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Antibufala: la foto del marziano nano (nano-nano)

Antibufala: la foto del marziano nano (nano-nano)

Complottisti su Marte

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “riccardo.cass****” e “”m.sanclem****. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2008/01/24.

English Abstract

A picture from one of the Mars rovers appears to show a human form. However, this is merely an optical illusion known as “pareidolia”. You can see the actual shape of the rock outcrop by looking at NASA’s raw images and assembling them in 3D with graphics software. If you can view cross-eyed stereograms, you can see the interesting results of this process below. The outcrop vividly stands out from the background instead of confusingly blending into it.

Confesso: a volte leggo una notizia particolarmente stupida e non ne parlo per non attirarle addosso l’attenzione, sperando che scivoli via inosservata verso il dimenticatoio. Ogni tanto mi va bene. Stavolta, purtroppo, no.

Mi riferisco alla storia dell'”avvistamento” di un marziano in una foto della NASA che gira da qualche giorno in Rete ed è approdata in Italia presso il Corriere, che un po’ pilatescamente non prende posizioni, barricandosi dietro il pavido paravento di un ambiguo “Probabilmente è un effetto ottico”.

“Probabilmente”? Siamo seri. Non c’è alcun dubbio, se non nella mente bacata di qualche ufologo di risulta, che la foto mostra semplicemente un oggetto che ha una forma vagamente umana. Si chiama pareidolia: la tendenza innata a cercare di applicare forme familiari agli oggetti indistinti. Che però sono e restano oggetti indistinti: una nuvola ci sembra un coniglietto, ma questo non vuol dire che l’aere sia popolato di fluttuanti leprotti grandi come portaerei.

Lasciamo stare, poi, la banda di premi Nobel del Tgcom, che ha addirittura scritto che “Si tratta del primo possibile essere vivente fotografato in quattro anni di missione”. C’è vita intelligente nell’universo? Sicuramente, ma non perdiamo tempo a cercarla nelle redazioni. Adesso, grazie alla loro faciloneria (combinata con quella dei colleghi esteri), il sito della NASA è intasato di curiosi e quasi inaccessibile.

Sarebbe bastato andare a controllare i fatti (quello che i complottisti di ogni sorta non fanno mai, e che certi giornalisti non fanno quasi mai), prima di blaterare, per capire come stanno realmente le cose. E se sono capace di farlo io, spiantato freelance goloso di focaccia, figuriamoci se non lo può fare un dipendente pagato di una testata blasonata.

La foto incriminata risale a novembre del 2007 ed è stata scattata dalla sonda automatica Spirit della NASA (foto qui accanto).

Una sonda che meriterebbe di essere citata nella cronaca per ben altri motivi che una foto interpretata maldestramente da un branco di svitati: rendiamoci conto che siamo riusciti a mandare su Marte, a oltre 55 milioni di chilometri dalla Terra, un robottino (anzi due, perché c’è anche il gemello Opportunity) che da ormai quattro anni va in giro a scattare foto e analizzare il suolo e l’atmosfera di Marte, scovando tracce geologiche che puntano a un ambiente un tempo ricco d’acqua.

Grazie a queste meraviglie possiamo vedere Marte in 3D, come se fossimo sulla sua superficie, e in altissima risoluzione. E grazie a Internet possiamo vedere subito le immagini, senza attendere che qualche giornale si degni di mostrarle, una volta tanto, al posto del granfratellaro di turno.

Un risultato tecnico e scientifico eccezionale, ottenuto oltretutto senza mettere a rischio vite umane e spendendo meno del costo di un singolo bombardiere B-2 o di due giorni di spesa mondiale per cosmetici: 820 milioni di dollari, circa 560 milioni di euro. Fa riflettere, vero? La prossima volta che qualcuno si lamenta del costo delle missioni spaziali, rinfacciategli queste cifre.

Ma torniamo alla foto. Si tratta di un microscopico dettaglio tratto da quest’immagine panoramica, sigla PIA10214, che per evitare d’intasare ulteriormente il sito della NASA riproduco qui in piccolo: la freccia rossa indica la posizione del “marziano”. Lasciate in pace il sito della NASA, perché l’immagine a massima risoluzione è una TIFF da 133 megabyte.

Da questa foto, ma soprattutto dalla sua versione stereoscopica (servono gli occhialini rossi e blu), si capisce chiaramente che si tratta semplicemente della porzione in ombra di uno spuntone di roccia; la porzione illuminata si confonde con lo sfondo. La visione in 3D permette di distinguere quali parti dell’immagine fanno parte dello sfondo e quali invece appartengono alla roccia. Qui c’è una porzione della versione 3D, cliccabile per ingrandirla: il “marziano” è a sinistra, a metà altezza.

Fra l’altro, il mitico sito Badastronomy.com, noto per le sue prese per i fondelli scientificamente inoppugnabili dei lunacomplottisti, calcola che il “marziano” sia alto una decina di centimetri, vista la sua posizione rispetto alla sonda Spirit (la collinetta disseminata di pietre che occupa la zona centrale sinistra della panoramica è a 30 metri dalla sonda, secondo la NASA). Decisamente un nano, nano.

Un’altra cosa importante che i marzianomani non hanno considerato è che l’immagine è un collage di foto in scale di grigio, scattate con vari filtri (centrati su 753, 535 e 432 nanometri) e nell’arco di vari giorni, dal 6 al 9 novembre 2007, e poi ricomposte per ottenere l’immagine in pseudocolore, come descritto sempre dalla NASA. Ecco infatti i link alle foto originali (in scale di grigio) del “marziano”: una, due, tre, quattro.

