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Il decollo di un missile visto dallo spazio: video spettacolare

Il decollo di un missile visto dallo spazio: video spettacolare

Questo è un video ripreso dallo spazio: mostra il decollo di un razzo suborbitale cinese OS-X1, ripreso dal satellite Jilin-1, anch’esso cinese. La qualità delle immagini è spettacolare. Siamo abituati a vedere immagini satellitari statiche, ma non in movimento come queste.

Questa è la visuale da terra:

Può sorprendere il fatto che non si percepisca il movimento del satellite rispetto alla superficie terrestre, visto che Jilin-1 sta a circa 600 km di quota e quindi non è in orbita geostazionaria, ma ci sono video come questo che documentano il comportamento di questo satellite, che a quanto pare ha un’ottica in grado di compensare lo spostamento. Spettacolare.

Fonte: GBTimes.com. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

L’intelligenza artificiale recupera le foto troppo scure

L’intelligenza artificiale recupera le foto troppo scure

Anche se i sensori delle fotocamere diventano sempre più sensibili e capaci di produrre foto anche in condizioni di luce scarsa, capita lo stesso di trovarsi in situazioni nelle quali le foto vengono scurissime. In questi casi la reazione tipica è cancellarle, magari con rammarico perché si tratta di scatti irripetibili. Ma forse è il caso di non buttarle via, perché presto potrebbero essere recuperabili.

Alcuni ricercatori presso la Intel e la University of Illinois Urbana–Champaign hanno usato il machine learning per “insegnare” al software come correggere le immagini digitali troppo scure, e persino quelle a prima vista completamente nere, con risultati impressionanti, mostrati nel video qui sotto e descritti con dovizia di esempi e in dettaglio nell’articolo tecnico intitolato Learning to See in the Dark.

Questo è un esempio di una foto in origine quasi completamente nera, recuperata con mezzi digitali tradizionali (a sinistra) e con il nuovo software (a destra):

In pratica il software viene addestrato mostrandogli tante coppie di foto della stessa scena, una sottoesposta e una esposta correttamente, e lasciando che “deduca” come elaborare quella scura per ottenere quella corretta.

Chissà se è possibile applicare questa tecnologia anche alle foto analogiche. Infatti c’è una foto particolarmente irripetibile ma sottoesposta che sarebbe bello recuperare: l’unica che mostra da vicino Neil Armstrong sulla Luna. Lo intravedete in basso a sinistra qui sotto.

Si tratta della foto AS11-40-5894; chi volesse cimentarsi in un tentativo di recupero di questa immagine può usare la scansione della pellicola originale in formato TIFF (189 MB) presente su Asu.edu.

Questo è il meglio che sono riuscito a fare con i miei modestissimi mezzi:

Sarebbe un bel modo di festeggiare il cinquantenario dello sbarco sulla Luna, che cade a luglio 2019. Ho scritto a uno degli autori della ricerca chiedendogli lumi (scusate l’involontario gioco di parole).

Come riconoscere una foto falsa

Come riconoscere una foto falsa

Internet trabocca di foto manipolate o falsificate: con l’avvento delle tecnologie digitali, creare una foto falsa è diventato facile e la maggior parte degli utenti fatica a riconoscere le manipolazioni delle immagini: potete mettere alla prova il vostro talento con questo test proposto da Adobe e seguendo account Twitter come Hoaxeye.

Ma in realtà è facile smascherarle se si conoscono i trucchi del mestiere, come spiega l’analista d’immagini Hany Farid, docente d’informatica al Dartmouth College, intervistato dalla BBC.

Farid suggerisce, per esempio, di controllare i riflessi della luce negli occhi delle persone fotografate. Questi riflessi dipendono dalle fonti di luce che illuminano i soggetti (il sole, le finestre o le lampade) e hanno quindi forme ben precise: se non sono uguali per tutti i soggetti, vuol dire che le persone ritratte insieme non erano materialmente nello stesso luogo e che quindi la foto è probabilmente un falso.

