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Piccolo corso di nufologia

Piccolo corso di nufologia

Nufologia: nuove foto di UFO, coinvolto anche Google Street View

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Prosegue il minicorso di nufologia: l’arte di riconoscere una fotografia che sembra mostrare un oggetto volante alieno ma ha in realtà una spiegazione molto terrestre.

E’ un’arte che può rivelarsi utile nel capire meglio il fenomeno dell’ufologia dal punto di vista umano oltre che da quello tecnico e concreto. Perché se da un lato la probabilità di altre forme di vita intelligenti nell’universo è alta per motivi statistici, dall’altro vi sono forti dubbi sull’esistenza di visitazioni aliene a bordo di veicoli. Non vi è dubbio, invece, che esista la credenza in queste visitazioni. Resta da capire da dove scaturisca questa credenza.

Un indizio forte sulle origini dell’ufologia deriva dall’analisi delle sue presunte prove, costituite quasi sempre da fotografie. Quello che molti appassionati non considerano è che nelle fotografie capitano spesso fenomeni che possono essere facilmente scambiati per UFO, e un buon modo per abituarsi a tenere presente questo rischio è studiare queste fotografie.

Giusto per chiarezza, e nella speranza di prevenire i commenti indignati di coloro che sono convinti che siamo oggetto di visite continue da parte di veicoli di entità aliene (manco fossimo le bestie di uno zoo safari), sottolineo che lo scopo di questo corso semiserio di nufologia non è sostenere che tutte le foto di UFO sono false o truccate, ma semplicemente mostrare tramite esempi pratici quanto è facile prendere una cantonata e imparare a riconoscere gli inganni più ricorrenti in questo campo, senza nulla togliere al lavoro e alla professionalità dei fototecnici che fanno queste analisi per mestiere.

Per esempio, potete cimentarvi nel decifrare la vera origine delle due immagini inquietanti presentate qui sotto.

La prima è tratta da Google Street View ed è segnalata dal giornale britannico The Sun, non nuovo a simili parti giornalistici lievemente sensazionalisti:

Secondo l’articolo del Sun, “nove sfere argentee fluttuano sopra una fila di negozi” in un’immagine catturata dalle fotocamere mobili di Google Street View tra Wolverley Street e Bethnal Green Road, nella zona orientale di Londra. L’immagine è cliccabile per ingrandirla.

Stando al giornale, l’ufologo Nick Pope avrebbe descritto la foto come “veramente affascinante”: a suo dire, “sembra mostrare nove oggetti che volano in formazione quasi perfetta. Praticamente l’unica cosa che so che può fare una cosa simile è la pattuglia delle Red Arrows, e non sono loro… ho fatto passare la lista delle possibilità che normalmente spiegano queste cose, ma non trovo una risposta”.

Voi, invece, riuscite a trovarla?

Date un’occhiata anche alla foto qui sotto, che è un dettaglio di un’immagine che ho scattato pochi giorni fa mentre ero sulla Tangenziale di Pavia (non stavo guidando io, tranquilli). Si vede chiaramente un oggetto allungato e arrotondato, con riflessi multicolori e un contorno molto netto, accompagnato da due o forse tre altri oggetti più piccoli e meno luminosi. Una nave madre con i veicoli ausiliari? Posso dirvi subito che non è stato usato alcun ritocco digitale.

Se vi va di esercitare il vostro talento di nufologi, provate a dare la spiegazione a queste foto nei commenti qui sotto. La soluzione esatta verrà data al termine della puntata radiofonica del Disinformatico di stamattina, ascoltabile in streaming.

La soluzione

La foto tratta da Google Street View mostra semplicemente le Red Arrows, la pattuglia acrobatica britannica. Lo si capisce guardando l’immagine originale su Google Street View, in cui si nota la classica formazione della pattuglia e si distingue la sagoma degli aerei:

Che si tratti di oggetti reali è indicato dalle reazioni delle persone presenti, che guardano in su e scattano foto:

In realtà in questo caso siamo di fronte a un esempio di quello che i prestigiatori chiamano misdirection: l’arte di sviare l’attenzione dello spettatore suggerendogli idee. Il testo dell’articolo, infatti, parla di oggetti “fluttuanti”, suggerendo che si tratti di oggetti statici nel cielo: un comportamento incompatibile con velivoli tradizionali. Poi prosegue intervistando un ufologo e attribuendogli le parole “l’unica cosa che so che può fare una cosa simile è la pattuglia delle Red Arrows, e non sono loro“. Questo forza il lettore a escludere la possibilità che si tratti di aerei di una pattuglia acrobatica.

