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Samantha Cristoforetti: perché si va nello spazio?

Godetevi questa mini-conferenza di Samantha Cristoforetti alla Maker Faire di Roma. È in inglese (e in un gran bell’inglese, fra l’altro), ma l’entusiasmo incontenibile e l’emozione per il privilegio di partire verso lo spazio tra ormai meno di un mese credo traspaiano anche a chi non parla questa lingua.

Menzione onorevole, inoltre, per le abbondanti citazioni di Star Trek e della Guida Galattica per Autostoppisti. Non so se il governo italiano se n’è reso conto, ma sta mandando nello spazio una vera geek. Buona visione.

Samantha Cristoforetti fa il saluto vulcaniano a “Che tempo che fa”

Samantha Cristoforetti fa il saluto vulcaniano a “Che tempo che fa”

Un’emozionata ed emozionante Samantha Cristoforetti ha partecipato ieri sera a Che tempo che fa. A 18 minuti circa propone di fare il saluto vulcaniano di Star Trek durante il decollo. I Trekker (compreso il sottoscritto) esultano.

Battute a parte, che gesto potrebbe fare per salutarci al decollo, tenendo conto delle limitazioni della tuta e dei guanti? Non potrà parlare (le comunicazioni radio sono strettamente limitate al necessario), sarà legata dalle cinghie di sicurezza e avrà uno sbraccio limitato. Ci sarà una telecamera all’interno dell’abitacolo che la inquadrerà in diretta. Idee?

Adorabile, fra l’altro, la sua precisazione che il saluto vulcaniano non viene bene con i guanti della tuta: ci ha già provato. Perché se sei geek e ti capita d’indossare un guanto di una vera tuta spaziale, la tentazione del saluto Trek è irresistibile.

Sì, questo è il poster UFFICIALE della NASA con Samantha Cristoforetti

Sì, questo è il poster UFFICIALE della NASA con Samantha Cristoforetti

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sì, questo è davvero un poster realizzato dalla NASA per la missione Expedition 42 sulla Stazione Spaziale Internazionale, alla quale parteciperà Samantha Cristoforetti a fine novembre. Sam aveva promesso che sarebbe stato “epico” ed è stata di parola (non che ne dubitassi).

Divertitevi a riconoscere i riferimenti alla Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Se siete, come me, lontani dalle sue pagine da troppo tempo, presso Astronautinews ci sono un po’ di aiutini in italiano. Meglio ancora, cogliete l’occasione per perdervi di nuovo nelle pagine esilaranti della Guida.

Qui accanto vedete una versione annotata del poster, che associa i nomi degli astronauti a quelli dei personaggi; la versione ad alta risoluzione del poster originale è scaricabile qui su Nasa.gov insieme ai poster a tema delle altre missioni (imperdibili, specialmente quelli ispirati a Star Trek, Pirati dei Caraibi e Matrix).

Dal profilo Flickr di Samantha segnalo la nota di ringraziamento alla costumista Melissa Johnson (hanno davvero indossato i costumi, non sono stati aggiunti con Photoshop) e a Glenn Johnson, realizzatore dell’Arma a Punto di Vista (anche quella non aggiunta con Photoshop). La realizzazione grafica è di Sean Collins.

Quali altre chicche trovate? Il 42 è ovvio, l’inevitabile asciugamano sulla spalla di Elena Sedova è un po’ nascosto, ma cosa c’entra la paperetta vestita da astronauta? Cosa c’è riflesso nella visiera di Robonaut? E perché la ISS ha un pannello solare girato rispetto agli altri (questa credo di saperla)?

Samantha Cristoforetti cita la Guida Galattica e altre chicche spaziali in conferenza stampa

Samantha Cristoforetti cita la Guida Galattica e altre chicche spaziali in conferenza stampa

Manca ormai pochissimo alla partenza di Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov a bordo di una Soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale, prevista per il 23 novembre prossimo. Pochi giorni fa al Johnson Space Center di Houston si è tenuto questo incontro pubblico, nel quale sono emersi molti dati interessanti e parecchie chicche.

L’incontro è interamente in inglese e russo, ma vi traduco in sintesi i punti a mio avviso salienti.

3:30. Il logo del volo verso la ISS è stato realizzato (dettagli su ForumAstronautico) con il contributo di RikyUnreal (Riccardo Rossi), noto ai frequentatori di questo blog e a chi segue il progetto Moonscape.

32:00. Dopo l’incidente occorso a Luca Parmitano (acqua nel casco), le tute sono state modificate per includere un materiale assorbente nel casco e un tubicino per respirare.

33:20. Samantha chiede che venga realizzata una tuta più piccola e più adatta alla sua taglia. Terry spiega che le tute sulla ISS sono molto meno flessibili (ma più sicure) di quelle usate sulla Luna dalle missioni Apollo e causano problemi alle spalle per via della loro struttura rigida. Uno dei giovani tecnici presenti sta lavorando alla versione futura delle tute e le promette una versione più flessibile e su misura.