Un altro trucco è guardare la coerenza del colore delle orecchie: se la luce proviene da dietro il soggetto, le orecchie saranno rossicce a causa della loro parziale trasparenza. Quindi se il colore delle orecchie non è uniforme per tutte le persone fotografate o è incoerente rispetto all’illuminazione, la foto è manipolata.

Le ombre sono un altro elemento rivelatore: se si collegano con linee diritte vari punti delle ombre e le parti corrispondenti degli oggetti che le creano, tutte le linee devono convergere in un unico punto, che è la fonte della luce che le forma. Se ci sono linee che non convergono, è un sintomo di ritocco. Lo stesso controllo è fattibile anche per i riflessi: le linee che collegano il soggetto al suo riflesso devono convergere in un punto che si trova al di là della superficie riflettente, altrimenti è il caso di sospettare una falsificazione.

Oltre all’ispezione visiva ci sono anche tecniche strettamente informatiche: una foto scattata da una fotocamera o da un telefonino è spesso nel formato JPEG, che riduce le dimensioni del file effettuando una compressione digitale lossy, e ogni dispositivo digitale usa un metodo leggermente differente di comprimere le immagini, per cui guardando la struttura del file è possibile identificare il dispositivo che ha scattato una foto e notare se è stata manipolata da un programma di fotoritocco; inoltre le foto digitali contengono dei metadati (informazioni tecniche come data, ora e modalità di scatto) e una thumbnail (anteprima) che può essere rivelatrice.

Antibufala mini: la NASA prima di Powerpoint

Antibufala mini: la NASA prima di Powerpoint

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La foto qui sotto viene presentata spesso come un esempio emblematico di come la NASA lavorava nel 1971, prima dell’avvento del computer e in particolare di PowerPoint.

Eccone un esempio:

Per fortuna ci sono siti di esperti cacciatori di foto come Hoaxeye.com, che scovano gli originali e ne forniscono la corretta attribuzione: la foto risale all’ottobre del 1957, mentre la NASA fu fondata il 29 luglio 1958.

La foto mostra in realtà dei ricercatori presso la Systems Labs, in California, mentre sviluppano equazioni per le orbite dei satelliti artificiali. L’autore della foto è J. R. Eyerman, secondo i dati di Getty Images.

Google Photo Scan, smartphone come scanner per grandi formati

Google Photo Scan, smartphone come scanner per grandi formati

Google PhotoScan (FotoScan di Google nella versione italiana) è una nuova app per Android e iOS che permette di usare lo smartphone come se fosse uno scanner e digitalizzare per esempio le fotografie cartacee o le pagine delle riviste. Funziona in modo estremamente semplice: inquadrate l’intera foto con il telefonino e poi lo muovete seguendo le istruzioni sullo schermo (in pratica si tratta di posizionare un cerchio intorno a ciascuno di quattro puntini in sequenza).

Questo movimento permette all’app di vedere la fotografia da varie angolazioni: in questo modo può correggere le distorsioni dovute alla posizione non perfettamente centrata del telefonino, scontornare la foto e anche eliminare eventuali riflessi dalle superfici lucide.

Nella maggior parte dei casi i risultati sono paragonabili a quelli di una scansione con uno scanner tradizionale di media qualità. Cosa più importante, il procedimento è rapido e non richiede di avere con sé uno scanner, col risultato che diventa molto più usabile. Avete un archivio di vecchie foto cartacee che vi ripromettete prima o poi di digitalizzare ma non trovate mai il momento giusto? Ora è più facile.

Se volete un campione del lavoro di PhotoScan, guardate la foto che accompagna questo articolo: è la copertina di una rivista appoggiata alla buona su un tavolo, scontornata automaticamente molto bene e raddrizzata digitalmente in modo accettabile anche se non perfetto (nell’originale il titolo “Extra” non è ondulato).

La foto viene archiviata automaticamente nel vostro account Foto di Google, dove è possibile elaborarla a piacimento. E dove ovviamente Google può esaminarla automaticamente per aggiungerla ai propri immensi archivi di riconoscimento facciale.

Rai, Madonne e telefonini: perché la Madonna dovrebbe farsi vedere attraverso un telefonino?

