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Tesla mette in vendita la versione da 35.000 dollari della Model 3

Tesla mette in vendita la versione da 35.000 dollari della Model 3

Ultimo aggiornamento: 2019/03/01 20:35.

Tesla ha appena annunciato la messa in vendita da oggi della versione Standard della Model 3, che costa 35.000 dollari prima di eventuali incentivi.

L’autonomia è di 354 km (220 miglia). Esiste anche una versione Standard Range Plus da 386 km (240 miglia) che costa 2000 dollari in più. Non è ancora chiaro secondo quale standard siano definite queste autonomie.

Resta il tetto interamente in vetro in tutte le versioni. Gli interni sono ancora più spartani di prima: nella Standard, niente copertura della console centrale e niente alloggiamento di carica per telefonini (fonte); ci sono solo nella Standard Range Plus e nelle versioni superiori. Qualunque colore diverso dal nero costa da 1500 a 2500 dollari in più; le ruote da 19 pollici costano 1500 dollari in più; l’Autopilot (guida assistita di base) costa 3000 dollari; gli interni bianchi costano 1000 dollari in più (e ci sono solo nella versione Standard Range Plus).

Le consegne negli Stati Uniti sono entro 2-4 settimane. In Europa dovrebbe arrivare, secondo le dichiarazioni di Elon Musk, entro i prossimi 3-6 mesi.

In altre parole, negli USA è ora possibile acquistare a 35.000 dollari una Tesla, anche se è una Tesla davvero ridotta all’osso e solo nera. È comunque un’auto elettrica con autonomia ragionevole, carica rapida (avrà lo standard CCS in Europa), una rete di ricarica garantita, la possibilità di aggiornarsi via software (e di aggiungere successivamente funzioni come l’Autopilot) e un’accelerazione vivace (0-100 km/h in 5.6 secondi).

Anche con tutte queste limitazioni, arrivare a questi prezzi significa diventare competitivi con le auto a pistoni della stessa categoria negli Stati Uniti (CleanTechnica cita la Toyota Camry XSE V6 da 34.700 dollari, la Honda Accord Touring da 35.000 e la Honda Accord EX-L da 30.000), e questo cambia tutto. Se l’auto costa uguale ma il “carburante” costa un quarto di quello che mi costa la benzina (e in molti casi è addirittura gratis), allora la scomodità del tempo di ricarica comincia a passare in secondo piano. Sarà interessante vedere come reagiranno gli altri costruttori.

Il comunicato stampa formale di Tesla è qui. Il sito è sovraccarico, per cui lo riporto qui sotto per praticità. Include altri dettagli, e anche un cambiamento importante: quasi tutte le vendite verranno fatte online e molti negozi fisici di Tesla verranno chiusi. In cambio sarà possibile acquistare una Tesla, provarla per sette giorni o 1600 chilometri e poi restituirla con rimborso totale.

We are incredibly excited to announce that the standard Model 3, with 220 miles of range, a top speed of 130 mph and 0-60 mph acceleration of 5.6 seconds is now available at $35,000! Although lower in cost, it is built to achieve the same perfect 5-star safety rating as the longer-ranged version, which has the lowest probability of injury of any car ever tested by the U.S. Government.

In addition, we are introducing the Model 3 Standard Range Plus, which offers 240 miles of range, a top speed of 140 mph, 0-60 mph acceleration of just 5.3 seconds and most premium interior features at $37,000 before incentives. For 6% more money, you get 9% more range, more power, and an upgraded interior.

To achieve these prices while remaining financially sustainable, Tesla is shifting sales worldwide to online only. You can now buy a Tesla in North America via your phone in about 1 minute, and that capability will soon be extended worldwide. We are also making it much easier to try out and return a Tesla, so that a test drive prior to purchase isn’t needed. You can now return a car within 7 days or 1,000 miles for a full refund. Quite literally, you could buy a Tesla, drive several hundred miles for a weekend road trip with friends and then return it for free. With the highest consumer satisfaction score of any car on the road, we are confident you will want to keep your Model 3.

Shifting all sales online, combined with other ongoing cost efficiencies, will enable us to lower all vehicle prices by about 6% on average, allowing us to achieve the $35,000 Model 3 price point earlier than we expected. Over the next few months, we will be winding down many of our stores, with a small number of stores in high-traffic locations remaining as galleries, showcases and Tesla information centers. The important thing for customers in the United States to understand is that, with online sales, anyone in any state can quickly and easily buy a Tesla.

At the same time, we will be increasing our investment in the Tesla service system, with the goal of same-day, if not same-hour service, and with most service done by us coming to you, rather than you coming to us. Moreover, we guarantee service availability anywhere in any countries in which we operate.

We’re also excited to announce that we’re implementing a number of firmware upgrades for both new and existing customers. These upgrades will increase the range of the Long Range Rear-Wheel Drive Model 3 to 325 miles, increase the top speed of Model 3 Performance to 162 mph, and add an average of approximately 5% peak power to all Model 3 vehicles.

Tesla is committed to making not just the best electric cars, but the best cars, period. And our products are the reason we continue to rank #1 in Consumer Reports owner satisfaction survey and have every single year since Tesla was first eligible to be included in 2013. Both Model 3 Standard and Standard Plus are available starting today at Tesla.com.

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Quali auto s’incendiano di più, quelle elettriche o quelle a pistoni?

Quali auto s’incendiano di più, quelle elettriche o quelle a pistoni?

Ultimo aggiornamento: 2018/09/19 10:35. Una versione ulteriormente aggiornata è nel mio blog Fuori di Tesla.

NOTA: tutte le immagini in questo articolo mostrano incendi di veicoli a motore termico.

La Tesla del marito dell’attrice Mary McCormack ha preso fuoco senza motivo evidente il 16 giugno scorso (tweet; video) e la vicenda ha subito fatto il giro del mondo nei media (The Guardian; BBC; Repubblica; e tanti altri). Non si è fatto male nessuno e l’incendio è stato spento, ma fa niente, il giornalismo si è buttato a pesce sulla vicenda.

Avete notato che si parla di incendi di auto elettriche solo quando ci sono di mezzo le Tesla? Eppure tutte le auto elettriche possono prendere fuoco. E le auto a benzina/diesel s’incendiano molto più spesso di quello che molti immaginano. Vorrei cogliere l’occasione per smontare due credenze opposte:

  • quella che le auto elettriche non possono incendiarsi perché non contengono carburante;
  • e quella che le auto elettriche s’incendiano più frequentemente di quelle a pistoni.

1. Sì, anche le auto elettriche possono prendere fuoco…

Si potrebbe pensare che le auto elettriche, non avendo un serbatoio di carburante infiammabile, non possano incendiarsi. In realtà le grandi batterie che azionano i motori delle auto elettriche possono andare in corto circuito, per esempio a seguito di un impatto estremamente violento oppure per un difetto di fabbricazione, e questo corto circuito genera calore che può incendiare le sostanze chimiche presenti nella batteria, innescando ulteriori danni che possono far propagare l’incendio.

