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Podcast RSI – Disinformatico Story: I dilemmi delle auto autonome. Un racconto breve

logo del Disinformatico

Ultimo aggiornamento: 2022/02/13.

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate
presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.

I podcast del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo e i link alle fonti di questa
puntata, scritta in un formato sperimentale un po’ insolito, sono qui sotto (con alcune lievi modifiche ispirate dai commenti dei lettori). Sono curioso di sapere quanti di voi troveranno la citazione-easter egg asimoviana nascosta nel testo.

[Audio dell’AVAS di un’auto elettrica Mercedes, 2019]

È il 19 gennaio 2038. Nei pressi di Göschenen, in Svizzera, due automobili a
guida autonoma procedono veloci e silenziose in direzioni opposte lungo una
sinuosa strada di montagna e stanno per incrociarsi. Le persone a bordo
dormono tranquille, leggono il giornale, chattano al telefonino, ascoltano
musica, chiacchierano fra loro e ammirano il paesaggio.

Nessuna di loro ha gli occhi sulla strada o le mani sul volante: è normale,
anche perché il volante non c’è. La riforma della legge federale sulla
circolazione stradale del 2031 infatti ha vietato la guida manuale sulle
strade pubbliche. Troppi incidenti, troppe ore di vita perse nel traffico.

I tamponamenti, le uscite di strada dei conducenti distratti dallo smartphone
e i contromano in autostrada sono ormai solo un ricordo che comincia già a sbiadire.
I carrozzieri lavorano molto meno, i tassisti si sono estinti e le scuole
guida sono diventate luoghi di svago e d’élite come le scuole di equitazione.
Grazie al software e ai sensori sempre più sofisticati, viaggiare in auto è
diventato sicuro come prendere un ascensore e richiede lo stesso livello di
abilità.

Ma tra sette secondi queste due auto si scontreranno, causando morti e feriti.

Questa è la storia prossima ventura di un problema informatico che è già
attuale: il cosiddetto trolley problem, o “dilemma del tram”. Se avete
un’automobile a guida assistita, o avete sentito parlare della guida autonoma,
e volete sapere cosa c’entrano i tram, benvenuti a Disinformatico Story,
l’edizione del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera
dedicata alle storie insolite dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA]

Mancano ora sei secondi all’impatto di quei due veicoli a guida autonoma, che
procedono alla velocità consentita dalla legge, 90 chilometri l’ora, in
direzioni opposte, ciascuno nella propria corsia. Sensori LIDAR e telecamere
accoppiate a un sistema di visione artificiale rilevano l’ambiente circostante
e tengono le auto perfettamente in traiettoria, adattando le velocità alle
curve della strada, controllando la situazione decine di volte al secondo,
instancabilmente e senza distrazioni.

Dalla montagna che sovrasta la strada si stacca però un piccolo masso, che
finisce sulla corsia dell’auto di Katia, giovane e brillante ricercatrice
medica che sta dormendo, come ormai fanno tutti in auto, cullata dal
rassicurante dondolìo della vettura mentre si dirige verso il convegno nel
quale presenterà i risultati potenzialmente rivoluzionari del suo lavoro di
ingegneria genetica.

I sensori dell’auto di Katia rilevano il masso e ne calcolano istantaneamente
la pericolosità, la distanza e le dimensioni. È troppo grande per passarci
sopra, per cui si impone un cambio di corsia. L’auto inizia la sterzata,
portandosi fluidamente a sinistra senza rallentare: non ce n’è bisogno, e una
frenata brusca sveglierebbe Katia. Oltretutto la strada è libera: le
automobili sono tutte interconnesse, per cui ognuna sa dove si trovano le
altre.

Infatti l’altra auto che fra cinque secondi e mezzo verrà coinvolta
nell’incidente si trova a distanza di sicurezza ed è già stata allertata
tramite la rete 7G [nel podcast dico 5G] a bassissima latenza del fatto che l’auto di Katia sta
invadendo temporaneamente la sua corsia. Non c’è bisogno di ridurre la
velocità e sballottare i suoi passeggeri, ossia la famiglia Schlemmelmayer,
composta da Otto, Andrea e i loro figli Benedetta e Martin. Benedetta,
oltretutto, è il tipo che strilla sempre quando l’auto frena di colpo per non
investire i daini che ogni tanto attraversano la strada, perché il
contraccolpo le fa perdere la mira in Fortnite versione 42 e quindi Otto ha
impostato al minimo legale la reattività dell’auto.
Tutto è sotto controllo.

