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Niente Panico RSI – Puntata del 2026/03/09

Questa è la registrazione della puntata del 9 marzo 2026 di Niente Panico, il programma che conduco in diretta, di solito insieme a Rosy Nervi ma stavolta insieme a Tiki, sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera ogni lunedì. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Alcuni dei temi di oggi:

  • la storia dello straordinario annuncio di un comandante della British Airways quando tutti e quattro i motori del suo aereo di linea si spensero in volo;
  • l’anniversario della nascita nel 1934 di Yuri Gagarin, prima persona a raggiungere lo spazio (12 aprile 1961);
  • la scoperta del primo vulcano attivo extraterrestre su Io da parte dell’astronoma Linda Morabito nelle immagini della sonda Voyager 1 il 9 marzo 1979;
  • il motivo fisico per cui le cannucce di carta fanno schiumare le bevande gassate ma quelle di plastica no (Hannah Fry).

Stasera sarò a Patti Chiari (RSI La1) per parlare di social network e dipendenze

Ultimo aggiornamento: 2026/03/07 13:40.

Questa sera alle 20:40 parteciperò in studio in diretta alla puntata del programma Patti Chiari dedicata ai rischi dei social network e in particolare di TikTok: fake news, algoritmi che promuovono contenuti tossici di violenza, razzismo e sessismo, vigilanza insufficiente, esposizione dei minori a contenuti assolutamente inadatti, e soprattutto creazione di dipendenza.

È stata depositata in Svizzera un’iniziativa popolare federale (Foglio Federale 3 marzo 2026) per far assumere ai grandi fornitori del settore informatico le loro responsabilità di tutela contro disinformazione, molestie, abusi, truffe e materiale criminale e obbligarli a proteggere i diritti fondamentali dei cittadini. L’iniziativa, lanciata dalla Fondazione Guido Fluri, ha l’appoggio di tutti i principali partiti politici nazionali e anche quello dell’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC) [Swissinfo]. L’idea di base è molto valida; la vera sfida è come applicarla concretamente. Ne parleremo stasera.

La presentazione e la registrazione della puntata sono qui. Potete rivedere la puntata qui sotto (non so se ci sono georestrizioni). Il sondaggio informale svolto da Patti Chiari indica che il 90% dei partecipanti sarebbe a favore di vietare i social network sotto i 16 anni.

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/03/02

Questa è la registrazione del programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Fra i temi di questa puntata:

  • allineamenti planetari e pseudoscienza (con riferimento alle notizie di un presunto grande allineamento di pianeti il 28 febbraio scorso);
  • anniversari e ricorrenze, da Charlie Chaplin a Howard Carter;
  • curiosità dal mondo dello spettacolo e della fantascienza;
  • la missione Artemis II e le sfide della NASA;
  • la ricorrenza del primo volo di prova dell’aereo supersonico di linea franco-britannico Concorde, il 2 marzo 1969.

NASA: il programma lunare accelera, ma Artemis III non andrà sulla Luna

Da sinistra: il moderatore, il direttore della NASA Jared Isaacman, il direttore associato Amit Kshatriya e la direttrice del Moon to Mars Program Lori Glaze.

Ultimo aggiornamento: 2026/03/01 14:30.

2026/02/27 17:36. La conferenza stampa della NASA terminata mezz’ora fa ha annunciato una vera e propria rivoluzione dell’intero programma Artemis di ritorno alla Luna: la missione Artemis III non sarà più un allunaggio con equipaggio, da effettuare nel 2028. Sarà un ben più modesto volo in orbita intorno alla Terra, per testare un rendez-vous e un attracco con uno o entrambi i futuri veicoli di allunaggio (la Starship HLS di SpaceX e la Blue Moon di Blue Origin) e forse per collaudare le tute lunari, e avverrà intorno alla metà del 2027.

L’allunaggio vero e proprio slitta alle missioni successive Artemis IV o V, che da oggi sono previste entrambe per il 2028.