Rai, Madonne e telefonini: perché la Madonna dovrebbe farsi vedere attraverso un telefonino?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/04/18.

Volete darmi una mano con un’indagine? Allora preparate i vostri telefonini.

L’11 aprile scorso Domenica In (Raiuno) ha trasmesso un video che contiene quella che viene definita “un’apparizione inspiegabile”: una figura bianca, ripresa dal cellulare di una signora presente ad una cerimonia religiosa tenutasi vicino ad Assisi.

Potete vedere il video a questo link oppure qui sotto: l’apparizione viene mostrata a 2:15 circa e poi di nuovo a 4:50.

Ecco uno degli sgranatissimi fotogrammi mostrati dalla Rai:

La discussione sul video in Domenica In prosegue con una seconda, terza e quarta parte, sempre che riusciate a sopportare la maleducazione degli ospiti che si accavallano e si interrompono a vicenda, secondo la pessima consuetudine della televisione italiana.

Paolo Brosio, uno degli ospiti, spiega l’origine del video nel suo sito: è lui che ha portato a Domenica In le immagini, che sono state riprese a Petrignano, vicino ad Assisi, “in un capannone dell’industria Fimal S.p.a….”, fra le 18 e le 18:45 del 6 febbraio scorso.

Il conduttore, Massimo Giletti, ha mostrato il telefonino che ha ripreso il fenomeno. Per non fare pubblicità, a Domenica In il modello è stato mascherato, ma si tratta di un U310 della LG Electronics (grazie a Dyk74 per la dritta). Lo vedete qui accanto.

In attesa di avere qualche dato concreto in più, mi sembra che si tratti di un semplice caso di illusione ottica in buona fede. La scarsissima qualità del sensore della fotocamera contenuta nel telefonino ha sovraesposto il bianco di tutti gli oggetti inquadrati, compresa la sagoma in questione, e i nostri meccanismi innati di riconoscimento delle forme interpretano quella forma confusa come un’apparizione con sembianze umane. Tutto qui.

Del resto, la persona che ha ripreso il video è la prima ad ammettere di non aver visto nulla di insolito a occhio nudo e di aver scoperto la presunta apparizione solo in seguito, riguardando il video. Scrive Brosio: “Il video è stato girato da una signora presente all’evento, che si è resa conto del contenuto la settimana successiva all’evento stesso, il giorno 13.”

Neanche i presenti si sono accorti di nulla, a giudicare dalle immagini, per cui è probabile che la sagoma bianca sia semplicemente una persona vestita di bianco che era lì per motivi più che normali. La persona ha assunto un’apparenza misteriosa solo quando il telefonino l’ha sovraesposta, alterandone l’aspetto. Il comprensibile fervore religioso ha fatto il resto, inducendo ad interpretare una sagoma indistinta come una forma umana soprannaturale.

Casi come questo non sono certo una novità: ne ho in archivio parecchi (specialmente a tema religioso e ufologico), ma non realizzati tramite un telefonino. È qui che mi serve il vostro aiuto.

Riuscite a fare qualche foto, usando un cellulare (preferibilmente dello stesso modello usato nel video sotto indagine) per riprendere un oggetto bianco o una persona vestita di bianco in un ambiente illuminato in modo simile a quello visibile nell’immagine mostrata dalla Rai? Ottenete lo stesso effetto di sovraesposizione, per cui gli oggetti bianchi “sparano”? Mandatemi i vostri risultati al mio solito indirizzo di mail (topone chiocciola pobox.com) oppure linkateli nei commenti. Nel frattempo proverò anch’io a fare qualche esperimento. Grazie!

Naturalmente, se qualcuno era presente all’evento religioso ed ha scattato altre immagini o fatto altre riprese video nello stesso periodo di tempo (fra le 18 e le 18:45 del 6 febbraio), è pregato di condividerle.

