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La bizzarra storia di Sergei Krikalev, cosmonauta abbandonato nello spazio

La bizzarra storia di Sergei Krikalev, cosmonauta abbandonato nello spazio

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/03/31 21:45.

Sergei Krikalev all’epoca della sua insolita missione:
si nota uno scorcio della bandiera sovietica
sul braccio della tuta. Credit: Claude Lafleur.

Il 25 marzo 1992, ventiquattro anni fa, rientrava sulla terra il cosmonauta Sergei Krikalev, reduce da ben 311 giorni trascorsi suo malgrado nello spazio a bordo della stazione spaziale Mir. Era rimasto intrappolato a bordo della stazione per diversi mesi in più del previsto per una ragione molto particolare: il paese che l’aveva lanciato in orbita non esisteva più. Questa è la sua storia, tratta dal mio libro digitale gratuito Almanacco dello Spazio.

18 maggio 1991: l’Unione Sovietica è già scricchiolante quando il cosmonauta trentaquattrenne Krikalev (foto qui accanto) parte dal cosmodromo di Baikonur con la Soyuz TM-12 per raggiungere la stazione spaziale sovietica Mir, insieme al collega russo Anatoly Artsebarsky e alla britannica Helen Sharman (vincitrice di un concorso commerciale), ma nei mesi successivi avviene il crollo completo.

Mentre Krikalev è a bordo della Mir per una missione che secondo i piani dovrebbe durare circa sei mesi, in Unione Sovietica succede di tutto sotto gli occhi attoniti del mondo: un colpo di stato ad opera di membri conservatori del Partito Comunista, del KGB e delle forze armate culmina con l’arresto del presidente Gorbaciov e con l’attacco militare alla sede del parlamento, ma poi fallisce (19-21 agosto 1991); il Partito Comunista che imperava nel paese viene sciolto per decreto (24 agosto 1991); dieci delle repubbliche che componevano l’Unione Sovietica dichiarano la propria indipendenza (agosto-dicembre 1991); Russia, Ucraina e Bielorussia costituiscono la Comunità degli Stati Indipendenti (12 dicembre 1991), alla quale aderiscono poi altre otto repubbliche ex sovietiche (21 dicembre 1991); e in un solo giorno Gorbaciov si dimette e viene rimpiazzato da Boris Yeltsin, l’Unione Sovietica cessa di esistere, la Repubblica Socialista Sovietica Russa viene rinominata Federazione Russa e la bandiera rossa con falce e martello dell’Unione Sovietica viene tolta dal Cremlino e sostituita con il tricolore russo (25 dicembre 1991). Persino la città dove Krikalev è cresciuto cambia nome: non si chiama più Leningrado ma San Pietroburgo.

Come se tutto questo non bastasse, uno dei voli spaziali che doveva contribuire al ricambio dell’equipaggio della stazione viene annullato (Helen Sharman è tornata sulla Terra da tempo, il 26 maggio 1991, con la Soyuz TM-11 insieme a Viktor Afanasyev e Musa Manarov, che erano già a bordo della Mir). Inoltre il cosmodromo sovietico di Baikonur dal quale dovrebbero partire i voli di ricambio è ora di colpo nel territorio di uno stato indipendente (la Repubblica del Kazakistan, ex Repubblica Socialista Sovietica Kazaka), che pretende di essere pagato lautamente per l’uso della base spaziale.

La Federazione Russa, disperatamente a corto di finanziamenti, rinuncia a far tornare Krikalev e sceglie invece di farsi pagare 7 milioni di dollari per portare nello spazio l’austriaco Franz Viehböck sulla Soyuz TM-13; inoltre ottiene uno sconto dal governo kazako mettendo sullo stesso volo di Viehböck il primo cosmonauta-ospite kazako (Toktar Aubakirov). Ma così facendo su quella Soyuz non c’è più posto per Alexander Kaleri, l’ingegnere di volo che avrebbe dovuto sostituire Krikalev, e quindi Krikalev non può tornare.