La differenza fra un incendio di un’auto a pistoni e quello di un’auto elettrica è che il primo è molto più rapido: di solito il carburante prende fuoco a causa di un contatto con una scintilla o una fiamma e le fiamme si propagano rapidamente. Un incendio di una batteria, invece, si innesca e si propaga molto più lentamente, dando tempo agli occupanti di uscire dall’auto e mettersi in salvo.

Incendio di un’auto a pistoni avvenuto durante la marcia normale.
Credit: Polizia Cantonale Lucerna tramite Tio.ch, 18/6/2018.

Per contro, questo tipo di incendio di auto elettriche può avvenire a distanza di tempo dall’evento che l’ha causato: un urto contro un ostacolo per strada può innescare un incendio che rimane occulto ma si scatena quando l’auto è in garage, estendendo i danni.

Lo spegnimento di un incendio di una batteria, inoltre, è più impegnativo rispetto a quello di un incendio di un serbatoio di carburante: richiede maggiori quantità di sostanze estinguenti e può reinnescarsi a distanza di tempo per il calore residuo, per cui un’auto elettrica incendiata va messa in “quarantena” in un luogo sicuro per qualche giorno finché si è raffreddata.

Le batterie delle auto elettriche sono protette da un guscio estremamente resistente e sono collocate in una posizione centrale che le protegge ulteriormente, ma un impatto sufficientemente violento comunque può rompere questa protezione.

2. …ma è vero che le auto elettriche bruciano più spesso di quelle tradizionali?

Così parrebbe, vista l’attenzione dedicata a queste situazioni dai media. Ma le auto elettriche sono una novità e quindi attirano l’attenzione dei giornalisti e stimolano le ansie. Le auto a pistoni, invece, sono in giro da più di un secolo e quindi ci siamo totalmente assuefatti all’idea di andare in giro con decine di litri di liquido altamente infiammabile a ridosso dell’abitacolo.

La copertura mediatica ossessiva degli incendi delle Tesla può dare l’impressione che le auto elettriche prendano fuoco un po’ troppo spesso e facilmente e quindi siano più pericolose delle auto a pistoni. Ma è vero? Proviamo a prendere un po’ di dati su cui ragionare.

Secondo i dati più recenti della National Fire Protection Association statunitense, che risalgono al 2015, in quell’anno ci sono stati (negli USA) 174.000 incendi di veicoli a benzina (auto, moto, autobus, camion e rimorchi), che hanno causato 445 morti e 1550 feriti. In altre parole, negli Stati Uniti prendono fuoco in media ogni giorno 476 veicoli a pistoni, uno ogni tre minuti, ma non fanno notizia. Eppure ci sono stati numerosi incendi spontanei di BMW parcheggiate, per esempio, come mostrato qui sotto.

I veicoli circolanti negli Stati Uniti erano, nel 2015, circa 263 milioni (dati Statista.com). Quelli elettrici erano una frazione trascurabile (540.000, ossia circa lo 0,2%). Quindi si può dire, come prima approssimazione, che in media negli USA in un anno si incendia un veicolo a pistoni su 1511.

Non sono riuscito a trovare dati statistici sugli incendi di auto elettriche nello stesso territorio e periodo, a parte questo articolo di CNN che parla di una quarantina di incendi di Tesla in tutta la storia pluriennale di queste auto, di cui sono in circolazione circa 300.000 esemplari (1 su 7500).

La già citata National Fire Protection Association dice, secondo Mercury News, che

“un automobilista ha cinque volte più probabilità di subire un incendio in un’auto a benzina convenzionale che in un’auto elettrica” (a driver is 5 times more likely to experience a fire in a conventional gas-powered car than in an electric car).

— National Fire Protection Association

Wikipedia ha un elenco parziale di incendi di auto elettriche di altre marche. Per l’Italia, @gabrieleborra mi segnala questo documento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che parla di 22680 incendi di autoveicoli (totale per tutte le cause) nel 2015; lo stesso Gabriele mi segnala anche dei dati riferiti alla Germania su Wikipedia in tedesco e su AutoZeitung (40 incendi al giorno nella sola Germania) e dei calcoli fatti da Autorevue.at.

Per essere alla pari con i veicoli a pistoni (1 su 1511), negli Stati Uniti le auto elettriche dovrebbero prendere fuoco al ritmo di 357 l’anno, ossia circa una al giorno. Mi sembra che la copertura mediatica degli incendi di auto elettriche, per quanto insistente, non dia supporto a questo numero.

Sono conti spannometrici, per carità, ma credo che comunque smontino una percezione errata.

Una BMW X5 a pistoni (credit: ABC News).

Una BMW Z4 a pistoni (credit: ABC News).

Una BMW serie 3 (credit: ABC News).

Questi sono gli incendi di auto a pistoni (non elettriche) segnalati sulla stampa italiana e segnalatimi dai lettori (grazie!) nel giro di una singola settimana, dal 22/6 al 28/6:

Un’auto non elettrica in fiamme a Firenze, 22/6/2018 (La Nazione).

Giornale di Vicenza, 25/6/2018. Auto: Volvo XC60.

PadovaNews, 25/6/2018. Veicolo: bus a GPL.

LecceSette, 27/6/2018.

L’Adige, 23/6/2018. Incendio a seguito di collisione.

TrevisoToday, 27 giugno 2018.

CremonaOggi, 27 giugno 2018. Incendio a seguito di tamponamento.
Il Giorno, 28/6/2018.

Questa mia compilation estemporanea ha stimolato vari lettori a segnalarmi su Twitter gli incendi di auto citati dai media o di cui loro stessi sono testimoni. Per raccoglierli sto usando l’hashtag #autoinfiamme.

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Se un’auto elettrica finisce in acqua, si rimane folgorati?

Se un’auto elettrica finisce in acqua, si rimane folgorati?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/21 14:05.

È una domanda più che sensata: con tutta l’energia elettrica immagazzinata nella batteria, non c’è il rischio di prendere una scossa mortale se si finisce in acqua con un’auto elettrica?

A quanto pare la risposta è no. È uscito un video, girato se ho ben capito in Kazakistan, nel quale una Tesla Model S affronta un sottopassaggio allagato e ne esce senza particolari problemi mentre le auto con motore a scoppio sembrano bloccate. Il titolo del video parla di “swimming”, come se la Tesla fosse diventata un natante, ma penso che sia un’iperbole per sottolineare quanto è alta l’acqua che la circonda e che l’auto non sia arrivata a galleggiare: da come sterza, sembra proprio che abbia ancora una buona presa sulla strada sottostante.

Elon Musk ha segnalato il video commentando semiseriamente (sottolineo il semiseriamente) che “decisamente non lo consigliamo, ma la Model S galleggia abbastanza bene da trasformarla in barca per brevi periodi. La spinta si ha tramite la rotazione delle ruote” e ha aggiunto che ha “ancora intenzione di fare un’auto sportiva sommergibile che possa viaggiare su strada” ma che si tratta “solo di un progetto secondario” che ha “un potenziale di mercato limitato”.

