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Ho “prenotato” una Tesla Model 3. Vediamo che succede

Ho “prenotato” una Tesla Model 3. Vediamo che succede

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/04/03 20:35.

Nota: prima di commentare, leggete per favore le FAQ che ho scritto appositamente per rispondere alle domande e alle obiezioni più frequenti. Grazie!

Stamattina ho versato 1000 franchi di anticipo per un’auto elettrica: una Tesla Model 3. L’ho fatto principalmente perché sono anni che vorrei avere un’auto che non butta fuori gas di scarico tossici e puzzolenti, che non alimenta regimi oppressivi e totalitari e che adotta la tecnologia del ventunesimo secolo (trazione elettrica, gestione via software aggiornabile, guida assistita) invece di essere un discendente delle locomotive dell’Ottocento.

So benissimo che la Model 3 non sarà in produzione prima della fine del 2017 (nel migliore dei casi) e che davanti a me ci sono, al momento, circa 232.000 altre prenotazioni, per cui al ritmo di 80.000 esemplari/anno mediamente previsti non vedrò la mia auto elettrica prima di quattro anni (se va bene). Ma ho provato a chiedere quando saranno disponibili in Europa le auto elettriche concorrenti (Chevrolet Bolt in primis) e il concessionario stesso mi ha invitato a lasciar perdere per i prossimi anni. Non mi posso permettere una Tesla Model S, che sarebbe disponibile subito ed è l’unica auto elettrica attuale che ha l’autonomia e la velocità di ricarica che mi servono per il mio profilo di utilizzo dell’auto (la Model 3, a circa 35.000 dollari per il modello base, è al limite di quello che voglio e posso spendere per un’auto). Le ibride, invece, mi sembrano un compromesso assurdamente complicato, che non cambierebbe il fatto che butterei fuori gas di scarico tossici una volta finita la scarsa autonomia della batteria, portando oltretutto in giro il peso del motore a benzina quando viaggio in elettrico e il peso delle batterie quando vado a benzina. Infine mi aspetto che un’auto nel ventunesimo secolo sia aggiornabile via software scaricabile, come uno smartphone, e lo sia in modo sicuro (prima o poi vi racconterò quant’è paranoica l’elettronica di bordo della Tesla), senza andare in officina.

Ho fatto due viaggi lunghi su delle Model S, ho parlato a lungo con i loro proprietari, ho raccolto tante informazioni tecniche al raduno Tesla Revolution di Verona, ma è stata soprattutto l’esperienza come passeggero e come guidatore che mi ha convinto e incantato: viaggiare a bordo di un’auto elettrica, con le prestazioni e le automazioni che hanno le Tesla, mi fa dire che è così che dovrebbero essere le automobili. Tutto il resto diventa improvvisamente arcaico.

So altrettanto bene che le prestazioni effettive e le specifiche tecniche della Model 3 non sono state ancora rese pubbliche. E come debunker resto cautamente scettico sulla capacità di Elon Musk, boss di Tesla, di produrre auto elettriche in massa invece di fabbricarle in tiratura limitata, perché Musk ha dimostrato di essere bravo con le sfide tecnologiche (SpaceX e il razzo con le zampette, per esempio) ma deve ancora dimostrare di saper fare innovazione non nella tecnologia ma nei processi produttivi (economia di scala). Un conto è dimostrare che una cosa è tecnicamente fattibile (e in questo tanto di cappello a Musk per aver fatto capire all’opinione pubblica che un’auto elettrica non deve essere una forma di mortificazione); un altro è dimostrare che è fattibile in massa e a prezzi abbordabili (detto questo, sembra che il piano delineato da Musk dieci anni fa stia funzionando). Ma sono disposto a correre il rischio. Anche perché il rischio è relativamente basso.

Le virgolette intorno alla parola prenotato nel titolo di questo articolo, infatti, sono necessarie perché versando l’anticipo in realtà non si prenota nulla: ci si riserva soltanto un posto nella fila (uno slot di produzione), al quale è possibile rinunciare facendosi rimborsare. L’anticipo è pienamente rimborsabile fino al momento in cui firmo l’eventuale ordine di acquisto (quando me ne verrà offerta la possibilità), come descritto nelle condizioni (questa è la versione svizzera). In pratica, per ora sto prestando mille franchi a Elon Musk a interessi zero. Tutto qui.