Non mi soffermo sulla competenza o incompetenza dell’ufologo in questione, perché il Sun non è l’Economist e quindi può avergli attribuito disinvoltamente parole non sue; ma l’intero impianto della presentazione delle immagini è vistosamente ingannevole. Se questo inganno sia intenzionale o involontario, lascio giudicare a voi. Resta il fatto che l’ufologia è un campo minato a causa di comportamenti irrazionali e sensazionalisti come questo.

Per quanto riguarda la seconda foto, complimenti a chi è arrivato alla soluzione esatta, che era un po’ più complessa del solito: la foto è stata scattata attraverso il finestrino laterale dell’auto sulla quale mi trovavo, e il sole sbucava dalle nuvole. La sua luce si è riflessa sulla ghiera metallica lucida che circonda l’obiettivo della fotocamera e si è poi riflessa di nuovo nel vetro del finestrino. Ecco la foto completa, che rivela la posizione del sole e mostra l’intero riflesso circolare della ghiera:

Esiste anche un’altra foto della stessa sequenza che rivela la natura dell'”UFO” ancora più chiaramente:

Rovesciandola specularmente ed esaltandone leggermente contrasto e colori si legge piuttosto chiaramente la scritta “aplio”, che è un pezzo del nome della fotocamera Ricoh Caplio, la cui identità era rivelata dai dati EXIF presenti nell’immagine digitale originale. La scritta è a sinistra nel dettaglio della foto precedente mostrato qui sotto:

Complimenti a tutti coloro che hanno azzeccato le soluzioni: per chi non ce l’ha fatta, spero sia stata una buona dimostrazione di quanto sia difficile capire la natura di una foto ufologica se non ci viene presentato il quadro completo o se addirittura il quadro viene presentato in modo ingannevole.

Questo piccolo esempio ci suggerisce alcune regole di comportamento nufologico molto preziose:

  • bisogna sempre esaminare la foto intera, senza accettare versioni ritagliate che falsano il contesto;
  • bisogna sempre esaminare le altre foto della sequenza, perché possono rivelare dettagli importanti;
  • i dati EXIF sono preziosi per risalire alle condizioni di ripresa.

In mancanza di queste condizioni, è meglio sospendere ogni giudizio. Il guaio è che molti appassionati di ufologia rifiutano di condividere le immagini originali adducendo le scuse più strane. Condividere una foto digitale non costa nulla e non comporta la perdita dell’originale: non siamo più ai tempi delle pellicole. Eppure, come è avvenuto in un caso recente qui in Canton Ticino, la mia semplice richiesta di poter analizzare le immagini digitali originali è stata respinta con una levata di scudi.

Chiediamoci perché.

Arrestato il pedofilo “untwirlato”

Caccia al pedofilo multimediale: stavolta è finita bene

La caccia all’uomo via Internet funziona, ma crea un precedente pericoloso. La BBC riferisce che è stato identificato e arrestato il pedofilo le cui immagini inequivocabili erano state trovate su Internet nel 2004. Come ho raccontato di recente, l’Interpol aveva trovato il modo di invertire il processo di alterazione digitale delle immagini usato dal pedofilo per mascherare il proprio volto.

L’Interpol ha poi compiuto il passo atipico di diramare, ai primi di ottobre, le fotografie ricostruite del volto del pedofilo, chiedendo aiuto nell’identificarlo, in una gigantesca caccia all’uomo globale. Questa forma “hi-tech” del manifesto “Wanted” in stile western ha avuto successo: l’individuo è stato identificato e poi arrestato in Thailandia. Si tratta di un canadese, Christopher Paul Neil, un insegnante trentaduenne, arrivato in Thailandia dalla Corea del Sud, dove aveva lavorato come insegnante.

Stavolta è andata bene, e con soddisfazione di tutti, perché c’era di mezzo il Mostro per antonomasia. Ma la vicenda mette in luce la potenza e la capillarità dei sistemi di sorveglianza: molto positiva finché si tratta di acciuffare persone indifendibili, ma non posso trattenermi dal provare un brivido all’idea che una caccia all’uomo messa in mano al pubblico e fatta sulla base di una foto sgranata possa finire in un tragico equivoco.

L’intera faccenda mi ha evocato qualcosa di familiare che non riuscivo a identificare. Poi i neuroni hanno avuto un sussulto e mi sono ricordato: in Fahrenheit 451, il romanzo di Ray Bradbury, la vittima della caccia all’uomo mediatica è il protagonista positivo della storia, e l’esito della caccia (che non rivelo perché Fahrenheit 451 è un libro assolutamente da leggere, soprattutto oggi) è anche peggiore e più tragicamente ironico di quello che potreste immaginare.