Jared Isaacman, direttore della NASA, ha annunciato l’intenzione di aumentare massicciamente il personale dell’agenzia spaziale statunitense per ricostituire le competenze di base interne all’ente che si erano ridotte a causa del calo drastico nel numero di dipendenti nel corso degli ultimi anni.

Ha detto inoltre che il lanciatore gigante SLS verrà “standardizzato”, evitando che ogni esemplare sia “un’opera d’arte” individuale, in modo da consentire una cadenza di lancio annuale o anche più ravvicinata (Isaacman ambisce ad arrivare a un lancio ogni dieci mesi circa). Non è entrato nei dettagli di questa “standardizzazione”, ma sembra di capire che verranno eliminate le versioni potenziate del vettore SLS (le cosiddette Block 1B e Block 2) che finora erano considerate definitive. L’attuale versione provvisoria, che è sottopotenziata e riesce a malapena a portare fino alla Luna soltanto la pesante navicella Orion, diventerà quella standard.

In dettaglio, il comunicato stampa della NASA parla molto concisamente di “an upper stage and pad systems in as close to the ‘Block 1’ configuration as possible”. Questo vuol dire che per SLS verrà usato sempre un secondo stadio simile all’attuale, denominato ICPS o Interim Cryogenic Propulsion Stage, che è un secondo stadio modificato di un lanciatore Delta IV (ennesimo esempio di cannibalizzazione e adattamento di componenti esistenti da parte del programma Artemis).

Scompare quindi l’EUS o Exploration Upper Stage, il secondo stadio quattro volte più potente di quello attuale, che avrebbe dato al lanciatore SLS una capacità di lancio e di trasporto adeguata a una missione lunare con equipaggio. La versione attuale porta fino alla Luna circa 27 tonnellate, mentre quella con l’EUS ne avrebbe portate oltre 46 (un Saturn V degli anni Sessanta ne portava 43).

Infografica NASA del 2023 che mostra le versioni dell’SLS previste all’epoca, con capacità di carico fino a 46 tonnellate. La prima da sinistra è quella attuale (fonte).
La stessa infografica, aggiornata da me, per mostrare quello che resta oggi dell’SLS.

Questa decisione eviterà anche costosissime e lunghissime modifiche alla torre di lancio dovute alla maggiore altezza delle versioni potenziate dell’SLS. Solo gli adattamenti a questa torre avrebbero comportato spese per quasi due miliardi di dollari e ritardi di anni: un’assurdità totale.

Ma il risultato finale è che si conferma quello che ho scritto nel mio libro Ritorno sulla Luna: SLS è un vettore inadeguato e insufficiente per le missioni lunari e sarà meno capace del Saturn V di mezzo secolo fa (27 tonnellate di capacità di carico lunare contro 43). Questo è quello che si ottiene quando le decisioni tecniche vengono prese dai politici.

L’intera conferenza stampa è stata un esercizio collettivo di elusione e parole vaghe da parte del direttore Isaacman, del direttore associato della NASA Amit Kshatriya e di Lori Glaze (direttrice del Moon to Mars Program). Nessun dettaglio concreto sullo svolgimento di questa nuova missione Artemis III. Bocche cucite sulla sorte del Gateway, la stazione orbitale da collocare intorno alla Luna, in parte già costruita (anche in Italia, da Thales Alenia Space). Nessun aggiornamento su quanto siano pronte le nuove tute per le attività lunari (a parte un accenno di Kshatriya a un human-in-the-loop testing che è in corso). Silenzio totale sulla composizione dell’equipaggio della nuova versione di Artemis III: è stato detto solo che i nomi verranno decisi e annunciati dopo che sarà stato definito il profilo esatto della missione.

In sintesi, il programma Artemis esce da questa conferenza stampa completamente trasformato. Invece di cadenze di lancio lentissime, da misurare in anni, Isaacman vuole cadenze simili a quelle del programma Apollo, che ha citato ripetutamente come esempio e riferimento: qualche mese fra un volo e il successivo. Il direttore della NASA dice di aver già consultato le aziende interessate al programma, che hanno affermato di poter costruire i loro veicoli in tempo per questi nuovi ritmi. L’intenzione è di avere “almeno un allunaggio ogni anno” dopo il 2027, secondo il comunicato stampa della NASA.

