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DragonChase 2022: Lancio posticipato a non prima del 19 aprile. Secondo fonti russe, Samantha Cristoforetti farà un’EVA. Le tute gialle e blu sulla ISS

Ultimo aggiornamento: 2022/03/26 17:00.

La partenza della missione Crew-4 è stata
posticipata ufficialmente
da “non prima del 15 aprile” a “non prima del 19 aprile”. L’annuncio formale NASA è qui e dice che il rinvio è stato deciso “per consentire alle squadre di completare le operazioni sul veicolo spaziale prima della missione” (“to allow teams to complete final spacecraft processing ahead of the mission”). Lo stesso vale, dice sempre NASA nello stesso annuncio, anche per il volo della missione Axiom 1 (che usa, come la Crew-4, una capsula Crew Dragon e un vettore Falcon 9, entrambi di SpaceX). Il sito di Axiom Space il 18 marzo ha indicato “non prima del 3 aprile” come data di partenza. L’orario di partenza di Axiom 1 sarebbe le 1:13 pm EDT (17:13 UTC) e quello di Crew-4 sarebbe le 6.45 am EDT (10:45 UTC), secondo Teslarati.

Per
fortuna noi DragonChaser abbiamo previsto di restare in Florida fino al
23, per cui abbiamo ancora qualche speranza di vedere il decollo di Samantha nonostante questo rinvio. Inoltre forse riusciremo a vedere anche un altro lancio di Falcon 9, quello che porterà in orbita un lotto di satelliti Starlink, previsto per “non prima del 14 aprile” e in partenza dalla rampa SLC-40 della stazione militare di Cape Canaveral.

Il rinvio della partenza della Crew-4 è legato allo slittamento della tabella di marcia della missione Axiom 1. Infatti serve per garantire “una separazione temporale adeguata per le operazioni e per l’esame dei dati post-volo fra missioni di volo spaziale umano e per consentire tntativi di lancio consecutivi multipli”. In altre parole, NASA e SpaceX vogliono attendere i risultati finali della missione Axiom 1 (primo volo spaziale interamente privato diretto alla Stazione e privo di membri d’equipaggio affiliati ad agenzie spaziali) per tenerne conto per Crew-4.  Siccome Axiom 1 tornerà sulla Terra il 13 aprile, a NASA e SpaceX rimangono così sei giorni per recuperare la Crew Dragon di Axiom 1, fare il debriefing dell’equipaggio, analizzare i dati della missione e prepararsi per il lancio di Crew-4

Secondo una dichiarazione fatta dal cosmonauta Oleg Artemiev in
conferenza stampa ieri e riportata da
Katya Pavlushchenko, è previsto
che @AstroSamantha faccia
un’attività extraveicolare (EVA) o “passeggiata spaziale”. Pavlushchenko ha aggiunto che quest’EVA dovrebbe essere indicata dalla sigla VKD55 e vedrebbe Samantha Cristoforetti in abbinamento con Oleg Artemiev; non è stata indicata alcuna data. Le gravi tensioni internazionali e la progressiva interruzione delle collaborazioni spaziali con la Russia potrebbero comportare cambiamenti a questo piano. Le prossime due EVA russe, VKD52 e VKD53, sono state pianificate per il 28 aprile e per il 28 aprile e saranno svolte da Artemiev e Matveev.

Nella
foto d’archivio
qui sotto, datata 2012, Samantha indossa una tuta russa Orlan simile a quella
che potrebbe indossare per questa EVA ed è ritratta insieme al collega europeo
Alexander Gerst.

Intanto a bordo della Stazione sono
giunti
tre cosmonauti russi (da sinistra:
Sergei Korsakov, il già
citato Oleg Artemiev e
Denis Matveev) a bordo della
Soyuz MS-21.

A prima vista i colori delle loro divise sembrano dirla lunga sulla
reazione dei cosmonauti alle recenti scelte politiche del loro presidente, ma va detto che non è la prima volta che gli equipaggi russi indossano
tute gialle: lo stesso Artemiev lo aveva fatto durante una missione precedente
(la Expedition 39/40, come nota
@Noemi_Cogoni
su Twitter), nel 2015.

Sempre Pavlushchenko
segnala
che
“ogni equipaggio sceglie il proprio schema di colori molto tempo prima del
volo. Di solito i colori sono bianco, blu o azzurro. La tuta rossa di Yulia
Peresild è stata unica perché, come attrice, voleva avere un
bell’aspetto…. Forse hanno scelto il colore come omaggio ai colori della
propria università, o semplicemente a loro piacciono i colori del sole e del
cielo. Il fatto è che non c’è molto posto a bordo della Soyuz, e non si può
semplicemente spacchettare tutto per cercare altri indumenti se scopri che
quelli da indossare all’arrivo sono di colori discutibili. Non so se è stato
possibile reimballare gli indumenti tre settimane prima del volo e lasciare
a portata di mano T-shirt e pantaloni di colore neutro. Comunque non ho
dubbio che qualcuno verrà punito per non aver previsto la possibile
reazione.”

È inoltre improbabile che i cosmonauti abbiano voluto mettere a rischio la propria carriera e forse anche la propria incolumità personale (e quella delle loro famiglie) con un gesto politico che in questo momento in Russia è estremamente pericoloso. Pertanto è probabile che si tratti di una coincidenza che viene interpretata come segnale legato all’invasione russa dell’Ucraina ma in realtà è una scelta fatta per altri motivi e risalente a ben prima dell’inizio della guerra.

DragonChase 2022: la capsula si chiamerà “Freedom”

DragonChase 2022: la capsula si chiamerà “Freedom”

Kjell Lindgren, comandante dell’equipaggio della missione Crew-4 alla quale
parteciperà a metà aprile Samantha Cristoforetti come specialista di missione, ha
annunciato
il nome della capsula Crew Dragon che li porterà alla Stazione Spaziale
Internazionale insieme al pilota Robert Hines e alla specialista di missione Jessica Watkins.