In attesa di questi risultati, chiudo con una considerazione un po’ amara: in realtà si sa già che esistono altre fotografie di questa presunta apparizione, ma chi le ha fatte si rifiuta di mostrarle. Almeno così è stato detto durante la trasmissione. E Brosio, nel proprio sito, precisa che la sagoma misteriosa “è rimasta impressa anche in alcune foto in possesso di Padre Francesco, scattate prima dell’apparizione.”

Perché non mostrarle? Perché non mostrare anche tutto il video, anziché le chiacchiere inconcludenti degli ospiti, o metterlo sul sito Rai, in modo che ognuno possa esaminarlo e capirne meglio il contesto?

Viene da chiedersi il perché di tutta questa reticenza. E perché al CICAP, interpellato per la trasmissione, si chiede di spiegare tutto senza aver visto nulla salvo qualche pixel sfocato. Viene sempre il dubbio, in casi come questi, che sotto sotto si voglia alimentare il mistero per continuare a giocare crudelmente con la fede altrui. O specularvi sopra, perché rivelare tutto subito guasterebbe qualche business (seimila partecipanti sono un bell’indotto) o qualche esclusiva editoriale o televisiva. Mi colpisce una frase del sito di Brosio, nella pagina dedicata a questo video:

Tutti i particolari di questa apparizione incredibile, con gli accurati riscontri effettuati, saranno inseriti e descritti ampiamente nell’attesissimo prossimo libro di Paolo Brosio, attualmente in fase di preparazione con uscita prevista per l’Autunno 2010.

Attesissimo libro che, grazie a questa faccenda, ha avuto una quarantina di minuti di pubblicità gratuita dalla Rai. Se fossi Giacobbo, concluderei chiedendo beffardo: “Sarà un caso? Noi di Voyager crediamo di no”.

Meno male che non sono Giacobbo. Per cui chiedo solo che si renda pubblico tutto il materiale che riguarda questo fenomeno, prima di etichettarlo frettolosamente come “inspiegabile”. Il resto è fuffa che sporca la fede.

Aggiornamento 2010/04/18: piccolo test, la RAI torna sull’argomento

Per chi avesse dubbi su come si comporta una fotocamera di telefonino quando riprende un oggetto bianco contro uno sfondo poco illuminato, ecco un veloce test. Notate la differenza di qualità, di dettaglio e di esposizione corretta del telo e del lenzuolo (che simulano una tonaca) fra il telefonino e la fotocamera vera e propria con la quale ho scattato la foto. Va notato che le foto sono state realizzate usando solo la luce diffusa proveniente da una finestra, quindi senza luce solare diretta.


Dettaglio della foto fatta con un telefonino.

Un coraggioso volontario dell’albergo dove mi trovo si è offerto per dimostrare l’effetto della luce su un accappatoio quando la foto è scattata, con un cellulare e con una fotocamera, in presenza di un faretto come quello presente nel video di Petrignano.

Oggi pomeriggio Domenica In è tornata a parlare della vicenda, ospitando in studio Daniele Gullà e in collegamento Armando De Vincentiis del CICAP Puglia. Entrambi si sono detti d’accordo sul fatto che si tratti di una semplice sovraesposizione. Ma il conduttore Giletti ha voluto trovare a tutti i costi una scusa per mantenere il mistero, e c’è riuscito con l’aiuto di Gullà (presentato come consulente di Voyager, come se fosse un merito), che ha affermato di aver analizzato la figura e di averla trovata troppo grande e anomala. Questa è una schermata della sua analisi:

Come si possa fare un’analisi di precisione su un’immagine sgranatissima, fatta con un cellulare e per di più a bassissima risoluzione e sovraesposta, francamente mi sfugge.

Durante la trasmissione è stato presentato anche un altro caso di immagine misteriosa, avvenuto nello stesso luogo nel 2008:

Come è stato chiarito durante la trasmissione, la figura apparentemente umana nell’ovale rosso è in realtà una porzione del telo che copre l’altare; la “testa” è un grosso cero acceso. Lo si intuisce qui:

Però l’illusione ottica si vede molto meglio in questo fotogramma, tratto dal video pubblico, che è disponibile qui:

Nessuna apparizione misteriosa, insomma: qui abbiamo la prova provata che le illusioni ottiche e fotografiche avvengono, e avvengono proprio nel luogo dove è stato ripreso il video misterioso. Tutto qui.

