedia: in particolare sarà interessante, anche in termini sociali, la gestione dei vandalismi di cui spesso si parla (a sproposito) nei media tradizionali, che pure spesso attingono a piene mani alle informazioni fornite da Wikipedia. Io purtroppo non ci sarò per un altro impegno concomitante, per cui sappiatemi dire com’è andata.

Tutte le informazioni su come partecipare sono sul sito del Wikipedia Day.

FBI chiude Megaupload

Megaupload chiusa dall’FBI. Ma il file sharing c’entra poco

Ne parlerò in dettaglio nella puntata del Disinformatico di oggi (venerdì) alle 11 sulla Rete Tre della RSI, ma a costo di dire cose impopolari, mi tocca segnalare che la reazione isterica (denial of service a raffica) di Anonymous alla chiusura di Megaupload e Megavideo da parte dell’FBI fa esattamente il gioco di chi vuole difendere lo status quo del copyright e inasprirne le leggi. Proprio adesso che si stava arrivando a liquidare SOPA e forse anche PIPA, Anonymous realizza un autogol attaccando i siti di FBI, Dipartimento di Giustizia USA, Universal Music, RIAA e altri. Adesso le varie lobby potranno puntare il dito e dire “Visto? Ve l’avevamo detto che l’accusa di censura e la difesa della libertà d’espressione erano foglie di fico per poter continuare a scroccare.”

Prima di prendere le difese di Megaupload, leggete i capi d’accusa in sintesi o per intero. I suoi titolari non sono stati arrestati per semplice file sharing di materiale sotto copyright. Hanno fatto ben di peggio: riciclaggio di denaro, tanto per dirne una.

Inoltre sono diventati multimilionari scroccando le fatiche altrui (proprio come certi magnati della musica e del cinema). Non stiamo parlando di un gruppo di ragazzini che mette su un server per condividere le puntate introvabili di Magnum PI o sottotitolare in russo Doctor Who rimettendoci tempo e soldi. Stiamo parlando di gente che s’è fatta cinque Mercedes AMG e decine di milioni di profitti con Megaupload. Sicuri di volerli presentare come paladini della lotta contro la censura per la libertà di Internet? Un conto è il file sharing senza scopo di lucro; un altro è lucrare sul file sharing.

Io non ho problemi a elogiare la “pirateria” come modo per custodire la cultura e la libertà delle idee, ma qui rischiamo di trovarci dei compagni d’avventura decisamente imbarazzanti. Se fossi complottista, direi che sono stati scelti apposta perché spettacolarmente impresentabili.

SOPA e PIPA in ritirata

SOPA e PIPA in ritirata

Protesta mondiale online produce dietrofront sulle leggi USA ammazza-Internet

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Hanno fatto marcia indietro otto dei politici favorevoli ai disegni di legge SOPA e PIPA che minacciavano di paralizzare Internet e la libertà d’espressione in nome della difesa del copyright.

Fra loro ci sono due dei promotori delle leggi stesse (Marco Rubio e Roy Blunt): gli altri sono Orrin Hatch, Ben Cardin, Ben Quayle, Lee Terry, Dennis Ross e Tim Holden. Sei di questi otto sono repubblicani; due sono democratici. La Casa Bianca si è espressa contro “leggi che riducano la libertà d’espressione, aumentino i rischi di sicurezza informatica o minino le fondamenta di un’Internet globale, innovativa e dinamica”.

La protesta mondiale di ieri, con l’oscuramento parziale o totale di molti dei principali siti Internet, compreso Google per i visitatori USA, sembra aver incentivato un ripensamento. Non c’è da sorprendersi: i due disegni di legge, che avrebbero reso illegale non solo ospitare link a siti accusati di violare il copyright ma anche soltanto spiegare come si possono raggiungere lo stesso questi siti e citarne l’esistenza nei motori di ricerca, sono assolutamente impopolari fra gli elettori, e i politici sanno che nonostante l’aiuto delle lobby alla fine devono raccogliere voti se vogliono continuare a fare il proprio mestiere.

Nel frattempo le indagini dei giornalisti online rivelano che molti siti dei promotori di SOPA/PIPA violano le norme di copyright attuali. Vice.com fa i nomi dei politici pirati: Roy Blunt, Claire McCaskill, Dennis Ross, Sherrod Brown. Tutti hanno pubblicato immagini senza il consenso degli autori. Se non sono capaci loro, per primi, di rispettare le leggi sul copyright già vigenti, con che coraggio pretendono di far rispettare quelle future ancora più complesse e restrittive?

