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Google Brain “ricostruisce” le immagini mascherate con i quadrettoni

Google Brain “ricostruisce” le immagini mascherate con i quadrettoni

A prima vista è un risultato spettacolare: Google ha pubblicato una dimostrazione di un software in grado (almeno in apparenza) di ricostruire i dettagli di un volto mascherato usando la tecnica dei “quadrettoni”, come mostrato qui accanto. A sinistra c’è l’immagine mascherata, al centro c’è la ricostruzione e a destra c’è il volto originale.

In realtà la “ricostruzione” è un tentativo basato su un repertorio di immagini simili: non c’è nessuna garanzia che il volto ricostruito corrisponda all’originale, anche se gli somiglierà parecchio.

Il problema di questa tecnica è che crea l’illusione “alla CSI” che si possano ottenere ingrandimenti strabilianti dalle immagini più sgranate, come appunto ha fatto CSI in alcune puntate particolarmente inverosimili: questi miracoli continuano ad essere tecnicamente impossibili, ma c’è il rischio che un giudice o una giuria che fraintendono il funzionamento di questo nuovo software pensino di avere davanti agli occhi il volto reale di un sospettato. In circostanze meno drammatiche, comunque, quest’elaborazione potrebbe rendere più gradevoli le foto di famiglia sfuocate o sgranate. È proprio il caso di dire che staremo a vedere.

Rai, Madonne e telefonini: perché la Madonna dovrebbe farsi vedere attraverso un telefonino?

Rai, Madonne e telefonini: perché la Madonna dovrebbe farsi vedere attraverso un telefonino?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/04/18.

Volete darmi una mano con un’indagine? Allora preparate i vostri telefonini.

L’11 aprile scorso Domenica In (Raiuno) ha trasmesso un video che contiene quella che viene definita “un’apparizione inspiegabile”: una figura bianca, ripresa dal cellulare di una signora presente ad una cerimonia religiosa tenutasi vicino ad Assisi.

Potete vedere il video a questo link oppure qui sotto: l’apparizione viene mostrata a 2:15 circa e poi di nuovo a 4:50.

Ecco uno degli sgranatissimi fotogrammi mostrati dalla Rai:

La discussione sul video in Domenica In prosegue con una seconda, terza e quarta parte, sempre che riusciate a sopportare la maleducazione degli ospiti che si accavallano e si interrompono a vicenda, secondo la pessima consuetudine della televisione italiana.

Paolo Brosio, uno degli ospiti, spiega l’origine del video nel suo sito: è lui che ha portato a Domenica In le immagini, che sono state riprese a Petrignano, vicino ad Assisi, “in un capannone dell’industria Fimal S.p.a….”, fra le 18 e le 18:45 del 6 febbraio scorso.

Il conduttore, Massimo Giletti, ha mostrato il telefonino che ha ripreso il fenomeno. Per non fare pubblicità, a Domenica In il modello è stato mascherato, ma si tratta di un U310 della LG Electronics (grazie a Dyk74 per la dritta). Lo vedete qui accanto.

In attesa di avere qualche dato concreto in più, mi sembra che si tratti di un semplice caso di illusione ottica in buona fede. La scarsissima qualità del sensore della fotocamera contenuta nel telefonino ha sovraesposto il bianco di tutti gli oggetti inquadrati, compresa la sagoma in questione, e i nostri meccanismi innati di riconoscimento delle forme interpretano quella forma confusa come un’apparizione con sembianze umane. Tutto qui.

Del resto, la persona che ha ripreso il video è la prima ad ammettere di non aver visto nulla di insolito a occhio nudo e di aver scoperto la presunta apparizione solo in seguito, riguardando il video. Scrive Brosio: “Il video è stato girato da una signora presente all’evento, che si è resa conto del contenuto la settimana successiva all’evento stesso, il giorno 13.”

Neanche i presenti si sono accorti di nulla, a giudicare dalle immagini, per cui è probabile che la sagoma bianca sia semplicemente una persona vestita di bianco che era lì per motivi più che normali. La persona ha assunto un’apparenza misteriosa solo quando il telefonino l’ha sovraesposta, alterandone l’aspetto. Il comprensibile fervore religioso ha fatto il resto, inducendo ad interpretare una sagoma indistinta come una forma umana soprannaturale.

