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Mandate il vostro nome su Plutone

Mandate il vostro nome su Plutone

Ultimo aggiornamento: 2019/01/01.

La NASA vi offre l’opportunità di inviare il vostro nome e cognome fino a Plutone e oltre, registrato su un CD installato a bordo della sonda New Horizons, che verrà lanciata a gennaio 2006 e arriverà dalle parti di Plutone a luglio 2015.

È una piccola grande occasione per immortalare il proprio nome tanto quanto quelli dei faraoni, dato che la sonda sarà al riparo da ogni eventuale cataclisma terrestre (Decimo Pianeta compreso) e tornerà da queste parti soltanto fra circa 50.000 anni.

Per registrare il vostro nome gratuitamente, è sufficiente visitare l’apposito sito Nasa. Avrete la possibilità di stamparvi un bel certificato e di far controllare agli amici che avete memorizzato presso la Nasa il vostro nome. Ma non rimandate, perché c’è tempo soltanto fino al 15 settembre. Io ho registrato tutti i nomi della mia famiglia, compreso quello del mio adorato gatto Biru, morto il 21 giugno scorso (grazie ad Alex per l’idea).

Già che ci siete, date anche un’occhiata al sito generale della missione.

2019/01/01: Il sito di archiviazione dei certificati è ora qui.

Trovato un altro pianeta nano nel Sistema Solare, indizio di un grande pianeta esterno da scoprire

Ultimo aggiornamento: 2018/10/03 00:40.

Qualche giorno fa (il 27 settembre) ho pubblicato questo tweet nella speranza di prevenire fantasie ufologiche a proposito di una scoperta astronomica ancora sotto embargo:

Quando viene diramata una notizia astronomica con preghiera di tenerla riservata fino a una certa data, c’è sempre il complottista di turno che si lascia andare a facili entusiasmi e dice che l’embargo dimostra che ci stanno tenendo nascosto qualcosa. Più semplicemente, si chiede l’embargo ai giornalisti in modo da coordinare l’uscita della notizia e dare tempo ai giornalisti di preparare gli articoli.

In questo caso l’embargo è stato tolto oggi alle 14 UTC e quindi sono usciti gli articoli che spiegano la nuova scoperta: si tratta di un pianeta nano del Sistema Solare, denominato 2015TG378 e soprannominato The Goblin, che è stato confermato dopo tre anni di osservazioni. L’annuncio è stato dato da Scott Sheppard, della Carnegie Institution for Science, coordinatore delle ricerche effettuate con il telescopio Subaru alle Hawaii. Il paper di annuncio si intitola A New High Perihelion Inner Oort Cloud Object.

Come spiega Astronomy.com, TG378 ha un diametro stimato di circa 300 km e orbita intorno al Sole una volta ogni 40.000 anni circa, con una traiettoria ellittica che non si avvicina mai al Sole più di Nettuno e si allontana fino a circa 2300 UA, cioè 2300 volte la distanza Terra-Sole, quindi 344 miliardi di km.

La scoperta è una botta di fortuna, in un certo senso, perché TG378 passa quasi il 99% della propria orbita a distanze tali da essere invisibile agli attuali telescopi.

Cosa più importante, la scoperta di TG378 è un altro tassello nel mosaico di dati che sembrano suggerire la presenza di un pianeta massiccio ancora da scoprire. I pochi pianeti nani transnettuniani che conosciamo sembrano orbitare come se fossero influenzati da un corpo celeste di grande massa.

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La rivista della Planetary Society diventa ad accesso libero: 38 anni di astronomia scaricabili

La rivista della Planetary Society diventa ad accesso libero: 38 anni di astronomia scaricabili

Il Planetary Report, la rivista della Planetary Society, è da decenni un punto di riferimento per l’astronomia e la divulgazione scientifica in inglese. Ora è completamente scaricabile gratis. Non solo il numero attuale della rivista, ma tutti e 212 numeri, che coprono 38 anni, dal 1980 ad oggi. L’annuncio ufficiale è stato pubblicato qui oggi.

