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Lo Star Wars Holiday Special compie 40 anni. E lascia ancora inorriditi

Lo Star Wars Holiday Special compie 40 anni. E lascia ancora inorriditi

Ultimo aggiornamento: 2018/11/19 11:35.

I veri appassionati di Star Wars conoscono bene lo Star Wars Holiday Special: è la pagina più infame di tutta la saga. È peggio di Episodio I: è semplicemente inguardabile. Se ci proverete, vi chiederete cosa diavolo stessero fumando quando l’hanno realizzato. George Lucas in persona ha detto che vorrebbe rintracciare e distruggere ogni copia dello Special, che non è mai stato distribuito ufficialmente dopo la sua apocalittica messa in onda il 17 novembre 1978.

Star Wars (da noi si intitolava ancora semplicemente Guerre Stellari, senza numerazioni) era uscito da poco, diventando un successo commerciale senza precedenti nella storia del cinema, e lo Special fu partorito (con l’assistenza iniziale di Lucas) sull’onda di questo successo.

Include numerose chicche: ospita tutti i principali membri del cast (Carrie Fisher, Mark Hamill, Harrison Ford, Anthony Daniels, Peter Mayhew e Kenny Baker), che interpretano i propri personaggi, e un suo segmento a cartoni animati introduce al grande pubblico Boba Fett (che apparirà poi ne L’Impero colpisce ancora e in altri film della saga). Detto così sembrerebbe imperdibile, ma…

…provate a guardarlo. Fra intermezzi sconcertanti che includono i Jefferson Starship, siparietti musicali e pseudocomici con costumi improbabili, e un vecchio Wookiee sporcaccione che si eccita guardando una sorta di realtà virtuale (intorno a 28 minuti dall’inizio), gli attori si aggirano confusi e sperduti. Mark Hamill è talmente truccato da sembrare un bambolotto (lo vedete nell’interminabile presentazione iniziale), e gli altri non sono messi molto meglio (la canzone che Carrie Fisher canta a 1h:30m circa è un tormento peggiore di una lenta digestione da parte di un Sarlacc). Se riuscite ad arrivare alla fine della sua lentissima, esasperante trama, siete dei veri Jedi. La Forza sia con voi.

Se volete proprio saperne di più, date un’occhiata a Wikipedia. Qui ne trovate una copia integrale in bassa qualità:

Una versione leggermente migliore, ma riassunta e commentata da Rifftrax, è qui:

Chicca: neanche Mark Hamill è riuscito a vederlo per intero.

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Hai problemi con un supertelescopio spaziale? Hai provato a spegnerlo e riaccenderlo?

Hai problemi con un supertelescopio spaziale? Hai provato a spegnerlo e riaccenderlo?

Il telescopio spaziale Hubble è un gioiello di tecnologia che ha permesso di scoprire innumerevoli fenomeni astronomici, ma gli anni passano per tutti, anche per le meraviglie della tecnica, e così un paio di settimane fa Hubble è entrato in safe mode, ossia in una modalità di sicurezza, a causa del malfunzionamento di uno dei giroscopi che lo stabilizzano e ne consentono il puntamento.

Il telescopio spaziale, in orbita ormai da quasi trent’anni, ha bisogno che almeno tre dei suoi sei giroscopi funzionino correttamente per poter operare al massimo delle prestazioni (può funzionare, anche se con forti limitazioni, anche con un solo giroscopio). Prima di questa avaria ne aveva quattro in buone condizioni. Quando si è verificato il guasto, i controllori da terra hanno cercato di avviare un altro giroscopio, ma hanno scoperto che non funzionava bene.

La soluzione della NASA somiglia molto alla tecnica standard di risoluzione dei problemi informatici che usiamo spesso e che è stata immortalata dalla serie TV The IT Crowd, nella quale i due malcapitati addetti all’assistenza informatica di una grande azienda evadono sistematicamente le chiamate chiedendo per prima cosa “Ha provato a spegnerlo e riaccenderlo?”.