Vi terrò aggiornati sugli sviluppi del mio piccolo esperimento. Nel frattempo, se volete saperne di più, vi consiglio di iscrivervi a Teslaforum.it, il forum in italiano apposito e di dare un’occhiata ai miei articoli precedenti sull’argomento.

Segnalo infine alcuni link interessanti:

– gli importi della prenotazione nelle varie valute;
– un articolo ferocemente scettico sulla sostenibilità finanziaria di Tesla Motors;
– un riassunto su Bloomberg.com delle caratteristiche tecniche note della Model 3;
– un altro riassunto;
articolo di The Verge con video e foto;
– altri video delle prime prove limitate;
– un’analisi economica di Tesla, con l’osservazione che gli anticipi di 24 ore superano l’ammontare della IPO.

2016/04/03 20:35. Elon Musk ha tweetato poco fa che le prenotazioni sono salite a 276.000. Mi sa che ho fatto bene a mettermi in fila.

Ci vediamo a Torino, sabato 9 giugno, al Tesla Club Italy Revolution 2018?

Ci vediamo a Torino, sabato 9 giugno, al Tesla Club Italy Revolution 2018?

Sabato prossimo (9 giugno) sarò a Torino, al Museo Nazionale dell’Automobile, come ospite e relatore del Tesla Club Italy Revolution 2018, la conferenza italiana dedicata agli appassionati Tesla (ma dedicata alla mobilità elettrica sostenibile di qualunque marca) e organizzata dagli stessi appassionati, specificamente da quelli del Tesla Club Italy.

Il programma della conferenza, che raduna numerosi relatori di spicco, include argomenti di assoluto interesse, come le pensiline di ricarica fotovoltaiche, il riscaldamento domestico a costo zero, la gestione a fine vita delle batterie al litio, la sicurezza informatica delle auto connesse, SpaceX e anche un po’ di storia delle automobili elettriche.

Io presenterò una breve biografia critica di Elon Musk, il personaggio simbolo della rivoluzione elettrica; racconterò le origini, le strategie, i successi e gli insuccessi di un imprenditore anomalo, scremati da tifoserie e ostilità giornalistiche, per conoscere meglio i fatti, lasciare da parte i miti e capire cosa ci possiamo attendere realmente dal prossimo futuro in questo campo.

Le iscrizioni a Tesla Club Italy Revolution 2018 sono qui.

Viviamo nel futuro (a volte): il campanello smart incontra l’auto smart

Se mi seguite da qualche tempo sapete che sono sempre molto perplesso sull’utilità e sulla sicurezza degli oggetti digitali interconnessi via Internet, quelli che compongono la cosiddetta Internet delle Cose, però devo ammettere che quando la tecnologia di questi campanelli digitali funziona, permette cose prima impensabili.

Sta spopolando, per esempio, il video in cui Ryan Ross, proprietario di un campanello della Ring nel Regno Unito, specificamente a Londra, risolve in modo geniale la classica situazione del fattorino che immancabilmente arriva a consegnarci un pacco quando non siamo in casa. Anche Ryan Ross è lontano da casa, ma riesce a parlare con il fattorino e a vederlo via Internet, attraverso la telecamera del campanello “smart”.

Ryan spiega al fattorino di Amazon cosa fare per consegnargli il pacco senza lasciarlo incustodito: metterlo nel bagagliaio della sua auto. Che però è chiusa a chiave.

Nessun problema, dice Ryan: la apro io via Internet.

Il fattorino è già perplesso per il fatto di parlare tramite citofono con qualcuno che non è in casa, e gli chiede se è sicuro di poterlo fare. Ryan dice di sì, perché ha un’auto elettrica Tesla, che è una di quelle che si possono gestire via Internet tramite un’app, e così sblocca da lontano il bagagliaio.

