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Bolide in cielo: chi ha visto la scia luminosa in cielo venerdì scorso?

Bolide in cielo: chi ha visto la scia luminosa in cielo venerdì scorso?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 21:40.

Venerdì sera (4 giugno) alle 22.10 ora italiana è stata osservata qui in Canton Ticino una scia luminosa quanto Venere, di colore bianco-verde, che ha lentamente solcato il cielo in direzione nord-sud per poi concludersi con un’esplosione. Considerato che è stata vista anche da Ginevra, probabilmente si tratta della scia di rientro in atmosfera di un frammento di satellite o di una meteora che non appartiene agli sciami periodici conosciuti. Ne sono state catturate delle immagini e un video: per ora ho il permesso di pubblicare questo fotogramma, concessomi da Ivaldo Cervini di Astropix.it e scattato dalla sua stazione automatica a Breganzona.

Segnalo il fenomeno prima che qualche ufologo dall’anima candida si scateni e strilli che si tratta dell’ennesima visita di alieni, e per sottolineare che il cielo viene sorvegliato in continuazione dagli astronomi e dagli astrofili (come s’è visto nel caso recentissimo dell’impatto su Giove) e che quindi se ci fosse davvero il pianeta Nibiru in rotta di collisione entro il 2012 ce ne saremmo accorti da un pezzo.

Laghi extraterrestri

Laghi extraterrestri

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “giovy75” e “robyblade”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 23:25.

Vedete quel luccichio nella foto qui accanto? È la prima volta che l’umanità fotografa il riflesso del Sole su un lago extraterrestre.

Fermatevi un attimo a considerare questo pensiero. Abbiamo fotografato un lago su un altro mondo. Una cosa che migliaia di generazioni prima di noi avrebbero dichiarato impossibile e inconoscibile.

Per esempio, Margherita Hack, a Lugano pochi giorni fa (in queste foto dello studio fotografico Andrea Tedeschi), citava in proposito Auguste Comte, che nel 1853 affermava risoluto che la struttura dei corpi celesti era per sempre esclusa dalle nostre possibilità di conoscenza. Come no.

L’immagine, scattata dalla sonda Cassini (alla quale coopera l’Agenzia Spaziale Italiana), è datata 8 luglio 2009 e mostra il riflesso del nostro Sole sulla superficie del lago denominato Kraken Mare, che si estende su circa 400.000 chilometri quadrati (mille volte il Lago di Garda) al polo nord di Titano, una delle lune giganti di Saturno.

L’ombra che vedete nella fotografia qui sopra è proprio quella di Titano, proiettata sulla superficie di Saturno, visto con gli anelli quasi di taglio sempre dalla sonda Cassini. La foto proviene da Ciclops.org., uno dei siti ufficiali che pubblica i dati raccolti dalla sonda.

Titano ha parecchi grandi laghi oltre al Kraken Mare, ma non è il caso di pensare ad insediamenti balneari per vacanze esotiche. I laghi sono infatti composti da etano, metano e altri idrocarburi, che a temperature terrestri sarebbero gas, ma nel gelo del sistema solare esterno (-180°C sulla superficie di Titano) sono liquidi e formano ruscelli, fiumi, laghi, coste e spiagge proprio come fa l’acqua sulla Terra e come si vede nella foto in falso colore qui accanto, che mostra il Ligeia Mare.

Maggiori dettagli sono su Nasa.gov (anche qui) e su Ciclops.org. La mappa dei laghi di Titano qui sotto è tratta anch’essa da Ciclops.org.

Decisamente una bella pallina di Natale da aggiungere all’albero.

No, non è stata trovata vita aliena in una meteorite

No, non è stata trovata vita aliena in una meteorite

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “marelott”. L’articolo è stato ampiamente aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2013/01/17.

La “vita extraterrestre” secondo Wickramasinghe

A furia di gridare “al lupo, al lupo”, quando troveremo davvero la vita extraterrestre non ci crederà nessuno. La notizia della scoperta di forme di vita extraterrestri unicellulari in una meteorite in Sri Lanka, diffusa in italiano per esempio da Meteoweb e AGI, è una bufala. Più precisamente, è un bell’esempio di come non si fa ricerca e comunicazione scientifica.