Casi come questo non sono certo una novità: ne ho in archivio parecchi (specialmente a tema religioso e ufologico), ma non realizzati tramite un telefonino. È qui che mi serve il vostro aiuto.

Riuscite a fare qualche foto, usando un cellulare (preferibilmente dello stesso modello usato nel video sotto indagine) per riprendere un oggetto bianco o una persona vestita di bianco in un ambiente illuminato in modo simile a quello visibile nell’immagine mostrata dalla Rai? Ottenete lo stesso effetto di sovraesposizione, per cui gli oggetti bianchi “sparano”? Mandatemi i vostri risultati al mio solito indirizzo di mail (topone chiocciola pobox.com) oppure linkateli nei commenti. Nel frattempo proverò anch’io a fare qualche esperimento. Grazie!

Naturalmente, se qualcuno era presente all’evento religioso ed ha scattato altre immagini o fatto altre riprese video nello stesso periodo di tempo (fra le 18 e le 18:45 del 6 febbraio), è pregato di condividerle.

In attesa di questi risultati, chiudo con una considerazione un po’ amara: in realtà si sa già che esistono altre fotografie di questa presunta apparizione, ma chi le ha fatte si rifiuta di mostrarle. Almeno così è stato detto durante la trasmissione. E Brosio, nel proprio sito, precisa che la sagoma misteriosa “è rimasta impressa anche in alcune foto in possesso di Padre Francesco, scattate prima dell’apparizione.”

Perché non mostrarle? Perché non mostrare anche tutto il video, anziché le chiacchiere inconcludenti degli ospiti, o metterlo sul sito Rai, in modo che ognuno possa esaminarlo e capirne meglio il contesto?

Viene da chiedersi il perché di tutta questa reticenza. E perché al CICAP, interpellato per la trasmissione, si chiede di spiegare tutto senza aver visto nulla salvo qualche pixel sfocato. Viene sempre il dubbio, in casi come questi, che sotto sotto si voglia alimentare il mistero per continuare a giocare crudelmente con la fede altrui. O specularvi sopra, perché rivelare tutto subito guasterebbe qualche business (seimila partecipanti sono un bell’indotto) o qualche esclusiva editoriale o televisiva. Mi colpisce una frase del sito di Brosio, nella pagina dedicata a questo video:

Tutti i particolari di questa apparizione incredibile, con gli accurati riscontri effettuati, saranno inseriti e descritti ampiamente nell’attesissimo prossimo libro di Paolo Brosio, attualmente in fase di preparazione con uscita prevista per l’Autunno 2010.

Attesissimo libro che, grazie a questa faccenda, ha avuto una quarantina di minuti di pubblicità gratuita dalla Rai. Se fossi Giacobbo, concluderei chiedendo beffardo: “Sarà un caso? Noi di Voyager crediamo di no”.

Meno male che non sono Giacobbo. Per cui chiedo solo che si renda pubblico tutto il materiale che riguarda questo fenomeno, prima di etichettarlo frettolosamente come “inspiegabile”. Il resto è fuffa che sporca la fede.

Aggiornamento 2010/04/18: piccolo test, la RAI torna sull’argomento

Per chi avesse dubbi su come si comporta una fotocamera di telefonino quando riprende un oggetto bianco contro uno sfondo poco illuminato, ecco un veloce test. Notate la differenza di qualità, di dettaglio e di esposizione corretta del telo e del lenzuolo (che simulano una tonaca) fra il telefonino e la fotocamera vera e propria con la quale ho scattato la foto. Va notato che le foto sono state realizzate usando solo la luce diffusa proveniente da una finestra, quindi senza luce solare diretta.


Dettaglio della foto fatta con un telefonino.

Un coraggioso volontario dell’albergo dove mi trovo si è offerto per dimostrare l’effetto della luce su un accappatoio quando la foto è scattata, con un cellulare e con una fotocamera, in presenza di un faretto come quello presente nel video di Petrignano.