35:10. Samantha mostra e spiega la mini-patch “Don’t Panic” e le sue origini nella Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Oltretutto, per una felice coincidenza, la missione di Samantha è la numero 42 (anche se all’incontro indossa la polo della spedizione 43; è una storia complicata). La prossima settimana verrà reso pubblico il poster della missione, che Sam preannuncia sarà “epico!”.

37:45. Si discute di eventuali protocolli e procedure in caso d’incontro con forme di vita extraterrestri. Terry e Samantha dicono che non c’è un protocollo per queste cose, ma presumono che la procedura sarà semplice: “Contenimento!” (presumibilmente l’incontro sarà con batteri o simili).

38:40. Terry segnala che uno dei problemi medici principali delle lunghe permanenze in assenza di peso è l’alterazione della vista. Nei voli di breve durata del passato, circa il 30% degli astronauti tornava a Terra con problemi di vista, che però poi si sistemavano da soli. Oggi, invece, il 60% degli astronauti che partecipa a missioni di lunga durata ha questi problemi e per alcuni di loro la vista risulta degradata in modo permanente (non è il tipo di cosa che vuoi che ti capiti, se vai su Marte e quando arrivi non ci vedi più). Uno degli esperimenti che condurrà Terry su se stesso sarà proprio una serie di esami per capire meglio questo fenomeno e trovare come rimediare. Nota, inoltre, che uno dei problemi del passato, ossia la perdita drastica di massa ossea, oggi è stato risolto con l’esercizio fisico, i medicinali e l’alimentazione, per cui gli astronauti di oggi tornano a Terra con solo lo 0.3% di perdita di massa ossea.

50:10. Emozionati ora che si avvicina la partenza? Samantha dice che la botta emotiva probabilmente arriverà quando inizieranno le due settimane di quarantena appena prima del volo. Cosa porterai a bordo? Un pigiama comodo, regali per famiglia e amici, libretti di poesie, gadget per dimostrazioni scientifiche e una bandiera ricordo per il gruppo WeFly (pattuglia di piloti acrobatici disabili); nessuno dei suoi gadget elettronici preferiti, perché le batterie standard sono vietate (possono incendiarsi). Per lei volare nello spazio e trasformarsi nel giro di cinque anni da un’appassionata di spazio a una persona in grado di lavorare sulla Stazione Spaziale è un sogno di una vita che si avvera.

Potete seguire Samantha, Terry e Anton su Twitter: sono rispettivamente @AstroSamantha, @AstroTerry e @AntonAstrey.

A bordo della ISS di notte, aurora dallo spazio; Samantha Cristoforetti racconta le proprie emozioni

A bordo della ISS di notte, aurora dallo spazio; Samantha Cristoforetti racconta le proprie emozioni

Cliccate sui link se volete scaricare le foto a massima risoluzione.

Aurora antartica. Credit: ESA.

L’astronauta ESA Alexander Gerst fluttua all’interno del Laboratorio Columbus europeo della Stazione Spaziale Internazionale. Negli orari non lavorativi dell’equipaggio le luci vengono abbassate, producendo questa sfumatura rosata. Credit: ESA.

Debutta Avamposto42, il sito per seguire la missione spaziale di Samantha Cristoforetti

Debutta Avamposto42, il sito per seguire la missione spaziale di Samantha Cristoforetti

Stamattina l’Agenzia Spaziale Italiana ha presentato in conferenza stampa la missione Futura di Samantha Cristoforetti, che da novembre prossimo lavorerà per sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, e ha lanciato anche il sito Avamposto42, che permetterà a tutti di interagire con l’astronauta durante la sua missione: http://avamposto42.esa.int. Ci sono anche l’account Twitter @Avamposto42 e il profilo Facebook omonimo.

La conferenza stampa è stata ricca di citazioni della Guida Galattica per Autostoppisti fatte da Samantha (il 42 è per felice coincidenza anche il numero della sua spedizione, e comunque Sam è una qualificatissima appassionata di fantascienza) ed è stato un piacere vedere finalmente un approccio divertente, divertito e da geek all’esplorazione spaziale. Moltissimi dettagli del sito e della missione sono pubblicati su Astronautinews.it in italiano.

Samantha presenta qui la sua avventura online e nello spazio. Notate la citazione da Star Trek.

Se vi piace l’esplorazione spaziale e come me non siete tra i fortunati che possono andare nello spazio di persona, non potete avere compagna di viaggio virtuale migliore.

48 ore di sfide aperte NASA/ESA a Roma il 20-21 aprile. Siateci: potreste fare la differenza [UPD 2013/04/09]

48 ore di sfide aperte NASA/ESA a Roma il 20-21 aprile. Siateci: potreste fare la differenza [UPD 2013/04/09]

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C’è tanta gente che aspetta che le soluzioni piovano per magia dall’alto, grazie alle pensate di qualche comitato di saggi, e c’è gente che preferisce non aspettare, si rimbocca le maniche e fa. C’è chi lo chiama crowdsourcing e ci si sciacqua soltanto la bocca, e chi non perde tempo a chiamarlo e lo fa e basta.

