Vai al contenuto

catlg

Antibufala: no, la Marlboro non sta per commercializzare le sigarette alla marijuana

Antibufala: no, la Marlboro non sta per commercializzare le sigarette alla marijuana

La faccio molto, molto breve: la notizia che la Marlboro sta per introdurre le Marlboro M, dove M sta per marijuana, è una bufala diffusa dal sito di pseudonotizie Abril Uno. I dettagli sono su Snopes.com.

Chi la ripubblica credendoci è un pollo, anche perché Abril Uno in spagnolo significa “primo aprile”. Per non parlare del fatto che se fosse vera, la notizia sarebbe probabilmente presente nei comunicati stampa della Philip Morris.

Complimenti, quindi, per esempio a LiberoQuotidiano (che ha purgato la notizia, reperibile tuttora nella cache di Google) e a Diggita, Articolotre e Net1news (che insistono tuttora).

BeppeGrillo.it e i macachi di Modena: se siete nel giusto, perché falsificate i video?

BeppeGrillo.it e i macachi di Modena: se siete nel giusto, perché falsificate i video?

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “magget*”.

BeppeGrillo.it ha pubblicato una petizione affinché “sia immediatamente interrotta la sperimentazione su primati presso lo stabulario dell’Università di Modena e Reggio Emilia” e un video che mostra presunti cinismi e crudeltà dichiarate dagli sperimentatori. Nella diffusione del video è coinvolto anche Paolo Bernini (quello del microchip sottopelle), che ha contribuito alla sua realizzazione.

Pensatela come volete sulla sperimentazione animale; le opinioni sono libere, ma i fatti sono fatti e sono uguali per tutti, ed è meglio conoscerli prima di farsi un’opinione. Soprattutto se poi c’è chi vuole manipolare le opinioni presentando distorsioni e falsificazioni.

Fatto: il video è stato montato scegliendo ad arte le dichiarazioni dei ricercatori in modo da farli sembrare cinici e spietati vivisezionisti.

Per esempio, il video cita una voce che dice che si tratta di “esperimenti condotti in assenza di anestesia”. Detto così, a prima vista sembra che i ricercatori aprano la testa ai macachi mentre sono svegli, per il gusto di far soffrire una creatura. In realtà l’operazione chirurgica necessaria per preparare la sperimentazione (inserimento di elettrodi sensibilissimi nel cervello) viene effettuata eccome in anestesia; è l’esperimento che avviene senza anestesia. Differenza fondamentale, perché la sperimentazione consiste nel vedere quali impulsi viaggiano nel cervello quando il macaco esegue dei compiti e quindi sarebbe difficile farglieli fare in anestesia, e perché il cervello non prova dolore (lo si vede anche nella chirurgia umana).

Un altro esempio: il video sceglie anche una frase di una persona che dice che “essendo ricerca di base ha il puro scopo della conoscenza”. Presa così e tolta dal suo contesto, la frase dà l’impressione che questi ricercatori ficchino elettrodi nei cervelli dei macachi un po’ a caso, per vedere che succede e per il puro piacere della conoscenza fine a se stessa, senza lo scopo di curare qualche malattia specifica.

Forse chi pensa ai microchip magici ha una visione poco chiara di come funziona la scienza: la ricerca di base non è astratta. Si chiama di base perché è il fondamento indispensabile sul quale poggiano le ricerche delle cure delle malattie. Niente ricerca di base, niente cure. Se qualcuno pensa che le scoperte mediche emergano belle e pronte da asettici laboratori pieni di grandi pensatori con regoli calcolatori e foglietti di carta, ha bisogno di un ripasso urgente di realtà.

Quello che stanno dicendo i ricercatori, prudentemente, è che non possono garantire che la loro ricerca fornirà specificamente una cura per questa o quella malattia: semplicemente, se non sappiamo come funziona di base il cervello, non potremo mai sviluppare cure per le sue malattie. Sarebbe come pretendere che il vostro meccanico vi ripari l’auto che non va senza sapere come funziona un motore a scoppio.

