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Le conseguenze spaziali dell’invasione russa: il punto della situazione

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:15.

Di fronte alle morti, alle sofferenze e alla distruzione che stanno colpendo
l’Ucraìna, parlare degli effetti dell’invasione russa sulle attività spaziali può
sembrare insensibile o perlomeno secondario. Ma il dramma principale è ben
documentato dal giornalismo generalista; l’aspetto spaziale molto meno, e qui
forse posso dare un contributo.

Prima di tutto,
non c’è alcun pericolo immediato di caduta della Stazione Spaziale
Internazionale.

È vero che Dmitri Rogozin, direttore dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha
pubblicato una serie delirante di tweet nei quali in sostanza ha minacciato di
lasciare che la Stazione precipiti, visto che la sua stabilità orbitale
dipende dalla sezione russa del complesso spaziale, e ha detto che tanto la
Stazione non sorvola mai il territorio russo (è falso, e vi transita l’1,9%
del tempo contro il 2,3% degli Stati Uniti, secondo i
calcoli aggiornati
dell’esperto Jonathan McDowell).

Ma Rogozin è noto da tempo, fra gli addetti ai lavori, per le sue sparate
incoerenti, che ultimamente si sono alzate di tono. La sua
risposta
ai calcoli di McDowell è stata
2.8% of mostly deserted territory? OK))) But all your territory and the
territory of your NATO allies looks great
. McDowell ha fatto notare che nel territorio
“principalmente deserto” ci sono le città di Vladivostok e Volgograd.
La questione è descritta in dettaglio in
questo mio articolo.

Quello che conta è la realtà tecnica: la Stazione Spaziale Internazionale si
trova a circa 400 km di quota, in orbita intorno alla Terra a circa 28.000
km/h, e a quella quota l’atmosfera terrestre è incredibilmente tenue ma esiste
ancora, per cui la Stazione viene lentamente frenata dalla resistenza
aerodinamica e di conseguenza perde lentamente quota. Periodicamente è
necessario un reboost, ossia un’applicazione di un spinta per
riaccelerarla e farle riprendere quota. Il grafico di queste variazioni di
quota è disponibile per esempio presso
Heavens Above.

Questa spinta viene solitamente applicata dai motori di manovra del modulo
Zvezda, che fa parte della sezione russa della Stazione, oppure dai
motori di una navetta Progress attraccata alla Stazione. In questo
senso è corretto dire che il mantenimento della quota orbitale normalmente
dipende dai russi. Tuttavia il reboost può essere effettuato anche da
veicoli non russi. Lo ha fatto in passato il veicolo europeo ATV (ora
non più operativo) e nel 2018 questa capacità è stata
dimostrata
sperimentalmente da un veicolo cargo Cygnus ed è poi diventata
operativa
di recente con un nuovo reboost.

Fra l’altro, la Cygnus viene messa in orbita da un vettore
Antares, il cui primo stadio è costruito in Ucraina e ha motori russi,
mentre il secondo stadio è statunitense e la Cygnus ha molti componenti
strutturali europei (Scott Manley). Sventolii di bandiere a parte, le interdipendenze spaziali sono
tante.

La situazione è leggermente più delicata per un altro tipo di manovra, ossia
lo spostamento per evitare collisioni con detriti spaziali. Qui la dipendenza
dai russi è più forte, ma se i rapporti di cooperazione dovessero davvero
deteriorarsi fino a questo punto ci sarebbe la possibilità di utilizzare i
motori di manovra delle capsule cargo Dragon o quelli delle capsule con
equipaggio Crew Dragon. Ovviamente si tratterebbe di un’operazione
nuova, da collaudare con estrema cautela, ma fattibile, e la NASA ha già
dichiarato di aver esplorato concretamente questa ipotesi.

Per ora, comunque, in concreto non ci sono cambiamenti alla situazione di
bordo. La Progress 79 russa ha
effettuato
regolarmente un reboost a fine febbraio. Sulla situazione personale a
bordo bocche cucite: i due russi, Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov, i quattro
statunitensi Mark Vande Hei, Kayla Barron, Raja Chari e Thomas Marshburn e
l’europeo Matthias Maurer non commentano gli eventi. Kathy Lueders,
associate administrator della NASA per le attività spaziali, ha detto
che le operazioni della Stazione non sono cambiate:
“Non stiamo ricevendo indicazioni, a livello operativo, che le nostre
controparti non siano impegnate a continuare l’attività della Stazione…
operiamo esattamente come operavamo tre settimane fa”
(Spacenews).