L’innovazione dal basso, quella che nasce dalle idee dei cittadini, sembrerebbe un approccio sovversivo e malvisto dai governi, ma non è sempre così; non per tutti i governi, perlomeno. A Roma, al Dipartimento d’ingegneria della Sapienza, e in più di 70 altre città del mondo, il 20 e 21 aprile, questo approccio verrà incoraggiato nientemeno che dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Europea. Siete tutti invitati a collaborare: insegnanti, studenti, artisti, ingegneri, comunicatori, scienziati, smanettoni del software e dell’hardware.

Sto parlando dell’International Space Apps Challenge: due giorni di brainstorming e di incontri per fare lo sviluppo tecnologico, che si terranno in sette continenti e nello spazio, riunendo in varie città del mondo (e anche virtualmente) persone che vogliono realizzare soluzioni open source alle sfide globali, da affiancare a quelle di chi, silenziosamente, lavora nel mondo della ricerca convenzionale e a volte si trova ostacolato dalla burocrazia e dal pantano della proprietà intellettuale.

L’evento mi è stato segnalato dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, che dalla Russia mi ha spedito queste parole: “Chiunque si appassioni quando c’è un problema da risolvere e ami il lavoro di squadra è benvenuto a Space Apps Challenge, indipendentemente dalle proprie competenze. Spesso si pensa che lo sviluppo di tecnologia sia appannaggio degli addetti ai lavori. Space Apps Challenge invita invece tutti a riappropriarsi del mondo della tecnologia, offrendo un ambiente collaborativo e internazionale in cui sviluppare soluzioni concrete che diano un contributo positivo al programma spaziale nelle sue più svariate incarnazioni. Il tutto divertendosi!”.

Samantha ha anche registrato questo video d’invito al Challenge:

Le sfide proposte sono una cinquantina, su tantissimi temi: dalla stampa 3D all’identificazione distribuita delle meteore tramite app per telefonini; dalla costruzione di microsatelliti alla produzione di app e video per illustrare i vantaggi forniti dall’esplorazione spaziale; dalla divulgazione scientifica all’arte; dalla lotta all’inquinamento alla sostenibilità. Tutto secondo licenze d’uso open.

Milano ieri (fonte: Repubblica)

La NASA, l’ESA, la JAXA, l’ASI, l’EPA e altri enti governativi internazionali mettono a disposizione la propria immensa collezione di dati e immagini. L’International Space Apps Challenge è anche un’occasione per incontrare e creare legami con altre persone geek come noi, per non arrendersi all’idea che al mondo esistano, e nei media si vedano, soltanto i rintronati che credono alle panzane vendute da Voyager, alle “scie chimiche” e alle prediche dei catastrofisti e degli imbroglioni anti-vaccini, e pensano di salvare il mondo con uno striscione.

“2001” compie 45 anni

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Il 2 aprile 1968 debuttava all’Uptown Theater di Washington 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. I suoi effetti visivi senza paragoni e la sua regia e fotografia reggono stupendamente ancora oggi, ma soprattutto è il suo tema senza tempo (siamo soli nel cosmo?) ad attraversare quattro decenni e mezzo senza aver perso nulla della propria profondità. 2001 fu, in sostanza, il primo film di fantascienza “serio”, che diede pari cittadinanza a questo genere solitamente relegato in seconda classe. Se volete saperne di più, potete stuzzicare l’appetito con questi miei articoli dedicati a 2001.

La NASA ha segnalato l’anniversario via Twitter linkando la splendida illustrazione di Robert McCall che fu usata per le locandine del film (non è un caso che la futura capsula spaziale della NASA si chiami Orion come lo Shuttle che si vede nel film di Kubrick). Qui sotto ne vedete una versione ridotta; quella ad alta risoluzione è qui.

Tirate fuori il Blu-ray del film, se l’avete, e godetevelo sullo schermo più grande che avete; non sarà il Cinerama o 70 mm dell’originale, ma è un buon inizio. Se non avete il Blu-ray, perlomeno canticchiate il Danubio Blu, e pensate che abbiamo davvero una Stazione Spaziale Internazionale, abitata ininterrottamente da più di dieci anni, che volteggia nel cielo sopra di noi. Pensate che pochi giorni fa un’astronave vi ha attraccato e l’abbiamo potuta seguire in diretta via Internet.

Orion Leaving Space Station, di Robert McCall. Credit: Robert McCall/MGM.

Aggiornamento

Per una gustosa coincidenza, Samantha Cristoforetti ha postato poco fa una serie di foto del proprio addestramento con lo European Robotic Arm che verrà installato prossimamente sulla Stazione Spaziale Internazionale. Una di queste foto, che vedete qui sotto, mi ha ricordato un aneddoto raccontato da Arthur C. Clarke, coautore di 2001 insieme a Kubrick, nel libro The Lost Worlds of 2001:

29 maggio 1966. Visita sul set da parte dell’addetto dell’aviazione sovietica. Ha guardato tutte le targhette d’istruzioni sui pannelli dell’astronave e ha detto, assolutamente serio, ‘Si rende conto, ovviamente, che tutte queste scritte dovrebbero essere in russo.’

Cliccate sulla foto per ingrandirla e guardate il pannello dei comandi usato da Samantha…

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