Lo sbufalamento tecnico preparato da Phil Plait (in inglese) spiega benissimo perché; in italiano potete leggere Sofia Lincos su Query e Federica Sgorbissa su Oggiscienza (grazie ai lettori che mi hanno segnalato i loro articoli).

Primo indizio: l’articolo contenente l’annuncio originale non è stato pubblicato su una rivista scientifica, come meriterebbe una scoperta così importante. Non è neanche stato pubblicato da una rivista non scientifica. Infatti Meteoweb dice che si tratta di “Una ricerca pubblicata sul ‘Journal of Cosmology’” e Mario di Martino su Focus.it dice che “il fatto che sia stata pubblicata su una rivista scientifica come Journal of Cosmology… fa pensare che possa essere vera” (Luigi Bignami, sempre su Focus, è un po’ più cauto).

Ma il Journal of Cosmology non è una rivista: è un sito web. Se si trattasse di una scoperta seria, non verrebbe pubblicata da un semplice sito, ma dalle testate scientifiche più prestigiose, che farebbero a cazzotti per contendersela. Invece Plait mostra, attraverso un elenco di esempi eloquenti, quanto sia poco serio il Journal of Cosmology.

Secondo indizio: l’autore principale dell’articolo è N. C. Wickramasinghe, che è anche uno degli editor del Journal of Cosmology. Un conflitto d’interessi piuttosto curioso. Wickramasinghe è anche ferventissimo sostenitore della teoria (peraltro interessante) della panspermia, ossia che la vita si propaghi nello spazio e sia arrivata sulla Terra tramite le meteoriti. Wickramasinghe attribuisce alla panspermia qualunque cosa, dall’influenza alla pioggia colorata. La sua “scoperta” confermerebbe questa teoria.

Vale insomma la Regola dello Scienziato Innamorato (della Propria Tesi), che è parente del Principio di Belzebù: quando uno scienziato scopre qualcosa che conferma le sue idee predilette, è meglio non fidarsi; quando scopre qualcosa che smentisce le sue idee, probabilmente ci si può fidare.

Terzo: le forme di vita trovate, descritte come “fossili di diatomee”, non sono affatto fossili, ma a giudicare dalle immagini, analizzate dall’esperto contattato da Plait, sono tutte diatomee di specie terrestri, specificamente tutte d’acqua dolce. E tutte esistenti. Se provenissero dallo spazio, dovrebbero essere differenti, perché avrebbero avuto un’evoluzione differente. Non lo sono. In altre parole, la spiegazione più logica è che la meteorite sia stata contaminata per contatto con acqua dolce e che Wickramasinghe e colleghi abbiano scoperto, udite udite, che c’è vita sulla Terra.

La presunta meteorite.

Quarto: Meteoweb scrive che nella meteorite in questione “si possono ben osservare agglomerati di olivina tipici di questo tipo di rocce”, ma l’olivina è in realtà onnipresente sulla Terra e per nulla tipica delle meteoriti. E anche l’aspetto della meteorite (foto qui accanto) è molto differente da quello normale.

Tiriamo le somme. Come al solito, vale la Legge di Sagan: affermazioni straordinarie esigono prove straordinarie. Nell’annuncio di Wickramasinghe non c’è nulla che si avvicini a una prova. Men che meno una prova del livello qualitativo straordinario che occorre presentare prima di dichiarare una scoperta così sensazionale.

Gli ufologi si calmino: non sto dicendo che l’idea della vita extraterrestre è una bufala. Anzi, è un’idea sensata e per nulla osteggiata dalla comunità scientifica. Sto dicendo soltanto che non è così che la si alimenta e incoraggia. Così la si rende ridicola.

Transito di Mercurio davanti al Sole il 9 maggio

Transito di Mercurio davanti al Sole il 9 maggio

Fonte: Blueplanetheart.

Ospito con piacere questa segnalazione di Martinobri a proposito del prossimo transito di Mercurio davanti al Sole e ricordo che osservare il Sole senza protezione può causare danni irreversibili alla vista; osservare il Sole attraverso un binocolo o telescopio privo di apposito filtro può bruciare in pochi secondi la retina. Ultimo aggiornamento: 2016/05/05 15:50.