Oggi pomeriggio Domenica In è tornata a parlare della vicenda, ospitando in studio Daniele Gullà e in collegamento Armando De Vincentiis del CICAP Puglia. Entrambi si sono detti d’accordo sul fatto che si tratti di una semplice sovraesposizione. Ma il conduttore Giletti ha voluto trovare a tutti i costi una scusa per mantenere il mistero, e c’è riuscito con l’aiuto di Gullà (presentato come consulente di Voyager, come se fosse un merito), che ha affermato di aver analizzato la figura e di averla trovata troppo grande e anomala. Questa è una schermata della sua analisi:

Come si possa fare un’analisi di precisione su un’immagine sgranatissima, fatta con un cellulare e per di più a bassissima risoluzione e sovraesposta, francamente mi sfugge.

Durante la trasmissione è stato presentato anche un altro caso di immagine misteriosa, avvenuto nello stesso luogo nel 2008:

Come è stato chiarito durante la trasmissione, la figura apparentemente umana nell’ovale rosso è in realtà una porzione del telo che copre l’altare; la “testa” è un grosso cero acceso. Lo si intuisce qui:

Però l’illusione ottica si vede molto meglio in questo fotogramma, tratto dal video pubblico, che è disponibile qui:

Nessuna apparizione misteriosa, insomma: qui abbiamo la prova provata che le illusioni ottiche e fotografiche avvengono, e avvengono proprio nel luogo dove è stato ripreso il video misterioso. Tutto qui.

Insomma, anche se siamo lontani dai livelli infimi di Voyager o Mistero, è scandaloso che non siano state presentate le altre fotografie -– probabilmente risolutive – che secondo quanto ha detto Paolo Brosio la settimana scorsa sono nelle mani di tale Padre Francesco e vi sono rimaste. Cosa c’è da nascondere? Perché a chi è reticente non viene mosso alcun rimprovero?

So anche che il CICAP ha dovuto lavorare con le mani legate, con pochi dati e sotto fortissima pressione, e che le immagini di dimostrazione del fenomeno e le analisi fotometriche preparate per l’occasione non sono state mostrate dalla Rai. Però l’analisi di Gullà è stata mostrata. Anche tutto questo è scandaloso e scorretto.

Se davvero si ha voglia di risolvere un mistero, allora si devono mettere a disposizione tutti i dati. Ma evidentemente la voglia non c’è. È comprensibile: se salta fuori che la Rai ha preso per il naso gli spettatori propinando loro per quasi un’ora (domenica scorsa) una semplice immagine sovraesposta, addio audience e addio business.

Avrei molto altro da dire in proposito, ma per il momento mi fermo qui, in attesa che mi passi lo sconforto.

Photobuster sarà a Lugano il 4 marzo alle 16

Photobuster sarà a Lugano il 4 marzo alle 16

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/03/09.

Il CICAP Ticino, di cui sono presidente pro tempore, ha il piacere di proporre a Lugano un incontro con il fotografo e fototecnico Paolo “Photobuster” Bertotti, che avrà per tema gli inganni della fotografia digitale e illustrerà con esempi pratici spesso spettacolari i fenomeni ottici poco noti che portano a ritenere in buona fede di vedere UFO, angeli o fantasmi nelle fotografie e a volte, purtroppo, a fabbricare immagini sensazionali che vengono riprese acriticamente dai giornali.

Paolo Bertotti sarà a Lugano domenica 4 marzo alle ore 16, presso la Sala Parrocchiale di Pambio. È ben conosciuto su Internet per le sue analisi e perizie sui materiali fotografici e video che vengono segnalati o inoltrati al Centro Italiano Studi Ufologici, con il quale collabora da tempo gratuitamente.

Lo scopo di quest’incontro, come di tutti quelli già organizzati dal CICAP Ticino, è offrire al pubblico gli strumenti e le risorse utili per evitare inganni e autoinganni, in questo caso nelle foto e nei video, purtroppo frequenti in questo campo irto di sensazionalismi. Io sarò presente come fan e come moderatore.

L’ingresso è gratuito, con la possibilità di sostenere l’associazione tramite un contributo volontario. Al termine ci sarà un aperitivo durante il quale scambiare due chiacchiere in più.

Post eventum

Ecco un paio di foto veloci della conferenza e del post-conferenza:

DSC_0051 - Version 2
Credit: PA.
IMG_1767 - Version 2
Credit: Camilla B.

Altre foto, un po’ più formali di queste, sono qui su Andreatedeschi.ch.