Aubakirov e Viehböck arrivano sulla Mir con la Soyuz TM-13 il 4 ottobre 1991, insieme al comandante russo Aleksander Volkov, e rientrano a terra otto giorni dopo, insieme ad Artsebarsky, usando la Soyuz TM-12 che sarebbe spettata a Krikalev; Volkov rimane a bordo della Mir con Krikalev.

Il tanto atteso ricambio di Krikalev, Aleksander Kaleri, arriva alla Mir con la Soyuz TM-14 il 19 marzo 1992, insieme ad Aleksander Viktorenko e al tedesco Klaus-Dietrich Flade; sei giorni dopo, il 25 marzo 1992, Volkov, Flade e (finalmente) Krikalev tornano a terra con la Soyuz TM-13.

Sergei Krikalev non si farà intimorire dalla propria disavventura, che lo porta all’attenzione dei media di tutto il mondo e ispirerà una popolarissima campagna pubblicitaria televisiva italiana della DeAgostini che mostra proprio un astronauta sovietico che trova tutto cambiato al proprio rientro: anzi, tornerà ancora nello spazio con lo Shuttle statunitense nel 1994, diventando il primo russo a bordo di un veicolo spaziale americano, e poi ancora nel 1998, quando sarà il primo russo a entrare nella Stazione Spaziale Internazionale. Non pago, volerà di nuovo su una Soyuz nel 2000 per visitare una seconda volta la Stazione, tornando con uno Shuttle, e poi ancora su una Soyuz nel 2005, con una terza visita alla Stazione, restandovi sei mesi. Tornerà sulla Terra definitivamente il 10 ottobre 2005.

Fonti: The Story of Space Station Mir, David Harland, 2005, p. 209-210 e p. 289; Flight International, 1991; Astronautix; Spacefacts; Astronautix; NASA.

Videochicche spaziali: Saturno e ISS, Soyuz in time-lapse, ping pong acquatico sulla Stazione, test di SpaceX

Videochicche spaziali: Saturno e ISS, Soyuz in time-lapse, ping pong acquatico sulla Stazione, test di SpaceX

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/27 13:30.

Aggiornamento (2016/01/24): ho rimosso il video di Julian Wessel che mostrava un passaggio della Stazione Spaziale Internazionale davanti a Saturno (JWAstronomy) perché è quasi sicuramente un falso, secondo le analisi tecniche.

Aggiornamento (2016/01/25): L’autore del video della Stazione ha ammesso la falsificazione, ma non prima che il video diventasse per qualche giorno la Astronomy Picture of the Day (APOD) della NASA nonostante le documentate analisi e proteste dei massimi esperti del settore. La APOD è stata rimpiazzata oggi.
 
Aggiornamento (2016/01/27): Phil Plait ha un’ottima analisi della vicenda e un vero video du un transito della ISS davanti a Saturno.

Un video in time-lapse a 4K del decollo della Soyuz che ha portato nello spazio il primo astronauta britannico, Tim Peake.

Nello spazio si può giocare a ping-pong con una pallina fatta d’acqua: basta avere delle racchette super-idrorepellenti, come dimostra Scott Kelly in questo video in 4K.

Intanto SpaceX sta collaudando la propria capsula per equipaggi, che sarà dotata di razzi di frenata e di atterraggio. Qui la vedete in un breve test di volo librato, sostenuta soltanto dalla spinta dei motori.

Questi stessi motori serviranno anche come propulsori d’emergenza per catapultare la capsula e l’equipaggio in caso di problemi gravi sulla rampa di lancio e poco dopo il decollo, portandola da 0 a 160 km/h in 1,2 secondi e raggiungendo una velocità massima di 555 km/h, con i risultati visibili in questi video di un pad abort test effettuato a maggio 2015.

L’avventura spaziale di Samantha Cristoforetti raccontata in un documentario al cinema

L’avventura spaziale di Samantha Cristoforetti raccontata in un documentario al cinema

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/12/01 23:55.