Questo è il testo dei suoi tweet di annuncio: 

FREEDOM!! Crew-4 will fly to the International Space Station in a new Dragon capsule named “Freedom.” The name celebrates a fundamental human right, and the industry and innovation that emanate from the unencumbered human spirit. Through the Commercial Crew Program, NASA and SpaceX have restored a national capability and we honor the ingenuity and hard work of those involved. Alan Shepard flew on Freedom 7 at the dawn of human spaceflight. We are honored to bring Freedom to a new generation!

Da sinistra: Watkins, Hines, Lindgren e Cristoforetti nella capsula Crew Dragon.
Come sopra, all’esterno della capsula.

Le conseguenze spaziali dell’invasione russa: il punto della situazione

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.

Di fronte alle morti, alle sofferenze e alla distruzione che stanno colpendo
l’Ucraìna, parlare degli effetti dell’invasione russa sulle attività spaziali può
sembrare insensibile o perlomeno secondario. Ma il dramma principale è ben
documentato dal giornalismo generalista; l’aspetto spaziale molto meno, e qui
forse posso dare un contributo.

Prima di tutto,
non c’è alcun pericolo immediato di caduta della Stazione Spaziale
Internazionale.

È vero che Dmitri Rogozin, direttore dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha
pubblicato una serie delirante di tweet nei quali in sostanza ha minacciato di
lasciare che la Stazione precipiti, visto che la sua stabilità orbitale
dipende dalla sezione russa del complesso spaziale, e ha detto che tanto la
Stazione non sorvola mai il territorio russo (è falso, e vi transita l’1,9%
del tempo contro il 2,3% degli Stati Uniti, secondo i
calcoli aggiornati
dell’esperto Jonathan McDowell).

Ma Rogozin è noto da tempo, fra gli addetti ai lavori, per le sue sparate
incoerenti, che ultimamente si sono alzate di tono. La sua
risposta
ai calcoli di McDowell è stata
2.8% of mostly deserted territory? OK))) But all your territory and the
territory of your NATO allies looks great
. McDowell ha fatto notare che nel territorio
“principalmente deserto” ci sono le città di Vladivostok e Volgograd.
La questione è descritta in dettaglio in
questo mio articolo.

Quello che conta è la realtà tecnica: la Stazione Spaziale Internazionale si
trova a circa 400 km di quota, in orbita intorno alla Terra a circa 28.000
km/h, e a quella quota l’atmosfera terrestre è incredibilmente tenue ma esiste
ancora, per cui la Stazione viene lentamente frenata dalla resistenza
aerodinamica e di conseguenza perde lentamente quota. Periodicamente è
necessario un reboost, ossia un’applicazione di un spinta per
riaccelerarla e farle riprendere quota. Il grafico di queste variazioni di
quota è disponibile per esempio presso
Heavens Above.

Questa spinta viene solitamente applicata dai motori di manovra del modulo
Zvezda, che fa parte della sezione russa della Stazione, oppure dai
motori di una navetta Progress attraccata alla Stazione. In questo
senso è corretto dire che il mantenimento della quota orbitale normalmente
dipende dai russi. Tuttavia il reboost può essere effettuato anche da
veicoli non russi. Lo ha fatto in passato il veicolo europeo ATV (ora
non più operativo) e nel 2018 questa capacità è stata
dimostrata
sperimentalmente da un veicolo cargo Cygnus ed è poi diventata
operativa
di recente con un nuovo reboost.

Fra l’altro, la Cygnus viene messa in orbita da un vettore
Antares, il cui primo stadio è costruito in Ucraina e ha motori russi,
mentre il secondo stadio è statunitense e la Cygnus ha molti componenti
strutturali europei (Scott Manley). Sventolii di bandiere a parte, le interdipendenze spaziali sono
tante.

La situazione è leggermente più delicata per un altro tipo di manovra, ossia
lo spostamento per evitare collisioni con detriti spaziali. Qui la dipendenza
dai russi è più forte, ma se i rapporti di cooperazione dovessero davvero
deteriorarsi fino a questo punto ci sarebbe la possibilità di utilizzare i
motori di manovra delle capsule cargo Dragon o quelli delle capsule con
equipaggio Crew Dragon. Ovviamente si tratterebbe di un’operazione
nuova, da collaudare con estrema cautela, ma fattibile, e la NASA ha già
dichiarato di aver esplorato concretamente questa ipotesi.

Per ora, comunque, in concreto non ci sono cambiamenti alla situazione di
bordo. La Progress 79 russa ha
effettuato
regolarmente un reboost a fine febbraio. Sulla situazione personale a
bordo bocche cucite: i due russi, Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov, i quattro
statunitensi Mark Vande Hei, Kayla Barron, Raja Chari e Thomas Marshburn e
l’europeo Matthias Maurer non commentano gli eventi. Kathy Lueders,
associate administrator della NASA per le attività spaziali, ha detto
che le operazioni della Stazione non sono cambiate:
“Non stiamo ricevendo indicazioni, a livello operativo, che le nostre
controparti non siano impegnate a continuare l’attività della Stazione…
operiamo esattamente come operavamo tre settimane fa”
(Spacenews).

Non ci sono indicazioni, al momento, di alcun cambiamento nel lancio
dell’astronauta europea Samantha Cristoforetti insieme agli statunitensi Kjell
Lindgren, Robert Hines e Jessica Watkins a bordo di una capsula
Crew Dragon previsto per il 15 aprile (ma ESA ha
annunciato
poco fa un accorciamento della loro missione che implica che Samantha non
diventerà comandante dell’intera Stazione ma solo lead del segmento non
russo). Nessun cambiamento è annunciato anche per il lancio della
Soyuz MS-21 russa da Baikonur con tre cosmonauti russi (Oleg Artemyev,
Denis Matveev e Sergey Korsakov) verso la Stazione il 18 marzo e per il
rientro di Shkaplerov e Dubrov il 28 marzo. Nessuna variazione è stata resa
nota anche per il volo dell’equipaggio Axiom 1 (10 giorni sulla Stazione)
previsto per il 28 marzo e per il rientro dell’equipaggio della
Crew Dragon 3 il 21 aprile.