Veniamo al colpo più basso: la foto della siringa piantata vicino all’occhio di un macaco. Raccapricciante. Ma non proviene dallo stabulario di Modena e non è una crudeltà inutile: è il test della tubercolina, necessario per evitare che la tubercolosi si diffonda fra gli animali. Se avete un gatto o un cane, sapete bene che a volte le siringhe servono anche dal veterinario. Non sono un bello spettacolo, ma servono. Ma c’è chi invece sceglie di prendere un’immagine che non c’entra nulla con la situazione di Modena, la toglie dal suo contesto e la carica di emozioni che impediscono di riflettere.

Questi sono metodi disonesti. Selezionare ad arte le immagini, tagliare e rimontare le dichiarazioni, fraintendere quello che è stato realmente detto, affrontare i temi senza saperne nulla e senza consultare gli esperti, fidandosi soltanto delle proprie sensazioni di pancia e dei propri preconcetti, non è informazione: è il repertorio tipico del complottismo più inutile.

Se volete saperne di più e verificare i fatti, leggete Autismo: una speranza grazie alla ricerca sui macachi dello stabulario di Modena; La verità sullo stabulario di Modena; Esperimenti comportamentali secondo il Cittadino Paolo Bernini. Poi leggete questa guida di Telethon sui fatti della sperimentazione animale. e sentite anche la campana diretta degli accusati, ossia dei ricercatori, in questo video:

Lo so, ci vuole tempo, ed è tutto più facile se si ignorano i fatti e si decide con l’intestino invece che con il cervello: dal cervello emergono soluzioni, dall’intestino… no. A voi la scelta.

Antibufala: il motore impossibile “garantito dalla NASA”

Antibufala: il motore impossibile “garantito dalla NASA”

Se un inventore solitario annuncia di aver inventato un motore che va contro le leggi della fisica come le conosciamo, l’amara esperienza di tante bufale e truffe precedenti spinge a presumere che si tratti di nuovo di un imbroglio o di un abbaglio fino a prova contraria. Ma se c’è una conferma indipendente e se oltretutto ci si mette di mezzo nientemeno che la NASA a garantire la scoperta, allora cambia tutto. È quello che è successo con l’EmDrive (immagine qui accanto) dello scienziato britannico Roger Shawyer pochi giorni fa. O almeno così è sembrato, a giudicare dagli annunci fatti da Wired UK, NBC News, Discovery.com, The Independent, HuffingtonPost.it, Repubblica e tante altre testate giornalistiche. Poi è arrivata la realtà, largamente snobbata dai media che avevano pompato la notizia.

L’EmDrive, secondo il suo inventore, sarebbe un sistema di propulsione basato sull’emissione di microonde in una cavità chiusa simile a un tronco di cono. La forma della cavità e le sue dimensioni che producono la risonanza alle microonde produrrebbero spinta senza dover usare propellente, a differenza di qualunque altro sistema di propulsione. Questo sarebbe rivoluzionario, perché permetterebbe di avere un motore con autonomia infinita: per esempio, basterebbe dotare un’astronave di un EmDrive, alimentato da pannelli solari, per poter viaggiare sotto spinta continua tra i pianeti. Sparirebbe il problema del propellente, che costituisce la stragrande maggioranza della massa di un veicolo spaziale odierno e che obbliga a viaggiare nello spazio principalmente per inerzia, allungando enormemente i tempi di viaggio.

Sembra troppo bello per essere vero, insomma. Eppure anche un esperimento indipendente condotto in Cina alcuni anni fa ha ottenuto lo stesso risultato e la NASA ha pubblicato un articolo (più precisamente un conference paper) che sembra confermare che l’EmDrive funziona. La spinta ottenuta dal test della NASA è mille volte più ridotta di quella ottenuta in Cina ed è modestissima (circa 30-50 micronewton, paragonabile a tre-cinque centomillesimi della spinta esercitata dal peso di un telefonino tenuto in mano), ma comunque esiste e soprattutto è inattesa secondo le leggi della fisica.

C’è un problema, come segnalano gli esperti linkati in coda a questo articolo: nell’esperimento condotto dai ricercatori NASA anche un esemplare di controllo che non doveva produrre spinta ha prodotto una spinta. L’esemplare di controllo, essendo privo delle modifiche fisiche interne progettate per generare spinta (fessure), non doveva funzionare: serviva per validare il metodo di sperimentazione. Se si provano due dispositivi, uno costruito per funzionare e l’altro costruito per non funzionare, e salta fuori che funzionano entrambi, c’è decisamente qualcosa che non va nell’impostazione dell’esperimento.