2015/09/03. Il viaggio nello spazio di Astrosamantha verrà raccontato al cinema in un documentario. Stanotte è stato messo online su Vimeo un trailer non ancora annunciato ufficialmente.

[2015/10/14: Il trailer è stato rimosso pochi giorni dopo la pubblicazione]

Inizialmente avevo pensato a un documentario non autorizzato, per via delle imprecisioni e delle immagini non pertinenti: la dicitura sbagliata “L’astronauta con il record di permanenza nello spazio” quando in realtà è il record femminile, non assoluto, e le riprese ripetute delle passeggiate spaziali, che Sam questa volta non ha fatto e che mostrano astronauti che non fanno parte del suo equipaggio. Mi aveva sorpreso anche l’uso di una S.r.l. per una produzione di questa importanza. Ma poco fa ho ricevuto conferma autorevole del fatto che si tratta di un documentario ufficiale e approvato ed è un progetto congiunto dell’ESA, dell’ASI e dell’Aeronautica Militare. La versione inglese del trailer è qui.

Sarà una gioia vedere l’esperienza spaziale di Sam su grande schermo. Così magari qualche zuccone sessista finalmente capirà quanto duro lavoro e quanto studio c’è dietro una missione nello spazio.

2015/10/14

Il trailer italiano originale è stato rimosso e quello inglese è stato reso privato, ma il 16 settembre scorso è stata pubblicata una nuova versione corretta dell’edizione italiana, scovata da dan, e del trailer in inglese. Nell’edizione italiana, al posto della dicitura sbagliata ora c’è, correttamente, la frase “La donna con il record di permanenza continuativa nello spazio”.


Astrosamantha Trailer Film CINEMA ita from MOROL SRL on Vimeo.

Inoltre il documentario è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma il 12 ottobre scorso alla presenza di Samantha ed è “scritto, diretto e prodotto da Gianluca Cerasola” (Sole 24 Ore). La voce narrante è di Giancarlo Giannini.

Nella scheda apposita di IMDB, attualmente assai scarna, la data di rilascio del documentario è il 25 ottobre prossimo e il titolo inglese è Astrosamantha, the Space Record Woman. La scheda della Festa del Cinema riporta che il documentario dura 83 minuti e che la fotografia è curata da Alberto Di Pasquale, il montaggio è opera di Marco Guelfi e la musica è di Fabio Mandarà. Qualche informazione in più è presso il sito della Morol Srl.

2015/12/01

C’è una scheda informativa su Astrosamantha presso Officineubu.com e il documentario verrà proiettato il 13/12 a Milano al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo. L’uscita nelle sale è prevista attualmente per il 7 gennaio 2016. Sono in contatto con il regista per organizzare una proiezione anche in Svizzera.

Fonti aggiuntive: SIAE, Futuro Quotidiano, Il profumo della dolce vita.

Spogliarello maschile di gruppo sulla Stazione Spaziale annunciato via Twitter?

Spogliarello maschile di gruppo sulla Stazione Spaziale annunciato via Twitter?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “roberto.mel*” e “squonk*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015-09-05 19:30.

Poche ore fa è comparso su Twitter questo strano annuncio dell’utente @AidynAimbetov:“Se volete vedere della gente nuda nello spazio per favore iscrivetevi a me e ritwittate prima del 12 settembre 2015. Servono 100K iscritti. #ISSNudeCrew”. Il tweet è stato cancellato poco dopo.

Aidyn Aimbetov è il nome di uno degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. A prima vista sembrerebbe logico presumere che si tratti di un account falso, ma è seguito da ESA Space History e da Space Shuttle Almanac, due fonti solitamente attendibili nel settore astronautico.

Qualcuno ne sa di più? Ho già contattato le mie fonti astronautiche solite e segnalato la faccenda a @ESAoperations e @ShuttleCDRKelly, ma per ora non ho avuto risposte.

