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“All About That Space”: la NASA mostra come si fa comunicazione

Il video è frutto del volontariato dei giovani che lavorano al Johnson Space Center della NASA ed è basato ovviamente su All About That Bass di Meghan Trainor.

Questo è il testo adattato, opera di Sarah Schlieder:

Because you know
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel.
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel.
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel.
I’m all about that space
‘Bout that space


Yeah, it’s pretty clear, I ain’t commercial crew
But I can launch it, launch it
Like I’m supposed to do
‘Cause I got that boom boom that all the Astros chase
And all the space flight to all the right places


I see Orion crew workin’ that ship nonstop
We know we goin’ far
Now put that LAS on top
If you got boosters boosters, just raise ‘em up
‘Cause every spacecraft needs propulsion
From the bottom to the top


Hey, they’re working so hard, don’t you love these NASA guys?
They will take us so far the first time that Orion flies.
You know we travellin’ to deep destinations ‘fore to long,
So if that’s what you’re into then join in and ride along.


Because you know I’m
All about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space
Hey!


I’m bringing rockets back
Go ahead and tell the whole world that
We’re doing exploration. Come on, board it stat
We’re ready for liftoff
Every spacecraft needs propulsion from the bottom to the top.


Hey they’re working so hard, don’t you love these NASA guys?
They will take us so far the first time that Orion flies.
You know we’re travellin’ to deep destinations ‘fore to long,
So if that’s what you’re into then join in and ride along.
Because you know I’m
All about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space


Because you know I’m
All about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space


Because you know I’m
All about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space, space travel
I’m all about that space
‘Bout that space
‘Bout that space, ‘bout that space
Hey, hey, ooh
You know you love that space.

Forse non avete mai visto l’aurora così: “Soaring – Lights over Norway”

Non sono riprese accelerate: leggete tutti i dettagli, e godetevi l’originale a tutto schermo, qui. Un articolo di spiegazione scientifica dei colori e degli altri fenomeni che si vedono nel video è qui su Slate.

Metti una sera a cena con un astronauta di Apollo 13: Fred Haise

Metti una sera a cena con un astronauta di Apollo 13: Fred Haise

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sono a Pontefract, in Inghilterra, dove Space Lectures ha invitato per una cena di gala (ieri sera) e una conferenza (oggi pomeriggio) Fred Haise, uno dei tre astronauti che tennero il mondo con il fiato sospeso nel 1970 quando il loro veicolo spaziale Apollo 13, diretto verso la Luna, subì lo scoppio catastrofico di un serbatoio d’ossigeno che costrinse a un ritorno d’emergenza gestito magistralmente dagli astronauti (Lovell, Swigert e Haise) e dai tecnici della NASA a terra e immortalato dal bel film di Ron Howard intitolato appunto Apollo 13. La loro avventura drammatica ma a lieto fine mise in luce i pericoli dell’esplorazione spaziale e la bravura della NASA nel trovare soluzioni e procedure che permettessero di gestire le emergenze.

Avevo già conosciuto Haise in Florida nel 2012, con il raro privilegio di assistere a una proiezione di Apollo 13 commentata da lui: un’esperienza davvero surreale. Ma l’occasione di rivederlo senza dover attraversare l’oceano era troppo ghiotta, per cui mi sono fiondato in Inghilterra insieme a mia moglie e a Luigi Pizzimenti (Collectionspace.it), curatore della sezione spazio del Museo del Volo Volandia di Varese e da tempo amico personale di Haise, accompagnato dall’amico e collezionista di cimeli spaziali Mario Cerrato.

Fred (per gli amici Freddo) è stato, come sempre, gentilissimo e disponibilissimo. Oltre a chiacchierare con tutti gli ospiti girando per i tavoli ha anche firmato foto e cimeli. Io ho portato un disco a 45 giri della sua missione (vedendolo ha detto “Accidenti, questo va indietro di due tecnologie!”) e un catalogo originale delle foto della sua missione (gentilmente donatomi dalla Specola Solare di Locarno); Luigi ha portato una checklist originale dell’addestramento spaziale di Haise. Come avevo promesso via Twitter, ecco qualche foto.

Space Lectures è un’associazione di appassionati senza scopo di lucro che da circa un decennio organizza incontri con i protagonisti dell’esplorazione spaziale: il prossimo ospite sarà, ad aprile 2015, Eileen Collins, la prima donna comandante di uno Shuttle.

L’evento si è svolto in maniera davvero impeccabile, con un’organizzazione efficiente e flessibile che andrebbe presa come esempio da tante istituzioni italiane e di altri paesi. Nel programma dell’evento, però, non era scritto che avremmo incontrato oltre a Haise anche tanti nuovi amici appassionati e cordialissimi, sia fra i partecipanti, sia fra gli organizzatori. La proverbiale ospitalità dello Yorkshire si è distinta, e la birra ha aiutato non poco a superare timidezze e barriere linguistiche o di accento.