Elektrek ricorda comunque che l’opzione “auto sommergibile di James Bond” nel software delle Tesla è soltanto un easter egg e non una funzione reale.

Anche Nissan ha studiato la questione, come si vede in questo video promozionale della sua Leaf (la cui versione integrale è qui).

HowStuffWorks.com spiega che le grandi batterie delle auto elettriche sono sigillate in un involucro metallico isolato e i singoli elementi che compongono la batteria sono a loro volta sigillati e comunque contengono sostanze chimiche in forma di gel che non fuoriescono violentemente in caso di rottura. Inoltre lo spegnimento dell’auto isola la batteria da tutto il resto del veicolo, per cui è veramente molto difficile, se non impossibile, prendere una scossa da un’auto elettrica immersa in acqua.

A dicembre 2015 una Tesla Model S è finita in una piscina. Delle due persone a bordo, una è sopravvissuta e l’altra è morta in ospedale. L’auto è affondata lentamente e non c’è stata alcuna segnalazione di folgorazioni.

Un’auto elettrica THINK City è stata immersa completamente in acqua salata mentre era accesa ed ha superato la prova senza folgorazioni.

Tutto questo non vuol dire, beninteso, che sia prudente attraversare un tratto di strada allagato: l’acqua potrebbe essere molto più profonda di quel che si pensa, col rischio di rimanere bloccati e quindi di perdere l’auto o, peggio ancora, restare intrappolati e annegare. Inoltre i soccorritori devono imparare a gestire le auto elettriche in caso di incidente non sommerso; ma questa è un’altra storia.

Tesla Model 3: un giro nel configuratore europeo

Tesla Model 3: un giro nel configuratore europeo

Ultimo aggiornamento: 2018/12/09 14:05.

Il 6 dicembre ho ricevuto una mail di invito (immagine qui accanto) a configurare la Model 3 che avevo pre-riservato ad aprile del 2016, quando quest’auto elettrica fu presentata al pubblico.

L’auto è in vendita negli Stati Uniti da quasi un anno, ma è disponibile in Europa soltanto da pochi giorni.

 L’invito dice che “Confermando il tuo ordine entro l’1 gennaio, puoi aspettarti la consegna a febbraio 2019”. Le consegne, dice qui Tesla, seguono una priorità “stabilita in base alla data della prenotazione, al luogo della consegna e alle opzioni di configurazione”; inoltre “Dopo la conferma dell’ordine, l’ordine di priorità della consegna si basa sulla data della prenotazione, sul luogo della consegna e sulle opzioni di configurazione. Il modo migliore per garantire una consegna più rapida possibile consiste nel confermare l’ordine quanto prima.”

Vediamo che succede se uso il mio account Tesla per configurare l’auto. Visto che (se ho capito bene) questo configuratore è accessibile soltanto a chi ha effettuato una prenotazione e finora l’accesso è arrivato a pochi utenti (quelli che, come me, hanno prenotato nei primissimi giorni), magari può interessarvi vederlo senza dovervi esporre finanziariamente.

I prezzi sono in franchi svizzeri perché abito in Svizzera. Lascio a voi le conversioni.

Cliccando su Inizia la configurazione trovo questa schermata, dove posso scegliere soltanto fra le due versioni a doppio motore con trazione integrale: quella con batteria ad autonomia elevata (544 km WLTP) a 60.390 CHF e con consegna a febbraio/marzo oppure quella Performance, che ha prestazioni velocistiche superiori (250 km/h di velocità massima contro 233 km/h, 3,7 s per fare 0-100 km/h contro 4,8 s) e un’autonomia leggermente inferiore (530 km WLTP) e costa 72.290 CHF, sempre con consegna a febbraio/marzo.

Scegliendo la meno costosa, mi viene proposto di scegliere il colore della carrozzeria (il nero è senza maggiorazione di prezzo, gli altri colori costano fino a 2600 CHF) e il tipo di cerchi (quelli Sport da 19″ costano altri 1600 CHF; quelli Aero sono di serie).

Nella schermata successiva posso scegliere fra interni completamente neri (di serie) e interni con alcuni dettagli bianchi (1050 CHF in più):

A questo punto posso scegliere se attivare subito il “Pilota automatico avanzato”: sono altri 5300 CHF. Se dovessi decidere di attivarlo successivamente, mi costerebbe 7400 CHF.

La tappa finale sarebbe la conferma definitiva dell’ordine: dovrei pagare subito 2000 CHF (oltre ai 1000 già anticipati, che posso soltanto presumere che verranno scalati dal prezzo totale, visto che nel configuratore non se ne parla). In questa schermata trovo i link al contratto d’ordine, alle norme di uso equo dei Supercharger e all’accordo sulla privacy.

Il prezzo per contanti di una Model 3 blu con interni bianchi e neri e Autopilot sarebbe 68.340 CHF; in leasing mi verrebbe proposto automaticamente un acconto di 6834 CHF, seguito da 60 mesi di rata da 623 CHF e da un importo finale (fra 5 anni) di 25.286 CHF; dai commenti risulta che è possibile scegliere anche altre formule di finanziamento.

A queste condizioni, la consegna promessa è sempre “Febbraio/Marzo” (del 2019, presumo).

Per il momento non ho intenzione di confermare la prenotazione: aspetto di vedere la Model 3 dal vivo per saggiarne concretamente le dimensioni comunque piuttosto grandi, e aspetto di provarla su strada e di sentire le reazioni di chi la acquisterà. Aspetto anche che diventino disponibili anche in Europa le versioni un po’ meno costose di quest’auto, che già esistono negli Stati Uniti.

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Ci vediamo a Parma il 22 novembre per parlare di auto elettriche e mobilità sostenibile?

Ci vediamo a Parma il 22 novembre per parlare di auto elettriche e mobilità sostenibile?

Ultimo aggiornamento: 2018/11/21 8:20.

Giovedì 22 novembre sarò alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Parma come co-moderatore del convegno Mobilità elettrica, il futuro è oggi!, organizzato dall’associazione studentesca universitaria EMS (Energia e mobilità sostenibile, Facebook, @emsunipr su Instagram e Twitter), dall’associazione per la mobilità elettrica eV-Now! Italia e dall’Università di Parma.

Il convegno inizierà alle 14:30. Ci si può iscrivere gratuitamente presso EventBrite.