Ecco i video dell’intera conferenza, raggruppati in una playlist:

Luce misteriosa al tempio Maya? Parliamone

Luce misteriosa al tempio Maya? Parliamone

Il Corriere segnala, con un articolo sorprendentemente meno sensazionalista del solito, il caso di una fotografia che sarebbe stata scattata da un turista di Los Angeles, Hector Siliezar, nel luglio del 2009 durante un viaggio in Messico. La foto sembra mostrare una colonna verticale di luce che emana verso il cielo dalla piramide di Kukulkan.

Moltissimi siti, specialmente quelli catastrofisti o parascientifici, ne discutono come se fosse una prova delle profezie attribuite ai Maya o un segnale d’avvertimento, addirittura scoprendo un “UFO” nella foto, ma il Corriere liquida la foto per quello che è: un affascinante inganno della tecnologia digitale in buona fede.

Se vi interessa scoprire come è possibile un effetto del genere senza che vi sia fotoritocco o manipolazione intenzionale dell’immagine, Paolo Bertotti (Photobuster) sarà a Lugano oggi pomeriggio alle 16, alla Sala Parrocchiale di Pambio-Noranco, per una conferenza su quest’argomento organizzata dal CICAP Ticino. L’ingresso è libero; i dettagli sono qui su CicapTicino.ch.

Sexting e minori, facile finire nei guai

Sexting e minori, facile finire nei guai

Uno studente della North Carolina dovrà presentarsi in tribunale con ben cinque capi d’accusa di pedopornografia. Quattro di questi riguardano il fatto che ha scattato e conservato sul proprio telefonino foto intime di se stesso; il quinto deriva dalla presenza, sempre sul suo telefonino, di una fotografia intima della sua ragazza, scattata da lei. Un classico caso di sexting consensuale, senza coercizione e senza distribuzione in Rete a terzi: due minorenni (di 16 e 17 anni) che si scambiano un’immagine digitale di un momento intimo, che paradossalmente hanno il diritto legale di trascorrere ma non di fotografare.

Cosa ancora più assurda, anche la ragazza è stata inizialmente accusata di sfruttamento sessuale di minorenne, nonostante il fatto che la minorenne in questione fosse lei stessa e che quindi il mandato di arresto la citasse sia come imputata, sia come vittima. Comunque vada il loro processo, i loro nomi sono già sui giornali e l’accusa infamante di pedopornografia emergerà ogni volta che un futuro partner o datore di lavoro cercherà su Google il loro nome.

Non va meglio nel Regno Unito, dove un quattordicenne è finito negli schedari della polizia per aver usato Snapchat per inviare una foto di nudo di se stesso alla ragazza con la quale stava flirtando. La ragazza ha salvato l’immagine e l’ha distribuita ad altri. In questo caso non c’è stato l’arresto, ma il ragazzo è ora schedato per il reato di “realizzazione e distribuzione di immagine indecente di un bambino” e questo fatto verrà segnalato ai datori di lavoro che chiederanno informazioni, come è obbligatorio per esempio per chi lavora con i bambini.

Sono due esempi di come le leggi in una materia così delicata come la pedopornografia siano rimaste pericolosamente indietro rispetto alla tecnologia. Sono state concepite quando l’idea che ogni minore avesse una fotocamera digitale e la potesse usare per condividere in segreto foto intime era pura fantascienza. Il risultato è che per un minore è molto facile trovarsi a commettere un reato gravissimo senza neanche rendersene conto, per cui è opportuno parlarne.

Non è un problema limitato agli Stati Uniti o al Regno Unito: è opportuno ricordare che anche in Svizzera “la foto… di una quattordicenne in una posa inequivocabilmente sexy può già essere considerata pedopornografia, anche se la ragazzina l’ha scattata perché è innamorata del suo ragazzo. In caso di dubbio, spetta al giudice decidere cosa sia pornografico o meno”, spiega l’opuscolo sulla pornografia preparato dalla Polizia e dalla Prevenzione Svizzera della Criminalità citando l’articolo 197, numeri 1 e 3, del Codice Penale.