Il numero di settembre è consultabile qui; l’intera collezione è invece qui.

Anni fa ero membro della Society, ma avevo poi disdetto perché ricevere una rivista cartacea, che occupava posto e non consentiva ricerche digitali, per me non aveva senso. Ora che c’è il formato scaricabile e cercabile, mi sono subito reiscritto. Le iscrizioni partono da 50 dollari l’anno, pagabili anche con PayPal.

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No, stanotte Marte non sarà grande come la Luna

No, stanotte Marte non sarà grande come la Luna

Ultimo aggiornamento: 2018/07/28 10:25.

Siti parodistici come ScienceInfo (link intenzionalmente alterato) stanno diffondendo di nuovo la bufala secondo la quale il 27 luglio 2018, oggi, il pianeta Marte apparirà grande come la Luna.

La notizia è falsa ed è una versione aggiornata di una bufala che risale almeno al 2003 e che ho raccontato qui nel 2009.

I fatti sono ben diversi: in questi giorni il pianeta Marte raggiungerà la sua distanza minima dalla Terra (circa 57,7 milioni di chilometri). Il valore minimo assoluto verrà raggiunto il prossimo 31 luglio. Anche se Marte si avvicina e allontana periodicamente rispetto alla Terra ogni due anni circa, l’entità dell’avvicinamento è variabile e in questo caso è dal 2003 che non raggiunge un valore minimo così relativamente basso.

Credit: Bruce Betts / JPL Solar System Simulator

Ma Marte non sarà affatto grande come la Luna: continuerà ad essere un puntino, se visto a occhio nudo, e continuerà a servire un telescopio per poterlo osservare in dettaglio. Marte sarà più brillante del solito (più di Giove e di Sirio), ma nulla più. In un telescopio la differenza di dimensioni di Marte rispetto a quando è più lontano dalla Terra sarà notevole, ma questa differenza non sarà percepibile a occhio nudo.

L’eclissi di Luna annunciata per stasera, invece, non è una bufala e sarà un’occasione anche per osservare Marte. Per maggiori informazioni potete consultare il sito dell’Unione Astrofili Italiani, e fate attenzione alle baggianate scritte da giornalisti che s’improvvisano astronomi.

Fonti aggiuntive: Metabunk, Planetary.org, Slate.

Video: “Dove sono tutti quanti? Il mistero della vita extraterrestre”

Venerdì scorso ho partecipato come relatore a Un venerdì tra le stelle, a Omegna (VB), con una conferenza dedicata al celebre paradosso di Fermi a proposito della mancanza di segnali di civiltà extraterrestri. Il video integrale della conferenza è qui. Buona visione.

“Strano segnale” da una stella vicina? Interessante, ma non è ET

“Strano segnale” da una stella vicina? Interessante, ma non è ET

Ultimo aggiornamento: 2017/07/27 8:00. 

Come sempre quando il mondo scientifico annuncia di aver ricevuto segnali interessanti dal cosmo, anche stavolta si è scatenato l’entusiasmo di chi spera che si tratti finalmente della prova dell’esistenza della vita intelligente al di fuori della Terra. Ma vista l’importanza della questione e la frequenza dei falsi allarmi, è meglio andarci cauti.

Qualche giorno fa Repubblica ha titolato (piuttosto sobriamente, va detto) “Ross 128, captato uno strano segnale dalla stella vicina”, a firma di Giacomo Talignani, e ha riassunto bene i fatti tecnici, tratti dall’annuncio originale: il professor Abel Méndez, dell’Università di Puerto Rico, ha descritto la ricezione, presso il sensibilissimo radiotelescopio di Arecibo, di un segnale radio “strano” dalla stella Ross 128, che si trova a 11 anni luce da noi nella costellazione della Vergine (praticamente sotto casa).

Tutte le stelle emettono segnali radio insieme alla luce visibile e ad altre radiazioni, per cui l’esistenza di un segnale in sé non è insolita: però le caratteristiche di questo segnale erano anomale (pulsazioni quasi periodiche), per cui meritavano un approfondimento.