Infografica della NASA che illustra la nuova organizzazione del programma Artemis (fonte; fonte).

Questo nuovo piano della NASA è indubbiamente più sensato del precedente, che prevedeva di passare direttamente da un semplice giro intorno alla Luna con Artemis II all’allunaggio con Artemis III. Il salto era troppo grande e con troppe incognite, troppi veicoli nuovi mai collaudati e troppa inesperienza nella gestione di voli lunari (i tecnici veterani delle missioni Apollo sono in pensione o non ci sono proprio più). Ha anche il grosso vantaggio di “sacrificare” un vettore SLS usandolo per una missione non lunare: questo in parte aggira il mandato politico di usare SLS fin ad Artemis IV e V e apre anticipatamente la NASA all’uso di veicoli alternativi, più potenti e meno assurdamente costosi e concepiti per ottenere risultati, non per spendere soldi e generare posti di lavoro e successi elettorali (la sigla SLS, fra gli addetti ai lavori, è considerata acronimo di Senate Launch System).

La modifica del piano per Artemis III non è un fulmine a ciel sereno: se ne discuteva con discrezione alla NASA già ad aprile 2024 [Eric Berger su Ars Technica], ma si trattava di alternative ipotetiche anche se studiate in dettaglio.

Se ci si può fidare dell’attuale infografica, questo sarà il nuovo aspetto del secondo stadio dell’SLS per le missioni successive ad Artemis II.

Questo, a titolo di confronto, è il suo aspetto attuale, tratto sempre dalla nuova infografica NASA.


Nel frattempo, Artemis II è tornato nell’hangar gigante (VAB) perché richiede sostituzioni di componenti del secondo stadio, che non sono accessibili mentre il razzo si trova sulla rampa di lancio. Verranno sostituite anche le batterie del Flight Termination System, il sistema di autodistruzione in caso di avaria: questo permetterebbe, in teoria, di non dover far slittare il lancio di mesi qualora non fosse sfruttabile la finestra di lancio di aprile attualmente prevista.

Le date di lancio possibili in aprile sono le seguenti (versione aggiornata al 24 febbraio 2026, con date e orari espressi in UTC e in ora dell’Europa centrale o CET; tutte le finestre di lancio durano 120 minuti):

  • 1 aprile, 22:24 (23:24 CET)
  • 4 aprile, 00:00 (1:00 CET)
  • 5 aprile, 00:53 (1:53 CET)
  • 6 aprile, 1:40 (2:40 CET)
  • 7 aprile, 2:36 (3:36 CET)
  • 30 aprile, 22:06 (23:06 CET)

Corriere: Neil Armstrong portò sulla Luna un computer da scrivania da 35 chili

Secondo Daniele Manca e Gianmario Verona sul Corriere della sera, nel 1969 Neil Armstrong portò fino alla Luna una Olivetti Programma 101, che era un computer da scrivania che pesava 35 chili.

Pare strano, considerato che nel Modulo Lunare, il veicolo usato dalle missioni Apollo per scendere sulla Luna, erano stati persino eliminati i sedili per ridurre il peso e la cabina era strettissima. Pare ancora più strano se si considera che la storica, geniale Programma 101 mostrava i risultati dei suoi calcoli esclusivamente su un rotolino di carta, perché non aveva uno schermo, e quindi avrebbe riempito il minuscolo abitacolo di pezzettini di carta.

Ma i due scrivono quanto segue:

“La Olivetti era stata la prima al mondo a offrire un desktop computer nel 1965 grazie a Piergiorgio Perotto. (Sì! Avete capito bene: qui in Italia la Olivetti di Adriano aveva prodotto il primo desktop computer. Pensate: Neil Armstrong portò la Programma 101 con sè nella indimenticabile missione lunare. E la «Perottina», cosi’ venne ribattezzata in quanto ideata dall’informatico Perotto, è esposta al Moma di New York).”

Screenshot tratto dal Corriere. Copia permanente su Archive.org.

Mi piacerebbe sapere qual è la fonte di questa loro affermazione. Qualcuno ha modo di chiederglielo?

Non infierisco sugli errori di ortografia: quel “sè” con l’accento grave e quel “cosi’” con l’apostrofo al posto della lettera accentata, e quel punto prima della parentesi (e anche dopo) sono sciatterie imbarazzanti, ma perlomeno hanno il pregio, per così dire, di suggerire che questa storia del computer Olivetti portato sulla Luna sia stata partorita da esseri umani e non sia stata rigurgitata da un ChatGPT qualsiasi usato senza alcuna rilettura o verifica.

Per chi volesse cogliere l’occasione per conoscere meglio la Perottina e il suo ruolo reale nelle missioni lunari degli anni Sessanta (supporto per i calcoli svolti sulla Terra, non portandosela nello spazio), consiglio questa pagina del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, da cui traggo l’immagine qui sotto, così è più chiaro di cosa stiamo parlando.

Una Olivetti Programma 101. Fonte: Museoscienza.org.

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/02/23

Questa è la registrazione della puntata di oggi programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi ogni lunedì mattina sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera dalle 9 alle 10. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Fra i temi di oggi:

  • Perché gli spaghetti si spezzano sempre in tre pezzi: la fisica della frattura spiegata attraverso gli studi di Feynman e dell’MIT.
  • Dario Bressanini si presenta: chimico, docente e divulgatore noto per smontare bufale scientifiche e alimentari.
  • La dieta termodinamica: dimagrire significa deficit energetico, spiegato con fisica e chimica.
  • Fake news: più colpevoli i diffusori che chi le subisce; fondamentale verificare le fonti.

Sto importando qui il vecchio blog. Scusate il disagio

1:42. Sto usando un plug-in a pagamento (quello di Siteskyline.com) per copiare qui su Attivissimo.me tutti i contenuti di Disinformatico.info (che sta in hosting su Blogger.com). Si tratta di quasi novemila articoli, che rappresentano una ventina d’anni di lavoro fino a ottobre 2024, e vorrei riunirli tutti sotto lo stesso tetto (o server).

Alcuni lettori mi segnalano che stanno ricevendo via mail una raffica di notifiche per via dell’aggiunta di tutti quei vecchi post a questo blog. Purtroppo non posso farci niente. Ho fatto partire l’importazione di notte nella speranza di evitare fastidi, ma mi sa che non ho tenuto conto di tutte le maniere che usate per seguirmi! In ogni caso passerà tutto entro qualche ora.

9:10. Importazione terminata! C’è qualcosina da sistemare, ma il grosso sembra che funzioni. So che sono andate perse alcune immagini, che però mancano anche negli originali perché erano embeddate e la loro fonte non esiste più o ha cambiato URL.

Cosa cambia in concreto

Non molto. Non ho intenzione di cancellare il vecchio blog su Blogger. Questa importazione genera una copia degli articoli, ma non elimina gli originali, che restano consultabili. Ho fatto questo lavoro di importazione principalmente per poter cercare rapidamente nei miei articoli passati. Anche per voi, adesso è più facile trovare qualche cretinata che ho scritto: è tutto cercabile in un’unica casella di ricerca qui su Attivissimo.me.

Purtroppo non riesco a importare i commenti da Disqus associandoli ai rispettivi articoli, per cui la copia qui su WordPress è priva di commenti.

Gli articoli sono stati importati con la loro data di pubblicazione originale e con le loro etichette di categoria. Contengono parecchi “a capo” di troppo: li sistemerò man mano, quando posso. Se notate qualche cosa che non va a parte questo problema degli “a capo”, segnalatemela nei commenti.

Mi mancano il tempo e le risorse tecniche per aggiungere a ciascun vecchio articolo copiato qui su WordPress un link che porti all’originale, ma se metterò mano a qualche articolo per sistemarlo lo aggiungerò.

Dire le parolacce quando ti fai male è fisiologicamente benefico

Una ricerca pubblicata nel 2011 sul Journal of Pain (Richard Stephens e Claudia Umland, Swearing as a response to pain – Effect of daily swearing frequency. The Journal of Pain. Bish 12.12 (2011): 1274–1281) ha dimostrato che l’uso di parolacce può davvero produrre un efficace sollievo dal dolore a breve termine e che l’effetto è molto maggiore per le persone che non utilizzano parolacce regolarmente nella vita quotidiana.

Uno studio successivo pubblicato nel 2020 su Frontiers in Psychology (Richard Stephens e Olly Robertson, Swearing as a Response to Pain: Assessing Hypoalgesic Effects of Novel “Swear” Words. Front. Psychol., 30 April 2020 – Sec. Health Psychology – Volume 11 – 2020 indica inoltre che l’uso di parolacce convenzionali può aumentare la tolleranza al dolore del 33% rispetto all’uso di un linguaggio alternativo di parolacce inventate.

Stephens, docente senior di psicologia, e il ricercatore di dottorato Olly Robertson hanno condotto dei test per verificare se ripetere le parolacce fittizie twizpipe e fouch potesse essere efficace quanto pronunciare parolacce tradizionali nell’aiutare a tollerare il dolore.

La ricerca, finanziata da Nurofen, ha comportato la misurazione della soglia del dolore di 92 partecipanti che hanno tenuto le mani in un bagno di ghiaccio. La soglia del dolore è stata misurata cronometrando il tempo necessario per iniziare a sentire dolore, mentre la tolleranza al dolore è stata determinata dal tempo per il quale i partecipanti sono stati in grado di tenere le mani nell’acqua gelida.

Ogni partecipante ha affrontato la sfida quattro volte, ripetendo una delle parole di prova durante ogni tentativo. L’ordine delle parole era casuale, per evitare qualsiasi possibilità di distorsione dei risultati.

Lo studio ha scoperto che, sebbene pronunciare twizpipe e fouch provocasse reazioni emotive e umoristiche, queste parole avevano un impatto minimo nell’aiutare a sopportare il dolore, rispetto all’uso delle tradizionali parolacce che inducono analgesia da stress e aumentano la tolleranza al dolore del 33%.

Fonti aggiuntive: The Science of Why Swearing Reduces Pain, Wired.com, 2018; Only ‘traditional’ swearing improves our ability to tolerate pain, new study finds, Keele University, 2020.

Cento anni fa nasceva il “televisore”

Una foto d’epoca mostra il socio di Baird, Oliver Hutchinson, come lo presentava il “televisore”. È la prima foto mai scattata a un’immagine televisiva.

Quasi esattamente un secolo fa, il 28 gennaio 1926, il Times di Londra annunciava a pagina 9 la presentazione del cosiddetto “televisore” (televisor in originale) alla comunità scientifica.

Il Times raccontò così l’evento: [fonte: Bairdtelevision.com]

“Alcuni membri della Royal Institution e altre persone che hanno visitato un laboratorio situato in una stanza ai piani alti di Frith Street, a Soho, hanno assistito a una dimostrazione dell’apparecchio inventato dal signor J.L. Baird, il quale sostiene di aver risolto il problema della televisione. È stata loro mostrata una macchina trasmittente, costituita da un grande disco rotante in legno contenente delle lenti, dietro il quale si trovavano un otturatore rotante e una cellula fotosensibile. È stato spiegato che grazie all’otturatore e al disco con le lenti era possibile far passare ad alta velocità davanti alla cellula fotosensibile l’immagine di oggetti o persone poste davanti alla macchina. La corrente nella cellula varia in proporzione alla luce che la colpisce e questa corrente variabile viene trasmessa a un ricevitore, dove comanda una luce situata dietro un dispositivo ottico simile a quello posto all’estremità trasmittente. In questo modo, un punto luminoso percorre uno schermo di vetro smerigliato. La luce è fioca nelle ombre e brillante nelle zone luminose e percorre lo schermo così rapidamente che l’immagine intera appare simultaneamente all’occhio.”

“Ai fini della dimostrazione, la testa di un pupazzo da ventriloquo è stata manipolata come immagine da trasmettere, sebbene sia stato riprodotto anche il volto umano. Prima su un ricevitore nella stessa stanza del trasmettitore e poi su un ricevitore portatile in un’altra stanza, ai visitatori è stata mostrata una ricezione riconoscibile dei movimenti della testa del pupazzo e di una persona che parlava. L’immagine trasmessa era fioca e spesso sfocata, ma ha confermato l’affermazione secondo la quale attraverso il “Televisor”, come il signor Baird ha chiamato il suo apparecchio, è possibile trasmettere e riprodurre istantaneamente i dettagli del movimento e aspetti quali l’espressività del volto.”

“Resta da vedere fino a che punto gli ulteriori sviluppi porteranno il sistema del signor Baird verso un uso pratico. Egli ha a quanto pare superato i precedenti insuccessi nella costruzione di celle fotosensibili in grado di funzionare alla grande velocità richiesta, e ora che ha ottenuto il sostegno finanziario per il suo lavoro sarà in grado di migliorare e perfezionare il suo apparecchio. È stata presentata una richiesta al Ministro delle Poste per ottenere una licenza di trasmissione sperimentale e a breve potrebbero essere effettuate delle prove con il sistema da un edificio in St. Martin’s Lane.”

Nel 1980 il programma britannico Tomorrow’s World ricostruì una versione funzionante del televisore di Baird, un capolavoro di tecnologia steampunk.

Trascrivo il testo del servizio (più avanti trovate la mia traduzione):

About 50 years ago, a new gadget came on the market, the repercussions of which have affected almost everybody. Happily though, those of us who now work in the industry it helped to found no longer have to go through all this rigmarole every time we go to work. That gadget was a television set, and half a century
ago it demanded that those who appeared on it got properly made up. And that meant blue lips and lots of white face powder.

One of the pioneers of television was a Scotsman, John Logie Baird, and back in the 20s, using rather crude
apparatus, he succeeded in transmitting pictures over short distances. By 1930, “televisors”, as they were called, were on sale to the general public for about £26.

The picture was actually viewed down here, through a magnifying glass; and behind it, a screen about the size of a matchbox.

Next week, London Science Museum will open an exhibition covering 50 years of television and broadcasting. And we thought it appropriate for Tomorrow’s World to remember the Scotsman who made it all possible, by trying to transmit for the first time in 45 years a Baird-type television picture. And we’re going to do it on a lovingly recreated Baird system.

Now, his picture quality wasn’t very good by today’s standards, which is why I’m wearing all this makeup. Baird’s
picture was made up of 30 lines scanned vertically. And he did this with a beam of light and a rotating drum of mirrors, 30 mirrors in all. The performer sits in front of the mirrors, with the light beam scanning him. Two photocells then pick up the reflected light from his face and the signals are fed down a series of cables to a transmitter and on to the receiver, which contains a neon bulb.

Just in front is a metal disc, a spinning disc, and in it are thirty tiny holes, too small to see as it goes round. But as it spins, it should be possible to see the image of the performer looking through these holes, just level with a neon tube.

Incidentally, early television pictures were not black and white at all. They were pink, because of the color of the neon light. And what’s more, they’re so dim that our studio cameras are just not sensitive enough to do the job for us.

So, by way of contrast, perhaps, we’re using a piece of tomorrow’s world to look at the Baird image. It’s a new surveillance camera so sensitive that it can almost see in the dark.

So, that’s the setup. Let’s now try and make a television picture in the way they did it in the late 20s and early 30s. And I must say, first of all, it is the most peculiar experience sitting here with a light scanning your face 30 times a second. I suspect anybody suffering from epilepsy wouldn’t be able to tolerate this for very long.

Now, we have to do this in almost total darkness because the cells are extremely sensitive. So, let’s put all the studio lights out, switch on the Baird system, and up it comes. I center myself in the screen. Perhaps for the first time in 45 years, over the air, a picture of a television performer, yes, it’s me, on the Baird system.