Insomma, anche se siamo lontani dai livelli infimi di Voyager o Mistero, è scandaloso che non siano state presentate le altre fotografie -– probabilmente risolutive – che secondo quanto ha detto Paolo Brosio la settimana scorsa sono nelle mani di tale Padre Francesco e vi sono rimaste. Cosa c’è da nascondere? Perché a chi è reticente non viene mosso alcun rimprovero?

So anche che il CICAP ha dovuto lavorare con le mani legate, con pochi dati e sotto fortissima pressione, e che le immagini di dimostrazione del fenomeno e le analisi fotometriche preparate per l’occasione non sono state mostrate dalla Rai. Però l’analisi di Gullà è stata mostrata. Anche tutto questo è scandaloso e scorretto.

Se davvero si ha voglia di risolvere un mistero, allora si devono mettere a disposizione tutti i dati. Ma evidentemente la voglia non c’è. È comprensibile: se salta fuori che la Rai ha preso per il naso gli spettatori propinando loro per quasi un’ora (domenica scorsa) una semplice immagine sovraesposta, addio audience e addio business.

Avrei molto altro da dire in proposito, ma per il momento mi fermo qui, in attesa che mi passi lo sconforto.

La Luna a 262 megapixel. Nel 1971. Venite a conoscere l’uomo che ha fatto questa foto

La Luna a 262 megapixel. Nel 1971. Venite a conoscere l’uomo che ha fatto questa foto

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/08/10 21:30.

Il cratere più grande, a sinistra, ha un diametro di 50 chilometri.

Questa è la Luna e probabilmente è anche il vostro prossimo sfondo per il computer. Cliccate pure sulla foto per ingrandirla un po’ e ammiratene i dettagli. Io sono affascinato in particolare dalle montagne che si stagliano contro il cielo nerissimo e che spiccano sulla curvatura così marcata dell’orizzonte: un fenomeno impossibile sulla Terra, dove l’atmosfera che ci consente di vivere offusca questo stacco. I due grandi crateri sono Aristillus (in alto) e Autolycus (in basso) e misurano rispettivamente 50 e 40 chilometri di diametro; le montagne sulla destra sono il complesso del Monti Caucasici lunari.

Potete usare questa foto come sfondo anche se avete un megamonitor 4K, perché è solo un dettaglio di un’immagine ben più ampia che è disponibile presso il sito della Arizona State University a ben 16.193×16.193 pixel: arrotondando, sono 262 megapixel.

Mica male, come risoluzione, direte voi: ora considerate che questa foto risale a 45 anni fa. Fu scattata durante la missione Apollo 15 usando una speciale fotocamera da ricognizione, la Metric Camera, montata a bordo del veicolo spaziale. I nativi digitali magari non se ne rendono conto, ma prima del digitale, quando si usava la pellicola fotografica a grana fine e di grande formato, si potevano già scattare immagini eccezionali come questa. La fotografia chimica era un’arte sofisticata e matura.

Chicca nella chicca, in questa foto della Luna ci sono due persone: l’immagine fu infatti scattata mentre Dave Scott e Jim Irwin, due dei tre astronauti della missione, erano sulla superficie lunare, proprio nella zona inquadrata nella foto, vicino alla Rima Hadley, che è quel canale tortuoso in basso sulla sinistra, prodotto (si ipotizza) da antichissimi flussi di lava (Britannica; Spudis e Swann, USGS; NASA). Per la precisione, Scott e Irwin erano nella zona cerchiata qui sotto, ma loro e il loro veicolo erano troppo piccoli per essere visibili in questa immagine, presa da circa cento chilometri di distanza (per darvi un’idea della scala, il canale tortuoso è largo circa 1300 metri):

Se volete saperne di più sulla storia di queste foto, c’è il blog Apollo 15 Timeline, che racconta l’intera missione e include un articolo dedicato specificamente a queste immagini. E se volete conoscere l’astronauta Al Worden, che scattò queste fotografie 45 anni fa, venite a incontrarlo il 14 e 15 ottobre allo Sheraton Malpensa per la cena di gala e la conferenza che terrà.