Forse la situazione più delicata è quella dello statunitense
Mark Vande Hei, che in teoria dovrebbe rientrare sulla Terra insieme a Shkaplerov e Dubrov
su un veicolo Soyuz russo (MS-19), atterrando in Kazakistan. Vande Hei
e Dubrov avranno trascorso in tutto 355 giorni continuativi nello spazio.

Per contro, sembrano esserci
problemi
per quanto riguarda il braccio robotico europeo
ERA
che è installato a bordo del modulo russo Nauka della Stazione: le
sanzioni internazionali potrebbero rendere impossibile la collaborazione
russo-europea, rendendo problematica la manutenzione e l’evoluzione del modulo
Nauka, che dipende in gran parte da questo braccio telecomandato.

Le cose vanno meno bene allo spazioporto europeo di
Kourou, nella Guyana
francese; i russi hanno deciso di
richiamare
il loro personale presente e di sospendere le attività del vettore
Soyuz che avrebbe dovuto portare in orbita una coppia di satelliti di
navigazione europei Galileo ad aprile.

Un altro atto concreto derivante dall’invasione russa dell’Ucraina è l’interruzione
delle attività del telescopio a raggi X eRosita, che è tedesco, a bordo
del satellite di ricerca scientifica russo
Spektr-RG, situato a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra.

Anche un’altra collaborazione europea con la Russia è ora fortemente
compromessa: un vettore russo Proton avrebbe dovuto lanciare la
missione robotica ExoMars verso Marte a settembre dal cosmodromo di
Baikonur, e la sonda avrebbe dovuto usare un modulo russo, Kazachok,
per l’atterraggio su Marte, ma l’Agenzia Spaziale Europea ha
dichiarato
che questo lancio è ora “molto improbabile”. Le leggi inesorabili della
meccanica orbitale implicano che la missione dovrà aspettare altri due anni
prima della prossima finestra di lancio.

Sul piano commerciale, inoltre, Rogozin ha
dichiarato
inizialmente che se la Russia non riceverà entro il 4 marzo prossimo garanzie
che i satelliti commerciali per telecomunicazioni
OneWeb
non verranno usati per scopi militari, il loro lancio a bordo di un vettore
Soyuz, previsto per il 5 marzo da Baikonur, non avverrà. Poi
RIA Novosti ha
scritto che Roscosmos ha chiesto anche il ritiro del governo britannico
dall’azionariato di OneWeb.

Il problema di fondo, qui, è che il programma spaziale russo non può
permettersi di perdere queste commesse. Rogozin può strillare finché vuole e
annunciare improbabili fughe in avanti autarchiche, ma la realtà dei fatti è
che la Russia non ha soldi per le missioni spaziali e per mantenere le
infrastrutture necessarie per effettuarle. Se la politica impone a Roscosmos
di sbattere la porta in faccia a tutti, l’agenzia spaziale russa e tutto lo
storico apparato che ha contribuito così tanto alla storia dell’esplorazione
spaziale rischiano di chiudere definitivamente.

2022/03/02 17.30. Roscosmos.ru è inaccessibile. Anonymous
afferma
di aver preso il controllo del centro di controllo dell’agenzia spaziale
russa, ma non ci sono conferme.
RIA Novosti
parla di un attacco hacker al centro di controllo ma non conferma che abbia
avuto successo.

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Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, volerà nel 2014. Seguite qui il suo addestramento

Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, volerà nel 2014. Seguite qui il suo addestramento

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Oggi è stato
comunicato ufficialmente
che nel 2014 volerà nello spazio Samantha Cristoforetti, che insieme a Luca
Parmitano, Andreas Mogensen, Alexander Gerst, Timothy Peake e Thomas Pesquet
forma la classe 2009 degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea. Partirà il
30 novembre e resterà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per circa
sei mesi.

Samantha ha, fra i suoi numerosi
talenti,
quello di essere una geek blogger molto coinvolgente. Mi ha gentilmente
concesso il permesso di ospitare qui la traduzione in italiano dei suoi post,
che descrivono l’avventura del suo addestramento e che per ragioni di tempo lei
scrive in inglese.

Se volete conoscere da vicino cosa significa prepararsi per vivere nello spazio
e vi interessa scoprire tanti dettagli poco noti di questa sfida tecnica e umana
internazionale, seguite Samantha in originale (in inglese) nel
blog degli astronauti ESA del 2009, via Twitter (@AstroSamantha) e attraverso le sue magnifiche
foto su Flickr, oppure
in italiano nei post che pubblicherò man mano qui. Qui sotto trovate il
primo.

Sopravvivere all’inverno russo

di Samantha Cristoforetti, tradotto e pubblicato con il suo permesso dal
post originale in inglese
del 30 gennaio 2012. Diversamente dal resto di questo blog, questo articolo
non è liberamente distribuibile senza il permesso esplicito del suo autore. Le
parentesi quadre indicano note del traduttore. La parte in corsivo è così
anche nell’originale.

Il 18 gennaio Thomas [Pesquet] ed io abbiamo preso parte a un programma
di addestramento di sopravvivenza di due giorni che è obbligatorio per tutti i
membri degli equipaggi Soyuz e serve per dare agli astronauti e ai cosmonauti le
competenze e la fiducia che servono per sopravvivere nei climi freddi. Anche se
le squadre di soccorso di solito arrivano al sito di atterraggio della Soyuz
ancor prima che la capsula abbia toccato terra nel caso di una discesa che si
svolga secondo i piani, un rientro d’emergenza non pianificato può avvenire in
qualunque momento durante il volo indipendente o mentre si è attraccati alla
Stazione Spaziale Internazionale. Nel caso peggiore può capitare persino durante
il decollo a causa di un’avaria del razzo lanciatore.

Questo è il mio tentativo di condividere con voi la nostra esperienza nei boschi
intorno a Star City
[il centro di addestramento per cosmonauti a circa 180 km da Mosca].

Accendere il fuoco.
Credit: GCTC.