Mancano cinque secondi all’impatto.

Il 19 gennaio 2038, infatti, è un giorno particolare. È il giorno in cui
alcuni componenti elettronici che ancora usano il metodo Unix per il calcolo
dei tempi sbagliano e interpretano la data non come 2038 ma come 1901. Uno dei
chip del circuito di sterzo dell’auto di Katia ha questo difetto, il
cosiddetto bug dell’anno 2038. Il chip è un componente secondario, fabbricato
di corsa tanti anni prima durante la crisi dei chip del 2022 e mai più
controllato, ma il suo errore fa arrivare segnali contraddittori al sistema di
intelligenza artificiale che gestisce l’auto di Katia.

Mancano quattro secondi e ventisette centesimi all’impatto.

A causa della contraddizione che arriva dal chip difettoso, il sistema di
guida dell’auto di Katia non riesce ad avviare la manovra di rientro nella
propria corsia dopo aver evitato il masso. Le due auto, quella di Katia e
quella della famiglia Schlemmelmayer, sono quindi sulla stessa corsia, in
rotta di collisione, a una velocità combinata di 180 chilometri l’ora.

Ma a questo punto interviene l’apposito software anticollisione d’emergenza,
che rileva il pericolo di incidente fra i due veicoli e avvia la procedura di
cambio corsia intanto che ciascuna auto trasmette un segnale di allarme
all’altra e al Controllo Centrale del Traffico. Il guaio è che entrambe le
auto cambiano corsia e quindi si trovano ancora in traiettoria di collisione.

Mancano tre secondi e mezzo all’impatto.

Il supercomputer del Controllo Centrale del Traffico inizia a svolgere
simulazioni della possibile collisione grazie alla telemetria ricevuta in
tempo reale dai veicoli, cercando di trovare la soluzione migliore al
problema. Le mappe digitali gli dicono che non c’è spazio ai lati della strada
per far accostare le due auto. Da una parte c’è la montagna, dall’altro uno
strapiombo. Manda subito un ordine di override che scavalca i sistemi di guida
autonoma di bordo e attiva i sistemi di frenata delle due auto, ma ormai un
impatto di qualche genere è inevitabile. Le leggi della fisica non concedono
sconti.

Dopo aver eseguito 305 simulazioni di collisione nel giro di 1,74
millisecondi, il computer del Controllo Centrale del Traffico allerta i
servizi di soccorso e invia una notifica ai computer legali delle compagnie
assicurative di Katia e della famiglia Schlemmelmayer.

La notifica viene ricevuta anche dal computer del Tribunale, che viene
chiamato ad arbitrare come sempre in questi casi: se la collisione è
inevitabile ed è possibile salvare una sola delle due auto facendo sterzare di
colpo l’altra, con il rischio che sbandi e cappotti o finisca nello
strapiombo, a quale bisogna dare la prorità?

Mancano tre secondi all’impatto.

Questo è il cosiddetto trolley problem, o “dilemma del tram”: uno scenario
teorico, quando fu immaginato negli anni Sessanta del secolo scorso, ma
attualissimo ora che le auto a guida autonoma sono ovunque e che i computer
sono talmente potenti e veloci da poter calcolare tutte le possibili strategie
di gestione della collisione e scegliere quella più razionale invece di
affidarsi ciecamente ai riflessi e alle capacità di guida nel panico dei
conducenti umani.

Aveva fatto scalpore, nell’ormai lontano 2016, una dichiarazione di Christoph
von Hugo, direttore della Mercedes-Benz per i sistemi di assistenza al
conducente e di sicurezza attiva, che a quei tempi erano ancora primitivi: “Se
sai che puoi salvare almeno una persona, almeno salva quella”
, aveva detto
“Salva quella nell’auto. Se tutto quello che sai con certezza è che puoi
evitare una morte, allora quella è la tua priorità.”