Nel pomeriggio del 9 maggio il pianeta Mercurio transiterà sul Sole. Durante un transito un corpo celeste si interpone tra tra un osservatore e un altro corpo, di solito più grande. In questo modo la sagoma del primo rimane proiettata sul secondo.

Nel nostro sistema solare i transiti possibili di oggetti naturali sul Sole sono ovviamente solo quelli dei pianeti interni. I transiti si verificano molto di rado: il prossimo di Venere, per esempio, avverrà l’11 dicembre 2117. I successivi di Mercurio invece si verificheranno più a breve ma comunque con periodicità assai dilatata.

Sono fenomeni astronomici affascinanti e relativamente facili da osservare. Il transito di Mercurio, a differenza di quello di Venere, non è visibile senza strumenti ottici, date le minori dimensioni angolari del pianeta (video): occorre come minimo un ottimo binocolo, a patto ovviamente di utilizzare un filtro solare fabbricato con materiale di qualità. Soluzioni artigianali come pellicole nere o vetri affumicati sono da evitare per la incompleta capacità di trattenere le radiazioni solari. Come è ovvio, il filtro deve essere posizionato tra i raggi solari e l’obiettivo dello strumento, non tra l’oculare e l’occhio dell’osservatore.

Il fenomeno inizierà poco dopo le 13 (ora italiana) e terminerà più o meno al tramonto.

Da Sky and Telescope aggiungo alcune altre info salienti: Mercurio passa fra la Terra e il Sole ogni quattro mesi circa, ma a causa dell’inclinazione della sua orbita rispetto a quella della Terra non capita spesso che Mercurio passi proprio davanti al Sole dal punto di vista terrestre. Il pianeta si sposta rapidamente nello spazio, a circa 173.000 chilometri orari, ma ci metterà circa sette ore e mezza ad attraversare il disco solare (dal punto di vista di noi terrestri). L’evento sarà visibile dall’inizio alla fine in buona parte del continente americano e nella zona occidentale dell’Africa e dell‘Europa; il resto del pianeta vedrà il transito solo in parte.

La sagoma circolare di Mercurio sarà soltanto 1/160 del diametro del Sole e si staglierà netta, a differenza delle macchie solari, che hanno contorni irregolari e sfumati. I momenti più interessanti si avranno quando il pianeta attraverserà i bordi del Sole (un evento che durerà circa tre minuti e mezzo). In questi momenti si potrà notare l’effetto “goccia nera”: una zona scura che unisce il pianeta al bordo del Sole, dando a Mercurio la forma apparente di una goccia: non è un’illusione ottica ma un fenomeno reale, dovuto al fatto che il bordo del Sole ci appare più scuro del resto del disco ma lo notiamo soltanto quando c’è un oggetto che lo evidenzia. Il prossimo transito di Mercurio avverrà l’11 novembre 2019.

Come abbiamo scoperto la velocità della luce? Ne parlo su Le Scienze

Come abbiamo scoperto la velocità della luce? Ne parlo su Le Scienze

Per il numero 572 de Le Scienze ho scritto un articolo basato su una domanda: come facciamo a sapere che la velocità della luce è quella che è, e quando ce ne siamo accorti?

La risposta è nota a qualunque appassionato di storia della scienza, ma mi è sembrato un bell’esempio di come lavora il metodo scientifico quando si trova di fronte a un fenomeno misterioso e apparentemente inspiegabile come un ritardo nei ritmi del cosmo. Buona lettura!

Tranquilli, Betelgeuse non sta per esplodere: è solo una sòla sui soli

Tranquilli, Betelgeuse non sta per esplodere: è solo una sòla sui soli

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La stella Betelgeuse potrebbe esplodere nel 2012 e la Terra potrebbe trovarsi “illuminata e riscaldata” da “due soli nel cielo”. Lo dice il Corriere della Sera, citando senza pudore il Daily Telegraph, che a sua volta cita un fisico australiano, Brad Carter dell’Università del Queensland. Poi il Corriere fa dietrofront e cita un professore di astrofisica dell’Università di Padova che dice che non è vero: “sapere quando accadrà è una sciocchezza”. Ma allora perché pubblicare un articolo con un incipit-esca che poi viene smentito?