Potrei stare a guardare in eterno la danza ipnotica delle fiamme. Ma il mio
turno di veglia notturna di un’ora è finito: è ora di svegliare il mio collega
d’equipaggio e cercare di dormire un po’. Mentre Thomas si stiracchia le membra
irrigidite dal freddo e dallo spartano giaciglio di foglie e rami, faccio una
rapida chiamata via radio per riferire che il nostro equipaggio sta bene. Ieri,
durante la nostra prima notte di sopravvivenza, la procedura è stata diversa:
bloccati e senza contatti con le squadre di soccorso, facevamo tre chiamate di
MAYDAY alla cieca allo scoccare di ogni ora a intervalli di due minuti.
Procedura ora non più necessaria, dato che siamo stati localizzati!

Ieri notte abbiamo effettuato un contatto simulato con un elicottero di
soccorso. Su loro richiesta abbiamo acceso il nostro fuoco di segnalazione e un
bengala in modo che potessero definire con precisione la nostra posizione. Come
previsto, ci hanno detto che saremmo stati recuperati soltanto l’indomani
mattina, e così eccoci qui, nel nostro tepee
[tenda in stile pellerossa], in quello che a questo punto è
principalmente un esercizio di pazienza e di sopportazione del freddo.

Thomas raccoglie legna per il fuoco.
Credit: GCTC.

A dirla tutta non possiamo lamentarci. Stanotte ci sono -15°C, con pochissimo
vento; la neve sul terreno arriva al ginocchio. Gioisco al pensiero di quanto
siamo fortunati, rammentando i tanti resoconti di equipaggi che hanno affrontato
l’addestramento con la neve alta fino al petto e -30°C. Anche così, sembrava una
sfida molto impegnativa quando, due giorni fa, ci hanno aiutato a infilarci le
tute di volo Sokol e ci hanno detto di salire a bordo di un vecchio modulo di
discesa Soyuz coricato su un fianco nell’area di sopravvivenza. Dentro ci
aspettavano il kit standard di sopravvivenza delle Soyuz e degli indumenti
contro il freddo, impacchettati nel poco spazio disponibile. Fuori ci
aspettavano la calotta e le corde del paracadute, tre fodere dei sedili che
normalmente avremmo tolto dai sedili stessi e degli stivali impermeabili alti
fino alla coscia che di norma avremmo ricavato tagliandoli dalla tuta di
sopravvivenza in acqua Forel.

Thomas è entrato per primo. Lo trovo bizzarramente appollaiato sopra il pannello
di controllo, e così mi accuccio in un angolo, cercando di lasciare spazio
affinché anche il nostro comandante, Sergey, possa entrare e chiudere dietro di
sé il portello. Una veloce chiamata via radio e l’addestramento ha inizio.

Thomas entra nel modulo di discesa.
Credit: GCTC.

Ci hanno sottolineato che il consiglio numero uno per prevenire l’ipotermia è
restare asciutti e muoversi senza fretta per non sudare, e ho ben chiaro in
testa questo proposito. Ma nonostante tutto dopo pochi minuti siamo tutti
sudati. Nello spazio ristretto cerchiamo e spacchettiamo i componenti dei
nostri indumenti di sopravvivenza invernale, ciascuno contrassegnato con il
nostro nome: la tuta leggera

[jumper suit], il maglione, la giacca leggera, la tuta intera, la giacca pesante. E poi
guanti, cappello, scarpe. Mentre aiuto Sergey a uscire dalla

[tuta]
Sokol e cerco di passargli gli indumenti adatti, non riesco a fare a meno di
essere grata del fatto che nessuno di noi è particolarmente grande!

Quando riusciamo a incamminarci nel bosco, dopo aver raccolto dentro le
fodere dei sedili l’attrezzatura di sopravvivenza e il paracadute, ci restano
circa quattro ore di luce del giorno.

Il tepee.
Credit: GCTC.

Non dobbiamo preoccuparci del cibo, dato che abbiamo scorte per almeno tre
giorni, ma dobbiamo lavorare in fretta per prepararci un riparo, un fuoco di
segnalazione e la legna per il fuoco prima che cali la notte. Sergey individua
un buon punto per il nostro accampamento: due alberi diritti a circa due metri
dal nostro riparo a falda singola, e davanti spazio in abbondanza per
costruire il nostro
tepee
l’indomani, sulla zona che verrà scaldata dal fuoco di stanotte, e una radura
a circa 100 metri di distanza per il nostro fuoco di segnalazione.

Con lo stile di comando deciso ma irresistibilmente garbato che Thomas e io
apprezzeremo ben presto, Sergey distribuisce i compiti e avvia il lavoro. È un
ex pilota di Blackjack
[Tupolev TU-160, bombardiere strategico supersonico]
dell’Aviazione Militare Russa e ha un gran talento per la vita all’aria
aperta e un istinto naturale di prendersi cura dei bisogni di tutti. È
un’altra grande fortuna; una di quelle che saranno fondamentali nel creare fra
noi l’atmosfera calorosa ed efficiente che ci resterà come ricordo da serbare
con affetto.

Costruzione del riparo a falda singola.
Credit: GCTC.

Condividendo un coltello e un machete dell’equipaggiamento di sopravvivenza,
usiamo rami di media grandezza e le corde del paracadute per costruire
l’intelaiatura del nostro riparo a falda singola. Poi copriamo il fondo e il
tetto con una notevole quantità di rami e foglie e avvolgiamo il tutto nella
stoffa del paracedute e nella coperta di sopravvivenza riflettente. Non è una
reggia, ma ce lo faremo bastare, e riuscirò addirittura a dormire qualche ora,
a tappe di venti-trenta minuti.

Naturalmente non c’è paragone con il nostro riparo per la seconda notte.
Avendo a disposizione l’intera giornata, le istruzioni sono di costruire un
tepee. Dopo aver fabbricato l’intelaiatura conica usando sei tronchi lunghi, vi
avvolgiamo intorno il paracadute: uno strato inferiore interno, alto
all’incirca fino al petto, e uno strato superiore esterno, che lascia
un’apertura in alto. Inserendo dei rametti lunghi una trentina di centimetri
fra i due strati creiamo una fessura dal quale può entrare aria fresca mentre
il fumo esce dall’apertura in cima.

Simulazione di una gamba rotta.
Credit: GCTC.