Con valori di forza così piccoli, è molto probabile insomma che il risultato sia in realtà un errore. Per esempio, il propulsore non è stato provato nel vuoto, ma in aria, per cui la piccolissima spinta potrebbe essere stata indotta da un flusso d’aria riscaldata dall’apparato.

Un altro problema segnalato dagli esperti è che l’esperimento attribuito dai media alla NASA nel suo complesso è stato svolto in realtà da un piccolo gruppo di ricercatori della NASA nel corso di soli otto giorni e riguarda soltanto alcune misurazioni, senza addentrarsi in valutazioni dei principi fisici, e un conference paper è tipicamente un semplice annuncio di risultati preliminari, senza la solidità e il rigore richiesti a una pubblicazione scientifica formale. L’ente spaziale, insomma, non ha affatto confermato o avallato massicciamente il funzionamento dell’EmDrive.

Prima di considerare confermata una rivoluzione scientifica del genere servono prove ripetute e schiaccianti, come sempre. Comunque sia, l’episodio dimostra che la comunità scientifica non è affatto chiusa e pronta a liquidare qualunque invenzione che sembra violare le leggi della fisica: se vengono portate prove sufficienti, anche concetti apparentemente bizzarri come una propulsione senza propellente vengono investigati. Per ora le prove non sono sufficienti, per cui si resta con i piedi per terra in attesa di altri esperimenti.

Fonti aggiuntive: Phil Plait, Mika McKinnon, Steven Novella, John Baez (anche qui), Marco Passarello, Greg Egan, Ars Technica.

Credete alle “scie chimiche”? Allora state accusando Alitalia. Vedete un po’ voi

Credete alle “scie chimiche”? Allora state accusando Alitalia. Vedete un po’ voi

Pochi giorni fa ho preso un volo Alitalia per andare ad Agrigento per il Festival della Scienza (bellissima esperienza, fra l’altro) e ho trovato nella rivista Ulisse della compagnia aerea (numero 357, agosto 2014) la pagina che trovate qui accanto. È firmata da Roberto Germano, direttore delle operazioni di volo di Alitalia, e spiega come si formano le scie dietro gli aerei.

Se credete alle teorie sulle “scie chimiche”, allora dovreste spiegare come mai Germano dice che invece le scie degli aerei sono semplicemente “condensazione del vapore acqueo”. Ve la sentite di accusare il direttore delle operazioni di volo di Alitalia di mentire e di coprire la cospirazione? Alitalia fa parte del megacomplotto?

O magari, dico solo magari, vi siete fatti fregare da una panzana fabbricata da paranoici e alimentata da incompetenti (come RedRonnie su Twitter poco fa) sulla quale lucrano venditori di paccottiglia come Envioshield, la pastiglia contro le “scie chimiche”? Fatevi questa domanda. Non chiedo di più.

Per qualunque ulteriore dettaglio o dubbio, date un’occhiata alle risposte degli esperti che ho raccolto presso Scie-chimiche.info.

Per chi non può leggere l’immagine della pagina di Ulisse, che è cliccabile per ingrandirla, eccone il testo.

LE CODE DEGLI AEREI

Come si formano le scie di vapore

Chissà quante volte vi sarete chiesti, guardando nel cielo le code che lasciano gli aeroplani, come si formano?

Per spiegarlo dobbiamo partire dall’atmosfera e dai motori. L’atmosfera è la massa gassosa che avvolge la Terra, con temperature diverse, poiché i raggi del sole causano un gradiente termico tra i Poli e l’Equatore. I fenomeni meteorologici che si manifestano sono generati da questi moti dell’aria e dalla presenza di vapore acqueo, proveniente dalla superficie degli oceani e dai cicli vitali degli esseri viventi.

Passiamo ora ai motori a reazione che sono composti da:

1. una presa d’aria che cattura e convoglia l’aria esterna;

2. un compressore dove l’aria aspirata raggiunge rapporti di compressione molto elevati;

3. una camera di combustione dove si provoca la combustione (circa 1.000°C) iniettando il kerosene nell’aria compressa;

4. la turbina che sfrutta l’energia dei gas (pressione e temperatura) per l’azionamento del compressore.