Il fattorino, che a questo punto è ancora più sorpreso di vedere che l’auto davvero si apre da sola, mette il pacco nel bagagliaio, che poi Ryan richiude a chiave, sempre tramite l’app sullo smartphone, mentre tiene sotto controllo video la situazione grazie al campanello, in modo da non chiudere il bagagliaio per esempio in testa al sempre più incantato fattorino.

Il video ha già avuto cinquantamila di visualizzazioni ed è una bella dimostrazione dei vantaggi dell’Internet delle Cose. Perlomeno quando queste cose digitali sono progettate bene, installate meglio e gestite in modo intelligente e creativo.

Come mai la gente perde fiducia nel giornalismo? Esempio: ANSA

Come mai la gente perde fiducia nel giornalismo? Esempio: ANSA

Vedo tanti giornalisti aggirarsi sconsolati, stupiti dal crollo della fiducia nei confronto del loro lavoro, incapaci di spiegarsene il perché. Poi leggo cose come questa, di ANSA: no, dico, ANSA, mica il Gazzettino di Casalpusterlengo.

Il lancio di agenzia è intitolato “Tesla con pilota automatico si schianta contro camion”.

Il testo del lancio, invece, dice che “non è certo che la modalità di guida semi-autonoma fosse inserita”.

Screenshot (e copia su Archive.is):

Non solo: andando a prendere le fonti originali, viene fuori che l’auto andava a 60 miglia orarie, non a 60 chilometri orari. 60 mph sono 96 km/h. Una bella differenza.

Sarebbe questo il modo di fare giornalismo, secondo ANSA? Va notato che questi sono gli errori di cui mi accorgo io perché conosco l’argomento. Ma ognuno di noi nota errori analoghi per le notizie che riguardano i suoi campi di competenza.

Cari colleghi giornalisti, se volete capire perché la gente si fida sempre meno di voi, non andate a cercare colpe altrove e non dite che è per via delle fake news: guardatevi prima in casa.

Per chi volesse disquisire sull’uso e l’abuso della guida assistita (Autopilot) delle Tesla: l’ho già fatto qui nel 2016 scambiando due parole direttamente con Elon Musk.

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Riparare video danneggiati: una storia a lieto fine

Riparare video danneggiati: una storia a lieto fine

Facce da Tesla 🙂

Un mese fa ho assistito a una disfida amichevole fra auto sportive sulla pista dell’aeroporto di Parma: sui 400 metri da fermo ha stravinto una Tesla Model S P100D (10.86 secondi), battuta solo dalla moto Ducati Panigale (9.79). A fine gara i proprietari delle auto hanno offerto un po’ di partenze ultraveloci ai presenti, e naturalmente non ho resistito a provare una partenza elettrica in modalità Ludicrous (sì, è una citazione di Balle spaziali).

Ho ripreso la scena con la mia GoPro, ma quando sono arrivato a casa ho scoperto con disappunto che il file video aveva un problema: era lungo zero byte. In altre parole, la minitelecamera non aveva registrato nulla.

Esaminando la schedina di memoria della telecamera, tuttavia, mi sono accorto che c’era un altro file con lo stesso nome ma l’estensione LRV e grande oltre 600 megabyte. Un’occhiata al sito di GoPro e a Fileinfo.com mi ha permesso di scoprire che un file LRV è un Low Resolution Video usato per la gestione di alcune funzioni dell’app della GoPro.

Ok, Low resolution è meglio che no resolution, per cui ho provato a rinominare il video da LRV a MP4. Niente da fare.

Googlando ho visto che molti suggerivano di caricare il file su Youtube, usando così il software di Youtube per decodificarlo, oppure di aprire il file LRV con VLC. Niente da fare.

Ho chiesto aiuto ai Disinformatici via Twitter e sono arrivati vari suggerimenti, come l’uso di Stellar Phoenix Video Repair (Windows e Mac), che però costa 70 dollari. La demo è gratuita ed è riuscita a farmi vedere il contenuto del file LRV, confermandomi che si trattava del video che volevo recuperare.

