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Il Master Plan 3 di Tesla fra delusioni e novità seminascoste, stasera alle 19 su YouTube

Il Master Plan 3 di Tesla fra delusioni e novità seminascoste, stasera alle 19 su YouTube

Ultimo aggiornamento: 2023/03/06 12:55.

Questa sera alle 19 ora italiana sarò ospite di Tesla Owners Italia, su YouTube, per due chiacchiere in libertà con Carlo Bellati, Luca Del Bo e Daniele Invernizzi sulla recente presentazione del cosiddetto Master Plan 3 di Tesla nel corso dell’Investor Day, che ha deluso chi si aspettava grandi annunci ma contiene dati molto interessanti, alcune novità intriganti e soprattutto una parola che è raro sentire di questi tempi: speranza. Se vi interessa, le slide della presentazione sono qui; l’embed di stasera è qui sotto.

Questa, invece, è la lunga registrazione della presentazione di Tesla, già posizionata sul momento di inizio, saltando l’ormai immancabile ritardo.

Aptera, l’elettrica iperefficiente solare, verrà fabbricata in Italia. A Modena

Aptera, l’elettrica iperefficiente solare, verrà fabbricata in Italia. A Modena

Ho già
accennato
in passato al progetto Aptera, un veicolo
elettrico a due posti (più ampio bagagliaio) capace di fare fino a 1600 km con
una singola carica e così efficiente (16 km/kWh o 6,25 kWh/100 km, il triplo
di un’auto elettrica normale) da rendere praticabile la ricarica tramite
pannelli fotovoltaici integrati nella carrozzeria ultra-aerodinamica (Cd/Cx
0,13), che danno fino a 65 km di autonomia gratuita al giorno semplicemente
parcheggiandola al sole. Il modello base dovrebbe costare intorno ai 26.000
dollari. Il suo unico neo, perlomeno per le strade europee, è la larghezza
(ben 2,23 metri).

Ora scopro, grazie al video che potete vedere qui sotto, che
verrà assemblata in Italia, e specificamente a Modena. Sì, perché nel
video, a 1:30, parla Thomas Vecchi, chief sales director di CPC, e
spiega che Aptera ha uno stabilimento italiano e i prototipi sono già in giro.
Non vedo l’ora di provare un’Aptera.

Questa è la direzione nella quale dovrebbe muoversi, secondo me,
l’industria automobilistica: non verso i gigantismi di oggi (anche fra le auto
elettriche), ma verso efficienze sempre maggiori. Perché con le materie prime
e i consumi energetici di un’auto tradizionale si possono fabbricare e
alimentare tre Aptera o simili, riducendo enormemente il problema della
penuria di queste risorse; perché l’iperefficienza riduce drasticamente il
problema dei tempi di ricarica e della necessità attuale di avere un posto
auto elettrificato; e anche perché un veicolo più leggero ha meno massa da
frenare ed è un pericolo minore per gli altri utenti della strada.

Di recente ho fatto una conferenza sulla mobilità sostenibile per i ragazzi e
le ragazze delle scuole medie qui in Canton Ticino, e il loro
wow quando ho mostrato l’Aptera è un buon segno.

Ora se solo riesco a convincere Aptera a fare una versione con le ruote
anteriori che si avvicinano alla carrozzeria a bassa velocità, per ridurre gli
ingombri in parcheggio…

Aggiornamento: Dai commenti mi arriva la segnalazione che l’idea delle
ruote rientranti è già stata implementata sulla biposto
City Transformer, che passa da
una larghezza di un metro a 1,40 quando è in movimento. La foto
qui sotto spiega molto eloquentemente l’assurdità della situazione attuale, con
automobili monumentali sulle quali troppo spesso c’è una sola persona.

Antibufala: Il Sole 24 Ore, La Provincia di Como, HWupgrade e lo “stop ai veicoli elettrici” in Svizzera (spoiler: non c’è nessuno stop)

Antibufala: Il Sole 24 Ore, La Provincia di Como, HWupgrade e lo “stop ai veicoli elettrici” in Svizzera (spoiler: non c’è nessuno stop)

Pubblicazione iniziale: 2022/11/29 13:33. Ultimo aggiornamento: 2022/12/13 9:10.