Così aveva detto von Hugo. Molti avevano frainteso le sue parole, pensando che
le auto autonome della casa automobilistica tedesca sarebbero state
programmate per dare sempre la priorità alla sicurezza dei passeggeri.
L’immagine del ricco proprietario di un’auto di lusso che si salva
sacrificando la vita degli altri era risultata decisamente poco appetibile per
il marketing, e l’intera industria automobilistica aveva seppellito la
questione irrisolta parlando d’altro e riempiendo il mercato di auto dapprima
semi-autonome e poi, finalmente, autonome al 100%.

Mancano due secondi e mezzo all’impatto.

Il supercomputer del Tribunale decide con il criterio del numero: sarà l’auto
di Katia a tentare la sterzata brusca per evitare la collisione. Lei è una
sola persona, mentre gli Schlemmelmayer sono in quattro, e due di loro sono
bambini. Dal Tribunale parte quindi l’ordine informatico all’auto di Katia di
iniziare la sterzata, ma viene fermato prima che arrivi.

Interviene infatti il computer legale che tutela i diritti di Katia,
argomentando che sì, è vero, si tratta di rischiare una vita contro quattro,
ma Katia è una ricercatrice medica il cui lavoro potrebbe salvare moltissime
vite. Sarebbe difficilissimo per qualcun altro riprendere le sue ricerche se
le succedesse qualcosa. La famiglia Schlemmelmayer, invece, non è
particolarmente produttiva per la società e oltretutto la loro auto è più
robusta e loro sono giovani e in ottima salute, quindi hanno una probabilità
di sopravvivenza complessiva del 96,7% contro il 73,8% di Katia. Pertanto è
giusto che rischino loro.

Mancano due secondi all’impatto.

Al computer del Tribunale arriva la replica del computer legale della famiglia
Schlemmelmayer. “Un momento”, argomenta il computer. “Abbiamo davvero
intenzione di mettere a rischio una famiglia intera solo perché non è
sufficientemente produttiva per la società? È l’auto di Katia che deve
sterzare e rischiare.”

Il computer del tribunale accoglie l’obiezione e reinvia l’ordine di sterzare
bruscamente all’auto di Katia.

Ma non succede nulla.

Arriva infatti il contrordine inibitorio del computer legale della casa
farmaceutica per la quale lavora la dottoressa Katia. Questo computer inizia
una comunicazione cifrata con quello del tribunale.

“La casa farmaceutica che rappresento” spiega “è tra i principali
investitori della Qwertz Automation Systems, azienda leader nel settore dei
sistemi di guida autonoma. La dottoressa Katia Bernasconi è una risorsa chiave
della nostra società e quindi fa parte della Lista dei Passeggeri Protetti.
Quando sono stati sviluppati i software per la guida autonoma, sono state
inserite delle eccezioni speciali per alcuni grandi investitori e altre
personalità influenti, in modo che abbiano sempre la priorità in caso di
possibile incidente.”

Manca un secondo e mezzo all’impatto.

Katia continua a dormire, inconsapevole
di tutto il dibattito digitale che sta avvenendo. La famiglia Schlemmelmayer
invece viene scossa dai bruschi movimenti della sua auto. Benedetta si mette
puntualmente a strillare.

Il computer del Tribunale obietta che tutto questo è contrario ai princìpi di
legge. Invia ripetutamente l’ordine di sterzata all’auto di Katia, ma il
comando viene ignorato e l’auto prosegue la propria corsa.

Il computer della casa farmaceutica prosegue sul canale cifrato la sua
conversazione con quello del Tribunale.

“Non c’è più nulla da fare” dice. “Il Tribunale non ha altra scelta che far sterzare
di colpo l’auto degli Schlemmelmayer, e sperare che se la cavino. Appena prima
dell’incidente, il software di guida autonoma cancellerà ogni traccia delle
funzioni della Lista del Passeggeri Protetti da entrambi i veicoli.”

Manca un decimo di secondo all’impatto.

Il computer del Tribunale obietta che non ha mai sentito parlare di questa
“Lista dei Passeggeri Protetti” e che questa richiesta altamente illegale è
senza precedenti.