Ho provato anche Treasured di Aeroquartet, che ha analizzato il video e mi ha fatto una proposta più interessante: per 49 dollari, mandando ad Aeroquartet un breve campione del video lo avrebbero analizzato per preparare un software su misura per la codifica video della mia telecamera.

Mi sono registrato come possibile utente dando il mio indirizzo di mail e pochi minuti più tardi Aeroquarter mi ha mandato via mail il link per scaricare il software fatto su misura, RepairMovie, che ha decodificato il video e lo ha reso leggibile:

Finita la riparazione, il software mi ha permesso di vedere ed ascoltare gratuitamente l’intero video (mentre Stellar Phoenix me ne mostrava solo un pezzetto), in una versione coperta da una grande dicitura “TRIAL”.

Ho accettato la proposta e ho pagato i 49 dollari: mi è arrivato un codice di registrazione, che ho immesso nell’app.

Bingo! In pochi secondi RepairMovie mi ha fornito una copia del video recuperato senza diciture sovrimpresse. Eccone un pezzetto (il resto non lo posso ancora pubblicare perché non ho il permesso di tutte le persone ritratte):

Qui partiamo da circa 40 km/h e arriviamo a 100 km/h in circa 3 secondi e a 180 km/h in circa 11. Nella parte di video che non vi posso mostrare abbiamo fatto una partenza Ludricrous da fermi: 0-200 in 11 secondi. Impressionante.

Certo, 49 dollari sono tanti per un singolo video (ne potrei riparare molti altri entro la scadenza dell’app): ma ne è valsa la pena per riavere questo ricordo difficilmente ripetibile e per poter raccontare a voi come recuperare un video che sembra perduto per sempre.

Falcon Heavy, debutto spettacolare per andare oltre Marte. Portando una Tesla

Falcon Heavy, debutto spettacolare per andare oltre Marte. Portando una Tesla

Ultimo aggiornamento: 2018/02/07 23:55. 

Oggi un razzo gigante privato, il più potente al mondo, spinto da ben ventisette motori, ha lanciato nello spazio per prova un’automobile, che ha trasmesso immagini surreali dal cosmo mentre si dirigeva verso un’orbita che la farà viaggiare per millenni tra l’orbita della Terra e quella degli asteroidi oltre Marte. E sul cruscotto ha scritto Don’t Panic.

No, non è fantascienza.

Oggi SpaceX ha lanciato con successo per la prima volta il suo vettore Falcon Heavy: tre primi stadi Falcon 9 uniti insieme, per un totale di 27 motori attivi contemporaneamente, che hanno portato nello spazio un secondo stadio che trasportava un carico decisamente non standard, ossia la Tesla Roadster personale di Elon Musk, che a sua volta portava un “guidatore”, sotto forma di una tuta spaziale SpaceX posizionata come se fosse alla guida.

I due stadi esterni sono tornati sulla terraferma, con un elegantissimo atterraggio sincronizzato mai visto prima; il terzo ha tentato di atterrare su una nave appoggio nell’Oceano Atlantico, ma non c’è riuscito. Poco male: la missione primaria è compiuta e ora il carico è in rotta verso un’orbita che la farà viaggiare fra la Terra e Marte e oltre, ma senza mai incontrare il pianeta rosso per evitare il rischio di contaminazione biologica.

Questo è lo schema del complicatissimo profilo di volo:

C’è una bella animazione del volo, ma lasciate perdere. Ci sono le immagini vere. Tipo questa:
 

No, non è photoshoppata: è una vera Tesla Roadster che sta volando nello spazio.

Se state leggendo questo articolo nella notte di martedì 6, qui ci sono le immagini in diretta dalla Roadster, che è quella personale di Elon Musk, mentre si allontana sempre più dalla Terra, ruotando su se stessa (o più precisamente ruotando sull’asse del secondo stadio che la trasporta e sul quale è montata inclinata). Starman è il nome dato al manichino che indossa una tuta spaziale progettata da SpaceX.

Durante la notte (ora italiana) Elon Musk ha annunciato che l’orbita definitiva della Tesla Roadster la farà viaggiare ciclicamente fra l’orbita della Terra e quella della fascia di asteroidi tra Marte e Giove, quindi ancora più lontano delle previsioni iniziali:

Fantastico. E tutto questo al volo di debutto e con un razzo privato, non pagato dai contribuenti.