Questa è una GIF animata che raccoglie tre di queste immagini, scattate con ombre differenti, che permettono di cogliere la conformazione reale del sasso marzianiforme (cliccatevi sopra per animarla):

Per chi non ha gli occhialini bicolore ma è capace di vedere gli stereogrammi a occhi incrociati, ho preparato due immagini (cliccabili per ingrandirle) che rendono molto chiaramente la tridimensionalità della scena. La prima è un’inquadratura ampia, in cui il “marziano” è in basso a sinistra: la seconda è un dettaglio.

Attenzione: guardare a lungo gli stereogrammi può affaticare la vista e dare nausea. Siete stati avvisati.


In sostanza, dagli stereogrammi si deduce che si tratta di una roccia grosso modo a forma d’incudine inclinata verso destra, di cui il “marziano” è l’estremità sinistra; davanti a quest’incudine c’è un sasso vagamente piramidale, che nelle foto 2D sembra invece essere un tutt’uno con la roccia sulla quale “siede” l’alieno.

Se per caso non siete convinti, ponetevi subito la domanda cruciale di buon senso, che è sempre la stessa dai tempi della famigerata “faccia su Marte”: se la NASA fa parte di un complotto per nascondere le prove di vita aliena, perché diffonderebbe foto che la mostrano? Sarebbe molto più semplice non pubblicare le foto e nessuno ne saprebbe nulla.

O se ne volete un’altra: è credibile che i marziani siano talmente simili a noi da avere anche il seno (sarebbe quindi una marziana, si spera) e coprirselo pudicamente con un braccino quando si siedono su una roccia per farsi notare dai robottini terrestri di passaggio?

Non solo: di casi analoghi di pareidolia è piena anche la Terra. Qui accanto, per esempio, c’è una foto mandatami da un lettore, nexus1977, che ringrazio.

La domanda che però mi frulla in testa, più delle altre, è questa: davvero c’è gente che non ha niente di meglio da fare che spulciare ossessivamente ogni centimetro quadro delle foto della Nasa alla ricerca di improbabili marzianine in topless?

Aggiornamento (2008/01/24): parla la NASA

Secondo un servizio della CBS News, la NASA ha dichiarato che il “marziano” è una roccia scolpita dal vento, alta ben cinque centimetri.

Mistero nei cieli norvegesi

Mistero nei cieli norvegesi

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale: grazie a tutti i lettori che hanno segnalato dettagli e aggiornamenti. Ultimo aggiornamento: 2009/12/10 18:30.

Niente panico. Non sono alieni, non è un portale interdimensionale dal quale sbucherà Xenu, non sono gli esperimenti dell’LHC che hanno aperto uno strappo nella trama dell’universo e non sono neanche trucchi digitali. Le fotografie e i video di una misteriosa spirale apparsa nel cielo della Norvegia che stanno circolando in Rete mostrano un fenomeno reale e spettacolare.

Al momento la spiegazione più plausibile è che si tratti degli effetti di un lancio missilistico russo fallito. A prima vista sembra impossibile, ma quando si esaminano anche le foto precedenti e successive alla comparsa della spirale e si considera che la grande altezza del fenomeno confonde totalmente la prospettiva, la cosa comincia ad avere senso.

Sto investigando e facendo alcune verifiche: butto giù queste righe di corsa giusto per frenare l’entusiasmo di chi pensa subito che si tratti di cose che la scienza non sa spiegare o che si tratti di visitatori dallo spazio profondo. In questo caso ci sono dati concreti e foto provenienti da fonti e direzioni differenti sulle quali ragionare e fare deduzioni. Link e dettagli arriveranno fra breve.

I dati

Qualunque cosa sia, il fenomeno è stato visto e documentato da più fonti indipendenti, cosa che esclude trucchi fotografici, e da osservatori situati a notevole distanza l’uno dall’altro, cosa che esclude fenomeni locali come proiezioni con laser da discoteca e simili.

L’utente Charlie Freak su Fark.com ha correlato alcune delle fotografie pubblicate da Itromso.no con le rispettive località in Google Earth e ne ha ricavato delle direzioni approssimative del fenomeno. Le foto permettono anche di apprezzare l’evolversi dell’apparizione misteriosa.


Tromso


Lysnes


Breivika


Stima delle direzioni visuali delle foto precedenti
(credit: Charlie Freak su Fark.com)

Sempre Google Earth permette di determinare che fra Tromso e Lysnes ci sono, in linea d’aria, circa 45 chilometri, per cui non può trattarsi di un evento locale: anzi, il fatto che le fotografie in entrambi i luoghi mostrino una forma azzurra di dimensioni apparenti molto simili suggerisce che il fenomeno deve essersi verificato a grandissima distanza, in modo da rendere trascurabile la differenza di punto di vista.

Le fotografie, inoltre, sono state scattate con un tempo di posa piuttosto lungo (trattandosi di un oggetto nel cielo notturno), per cui distorcono la percezione del fenomeno. I video (uno e due) chiariscono meglio la dinamica:

Nel primo video si nota un effetto a girandola, molto simile a quello di alcuni fuochi d’artificio. Nel secondo video si vede che si forma una sorta di “buco” nel chiarore. Ma soprattutto è evidente che le fotografie sono ingannevoli.