Questo è il programma dell’evento, che modererò insieme a Daniele Invernizzi, presidente di eV-Now! e vice presidente di Tesla Owners Italia. Le informazioni sono tratte dalla pagina pubblica dell’evento:

Tavola rotonda

Dopo l’introduzione fatta da Pier Carlo Cadoppi (studente e Presidente dell’Associazione EMS), i saluti del Rettore portati dal Prof. Carlo Concari e i saluti istituzionali dall’Amministrazione del Comune di Parma, inizierà la tavola rotonda che si concentrerà sui seguenti temi:

Rete di ricarica pubblica/privata ed Energia

  • Interazione rete elettrica ed auto elettriche | Prof. Carlo Concari, Università di Parma
  • Distribuzione e tariffazione dell’energia, total cost of ownership | Francesco Naso, Technology & Market, MOTUS-E

Veicoli

  • L’arrivo della Model 3 in Italia: prospettive, analisi tecnica del powertrain ed analisi di mercato | Daniele Invernizzi & Paolo Attivissimo
  • Elettrificazione in case automobilistiche e progetto elettrico Unipr Racing Team | Davide Lusignani, CEO eDriveLab (spinoff Unipr)
  • Vehicles to Grid & Vehicles to Home: la visione di Nissan | Paolo Matteucci, Direttore Veicoli Elettrici, Nissan Italia
  • Progetti concreti di diffusione dell’elettrico come ‘Electrify Verona’ e l’importanza dell’investimento delle case automobilistiche nell’infrastruttura di ricarica | Stefano Sordelli, Future Mobility Manager, Volkswagen Group Italia
  • Anche le auto elettriche hanno un’anima | Carlo De Pellegrin, Electric Vehicle Manager, Jaguar Land Rover Italia
  • Le impressioni di un utente elettrico su come la mobilità elettrica è già presente | Andrea Chiaudano, Aboliamo il motore a scoppio e Installiamo Energie Rinnovabili

Materiali & Tecnologie

  • Il nuovo studio europeo che compara le emissioni inquinanti di diverse tecnologie per la mobilità | Veronica Aneris, National Expert Italy, Transport & Environment
  • Litio: le prospettive future e il mercato industriale delle batterie al litio | Matteo Marmai, Business Developer Manager, Kaitek Flash Battery

Tesla sarà presente tramite il suo club ufficiale campione del mondo di Hypermiling Tesla Owners Italia, con il Presidente e Climate Leader Luca Carlo del Bo ed il Vice Presidente Daniele Invernizzi.

Alcuni benefici intrinseci dei veicoli elettrici: silenziosità di marcia, azzeramento delle emissioni locali, manutenzione quasi inesistente, accelerazione massima da fermi senza cambiare marcia o usare la frizione; e ancora la capacità di scambiare energia con la rete, stabilizzandola e facendo guadagnare il proprietario anche quando la macchina è parcheggiata; la caratteristica di essere sempre online, con i benefici che ne conseguono (controllo remoto, uso del climatizzatore per periodi prolungati a macchina “spenta” ecc.); ed infine una maggiore sicurezza, dovuta al minor rischio di incendi, alla mancanza di un blocco motore davanti che entrerebbe nell’abitacolo in caso di impatto frontale, e alla maggior rigidità strutturale dovuta alla posizione della batteria sotto il pianale che comporta anche un centro di massa più basso, che rende più difficile il ribaltamento.

Il titolo “Mobilità Elettrica, il futuro è oggi” sta a indicare che il tempo dei pionieri ormai è passato: da quando le auto elettriche sono in circolazione (le prime auto elettriche funzionali vennero prodotte alla fine dell’ottocento), esse hanno sempre avuto un’autonomia di 100 – massimo 200 – chilometri. È da più di 100 anni che ci sono le auto elettriche. Quello che è cambiato negli ultimi anni è la tecnologia delle batterie, che ha permesso questo salto di qualità verso macchine con almeno 300 km di autonomia reali.

Non siamo più nel 2013 (anno in cui le auto elettriche sono tornate all’attacco, sempre però con un’autonomia limitata). Ora anche le auto elettriche economiche hanno come minimo 300 km di autonomia reali. In più, chi non si può permettere di prendere una elettrica nuova, può sempre rivolgersi al mercato dell’usato che oggi offre delle occasioni ottime, data l’usura minima comparata con automobili tradizionali.

Ci sarà la diretta streaming su questo canale YouTube: www.youtube.com/channel/UC4EfiUlbrplJH0ifoP1LBIg

Tesla Model 3 arriva in esposizione in Europa, ecco dove vederla

Tesla Model 3 arriva in esposizione in Europa, ecco dove vederla

Ultimo aggiornamento: 2018/11/14 2:35.

Tesla ha diffuso oggi una mail che annuncia la possibilità di vedere la Model 3 in vari luoghi d’Europa “a partire dal 14 novembre”, cioè domani.

L’annuncio parla solo di “essere tra i primi a sedersi” a bordo dell’auto se ci si presenta con il proprio numero di prenotazione. Presumo intendano la prenotazione per l’acquisto di una Model 3, come quella che ho fatto ad aprile 2016.

Non si parla di prove di guida, che sono esplicitamente escluse: “Non saranno disponibili test drive con Model 3”. Viene precisato inoltre che “i titolari delle prenotazioni avranno accesso prioritario”, quindi in teoria la prova statica è aperta a tutti, compresi i semplici curiosi.

Maggiori info sono presso Tesla.com e Vaielettrico.it: in Italia è annunciata Milano, mentre in Svizzera sono indicate Zurigo, Losanna e Ginevra. Gli altri stati europei coinvolti nella presentazione sono Germania, Norvegia, Belgio, Francia, Spagna, Svezia, Portogallo e Austria. L’auto è già in vendita e in circolazione da circa un anno negli Stati Uniti e in Canada.

Anche se non è prevista una prova di guida, potrei fare lo stesso un salto a vederla per provarne i volumi interni (sospetto che sia un po’ bassa la seduta posteriore) ed esterni (è più grande di quel che sembra, con 469 cm di lunghezza, 30 in meno della Model S, e 209 cm di larghezza a specchietti aperti, 10 in meno della Model S). Ma non ho fretta.

Per chi vuole sapere la situazione della mia prenotazione, è mostrata qui sotto: Tesla dichiara che le consegne inizieranno a “inizio 2019” e che “dipenderanno dalla data di prenotazione” (io ho prenotato il giorno dopo l’avvio delle prenotazioni) e “dal fatto che questa sia stata effettuata o meno da un dipendente o da un possessore di Tesla” (non sono né dipendente né possessore). Non ho ancora accesso al configuratore.

2018/11/14 2:35

Alcuni membri del Tesla Owners Club Italia si sono imbattuti nelle manovre di scarico e installazione della Model 3 a Milano, intorno a mezzanotte, e hanno improvvisato una diretta video. Queste sono le loro riprese.

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Ci vediamo a Bergamo il 22/9 per il raduno di Tesla Owners Italia?

Ci vediamo a Bergamo il 22/9 per il raduno di Tesla Owners Italia?

Domani (22 settembre) sarò moderatore e co-relatore al Tesla Owners Italia Forum che si terrà a Bergamo dalle 15:30 alle 17:30, alla Sala Galmozzi in via Torquato Tasso 4. L’accesso è gratuito.