Il rituale è sempre lo stesso: i legislatori, spinti dagli editori, propongono leggi tecnicamente idiote per contrastare la pirateria. A volte gli elettori insorgono e i politici, timorosi di perdere la poltrona, ritirano le proposte. Altre volte gli elettori fanno gli indifferenti, pensando che tanto troveranno un modo per aggirare le regole, e le proposte entrano in vigore, causando sistematicamente danni inattesi senza fermare neanche per un istante la pirateria (HADOPI francese, decreto Urbani italiano, eccetera). In un modo o nell’altro, questo rituale dimostra che il copyright ha bisogno di una riforma drastica; queste pezze fanno solo danni. Come diceva Douglas Adams, alitare a turno su un hamburger è un pessimo modo per cuocerlo.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “francesco.lau*”.

24 ore di oscuramento di Wikipedia e altri siti chiave

24 ore di oscuramento di Wikipedia e altri siti chiave

Wikipedia, WordPress e altri siti si auto-oscurano per protesta contro leggi USA liberticide

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Per ventiquattro ore, Wikipedia, WordPress, Reddit, BoingBoing e altri siti chiave di Internet saranno oscurati. Lo scopo del blackout è attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla stupidità delle leggi SOPA e PIPA che gli Stati Uniti stanno valutando: secondo il parere di molti tecnici, queste leggi – concepite per contrastare la pirateria audiovisiva – sarebbero in realtà del tutto inefficaci e avrebbero invece effetti collaterali devastanti sulla libera circolazione del sapere e delle idee.

Non è un problema che riguarda solo gli Stati Uniti, perché gli effetti di queste leggi si sentirebbero in tutto il pianeta. Già adesso un cittadino britannico, Richard O’Dwyer, “rischia l’estradizione negli USA per aver commesso presunte violazioni del diritto d’autore USA, nonostante viva nel Regno Unito e tutto quello che ha fatto sia avvenuto su server situati nel Regno Unito”, come segnala Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia. Una casa cinematografica USA avrebbe il potere di far chiudere o togliere dai motori di ricerca qualunque sito accusato di ospitare qualunque contenuto che (a giudizio della casa cinematografica stessa) viola il diritto d’autore. Secondo BoingBoing, per finire oscurati sarebbe sufficiente linkare un qualunque sito accusato di violazione del copyright. In altre parole, la semplice menzione dell’esistenza di Isohunt.com che state leggendo in questo momento comporterebbe il blackout forzato del Disinformatico.

Non si tratta di una protesta in difesa della pirateria, ma di richiesta di combattere la pirateria usando metodi che funzionano invece di provvedimenti dettati dal panico e dall’incompetenza tecnica. Matt Mullenweg, cofondatore di WordPress, lo dice chiaro e tondo: “gli autori di queste leggi sembrano non capire veramente come funziona Internet. La definizione di sito domestico rispetto a sito estero dimostra una deplorevole mancanza di comprensione del modo in cui si usano i domini e del modo in cui si muove il traffico su Internet.” Mancanza di comprensione talmente alta che persino l’estensore di SOPA, il membro del Congresso USA Lamar Smith, viola il copyright sul suo stesso sito, che con SOPA verrebbe quindi oscurato.

Maggiori dettagli su queste leggi sono nelle pagine apposite di Wikipedia (che restano accessibili). Il comunicato di Reddit è qui. Anche Google è contro queste proposte di legge, come lo sono Facebook, EOL, eBay, Twitter, LinkedIn e molti altri nomi fondamentali di Internet. Anche la Casa Bianca si oppone, temendo che venga minata alla base la libertà d’espressione. La MPAA liquida la protesta definendola una “sceneggiata pericolosa” e dicendo che sono in pericolo dei posti di lavoro americani. La BBC ha una rassegna delle pagine oscurate di molti siti, da Mozilla a Greenpeace.

Per quel che mi riguarda, la scelta è semplice: non è accettabile che si reprima un diritto fondamentale di tutti per salvaguardare il diritto di pochi. Se mi si costringe (senza motivo) a scegliere fra libertà d’espressione e tutela di Twilight, non faccio fatica a scegliere la prima. E lo dico come autore e creatore di contenuti. Tutto quello che si chiede al legislatore è di ascoltare le idee degli esperti invece dei piagnistei dei magnati di Hollywood. Perché è solo ai big del copyright che SOPA e PIPA danno un vantaggio: i pesci piccoli, i musicisti emergenti, gli artisti che vogliono crescere restano comunque, all’atto pratico, privi di qualunque tutela, perché non possono pagarsi eserciti di avvocati.