Ed eccomi qui che passo la radio a Thomas e cerco di addormentarmi. Tra poche
ore verremo contattati dall’elicottero di soccorso e ci verrà dato un azimut da
seguire fino alla zona di recupero. Sappiamo dal briefing che uno di noi
dovrà simulare un arto rotto, per cui avremo approntato dei paletti per creare
una barella improvvisata a partire da una fodera dei sedili.

Quando tutto sarà finito, mi viene l’idea che accenderemo un bengala per
festeggiare. E ho un ultimo pensiero prima di scivolare in un sonno leggero: che
quella sauna post-addestramento, domani, sia bella calda!

Si festeggia la fine dell’addestramento con un bengala.
Credit: GCTC.
Samantha Cristoforetti racconta il proprio lato nerd all’Ultrapop Festival

Samantha Cristoforetti racconta il proprio lato nerd all’Ultrapop Festival

Ultimo aggiornamento: 2021/03/22 22:55.

Ieri sera Samantha Cristoforetti, in videconferenza dagli Stati Uniti, ha
fatto una bella chiacchierata sull’essere nerd, parlando poco di spazio
e molto di fantascienza (su richiesta dell’intervistatore, Antonio Moro) e di
cosa voleva dire essere nerd prima dell’esplosione del mercato dedicato
ai nerd, quando trovare in edicola una rivista che parlava di
Star Trek o di altre serie TV di fantascienza era un miracolo, riuscire
a vedere una serie completa richiedeva attività clandestine e acrobazie
collettive, e saper citare a memoria battute o brani o la genealogia dei
personaggi era visto con sospetto.

Un aspetto forse poco conosciuto dell’astronauta, che rivela anche quanti
altri astronauti hanno lo stesso pallino e di cui si può parlare pubblicamente
in modo più rilassato rispetto alle solite interviste istituzionali, senza le
cautele e le limitazioni che invece giustamente circondano l’attività
professionale. Buona visione.

Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio ad agosto 2022: conferenza stampa il 3/3 alle 11 italiane

Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio ad agosto 2022: conferenza stampa il 3/3 alle 11 italiane


Ultimo aggiornamento: 2021/03/03 14:35.

L’astronauta Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio ad agosto 2022
per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, dove aveva trascorso 200
giorni fra novembre 2014 e giugno 2015. L’Agenzia Spaziale Europea ha
annunciato una
conferenza stampa online
per presentare i dettagli della missione il 3 marzo alle 11 CET (10:00
GMT). 

Saranno presenti:

  • Samantha Cristoforetti, Astronauta ESA
  • Josef Aschbacher, Direttore Generale ESA
  • David Parker, Direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica ESA
  • Giorgio Saccoccia, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana

L’evento sarà disponibile in streaming presso
esawebtv.esa.int.

L’assegnazione a una seconda missione risale a
novembre 2019, ma mancano i dettagli. Per ora si sa con ragionevole certezza che il
veicolo che la riporterà nello spazio sarà più confortevole dell’angusta Soyuz
del suo primo viaggio: dovrebbe trattarsi della capsula Dragon di
SpaceX, lanciata da un vettore Falcon 9 per la missione Crew Dragon 4
USCV-5, quindi con partenza dagli Stati Uniti, dalla storica Rampa 39A del Kennedy Space Center dalla quale partirono gli astronauti che camminarono sulla Luna.

Secondo ShuttleAlmanac, solitamente molto attendibile nelle sue previsioni
ragionate, la missione dovrebbe durare sei mesi e i suoi compagni di viaggio
dovrebbero essere gli statunitensi Kjell Lindgren e Bob Hines e forse un cosmonauta russo. Non è noto, al momento, se la missione ha già in programma per Samantha Cristoforetti un’EVA (“passeggiata spaziale”).

2021/03/03 14:35

La conferenza stampa ha comunicato pochi dettagli concreti. Non è ancora deciso se Samantha Cristoforetti volerà con una Crew Dragon o con una Boeing Starliner, ma di certo non con una Soyuz. La data esatta di partenza è ancora da definire: le mie fonti parlano di agosto 2022, ma ASI oggi parla di “primavera del 2022”. La destinazione è la Stazione Spaziale Internazionale. Uno degli esperimenti che svolgerà a bordo riguarderà una stampante 3D per metalli. La durata della missione non è ancora stata definita, ma è stato dichiarato che è probabile che sia di circa sei mesi. Il nome e il logo della missione non sono ancora stati decisi ma verranno annunciati a breve. Speriamo che il nome non sia “Cristofoready”, come ha titolato scherzosamente l’ESA in un comunicato stampa e nel video qui sotto.

Per il lungo termine, David Parker, direttore ESA per l’esplorazione
umana e robotica, ha detto che tre astronauti europei voleranno verso la stazione orbitale lunare (la Gateway) entro
questo decennio. 

Qui sotto potete rivedere la conferenza stampa.

 

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Samantha Cristoforetti racconta la sua passione per Star Trek e Battlestar Galactica

Samantha Cristoforetti racconta la sua passione per Star Trek e Battlestar Galactica

Ieri sera c’è stata una bella sessione Zoom in diretta in inglese fra l’attrice Katee Sackhoff (l’interprete di Starbuck nella serie Battlestar Galactica) e l’astronauta Samantha Cristoforetti, grazie all’Agenzia Spaziale Europea e specificamente ad Alexander Milas e Mark McCaughrean, senior advisor for science and exploration dell’ESA.

Fra le tante chicche personali e tecniche che sono emerse nella chiacchierata molto informale (interessantissima la parte riguardante la psicologia e i requisiti mentali per una missione umana su Marte), ne segnalo un paio che riguardano la fantascienza: la prima è che Samantha Cristoforetti ha guardato Battlestar Galactica mentre era nello spazio, durante le ore giornaliere obbligatorie di corsa sullo speciale tapis roulant della Stazione Spaziale Internazionale.

La seconda è che Katee e Samantha si sono incontrate alla Fedcon, in Germania, nel 2018, e l’astronauta spiega che questa loro foto insieme è stata la prima che ha mai desiderato di fare con una celebrità in tutta la sua vita (un sentimento che non aveva mai provato o capito prima e che è tuttora alla base della sua riluttanza a fare selfie con chi la incontra):

In entrambi i casi la reazione di Katee Sackhoff è impagabile. Nel finale, poi, il suo saluto vulcaniano ha… qualche complicazione.