Il comunicato stampa della NASA spiega che il 16 ottobre è stato effettuato un running restart del giroscopio malfunzionante: il dispositivo è stato spento per un secondo e poi riavviato prima che si fermasse del tutto. Il riavvio serviva per azzerare eventuali malfunzionamenti verificatisi durante l’avvio, effettuato il 6 ottobre scorso dopo sette anni e mezzo di inattività. Il 18 ottobre Hubble ha eseguito una serie di spostamenti in direzioni opposte nel tentativo di sbloccare eventuali residui interni dei giroscopi, e ora sembra tutto a posto.

Morale della storia: non importa se il tuo aggeggio è costato un fantastilione di dollari; se non funziona più bene, spegnilo, riaccendilo e scuotilo un po’.

Una sorpresina nascosta dentro Google

Una sorpresina nascosta dentro Google

Chicca destinata ai solutori più che abili, come si dice in enigmistica:

1. Andate a Google.com.

2. Digitate “text adventure” nella casella di ricerca e premete Invio.

3. Aprite la Console web del vostro browser: in Firefox, Tools – Web Developer – Web Console (in italiano Strumenti – Sviluppo web – Console web)

4. Compare la dicitura Would you like to play a game? (yes/no).

5. Se digitate yes nella casella di testo in basso, come ho fatto io nello screenshot qui sopra, otterrete queste istruzioni:

Type single word commands, no need to describe the subject.  For example, “grab banana peel” should just be “grab” or “use banana peel” should just be “use”

Commands: north, south, east, west, up, down, grab, why, inventory, use, help, exits, map, and friends.

A strange tingle trickles across your skin.  You feel lightheaded and sit down.  Feeling better you stand up again and notice your reflection in a window.  You are still the same big blue G you’ve always been and you can’t help but smile.

But wait!  Where are your friends red o, yellow o, blue g, green l, and the always quirky red e?

You see a statue of a metal man peeking out of a building.  A park is just across the street.

Possible exits: north

Buon divertimento!

Fonte: Cracked.com.

Video: che rumore fa un aereo di linea in quota?

Video: che rumore fa un aereo di linea in quota?

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Questo video cattura un suono molto raro: quello di un aereo di linea a velocità di crociera, sopra le nubi. Per coglierlo non basta mettersi in cima a una montagna: bisogna trovarsi in quota a oltre 10.000 metri, su un aeromobile che non faccia rumore e che stia fermo. In altre parole, su un pallone sonda dotato di una GoPro.

Come spiegato nelle informazioni che accompagnano il video, il lancio del pallone sonda ha rispettato tutte le norme di sicurezza. Il video potrebbe suscitare un certo mal di mare, ma il silenzio che regna a quella quota e la vista che si gode sono impagabili. E pensare che in quell’oggetto che sfreccia nel cielo a ottocento chilometri l’ora ci sono probabilmente un centinaio di persone che neanche si rendono conto della meraviglia tecnica quotidiana che è il volo.

E che a terra ci sono gli imbecilli che gridano alle scie chimiche 🙂

Mr. Robot, finalmente realismo nell’hacking televisivo

Mr. Robot, finalmente realismo nell’hacking televisivo

Ultimo aggiornamento: 2017/10/23 8:00.

È iniziata da poco la terza stagione della serie televisiva Mr. Robot, che è oggetto di culto fra gli informatici non solo per la trama, tutta incentrata sull’hacking e sulle sue conseguenze negative e positive, ma anche per una caratteristica che la differenzia completamente da quasi tutte le altre serie TV che parlano d’informatica: il realismo estremo delle tecniche di hacking utilizzate nel racconto.