Non ci sono indicazioni, al momento, di alcun cambiamento nel lancio
dell’astronauta europea Samantha Cristoforetti insieme agli statunitensi Kjell
Lindgren, Robert Hines e Jessica Watkins a bordo di una capsula
Crew Dragon previsto per il 15 aprile (ma ESA ha
annunciato
poco fa un accorciamento della loro missione che implica che Samantha non
diventerà comandante dell’intera Stazione ma solo lead del segmento non
russo). Nessun cambiamento è annunciato anche per il lancio della
Soyuz MS-21 russa da Baikonur con tre cosmonauti russi (Oleg Artemyev,
Denis Matveev e Sergey Korsakov) verso la Stazione il 18 marzo e per il
rientro di Shkaplerov e Dubrov il 28 marzo. Nessuna variazione è stata resa
nota anche per il volo dell’equipaggio Axiom 1 (10 giorni sulla Stazione)
previsto per il 28 marzo e per il rientro dell’equipaggio della
Crew Dragon 3 il 21 aprile.

Forse la situazione più delicata è quella dello statunitense
Mark Vande Hei, che in teoria dovrebbe rientrare sulla Terra insieme a Shkaplerov e Dubrov
su un veicolo Soyuz russo (MS-19), atterrando in Kazakistan. Vande Hei
e Dubrov avranno trascorso in tutto 355 giorni continuativi nello spazio.

Per contro, sembrano esserci
problemi
per quanto riguarda il braccio robotico europeo
ERA
che è installato a bordo del modulo russo Nauka della Stazione: le
sanzioni internazionali potrebbero rendere impossibile la collaborazione
russo-europea, rendendo problematica la manutenzione e l’evoluzione del modulo
Nauka, che dipende in gran parte da questo braccio telecomandato.

Le cose vanno meno bene allo spazioporto europeo di
Kourou, nella Guyana
francese; i russi hanno deciso di
richiamare
il loro personale presente e di sospendere le attività del vettore
Soyuz che avrebbe dovuto portare in orbita una coppia di satelliti di
navigazione europei Galileo ad aprile.

Un altro atto concreto derivante dall’invasione russa dell’Ucraina è l’interruzione
delle attività del telescopio a raggi X eRosita, che è tedesco, a bordo
del satellite di ricerca scientifica russo
Spektr-RG, situato a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra.

Anche un’altra collaborazione europea con la Russia è ora fortemente
compromessa: un vettore russo Proton avrebbe dovuto lanciare la
missione robotica ExoMars verso Marte a settembre dal cosmodromo di
Baikonur, e la sonda avrebbe dovuto usare un modulo russo, Kazachok,
per l’atterraggio su Marte, ma l’Agenzia Spaziale Europea ha
dichiarato
che questo lancio è ora “molto improbabile”. Le leggi inesorabili della
meccanica orbitale implicano che la missione dovrà aspettare altri due anni
prima della prossima finestra di lancio.

Sul piano commerciale, inoltre, Rogozin ha
dichiarato
inizialmente che se la Russia non riceverà entro il 4 marzo prossimo garanzie
che i satelliti commerciali per telecomunicazioni
OneWeb
non verranno usati per scopi militari, il loro lancio a bordo di un vettore
Soyuz, previsto per il 5 marzo da Baikonur, non avverrà. Poi
RIA Novosti ha
scritto che Roscosmos ha chiesto anche il ritiro del governo britannico
dall’azionariato di OneWeb.

Il problema di fondo, qui, è che il programma spaziale russo non può
permettersi di perdere queste commesse. Rogozin può strillare finché vuole e
annunciare improbabili fughe in avanti autarchiche, ma la realtà dei fatti è
che la Russia non ha soldi per le missioni spaziali e per mantenere le
infrastrutture necessarie per effettuarle. Se la politica impone a Roscosmos
di sbattere la porta in faccia a tutti, l’agenzia spaziale russa e tutto lo
storico apparato che ha contribuito così tanto alla storia dell’esplorazione
spaziale rischiano di chiudere definitivamente.

2022/03/02 17.30. Roscosmos.ru è inaccessibile. Anonymous
afferma
di aver preso il controllo del centro di controllo dell’agenzia spaziale
russa, ma non ci sono conferme.
RIA Novosti
parla di un attacco hacker al centro di controllo ma non conferma che abbia
avuto successo.

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