I gas che escono dalla turbina vengono poi avviati all’ugello di scarico, qui, subendo un’ulteriore espansione e uscendo a elevata velocità, formano il getto. Questo getto in uscita provoca la spinta in avanti che fa poi muovere gli aerei. È appunto questa massa d’aria calda a formare le “exhaust contrails”. Si tratta di scie che si generano dalla condensazione del vapore acqueo – contenuto nei gas di scarico – al contatto con un’atmosfera estremamente fredda e prossima alla saturazione. La condizione critica per il formarsi delle scie di condensazione è l’alta umidità e la bassa temperatura. Due fattori che troviamo generalmente sopra gli 8.000 metri.

Guardando il cielo, quindi, quando vediamo nello stesso momento un aereo con la scia visibile e un altro senza, lo dobbiamo alla diversa quota di altitudine oppure alle diverse condizioni dell’atmosfera nella quale si muovono.

No, l’anima non pesa 21 grammi

Antibufala mini su richiesta giuntami via Twitter: no, non è stato provato scientificamente che l’anima ha un peso di 21 grammi. È una leggenda metropolitana basata su un esperimento malfatto di oltre cent’anni fa. I dettagli sono su Lega Nerd.

Antibufala: assassino chiede a Siri come occultare il cadavere. Ma anche no

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “algon2008”.

Varie fonti di stampa (Daily Mail, Il Mattino, Leggo.it, Ticinonews.ch) hanno riportato la notizia che un uomo, il ventenne Pedro Bravo, nel 2012 in Florida avrebbe ucciso il coinquilino Christian Aguilar per gelosia e poi avrebbe chiesto a Siri, l’assistente vocale dell’iPhone, dove nascondere il cadavere del coinquilino. La perizia sul telefonino di Bravo avrebbe rivelato la schermata con la precisa richiesta d’informazioni (“I need to hide my roommate”) che lo avrebbe incastrato.

Ma in realtà le indagini dimostrano che la schermata è uno scherzo proveniente da Facebook e che oltretutto nel 2012 il presunto omicida aveva un iPhone 4, che non supportava Siri. Inoltre la vittima non era affatto un coinquilino.

Tutta la storia è insomma stata gonfiata dai media, ingolositi dalla particolarità dell’uso (apparente) di Siri come assistente per un delitto. Maggiori dettagli e link alle fonti originali sono qui su Gawker.

ANSA pubblica la bufala di Breaking Bad che continua

ANSA pubblica la bufala di Breaking Bad che continua

Questo articolo vi arriva grazie alla segnalazione di “jpaboytes” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

ATTENZIONE: l’immagine e i link presenti in questo articolo contengono spoiler per la serie televisiva “Breaking Bad”. Il testo, invece, non ne contiene.

Non ci si può fidare nemmeno dell’ANSA, dannazione. Come vedete nello screenshot qui accanto, l’ANSA ha abboccato in pieno alla bufala partorita dal sito satirico National Report e l’ha tradotta e ripubblicata come vera.

Secondo la bufala, il popolarissimo telefilm Breaking Bad verrà prolungato per una sesta stagione nonostante ci siano, nel finale della quinta stagione, degli… impedimenti narrativi che rendono davvero implausibile una continuazione della serie. Non dico quali per evitare spoiler.

Siti come il National Report possono sembrare stupidi o addirittura dannosi, perché il loro tono serio trae in inganno chi ha poco senso critico o non conosce gli argomenti trattati, ma in realtà hanno una funzione fondamentale: smascherano le testate non satiriche che lavorano male e copiano da qualunque fonte senza fare le dovute verifiche.

Antibufala: Bank of Fuel promette sconti carburante fino al 40%

Antibufala: Bank of Fuel promette sconti carburante fino al 40%

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “a.delmo*” e “rikioref*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ho ricevuto parecchie segnalazioni riguardanti una sedicente Bank of Fuel, pubblicizzata tramite volantini come quello qui accanto (per il quale ringrazio ftrani). Bank of Fuel promette “sconti fino al 40%” sui “rifornimenti di benzina verde, diesel, GPL e metano”.

Il meccanismo proposto sarebbe questo: il cliente pagherebbe anticipatamente per avere una “Carta Carburante” usabile “in tutti i distributori di carburante presenti sul territorio nazionale ad esclusione dei distributori indipendenti”. Per esempio, una carta da 99 euro gli permetterebbe di avere 140 euro di credito carburante. Fantastico.