Marte a 22˙000 pixel

Marte a 22˙000 pixel

Foto scattata su Marte dalla sonda Curiosity il 10 e 11 aprile. 22.666 x 5838 pixel. Smettete di leggere, cliccate sul link all’originale a piena risoluzione e raccattate la mascella mandibola dal pavimento. Siete su Marte.

Credit: NASA/JPL-Caltech/MSS.

Maggiori informazioni sono qui su NASA.gov.

Antibufala micro: la foto dell’aereo di linea sepolto dalla neve in America

Antibufala micro: la foto dell’aereo di linea sepolto dalla neve in America

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Avevo osato sperare che non servisse uno sbufalamento per la foto qui sopra, ma sono stato troppo ottimista: a quanto pare c’è al mondo parecchia gente che non sa cosa sia la prospettiva e crede che le compagnie aeree siano così cretine da lasciare che i loro costosissimi aerei di linea finiscano sepolti dalla neve.

La foto sta girando con riferimento alla grande tempesta di neve che sta affliggendo in questi giorni gli Stati Uniti e non è fotoritoccata: è semplicemente una foto scattata vicino a un cumulo di neve, in primo piano; sullo sfondo, molto lontano, c’è un aereo di linea della JetBlue.

I dettagli di questa foto sono su Snopes.com.

Antibufala: globi misteriosi nelle fotografie digitali

Antibufala: globi misteriosi nelle fotografie digitali

La curiosità di un lettore, eDog, mi offre l’occasione per raccontare un fenomeno che intriga molti su Internet: la comparsa di misteriosi globi luminosi nelle fotografie scattate nei luoghi poco illuminati. C’è chi sospetta che siano manifestazioni di fantasmi, tanto da chiamarle ghost globes o orbs, anche perché hanno una caratteristica effettivamente intrigante: non sono visibili a occhio nudo.

Questa è la foto scattata di notte alla Luna da eDog:

E questa è una foto piena di “fantasmi”, tratta da questo album intitolato inquietantemente “Graduation – Funeral”:

Cosa sono? Anime dei defunti che si affollano per accogliere fra loro il nuovo arrivato a un funerale? Spettri che infestano le case? È una bella storia, sicuramente efficace da raccontare, ma non corrisponde alla realtà.

Infatti tutte le foto che mostrano questi globi misteriosi sono scattate usando il flash: sarà un caso? No, anzi: è proprio la luce potente del flash che illumina le particelle di polvere che sono sempre sospese nell’aria (particolarmente nelle soffitte polverose) e che si trovano vicine all’obiettivo.

La vicinanza all’obiettivo non permette alla fotocamera di metterle a fuoco, per cui risultano appunto come globi sfocati fortemente illuminati dal flash. Lo stesso effetto può manifestarsi nelle foto scattate sotto la pioggia o con foschia intensa, per via dei riflessi delle goccioline d’acqua.

Ma come mai questo fenomeno sembra molto più vistoso nelle foto digitali? Per una ragione ottica: soprattutto nelle fotocamere economiche e ultracompatte rese possibili dall’uso della tecnologia digitale al posto delle pellicole, il flash è molto vicino all’obiettivo e quindi è più probabile che la sua luce venga riflessa verso l’obiettivo dalle particelle o goccioline sospese. In realtà anche le fotocamere a pellicola ultracompatte soffrono dello stesso problema, ma in misura minore grazie alla maggiore distanza fra flash e obiettivo.

Dubbiosi? Fate un esperimento molto semplice: andate in una stanza poco illuminata e fate qualche foto con il flash attivato. Se ottenete pochi fantasmi, provate a sbattere qualche cuscino o a smuovere in altro modo la polvere depositata in giro, e fate altre foto. Otterrete molti più globi luminosi. Se a questo punto preferite credere che sbattere i cuscini evochi lo spettro dei defunti, ovviamente, non c’è problema.

Fonte: Paranormal Encyclopedia.