Nei video e nelle foto pubblicati da Nrk.no si apprezza la rapidità con la quale si forma e si dissolve la spirale, e in particolare c’è una fotografia che mostra cosa c’era all’orizzonte oltre la scia azzurra:

Confrontate quest’immagine con le seguenti, che non si riferiscono al fenomeno norvegese ma mostrano lanci di missili a lunga gittata negli Stati Uniti:

La somiglianza è decisamente interessante. Diventa ancora più interessante quando si considera questa simulazione fisica resa in video, fatta da Doug Ellison di UnmannedSpaceflight.com, di un missile che gira su se stesso emettendo carburante inutilizzato in due direzioni, visto da una direzione grosso modo frontale:

C’è tutto: la formazione della spirale ampia e di quella più stretta e la generazione del “buco” quando il carburante finisce. Se il carburante fosse stato illuminato dal sole basso (infatti era mattina presto, le 7:50, in Norvegia), si sarebbe stagliato contro il cielo scuro.

Dalla Cina, inoltre, arriva questo video che mostra un fenomeno analogo. Non è la prima volta, insomma, che si osserva questo genere di effetto.

A questo quadro si aggiunge un’avviso ai naviganti diramato via Navtex che annuncia un lancio missilistico e delimita un’area del Mar Bianco in cui è interdetta la navigazione:

ZCZC FA79
031230 UTC DEC 09
COASTAL WARNING ARKHANGELSK 94
SOUTHERN PART WHITE SEA
1.ROCKET LAUNCHING 2300 07 DEC TO 0600 08 DEC
09 DC 0200 TO 0900 10 DEC 0100 TO 0900
NAVIGATION PROHIBITED IN AREA
65-12.6N 036-37.0E 65-37.2N 036-26.0E
66-12.3N 037-19.0E 66-04.0N 037-47.0E
66-03.0N 038-38.0E 66-06.5N 038-55.0E
65-11.0N 037-28.0E 65-12.1N 036-49.5E
THEN COASTAL LINE 65-12.2N 036-47.6E
2. CANCEL THIS MESSAGE 101000 DEC=
NNNN

E per chi si chiede come possa un missile impazzito formare una spirale così regolare, segnalo questa foto di un Trident in crisi: pur essendo bassissimo e quindi a bassa velocità, produce una spirale notevole:

La probabile spiegazione

Lo scenario che si prospetta, insomma, è che si tratti di un lancio missilistico annunciato che è andato storto: il missile, dopo aver raggiunto una quota molto elevata (tanto da permettere di vederne la scia da luoghi molto distanti fra loro), ha iniziato un avvitamento inatteso su se stesso (la parte azzurra della scia), simile a quello dei razzi dei fuochi d’artificio (nei quali però è intenzionale). La rotazione ha causato sollecitazioni violente della struttura, che a un certo punto ha ceduto. Il missile, o quel che ne restava, ha iniziato a ruotare fortemente su se stesso. Il carburante emesso è stato scagliato circolarmente ed è stato illuminato dal sole radente del mattino, formando la spirale bianca. Le immagini riprendono il fenomeno grosso modo frontalmente grazie alla direzione e alla grande distanza alla quale si verifica rispetto agli osservatori.

La forma regolare della spirale non è disturbata dalla gravità o dall’atmosfera perché il carburante viaggia alla stessa velocità del missile e ne segue quindi la medesima traiettoria balistica ad arco, e si sta disperdendo nell’alta atmosfera, che è molto tenue ed esercita quindi un effetto frenante trascurabile. Questo, insieme alla grande distanza rispetto agli osservatori, spiegherebbe anche l’assenza di boati o altri rumori.

La rotazione solida della spirale è soltanto un effetto ottico: in realtà il getto di carburante si disperde man mano che si allontana e resta visibile soltanto la parte relativamente densa del getto stesso, che si riforma in continuazione. Ad un certo punto il carburante finisce, ma il suo moto centrifugo continua, producendo quindi il “buco”.

Le prime voci non confermate indicano che si sarebbe trattato del lancio fallito di un missile Bulava da parte di un sommergibile russo.

Mistero risolto, dunque, ma le foto restano bellissime.

Epilogo: spiegazione confermata

La BBC riferisce che “una dichiarazione da Mosca ha successivamente confermato che le luci erano state provocate da un lancio fallito di un missile da un sottomarino russo” (“a statement from Moscow later confirmed that the lights had been caused by a failed missile launch from a Russian submarine”).

È arrivata anche la conferma del quotidiano russo Vedomosti, secondo Repubblica. In serata la BBC ha pubblicato un approfondimento, nel quale emerge che il Ministero della Difesa russo ha detto all’agenzia Itar-Tass che si è trattato appunto di un missile balistico Bulava, lanciato senza successo da un sottomarino, il Dmitry Donskoi, nel Mar Bianco.

O almeno questo è quello che vogliono farci credere.

Piccolo corso di nufologia

Piccolo corso di nufologia

Nufologia: nuove foto di UFO, coinvolto anche Google Street View

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Prosegue il minicorso di nufologia: l’arte di riconoscere una fotografia che sembra mostrare un oggetto volante alieno ma ha in realtà una spiegazione molto terrestre.

E’ un’arte che può rivelarsi utile nel capire meglio il fenomeno dell’ufologia dal punto di vista umano oltre che da quello tecnico e concreto. Perché se da un lato la probabilità di altre forme di vita intelligenti nell’universo è alta per motivi statistici, dall’altro vi sono forti dubbi sull’esistenza di visitazioni aliene a bordo di veicoli. Non vi è dubbio, invece, che esista la credenza in queste visitazioni. Resta da capire da dove scaturisca questa credenza.

Un indizio forte sulle origini dell’ufologia deriva dall’analisi delle sue presunte prove, costituite quasi sempre da fotografie. Quello che molti appassionati non considerano è che nelle fotografie capitano spesso fenomeni che possono essere facilmente scambiati per UFO, e un buon modo per abituarsi a tenere presente questo rischio è studiare queste fotografie.

Giusto per chiarezza, e nella speranza di prevenire i commenti indignati di coloro che sono convinti che siamo oggetto di visite continue da parte di veicoli di entità aliene (manco fossimo le bestie di uno zoo safari), sottolineo che lo scopo di questo corso semiserio di nufologia non è sostenere che tutte le foto di UFO sono false o truccate, ma semplicemente mostrare tramite esempi pratici quanto è facile prendere una cantonata e imparare a riconoscere gli inganni più ricorrenti in questo campo, senza nulla togliere al lavoro e alla professionalità dei fototecnici che fanno queste analisi per mestiere.

Per esempio, potete cimentarvi nel decifrare la vera origine delle due immagini inquietanti presentate qui sotto.

La prima è tratta da Google Street View ed è segnalata dal giornale britannico The Sun, non nuovo a simili parti giornalistici lievemente sensazionalisti:

Secondo l’articolo del Sun, “nove sfere argentee fluttuano sopra una fila di negozi” in un’immagine catturata dalle fotocamere mobili di Google Street View tra Wolverley Street e Bethnal Green Road, nella zona orientale di Londra. L’immagine è cliccabile per ingrandirla.

Stando al giornale, l’ufologo Nick Pope avrebbe descritto la foto come “veramente affascinante”: a suo dire, “sembra mostrare nove oggetti che volano in formazione quasi perfetta. Praticamente l’unica cosa che so che può fare una cosa simile è la pattuglia delle Red Arrows, e non sono loro… ho fatto passare la lista delle possibilità che normalmente spiegano queste cose, ma non trovo una risposta”.

Voi, invece, riuscite a trovarla?

Date un’occhiata anche alla foto qui sotto, che è un dettaglio di un’immagine che ho scattato pochi giorni fa mentre ero sulla Tangenziale di Pavia (non stavo guidando io, tranquilli). Si vede chiaramente un oggetto allungato e arrotondato, con riflessi multicolori e un contorno molto netto, accompagnato da due o forse tre altri oggetti più piccoli e meno luminosi. Una nave madre con i veicoli ausiliari? Posso dirvi subito che non è stato usato alcun ritocco digitale.

Se vi va di esercitare il vostro talento di nufologi, provate a dare la spiegazione a queste foto nei commenti qui sotto. La soluzione esatta verrà data al termine della puntata radiofonica del Disinformatico di stamattina, ascoltabile in streaming.

La soluzione

La foto tratta da Google Street View mostra semplicemente le Red Arrows, la pattuglia acrobatica britannica. Lo si capisce guardando l’immagine originale su Google Street View, in cui si nota la classica formazione della pattuglia e si distingue la sagoma degli aerei:

Che si tratti di oggetti reali è indicato dalle reazioni delle persone presenti, che guardano in su e scattano foto:

In realtà in questo caso siamo di fronte a un esempio di quello che i prestigiatori chiamano misdirection: l’arte di sviare l’attenzione dello spettatore suggerendogli idee. Il testo dell’articolo, infatti, parla di oggetti “fluttuanti”, suggerendo che si tratti di oggetti statici nel cielo: un comportamento incompatibile con velivoli tradizionali. Poi prosegue intervistando un ufologo e attribuendogli le parole “l’unica cosa che so che può fare una cosa simile è la pattuglia delle Red Arrows, e non sono loro“. Questo forza il lettore a escludere la possibilità che si tratti di aerei di una pattuglia acrobatica.

Non mi soffermo sulla competenza o incompetenza dell’ufologo in questione, perché il Sun non è l’Economist e quindi può avergli attribuito disinvoltamente parole non sue; ma l’intero impianto della presentazione delle immagini è vistosamente ingannevole. Se questo inganno sia intenzionale o involontario, lascio giudicare a voi. Resta il fatto che l’ufologia è un campo minato a causa di comportamenti irrazionali e sensazionalisti come questo.

Per quanto riguarda la seconda foto, complimenti a chi è arrivato alla soluzione esatta, che era un po’ più complessa del solito: la foto è stata scattata attraverso il finestrino laterale dell’auto sulla quale mi trovavo, e il sole sbucava dalle nuvole. La sua luce si è riflessa sulla ghiera metallica lucida che circonda l’obiettivo della fotocamera e si è poi riflessa di nuovo nel vetro del finestrino. Ecco la foto completa, che rivela la posizione del sole e mostra l’intero riflesso circolare della ghiera:

Esiste anche un’altra foto della stessa sequenza che rivela la natura dell'”UFO” ancora più chiaramente:

Rovesciandola specularmente ed esaltandone leggermente contrasto e colori si legge piuttosto chiaramente la scritta “aplio”, che è un pezzo del nome della fotocamera Ricoh Caplio, la cui identità era rivelata dai dati EXIF presenti nell’immagine digitale originale. La scritta è a sinistra nel dettaglio della foto precedente mostrato qui sotto:

Complimenti a tutti coloro che hanno azzeccato le soluzioni: per chi non ce l’ha fatta, spero sia stata una buona dimostrazione di quanto sia difficile capire la natura di una foto ufologica se non ci viene presentato il quadro completo o se addirittura il quadro viene presentato in modo ingannevole.

Questo piccolo esempio ci suggerisce alcune regole di comportamento nufologico molto preziose:

  • bisogna sempre esaminare la foto intera, senza accettare versioni ritagliate che falsano il contesto;
  • bisogna sempre esaminare le altre foto della sequenza, perché possono rivelare dettagli importanti;
  • i dati EXIF sono preziosi per risalire alle condizioni di ripresa.

In mancanza di queste condizioni, è meglio sospendere ogni giudizio. Il guaio è che molti appassionati di ufologia rifiutano di condividere le immagini originali adducendo le scuse più strane. Condividere una foto digitale non costa nulla e non comporta la perdita dell’originale: non siamo più ai tempi delle pellicole. Eppure, come è avvenuto in un caso recente qui in Canton Ticino, la mia semplice richiesta di poter analizzare le immagini digitali originali è stata respinta con una levata di scudi.

Chiediamoci perché.

Alieno alto quattro metri in provincia di Udine

Alieno alto quattro metri in provincia di Udine

Alieno paralizza il traffico a Mortegliano (Udine). Così dice un unico testimone

Sembra che qualcuno stia facendo gli straordinari nel partorire e diffondere notizie demenziali che meriterebbero solo di raggiungere il cestino più vicino. Dopo il mammut siberiano e il serpente islandese arriva l’alieno gigante di Mortegliano.

La storia è inquietante: sabato 11 febbraio verso le 22:30 vari testimoni oculari avrebbero visto una creatura “alta circa quattro metri” che “camminava lungo la strada”, specificamente “la Napoleonica all’altezza della nuova rotonda di Mortegliano”. I cellulari misteriosamente muti avrebbero impedito di chiamare aiuto (e, guarda caso, di fare foto o riprese); le auto si sarebbero fermate in mezzo alla strada. Così almeno racconta, insieme ad altri dettagli, Unonotizie.it.

L’incontro ravvicinato sarebbe stato accompagnato da avvistamenti di UFO e da altri eventi misteriosi, come racconta Blitz Quotidiano, che fa il nome di uno dei testimoni del faccia a faccia con l’alieno a testa conica e con l’UFO: sarebbe “un operaio di 24 anni di Caffaro, Leonard D’Andrea, che ha deciso di portare la propria testimonianza al talk show di RaiDue “I fatti vostri”.”

Altre fonti (Tiscali.it, Il Gazzettino, Messaggero Veneto) aggiungono dettagli ulteriori. Ma in tutte le versioni della notizia manca un elemento fondamentale: il racconto degli altri testimoni. Si parla di una madre che “avrebbe nascosto i figli sotto i sedili posteriori” e di “due ragazze”, si dice che “molti avrebbero tentato di mettersi in contatto telefonico con le forze dell’ordine”, ma l’unico nome che viene fatto è quello di D’Andrea. Dove sono gli altri testimoni?

Più in generale, in un campo pieno di imbroglioni, ciarlatani, falsari e mitomani come quello dell’ufologia, in cui anche gli onesti (pochi, ma ce ne sono) dimostrano di essere creduli oltre ogni buon senso, come si può dare peso a una storia incredibile che ha un solo testimone e nessun riscontro concreto? Credereste sulla parola a uno che dice di aver visto un unicorno ma di non averne neanche una foto perché il telefonino era provvidenzialmente guasto e che dice che c’erano altre persone presenti ma non si sa chi siano? No? Appunto.

Ci sarebbe poi da chiedersi perché mai gli alieni, così tecnologicamente avanzati da valicare gli abissi interstellari, sarebbero così imbranati da farsi cogliere a passeggiare lungo la strada. Sono capaci di paralizzare i cellulari ma non dispongono di una tutina mimetica o del buon senso di star lontani dai terrestri? Siamo seri.

La “testa… tondeggiante… che terminava a forma conica”, con “gambe leggermente incurvate in avanti e con la parte posteriore formata da una sorta di tendini molto grossi” mi ispirerebbe una possibile spiegazione molto terrestre, ma mi trattengo. Sarebbe troppo assurdo che nella zona ci fosse un allevamento di struzzi dal quale fosse sfuggito, proprio alla stessa ora, un esemplare. Già. Proprio improbabile e assurdo.

Gli ufologi s’incazzino pure: per me queste storie sono solo boiate che ridicolizzano la vera ricerca di forme di vita extraterrestri.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “paolett*”.

L’alieno in frigorifero

L’alieno in frigorifero

Alieno nel frigorifero, oltraggio al buon senso. O dovrei dire ortaggio?

Scienziati che cercate ET fra le stelle, non avete capito niente: provate a guardare nei frigoriferi. Perché dopo la donna italiana che conserva nel frigidaire i feti alieni che ha partorito, è arrivata la donna russa che conserva nel frigorifero il cadavere di un alieno. Da due anni.

Ne parlano Blitz Quotidiano, Giornalettismo e tanti altri siti italiani e di tutto il mondo, citando a volte il Daily Mail, che sembra essere il punto di partenza della diffusione della notizia.