Méndez ha messo subito le mani avanti dicendo che “l’ipotesi aliena è in fondo all’elenco dopo molte altre spiegazioni migliori” e che ha “una Piña Colada pronta per festeggiare se i segnali sono di natura astronomica” e pubblicando un tweet molto chiaro: “Aspettiamo tutti i risultati prima di giungere a una conclusione sulla natura dei segnali da #Ross128 questa settimana. Spoiler: niente alieni”.

Ieri (20 luglio) è arrivata la spiegazione: è molto probabile che si tratti di un disturbo radio proveniente da un satellite artificiale terrestre. Niente Piña Colada, insomma.

Non è la prima volta che capita che un segnale apparentemente promettente si riveli poi molto banale, come quando ci si accorse dopo cinque anni di mistero cosmico che il radiotelescopio di Parkes, in Australia, aveva in realtà captato il segnale manifestamente artificiale di un forno a microonde.

Ed è per questo che prima di pensare a ET è prudente scartare una per una, pazientemente, tutte le altre ipotesi alternative.

2017/07/27 8:00. Il SETI Institute ha annunciato che il segnale proviene dai satelliti geostazionari in orbita intorno alla Terra. La verifica è stata resa possibile dal radiotelescopio Allen Telescope Array e da osservazioni congiunte di altri radiotelescopi.

Fonti aggiuntive: The Verge, Washington Post.

Serve per caso un’allerta asteroide?

Capita spesso che i giornali generalisti lancino allarmi acchiappaclic a proposito di asteroidi che starebbero per “sfiorare” la Terra. Ma se volete un punto di riferimento serio per questo tema, lasciate perdere i generalisti: c’è un servizio apposito realizzato dagli esperti dell’Unione Astronomica Internazionale.

Il servizio si chiama Minor Planet Center (www.minorplanetcenter.net) e offre notizie verificate appunto dagli astronomi di tutto il mondo a proposito degli asteroidi che vengono scoperti nelle vicinanze (si fa per dire) della Terra.

Grazie al Minor Planet Center è possibile ricevere informazioni puntuali sia via mail (iscrivendosi qui) sia via Twitter (@MinorPlanetCtr), ma occorre interpretare il codice usato da questi avvisi. C’è in particolare la parola harmlessly, che ricorda che si tratta di passaggi innocui, e c’è la sigla LD, che sta per Lunar Distance (distanza lunare, o meglio distanza Terra-Luna, pari a 384.402 km) ed è l’unità di misura usata per indicare la distanza degli asteroidi dalla Terra.

In altre parole, un asteroide che passa a 1 LD dalla Terra passa a una distanza pari a quella della Luna e c’è da preoccuparsi lievemente soltanto quando l’avviso parla di 0,1 LD o meno, perché vuoi dire che l’asteroide passa nelle vicinanze delle orbite dei satelliti geostazionari per telecomunicazioni, che stanno a circa 36.000 km. Le probabilità che uno di questi asteroidi si scontri con un satellite sono comunque infinitesimali (lo spazio è grande) anche a questa distanza.

Se vi serve un’altra risorsa di pronta allerta, c’è l’International Asteroid Warning Network, la cui sigla, nonostante il tema potenzialmente catastrofico, è ironicamente IAWN, che in inglese si pronuncia come yawn (sbadiglio).

Il Puntino Azzurro di Carl Sagan illustrato da Zen Pencils

Il Puntino Azzurro di Carl Sagan illustrato da Zen Pencils

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “alex.gir”. Ultimo aggiornamento: 2017/04/16 22:20.

Zen Pencils ha illustrato The Pale Blue Dot, una delle più poetiche riflessioni sull’universo e sull’umanità scritte dall’astronomo Carl Sagan. Ne avevo parlato in questo articolo, traducendo come meglio potevo la prosa di Sagan, ispirata da un’immagine scattata dalla sonda Voyager 1, così lontana nel suo viaggio che la nostra Terra è poco più di un pixel nell’immensità del cosmo.