La stessa storiella sensazionalista compare nell’articolo australiano di News.com.au che ha dato il via alla notizia (con l’inevitabile citazione dei due soli di Tatooine in Guerre Stellari) e che precisa, tuttavia, che l’esplosione “potrebbe anche accadere tra un milione di anni”. Idem con patate sul Huffington Post e in tanti altri siti che giocano bassamente sulla citazione del 2012 per fare notizia e attirare clic.

Per fortuna ci sono anche astronomi che scrivono direttamente come stanno i fatti, come Phil Plait su Bad Astronomy, e spiegano che sì, Betelgeuse prima o poi esploderà, ma potrebbe anche andare avanti per millenni e non c’è nulla, salvo la malizia del giornalista, che possa mettere il suo destino in relazione con il 2012. Plait chiarisce che non è impossibile che la stella esploda nel 2012 (o meglio, che la luce della sua esplosione arrivi sulla Terra nel 2012 dopo 640 anni di viaggio), ma è “semplicemente molto molto molto molto molto molto molto improbabile”.

Fra l’altro, nell’articolo originale il fisico Brad Carter non ha affatto menzionato il 2012: la menzione è in realtà un’invenzione del giornalista del Huffington Post (“The Star Wars-esque scenario could happen by 2012, Carter says… or it could take longer”).

Inoltre, quand’anche Betelgeuse dovesse esplodere dopodomani o nel 2012, sarà uno scoppio innocuo per noi e non produrrà affatto un effetto in stile Guerre Stellari: sarà, secondo le stime degli astronomi, solo un puntino molto più luminoso di Venere, tanto da produrre un’ombra ma di certo non paragonabile al Sole.

Ne avevo già scritto a giugno dell’anno scorso, quando era saltata fuori questa storia con il solito codazzo di articoli catastrofisti, e lo stesso avevano fatto anche gli astronomi. Ma evidentemente quando c’è da vendere qualche copia o qualche clic in più non ci si ferma a fare neanche il minimo sindacale di ricerca.

Morale della favola: non usate i giornali generalisti per informarvi sull’astronomia. È uno spreco di tempo.

Scoperto un nuovo superpianeta ai confini del Sistema Solare? Calma un attimo

Scoperto un nuovo superpianeta ai confini del Sistema Solare? Calma un attimo

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Probabilmente ne parleranno domani o dopo i giornali e i siti fuffaldini e fufologici, per cui metto qui un paio di appunti preventivi: la presunta scoperta accidentale di un pianeta molto grande ai margini del Sistema Solare da parte di due gruppi di astronomi è tutt’altro che confermata.

Gli articoli scientifici che ne parlano (A new submm source within a few arcseconds of α Centauri: ALMA discovers the most distant object of the solar system e The serendipitous discovery of a possible new solar system object with ALMA) non sono ancora stati validati da colleghi (non hanno subìto peer review) e si basano su un numero limitatissimo di osservazioni (due a testa), che oltretutto sono contraddette da osservazioni precedenti.

Certo, potrebbe trattarsi di avvistamenti reali, e sarebbe affascinante se lo fossero, ma è molto improbabile che lo siano: gli strumenti usati dai ricercatori hanno un campo visivo piccolissimo, per cui le probabilità che capiti un pianeta proprio in quel campo sono scarsissime. Oppure il cielo è pieno di megapianeti e stranamente non ce ne siamo mai accorti.

I tifosi di Nibiru si diano quindi una calmata: nel frattempo tutti i dettagli della questione sono riassunti su Ars Technica e su Slate.

Asteroide mancherà la Terra di circa 500˙000 km il 31/10; scoperto solo 10 giorni fa

Asteroide mancherà la Terra di circa 500˙000 km il 31/10; scoperto solo 10 giorni fa

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Simulazione in Celestia (Astroblogger).