Il Daily Mail, tempio della deontologia giornalistica (nel senso che la deontologia vi viene sacrificata quotidianamente), dice che la donna, Marta Yegorovnam, della città di Petrozavodsk, ha tenuto l’“alieno” per due anni nel suo frigorifero e ne ha scattato cinque foto.

La signora dice di aver preso il corpicino da un luogo dove si era schiantato un UFO, vicino a casa sua. La “creatura” sarebbe alta (o lunga) una quarantina di centimetri, secondo il sito Unexplained Mysteries, che è citato dal Mail e che a sua volta cita un blog in inglese che cita un sito russo imprecisato. Notizie di prima mano, insomma.

Per il Mail, il “famoso scrittore ed esperto del paranormale Michael Cohen” avrebbe dichiarato che “Potrebbe trattarsi di una sofisticata burla, tuttavia non andrebbe scartata la possibilità che si tratti di un vero alieno”. Ma se si volesse usare il buon senso invece della febbre (f)ufologica, l’unica cosa che andrebbe scartata e spacchettata, qui, è la porcheria che la signora Yegorovnam tiene in frigorifero, perché prima di lanciarsi in sparate su cadaveri alieni bisognerebbe prendere il “cadavere” e analizzarlo. Per esempio per escludere che sia una verdura tagliuzzata da una mitomane, una burlona o una pazza.

Ma guarda caso non si può. L’“alieno” non è più esaminabile perché se lo sono portati via dei sedicenti rappresentanti di un centro di ricerca dell’Accademia Russa delle Scienze. Però i dipendenti del centro, interpellati, dicono di non saperne nulla.

“Notizie” come questa sono veramente utili: permettono di discriminare fra ufologi seri e cialtroni. I primi liquideranno la notizia come una boiata. I secondi continueranno a perpetuarla seriamente come ennesima prova dell’occultamento governativo delle visite degli extraterrestri. E a ricamarci sopra per vendere paccottiglia e spillare soldi agli ingenui.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “sawyer”.

UFO su Londra? Vediamo cosa dicono gli ufologi

UFO su Londra? Vediamo cosa dicono gli ufologi

Video di avvistamento UFO sopra Londra

Il giornale britannico The Sun annuncia l’ennesimo clamoroso video di avvistamento di UFO, stavolta in pieno giorno nel cielo di Londra. La spiegazione è molto semplice e come al solito non c’entrano gli alieni.

Ma perché rivelare subito la soluzione e guastarsi il divertimento di vedere quali teorie ridicole s’inventeranno quelli che interpretano in chiave extraterrestre qualunque cosa? Lasciamo che parlino, così sarà facile distinguere gli ufologi seri dai fuffologi.

Ufo a Lugano?

Ufo a Lugano?

Lugano, polizia avvista “UFO”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Tio.ch ha dedicato ben due articoli (Agenti di polizia avvistano UFO, e Ufo: “Siamo di fronte a qualcosa di non normale”), entrambi datati 8 giugno, al presunto avvistamento avvenuto a Lugano “dopo la mezzanotte di domenica 5 giugno” e riguardante “oggetti di color bianco-giallo, e luminosi”. Fra gli otto testimoni ci sarebbero anche “alcuni agenti della Polizia comunale di Lugano”.

Premesso che le foto che accompagnano gli articoli sono di repertorio e non si riferiscono agli avvistamenti,  va chiarito che come sempre, prima di lanciarsi in affermazioni sensazionalistiche sulla natura “non terrena” degli oggetti osservati, sarebbe sensato escludere le spiegazioni molto terrene. Quella classica è che si tratti di lanterne cinesi. Un lettore di Ticinonline, citato negli articoli, parla infatti di una cerimonia avvenuta a Villa Sassa, a Lugano, durante la quale sarebbero stati liberati “oggetti luminosi, gialli, infuocati”. La portavoce di Villa Sassa, però, smentisce, obiettando che non sarebbero stati “lanciati in aria oggetti capaci di raggiungere simili altezze” (c’è chi parla di mille metri).

L’impossibilità di raggiungere la quota di mille metri per una lanterna cinese è tutta da verificare: prima di saltare a conclusioni affrettate, bisognerebbe prima di tutto stabilire in che modo e con che precisione è stata stimata questa quota e poi dimostrare che una lanterna cinese non la possa raggiungere.

In quanto al viaggiare “in modo intelligente, quasi programmato”, va ricordato che un gruppo di lanterne cinesi viene trasportato dalle correnti d’aria e tende quindi a compiere movimenti di ogni sorta, che poi l’occhio dell’osservatore non esperto interpreta soggettivamente come se fossero manovre coordinate. Equivoci simili sono già avvenuti in passato, per esempio nei cieli del Galles (BBC, giugno 2008), dove le lanterne cinesi lanciate da una coppia di sposi hanno tratto in inganno l’equipaggio di un elicottero della polizia.

La questione si potrebbe forse risolvere ascoltando direttamente i testimoni ed analizzando le riprese, ma i video non sono stati resi pubblici e “addirittura è stata vietata la pubblicazione dei video realizzati quella notte dagli stessi poliziotti”. Alcuni video, però, sarebbero a disposizione degli ufologi locali: conviene attendere eventuali sviluppi e divulgazioni.