L’evento è organizzato da Tesla Owners Italia, ma non si parlerà solo di Tesla: affronteremo il tema generale dei cambiamenti climatici, parleremo di esperienze reali di viaggi con auto elettriche in occasione della Settimana della Mobilità organizzata dal Comune, e di case autonome o produttrici di energia.

Questo è il programma dell’evento.

Si partirà dagli effetti e dalle soluzioni al cambiamento climatico con Paola Fiore, Climate Reality Leader; poi io parlerò di SpaceX, che da sogno strampalato si sta trasformando nel più importante operatore spaziale mondiale, con l’aspirazione di aprire la colonizzazione di Marte.

Daniele Invernizzi, presidente di Ev-Now, ci racconterà di Hyperloop e Boring company, mezzi completamente alternativi di mobilità, e poi con l’assessore Stefano Zenoni parleremo dell’ingrediente principale e necessario per la diffusione dell’auto elettrica: l’infrastruttura di ricarica a livello nazionale e a livello locale, come nel caso di Bergamo, con 22 colonnine di ricarica in corso di installazione.

Ma forse la novità più importante riguarda le nostre case che da affamate consumatrici di energia possono trasformarsi in unità autosufficienti in grado non solo di ricaricare l’auto elettrica ma anche di produrre cibo per chi le abita: ce ne parlerà l’architetto Pierpaolo Zampini.

Il cambiamento climatico: una realtà

  • La sfida del cambiamento climatico e le soluzioni – Luca Del Bo (presidente Tesla Owners Italia) e Paola Fiore (Sustainability Management Specialist)
  • Marte: una nuova casa per noi terrestri? – Paolo Attivissimo
  • Cosa lega SpaceX, Tesla, Hyperloop e Boring Company – Daniele Invernizzi (presidente eV-Now! – VP Tesla Owners Italia)

La realtà elettrica: in viaggio

  • La chiave di successo è la ricarica Ultra Veloce per i viaggi e quella di Destinazione capillare – Daniele Invernizzi
  • La rete di ricarica di Bergamo – Stefano Zenoni (assessore mobilità Comune di Bergamo)

Dalla casa attiva energia e cibo

  • Produzione e accumulo energia rinnovabile – progettazione della casa ideale – Pierpaolo Zampini (architetto, VP Tesla Owners Italia)

Farò il viaggio in Tesla: se volete seguirmi in tempo reale, puntate un browser qualsiasi a https://glympse.com/!disinformatico dalle 11.10 di sabato in poi.

La mia prima auto elettrica: Peugeot iOn

La mia prima auto elettrica: Peugeot iOn

Ultimo aggiornamento: 2018/09/11 23:50.

Forse ricordate che a ottobre 2017 vi avevo chiesto informazioni sulla Mitsubishi i-MIEV / Citroen C-zero / Peugeot iOn. Ora posso spiegarvi perché: stavo valutando di acquistarne una di seconda mano, quella nella foto qui accanto, come prima auto elettrica sperimentale del Maniero Digitale. L’ho fatto, e oggi è arrivata: è una Peugeot iOn.

Resto in attesa della futura Tesla Model 3 che ho prenotato, la cui consegna in Europa è prevista attualmente per l’inizio del 2019, ma nel frattempo ho deciso di acquistare questa iOn come complemento (non sostituto) della mia attuale auto a benzina, che è una Opel Mokka con cambio automatico.

Come mai ho scelto proprio questa mini-auto elettrica fra le tante e ho rinunciato per esempio alla Opel Ampera-e che avevo provato con molto piacere? Per due motivi fondamentali: prezzo e (non ridete) larghezza.

Prezzo

Le auto elettriche sono dannatamente care, per ora. Una piccola iOn nuova costa oltre 30.000 euro in Italia (ma 22.500 CHF, ossia 19.330 €, in Svizzera). Usata, però, si trova a molto meno (come nel mio caso, presso Robbiani Automobili ad Agno). Questo mi consente di acquisire esperienza nell’uso di un’auto elettrica (pianificazione dei viaggi, procedure di ricarica nei punti pubblici, tecnica di guida, invecchiamento delle batterie, paranoie altrui) senza svenarmi, prima di decidere se imbarcarmi nella spesa notevole di una berlina elettrica nuova a lunga autonomia di qualunque marca, e tenendo l’auto a benzina per qualunque emergenza e per i viaggi lunghi.

Parlando di prezzi, la suddetta Ampera-e è salita di prezzo rispetto a quando l’ho provata. Già non era a buon mercato, ma ora costa cinquemila franchi in più (52.700 CHF, circa 46.000 euro).

Larghezza

Nel mio caso personale le dimensioni sono un fattore decisivo. La iOn è “larga” 148 centimetri (179 a specchietti aperti), per cui ha un grandissimo vantaggio: passa agevolmente nello stretto vialetto a S che conduce alla porta d’ingresso del Maniero, mentre l’auto che ho ora ci passa a fatica e rischio costantemente di graffiarla nella mia maldestrezza. Una Tesla Model 3, larga due metri e lunga 4,7, nelle mie mani in quel vialetto sarebbe spacciata.

Con la iOn arrivo direttamente davanti alla porta di casa con la spesa, per esempio, invece di fare ripetuti pellegrinaggi con le borse su e giù per le scale dalla rimessa dell’auto. Problema da primo mondo, forse, ma percorrere le scale quando sono ghiacciate senza potersi reggere al corrimano è come giocare alla roulette russa, e in più da qualche tempo ho una questioncella di salute che mi obbliga a non sforzare la schiena (noi rettiliani longitipi siamo un po’ troppo fragili per la gravità terrestre).

Scegliendo specificamente un’auto stretta elettrica, inoltre, non emetto gas di scarico e rumore, che darebbero fastidio ai vicini davanti ai quali devo transitare.

Le ridotte dimensioni della iOn saranno utili anche quando mi arriverà la Tesla che ho prenotato, perché anche la Model 3, nonostante le apparenze, non è affatto una macchina piccola (come dicevo, è larga due metri e lunga 4,7). Anzi, la Model 3 è decisamente ingombrante per le strade e i parcheggi stretti di Lugano: lo so perché l’ho sperimentato a fondo guidando una Model S, che è larga come la Model 3 e 30 cm più lunga, e non è un’esperienza che rifarei (e probabilmente non rifarebbe il concessionario Tesla ticinese che coraggiosamente me l’ha prestata): i sensori di parcheggio della Model S sono meravigliosamente precisi e chiari, con la loro curva grafica delle distanze e l’indicazione in centimetri, per cui l’ho restituita intatta, ma una manovra di parcheggio chirurgica non è il tipo di stress che voglio subire ogni volta che vado in città.

La larghezza è un fattore importante anche perché i miei due posti auto coperti nella rimessa del Maniero sono piuttosto stretti, per cui una iOn e una Tesla ci stanno, ma un’auto normale e una Tesla decisamente no. Non senza imparare a uscire dal bagagliaio o fare una cura dimagrante drastica.