And if you would like to know what it felt like to be a television star of the early 30s, well, you can try this for yourself if you visit the science museum in South Kensington when the exhibition opens. But I think you’ll have to bring your own dicky bow if you want to do the job properly. So, there it is. A little bit of history recreated on Tomorrow’s World. And until next week, from all of us in the studio, good night.

Traduzione:

Circa 50 anni fa fu introdotto sul mercato un nuovo dispositivo, le cui ripercussioni hanno influenzato quasi tutti. Fortunatamente, quelli di noi che ora lavorano nel settore che ha contribuito a fondare non devono più affrontare tutte queste complicazioni ogni volta che si recano al lavoro. Quel dispositivo era un televisore, e mezzo secolo fa richiedeva che coloro che apparivano sullo schermo fossero adeguatamente truccati. Questo voleva dire labbra blu e una notevole quantità di cipria bianca.

Uno dei pionieri della televisione fu uno scozzese, John Logie Baird, che negli anni 20 del Novecento, utilizzando apparecchiature piuttosto rudimentali, riuscì a trasmettere immagini su brevi distanze. Già nel 1930 i “televisori”, come venivano chiamati, erano in vendita al pubblico a circa 26 sterline.

L’immagine veniva in realtà visualizzata qui sotto, attraverso una lente d’ingrandimento, e dietro di essa c’era uno schermo delle dimensioni di una scatola di fiammiferi.

La prossima settimana, il Museo della Scienza di Londra inaugurerà una mostra che ripercorre 50 anni di televisione e trasmissioni televisive. Abbiamo ritenuto opportuno che Tomorrow’s World ricordasse lo scozzese che rese possibile tutto questo cercando di trasmettere per la prima volta in 45 anni un’immagine televisiva di tipo Baird. Lo faremo utilizzando un sistema Baird ricreato con cura.

La qualità dell’immagine non era molto buona per gli standard odierni, ed è per questo indosso tutto questo trucco. L’immagine di Baird era composta da 30 linee scansionate verticalmente. Lo faceva utilizzando un raggio di luce e un tamburo rotante dotato di specchi, 30 specchi in tutto. L’artista si siede davanti agli specchi, con il raggio di luce che lo scansiona. Due fotocellule captano la luce riflessa dal suo viso e i segnali vengono trasmessi attraverso una serie di cavi a un trasmettitore e poi al ricevitore, che contiene una lampada al neon.

Proprio davanti c’è un disco di metallo, un disco rotante, e al suo interno ci sono trenta piccoli fori, troppo piccoli per essere visti mentre gira. Tuttavia, mentre gira, dovrebbe essere possibile vedere l’immagine dell’artista guardando attraverso questi fori, proprio all’altezza di un tubo al neon.

Fra l’altro, le prime immagini televisive non erano affatto in bianco e nero. Erano rosa, a causa del colore della lampada al neon. Inoltre sono così fioche che le nostre telecamere da studio non sono abbastanza sensibili per svolgere il loro compito.

Quindi, per contrasto forse, stiamo utilizzando un pezzo del mondo di domani per guardare l’immagine di Baird. Si tratta di una nuova telecamera di sorveglianza così sensibile da poter quasi vedere al buio.

Quindi questa è la configurazione. Proviamo ora a realizzare un’immagine televisiva come si faceva alla fine degli anni ’20 e all’inizio degli anni ’30. Devo dire, prima di tutto, che è un’esperienza molto particolare stare seduti qui con una luce che ti illumina il viso 30 volte al secondo. Immagino che chi soffre di epilessia non riuscirebbe a tollerarlo a lungo.

Dobbiamo farlo quasi nel buio totale perché le fotocellule sono estremamente sensibili. Quindi, spegniamo tutte le luci dello studio, accendiamo il sistema Baird ed ecco che appare. Mi metto al centro dello schermo. Forse per la prima volta in 45 anni, in onda, l’immagine di un personaggio televisivo, sì, sono io, sul sistema Baird.