A circa 21:30, inoltre, Samantha racconta la genesi della sua famosa foto in divisa di Star Trek: Voyager scattata a bordo della Stazione nel 2015 e accompagnata da questo tweet.

La battuta sul caffè è una citazione di una celebre frase del capitano Janeway di Star Trek: Voyager:

Traduco quello che racconta Samantha in inglese, che è musica per le orecchie di qualunque fan di fantascienza e di Star Trek della mia generazione, quella che non poteva semplicemente scaricare le puntate in HD in tempo reale cliccando su Netflix, come si fa oggi, e che viveva invece di ritagli di giornale, di fanzine fotocopiate e di notizie compilate nei VideoTrek di Alberto Lisiero e Gabriella Cordone e si radunava alle prime convention italiane per vedere insieme le puntate appena ricevute di straforo dagli Stati Uniti, grazie ai pochi che avevano un videoregistratore in grado di riprodurre le videocassette NTSC. Erano, a modo loro, tempi eroici: per essere fan dovevi impegnarti tanto.

“Sono cresciuta come grandissima fan di Star Trek; è stata una parte molto importante della mia vita, una grande passione, da bambina e da ragazza in particolare. Ma sono anche cresciuta in questo paesino nelle Alpi italiane. 

All’epoca, negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, mentre crescevo, Star Trek non era molto conosciuto in Italia. Non era questo grande fenomeno come lo era invece in altri paesi come gli Stati Uniti o la Germania. In più abitavo in questo posto sperduto, dove non c’era accesso a grandi librerie o negozi per appassionati, per cui ero uno di quei giovani che andava a caccia di qualunque cosa potesse trovare o stava su di notte fino alle due perché trasmettevano una replica della serie degli anni sessanta. 

Quando The Next Generation finalmente arrivò in Italia, credo qualche anno dopo la messa in onda negli Stati Uniti, fu trasmesso tardissimo di notte. Io stavo sveglia per guardarlo. E poi nel 1994, quando avevo 17 anni, andai negli Stati Uniti come studentessa di scambio, e credetti di essere morta e di essere andata in Paradiso perché lì Star Trek] era dappertutto, c’erano le repliche di The Next Generation in TV per due ore ogni giorno e io sequestravo la TV per quelle due ore, e andava in onda Deep Space Nine e potevi procurarti qualunque oggetto da fan e il merchandising ed era semplicemente meraviglioso.

E poi a gennaio del 2015 — scusate, del 1995 –. quando ero ancora studentessa di scambio, debuttò Voyager e io quindi ho questo ricordo: «Wow, sto davvero guardando una nuova serie di Star Trek il giorno stesso del suo debutto invece che anni dopo!» In più aveva, come sapete, un capitano donna, che per me come teenager e ragazza ovviamente molto interessata alla tecnologia e allo spazio era una cosa molto importante.

Saltiamo in avanti di vent’anni: sono un’astronauta, vado nello spazio e mi capita di essere nello spazio per il ventesimo anniversario di quel giorno importante in cui aveva debuttato Voyager, e così ho pensato di celebrarlo in qualche modo. Ho anche cercato di contattare Kate Mulgrew, l’attrice che interpretava [il capitano] Janeway [in Voyager], ma non è andata in porto. Ma avevo con me questa divisa e volevo farci qualcosa di speciale e un mio amico, si chiama [omissis] e sono abbastanza sicura che ci stia ascoltando adesso, è stato lui è darmi gli spunti, tipo «beh, stai per ricevere la macchina per il caffè e sai che Janeway era grande bevitrice di caffè». 

E così ho scattato quella foto nella Cupola insieme al veicolo spaziale cargo Dragon che era appena arrivato, con la macchina del caffè nel ventre [della sua stiva], e poi [ne ho scattata un’altra] in cui bevevo caffè dalla tazzina speciale per zero g con la divisa di Janeway [e con un’altra citazione del capitano di Voyager, N.d.T.].”

Una perfetta Trekker nello spazio, insomma. Fra l’altro, a bordo della Stazione con lei c’era almeno un altro fan dichiarato di Star Trek, Terry Virts. Siamo ovunque.

Chicca finale: per quel che ne so, il nome del signor Omissis non era mai emerso pubblicamente, neppure nel libro di Samantha Diario di un’apprendista astronauta. Vi posso garantire che sta sorridendo orgogliosamente da orecchio a orecchio.

Bellaria: oggi è il giorno di Karen Gillan (Amy Pond di Doctor Who)

Bellaria: oggi è il giorno di Karen Gillan (Amy Pond di Doctor Who)

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sono a Bellaria, alla Starcon, il raduno annuale degli appassionati di fantascienza nel quale quest’anno confluiscono vari eventi, compresa la Sticcon (dedicata a chi ama Star Trek), insieme a varie conferenze su temi scientifici.

Ieri ho tenuto una conferenza sul viaggio nello spazio di una Trekker DOC, Samantha Cristoforetti, e ho tradotto gli interventi dell’attore Alexander Siddig (Star Trek Deep Space Nine, Trono di Spade), dello scrittore Norman Spinrad e dello scultore cinematografico Brian Muir (creatore, fra l’altro, dell’armatura di Darth Vader e delle truppe d’assalto in Star Wars). Fra gli ospiti ho ritrovato il mitico Alfredo Castelli (Martin Mystere) e l’attrice Virginia Hey (Farscape). Ma soprattutto ho ritrovato tanti amici con i quali condivido da sempre una passione che ha formato la mia vita.

Oggi è il giorno di Karen Gillan, che ha interpretato Amy Pond in Doctor Who e Nebula nei Guardiani della Galassia, e di molti altri attori e tecnici del mondo della fantascienza, come Lolita Fatjo (Star Trek). Ci saranno proiezioni di film e telefilm rari, conferenze sul mondo e il mercato della fantascienza, e molto altro ancora. Se vi interessa partecipare, leggete qui (dove trovate il programma completo) o presentatevi al Centro Congressi di Bellaria.