Burle digitali: il vostro nome in campo o su un muro (virtuale)

Burle digitali: il vostro nome in campo o su un muro (virtuale)

Graffiti virtuali

Letterjames.com e i siti collegati Letterjames.freenet.de, Alphapicture.com e Grusskarten sono siti dedicati al fotomontaggio automatico: digitate la dicitura che volete inserire in una foto, e il sito genera automaticamente un fotomontaggio nel quale la dicitura risulta applicata come tatuaggio sulla pelle di una graziosa fanciulla, su un muro in stile graffiti o sulla casacca di un calciatore, come vedete qui accanto.

Divertitevi: il servizio di base è gratuito, ma potete usarlo anche per creare calendari cartacei a pagamento.

Fulmini e saette!

Fulmini e saette!

Il bello della fotografia digitale

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Quand’ero ragazzino rimasi folgorato, è proprio il caso di dirlo, dalla fotografia di un fulmine che cadeva sulle rive del Ticino, proprio dove sarebbe poi sorto il liceo che avrei frequentato (un chiaro presagio di maledizione). Si vedeva persino il punto in cui il fulmine colpiva il suolo, illuminandolo con il suo bagliore rosato. Non sapendo nulla di fotografia, per un bel po’ mi chiesi come fosse stata possibile quella foto incredibile. Nessun fotografo poteva essere così veloce. E allora?

Non erano i tempi di Internet; adesso basta googlare e la gratificazione della curiosità è istantanea. Ma grazie a un padre che sapeva coltivare le mie manie, qualche tempo dopo mi caddero in grembo dei libri di fotografia; li divorai e mi si aprì un mondo. Scoprii non solo la risposta alla mia domanda, ma la passione per la fotografia e la tecnologia degli effetti speciali.

All’epoca la fotografia per comuni mortali era esclusivamente chimica (c’erano alcune sonde spaziali, come Viking e Venera, e dei telescopi professionali con sensori d’immagine digitali), per cui i costi e i tempi di un appostamento notturno durante un temporale con una posa B gestita manualmente erano insostenibili per uno squattrinato assonnato come me. Per questo quella foto della folgore mi rimase ancora più impressa: adesso sapevo il trucco, ma saperlo rendeva ancora più ammirevole il lavoro del prestigiatore.

Trentacinque anni dopo le cose sono un po’ cambiate: con un numero ragionevole di euro si compera una fotocamera digitale tascabile che può essere lasciata sul cavalletto a scattare automaticamente foto tutta la notte con una posa di qualche secondo, fuori dalla finestra del mio ufficio al Maniero Digitale. La mattina dopo si guarda cosa s’è pescato.

Ora se solo riuscissi a convincere le autorità locali ad eliminare quel filo che deturpa le mie foto…

Analisi tecnica delle immagini digitali

Analisi tecnica delle immagini digitali

Come accorgersi che le fotografie mentono. Matematicamente

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Sulla scia delle indagini sulla falsa foto di Kennedy, ripesco un magnifico articolo di HackerFactor.com che spiega quali strumenti di analisi tecnica si possono usare sulle fotografie digitali per rilevare le manipolazioni fatte a scopo commerciale o politico.

L’articolo prende spunto da una foto del catalogo di Victoria’s Secret, quella qui accanto, segnalata a suo tempo da Photoshop Disasters per via della borsetta maldestramente cancellata: si vedono ancora le maniglie nella mano della modella e le piastrelle della pavimentazione sono state ricostruite dimenticando di crearne la fuga (l’originale con borsetta è qui).

Fin qui il ritocco è visibile a un occhio attento. Ma l’articolo di Hackerfactor mostra come si possano usare strumenti matematici, anche su foto a bassa risoluzione come questa, per rivelarne ulteriori falsificazioni. Si parla di Error Level Analysis, una tecnica utile anche nelle indagini sulle immagini legate al terrorismo, come spiega Wired (software qui): questo strumento permette di scoprire che l’intero vestito è stato alterato e che il colore di occhi e denti è stato modificato. Emerge anche il fatto che lo sfondo è fasullo (è stato aggiunto dopo aver scontornato la modella).

Si parla anche di Luminance Gradient, che “recupera” i contorni della borsetta cancellata e rivela che lo sfondo è stato sfocato artificialmente e che la modella è stata tutta schiarita, e di Principal Component Analysis, che rivela la cancellazione del capezzolo. I livelli di rumore smascherano anche un altro trucco: il seno è stato aumentato digitalmente. Il mondo della fotografia di moda è talmente esasperato che persino a una modella-steccolino del genere è stato eliminato il microgrammo di ciccia sul braccio.