Un asteroide di dimensioni importanti (300-600 metri circa) passerà a circa 478.000 chilometri dalla Terra nei prossimi giorni. Non c’è alcun pericolo, ma il fatto che sia arrivato a sorpresa, senza essere avvistato prima dai sistemi di monitoraggio, desta comprensibilmente un po’ di angoscia.

L’oggetto, denominato 2015 TB145, è stato infatti scoperto soltanto la settimana scorsa, il 10 ottobre, dall’osservatorio Pan-STARRS alle Hawaii. Arriverà il 31 ottobre, passando a circa 35 chilometri al secondo (126.000 km/h): una velocità molto elevata rispetto alla norma. A titolo di confronto, l’asteroide disintegratosi sopra la Russia, nella zona di Celyabinsk, a febbraio 2013 aveva un diametro di circa 17 metri e viaggiava a 19 km/s (68.400 km/h). Il momento di massima prossimità alla Terra di questo nuovo asteroide sarà alle 17:18 UT del 31 ottobre. Gli astronomi sperano di ottenere immagini con un dettaglio di circa 2 metri per pixel con i loro radiotelescopi.

Le info della NASA sono qui; quelle del Jet Propulsion Laboratory sono qui; quelle del Minor Planet Center sono qui. I file per Celestia sono su Astroblogger, dal quale ho tratto anche questo schema della traiettoria con l’orbita della Luna.

Se questo asteroide fosse stato in rotta di collisione, con un preavviso così modesto non avremmo avuto nessun modo di deviarlo o distruggerlo. Secondo la simulazione di Impact: Earth! un suo impatto a 126.000 km/h, ipotizzando che si tratti (come si suppone) di un oggetto di tipo cometario e un angolo d’impatto di 45 gradi sulla terraferma, creerebbe un cratere di circa 6 km di diametro, profondo 500 metri, accompagnato da una palla di fuoco larga quattro chilometri e mezzo. Un bel pensiero col quale iniziare la giornata.

Marte a 22˙000 pixel

Marte a 22˙000 pixel

Foto scattata su Marte dalla sonda Curiosity il 10 e 11 aprile. 22.666 x 5838 pixel. Smettete di leggere, cliccate sul link all’originale a piena risoluzione e raccattate la mascella mandibola dal pavimento. Siete su Marte.

Credit: NASA/JPL-Caltech/MSS.

Maggiori informazioni sono qui su NASA.gov.

Antibufala: Giove visibile a occhio nudo solo l’8 marzo

Antibufala: Giove visibile a occhio nudo solo l’8 marzo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/02/27 12:10.

“L’8 marzo Giove sarà visibile a occhio nudo da tutti i punti della Terra” scrive Internazionale. La notizia, presentata con i toni dell’evento raro, è riportata anche da El País: “Júpiter será visto desde cualquier punto de la Tierra el 8 de marzo”, e circola nei social network in varie lingue. Ma è una bufala.

Giove, infatti, è visibile a occhio nudo quasi sempre, e lo è da tutte le principali zone abitate della Terra: non è visibile nei periodi nei quali è dalla parte opposta del Sole rispetto alla Terra e dai luoghi nei quali è troppo basso sull’orizzonte (per esempio al Polo Nord o Sud).

Il pianeta è anzi normalmente uno degli oggetti più brillanti del cielo notturno: in questi giorni è particolarmente facile identificarlo perché è visivamente molto vicino alla Luna. Ma se è visibile, lo è anche senza ricorrere a un telescopio.

La particolarità astronomica dell’8 marzo non è che Giove sarà visibile, ma che in quella data sarà alla distanza minima dalla Terra, ossia 663 milioni di chilometri, come risulta consultando Wolfram Alpha, e quindi sarà leggermente più luminoso rispetto alla norma.

Inoltre, trovandosi in quel periodo in opposizione al Sole, ossia nel punto della volta celeste opposto al Sole, sarà ben visibile per tutta la notte. Godiamoci quindi lo spettacolo, osservando per esempio il veloce moto dei suoi satelliti con un buon binocolo o un piccolo telescopio, e lasciamo perdere la bufala: Giove è (quasi) sempre un magnifico astro brillante nel cielo.