Come già avvenuto per lo stesso tipo di avvistamento a maggio 2010, chi avesse video o foto dell’evento è pregato di condividerli non solo con gli ufologi ma anche con i fototecnici esperti, come Paolo Bertotti, e con chi può fare indagini sul luogo, come il sottoscritto. Intanto ringrazio tutti coloro che mi hanno segnalato le notizie.

Aggiornamento

Ticinonews ha pubblicato il comunicato del CICAP Ticino (che presiedo) e anche un breve video dell’evento luganese (serve Silverlight, dannazione): non si vede quasi nulla, ma si può determinare il punto di ripresa e quindi l’elevazione degli oggetti; con due video si potrebbe fare triangolazione e stabilire la quota. Questo è un fotogramma del video, in versione originale e in versione elaborata per evidenziare i dettagli (sia pure con fortissimi artefatti): qualcuno riesce a localizzare il punto di ripresa?

Intanto Ufoskywatching.com spiega che in base ai suoi test una lanterna cinese può arrivare a 800 metri di quota ma non può superare il 1000; Flylantern.it parla di quote normalmente raggiunte fra 800 e 1000 metri. Skylanterns2u.com è dello stesso avviso.

Una possibile spiegazione per le versioni contraddittorie riguardanti il presunto lancio di lanterne da Villa Sassa è che le norme svizzere che regolano questi lanci esigono, per l’esenzione dall’autorizzazione, distanze minime dagli aeroporti che forse non sono state rispettate.

Grazie a Giovanni Pili e a Ethan per le segnalazioni.

Le cose che non colsi - 2009/11/07

Le cose che non colsi – 2009/11/07

Luna vera e virtuale, ufologia, principesse doppie, pianeti e altre chicche

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “f.anzil****” e “luigiricc”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nastri lunari perduti: il rapporto. La NASA ha pubblicato il rapporto che spiega in dettaglio perché sono andate perdute le registrazioni più dirette delle trasmissioni dello sbarco sulla Luna dell’Apollo 11. Ne parlo su Complotti Lunari.

Foto sempre migliori dalla Luna. Arriva dalla sonda automatica LRO una nuova immagine del sito di allunaggio dell’Apollo 12. Un altro chiodo nella bara del lunacomplottismo. È bello avere un martello.

Luna digitale. I dati altimetrici della sonda Kaguya permettono di ottenere rendering iperrealistici come quello che vedete qui accanto (assolutamente da cliccare per apprezzarlo in alta risoluzione). No, non è una foto. Ne trovate altre, generate dagli appassionati, su Unmanned SpaceFlight, dove si segnala che i dati verranno usati presto dal popolare programma astronomico Celestia. L’agenzia spaziale giapponese JAXA offre anche un filmato con la versione 3D del cratere Tycho generata con questi dati. Fantastico.

Manuale per Kaguya in 3D. I lettori del Disinformatico hanno realizzato una traduzione italiana del manuale giapponese del software di esplorazione lunare della JAXA che permette di consultare i dati della sonda Kaguya in stile Google Earth. Grazie a Chiara, Luca e Guido!

Video Ares I-X girostabilizzato. Il recente lancio del prototipo del missile Ares, un giocattolo alto cento metri pensato per il ritorno alla Luna ma probabilmente destinato a soccombere per insufficienza di fondi, è stato ripreso integralmente da un aereo usando un teleobiettivo stabilizzato. Spettacolare. Il video è qui su YouTube.

Du Leias is megl che uan. Carrie Fisher nel bikini da schiava come principessa Leia nel Ritorno dello Jedi è uno di quei momenti mitici della fantascienza cinematografica ormai entrati nella cultura collettiva, citato persino da Jennifer Aniston in Friends. Ma ecco Carrie Fisher, in quel famoso bikini, che prende il sole insieme a un’altra Leia: è Tracey Eddon, la sua controfigura, con un curriculum invidiabile (la scena di Kim Basinger che si getta in mare a cavallo in Mai dire Mai, Labyrinth, Goldeneye e tanti altri). Era anche la controfigura di Anthony Daniels, l’attore che interpretava il robot C3PO nello stesso film. Il sito-blog dell’eccentrica, arguta, abrasiva Carrie Fisher è CarrieFisher.com; se volete sapere tutto sulla storia di quel costume, c’è la voce apposita di Wookieepedia. Altre info sono su Fukung, Gizmodo e Scifiwire.

Ufologia seria alla radio. Millevoci, il programma della Rete Uno della RSI, ha dedicato una puntata all’ufologia con accento ticinese. Ne ho accennato qui: aggiungo che il podcast con la trasmissione integrale è scaricabile temporaneamente qui dal sito della RSI. Edoardo Russo, ufologo del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), si è confermato un interlocutore piacevole e preparato, sereno e prudente, tanto che forse siamo sembrati più possibilisti noi “scettici”. Prima che qualcuno obietti che non è stato contattato il CUSI (associazione ufologica ticinese), l’invito al CUSI era stato fatto, ma al solo sentir nominare il mio nome e quello del collega Marco Cagnotti, la presidentessa dell’associazione ha risposto con un secco quanto maleducato rifiuto. Si è persino rivolta alla polizia cantonale, asserendo che io avrei minacciato di disturbare il suo recente convegno ufologico (al quale peraltro non avevo alcuna intenzione d’andare e non sono andato). Meno male che siamo noi quelli chiusi al dialogo.