La questione degli ingombri di una Tesla non è una magagna solo mia, fra l’altro. So che alcuni Teslari semplicemente si rifiutano di usare alcuni parcheggi locali perché rigano puntualmente i cerchioni sui cordoli e toccano con il muso sulle rampe troppo ripide e mal raccordate, a causa della larghezza e lunghezza dell’auto. La Dama del Maniero ed io abbiamo preso l’abitudine di commentare “fallo con una Tesla!” ogni volta che riusciamo a infilare la nostra auto attuale in una strada stretta o in un autosilo che sembra concepito per le macchine degli anni Settanta.

In altre parole, una city car compatta mi serve, se mai vorrò avere una qualunque auto elettrica a lunga autonomia (Tesla o altro), e sarà utile per molti, molti anni.

Autonomia, prestazioni e costi

La iOn ha una batteria da 16 kWh che le dà un’autonomia realistica di circa 100 km (Peugeot dice che “può arrivare a 150 km”, ma in condizioni assolutamente ideali).

Per alcuni mesi ho tenuto traccia dei miei spostamenti in auto e ho visto che produco circa il 20% del mio chilometraggio in tragitti di meno di 100 km: faccio tanti giri nelle vicinanze del Maniero e poi ogni tanto (circa una volta la settimana) faccio un viaggio lungo oltre 100 km. Questo vuol dire che userò piuttosto spesso l’auto elettrica, riducendo leggermente il mio inquinamento e la mia spesa di carburante, che attualmente è di 0,11 CHF/km (0,095 €/km).

Fra l’altro, se avessi un’auto con un‘autonomia di 350 km (come la Model 3), potrei fare in elettrico circa l’80% dei miei spostamenti senza neanche ricaricare in viaggio e praticamente il 100% se accettassi di ricaricare in giro.

Piccola parentesi: prendere nota diligentemente dei propri chilometraggi in auto è un esercizio illuminante a prescindere dall’intenzione o meno di acquistare un’auto elettrica, perché permette di capire meglio come ci si sposta e quanto costano questi spostamenti. Ve lo consiglio in ogni caso.

Tornando alla iOn, l’auto è subito piaciuta sia a me, sia alla Dama del Maniero: accelerazione vivace (come è normale nelle auto elettriche, nonostante i 1200 kg di peso), splendido silenzio, cruscotto semplice e intuitivo, sedili comodi persino per uno spilungone come me, nonostante le dimensioni ridotte dell’auto (è una quattro posti), e un bagagliaio ottimale per portare la spesa della settimana se si ribaltano i sedili posteriori.

Sì, lo so, è un’auto di sette anni fa e di certo non rispecchia il top della tecnologia attuale. Non ha i sensori di parcheggio (ma è piccolissima e ben vetrata, per cui non servono granché). Non ha l’app di gestione e quindi non la si può preriscaldare da remoto e non si può ricevere sullo smartphone la notifica dello stato di carica. Non ha nessuna forma di guida assistita o software aggiornabile come le Tesla: è un’auto elettrica a corto raggio e basta.

Ma al tempo stesso:

  • è in ottime condizioni (al momento della consegna aveva fatto 25.421 km, usata solo dal concessionario, e per la vendita ha appena superato il controllo tecnico ufficiale; unica incognita è la batteria, che ha sette anni ed è quasi a fine garanzia del costruttore);
  • ha comunque climatizzatore, sedili riscaldati, airbag, ASR ed ESP, specchietti retrattili elettricamente e altre amenità;
  • consuma pochissimo;
  • mi costa una sciocchezza di assicurazione (circa 50 CHF/anno, perché è inclusa nell’assicurazione dell’auto principale grazie al metodo svizzero delle targhe trasferibili);
  • ha una tassa di circolazione trascurabile di 71 CHF/anno (grazie a questi dati: codice di emissione A24; prima immatricolazione 3/2011; fascia di emissione CO2 da 0 a 30 g/km; peso totale 1450 kg; potenza 49 kW);
  • è modificabile con un banale cambio di mascherina per migliorarne le prestazioni in rigenerazione (2018/08: fatto!);
  • le si possono aggiungere accessori da geek per monitorare meglio le sue funzioni. 

Ma come dicevo, soprattutto in questo momento mi risolve un problema di salute e di mobilità personale e mi offre la possibilità di fare un primo, cauto passo elettrico senza rischiare troppo.

Cauto, sì. Perché devo ammettere che un conto è discutere sulla carta di auto elettriche o viaggiare su quelle altrui, e un altro è passare all’atto pratico: emergono mille magagnine, angosce, dubbi e incognite che sembrano banali fino al momento in cui devi mettere mano al portafogli o mettere le mani sul volante, oppure devi spiegare ai curiosi o ai vicini di casa che no, le auto elettriche non prendono fuoco spontaneamente più di quelle a benzina (semmai è vero il contrario), e che il fatto che la ventola si accenda di notte durante la carica non vuol dire che l’auto stia per esplodere o abbia preso vita propria. Ve le racconterò prossimamente.

Prima cosa: come e dove la carico?

Il bello di un’auto elettrica è che puoi partire da casa sempre col “pieno”, a patto di predisporre una presa per la ricarica in garage. Questo riduce moltissimo l’inconveniente dell’autonomia limitata e dei tempi di ricarica: è sempre al massimo ogni mattina, e tanto l’auto passa tutta la notte in garage e quindi può metterci anche parecchie ore a caricare senza che la cosa causi alcun problema. Portarla ai punti di ricarica pubblici, dove il “pieno” di una iOn richiede circa mezz’ora, sarebbe invece molto scomodo e ridurrebbe parecchio il risparmio di denaro (la corrente dei punti pubblici costa circa il triplo di quello che mi costa a casa).

Ho quindi deciso di predisporre un punto di ricarica adeguato in garage e l’elettricista l’ha completato proprio oggi: include una presa da 240 V AC 16A per la iOn e una presa industriale per esterni da 400V 16A (3P+N+T), per la futura Tesla (o altra auto elettrica a lunga autonomia), con relativo salvavita nel locale dei contatori. Costo complessivo dell’impianto: circa 760 CHF (660 €). Non ho dovuto cambiare il contatore perché quello standard svizzero eroga sia i 240 V, sia i 400 V trifase, e il mio contratto eroga fino a 25 ampere (quindi, se ho fatto bene i conti, regge ben oltre 10 kW).

Va detto che in queste cose la differenza rispetto all’auto tradizionale si sente: è facile perdersi nel labirinto dei vari tipi di connettori e dei vari tipi di corrente con le relative unità di misura, e devi farti installare un “distributore” in casa. Se non siete pratici di kilowatt, kilowattora, volt e ampere, fatevi assistere e consigliare da un elettricista o da una persona che ha già un’auto elettrica. Ringrazio in particolare Paolo P. e Tiziano di Teslari.it per tutti i loro suggerimenti, che mi hanno fatto risparmiare parecchio.