La cena di gala ha permesso ai circa duecento partecipanti di tutte le età di conoscersi e scambiarsi racconti e chicche e fare una foto con Haise. Noi, presentati da Luigi, abbiamo avuto accesso esclusivo a Haise, non con il distacco professionale di chi deve fare o subire un’intervista ma con la cordialità riservata agli amici: trovarsi a chiacchierare del più e del meno con una leggenda dell’esplorazione spaziale è stata un’occasione davvero speciale e un’emozione memorabile.

L’asta ha raccolto fondi per Space Lectures: alcune foto incorniciate e firmate da Haise, abbinate a cartoline, pezzi di tuta spaziale, manuali e altro ancora hanno raggiunto quotazioni notevolissime. Su tutte ha spiccato una bellissima locandina del nuovo documentario Last Man on the Moon, dedicato a Gene Cernan, ultimo uomo sulla Luna con la missione Apollo 17. Autografata da Cernan stesso e incorniciata, ha superato le mille sterline (circa 1280 euro).

La conferenza

L’indomani la conferenza di Haise ha richiamato oltre 500 persone, che hanno riempito la sala conferenze della scuola di Pontefract. Freddo è stato vivace e preciso, raccontando a braccio ma impeccabilmente le sue avventure e disavventure spaziali ed aeree, la sua iniziale riluttanza a diventare pilota (voleva fare il giornalista), gli errori e le esagerazioni del film Apollo 13 e dettagli poco conosciuti della sua vita personale, compreso un drammatico incidente aereo che, dopo la sua Odissea nello spazio, gli causò ustioni su oltre il 60% del corpo.

Dopo circa 45 minuti di conferenza, Haise ha lasciato spazio alle domande e poi si è dedicato per quasi due ore alla firma di autografi per tutti i presenti: una resistenza eccezionale per chiunque e ancor di più per una persona della sua età. Anche dopo due ore, non mancava mai di sorridere al proprio interlocutore e si offriva di stringergli la mano. A me ha pazientemente firmato a pennarello una T-shirt con il logo di Apollo 13.

E dopo tutto questo è anche venuto al pub a bere una birra e salutare tutti gli organizzatori e i partecipanti scelti, fra i quali c’eravamo anche noi, che ogni tanto ci soffermavamo a pensare a quanto fosse incredibile l’idea di essere in un pub dello Yorkshire in compagnia di un uomo che ha volato intorno alla Luna. Chissà quanti degli avventori si saranno chiesti chi era il simpatico nonnino che faceva foto con tutti e non negava un sorriso e una battuta a nessuno.

Fra l’altro, prima della conferenza di Fred Haise gli organizzatori mi hanno messo a disposizione uno spazio nel quale presentare e vendere l’edizione inglese del mio libro che smonta i complottismi lunari (Moon Hoax: Debunked!) e del mio documentario Moonscape, dedicato all’allunaggio e all’escursione sulla Luna della missione Apollo 11. Ho avuto un successo di vendite totalmente inaspettato, che è stato un grande incoraggiamento a proseguire con questi progetti e nuovi libri anche in inglese.

Il giorno dopo, smaltita la birra e l’ubriacatura emotiva di stare a tu per tu con un pezzo vivente di storia e con tanti amici animati dalle nostre stesse passioni, siamo ripartiti verso una destinazione spaziale: il Festival della Scienza di Genova, dove Luigi ed io eravamo attesi per una conferenza su come si vive nello spazio. Ma questa è un’altra storia.

Il Maniero Digitale visto dallo spazio

Il Maniero Digitale visto dallo spazio

Poco fa l’astronauta Alexander Gerst, dalla Stazione Spaziale Internazionale, ha tweetato questa foto della Pianura Padana, chiedendo se si trattasse di nebbia o di smog:

Mi sono permesso di etichettare alcuni riferimenti geografici, compreso il Maniero Digitale, visto che è la prima volta che mi capita una foto così angolata dallo spazio che mostri casa mia:

Spettacolare meteora fa il botto in Russia, l’asteroide DA14 non c’entra [UPD 2013/02/15]

Spettacolare meteora fa il botto in Russia, l’asteroide DA14 non c’entra [UPD 2013/02/15]

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “federica.gazz*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Stanno arrivando le prime segnalazioni di una o più meteore sopra Chelyabinsk, in Russia. L’evento è stato ripreso da numerosissimi testimoni intorno alle 9:30 del mattino locali e ha prodotto una scia atmosferica estremamente vistosa, seguita da un boato talmente potente da spaccare i vetri delle finestre e causare alcuni feriti.

Si può escludere ragionevolmente l’ipotesi di un falso per via dell’esistenza di video multipli, ripresi da più angolazioni e da osservatori separati e indipendenti. Inoltre non sembra esserci alcun nesso con l’asteroide DA14 previsto per oggi: l’anticipo è eccessivo e la traiettoria è troppo differente.