19:30. Secondo i tweet più recenti dell’account @AidynAimbetov, l’account sarebbe autentico e sarebbe stato violato temporaneamente grazie a password facilmente indovinabili (data di nascita e iniziali). Se confermato, che io sappia è il primo caso di furto di un account di un astronauta in assoluto e in particolare mentre l’astronauta è nello spazio.

Che ci fa un atlante stradale a bordo della Stazione Spaziale Internazionale?

Che ci fa un atlante stradale a bordo della Stazione Spaziale Internazionale?

Via Twitter mi è arrivata la segnalazione di @tamarabalestri, che ha notato che in questa foto pubblicata da Samantha Cristoforetti ad accompagnamento di questo suo post e mostrata qui accanto c’è una particolarità: un atlante stradale (evidenziato in giallo). Che se ne fanno di un atlante stradale nello spazio?

Si tratta, specificamente, del Rand McNally Road Atlas del 2010, come si può rilevare confrontando la foto con le immagini della copertina dell’Atlas in questione.

Qui accanto vedete il dettaglio evidenziato in giallo nella foto precedente, ruotato di 180°. Corrisponde chiaramente a questo Atlas, che copre le strade di Stati Uniti, Canada e Messico.

Cercando un po’ ho trovato che lo stesso atlante “spaziale” compare anche in una foto scattata dall’astronauta Alexander Gerst il 21 ottobre scorso sulla ISS.

Ho elaborato un po’ l’immagine di Gerst per evidenziarne i dettagli, come potete vedere qui sotto, ed è emersa la probabile ragione della presenza di un atlante stradale a bordo della Stazione: per aiutare gli astronauti a riconoscere le zone della Terra che fotografano.

La foto dell’atlante scattata da Gerst, infatti, rivela che sull’atlante c’è una dedica: “To the […]ews of ISS, En[…] the Cupola a[…] take lots of pictures!”, che è probabilmente “To the crews of ISS, Enjoy the Cupola and take lots of pictures!”, ossia “Agli equipaggi della ISS, godetevi la Cupola e fate tante foto!”. La dedica è firmata, ma la firma è illeggibile: tuttavia c’è l’indicazione “Exp 13, 21, 22”, che indica che si tratta dello statunitense Jeffrey Williams, unico astronauta ad aver effettuato tutte le missioni (Expedition) citate.

Inoltre la foto di Gerst mostra che accanto all’Atlas delle strade dell’America settentrionale c’è anche un Atlas of the World (atlante del mondo), per cui gli abitanti della Stazione hanno a disposizione una guida completa di tutto il mondo.


Nulla di misterioso, insomma: anzi, è molto logico che gli astronauti usino un atlante per orientarsi. Dal loro punto di vista, a 400 km di quota, vedono la Terra esattamente come se fosse una gigantesca cartina, e le strade sono un ottimo riferimento visivo, con le loro forme caratteristiche e il loro contrasto elevato rispetto al terreno circostante.

Il primo trailer di “Interstellar” di Christopher Nolan

Il primo trailer di “Interstellar” di Christopher Nolan

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “ste_car*” e “massimiliano.der*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo è il primo trailer del prossimo film di Christopher Nolan, intitolato Interstellar (IMDB; sito ufficiale, al momento non funzionante). Uscirà a novembre 2014. Potete vederle il trailer in alta definizione qui su Youtube. La versione italiana è qui sotto:

Lo segnalo non solo per il tema affascinante (le più grandi scoperte dell’esplorazione sono tutte ancora da fare; siamo i pionieri che s’affacciano sul nuovo mondo) ma anche per via di un paio di chicche aerospaziali.

Mentre il trailer parla del primo volo supersonico (Chuck Yeager, 1947), viene mostrato correttamente un Bell X-1

…ma la ripresa successiva mostra un altro aereo (probabilmente un Douglas Skyrocket), che a differenza dell’X-1 ha le ali a freccia:

Mentre si sente l’audio di una missione Gemini si vede correttamente il rientro di una capsula Gemini. Chicca personale: ho suggerito io la traduzione italiana di questa specifica frase.