Mia figlia Lisa mi chiede spesso a cosa serve la matematica. Serve a non farsi fregare e a non farsi imporre modelli inarrivabili che spingono all’anoressia. Scusate se è poco.

Messa a fuoco? Cos’è?

Messa a fuoco? Cos’è?

Fotografia computazionale: scegliere la messa a fuoco di una foto dopo averla scattata

Ogni tanto m’imbatto in qualche scoperta tecnologica che risveglia l’effetto wow: quello che si prova quando si vede per la prima volta una cosa apparentemente impossibile diventare realtà.

È il caso di questa demo di Adobe, dove viene mostrata un’applicazione di una lente addizionale “plenottica” (plenoptic lens), composta da un gran numero di microlenti, che si mette fra il sensore e l’obiettivo normale e permette di fotografare il soggetto da angolazioni multiple leggermente differenti. Il segnale raccolto contiene quindi informazioni tridimensionali che consentono di scegliere quale piano di messa a fuoco utilizzare dopo aver scattato la foto. Vedere per credere.

Ci vuole una discreta potenza di calcolo e si paga il prezzo di una risoluzione inferiore, ma evitare con certezza che una foto irripetibile sia sfocata è un privilegio impagabile.

Se vi interessano i dettagli, date un’occhiata a questo articolo o a questo (PDF scaricabile) e soprattutto a questo video esplicativo (74 MB, niente streaming). E poi ditemi se non vi sentite dentro una scena di Blade Runner.

Geek quiz: quanti megapixel in una pellicola?

Megapixel digitali contro pellicola, come confrontarli?

Fotografi che leggete, ho bisogno un consulto: se vi chiedessero di esprimere in megapixel equivalenti la risoluzione di una pellicola (a parità di obiettivo e fotocamera), come fareste?

Per esempio, la pellicola 70mm Kodak Ektachrome MS usata per le foto lunari a colori aveva una risoluzione ottimale dichiarata di 80 linee/mm. Per immagini in formato quadrato, e tenendo possibilmente conto dei margini della pellicola che non vengono esposti, a quanti megapixel equivale questo dato?

Non è un trabocchetto e non ho la soluzione: o meglio, ne ho calcolata una ma mi pare un po’ assurda e quindi vorrei una seconda opinione. Se mi risolvete questo dubbio, pubblico la soluzione della foto ufologica. Grazie!

La foto del buco in Guatemala

La foto del buco in Guatemala

No, la “porta dell’inferno” a Città del Guatemala non è un fotomontaggio

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Diversi lettori mi hanno scritto, perplessi sull’autenticità della foto mostrata dal Corriere della Sera online di una gigantesca voragine circolare apertasi in mezzo alle abitazioni. Pareti troppo lisce e uniformi, nessuna persona intorno, nessun cordone di polizia, nessuna fognatura tranciata.

Eppure la fotografia è nella pagina Flickr del governo del Guatemala qui. La versione a massima risoluzione lascia pochi dubbi e rivela cavi e condotte interrotte. C’è un’altra immagine dell’abisso qui, dove si notano alcune persone, anche in divisa, che bloccano le vie di accesso. E questa foto mostra la voragine da un’altra angolazione. Il foro si è spalancato tre giorni fa.

Fenomeni di questo genere, purtroppo, non sono rari, come segnala il sito dell’US Geological Survey, e in particolare sono già avvenuti a Città del Guatemala, come documentato da queste immagini apparse nel 2007 inizialmente sul Chicago Sun-Times. 

C’è poco da scherzare: secondo CNN, la voragine ha inghiottito un edificio di tre piani e una casa. Non è chiaro se ci sono state vittime.

Stazione spaziale in 3D

La Stazione Spaziale Internazionale vista da terra. In 3D. Senza occhialini

Thierry Legault si conferma un artista della fotografia aerospaziale. Dopo le spettacolari foto già segnalate a suo tempo, arriva questo suo video della Stazione Spaziale Internazionale, fotografata mentre sorvola la Francia a circa 360 km di quota in orbita intorno al nostro pianeta, è in 3D grazie a un trucco geniale: siccome la ISS si sposta rispetto all’osservatore, basta duplicare il video e ritardare una delle sequenze di immagini rispetto all’altra e si ottiene un effetto 3D, non fittizio, ma reale.

Per vedere l’effetto non occorrono occhialini: basta saper incrociare gli occhi come si fa con gli stereogrammi.

Il video è stato ottenuto usando tecniche di stacking e accelerandolo 2,5 volte. La ISS non ruota su se stessa mentre orbita: la rotazione apparente è dovuta al cambiamento di posizione dell’osservatore. I dettagli dell’attrezzatura usata sono qui sul sito di Legault, dove trovate anche il file video scaricabile.