In questo video si sente il boato a circa 13 secondi dall’inizio:

In questo il boato è a circa 30 secondi:

Se volete farvi un’idea di quanto fosse luminosa la fase iniziale dell’attraversamento dell’atmosfera da parte della meteora, guardate questi due video a circa 50 secondi nel primo e a 10 secondi nel secondo:

Un altro video da un’auto (ora rimosso) è spettacolare: benedetti siano i russi con le loro dashcam onnipresenti). Prime foto e notizie dei danni, con altri video: Gazeta.ru, LiveJournal (foto bellissime), The Verge.

Altri video, foto e info sono su Planetary.org.

Copyright 2013 EUMETSAT

Eumetsat ha pubblicato una sequenza di immagini, catturate dal satellite Meteosat-9, che mostrano la scia dallo spazio. Una di queste immagini è mostrata qui accanto: con un po’ di pazienza dovrebbe essere possibile sovrapporla a Google Maps (usando come riferimento la linea di confine nell’angolo in basso a destra) e determinare con precisione la direzione della traiettoria (aggiornamento: l’ho fatto).

Per quanto riguarda la meteora, si tratta probabilmente di un oggetto naturale di dimensioni modeste (circa un metro, secondo le prime stime) che si è frammentato (causando le scie multiple parallele) disintegrandosi prima di arrivare al suolo. È improbabile che ci sia un cratere e mi aspetto che comincino presto a circolare i primi video fasulli e le prime esche degli spammer e dei disseminatori di virus, per cui attenzione ai link che cliccate.

Il botto non è dovuto all’impatto al suolo, ma all’onda di pressione prodotta dall’attraversamento dell’atmosfera a velocità supersonica.

È estremamente improbabile che si tratti di un satellite artificiale perché i satelliti non hanno una velocità e una massa sufficienti a produrre scie così grandi e boati così potenti.

Se vi state chiedendo come sia possibile che si senta il botto così tanto tempo dopo che si è formata la scia, il fenomeno è dovuto al tempo che ci mette il suono ad arrivare a terra: il boato è stato generato ad alta quota (probabilmente 10 chilometri o più) e il suono si propaga, in condizioni medie, a circa 343 metri al secondo. Dettagli su questo fenomeno sono su Amsmeteors.org.

Secondo la NASA la meteora russa e l’asteroide 2012DA14 non sono correlati perché le loro traiettorie sono opposte (da nord a sud e da sud a nord), la meteora sarebbe la più grande mai segnalata dopo l’evento di Tunguska (stima di 15 metri).

È possibile che alcuni frammenti siano caduti in un lago ghiacciato: alcune foto sono qui, ma per ora mancano conferme.

Le bufale e stupidaggini giornalistiche riguardanti questo fenomeno sono in un articolo separato.

L’asteroide 2012DA14 fotografato in Svizzera

Alessandro Della Bella ha pubblicato questo fantastico video in time-lapse nel quale si vede il passaggio ravvicinato (a soli 27.700 chilometri) dell’asteroide 2012DA14 pochi giorni fa.

Il video va visto a tutto schermo e in HD per poter individuare bene il puntino luminoso dell’asteroide. La bellezza particolare di questo video sta nell’abbinamento tra le stelle il panorama delle montagne: non è il solito video astronomico di un puntino tra tanti puntini, ma la presenza delle luci della città (Bellinzona) e del panorama rende l’evento molto più concreto e vicino anche emotivamente oltre che astronomicamente. Meraviglioso.

Date anche un’occhiata agli altri video di Helvetia By Night.

Fuochi d’artificio visti da un quadricottero

I fuochi d’artificio sono sempre belli, ma non capita facilmente di poterli osservare da un punto di vista così speciale: attraverso la telecamera di un quadricottero che vola dentro l’esibizione.

La versione originale aveva una colonna sonora molto più elegante (Bocelli, Con Te Partirò), ma l’autore del video ha dovuto cambiare musica per ragioni di copyright. Comunque le immagini restano eccezionali.

Quanta strada ha fatto la tecnologia audiovisiva in pochi anni: le riprese aeree in alta definizione, che erano un’esclusiva delle produzioni cinematografiche milionarie, ora possono essere realizzate da qualunque privato. L’idea che esista una telecamerina in HD che pesa 74 grammi, oltretutto a un prezzo abbordabile (come la GoPro utilizzata qui), sarebbe sembrata pura fantascienza vent’anni fa.

Video: l’aeroporto di Francoforte trasformato in base imperiale di Star Wars

Guardate un po’ cosa si riesce a fare oggi con gli effetti speciali digitali. Non è chiaro se sia un video virale fatto da qualche agenzia video in cerca di popolarità o se sia davvero un video amatoriale, ma comunque l’integrazione dei veicoli digitali con le riprese dal vero è impressionante.