Poi viene mostrato un equipaggio che sale in ascensore: è quello di Apollo 11, e si riconosce al centro il volto di Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna insieme a Buzz Aldrin. A differenza di un altro film recente che ripresentava immagini delle missioni lunari Apollo, ossia Transformers 3, i volti degli astronauti non sono stati sostituiti nei filmati d’epoca.

Ma la ripresa dell’allunaggio non proviene da Apollo 11, bensì dalla missione successiva (Apollo 12):

E per chi si chiede chi sia questo signore che sorride, è il telecronista Walter Cronkite, celeberrimo negli USA ma un po’ meno conosciuto altrove:

Ho scritto questi appunti solo per appagare il nerd che c’è in me. Magari possono essere utili a quello che c’è in voi.

Antibufala: astronauti colti a parlare di problemi di gabinetto fluttuanti

Antibufala: astronauti colti a parlare di problemi di gabinetto fluttuanti

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “manuela.coc*”.

Lega Nerd ha pubblicato oggi un articolo nel quale viene citato uno spezzone decisamente insolito delle conversazioni degli astronauti John Young, Gene Cernan e Tom Stafford durante la missione Apollo 10, la prova generale dell’allunaggio, avvenuta fra il 18 e il 26 maggio 1969. Lo spezzone ha suscitato una certa ilarità mista a incredulità, perché gli astronauti stanno discutendo su chi dei tre sia l’autore di una cacca che fluttua in cabina. Ecco un brano dell’austero dibattito:

STAFFORD: Oh – Who did it? (Chi l’ha fatta?)
YOUNG: Who did what? (Chi ha fatto cosa?)
CERNAN: What? (Che cosa?)
STAFFORD: Who did it? (Chi l’ha fatta?) (Laughter) (Risate)
CERNAN: Where did that come from? (Quello da dove arriva?)
STAFFORD: Give me a napkin quick. There’s a turd floating through the air. (Svelti, datemi un fazzoletto, c’è una cacca che fluttua nell’aria)

Il resto, con la traduzione, è nell’articolo di Lega Nerd.

Una volta tanto non è un pesce d’aprile o una bufala: è un dialogo realmente accaduto, documentato dalla NASA qui, a pagina 414 della trascrizione ufficiale delle conversazioni, durante il sesto giorno di viaggio. E non è l’unico del suo genere: a pagina 364 sembra che gli astronauti abbiano lasciato delle feci nel modulo lunare prima di sganciarlo, ottenendo il discutibile primato della “prima cacca in orbita intorno al Sole” (il modulo fu infatti abbandonato in modo che si inserisse in un’orbita solare). L’argomento si ripropone anche a pagina 419, con un altro UFO (unidentified fecal object) di cui disquisiscono in termini di adesività e consistenza.

Come è possibile che questa storia emerga soltanto ora, dopo più di quattro decenni? Lega Nerd spiega che le trascrizioni audio sono state declassificate “da poco”, ma non è esatto: in realtà la declassificazione avvenne non più di 12 anni dopo la missione (quindi nel 1981) e le trascrizioni sono disponibili su Internet da vari anni (lo so perché le ho collezionate anni fa). Su Archive.org c’è anche l’audio. Fra l’altro, gli affari di gabinetto di Apollo 10 erano già citati online a gennaio dell’anno scorso su Tumblr e nell’esilarante libro Packing for Mars di Mary Roach (2010).

La ragione per cui s’è parlato solo di recente di questo aneddoto (con un picco intorno al primo di aprile che ha alimentato il sospetto che fosse una bufala) è che la conversazione non fu ascoltata via radio da Terra e quindi non arrivò alle orecchie dei giornalisti: la discussione fa infatti parte delle registrazioni dell’audio di bordo, non delle registrazioni delle comunicazioni radio.