La Provincia di Como ha pubblicato il 28 novembre un
articolo
(copia permanente) a firma di Marco
Palumbo che titola
“Svizzera, stop ai veicoli elettrici e in autostrada si va a 100
all’ora”
. Il titolo fa sembrare che sia una descrizione della situazione attuale o
prossima ventura (il sottotitolo parla di
“misure in vigore dal 12 dicembre”), e ovviamente gli ottusangoli che
odiano le auto elettriche ne gongolano pateticamente (sulla scia per esempio
di
Francesca Totolo).

Un
articolo su HWupgrade
(copia permanente) segue la stessa
falsariga, usando il titolo “Clamoroso dietrofront della Svizzera: auto elettriche vietate, limite a 100 km/h e riscaldamento a 18 gradi” per un articolo a firma di Massimiliano Zocchi. 

L’8 dicembre Il Sole 24 Ore ha titolato “Auto elettriche: la Svizzera vicina al divieto di circolazione. Svezia stop agli incentivi”, a firma di Giulia Paganoni (copia permanente).

Ma tutti questi titoli sono falsi e ingannevoli. Abito in Svizzera (vicino a Lugano) e ho
un’auto elettrica. Posso dire, con la certezza dell’esperienza diretta sul
posto, che non c’è nessuna restrizione alla circolazione delle automobili
elettriche.

L’articolo de La Provincia spiega che l’idea di limitare l’uso dei veicoli elettrici per
gestire la penuria energetica è solamente un’ipotesi. Cito infatti
dall’articolo in questione:

[…] l’esecutivo federale ha persino paventato l’ipotesi di introdurre «il
divieto di circolazione delle auto elettriche, in caso di penuria
energetica»

Il presunto “divieto” non è in vigore oggi e non è previsto che entri automaticamente in
vigore dal 12 dicembre.
 

La frase virgolettata da Marco Palumbo sembra essere
tratta da
questo documento PDF
del Consiglio Federale, che è un documento consultivo, non dispositivo:
è una sorta di FAQ sulle misure per contrastare la penuria di energia
elettrica.

Fra le tante misure in consultazione, si propone di limitare a 100 km/h
la velocità sulle strade nazionali (attualmente il limite autostradale è 120
km/h) perché
“chi viaggia sotto i 100 km/h dovrà ricaricare di meno le batterie,
riducendo così il consumo di elettricità.”

Quindi nessuno “stop”, ma semmai una eventuale limitazione dei consumi.

Il documento propone anche un divieto di uso delle auto elettriche, ma
solamente “[i]n caso di penuria persistente (fase 3)”. In tal caso
“si può limitare l’uso privato delle auto elettriche al minimo
indispensabile. Rimarrà lecito l’uso per spostamenti assolutamente necessari
come la spesa, le visite mediche e l’esercizio della propria
professione.”

Quindi anche nel caso peggiore, non si tratterebbe di uno stop assoluto. 

Inoltre
la condizione di “penuria persistente” citata dal documento è una
situazione assolutamente eccezionale
. Chi volesse approfondire la questione invece di fermarsi a un titolo sensazionalistico può leggere queste fonti:
Energia – situazione attuale
(Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese);
Provvedimenti in caso di penuria di elettricità
(Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca);
Energia: in consultazione le misure per far fronte a un’eventuale penuria
di elettricità

(Consiglio Federale);
Ticinonews;
La Regione;
TVsvizzera.it.

2022/12/13 9:10. Sulla questione è intervenuto oggi il Corriere del Ticino con un editoriale di Paride Pelli che nota che “Se non si tratta di fake news, poco ci manca”.