Parlando di complicazioni, la iOn ha due connettori elettrici: un Tipo 1 (SAE J1772) e un CHAdeMO. Il CHAdeMO serve per la carica rapida (80% in mezz’ora, a 330V CC) presso i punti di ricarica commerciali. Il Tipo 1 è per la carica lenta in corrente alternata, a casa o presso i punti di ricarica commerciali.

Connettore Tipo 1. Notate lo sportello doppio.
Connettore CHAdeMO. Sportello doppio anche qui.

L’auto è fornita con un cavo di carica lenta dotato di regolatore, che a un capo si collega al connettore Tipo 1 della iOn e ha una spina standard da 220V all’altro capo. Questo cavo permette di caricare la iOn completamente (cosa che capita raramente) in circa 7 ore su qualunque presa da 10A assorbendo 2,3 kW: un carico ben gestibile insieme agli altri apparecchi domestici, perlomeno in Svizzera (tanto per dire, il mio bollitore per il tè consuma 2,4 kW); so che in Italia molti hanno contatori da 3 kW per risparmiare e questo potrebbe essere un problema, ma è un limite solo italiano che nel resto d’Europa non c’è (e, mi dicono, è superabile anche in Italia con una spesa non eccessiva).

Sette ore possono sembrare un’eternità, ma provate a pensare quanto tempo passa in garage la vostra auto ogni notte. Appunto.

[2018/09/11: Fra l’altro, ho visto che una carica completa (da zero) della batteria è un caso molto raro, perché non capita quasi mai di arrivare a casa “in riserva” e quindi si tratta quasi sempre di “rabbocchi” che durano meno delle sette ore di una carica completa. Di solito arrivo a casa con 3-4 kWh residui (oltre alla riserva d’emergenza) e ci metto meno di sei ore ad arrivare al “pieno”.]

Cavo con regolatore e connettore Tipo 1.

Spina svizzera tripolare.

Ho già chiesto tempo addietro i permessi condominiali e il mio contratto di fornitura regge tranquillamente un’auto sotto carica oltre agli altri elettrodomestici. Non ho fatto nessuna modifica al contratto, visto che eroga già anche corrente a 400 V (in Svizzera le lavatrici e le piastre di cottura elettriche solitamente sono a 400 V trifase). Dalle 22 alle 6, inoltre, ho una tariffa elettrica agevolata (0,146 CHF/kWh, pari a 0,126 €/kWh, tutto compreso).

Calcolando un po’ di margine per le inefficienze di ricarica, un “pieno” da 100 km dovrebbe costarmi 2,7 CHF (2,34 €), pari a 0,027 CHF/km (0,023 €/km) contro i già citati 0,11 CHF/km (0,095 €/km) della mia auto a benzina. Un quarto del costo della benzina sembra troppo bello per essere vero: staremo a vedere [2018/09/11: è vero].

Voglio adottare un approccio molto prudente, pratico e di minimo disagio, per cui non intendo usare la iOn per allontanarmi dal Maniero Digitale tanto da dovermi fermare a ricaricare. In pratica, con quest’auto andrò a non più di una quarantina di chilometri da casa (distanza più che sufficiente per quasi tutti i miei spostamenti quotidiani: radio, spesa, lezioni nelle scuole). So che potrei osare qualcosina di più, probabilmente, ma non intendo rischiare o farmi affliggere dalla famosa range anxiety (ansia da autonomia) tipica dei conducenti di auto elettriche pure: per qualunque viaggio troppo lungo posso sempre usare l’auto a benzina. Di conseguenza, praticamente tutte le mie ricariche saranno alla presa di casa, dove mi costano meno. E la carica lenta allunga la vita della batteria. [2018/09/11: alla fine ho ceduto e ho iniziato a fare anche spostamenti ben più lunghi].

Per sicurezza e per fare un po’ di esperienza, comunque, mi sono informato sui punti di ricarica veloce locali disponibili (sono parecchi): mi sono procurato la app di Emoti (gestore locale in Canton Ticino), la app Lemnet e la mappa dei punti di ricarica. Ho anche aperto online un account con Swisscharge.ch, che offre 30 CHF di credito ai nuovi iscritti e un’app che permette di trovare i punti di ricarica affiliati e di addebitarne il costo.

A differenza delle auto a motore termico, che hanno distributori ovunque e hanno metodi di pagamento standardizzati (contanti o carta di credito), i punti di ricarica elettrici sono ancora abbastanza rari e i metodi di pagamento sono una giungla (tessere, app e altro ancora); in più bisogna sperare che abbiano il connettore giusto e che siano liberi. Le Tesla semplificano tutto questo grazie alla loro lunga autonomia, al connettore unico e a una propria rete di punti di ricarica veloce (i Supercharger, da 120 kW), ma questa semplicità si paga. Vi racconterò le mie esperienze di ricarica man mano che mi capiteranno.

Seconda cosa: come la guido?

La iOn non è recente, ma supporta comunque il one-pedal driving, ossia la guida a pedale singolo: è facile e divertente come guidare la macchinina dell’autopista, specialmente per chi (come me) si è abituato al cambio automatico sulle auto a motore termico.

La frizione non c’è, ovviamente (non c’è neanche il cambio, perché i motori elettrici non ne hanno bisogno), e inoltre se si rilascia l’acceleratore l’auto rallenta rapidamente (anzi, piuttosto drasticamente) perché entra in funzione la rigenerazione: il motore agisce come una dinamo e converte l’energia di movimento in energia elettrica, ricaricando le batterie e aumentando l’autonomia. In pratica il pedale del freno (tradizionale) non si tocca quasi mai, specialmente se si impara ad anticipare i momenti in cui sarà necessario rallentare. Così si evita di buttare via energia e di inquinare disperdendo le particelle delle pastiglie dei freni (come avviene nelle auto a motore termico).

A parte questo, la iOn si guida come qualunque auto col cambio automatico: ha un selettore a leva per la marcia avanti (D), la retromarcia (R), il folle (N) e il parcheggio (P).

Per il resto, la sensazione di guida è abbastanza normale, a parte il silenzio totale quando si è fermi, per esempio al semaforo, che può creare inquietudine finché non ci si abitua. Bisogna inoltre tenere conto che l’auto praticamente non fa rumore a bassa velocità e quindi è importante assicurarsi che pedoni e ciclisti siano consapevoli della presenza dell’auto.

Le salite, anche lunghe, vengono affrontate senza alcuna difficoltà e le discese offrono la possibilità di ricaricare parzialmente le batterie invece di consumare i freni.

In autostrada si raggiunge senza problemi la velocità massima consentita in Svizzera (120 km/h) e si ha un’accelerazione molto godibile e rassicurante, anche se siamo lontani (ovviamente) dai valori brucianti di una Tesla. L’importante è ricordarsi di premere a fondo subito l’acceleratore, in modo che l’auto “capisca” che si vuole accelerare rapidamente, e tenere conto che queste accelerate costano molto in termini di autonomia.