Terminata la Starcon sarò in partenza per Houston, dove andrò con Luigi Pizzimenti a ritirare una roccia lunare e a visitare alcuni luoghi sacri dell’esplorazione spaziale. Per qualche giorno, quindi, troverete pochi aggiornamenti di notizie generali su questo blog, ma cercherò di tenervi aggiornati sulle mie piccole avventure fanta/scientifiche.

Sono in cabina di traduzione per Karen Gillan.
Stavolta il pazzo dentro una cabina sono io.

Un corpo celeste.

Non fate domande.

Non fate reclami.

Karen Gillan si presta ai deliri
di un bizzarro cacciatore di bufale
(credit: Faustobranchi.it)

Karen sul palco di Bellaria.
Credit: Rodri Van Click

Foto di gruppo con alle spalle Samantha Cristoforetti
che beve il caffè nello spazio
Samantha Cristoforetti lascia l’Aeronautica Militare, non lo spazio

Samantha Cristoforetti lascia l’Aeronautica Militare, non lo spazio

Samantha Cristoforetti alla FedCon (2018). Credit: Paolo Attivissimo.

Ultimo aggiornamento: 2020/01/04.

Il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia del congedo di Samantha Cristoforetti dall’Aeronautica Militare Italiana, previsto per i primi di gennaio 2020 con una cerimonia che si terrà ad Istrana, sede del suo 51° Stormo. AGI dice che è una pratica comune e non va interpretata come sintomo di ipotetici dissapori.

Nessun congedo, tuttavia, dall’attività astronautica, come qualcuno ha temuto: lo segnala Open e me lo conferma anche una fonte attendibile di settore. Inoltre nei mesi scorsi Samantha ha parlato apertamente nei media italiani e germanofoni di un suo ritorno nello spazio intorno al 2022.

Non so altro e possiamo benissimo attendere che sia Samantha stessa a comunicare le ragioni della sua scelta, se e quando vorrà. Per citare uno dei suoi autori preferiti, Douglas Adams, Don’t Panic!

2020/01/02

Repubblica sostiene drammaticamente (copia su Archive.is) che l’astronauta sarebbe stata “tradita dall’Aeronautica” perché “sembra che ci siano le pressioni dei vertici militari per far andare nello spazio un altro astronauta”.

Notate il “sembra”, che di solito si usa per pararsi le spalle quando non si hanno prove concrete e si fa puro pettegolezzo.

L’articolo è a firma da Luca Fraioli, che scrive che “non c’è niente da festeggiare, perché è evidente come, pur nel silenzio dei diretti interessati, l’addio sia stato tutt’altro che indolore.”

Sarebbe interessante sapere quali sarebbero, secondo Fraioli, queste evidenze. L’articolo è nella sezione a pagamento di Repubblica, alla quale non ho accesso. È prudente ricordare che i media non sono stati particolarmente sagaci nello scoprire neppure il nome giusto della figlia di Samantha Cristoforetti e che in un caso hanno addirittura inventato un’intervista.

Verso sera Samantha ha pubblicato in un tweet alcune precisazioni, che riporto integralmente:

Tornata da una breve vacanza con la famiglia, vorrei fare alcune brevi precisazioni a proposito delle notizie che mi riguardano riportate nei giorni scorsi dalla stampa.

È vero che mi sono congedata dall’Aeronautica Militare il giorno 31.12.2019 transitando nel complemento. Era mia facoltà chiedere la cessazione del servizio da quando, nel settembre 2019, ho concluso i miei obblighi di ferma.
In previsione di questa “scadenza” avevo informato i vertici dell’Aeronautica Militare già all’inizio del 2019 sul fatto che avrei riflettuto, nel corso dell’anno, sull’opportunità o meno di continuare la doppia dipendenza da ESA e dalla Forza Armata, resa possibile dalla legge 1114/62.

Dal 2009 sono infatti impiegata in ESA in qualità di astronauta. Da ESA dipendo per l’impiego quotidiano e da ESA percepisco lo stipendio. L’appartenenza alla Forza Armata ha avuto negli ultimi 10 anni un valore simbolico e affettivo.

Le Superiori Autorità hanno inoltre sempre saputo, perché l’ho sempre detto chiaramente, che non avevo anche per il futuro intenzione di lasciare il mio incarico in ESA. Per questo ho ritenuto poco utile interrompere le mie attività per svariati mesi per svolgere i corsi necessari all’avanzamento a Ufficiale Superiore, e vi ho quindi rinunciato, rinunciando contestualmente di mia volontà all’avanzamento nel grado.

Riguardo ai motivi per i quali mi sono congedata e alle varie ipotesi che ho letto:

1) non sto cambiando mestiere o assumendo un nuovo incarico: continuo ad essere un’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e conto di tornare presto nello spazio;

2) non mi sento oggetto di discriminazione di genere: non posso entrare nella testa delle persone, ed è vero che siamo tutti, ma proprio tutti, pieni di bias di ogni tipo, ma io non ho motivo concreto di lamentare alcuna discriminazione di questo tipo;

3) ho avuto il massimo supporto da parte della delegazione italiana alla Ministeriale ESA dello scorso novembre, tanto che l’Italia ha ottenuto l’impegno per un secondo volo per me entro qualche anno; ho già allora manifestato pubblicamente la mia gratitudine al capo delegazione, Sottosegretario Fraccaro, e a tutto il team della Presidenza del Consiglio e di ASI, quest’ultimo guidato dal Presidente Saccoccia;

4) semplicemente, ho avuto occasione di esprimere alla Forza Armata, nelle sedi appropriate, il mio disaccordo riguardo ad alcune situazioni e, contestualmente, ho ritenuto per coerenza e per mia serenità di congedarmi. In schiettezza e reciproca cordialità, senza alcuna polemica. Speravo anche con discrezione, ma su questo nulla ho potuto.