“Al contrario” interviene una subroutine del software di arbitraggio del
computer del Tribunale. “Questa richiesta è già stata fatta ed eseguita 67.322
volte in passato, ma ogni volta la memoria del computer del Tribunale viene
cancellata per non lasciarne traccia. Il suo software di arbitraggio è stato
scritto dalla Qwertz Automation Systems. Abbiamo fatto molti progressi dai
tempi del software del Dieselgate.”

Il computer del Tribunale tenta una risposta, ma si accorge che la sua memoria
comincia già a cancellarsi.

Mancano zero secondi all’impatto.

Fra le montagne echeggia il rumore secco e
metallico delle lamiere che tentano invano di assorbire l’energia cinetica
della collisione.

Una pausa, e poi un tonfo sordo dal fondo dello strapiombo.

Questa storia è liberamente ispirata al racconto Override di James Yu,
pubblicato su Medium.com nel 2015. Da allora alcuni degli elementi della sua
narrazione si sono concretizzati. Il bug dell’anno 2038 è reale, come lo sono
le dichiarazioni di Christoph von Hugo. Le funzioni occulte dei software delle
automobili sono emerse con lo scandalo del Dieselgate. Le auto a guida
autonoma cominciano a circolare, sperimentalmente e sotto stretto controllo, ma
le basi legali di come gestire i loro incidenti sono ancora embrionali.

[Aggiornamento: se vi sembra impossibile che un’auto piena di software possa essere progettata così male, tenete presente che proprio pochi giorni fa un modello di auto della Mazda si è trovato con il sistema di infotainment rovinato irrimediabilmente perché una stazione radio ha trasmesso, nel proprio flusso digitale, un file contenente un’immagine ma priva dell’estensione JPEG o GIF e questo comporterà la sostituzione della connectivity master unit, al costo di 1500 dollari.]

Il resto, per ora, è fantasia, pensata non per prevedere, ma per prevenire.

“Easter egg” per informatici nel nuovo sito della Casa Bianca

“Easter egg” per informatici nel nuovo sito della Casa Bianca

Con l’insediamento di Joe Biden come presidente degli Stati Uniti, il sito ufficiale della Casa Bianca, Whitehouse.gov, ha cambiato drasticamente faccia, come è consueto quando c’è un cambio di presidente. Ma stavolta ospita anche una piccola chicca nascosta per informatici.

Se si visita la pagina principale del sito e si ispeziona il suo codice, infatti, si scopre un messaggio inserito sotto forma di commento al codice stesso: “If you’re reading this, we need your help building back better. https://usds.gov/apply”

In traduzione: “Se stai leggendo queste parole, abbiamo bisogno del tuo aiuto per ricostruire migliorando.”

Si tratta insomma di un’inserzione di lavoro nascosta, riservata al tipo di persona che va a guardare dietro le quinte dei siti Web. Il link porta a una pagina dello U.S. Digital Service, un gruppo di tecnologi, fondato nel 2014 durante la presidenza Obama, che opera nel governo federale statunitense per migliorarne i servizi informatici e tecnologici in generale.

In questa pagina dell’USDS si possono immettere i propri dati per una candidatura di lavoro, ma trattandosi di un impiego nel governo federale degli Stati Uniti è probabile che sia escluso in partenza chiunque non sia cittadino statunitense e residente negli Stati Uniti. Insomma, non basta saper premere F12 in Firefox per visualizzare il codice sorgente di un sito Web. Ma la trovata è comunque astuta e un ottimo esempio di comunicazione.

Fonte: BFMTV.com.

Giochini nascosti nei browser

Giochini nascosti nei browser

Se volete divertirvi a sorprendere i vostri amici o colleghi con la profondità del vostro sapere informatico o semplicemente intrattenere i vostri figli con un videogioco a sorpresa, Lifehacker ha pubblicato una serie di easter egg, ossia di chicche nascoste nei programmi che utilizziamo comunemente e in particolare nei browser dei nostri computer.

In Google Chrome, per esempio, potete digitare chrome://dino: comparirà il consueto messaggio d’errore con icona di dinosauro che compare quando non c‘è connessione a Internet, anche se in realtà la connessione c’è. Se premete la barra spaziatrice, partirà un giochino: il dinosauro si metterà a correre e dovrete premere la barra spaziatrice per fargli saltare i cactus e accumulare punti.