Natura o arte? Marte. No, non è il tatuaggio nella scollatura di Carrie Fisher: è l’effetto dei turbini di polvere nei deserti marziani. Sollevano la polvere chiara superficiale, scoprendo quella scura sottostante. Questa e altre immagini fantastiche di Marte, veri e propri quadri astratti dipinti dalla natura su una tela grande quanto un pianeta, sono presso The Big Picture. Intanto il Mars Reconnaissance Orbiter fotografa la sonda Phoenix, ghiacciata nella brina invernale di anidride carbonica sul pianeta rosso, sola come Wall-E.

Fuga da Scientology. Che male fanno le credenze alternative? Leggetelo nelle parole amare di Paul Haggis, premio Oscar come regista di Crash nonché sceneggiatore di Million Dollar Baby, che denunciano il suo abbandono della setta e il fatto che Scientology abbia imposto a sua moglie la disconnection, ossia di non comunicare più con i propri genitori, rei di aver violato qualche regola del culto venticinque anni prima. Altri dettagli e altre denunce sono presso Scientology-cult.com. Se poi volete vedere come si comportano gli esponenti di Scientology, guardate questo video, in cui un portavoce della setta intervistato da ABC News si offende e abbandona l’intervista quando gli viene chiesto di confermare uno dei dogmi della sua fede: l’alieno Xenu. Giornalisti adulatori di politici, notate la tecnica implacabile dell’intervistatore: mai, mai, mai mollare una domanda sulla quale l’intervistato si dimostra in crisi. Ma soprattutto avere il coraggio di farla, quella domanda.

CICAP scaricabile. Sono disponibili le registrazioni audio delle sessioni del convegno del CICAP di Abano, sia come download, sia come penna USB. Ci sono tutte le relazioni e le splendide chiacchierate informali con Silvan e Piero Angela. I DVD usciranno in seguito.

Iphone succhiabollette con certi siti di webcam. Ovviamente non mi riferisco ai siti con le grazie femminili e maschili in mostra a pagamento, che giammai un iphonocondriaco visiterebbe, ma a quelli che veicolano le webcam usate per esempio per monitorare casa propria o luoghi interessanti: The Cult of Mac segnala che se usano il codec Motion JPEG, lo stream di dati continua ad essere scaricato anche se l’utente chiude Safari sul proprio iPhone. Questo comporta megabyte su megabyte di dati scaricati via cellulare, con i costi che ne possono conseguire. Per evitare il rischio, secondo lo scopritore del baco, Oliver K, basta ricordarsi di visitare con Safari un qualunque sito dopo aver visitato una pagina di webcam.

VOIP su Wifi intercettabile. UCSniff è un programma open source per origliare le comunicazioni telefoniche trasmesse via Internet tramite una rete senza fili, usando apparecchi come l’iPhone. È in giro già da un po’, ma adesso è capace di intercettare la conversazione in tempo reale. Lo stesso vale per le videochiamate. Se usate il VOIP, assicuratevi che la comunicazione sia cifrata dal software, oppure non dite o mostrate nulla che violi la Regola della Nonna: su Internet non si fa, non si dice e non si scrive nulla che non vorreste fosse letto o visto da vostra nonna.

Lettere dagli aerei dell’11 settembre. Per tutti i testoni che pensano che sia strano che un passaporto di un dirottatore sia sopravvissuto agli impatti degli aerei contro le Torri Gemelle, arriva un promemoria di realtà dai filatelisti: le crash covers, ossia gli oggetti postali che sopravvivono ai disastri aerei. Esiste un collezionismo specializzato in questi oggetti. Per l’11/9 ci sono tre reperti postali: se ne conoscevano due, ma un terzo è stato annunciato di recente dal possessore. I dettagli sono sul blog 11 settembre di Enrico Manieri.

Ufologia stamattina alla RSI [UPD 2009/11/07]

Ufologia stamattina alla RSI [UPD 2009/11/07]

Chiacchierata fra ufologi, astrofili e scettici allegri stamattina a Rete Uno RSI

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La trasmissione Millevoci della Rete Uno della RSI, condotta da Nicola Colotti, parlerà di UFO stamattina dalle 11.10. Gli ospiti saranno Marco Cagnotti, della Società Astronomica Ticinese, Renato Piattini, testimone di un avvistamento ufologico, e il sottoscritto.

Il programma è ascoltabile ovunque in diretta via Internet in streaming e sarà riascoltabile scaricandolo in podcast poche ore dopo.

Post eventum

Il podcast con la trasmissione integrale è scaricabile temporaneamente qui dal sito della RSI.

Edoardo Russo, ufologo del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), si è dimostrato un interlocutore piacevole e preparato, sereno e prudente, tanto che forse siamo sembrati più possibilisti noi “scettici”. Lo stesso vale per l’ospite, il pilota Renato Piattini, testimone di eventi UFO: è stato un piacere parlare con ufologi così.

Va chiarita una cosa importante, che il conduttore, Nicola Colotti, è stato troppo signore da segnalare. Prima che qualcuno obietti che non è stato contattato il CUSI (associazione ufologica ticinese), sottolineo che l’invito al CUSI era stato fatto, ma al solo sentir nominare il mio nome e quello del collega Marco Cagnotti, la presidentessa dell’associazione ha risposto con un secco quanto maleducato rifiuto. La stessa persona si è persino rivolta alla polizia cantonale, asserendo che io avrei minacciato di disturbare il suo recente convegno ufologico (al quale non sono neanche andato). Meno male che siamo noi quelli chiusi al dialogo.