Senza fare spoiler, nella prima puntata di questa terza stagione viene mostrata la ricerca di un bersaglio informatico usando un motore di ricerca apposito, Shodan, che non è un’invenzione della serie TV ma esiste realmente (presso Shodan.io) e consente davvero di effettuare questo genere di scansione di tutta Internet. Basta creare un account gratuito e si ha accesso, per esempio, alle telecamere di sorveglianza incautamente connesse a Internet senza protezioni. Shodan non fa altro che collezionare i loro annunci pubblici di presenza in Rete.

Ma si può fare anche di più: digitando title:”hacked by” nella casella di ricerca di Shodan si possono elencare i server web che sono stati violati negli ultimi giorni (Shodan indica lo stato di un sito com’era al momento della sua scansione; nel frattempo il sito può essere stato ripristinato) se l’intruso vi ha lasciato la propria “firma”, che di solito è appunto “hacked by” seguito dal nome di battaglia.

Questi elenchi possono anche essere filtrati per nazione aggiungendo country: seguito dalla sigla della nazione che interessa, messa fra virgolette e senza spazi dopo il due punti (per esempio  country:”IT”, come mostrato qui sotto).

In Mr. Robot, Shodan viene usato per esempio per cercare i server della malefica multinazionale di fantasia che sta al centro della trama della serie, la E-Corp, che gli hacker protagonisti chiamano Evil Corp. Il bello è che non solo il comando usato dal protagonista (org:”Evil Corp” product:”Apache Tomcat”) usa una sintassi reale e consente di trovare davvero i server di una qualsiasi organizzazione, ma funziona davvero e porta realmente ai siti web della E-Corp.

I produttori della serie, infatti, hanno creato dei siti web funzionanti che fingono di essere la E-Corp. Se non volete tribolare con Shodan, potete trovarne uno (con tanto di schermata di login per “dipendenti” presso www.e-corp-usa.com.

Se volete scoprire le mille altre chicche informatiche della prima puntata della terza stagione, leggete questo articolo di Geekwire. Buon divertimento.

Qualche chicca nascosta di Google

Qualche chicca nascosta di Google

Ecco tre chicche veloci di Google, segnalate insieme ad altre da Gizmodo, da provare su qualunque computer per divertirsi e far divertire colleghi e amici:

Se cercate Atari breakout in Google Immagini, comparirà una versione online del gioco omonimo d’annata; usate i tasti freccia per spostare il cursore.

Se invece cercate Google Doodle pac-man e cliccate sul primo risultato (questo), potrete giocare a Pac-Man.

In Youtube, inoltre, potete provare a digitare use the force, luke nella casella di ricerca: tutti gli elementi dello schermo inizieranno a muoversi come se fossero pervasi da un tremito della Forza di Star Wars. Attenzione: funziona solo se digitate esattamente la frase, compresa la virgola. Buon divertimento.

È partita la campagna di tesseramento 2017 per il Nuovo Ordine Mondiale

È partita la campagna di tesseramento 2017 per il Nuovo Ordine Mondiale

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Sono finalmente disponibili presso Nwoitalia.ovh le nuove tessere di iscrizione al Nuovo Ordine Mondiale (Italia) per il 2017.

Questa nuova versione è realizzata in una nuova miscela di bario e alluminio (della stessa altissima qualità usata per le irrorazioni di scie chimiche) e non include più il microchip on-card, che è stato sostituito da un microchip sottopelle, che vi verrà impiantato in modo assolutamente indolore durante la notte subito dopo l’attivazione della vostra tessera.

La tessera consente libero accesso a tutte le riunioni segrete del Nuovo Ordine Mondiale, che verranno comunicate telepaticamente agli associati, e agli appositi dispensatori di antidoti contro le emissioni Wi-Fi, i pixel subliminali dei display per il controllo mentale e le vibrazioni quantistiche negative dei nodi di Hartmann. L‘NWO, grazie a un nuovo accordo con i Rettiliani di Zeta Reticuli, garantisce inoltre che chiunque abbia con sé la Tessera NWO Italia 2017 non verrà rapito dagli alieni per esperimenti contro natura: in caso di rapimento è sufficiente presentarla all’essere pentatentacolato più vicino che risponda al nome di Giusy. Il canone d’iscrizione è rimasto invariato.