Potete rivedere il lancio qui oppure qui:

I momenti salienti:

  • 8:00 Inizio della diretta.
  • 29:44 Decollo.
  • 32:30 Separazione dei Falcon laterali.
  • 33:05 Separazione del Falcon centrale dal secondo stadio.
  • 33:35 Inizia la musica (Life on Mars di David Bowie) e si vede la Tesla Roadster nello spazio, vincolata al secondo stadio.
  • 36:30 Accensione di rientro dei Falcon laterali e poi del Falcon centrale.
  • 37:40 Atterraggio doppio sincronizzato dei Falcon laterali sulla terraferma.
  • 39:50 Compare la Tesla Roadster.

Il lancio è stato assolutamente spettacolare e si è concluso con QUESTO:

Alcuni dati in breve:

  • Il Falcon Heavy è partito dalla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center in Florida: la stessa dalla quale partirono molti voli Apollo verso la Luna.
  • Il FH è alto 70 metri. Il Saturn V era alto 111.
  • Il FH è al momento attuale il lanciatore operativo più potente del mondo: eroga 2270 t di spinta ed è capace di portare in orbita bassa terrestre circa 64 tonnellate. Il Saturn V (1968-1973, 3450 t di spinta, 140 t di carico), l’Energia russo (100 t di carico) e lo Shuttle (3075 t di spinta) erano più potenti, ma non volano più. Il concorrente più vicino attualmente operativo è il Delta Heavy (28,3 t di carico).
  • Il FH costa circa 90 milioni di dollari: molto meno di tutti i concorrenti, attuali e passati, e solo 30 in più di un Falcon 9 standard. Un Delta Heavy costa circa 400 milioni e un SLS costa circa 500 o più.
  • Il Press Kit della missione è scaricabile qui.
  • Il FH è stato sviluppato interamente con fondi privati di SpaceX (circa 500 milioni di dollari).
  • I due primi stadi esterni hanno già volato: uno a maggio del 2016 (Thaicom 8) e uno a luglio 2016 (rifornimento della Stazione Spaziale con la missione CRS-9).
  • Era dai tempi dello sfortunato vettore lunare sovietico N-1 che nessuno tentava di usare un vettore con così tanti motori.
  • L’orbita definitiva della Roadster sarà ellittica eliocentrica fra Terra e la fascia degli asteroidi, con precessione e con scarsissime possibilità di colpire Marte.
  • La Roadster non è la prima automobile portata nello spazio: prima di lei ci sono andati le tre auto Rover delle missioni Apollo (1971-72), ora parcheggiate sulla Luna. Tutte e quattro sono elettriche, e tutte e quattro sono partite dalla stessa rampa di lancio 39A.
  • È stato fatto un tentativo di recuperare l’enorme carenatura usando dei paracadute, ma non ha avuto successo.
  • Anche se la missione è sperimentale, la sua traiettoria include un lungo periodo di volo per inerzia (senza propulsione) attraverso le fasce di Van Allen, per circa cinque ore, studiato appositamente per dimostrare la compatibilità del Falcon Heavy con i requisiti di lancio dei satelliti militari statunitensi (inserimento diretto in orbita geosincrona).
  • La tuta spaziale è un esemplare di preproduzione e non contiene sensori.
  • Il Falcon centrale non è riuscito a riaccendere i tre motori necessari per la frenata e si è schiantato nell’oceano a circa 500 km/h a un centinaio di metri dalla nave appoggio, danneggiandola leggermente.
  • Prima del lancio, Elon Musk ha dichiarato che il Falcon Heavy non verrà qualificato per voli con equipaggi, per cui l’annunciato volo privato intorno alla Luna non si farà.

La Roadster è montata nella carenatura in assetto inclinato, con una telecamera frontale e una laterale montata su bracci, come si vede nella foto qui sotto. Sul cruscotto, ha detto Musk durante la conferenza stampa, c’è una piccola Tesla Roadster che ha a bordo un piccolo pilota.

