Foto: la cometa Lovejoy ieri
La cometa Lovejoy fotografata il 13 gennaio 2014 da Rolando Ligustri. Maggiori dettagli sono qui su Twitter.
La cometa Lovejoy fotografata il 13 gennaio 2014 da Rolando Ligustri. Maggiori dettagli sono qui su Twitter.
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Un’immagine reale di Giove, scattata nel 2000 dalla sonda Cassini e ripresa di recente dal sito del progetto In Saturn’s Rings. Sembra presa di peso da 2001: Odissea nello spazio (1968), di Stanley Kubrick.
Se v’interessa l’originale a 4256 x 2832 pixel, è qui:
http://eol.jsc.nasa.gov/sseop/images/ESC/large/ISS028/ISS028-E-20072.JPG.
La foto è stata scattata il 31 luglio 2011 sopra l’Oceano Indiano. Maggiori dettagli sono presso GAPE.
Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “bladiru*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Sto lentamente imparando a fare foto alla Stazione Spaziale Internazionale e volevo condividere con voi i primi risultati decenti (l’immagine qui sopra) e gli appunti tecnici che possono aiutarvi a fare altrettanto.
La fotografia qui sopra è un ritaglio dell’inquadratura complessiva che vedete qui accanto: l’ho scattata poco fa, durante il passaggio delle 17:25 di oggi.
Il cielo non era ancora del tutto buio, e questo non era uno dei passaggi più luminosi della ISS (-2.4), per cui la scia prodotta dal tempo di posa (90 secondi) non si staglia molto rispetto al cielo: ho dovuto elaborare digitalmente l’immagine per rendere più visibile la luce della ISS (prodotta dal riflesso del Sole sui suoi enormi pannelli solari). La scia inizia di colpo semplicemente perché ho iniziato la posa quando la ISS era già nell’inquadratura.
Ho usato una Canon EOS 550D con obiettivo 18mm (e sensore sporco, dannazione), f/11, ISO 100, messa a fuoco manuale, su treppiede e senza telecomando per lo scatto (infatti le stelle e la scia sono leggermente mosse). Spero di fare di meglio prossimamente.
Lezioni imparate: per un passaggio relativamente fioco quando il cielo non è del tutto buio conviene rinunciare a fotografare l’intera scia, altrimenti il cielo si rischiara troppo, e f/11 ISO 100 è un’impostazione un po’ troppo chiusa.
Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “tazio” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Le belle foto di Luca Parmitano nello spazio, mentre effettua una passeggiata spaziale, hanno anche un piacevole effetto collaterale: smontano almeno un paio di tesi dei complottisti spaziali.
Per esempio, guardate che meraviglia queste immagini di Luca: notate niente di strano?
![]() |
| Credit: NASA |
![]() |
| Credit: NASA |
![]() |
| Credit: NASA |
![]() |
| Credit: NASA |
Non perdetevi gli originali, sono uno spettacolo: 1, 2, 3, 4.
La stranezza (apparente) è che nelle foto lo spazio dietro Luca è assolutamente nero: non si vede neanche una stella. Eppure nello spazio, senza atmosfera, le stelle si dovrebbero vedere benissimo, meglio che sulla Terra. La ragione di quest’assenza è molto semplice: le stelle sono troppo fioche per essere fotografate se la fotocamera è impostata per la luce diurna, e Luca, in queste foto, è illuminato a giorno dal Sole. Lo stesso vale per l’occhio umano.
L’idea che si debbano vedere le stelle nello spazio è un mito diffuso dalla fantascienza e dagli illustratori delle missioni spaziali, che per dare profondità e maggiore bellezza alle proprie immagini aggiungono le stelle allo sfondo. Ma quando si è illuminati a giorno dal Sole, nello spazio o sulla Luna, le stelle non si vedono: per vederle occorre mettersi al buio, in modo che l’iride dell’occhio (o il diaframma della fotocamera) possa aprirsi e catturare la loro luce fioca. Tutto qui. Lo spiega benissimo Luca Parmitano stesso in questo tweet a commento di questa foto: “Le stelle non si vedono perche` la Terra e` troppo luminosa” (grazie a @silvianalon per la segnalazione del tweet).
Un’altra tesi ricorrente dei complottisti è che ci sono degli oggetti misteriosi riflessi nelle visiere degli astronauti che camminarono sulla Luna. Ovviamente la NASA nega tutto e censura le fotografie, ma loro (i complottisti) son più furbi e non si fanno fregare. Ne parlo qui su ComplottiLunari.info.
La spiegazione più semplice è che si tratta di graffi sulle visiere stesse, prodotte dalla manipolazione della visiera con i guanti (la visiera è alzabile), dagli impatti occasionali all’interno della Stazione e con gli oggetti manipolati dagli astronauti durante le passeggiate spaziali.
I graffi sono ben visibili in questo autoscatto della visiera di Parmitano.
![]() |
| Credit: NASA |
![]() |
| Dettaglio della foto precedente. Credit: NASA |
Ho finalmente smascherato uno dei più grandi complotti della Storia. Ieri sera, quando la Luna è sorta dietro una delle colline vicino al Maniero Digitale, grazie a un potente teleobiettivo ho catturato la prova fotografica che la Luna non esiste, ma è in realtà un mappamondo, un globo finto esattamente come in Truman Show. Ha persino le linee di latitudine, invisibili a occhio nudo ma immortalate dalla fotocamera. Quindi gli americani e i russi non sono mai andati sulla Luna con i loro astronauti e le loro sonde automatiche.