C’è un piccolo problema: in Italia il prezzo dei carburanti è costituito in grandissima parte (circa il 60%) da tasse e accise, per cui non è materialmente possibile ottenere sconti come quelli promessi.

C’è un altro problemino: la “Carta Carburante” mostrata reca il logo di Mastercard, ma Mastercard ha smentito di avere rapporti commerciali o economici con Bank of Fuel. Anche IP Italia si è dichiarata estranea.

E chi sono questi di Bank of Fuel? Secondo il sito http://www.bankoffuel.it (creato il 7 luglio scorso) e le indagini svolte dalle fonti che elenco qui sotto, si tratta di una piccola Srl di Savona, la BOF Italia Srl, costituita il 29 maggio scorso, con un capitale di 10.000 euro, intestata a due soli soci, un’ottantenne che detiene il 93% e un’altra persona con lo stesso cognome che detiene il resto.

Pensare che una piccolissima azienda, oltretutto inattiva secondo la visura camerale, possa mettere in piedi un sistema del genere, ottenendo sconti fortissimi in un settore ipercontrollato come quello dei carburanti, è irrealistico, per usare un termine educato. E ci sono mille altri campanelli d’allarme, descritti nelle indagini qui sotto: il logo riciclato, la popolarità su Facebook gonfiata artificiosamente, il nome del sito sul volantino diverso da quello reale, eccetera.

A mio avviso, è prudente stare alla larga, ma se vi fidate degli sconosciuti abbastanza da mandare loro 99 euro o più, affari vostri. Basta che non veniate a piangere da me se poi nessuno accetta la “Carta Carburante” di Bank of Fuel (se mai vi arriva).

Lo schema più probabile, in casi come questi, è il “prendi i soldi dei primi polli e scappa”: i truffatori raccoglierebbero i pagamenti dei primi clienti che abboccano e poi si dileguerebbero senza onorare gli impegni presi, sfruttando il tempo che passa tra il pagamento da parte dei clienti e il momento in cui devono erogare il servizio. E quando l’illecito arriva finalmente in tribunale, chi vuoi che metta in carcere un ottantenne?

Consiglio pratico, valido per tutte le occasioni presenti e future: se un’offerta vi sembra troppo bella per essere vera, solitamente è perché non è vera. Anche su Internet.

Fonti aggiuntive: Il Tirreno, Bufale.net, Paoblog, Triesteprima, Giornalettismo, David Puente, Bufale un tanto al chilo, Ternioggi.

Aggiornamento (2014/09/10): Andrea Barisone mi segnala che gli intestatari di Bank of Fuel Italia sono ora iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Savona per contraffazione di marchio (hanno usato quello di MasterCard senza autorizzazione). Il sito è stato inoltre chiuso dietro ordine delle autorità giudiziarie di Savona. Secondo Il Secolo XIX, avrebbero abboccato all’offerta circa mille persone.

Antibufala: aerei commerciali scomparsi da Tripoli per “un nuovo 11 settembre”

Antibufala: aerei commerciali scomparsi da Tripoli per “un nuovo 11 settembre”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Si avvicina l’anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 e puntualmente arrivano gli articoli che speculano sulle paure evocate da quella tragedia. Il Tempo ha pubblicato la notizia secondo la quale dall’aeroporto di Tripoli mancherebbero “ben undici… aerei commerciali.” Sarebbero “sicuramente spariti da un mese. La notizia, però, è stata data solamente ora. I velivoli sono stati presi in consegna da un gruppo terrorista che si chiama “Alba libica” che era riuscito a prendere il controllo dell’aeroporto di Tripoli.” Notate il “sicuramente”, che non lascia spazio a dubbi.

In conseguenza di queste sparizioni, dice Il Tempo, “Gli Usa temono un nuovo 11 settembre”.

La notizia sensazionale proverrebbe, secondo quanto scrive Leonardo Rossi de Il Tempo, da “fonti ufficiali degli Stati Uniti d’America”. Non è una fonte un po’ troppo vaga, per una notizia del genere? Come mai non c’è un nome, una qualifica, una data, un dettaglio qualunque che elevi queste “fonti” a un livello meno gossip di un “mio cugggino”? Se sono rappresentanti ufficiali delle autorità statunitensi, non ci dovrebbe essere bisogno di nascondere le loro identità.