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Coincidenze elettriche

Capita spesso, quando si parla di complotti e di fenomeni misteriosi, di sentir dire “non può essere una coincidenza, è troppo improbabile!”. Ma le coincidenze càpitano e possono essere davvero bizzarre. Ve ne racconto una che mi è successa personalmente.

Pochi giorni fa stavo andando a Roma per una missione segreta (che verrà rivelata a gennaio) e mi sono permesso di fare un piccolo scherzo postando questo tweet senza immagini:

Formalmente era tutto vero: stavo davvero andando a Roma, ci stavo davvero andando con la mia prima Tesla, che era davvero arrivata prima del previsto ed era esattamente il modello descritto nel tweet. Ma c’era un, uhm, piccolo particolare che avevo omesso e che ho rivelato qualche minuto dopo, quando si era accumulato già qualche commento di sorpresa dei lettori:

I lettori hanno commentato lo scherzo, ci siamo divertiti con una sciocchezzuola, e la cosa doveva finire lì.

Ma all’arrivo a Roma ho dovuto fare un breve tratto a piedi, e lungo quel tratto ho trovato una Tesla vera, parcheggiata davanti a un albergo: non solo era una delle poche Tesla in giro per Roma, ma era oltretutto proprio blu come il mio modellino. Non ho resistito, e così ho postato questo tweet per seminare stupore e confusione (e ci sono riuscito, visto che alcuni m’hanno sgridato per aver parcheggiato sulle strisce pedonali):

Anche il testo di quest’ultimo tweet era letteralmente vero: ero davvero arrivato a Roma (dove faceva un freddo cane, da cui sciarpa e cappottone), ma col Frecciarossa. Avevo insomma usato un mezzo di trasporto elettrico, ma non quello che mostravo nella foto.

Ora lasciate da parte il mio discutibile momento di trolleggio e provate a chiedervi quali sono le probabilità di percorrere una singola via di Roma e di incontrare, in quel preciso momento, una Tesla (auto già di per sé rara), in una città dove ce ne sono pochissime, e di incontrare un esemplare dello stesso tipo e dello stesso colore del mio modellino. La prossima volta che qualcuno vi parla di coincidenze impossibili, provate a citargli questa.

Auguri di buone feste.

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Tesla Model 3, è online copia “trafugata” del manuale utente; avvistata una Model 3 in Germania

Tesla Model 3, è online copia “trafugata” del manuale utente; avvistata una Model 3 in Germania

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Non credo che sia un segreto che le auto di Tesla, con il loro mix di promesse ecologiche, prestazioni fantascientifiche e informatica spinta, sono una calamita irresistibile per tanti appassionati di tecnologia. Sono, sostanzialmente, computer su ruote, con easter egg e aggiornamenti software, esattamente come i computer e gli smartphone.

Aggiungeteci il fatto che i loro prezzi attuali le rendono oggetto di sola contemplazione per molti, e avete la ricetta perfetta per un hype mediatico e un paradiso per geek e fanboy paragonabile solo a quello di Apple con ogni suo nuovo iPhone. Lo so, ne sono consapevole e faccio di tutto per cercare di restare obiettivo, ma non sono affatto immune a questo fascino (come avrete sicuramente notato se leggete spesso questo blog).

Un esempio di questo hype, sapientemente gestito dal boss di Tesla Elon Musk, è l’interesse che si è scatenato intorno alla “fuga” del manuale della Tesla Model 3, la versione “economica” (diciamo “meno inavvicinabile”) delle auto elettriche dell’azienda. Quante volte è capitato che facesse notizia la pubblicazione di un manuale di un’automobile?

Certo, è un manuale di un’auto molto particolare, che potrebbe essere la causa del collasso di Tesla oppure trasformare il mercato del trasporto offrendo finalmente un’auto elettrica di massa, ed è quindi interessante da studiare, ma è pur sempre un manuale. Complimenti a Tesla, quindi, per aver creato un fenomeno mediatico persino intorno alla documentazione d’uso del suo prodotto.