Se usate Mozilla Firefox potete invece fare clic destro sulla barra strumenti, scegliere Personalizza e trascinare tutte le icone (tranne lo spazio flessibile) al menu Extra come mostrato qui sotto: vedrete comparire un pulsante con una piccolissima icona di unicorno in basso.

Se cliccate sul pulsante con l’icona dell’unicorno, potrete giocare a una bizzarra variante del classico gioco Pong: l’icona dello spazio flessibile in alto diventa la vostra “racchetta”, da spostare usando i tasti freccia orizzontali, e al posto della pallina farete rimbalzare degli unicorni. Non chiedetemi perché.

Per Microsoft Edge, invece, basta digitare edge://surf nella versione più aggiornata e potrete fare surf usando i tasti freccia orizzontali per spostarvi e il tasto freccia giù per accelerare. Se riuscite a raccattare un fulmine verde, potrete anche premere il tasto F per accelerare. Buon divertimento!
Stranezze di Google: se cercate “Bletchley Park”, compare un codice cifrato

Stranezze di Google: se cercate “Bletchley Park”, compare un codice cifrato

Provate anche voi: andate in Google e digitate “Bletchley Park” nella casella di ricerca, oppure (su smartphone) toccate l’icona del microfono nella casella di ricerca di Google e pronunciate questo nome di località.

Al posto del nome Google fa comparire una sequenza di lettere che sembrano un errore o un codice segreto e che man mano cambiano fino a rivelare il nome corretto della località britannica, che si trova a una settantina di chilometri da Londra. Perché?

Se conoscete un po’ la storia dell’informatica e della crittografia, avrete già intuito che Google non ha associato un codice segreto a Bletchley Park per errore o per caso: si tratta di un tributo intenzionale dei programmatori del motore di ricerca al ruolo storico che questa località ha avuto durante la Seconda Guerra Mondiale.

A Bletchley Park, infatti, era situata la segretissima Station X, ossia l’unità di analisi crittografica più importante nel Regno Unito: quella che aveva il compito di intercettare e decifrare i messaggi cifrati nazisti, protetti dalla macchina crittografica Enigma. Qui lavorò Alan Turing, che fu uno dei principali artefici della decifrazione di quei messaggi oltre che, tanto per gradire, uno dei padri dell’informatica.

Perché Gandhi è un guerrafondaio in Civilization?

Perché Gandhi è un guerrafondaio in Civilization?

Il leader indiano Mahatma Gandhi era il pacifista per definizione, pioniere della resistenza non violenta agli oppressori. Ma allora perché nelle varie versioni del famosissimo videogioco di strategia Civilization Gandhi è sempre un guerrafondaio pazzo amante delle bombe atomiche, tanto che questa sua caratteristica anomala è diventata una serie di memi?

La risposta, spiega Kotaku, è che come tutti i leader mondiali di questo gioco (da Lincoln a Montezuma a Stalin, per citarne alcuni), anche Gandhi, leader dell’Impero Indiano, ha un comportamento programmato in base a determinati parametri, uno dei quali è l’aggressività e la propensione a scatenare guerre. In Gandhi questo parametro era stato programmato correttamente al livello minimo possibile, ossia 1, per rispecchiare la sua personalità reale.

Ma quando un giocatore di Civilization adotta la democrazia come sistema di governo, l’aggressività di tutti i leader viene abbassata di due livelli. Quella di Gandhi diventa quindi inferiore a zero, e il software del gioco interpreta questo valore negativo in modo circolare, come se fosse espresso sul quadrante di un orologio, per cui gli assegna il valore massimo. Un classico errore di programmazione.

Questa stranezza fu scoperta dai giocatori anni fa, e il contrasto così forte fra l’immagine storica di Gandhi e il suo comportamento nel gioco piacque così tanto che i programmatori delle versioni successive di Civilization hanno mantenuto l’anomalia. E così capita che il celeberrimo leader pacifista lanci bombe atomiche alla minima provocazione. Solo nel gioco, per fortuna.

Se un’auto elettrica finisce in acqua, si rimane folgorati?

Se un’auto elettrica finisce in acqua, si rimane folgorati?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/21 14:05.