Questo, per ora, è tutto. Mi ero ripromesso che quella attuale sarebbe stata la mia ultima auto fossile e così è stato. Ora sono proprietario di un’auto elettrica: piccola, semplice, con autonomia limitata, ma elettrica. Inquino meno da subito.

Certo, non pretendo assolutamente che sia un’auto adatta a tutti o che tutti la debbano comperare, ma a me funziona. Nei prossimi articoli vi racconterò gioie e dolori di questo modo nuovo di pensare la mobilità sostenibile.

Questo articolo non è sponsorizzato dal fabbricante o dal concessionario dell’auto (che ho acquistato di tasca mia) e vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi. Fonti: e-station.store.it, E-station.it, EV-database.uk.

Come fanno i ladri a rubare le auto “intelligenti” e come batterli

Ultimo aggiornamento: 2018/08/10 12:20.

Questo video mostra come i ladri d’auto possono rubare un veicolo senza averne le chiavi, se si tratta di una cosiddetta auto “smart” che ha una funzione keyless, ossia un telecomando (o una tessera) che fa da chiave, apre le portiere e avvia il motore per semplice prossimità.

I ladri usano due ripetitori di segnale radio: uno lo piazzano all’esterno della casa della vittima, in prossimità della chiave elettronica, che sta in casa ma si trova tipicamente vicino alla porta d’ingresso, e l‘altro lo mettono sulla maniglia della portiera dell’auto.

Questo fa in modo che il segnale radio dell’auto raggiunga la “chiave”, che quindi crede di essere vicina all’automobile e risponde trasmettendo il proprio segnale codificato, che viene ritrasmesso tal quale all’auto. In questo modo l’auto si apre e, mettendo il ripetitore nell’abitacolo, si avvia e viene portata via dai ladri.

I sistemi keyless sono solitamente progettati in modo da non spegnere il motore se l’auto perde il collegamento con la chiave, per motivi di sicurezza stradale (sarebbe spiacevole trovarsi con l’auto spenta di colpo mentre si scende lungo dei tornanti, per esempio), per cui i ladri possono portare via l’auto guidandola, a patto di non spegnere intenzionalmente il motore.

In realtà non è la prima volta che questa tecnica di furto viene registrata da una telecamera di sorveglianza: casi analoghi erano stati già documentati in Olanda nel 2016 ai danni di modelli Tesla.

Il rimedio, per fortuna, è relativamente semplice: custodire le chiavi elettroniche lontano dal perimetro dell’abitazione e/o in un contenitore metallico, in modo che il ripetitore non possa captarne il segnale. Nel caso di Tesla, ad agosto 2017 le Model S hanno ricevuto automaticamente, tramite la rete cellulare, un aggiornamento software che ha aggiunto un’opzione Passive Entry per disabilitare l’apertura delle portiere per semplice prossimità della chiave. Le altre marche di automobili restano vulnerabili oppure devono essere portate in officina per un aggiornamento del software, se predisposto dal fabbricante.

Del problema si è occupata venerdì scorso la trasmissione Patti Chiari della Radiotelevisione Svizzera in questo servizio, spiegando fra l’altro che una volta rubata l’auto è banale creare un duplicato della “chiave” inserendo un apposito dispositivo nella presa OBD situata nell’abitacolo.

2018/08/10 12:20: Un’altra registrazione video di un tentativo di furto con questa tecnica è disponibile presso Ring.com.

In Tesla fino a Verona per parlare di Elon Musk: visionario illuminato o folle ottimista?

In Tesla fino a Verona per parlare di Elon Musk: visionario illuminato o folle ottimista?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2018/08/05 12:15.

Il 12 marzo scorso, prima del lancio della Tesla Model 3 (la versione “economica” delle auto elettriche di Elon Musk), sono stato invitato da Redder.it a parlare per una ventina di minuti a Verona, all’incontro Tesla Revolution, dove sono arrivato a bordo di una splendida Tesla Model S rossa (grazie Danilo!).

Abbiamo percorso 205 km in due ore e 21 minuti, senza fermarci a ricaricare e con la guida assistita (Autopilot) quasi sempre inserita, consentendoci un viaggio rilassato e una guida morbidissima. L’auto in Autopilot sembra seguire un binario invisibile, tanto che sembra di stare in treno, in un abitacolo silenzioso e comodo. L’ho provata per un breve tratto autostradale e cittadino, ed è sorprendentemente agevole da guidare anche in città. Ho già guidato auto da cinque metri (ho avuto per undici anni un monovolume Pontiac Trans Sport), ma mai così basse costose e con un’interfaccia utente così informatizzata, per cui ho un po’ di patema. Ma nel complesso è una bella esperienza.

L’indomani, dopo una ricarica al Supercharger presente presso l’albergo nel quale si teneva il convegno, siamo andati in città per pranzare insieme a Danilo e consorte e goderci un po’ Verona.

Parcheggiare un’auto da cinque metri per due negli stretti autosilo europei non è proprio agevole, e soprattutto bisogna cercare un posto che esponga il meno possibile ai danni da manovra inconsulta altrui, ma il sistema di indicazione delle distanze dagli ostacoli dell’auto facilita l’operazione.

Fa freddo, per cui approfittiamo con piacere di un’altra funzione utilissima, offerta dal fatto che l’auto è elettrica e comandabile da remoto e quindi è possibile farla funzionare anche al chiuso senza emettere gas di scarico tossici: il preriscaldamento dell’abitacolo. Durante il viaggio d’andata, Danilo ha fatto scoprire a mia moglie Elena il piacere dei sedili riscaldati elettricamente e ha spiegato che sono comandabili tramite app sul telefonino. Per cui a Elena, durante la freddolosa passeggiata per tornare all’auto, esclama “Danilo, scalda i sedili!”. Ci si abitua in fretta al lusso.

Il viaggio di ritorno al Maniero Digitale è altrettanto piacevole e tranquillo: nessuna sosta di ricarica, Autopilot quasi sempre attivo. Noto però che un paio di volte l’Autopilot mantiene la corsia stando più vicino ai veicoli laterali di quanto farebbe un conducente umano: è leggermente inquietante trovarsi a qualche decina di centimetri dalla fiancata di un camion. Certo, i sensori laterali misurano costantemente la distanza laterale e sono pronti a intervenire sterzando se il veicolo che ci sta a fianco si sposta verso di noi, ma un po’ di tensione si prova lo stesso.

Anche Danilo, che è alla guida, non è entusiasta di questo comportamento dell’auto, e tende a correggerlo: è interessante notare che la Model S in Autopilot, prima di cedere il controllo al conducente, oppone una leggera ma avvertibile resistenza. “Lei non vuole”, commenta Danilo.

Ieri è stato pubblicato il video del mio intervento, che è una sorta di mini-biografia critica, e un po’ antibufala, di Elon Musk e dei suoi progetti.

Dato che alcune delle immagini che ho mostrato nella presentazione non sono molto visibili nel video, le pubblico qui sotto. Buona visione.