Sempre secondo Il Tempo, ci sarebbe anche una seconda fonte per la notizia: un “esperto militare marocchino, Abderrahmane Mekkaoui”, che ne avrebbe parlato “con Al Jazeera”. Ma è vero? Se si cerca “Abderrahmane Mekkaoui” sul sito di Al Jazeera non viene fuori nulla. Strano.

In realtà, facendo un po’ di ricerche negli altri articoli dei media generalisti che parlano degli aerei scomparsi, emerge che tutti, compreso Il Tempo, attingono i dettagli (compreso quelli dell’esperto militare e delle fonti ufficiali americane) in ultima analisi da un’unica fonte: il sito americano Washington Free Beacon, che però non documenta le proprie fonti. Il Free Beacon dice che l’esperto marocchino ha parlato ad Al Jazeera il 21 agosto scorso, ma non linka le dichiarazioni originali dell’esperto presso Al Jazeera.

Il Free Beacon viene citato come fonte dal Daily Mail, dall’Huffington Post (che però è dubitativo e scrive “reportedly”, ossia “si dice che” a proposito della sparizione degli aerei), dal Mirror (anche lui dubitativo: “The commercial airliners are thought to have gone missing”, ossia “si pensa che gli aerei di linea commerciali manchino all’appello”), da Fox News, dal Washington Times, da USA Today. Ma nessuna di queste testate ha una seconda fonte di supporto. Alcune citano anche le fonti ufficiali americane, come fa Il Tempo, ma lo fanno per dire che non confermano la notizia.

Ci sarebbe poi da chiedersi come mai farebbero dei terroristi a usare questi aerei ipoteticamente rubati. Chi li preparerebbe per il volo? Chi li rifornirebbe di carburante? Come decollerebbero da un aeroporto semidistrutto e costellato di aerei devastati? Chi li piloterebbe? I dirottatori dell’11/9 furono furbi e lasciarono fare ai piloti di linea la parte difficile del volo, cioè il decollo: dove troverebbero un pilota qualificato?

Inoltre, come farebbero questi aerei a non farsi notare dai radar dei paesi confinanti? Come farebbero mai a minacciare gli Stati Uniti? Dovrebbero attraversare un oceano e poi soprattutto passare le difese radar perimetrali degli USA. Se un aereo si avvicina agli Stati Uniti senza aver comunicato un piano di volo alle autorità USA, non passerà indisturbato. Infatti gli esperti di The Aviationist e NYCAviation fanno a pezzi meticolosamente la notizia degli undici aerei mancanti.

In altre parole, la notizia di un nuovo 11 settembre è implausibile e campata per aria sia dal punto di vista giornalistico (una sola, traballante fonte) e tecnico (attentati ben poco praticabili). Ciliegina sulla torta, il sito antibufala Snopes.com fa risalire tutta la storia a dei blogger nordafricani che hanno diffuso una diceria, trasformata poi in fatto assodato dai media affamati di notizie con le quali angosciare i lettori.

In queste condizioni, il giornalismo serio dovrebbe evitare di trasformare un “si dice” in un “sicuramente” come ha fatto Il Tempo. Soprattutto su notizie che possono causare allarme come questa.

Jack lo Squartatore identificato dal DNA? Andiamoci cauti e giochiamo al Bingo della Bufala

Jack lo Squartatore identificato dal DNA? Andiamoci cauti e giochiamo al Bingo della Bufala

Birra virtuale gratis a chi coglie la citazione.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “nemo23*” e “luciano.pell*”.

Sta circolando l’annuncio dell’identificazione di Jack lo Squartatore grazie al DNA recuperato da uno scialle che si dice sia stato trovato accanto a una delle sue vittime, ma nonostante i toni dell’annuncio siano quelli della certezza scientifica, qui di scientifico per ora c’è abbastanza poco.

Anzi, la notizia (pubblicata da ANSA, International Business Times, Ticinonews, Time e molte altre testate) può essere una occasione per giocare al Bingo della Bufala Pseudoscientifica: quali ingredienti tipici delle bufale trovate in questa notizia? Quali paralleli trovate, per esempio, con la vicenda di Roberto Giacobbo e il cucciolo di drago in formalina?

Non dico che sia sicuramente una bufala, ma di certo ne ha le caratteristiche tipiche: tanto per cominciare, la notizia proviene dal Daily Mail, che l’ha data in “esclusiva mondiale”.