E se volete sapere come ci si sentiva ad essere una star televisiva dei primi anni ’30, beh, potete provarlo voi stessi visitando il museo della scienza a South Kensington quando aprirà la mostra. Tuttavia, credo che dovrete portarvi un vostro papillon se volete fare le cose per bene. Ecco qua. Un po’ di storia ricreata a Tomorrow’s World. E fino alla prossima settimana, da tutti noi in studio, buona sera.

Niente Panico RSI – Puntata del 2026/02/09

Questa è la registrazione della puntata del 9 febbraio 2026 di Niente Panico, il programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La puntata è riascoltabile qui sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

In questa puntata abbiamo avuto come ospite telefonico l’egittologo Mattia Mancini, autore del blog di divulgazione egittologica Djed Medu, che ha spiegato molti dei presunti misteri che riguardano l’antico Egitto e in particolare la teoria secondo la quale le piramidi di Giza sarebbero allineate con le stelle della cintura di Orione. Ha anche chiarito come mai il piazzamento degli obelischi egizi in vari paesi europei e negli Stati Uniti in tempi tecnologicamente meglio attrezzati, alla fine dell’Ottocento, richiese più tempo di quello impiegato dagli egizi nonostante la disponibilità di gru e di potenza motrice: fu principalmente colpa della necessità di trasportare in nave e della burocrazia.

Febbraio 1923 – La prima benzina al piombo

A febbraio del 1923, 103 anni fa, una stazione di rifornimento a Dayton, in Ohio, vendette il primo gallone di benzina al piombo. Thomas Midgley Jr., dei laboratori di ricerca della General Motors, aveva scoperto che aggiungere alla benzina del piombo tetraetile migliorava le prestazioni dei motori a scoppio. Midgley non presenziò all’evento perché si stava riprendendo da un grave avvelenamento da piombo.

Lui e il suo superiore, Charles Kettering (che aveva brevettato il motorino d’avviamento elettrico nel 1911), avevano volutamente ignorato i pericoli per la salute derivanti dal piombo. Sapevano anche che gli stessi miglioramenti delle prestazioni dei motori si potevano ottenere con l’etanolo, molto meno pericoloso. Ma l’etanolo non era brevettabile e quindi non poteva generare gli stessi profitti del piombo tetraetile.

Esporsi al piombo ha effetti sul sistema nervoso, su quello cardiovascolare e su quello immunitario, e produce anche problemi comportamentali e di apprendimento nei bambini. Si stima che l’abbandono della benzina al piombo abbia evitato 1,2 milioni di morti l’anno. Un’azienda britannica e statunitense, la Innospec, continuò a vendere piombo tetraetile come additivo per la benzina fino al 2010, decenni dopo che i danni del piombo tetraetile erano stati assodati oltre ogni dubbio. In quell’anno l’azienda ammise in tribunale di aver corrotto funzionari indonesiani e iracheni per poter continuare a vendere questo veleno [Car and Driver; CNN; Unep; The Conversation].

Febbraio 1996 – Prima vittoria di un computer contro un campione mondiale di scacchi

Il 10 febbraio 1996, a Philadelphia, dopo tre ore di gioco, il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov, considerato uno dei più grandi giocatori della storia, perde la prima partita di un torneo di sei contro Deep Blue, un computer di IBM.

Kasparov vince il torneo, ottenendo tre vittorie e due patte, ma quella sua sconfitta iniziale è la prima di un campione mondiale da parte di un computer avvenuta durante un torneo regolamentare, nel quale ogni giocatore ha due ore di tempo per fare 40 mosse, due altre per effettuare le 20 successive, e un’altra ora per concludere la partita. È una tappa fondamentale nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale e smonta il mito della supremazia della mente umana nel gestire la complessità e sofisticazione di questo gioco.

Una rivincita nel 1997 contro un Deep Blue migliorato si conclude con la sconfitta del campione umano: Kasparov vince la prima partita, Deep Blue la seconda, e le tre successive finiscono in patta. La sesta partita viene vinta dal computer [History.com].