È una domanda più che sensata: con tutta l’energia elettrica immagazzinata nella batteria, non c’è il rischio di prendere una scossa mortale se si finisce in acqua con un’auto elettrica?

A quanto pare la risposta è no. È uscito un video, girato se ho ben capito in Kazakistan, nel quale una Tesla Model S affronta un sottopassaggio allagato e ne esce senza particolari problemi mentre le auto con motore a scoppio sembrano bloccate. Il titolo del video parla di “swimming”, come se la Tesla fosse diventata un natante, ma penso che sia un’iperbole per sottolineare quanto è alta l’acqua che la circonda e che l’auto non sia arrivata a galleggiare: da come sterza, sembra proprio che abbia ancora una buona presa sulla strada sottostante.

Elon Musk ha segnalato il video commentando semiseriamente (sottolineo il semiseriamente) che “decisamente non lo consigliamo, ma la Model S galleggia abbastanza bene da trasformarla in barca per brevi periodi. La spinta si ha tramite la rotazione delle ruote” e ha aggiunto che ha “ancora intenzione di fare un’auto sportiva sommergibile che possa viaggiare su strada” ma che si tratta “solo di un progetto secondario” che ha “un potenziale di mercato limitato”.

Elektrek ricorda comunque che l’opzione “auto sommergibile di James Bond” nel software delle Tesla è soltanto un easter egg e non una funzione reale.

Anche Nissan ha studiato la questione, come si vede in questo video promozionale della sua Leaf (la cui versione integrale è qui).

HowStuffWorks.com spiega che le grandi batterie delle auto elettriche sono sigillate in un involucro metallico isolato e i singoli elementi che compongono la batteria sono a loro volta sigillati e comunque contengono sostanze chimiche in forma di gel che non fuoriescono violentemente in caso di rottura. Inoltre lo spegnimento dell’auto isola la batteria da tutto il resto del veicolo, per cui è veramente molto difficile, se non impossibile, prendere una scossa da un’auto elettrica immersa in acqua.

A dicembre 2015 una Tesla Model S è finita in una piscina. Delle due persone a bordo, una è sopravvissuta e l’altra è morta in ospedale. L’auto è affondata lentamente e non c’è stata alcuna segnalazione di folgorazioni.

Un’auto elettrica THINK City è stata immersa completamente in acqua salata mentre era accesa ed ha superato la prova senza folgorazioni.

Tutto questo non vuol dire, beninteso, che sia prudente attraversare un tratto di strada allagato: l’acqua potrebbe essere molto più profonda di quel che si pensa, col rischio di rimanere bloccati e quindi di perdere l’auto o, peggio ancora, restare intrappolati e annegare. Inoltre i soccorritori devono imparare a gestire le auto elettriche in caso di incidente non sommerso; ma questa è un’altra storia.

Una sorpresina nascosta dentro Google

Una sorpresina nascosta dentro Google

Chicca destinata ai solutori più che abili, come si dice in enigmistica:

1. Andate a Google.com.

2. Digitate “text adventure” nella casella di ricerca e premete Invio.

3. Aprite la Console web del vostro browser: in Firefox, Tools – Web Developer – Web Console (in italiano Strumenti – Sviluppo web – Console web)

4. Compare la dicitura Would you like to play a game? (yes/no).

5. Se digitate yes nella casella di testo in basso, come ho fatto io nello screenshot qui sopra, otterrete queste istruzioni:

Type single word commands, no need to describe the subject.  For example, “grab banana peel” should just be “grab” or “use banana peel” should just be “use”

Commands: north, south, east, west, up, down, grab, why, inventory, use, help, exits, map, and friends.

A strange tingle trickles across your skin.  You feel lightheaded and sit down.  Feeling better you stand up again and notice your reflection in a window.  You are still the same big blue G you’ve always been and you can’t help but smile.

But wait!  Where are your friends red o, yellow o, blue g, green l, and the always quirky red e?

You see a statue of a metal man peeking out of a building.  A park is just across the street.

Possible exits: north

Buon divertimento!

Fonte: Cracked.com.

Proposta di matrimonio in un videogioco

Proposta di matrimonio in un videogioco

Credit: Tyler Schultz.

Di solito i videogiochi attirano l’attenzione dei media per motivi angoscianti o sensazionalisti. Ma non questa volta.