Queste conversazioni di bordo venivano registrate su bobine (i dettagli sono sul blog del progetto Moonscape) che venivano poi trascritte con calma dopo il termine della missione. Per via della loro schiettezza, inizialmente erano classificate “confidential” e quindi non venivano divulgate. Ci vuole la pazienza di un appassionato per sfogliare centinaia di pagine di conversazioni tecniche e snidare chicche come questa.

Proprio perché erano registrazioni destinate a restare riservate, gli astronauti si lasciavano andare con un candore che contrasta fortemente con la formalità e l’ufficialità delle comunicazioni radio pubbliche; nei dialoghi di bordo il turpiloquio e le battute salaci abbondano.

Ma come mai c’erano feci fluttuanti in cabina? Senza entrare eccessivamente nei particolari, nei veicoli usati per le missioni lunari non c’era un gabinetto, per cui gli astronauti dovevano arrangiarsi per una dozzina di giorni usando dei sacchetti dall’imboccatura adesiva che venivano applicati, come dire, nel posto giusto al momento giusto. Non c’era privacy e non era un’operazione comoda o facile, per cui gli incidenti erano frequenti. Sullo Shuttle e sulla Stazione Spaziale Internazionale c’è un vero e proprio gabinetto, che funziona tramite aspirazione ma comunque richiede una certa precisione di allineamento. Ma questa è un’altra storia.

Cantare con i Barenaked Ladies: cool. Dalla Stazione Spaziale: FANTASTICO

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “infinity999”.

Ed Robertson dei Barenaked Ladies si fa accompagnare da una voce molto speciale: quella dell’astronauta Chris Hadfield, che sta sulla Stazione Spaziale Internazionale. Se guardare Chris che canta e suona la chitarra mentre contempla la Terra dallo spazio attraverso i finestrini panoramici della Cupola non vi emoziona, mi arrendo.

Ecco le parole di I.S.S. (Is Somebody Singing), scritta insieme da Robertson e Hadfield durante l’addestramento di Hadfield in Russia per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, di cui sarà tra poco comandante.

Credit and © 2012 Treat Baker Music / Warner Chappell Music / Chris Hadfield Inc. 

On solid fuel and wires
Turn the key and light the fires
We’re leaving Earth today

This rocket’s burning bright
We’ll soon be out of sight
And orbiting in space

Pushed back in my seat
Look out my window
There goes home

That ball of shiny blue
Houses everybody anybody ever knew

So sing your song
I’m listening
Out where stars are glistening
I can hear your voices bouncing off the Moon

If you could see our nation
From the International Space Station
You’d know why I want to get back soon

Eighteen thousand miles an hour
Fueled by science and solar power
The oceans racing past
At half a thousand tons
Ninety minutes Moon to Sun
A bullet can’t go half this fast

Floating from my seat
Look out my window
There goes Home
That brilliant ball of blue
Is where I’m from and also where I’m going to

So sing your song
I’m listening
Out where stars are glistening
I can hear your voices bouncing off the Moon

If you could see our nation
From the International Space Station
You’d know why I want to get back soon

All black and white just fades to grey
Where the sun rises sixteen times a day
You can’t make out borders from up here
Just a spinning ball within a tiny atmosphere

Pushed back in my seat
Look out my window
Here comes home
What once was fueled by fear
Now has fifteen nations orbiting together here

So sing your song
I’m listening
Out where stars are glistening
I can hear your voices bouncing off the Moon

If you could see our nation
From the International Space Station
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon
You’d know why I want to get back soon

Lo spartito della canzone e il racconto della genesi della canzone sono qui e qui, mentre qui su Space.com potete vedere Hadfield alle prese con la sfida di trovare una chitarra adatta per essere portata nello spazio e suonarla in assenza di peso. A causa degli inevitabili ritardi di trasmissione dalla ISS, è stato necessario registrare prima la parte cantata e suonata di Hadfield.

Chris Hadfield, fra l’altro, manda quotidianamente dallo spazio delle fotografie meravigliose del nostro mondo e della vita nella Stazione. Seguitelo su Twitter (), non ve ne pentirete.