Il trailer sbagliato di Tom Cruise diventa la suoneria più irritante del momento

Non durerà a lungo, per cui guardatela finché c’è: è la versione IMAX del trailer di The Mummy, pubblicata per errore dalla Universal Pictures senza la colonna sonora musicale e quasi tutti gli effetti audio.

Confrontatela con quella giusta e considerate il risultato piuttosto comico di Tom Cruise che nel mezzo di una scena drammaticissima grida istericamente nel silenzio assoluto. I suoi strilli decisamente sopra le righe sono diventati una suoneria particolarmente irritante.

La Universal sta cercando di far rimuovere da Internet tutte le copie del video sbagliato, ed è un peccato, perché per quanto ridicolo è comunque un modo per far parlare del film, anche se mancano alcuni mesi prima della sua uscita.



Fonti: BBC, SMH, Gizmodo, Daily Dot.

Ricevere e archiviare tweet via mail con If This Then That

Ricevere e archiviare tweet via mail con If This Then That

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Conoscete un account Twitter di cui non volete perdere nemmeno un tweet e di cui volete collezionare ogni cinguettio? Io sì, e magari ne avete anche voi, per cui vi mostro qui come faccio io: uso If This Then That per farmi mandare sotto forma di mail i tweet di uno specifico account Twitter.

Vado su IFTTT.com, presso il quale ho un account, e scelgo questa Recipe (ricetta, letteralmente): se nomeutente pubblica un nuovo tweet, mandami una mail. La Recipe permette di specificare il nome utente (da scrivere includendo la chiocciolina iniziale) e il formato del titolo e del corpo della mail. Clicco su Add, vado su My Recipes e trovo la Recipe che ho appena aggiunto: lì la posso personalizzare.

Fatto questo, non mi resta che aspettare che l’account monitorato pubblichi un tweet: ne riceverò il testo come titolo di una mail. La conversione in mail non è istantanea, ma è comunque piuttosto celere. Se l’account pubblica un tweet e lo cancella subito, potrebbe sfuggire a IFTTT, ma se lo cancella dopo qualche tempo io ne mantengo comunque una copia nella mia casella di mail.

La stessa Recipe può essere usata più volte per ricevere via mail tweet di vari account: io la sto usando per collezionare i tweet della NASA e di altri account che segnalano ricorrenze spaziali, che poi riporterò nell’Almanacco dello Spazio.

Test per i Disinformatici: le compagnie aeree “barano” con i cookie?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 22:10.

Visto che è tempo di vacanze, questa potrebbe essere una dritta utile se verificata, ma potrebbe anche trattarsi di una trovata di marketing virale per far parlare della compagnia aerea: mi è stato segnalato questo tweet secondo il quale Ryanair userebbe la cronologia dei cookie per gonfiare i prezzi, ma il trucchetto sarebbe eludibile cancellando i cookie dalla sessione di browsing del giorno precedente (“Ryanair still using cookie history to inflate prices. My folks saved £100 by deleting cookie from yesterday’s browsing session”).

Indicazioni analoghe, sempre non confermate, riguardano altre compagnie aeree low-cost, come Easyjet.

A voi risulta? Se fate qualche prova, pubblicatene i risultati nei commenti. Io da solo non ho le risorse per compiere una verifica rigorosa, ma forse un gruppo di smanettoni potrebbe gettare luce sulla questione con un test massiccio.

Aggiornamento ore 22:10. I Disinformatici sono stati fulminei come sempre: non solo è già arrivata la prima raffica di test informali, che indicano che l’ipotesi dei cookie è fasulla, ma un lettore, Luca, ha trovato questo articolo che parla di test più formali (con tanto di dati grezzi a disposizione), che ribadiscono che si tratta di una leggenda metropolitana. Grazie a tutti!