Molti altri paesi, come l’Italia, hanno leggi che puniscono severamente la disseminazione di immagini intime di minori e durante un’esame di un telefonino sequestrato per altre ragioni non c’è modo di sapere se le immagini sono del proprietario del telefono o mostrano altri, per cui l’accusa parte facilmente ed è molto difficile fermarla (“per la legislazione, una volta in circolo, sono materiale pedopornografico”, scrive la guida informativa di Save the Children). L’unica difesa è evitare di fare questo tipo di foto e video e condividere la consapevolezza di questa situazione contradditoria e per nulla intuitiva.

L’autoscatto di Curiosity su Marte è anche una panoramica a 360°

Trovate il monitor più grande che avete, cliccate sul video qui sotto, portatelo a tutto schermo e brindate alla salute di Andrei Bodrov, che ha creato questa meraviglia che vi permette di guardarvi intorno come se foste su Marte.

A quando una versione per Oculus Rift?

La qualità nascosta delle immagini degli sbarchi lunari

Ho preparato una breve demo del lavoro di recupero e restauro di video, filmati e fotografie che sto raccogliendo nel documentario libero e gratuito Moonscape. Buona visione, meglio se a tutto schermo, e grazie a tutti coloro che hanno contribuito al documentario. Il lavoro continua.

Per i più curiosi, le foto che recano il logo di Raitre sono tratte da una puntata di Ulisse.

Scuole di effetti speciali a confronto: “Gatsby” contro “Oblivion”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “betty”.

Il remake di Gatsby è stracolmo di effetti speciali ottenuti digitalmente. La cosa più affascinante è che in molti casi non si notano affatto perché l’inquadratura sembra assolutamente normale. Un conto è mostrare una panoramica di New York d’epoca: è evidente che è un effetto speciale. Ma la ricostruzione digitale dei percorsi delle auto o dei parchi è sorprendente. Questo video mostra alcune scene di Gatsby con e senza effetti. Notate l’aggiunta dei riflessi ambientali sulle auto.

Oblivion, invece, ha scelto una strada completamente diversa, perlomeno per le scene nella base situata tra le nuvole. Invece di aggiungere il cielo in post-produzione digitalmente, lo hanno proiettato su un enorme schermo da 152 metri per 13 che circondava il set su 270 gradi. Su questo schermo 21 proiettori sincronizzati proiettavano immagini in movimento registrate su una montagna delle Hawaii.

L’effetto è strepitoso, anche perché grazie alle cineprese digitali odierne è stato possibile riprendere la scena usando la luce riflessa dallo schermo. Il che significa che le trasparenze attraverso i vetri, i riflessi sul pavimento e la luce che illumina gli ambienti e gli attori sono perfettamente naturali perché provengono dal “cielo”, esattamente come farebbero nella realtà. Il video qui sotto chiarisce il sistema utilizzato.

Fra l’altro, la tecnica di Oblivion è una versione molto aggiornata della front projection utilizzata da Douglas Trumbull e Stanley Kubrick per 2001 Odissea nello spazio. Se vi interessa l’argomento, su Film and Digital Times c’è un’intervista con tutti i dettagli tecnici (in inglese).

Photobuster: The Movie :-)

Pronti i video della conferenza di Photobuster

Ecco finalmente i video dell’intera conferenza del fototecnico Paolo “Photobuster” Bertotti, raggruppati in una playlist, e un paio di foto veloci della conferenza e del post-conferenza:

DSC_0051 - Version 2
Credit: PA.

IMG_1767 - Version 2
Credit: Camilla B.

Altre foto, un po’ più formali di queste, sono qui su Andreatedeschi.ch.

Filtri per fotofonini: prova di Picture Cooler per Windows

Filtri per fotofonini: prova di Picture Cooler per Windows

Ho trovato un filtro indipendente per ripulire le immagini. Si chiama Picture Cooler, per Windows, lo trovate presso http://beam.to/picturecooler.

L’interfaccia è una schifezza, ma il programma funziona molto bene. Fra l’altro, riduce anche le dimensioni delle foto. Ho preparato un confronto spiccio qui sotto (in scala ridotta).

Questa è l’immagine originale, scattata con un fotofonino:

E questa è la versione ripulita con Picture Cooler:

L’originale così com’è uscito dal telefonino pesa 50 K, la versione filtrata 38.

Non male, vero?