Fatta questa premessa, ecco i fatti. Le consegne delle Model 3 ad acquirenti comuni negli Stati Uniti sono iniziate da poco (la tiratura iniziale è stata riservata ai dipendenti di Tesla e SpaceX, vincolati a un accordo di riservatezza) e a differenza delle altre auto di Tesla, i cui manuali sono disponibili online ufficialmente, quello della Model 3 è rimasto irreperibile, suscitando molta curiosità.

Un utente di Reddit di nome pn02ner ha risolto il problema in maniera tutto sommato banale: ha chiamato l’assistenza clienti di Tesla e ha chiesto il manuale della Model 3. Gli è arrivato in PDF immediatamente, e quindi non è stato rubato o trafugato in senso stretto. Ora è a disposizione di tutti su Electrek in inglese.

Non ho ancora avuto il tempo di studiarmelo a fondo: se l’argomento vi interessa, fatelo voi e segnalate le vostre osservazioni nei commenti. Intanto scrivo qui alcuni appunti veloci, ispirati anche da Electrek e altre fonti. Buona lettura.

  • Questa versione del manuale risale a settembre 2017 e quindi potrebbe non rispecchiare gli ultimi aggiornamenti software introdotti nell’auto e potrebbe essere differente da quello che verrà prima o poi rilasciato ufficialmente da Tesla (in effetti le schermate a pagina 39-40 sono molto diverse da quelle viste negli esemplari circolanti dell’auto).
  • La batteria è da 75 kWh, 350 V (pagina 137).
  • La telecamera interna, rivolta verso l’abitacolo (pagina 54), è “attualmente inattiva ma potrebbe essere usata in eventuali funzioni future che potrebbero essere aggiunte alla Model 3 con rilasci di sofware”.
  • C’è un’opzione di ripristino a condizioni di fabbrica che azzera i dati personali accumulati a bordo, esattamente come nei telefonini, e bisogna definire un nome utente e una password, esattamente come nei computer (pagina 83).
  • Esiste un’opzione per disabilitare (almeno in parte) la raccolta di dati di guida inviati a Tesla (pagina 151).
  • La procedura di aggiornamento software è a pagina 102.
  • Il liquido dei freni va sostituito ogni 2 anni o 40.000 km. Il refrigerante della batteria va cambiato ogni 4 anni o 80.000 km (pagina 112).
  • Non c’è la ruota di scorta: al suo posto c’è, in alcuni paesi, un kit di riparazione. Inoltre Tesla fornisce gratis 80 km di traino (pagina 118).
  • Non ho trovato indicazioni sulla velocità di carica, che sembrerebbe essere limitata a 90 kW invece dei 120 kW delle Model S e X (ma una mia fonte non conferma il limite, anzi parla di 150 kW).
  • Le dimensioni interne ed esterne sono a pagina 134. La Model 3, a specchietti chiusi, è solo 3 cm più stretta della Model S (193 cm contro 196). Questo, per chi ha parcheggi stretti, è un problema non banale.

Avvistata una Model 3 in Europa

Manca circa un anno alla commercializzazione in Europa della Model 3, ma due esemplari sono stati avvistati in Olanda e Germania. L’esemplare olandese è stato fotografato a settembre scorso, ma due giorni fa è stata pubblicata una foto di una Model 3 bianca con targa tedesca (Monaco) rossa (che mi dicono sia una targa provvisoria per concessionari, prove o auto d’epoca).

Un altro avvistamento è avvenuto presso il Supercharger di Braak, vicino ad Amburgo:

Se ho tradotto bene (il mio tedesco zoppica), la segnalazione dice che l’auto aveva targhe rosse, era guidata da americani dipendenti di Tesla che stavano viaggiando in tutta Europa, forse per fare marketing virale; dice inoltre che il conducente ha chiesto di non fare fotografie ma ha scattato questa foto dell‘utente segnalatore accanto all’auto, che aveva nel bagagliaio un grosso dispositivo usato per collegarsi al Supercharger, dato che il connettore americano è differente da quello europeo. Secondo Electrek, il dispositivo sarebbe un adattatore Mennekes Type 2/Tesla.