Ripubblico qui la mia traduzione, da leggere accompagnandola con le immagini di Zen Pencils.

Da questo lontano punto d’osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi.

Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e cercatore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti a malapena distinguibili di qualche altro angolo. Quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino.

Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granello solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, perlomeno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.

Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza che suscita umiltà e forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo.

Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci con più gentilezza l’uno dell’altro e di preservare e proteggere l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. Questo puntino azzurro.

– Carl Sagan, 1934-1996

Nota (2017/04/16): ho scelto di tradurre pale blue dot come puntino azzurro, non come pallido puntino azzurro (come fanno molte altre traduzioni italiane di questo testo di Sagan), perché pale blue in inglese significa azzurro. Di conseguenza, pallido puntino azzurro è una traduzione poeticamente azzeccata ma scorretta.

Arecibo, il radiotelescopio che non dovrebbe esistere: ne parlo su Le Scienze

I complottisti mi fanno sorridere: pensano di aver scoperto chissà quali complotti immaginari mentre quelli reali passano sotto il loro naso senza che se ne accorgano. Per il numero 579 di Le Scienze ora in edicola ho scritto un articolo che racconta proprio di uno di questi complotti reali.

Avete presente il radiotelescopio di Arecibo? Quel gigante di 300 metri di diametro che per decenni è stato di gran lunga l’osservatorio di radioastronomia più grande del mondo? Mi affascina sin da bambino, non solo per le sue linee eleganti e le sue dimensioni colossali e l’invio del messaggio radio lanciato verso eventuali civiltà extraterrestri in ascolto, ma perché non dovrebbe esistere.

Infatti non ha senso che negli anni Sessanta, quando la radioastronomia era in fasce, il governo degli Stati Uniti abbia costruito a tempo di record un radiotelescopio così colossale. Come si poteva giustificare la spesa in un settore così lontano da qualunque ritorno pratico?

Arecibo mi ha sempre lasciato perplesso, ma qualche tempo fa ho scoperto perché esiste. Se la cosa vi interessa, leggete il mio articolo su Le Scienze oppure procuratevi questi riferimenti tecnici (in inglese):

SIGINT in Space.

Soldiers, Spies and the Moon.

DARPA paves the way for U.S. Efforts in Ballistic Missile Defense.

Genesis of the 1000-foot Arecibo dish, Marshall H. Cohen, Journal of Astronomical History and Heritage.

The Wizards of Langley: Inside the CIA’s Directorate of Science and Technology, Jeffrey T. Richelso.

To See the Unseen, NASA.

Arecibo Observatory presso DARPA.mil.

Il grande giorno di Plutone

Il grande giorno di Plutone

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/14 15:50.

Ci siamo: dopo nove anni di viaggio, oggi è il giorno del transito della sonda New Horizons vicinissimo a Plutone, a una distanza minima di 12.500 chilometri. Ci vorranno probabilmente decenni prima di avere altre immagini come queste, per non parlare dei dati scientifici senza precedenti che vengono raccolti in questo viaggio.

I siti e le app principali per seguire l’evento sono elencati in questo mio articolo.

Pubblicherò qui una selezione delle immagini man mano che arriveranno. Fra l’altro, occhio ai falsi: ci sono in giro varie foto erroneamente descritte come immagini di Plutone che però mostrano altri mondi o sono completamente inventate. Se la foto non è qui o non c’è presso http://pluto.jhuapl.edu/Multimedia/Science-Photos/, è falsa o è un’elaborazione.

Plutone in colori reali visto da 766.000 chilometri il 13 luglio.
Credit: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute
Plutone visto da 2,5 milioni di chilometri il 12 luglio.
Credit: NASA/JHUAPL/SWRI
Caronte il 12 luglio. Non so se i pixel isolati in alto sono una stella
o un difetto del sensore.
Credit: NASA/JHUAPL/SWRI
Plutone visto da 2,5 milioni di chilometri il 12 luglio.
Credit: NASA/JHUAPL/SWRI
Plutone e Caronte a confronto con la Terra.
Credit: NASA via SpaceflightNow