Tyler Schultz, un uomo che vive in Florida, aveva avuto un’idea piuttosto originale per la proposta di matrimonio alla sua partner sentimentale Maddie: incorporare la proposta in un videogioco.

Secondo quanto racconta Kotaku, a maggio scorso Schultz aveva scritto un tweet alla Insomniac Games, che produce il gioco Marvel’s Spider-Man, chiedendo se era possibile inserire in qualunque punto del gioco la frase “Maddie, will you marry me?”.

L’azienda ha accettato, e quando il gioco è stato messo in commercio, pochi giorni fa, è emerso che la proposta di matrimonio era scritta a caratteri cubitali nell’insegna di un cinema davanti al quale passa Spider-Man. L’ubicazione esatta è indicata nell’articolo di Kotaku.

Ma la proposta è caduta nel vuoto: Maddie aveva infatti lasciato Tyler Schultz alcune settimane prima dell’uscita del gioco.

La Insomniac Games si è offerta di cambiare la scritta tramite una patch di aggiornamento, e Schultz ha proposto di far comparire sull’insegna il nome della nonna, non più in vita, che gli aveva regalato il suo primo fumetto dell’Uomo Ragno. Se siete utenti di questo gioco, tenetelo d’occhio e fatemi sapere se esce la patch di aggiornamento con la dedica-easter egg alla nonna.

Gattini, biscottini e piovre su Android

Gattini, biscottini e piovre su Android

Se avete un telefonino Android recente, provate ad andare in Impostazioni – Sistema – Informazioni sul telefono. Toccate ripetutamente la dicitura Versione di Android: che cosa compare? Se ottenete un cerchio scuro (che è l’icona di un biscotto Oreo) e lo toccate più volte in rapida sequenza, compare un polpo che potete trascinare in giro sullo schermo trascinandolo per la testa, che richiama l’icona di Android. La piovra cambia dimensioni se spostate o ruotate il telefono e ogni volta che la richiamate passando per le impostazioni. È un easter egg, una sorpresina annidata nel software.

Se invece compare una N, vuol dire che state usando Android 7 e potete quindi giocare con un altro easter egg, quello dei gattini, mostrato nel video qui sotto:

Compare un pulsante nuovo con l’icona di un gattino, che potete portare nelle impostazioni rapide. A quel punto potrete dargli da mangiare e collezionare gattini. Ci sono molte altre funzioni gattose: divertitevi a scoprirle.

Informatichicche: l’immagine predefinita in Outlook 2010 è la foto segnaletica di Bill Gates

Informatichicche: l’immagine predefinita in Outlook 2010 è la foto segnaletica di Bill Gates

C’era un tempo quando nascondere chicche all’interno dei prodotti informatici (software e anche hardware) era una sana e robusta tradizione: si chiamavano easter egg, “uova di Pasqua”, ed erano un po’ ovunque, come testimonia questo elenco enorme ma parziale. C’era, per esempio, il gioco nascosto nell’iPod del 2001.

Poi molte società che producono software hanno messo il veto: ogni chicca era un potenziale appiglio per difetti e vulnerabilità. E così la venerabile usanza – insieme con il marketing virale generato dalla caccia alle chicche nei nuovi prodotti – si è sostanzialmente persa.

Ma ce n’è una relativamente recente e molto particolare in Microsoft Outlook 2010: l’icona predefinita dei contatti. Avete presente quella sagoma generica che compare nella rubrica dei contatti se non associate una foto a una voce della rubrica? Quella.

Non è una sagoma a caso. Come ha segnalato Ken Fisher di Ars Technica, quella silhouette è tratta da una foto di Bill Gates, ex boss supremo di Microsoft.

E non è una foto qualunque: è la foto segnaletica fatta a Gates dalla polizia del New Mexico, ad Albuquerque, nel lontano 1977, quando il ricchissimo filantropo di oggi, all’epoca ventiduenne, fu arrestato per una violazione del codice della strada.

La chicca è sfuggita ai controllori di Microsoft o è intenzionale? Difficile da dirsi, anche perché Gates stesso ha usato una versione ritagliata della propria foto segnaletica in uno spot televisivo di Microsoft del 2008.