Per evitare falsi avvistamenti, ricordo che la Model 3 si distingue dalle sorelle più grandi X ed S principalmente per le maniglie delle portiere, che nella Model 3 sono a L (come nella foto qui sopra), mentre nelle altre sono rettilinee.

Tesla presenta il suo camion elettrico. Bonus: anche una hypercar da 1000 km, 400 km/h

Tesla presenta il suo camion elettrico. Bonus: anche una hypercar da 1000 km, 400 km/h

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Poche ore fa Elon Musk ha annunciato non uno, ma due prodotti nuovi. Come previsto, ha presentato la motrice elettrica per camion, la Tesla Semi: 800 km di autonomia, accelerazione da 0 a 100 km/h in 5 secondi senza carico e in 20 secondi con carico da 40 tonnellate, 4 motori elettrici indipendenti, costo da 150 a 200.000 dollari, costo totale di gestione 20% inferiore a equivalente diesel, 1,6 M km di garanzia, guida assistita, in produzione dal 2019. Ricarica di 600 km in 30 minuti con i nuovi impianti di ricarica denominati Megacharger.

A sorpresa, invece, è stata presentata anche la nuova Roadster: dal 2020, 1000 km di autonomia, batteria da 250 kWh, 4 posti, 0-100 km/h in 1,9 secondi, velocità massima oltre 400 km/h. Prezzo: 250.000 dollari.

I primi dettagli, con molte immagini, sono su Ars Technica e su CleanTechnica.

La dimostrazione tecnologica di fattibilità di un camion elettrico a lunga autonomia e di una hypercar elettrica è insomma fatta, nonostante i tanti che dicevano che fosse impossibile (e Tesla, va detto, non è l’unica casa produttrice ad avere motrici elettriche in via di sviluppo). Ora resta il compito, altrettanto difficile, di prendere queste dimostrazioni e farle diventare prodotti commerciali. Mentre la hypercar è un gioiello per pochi, il camion elettrico può realmente cambiare tutto dal punto di vista dell’inquinamento, specialmente se è davvero più conveniente del diesel. Staremo a vedere.

2017/11/22 – Tesla inizia le consegne della Model 3 agli utenti comuni

Finora le Model 3 sono state consegnate soltanto a dipendenti Tesla e SpaceX, ma ieri Tesla a sorpresa ha iniziato a inviare anche ad alcuni acquirenti comuni gli inviti a configurare la propria Model 3. Chi è già proprietario di un’altra Tesla, ha prenotato il primo giorno e vive negli Stati Uniti vicino a una fabbrica Tesla (o può andare a ritirarla in fabbrica) avrà la priorità e potrà ricevere l’auto entro fine anno.

Prima che me lo chiediate: no, non ho ancora ricevuto un invito per la mia prenotazione. Vi avviserò senz‘altro quando mi arriverà.

2017/11/23 – Tesla indica il prezzo del camion Semi

Tesla ha reso pubblico quello che chiama “prezzo atteso” (expected price) del Tesla Semi: 150.000 dollari per la versione da 300 miglia (480 km) e 180.000 per quella da 500 miglia (800 km), secondo Electrek, che cita anche il prezzo di riferimento di un camion diesel tradizionale (presumo negli Stati Uniti), ossia circa 120.000 dollari.

Dalla carrozza all’automobile in 13 anni

Dalla carrozza all’automobile in 13 anni

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Oggi al FestivalScienza di Cagliari, mentre parlavo di previsioni del futuro fallite, ho mostrato un esempio di quanto può essere rapida la sostituzione di una tecnologia consolidata con una completamente differente e innovativa, che non si limita ad alterare un mercato, ma lo stravolge, in quella che in gergo oggi si chiama disruption.

Questa è la Quinta Avenue di New York il giorno di Pasqua del 1900: cercate l’automobile fra tutte le carrozze.

E questa è la stessa Quinta Avenue, lo stesso giorno, tredici anni dopo: cercate la carrozza.

Secondo Business Insider, le immagini provengono da un rapporto della Morgan Stanley del 2011 dedicato alla Tesla (intesa come azienda). Maggiori dettagli e altri esempi sono su Electrek.