La vera Luna fu distrutta dagli americani negli anni Cinquanta con un esperimento nucleare andato male (infatti Spazio:1999 è un messaggio in codice per far capire agli addetti ai lavori che c’è chi sa) e le scie chimiche servono per offuscare l’atmosfera e impedirci di notare il rimpiazzo. Ma io li ho fregati. Il mondo deve sapere!
No, la foto non è ritoccata, a parte un ritaglio per prenderne solo la porzione centrale.
Scherzi a parte, fra cinque giorni (il 18) parteciperò a un dibattito telefonico sulle “scie chimiche” con Rosario Marcianò, Giulietto Chiesa, Luigina Marchese e (forse) Corrado Penna e Tom Bosco. Mi date una mano a radunare le migliori perle contenute nelle loro dichiarazioni? Servono citazioni esatte con link alla fonte: nel caso di video, serve anche il minutaggio. Grazie!
Comunicazione di servizio: grazie al fiuto di un amico sono finalmente orgoglioso proprietario di una fotocamera Hasselblad 500 EL/M, molto simile a quelle utilizzate nelle missioni Apollo e preziosissima come strumento per spiegare durante le conferenze come furono scattate le foto sulla Luna e nello spazio negli anni Sessanta e Settanta. Piccolo problema: è senza obiettivo.
Se qualcuno ne ha uno, preferibilmente un 60mm o simile, anche non funzionante, a un prezzo ragionevole, mi contatti al solito indirizzo topone chiocciola pobox.com. Grazie!
Aggiornamento (2012/09/12): Ho trovato una soluzione. Fabbricarlo con una stampante 3D.
Attivate la visualizzazione a 1080p, alzate il volume e fatevi venire il groppo in gola. Queste sono immagini reali che provengono dalla Stazione Spaziale Internazionale, montate a ritmo di musica. Potrebbero essere la sigla di un kolossal di fantascienza e invece sono una testimonianza di quello che noi umani stiamo facendo realmente adesso, in questo momento. Siamo capaci di grandi cose, quando vogliamo e quando mettiamo da parte la stupidità.
Grazie all’astronauta Samantha Cristoforetti, che ha segnalato via Twitter questo video. Seguitela, perché ha sempre delle chicche straordinarie da dietro le quinte del suo addestramento per andare proprio su questa Stazione Spaziale. Non è roba per animi fragili, ma credo che contemplare dal vivo quello che si vede in questo video ripaghi dei sacrifici.
Nel diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo, la fotografia era ancora una novità quasi magica. Sembrava incredibile che una lastra di vetro (la pellicola ancora non c’era) potesse rappresentare così vividamente e fedelmente la realtà, ma in fondo era solo questione di chimica.
E così come oggi c’è chi approfitta della poca conoscenza del mondo scientifico per ingannare la gente, anche allora insieme alle nuove tecnologie prosperò una nuova forma di ciarlataneria e d’imbroglio: la foto spiritica.
Persino Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, ne fu ingannato. Il parallelo con le celebrità che oggi vengono indicate come fonti autorevoli per sostenere maghi, venditori di talismani e sensitivi d’ogni sorta dalle parcelle spesso stratosferiche è molto chiaro.
Prima che arrivassero i fotoritocchi digitali di Photoshop c’erano i trucchi fotografici convenzionali e già nel 1905 c’era chi approfittava di questi trucchi e dell’ignoranza della scienza per turlupinare il prossimo. Grazie a Internet queste prime immagini riemergono ai nostri occhi. Oggi siamo forse meno impressionabili, perché la fotografia ha perso il proprio alone di magia, ma comunque le immagini di fantasmi realizzate dal cosiddetto Circolo di Crewe inquietano. Immaginate che effetto emotivo possono aver avuto cent’anni fa, quando il concetto stesso di fotografia, di cattura di un’immagine del reale, pareva incredibile.
Il Circolo di Crewe fu fondato in Inghilterra da William Hope, falegname scopertosi medium fotografico, quando scoprì che facendo una doppia esposizione delle lastre fotografiche si potevano creare false immagini di spiriti inseriti nelle fotografie di persone viventi. La tragedia della prima guerra mondiale creò grandissimo interesse per le fotografie spiritiche: tanti avevano perso qualcuno in guerra e il desiderio di rivedere i propri cari era intensissimo.
Nel 1922 William Hope lavorava moltissimo come medium fotografico a Londra, ma fu smascherato dalla Society for Psychical Research. Eppure l’autore di Sherlock Holmes, invece di riconoscere di essere stato raggirato, difese accanitamente il medium. Probabilmente giocò molto nella sua presa di posizione la perdita improvvisa del fratello, dei due cognati e di due nipoti e il desiderio di rivederli in qualche modo.
Nonostante la rivelazione delle sue tecniche, Hope continuò ad esercitare il mestiere per anni. Oggi le fotografie spiritiche del Circolo di Crewe di cent’anni fa vengono pubblicate su Internet dopo essere state riscoperte in un negozio d’antiquariato del Lancashire. Fece del bene, dando una consolazione ai famigliari, o truffò speculando sulle loro emozioni?
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.