L’iniziativa potrà sembrare frivola e uno spreco di soldi del contribuente, ma testimonia la differenza fondamentale fra l’esperienza della ISS e i viaggi spaziali del passato: se i primi erano delle imprese estreme, la Stazione Spaziale Internazionale è un posto dove vivere nello spazio invece di fare un eroico mordi e fuggi. Se vogliamo andare su Marte, dobbiamo imparare a vivere a lungo (per anni) in ambienti isolati, totalmente autosufficienti e in assenza di peso, nei quali tutto è riciclato e le possibilità di rifornimento o soccorso sono limitatissime o nulle e i problemi psicologici non si possono ignorare facendo i duri. La ISS è insomma una palestra indispensabile per andare oltre la Luna.

Se Chris Hadfield accetta richieste, ne avrei una: la sigla di Firefly.

I “fuori onda” dello sbarco sulla Luna

I “fuori onda” dello sbarco sulla Luna

Durante la discesa verso la Luna che portò Neil Armstrong e Buzz Aldrin a essere i primi uomini a camminare su un altro corpo celeste nel luglio del 1969, a bordo del loro veicolo c’era un registratore a nastro sul quale rimasero incise le conversazioni private, non trasmesse verso Terra, dei due astronauti.

Ho recuperato dagli archivi NASA questa registrazione e l’ho sincronizzata con l’audio trasmesso e con le immagini della discesa, e ne è venuto fuori un quadro più completo di questa fase dell’impresa.

Alcune parti dell’audio trasmesso che prima erano incomprensibili a causa delle interferenze o delle perdite di segnale radio sono ora decifrabili e Neil Armstrong risulta parecchio più loquace ed emotivo di quanto sembri nella registrazione dell’audio pubblico.

Per esempio, nell’audio di bordo c’è un punto nel quale Armstrong ammette una certa difficoltà e Aldrin sembra confortarlo (intorno a 102:37):

Armstrong: Well, I tell you, this is much harder to do than it was… [Be’, te lo devo dire, è molto più difficile da fare di quanto lo fosse…]
Aldrin: Keep it going. [Continua così]

Emerge anche il talento di Armstrong, che si accorge di essere in anticipo di tre secondi rispetto al piano di volo (a circa 102:36). Nell’audio trasmesso verso Houston, Neil parla semplicemente di un anticipo:

Armstrong: Our position checks down range show us to be a little long. [I nostri controlli di posizione davanti a noi ci indicano che siamo un po’ lunghi]

Ma nell’audio in cabina è molto più specifico:

Armstrong: Okay, we went by the three-minute point early. We’re long. [OK, abbiamo passato in anticipo il riferimento dei tre minuti. Siamo lunghi]

[…]

Armstrong: Roger, about three seconds long. [Roger, lunghi di circa tre secondi]

Poi è il turno di Aldrin di essere emotivo, quando mette fretta ad Armstrong: il propellente di atterraggio del loro veicolo (il modulo lunare o LM) si sta esaurendo e Neil sta ancora volando in cerca di un punto sicuro dove posare il veicolo, e così Buzz (a 102:43) dapprima chiede a Neil di rallentare (“Slow it up”) e poi (solo nell’audio di bordo) cambia tono ed esorta a far atterrare il LM (“Ease her down”). Va notato che benché la qualifica di Aldrin sia quella di Lunar Module Pilot, in realtà è sempre il comandante a pilotare il LM, mentre il Pilot gli fornisce l’assistenza strumentale e gestisce il computer.

Il video dell’allunaggio, con l’audio di bordo sincronizzato, è qui sotto e fa parte del progetto Moonscape (al quale potete contribuire in vari modi, se vi va). L’audio di bordo è identificato visivamente usando le parentesi angolari e un font corsivo e più piccolo ed è sul canale sinistro, mentre l’audio trasmesso da e verso Terra è al centro e le voci dei tecnici del Controllo Missione sono sul canale destro.