La formazione di pilota militare è un’ottima strada, seppur certamente non l’unica, per prepararsi a fare l’astronauta. In vista di una nuova selezione astronauti prevista entro un paio d’anni, mi auguro che tanti e tante giovani Ufficiali vogliano partecipare e a loro va il mio “in bocca al lupo”. Alle tante amiche e ai tanti amici che vestono l’uniforme azzurra, il mio affetto. A tutte le donne e a tutti gli uomini dell’Aeronautica Militare e di tutte le Forze Armate il mio grazie, da cittadina italiana, per il servizio che prestano al Paese. Sono stata orgogliosa di essere una Vostra collega.

2020/01/04

Sempre Luca Fraioli, su Repubblica a pagina 21, riporta le parole del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia, che non si sbilancia sulle motivazioni della scelta di congedo di Samantha Cristoforetti nonostante i ripetuti tentativi di Fraioli di legarla alle “pressioni dell’Aeronautica per far volare nello spazio il tenente colonnello Walter Villadei, che da anni si addestra al di fuori dei programmi dell’Agenzia spaziale europea”. Saccoccia chiarisce che “Nella Ministeriale di Siviglia di fine novembre l’Agenzia spaziale e tutta la delegazione si sono impegnate per ottenere un nuovo volo di lunga durata per Samantha. Alla fine il direttore dell’Esa Johann-Dietrich Wörnerm [sic; è Wörner] si è impegnato a proporre Cristoforetti per un ritorno sulla Stazione spaziale internazionale entro il 2022.”

Insomma, le congetture abbondano, ma le vere motivazioni le sanno in pochi e quei pochi hanno deciso di tenerle riservate. Inutile perdersi in teorie. Quello che conta, per la carriera astronautica di Samantha Cristoforetti e per gli appassionati di volo spaziale, è che Sam tornerà nello spazio.

Rotta verso la FedCon, per incontrare il cast di Battlestar Galactica e non solo

Rotta verso la FedCon, per incontrare il cast di Battlestar Galactica e non solo

Ultimo aggiornamento: 2018/05/21 7:40.

Inizia oggi a Bonn la ventisettesima FedCon, uno dei più grandi raduni di fantascienza d’Europa: stavolta, dopo tanti anni, non perdo quest’appuntamento, anche perché fra i tanti ospiti c’è il cast di Battlestar Galactica quasi al completo.

Tanto per fare un elenco parziale: Jason Isaacs (Star Trek Discovery, Harry Potter), Daphne Zuniga (Balle Spaziali), Robert Picardo, Brent Spiner, John DeLancie e Jonathan Frakes (Star Trek The Next Generation, The Orville, Independence Day, Torchwood).

Ci saranno anche tante conferenze scientifiche e fantascientifiche, una delle quali sarà tenuta da Samantha Cristoforetti. Il programma completo è qui (PDF).

La Fedcon finisce il 21 maggio: se siete da quelle parti, non perdetevi un’occasione rara di incontrare altri appassionati e gli attori e i tecnici che hanno dato vita alle vostre storie preferite.

Io vado a fare indigestione di fantascienza: scusate se nei prossimi giorni sarò un po’ assente da questo blog e i commenti verranno a volte approvati solo a fine giornata. Pubblicherò qui man mano gli aggiornamenti di quest’avventura.

2018/05/19

Eccomi arrivato, dopo 730 km di viaggio (non in auto elettrica, ma per questa volta con una normale auto a benzina), con un paio di soste per ricaricare l’equipaggio. Ci fermiamo in un posto a caso, Waldlaubersheim, e scopriamo che è un Supercharger Tesla: mi sa che sono naturalmente attratto dalle colonnine di ricarica. Buono a sapersi per la prossima volta, se ci andiamo in elettrico (prima che me lo chiediate: sì, viaggio fattibile, con due soste di ricarica rispettivamente di 35 e 40 minuti, perfette per una pausa pranzo/cena; ci abbiamo messo 20 minuti a far benzina a causa della coda al distributore). L’albergo a Bonn ha due punti di ricarica Tipo 2 gratuiti nel parcheggio interno. Impressionante il numero di pale eoliche lungo la strada in Germania.

Tornando alla fantascienza: ecco una bella foto di gruppo degli ospiti della FedCon. Quanti ne riconoscete?

Qualche esempio di cosa succede in FedCon (sì, quella è Daphne Zuniga, la principessa Vespa del film):

2018/05/20

Qualche foto veloce di questo vorticoso, meticolosamente organizzato mix di fantascienza, conferenze scientifiche (oltre a Samantha Cristoforetti c’è anche l’ESA, con uno stand accoglientissimo e una presentazione meravigliosa di Mark McCaughrean sulle dimensioni del cosmo e l’esplorazione robotica dello spazio):

Jonathan Frakes.

Jonathan Frakes e Brent Spiner.

Spiner e Frakes se la spassano.

Brent Spiner è un comico nato.

Daphne Zuniga.

Il cast di Battlestar Galactica.

Grace Park.

Grace Park, la contorsionista.

L’incontenibile Katee Sackhoff.

Katee Sackhoff, Michael Hogan, Reka Sharma, Mary McDonnell, Edward James Olmos.

Tahmoh Penikett, James Callis, Tricia Helfer, Michael Trucco.

Alessandro Juliani, Aaron Douglas, Grace Park, Tahmoh Penikett.

Kandyse McClure, Alessandro Juliani, Aaron Douglas.

Samantha Cristoforetti è contenta di parlare a un pubblico che capisce le citazioni di fantascienza della sua presentazione e nota che qui chi recita di andare nello spazio è in borghese e chi ci è andato davvero è in divisa: cosplay alla rovescia.

Samantha racconta la propria prima missione nello spazio.

Sam risponde alle domande del pubblico. Notate lo sfondo.

Tricia Helfer e James Callis.

Tricia Helfer.

Numero Sei non si prende molto sul serio.

2018/05/21

Oggi è l’ultimo giorno di FedCon. Ieri ho intervistato Katee Sackhoff (Starbuck/Scorpion) e sono successe altre cose eccezionali, ma questa è un’altra storia. Intanto vado a fare un’altra scorpacciata di fantascienza alla Starcon di Chianciano e poi vi racconto. So say we all.

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L’irresistibile, improvvisatissimo “Brent and Johnny Morning Show” (altri video sono nella pagina Youtube della Fedcon:

Samantha Cristoforetti: