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Facebook non chiude; “Tron Legacy” alla radio stamattina; corsi CICAP

Facebook non chiude; “Tron Legacy” alla radio stamattina; corsi CICAP

L’allarme che sta girando in Rete e che annuncia la prossima chiusura di
Facebook il 15 marzo è un’azzeccatissima bufala, probabilmente partorita dal
mitico giornale/sito satirico Weekly World News
qui
e smentita da Facebook
qui (Huffington Post;
ABC News; Snopes;
Ticinonline;
Slashable).

Stamattina alle 11 parteciperò a uno speciale radiofonico di un’ora dedicato a
Tron Legacy, al Tron originale e alla grafica digitale nel cinema
in Strahollywood (RSI Rete Tre,
streaming qui).

Stanno per chiudersi le iscrizioni al nono
Corso per investigatori di misteri
del CICAP, che spiega (anche tramite prove pratiche) come indagare su fenomeni
misteriosi, cure miracolose, complotti, veggenti e sensitivi, ma è anche
un’ottima scusa per conoscersi fra scettici allegri appassionati di questi
argomenti e fare due chiacchiere insieme senza la fretta degli incontri
tradizionali. Io sarò uno dei docenti per la parte dedicata ai complotti. Le
iscrizioni si chiudono il 22 gennaio. Il programma del corso è
consultabile qui;
la
scheda d’iscrizione è qui.
Per i primi 5 iscritti che siano studenti delle scuole superiori o universitari
c’è la possibilità di usufruire dell’intero corso per 200 euro anziché 650 (è
caruccio, lo so, ma è una delle poche forme di finanziamento dell’associazione):
per i dettagli, inviate una mail ad amministrazione@cicap.org o visitate
questa pagina del sito del
CICAP.

Indiana Jones and the Dial of Destiny: il primo trailer

Indiana Jones and the Dial of Destiny: il primo trailer

Era meglio intitolarlo “Indiana Jones and the Digital Deaging” :-). Uscirà il 30 giugno 2023.

Nell’attesa, guardate come le reti neurali automatizzano il procedimento di alterazione dell‘età di un attore in modo impressionante e senza richiedere protesi, motion capture e un esercito di animatori digitali. Non sto dicendo che sia questa la tecnica usata per ringiovanire Harrison Ford; è solo un esempio del progresso straordinario di queste tecnologie.

I dettagli sono su Ars Technica.

Le grandi domande dell’informatica: perché James Bond usa un Nokia?

Le grandi domande dell’informatica: perché James Bond usa un Nokia?

Sta uscendo finalmente nelle sale No Time to Die, il più recente film
della serie dedicata al celeberrimo agente segreto britannico inventato da Ian
Fleming. La pandemia ne ha ritardato l’uscita, per cui è comprensibile che
alcuni degli oggetti usati o indossati da James Bond ormai non siano più
l’ultimissimo modello.

Ma può sembrare davvero strano che lo 007 famoso per le sue ipertecnologie
sfoderi, in No Time to Die, dei telefonini Nokia. Specificamente il
3310, il
7.2
(perlomeno nel trailer originale) e l’8.3 5G, che sono usciti rispettivamente vent’anni fa (a meno che
si tratti della riedizione del 2017), a fine 2019 e a ottobre 2020. Oltretutto
Nokia oggi è un produttore quasi di nicchia (0,7% del mercato). Come mai
questa scelta così particolare?

Ovviamente c’è di mezzo un contratto di sponsorizzazione, e in proposito c’è
un dettaglio curioso da sapere: Apple non consente che i propri smartphone
vengano usati dai cattivi nei film e nei telefilm (come segnalato dal regista
Rian Johnson in
questo video a
3:00). Per cui la prossima volta che guardate un giallo, per esempio, sapete
con certezza che se un personaggio ha in mano uno smartphone di Apple non può
essere un cattivo sotto mentite spoglie.

Detto questo, e tenendo presente che i film di 007 sono delle opere di fantasia
che non hanno quasi nessun legame con la realtà dello spionaggio, vale la pena
di chiedersi se ha senso per un personaggio come James Bond avere uno smartphone
o un telefonino “vecchio stile” come un Nokia 3310.

Lo ha fatto
Wired.com, e la risposta è che nessuno smartphone sarebbe una buona scelta, mentre un
telefonino semplice sarebbe già più accettabile. Ma la vera sicurezza sarebbe
non avere addosso nessun dispositivo elettronico.

Anche gli smartphone più recenti, infatti, hanno vulnerabilità come
Pegasus
che possono copiare messaggi, registrare chiamate e accedere alla telecamera,
e per natura sono difficili da blindare completamente: sarebbe necessario
evitare il WiFi, collegarsi fisicamente con un cavo Ethernet, installare un
password manager e un adblocker, bloccare tutti i cookie,
disabilitare Javascript, il tracciamento e il fingerprinting, non usare
la mail, eccetera,
secondo Edward Snowden. Conviene decisamente un telefonino “normale”, che già in partenza non ha
nulla di tutto questo.

Secondo gli esperti consultati da Wired, se si è a rischio di sorveglianza
elettronica da parte di malintenzionati molto esperti la soluzione migliore
(dopo il non avere dispositivi) è uno smartphone Android appositamente
modificato, sul quale è installato un sistema operativo ad alta sicurezza come
GrapheneOS (che non manda dati a Google,
tanto per cominciare) e nel quale sono stati fisicamente rimossi il microfono
interno (si usa una cuffia, da collegare solo quando serve) e i sensori.
Questo genere di servizio viene fornito, a caro prezzo, da aziende come
NitroKey,
Purism e
Blackphone.

Ovviamente significa che bisogna fidarsi di queste aziende e sperare che fra i
loro dipendenti non ci sia un agente della SPECTRE.

Recensione mini senza spoiler: il film "Infinite" e l’italiano farlocco

Recensione mini senza spoiler: il film “Infinite” e l’italiano farlocco

Ultimo aggiornamento: 2021/10/18 17:40.

Per staccare un attimo oggi la Dama del Maniero e io abbiamo visto il film Infinite, con Mark Wahlberg, Chiwetel Ejiofor e Sophie Cookson. Beh, il film è potabile, ma a una condizione: abbandonate ogni pretesa di razionalità e godetevi gli effetti speciali, gli inseguimenti e qualche battutina. Ma la gasolina citata in una battuta, che è pronunciata in italiano anche nell’originale e non è stata corretta in sede di doppiaggio, proprio se la potevano risparmiare e ci ha fatto fare un salto sul divano.

Spiego senza spoiler: nell’audio originale un personaggio femminile fa una sorta
di waterboarding a un altro usando benzina. Nell’originale parla in italiano (a circa 32 minuti dall’inizio).

“Perché dimenticare la sofferenza” dice “e te ne ricorderai come se fosse acqua passata. Adesso arriva la GASOLINA.”

Quando l’abbiamo sentita è partito un gastrospasmo doppio: totale interruzione dell’immersione nell’azione e risata di coppia. La frase in italiano non ha alcun senso e in realtà non ha senso neppure la scena stessa, nell’ambito della trama, ma è un film fracassone da popcorn dove le violazioni della fisica sono più numerose dei proiettili sparati e delle auto distrutte, per
cui non è il caso di farsi troppe domande.

L’attrice che pronuncia lo strafalcione, stando ai credits, è Giorgia Seminara, che non ho
capito se è italiana e quindi consapevole della perla che le hanno fatto
dire oppure è ignara della questione. Ma chi gliel’ha scritta poteva almeno usare Google Translate invece di prendere gasolina dallo spagnolo (vuol dire benzina).

Lo so, è la mia condanna: non riesco a non notare errori di questo genere.

2021/10/10. C’è un aggiornamento divertente su questa storia: mi ha scritto l’attrice, spiegandone i retroscena.

 

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Dune: mini-recensione senza spoiler

Dune: mini-recensione senza spoiler

Ho visto Dune al cinema alcuni giorni fa (il primo film visto al cinema da oltre un anno) e l’uscita del trailer esteso che vedete qui sotto mi ha ricordato quanto mi è piaciuto questo adattamento della saga classica di Frank Herbert, che è una delle narrazioni che più mi ha affascinato da ragazzino e mi affascina tuttora.

Non so come sia il doppiaggio italiano, ma l’audio originale è splendido (la Voce è resa perfettamente, in maniera semplice ma ingegnosa) e gli attori sono perfetti per le rispettive parti. Nonostante la battutina presente in uno dei trailer (ma non in quello qui sotto), questo non è un film Marvel dove ogni azione drammatica deve essere contrappuntata da una trovata sdrammatizzante: Dune si prende molto sul serio, e per farlo oggigiorno bisogna aver lavorato davvero bene, altrimenti la boria e la noia sono dietro l’angolo (vero, DC?).

Il regista Denis Villeneuve e la sua squadra di costumisti, scenografi e maestri degli effetti speciali hanno lavorato davvero bene. Gli ornitotteri sono perfetti nel loro design ibrido fra insetto e macchina, senza strafare. Le navi della Gilda sono colossali, i giganteschi vermi della sabbia sono resi maestosamente e le inquadrature ne rendono perfettamente la scala. Le comunicazioni segrete, non vocali, fra i personaggi sono rese con una soluzione molto elegante. Tutta l’architettura e lo stile visivo, insieme alla musica di Hans Zimmer, si impegnano molto seriamente per far capire che questo non è l’universo di Star Wars (che ha attinto a piene mani dall’universo di Dune, anche se gli spettatori più giovani probabilmente penseranno il contrario), ma è un universo ben differente, ostile, violento, paradossalmente antitecnologico e per nulla a misura d’uomo. I Sardaukar non sono le imbranate truppe d’assalto di George Lucas; le Bene Gesserit sono il vero potere occulto dell’Impero, temute, spietate e lungimiranti, e la scelta di Herbert (sessant’anni fa!) di avere così tante donne in ruoli forti e di potere è perfetta per i nostri tempi in cui finalmente si comincia, a fatica, a discriminare meno.

Chi ha letto i libri troverà un film parecchio fedele all’originale, sia pure con alcune compressioni e omissioni necessarie per esigenze narrative, e apprezzerà il modo in cui Villeneuve ha quasi completamente evitato il problema di spiegare allo spettatore un universo così ricco e diverso dalle ipertecnologie sfavillanti della fantascienza cinematografica contemporanea senza ricorrere a pistolotti esplicativi. Chi arriva al film senza aver letto almeno il primo libro di Dune si perderà forse un po’ nella giungla di termini e nei sottintesi che emergono solo a una seconda o terza visione, ma riuscirà comunque a seguire e apprezzare la storia.

Lasciate perdere il Dune di David Lynch, mezzo massacrato dai tagli e dall’impossibilità di raccontare degnamente le visioni di Frank Herbert senza gli effetti speciali praticamente perfetti di oggi. Guardatelo sullo schermo più grande che potete trovare e con il volume alto. Questo è Dune come me lo immaginavo. Spero che sia come ve lo immaginavate voi.

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Stasera alle 21 parlerò delle bufale e del realismo di The Martian, per conoscere meglio Marte

Stasera alle 21 parlerò delle bufale e del realismo di The Martian, per conoscere meglio Marte

Stasera sarò ospite in videoconferenza del ciclo di eventi
Indiscienza organizzato dal Collegio Ghislieri di Pavia (ghislieri.it/indiscienza) per una conferenza intitolata
Non è Marte, è Hollywood: bufale e realismo di “The Martian”.

Il film è un atto d’amore verso il metodo scientifico per risolvere i
problemi, ma ha alcuni scivoloni hollywoodiani che è meglio conoscere per non
confondere la fantasia degli sceneggiatori con la realtà delle missioni
spaziali.

Se vi va, dalle 21 la conferenza sarà fruibile in diretta per tutti su Youtube
(embed qui sotto) e su
Facebook.

 

Per chi la vede in seguito: la conferenza inizia a 7:40. Grazie a tutti per aver seguito e per le belle domande. La questione dell’ossidazione delle rocce marziane nonostante l’assenza di ossigeno nell’atmosfera, citata in una delle domande, ha risposta dettagliata qui e qui. In sintesi, la patina ossidata si sarebbe formata anticamente, quando l’atmosfera marziana conteneva molto più ossigeno.

35 anni di Wargames

35 anni di Wargames

Ai primi di giugno del 1983 uscì sugli schermi dei cinema statunitensi uno dei film più importanti della storia della sicurezza informatica. Ebbene sì, Wargames compie in questi giorni ben 35 anni. Racconta con leggerezza e garbo le avventure di un giovane appassionato d’informatica, David Lightman (interpretato da Matthew Broderick), che nel tentativo di penetrare telematicamente nei computer di una famosa società che produce videogiochi trova invece per sbaglio una connessione a un supercomputer della difesa nazionale americana. Lì si imbatte in quella che lui crede sia una lista di nuovi videogiochi, dalla quale sceglie un titolo accattivante: “Guerra Termonucleare Globale”.

Ma in realtà non si tratta di giochi: sono le simulazioni usate dalla difesa statunitense per prepararsi a un eventuale attacco atomico sovietico. David inizia a giocare, senza rendersi conto che sta scatenando il panico nucleare fra i militari, convinti che i sovietici stiano attaccando sul serio, e la situazione precipita.

Il film, diretto da John Badham, quello della Febbre del Sabato Sera, fu un successo di pubblico inaspettato, ma soprattutto rappresentò l’introduzione all’informatica e all’hacking per un’intera generazione. La scena in cui David, per far colpo su una ragazza, Jennifer (interpretata da Ally Sheedy), le cambia i voti scolastici collegandosi al computer della scuola tramite il suo personal computer e una connessione telefonica via modem fu una rivelazione: i computer si potevano collegare fra loro! Si potevano usare per mandare messaggi o per scaricare dati e programmi invece di trasferirli faticosamente di persona! Internet non c’era ancora, perlomeno per gli utenti comuni, per cui la connessione era diretta e lentissima, ma c’era.

Wargames, visto dall’Italia del 1983 (con gli occhi di un allora giovane informatico di vostra conoscenza), pareva a molti fantascienza, ma in realtà era estremamente realistico nelle sue premesse: i sistemi informatici, anche quelli militari, erano davvero vulnerabili. Il film parlava già correttamente di backdoor e di firewall come forme di attacco e di difesa informatica. La tecnica usata da David per trovare computer da penetrare, ossia chiamare automaticamente uno dopo l’altro tutti i numeri telefonici di una regione e sentire se rispondeva il pigolìo stridulo di un modem, era anch’essa reale. Gli informatici la ribattezzarono wardialing proprio per rendere omaggio a Wargames.

Il film colpì anche l’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, che chiese ai suoi esperti se davvero i sistemi informatici del governo fossero così attaccabili come si vedeva nel film. La risposta affermativa portò alle prime leggi e direttive sulla sicurezza informatica. Gli esperti avevano già avvisato di questi rischi sin dal 1967 nei loro rapporti tecnici, ma erano rimasti inascoltati. Per far capire finalmente la serietà del problema ci voleva Hollywood.

Trentacinque anni dopo, Wargames è un’operazione nostalgia per gli informatici di vecchia data, ed è citatissimo nel libro Ready Player One di Ernest Cline (quasi per nulla nell’omonimo film di Spielberg), ma le sue lezioni sono ancora attualissime: le password troppo ovvie che permettono al protagonista di farsi strada nei computer altrui si usano purtroppo anche oggi, e gli attacchi informatici fra nazioni sono diventati una realtà quotidiana. Ma la lezione più importante di Wargames è di un altro genere: il supercomputer del film riflette sulla guerra termonucleare globale e fa la battuta più memorabile e profonda di tutto il film.

“Strano gioco. L’unica mossa vincente è non giocare.”

Fonti aggiuntive: L’antro atomico del Dr. Manhattan, Movieplayer.it, Stackexchange, It World, Il Post, Webcitation.org.

Sulla Stazione Spaziale c’è un videoproiettore HD. E stasera ci guardano “Gravity”, ambientato sulla Stazione

Poco fa l’astronauta Scott Kelly ha pubblicato su Twitter questa foto:

A meno che si tratti di una battuta (Kelly ha un senso dell’umorismo molto particolare), sulla Stazione hanno da poco un videoproiettore HD, che usano per le videoconferenze e per il software tecnico ma anche, stasera, per vedersi un film. E che film guardano, gli spiritosi? Gravity, ambientato in parte anche sulla Stazione stessa.

L’immagine di Gravity scelta da Kelly non è casuale: è Sandra Bullock (no, non è Samantha Cristoforetti, anche se la somiglianza è notevole) che fluttua nella Stazione, e il corridoio che ha intorno è una replica di quello dove gli astronauti stanno proiettando il film.

Stasera, insomma, a 400 chilometri di quota e a 28.000 chilometri l’ora, c’è chi si guarda un film ambientato sulla Stazione Spaziale… sulla Stazione Spaziale. Un po’ come guardare Titanic su un transatlantico, Lo squalo mentre si è a mollo in mare, Doctor Who dentro un TARDIS, Il Gladiatore dentro il Colosseo o L’aereo più pazzo del mondo durante un volo in aeroplano. Decisamente meta.

Qualcuno, lassù, si sta divertendo.

Nerdcensione: “Cinquanta Sfumature di Grigio”

Nerdcensione: “Cinquanta Sfumature di Grigio”

Ménage à trois:
lei, lui, e l’Audi inquadrata per caso.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Che cosa succede se chiedi a un malato d’informatica di recensire un film-evento come Cinquanta sfumature di grigio? Questo.

Titolo: Cinquanta sfumature di grigio.

Sottotitolo: Da #050505 a #fafafa (fonte: Siamogeek).

Trama: In un bizzarro universo parallelo nel quale i computer della Apple dominano il mercato e Windows non esiste,* Christian, un utente Apple molto facoltoso, fa lo stalker nei confronti di Anastasia, un’imbranatissima utente di computer di marca imprecisata che vive insieme a un’altra ragazza, che per un’inquietante coincidenza usa anche lei computer della Apple.* Fra Christian e Anastasia nasce una torrida storia di passione informatica: lui le regala un nuovo computer, guarda caso della Apple.* Lei lo usa e concede a Christian il proprio primo, ehm, unboxing,* ma poi lo tradisce portandosi a letto il proprio vecchio laptop non-Apple.* Christian insiste nel suo tentativo di conversione ai piaceri di MacOS proponendole numerose demo delle grosse e costose periferiche di cui si è dotato.* Ma Anastasia, a differenza degli utenti comuni, legge attentamente la EULA che lui le ha proposto* e dopo un periodo di prova abbandona Christian, perché non vuole sentirsi legata.*

*succede davvero nel film.

“Riesco a esprimermi meglio quando ho per puro caso
un Mac aperto ma spento davanti a me.”

In una storia di corde, frustini e dominazione è importante che lo spettatore
non abbia dubbi sulla marca di computer usata dalle segretarie del signor Grey.

Un’altra inquadratura, caso mai non si fosse ancora capita la marca.

Un computer lasciato sul tavolo. Chissà che modello di Mac è.

Ah, perfetto. Così si legge anche la scritta MacBook Air.
Caso mai non si fosse capito che è un Mac.

Sarà ricchissimo ma taccagno sulla luce elettrica,
oppure la penombra serve a far risaltare il bagliore del logo Apple?

Christian Grey è maestro di molti piaceri, ma soprattutto
dell’arte d’impugnare un iPhone senza coprirne il logo.

Massì, dai, mostriamo ancora un computer di una marca a caso.

“Diciamoci qualcosa di insignificante intanto che viene
inquadrato non solo il Mac, con il logo ben illuminato, ma anche la sua scatola.”

“Lo so, ti blocchi sul più bello, sei brutto, plasticoso e lento,
ma fatti toccare un’ultima volta, con sentimento.”

“Vieni, ti mostro come sono bravo con il mio joystick.”

“Audi, Audi, Audi… Tesla! Possiamo prendere la Tesla?”
“No. Elon Musk non ha pagato la sponsorizzazione.”

“La lasci qui? Ma questo aeroporto non ha un parcheggio?”
“Ce l’ha, ma il regista deve inquadrare la marca dell’auto. Non rompere.”

“AAAAAH!! Inciampo nelle porte e vomito per un nonnulla, e tu mi porti a fare acrobazie in aliante?
Ma non puoi portarmi fuori a cena come fanno tutti gli altri?”

Anastasia legge la EULA.
Spanking? Sarà una roba tipo home banking ma con lo spam?”

Perlomeno in questo contratto dicono le cose come stanno realmente,
altro che “Fornitore” e “Cliente”.

Cose nerd con le quali dimostrare che siete completamente presi dal film: Fate notare che l’interfaccia dell’iPhone di Christian è sbagliata, perché i messaggini che Anastasia manda a Christian compaiono in riquadri blu anziché verdi come dovrebbero essere (sono SMS, non messaggi di iMessage o mandati da un altro iPhone, perché Anastasia usa un telefonino non-Apple).

Segnalate che nella rubrica dell’iPhone di Christian il numero di Anastasia compare con un’opzione di chiamata FaceTime, cosa impossibile perché appunto Anastasia non ha un iPhone: cosa rappresentano questi indizi? Christian se la fa in multitasking con un’altra Anastasia che ha un iPhone?

Infine, quando Christian chiude il proprio Mac all’arrivo di Anastasia, attirate l’attenzione sul fatto che la mela sul retro del suo schermo non è illuminata come dovrebbe esserlo, per cui stava guardando uno schermo spento invece di lavorarci. Come mai fingeva di guardare qualcosa sul Mac?

“Il mio Mac è così bello che spesso lo guardo
e ne accarezzo i bordi mentre è spento. Non lo fanno tutti?”
Credit: Entertainment Democracy.

Perché? Cosa significano tutti questi segni? Chiedetelo ripetutamente, ad alta voce e preferibilmente durante le scene di bondage patinato, a chi vi ha portato a vedere questo spottone pubblicitario soft-core per Audi e Apple travestito da film: lo renderà più sopportabile.

Il primo trailer di “Interstellar” di Christopher Nolan

Il primo trailer di “Interstellar” di Christopher Nolan

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “ste_car*” e “massimiliano.der*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo è il primo trailer del prossimo film di Christopher Nolan, intitolato Interstellar (IMDB; sito ufficiale, al momento non funzionante). Uscirà a novembre 2014. Potete vederle il trailer in alta definizione qui su Youtube. La versione italiana è qui sotto:

Lo segnalo non solo per il tema affascinante (le più grandi scoperte dell’esplorazione sono tutte ancora da fare; siamo i pionieri che s’affacciano sul nuovo mondo) ma anche per via di un paio di chicche aerospaziali.

Mentre il trailer parla del primo volo supersonico (Chuck Yeager, 1947), viene mostrato correttamente un Bell X-1

…ma la ripresa successiva mostra un altro aereo (probabilmente un Douglas Skyrocket), che a differenza dell’X-1 ha le ali a freccia:

Mentre si sente l’audio di una missione Gemini si vede correttamente il rientro di una capsula Gemini. Chicca personale: ho suggerito io la traduzione italiana di questa specifica frase.

Poi viene mostrato un equipaggio che sale in ascensore: è quello di Apollo 11, e si riconosce al centro il volto di Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna insieme a Buzz Aldrin. A differenza di un altro film recente che ripresentava immagini delle missioni lunari Apollo, ossia Transformers 3, i volti degli astronauti non sono stati sostituiti nei filmati d’epoca.

Ma la ripresa dell’allunaggio non proviene da Apollo 11, bensì dalla missione successiva (Apollo 12):

E per chi si chiede chi sia questo signore che sorride, è il telecronista Walter Cronkite, celeberrimo negli USA ma un po’ meno conosciuto altrove:

Ho scritto questi appunti solo per appagare il nerd che c’è in me. Magari possono essere utili a quello che c’è in voi.