Tesla apre la rete di ricarica rapida alle altre marche anche in Italia

Tesla apre la rete di ricarica rapida alle altre marche anche in Italia

Da pochi giorni alcuni dei punti di ricarica rapida di Tesla, i cosiddetti
Supercharger, accettano anche veicoli elettrici di altre marche anche
in Italia. Questo è un grande bonus per tutti gli utenti di auto elettriche,
che potranno così approfittare anche della vasta rete di ricarica rapida
dell’azienda, con oltre 35.000 stalli in tutto il mondo che offrono potenze
fino a 250 kW e sono situati presso alberghi e ristoranti ideali per una pausa
di viaggio.

Fino a novembre 2021, solo i veicoli Tesla potevano caricare presso le
colonnine rapide di Tesla. Poi l’azienda ha iniziato ad abilitare alcune
colonnine in Olanda nell’ambito di un progetto pilota (come ho raccontato su
Fuori di Tesla: News). A giugno 2022 sono state abilitate altre colonnine rapide di Tesla in
Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svizzera (FdTN). Attualmente il progetto pilota è operativo anche in Francia, Norvegia,
Regno Unito, Spagna, Svezia, Belgio, Austria, Islanda e Italia, secondo
l’aggiornamento della
pagina informativa di Tesla.

In Italia, i Supercharger abilitati alla carica di veicoli non-Tesla sono
quelli indicati su questa mappa, ottenibile visitando
https://www.tesla.com/it_IT/findus e disattivando tutte le opzioni tranne
Supercharger disponibili per i veicoli non Tesla:

La mappa è consultabile anche nell’app di Tesla entrando nel proprio account e selezionando Carica il veicolo non Tesla, ma in questo caso mostra soltanto i Supercharger abilitati nelle vicinanze dell’utente.

Questa è invece la mappa di tutti i punti di ricarica rapida di Tesla in
Italia (abilitati e non abilitati alla carica di veicoli di altre marche):

Per usare le colonnine abilitate con un’auto diversa da una Tesla, è
necessario che l’auto abbia un connettore CCS Combo per la ricarica rapida (ce
l’hanno quasi tutti i modelli recenti) e che l’utente sia residente in uno dei
paesi inclusi nel progetto pilota e abbia installato sul proprio smartphone
l’app di Tesla, abbinandola a una carta di credito e creando un account.

Fatto questo, l’utente può recarsi a uno dei Supercharger abilitati, collegare
l’auto allo stallo, selezionare lo stallo nell’app e avviare la carica. Gli
utenti di auto Tesla non hanno bisogno di usare l’app: semplicemente collegano
l’auto allo stallo e la carica si avvia automaticamente. I prezzi sono
indicati nell’app e variano a seconda del sito e dell’orario.

L’apertura della rete di ricarica Tesla a tutte le marche potrebbe eliminare
alcune delle riluttanze attualmente esistenti verso le installazioni dei
Supercharger, per esempio presso le aree di servizio delle autostrade
italiane. Finora si poteva obiettare che installare un Supercharger favoriva
solo le auto elettriche di Tesla: ora comincia a non essere più
così. Inoltre l’uso a pagamento da parte di utenti di altre marche (a tariffe maggiori rispetto agli utenti Tesla) porterebbe a Tesla maggiori ricavi, investibili in una ulteriore espansione della rete di ricarica.

Per contro, questa apertura toglie ai proprietari di auto Tesla il
vantaggio di disporre di una rete di ricarica esclusiva e garantita: ora gli
stalli saranno maggiormente contesi.

Il progetto pilota procede con una certa cautela anche perché sono emersi
alcuni problemi strettamente pratici: per esempio, gli utenti delle auto non-Tesla che hanno la presa di
ricarica situata lungo la fiancata anziché verso il muso o la coda si sono
accorti che i cavi di alcuni Supercharger sono troppo corti per raggiungere la
loro presa, e quindi si trovano a parcheggiare di traverso, occupando più
stalli, per poter caricare.

Questo problema si presenta presso i Supercharger che hanno le colonnine
disposte di traverso, in fondo allo stallo, mentre quelli che hanno le colonnine disposte di taglio,
come divisori dei vari stalli, non comportano alcun ostacolo per chi ha la
presa sulla fiancata.

Tuttavia un’auto che ha la presa sulla fiancata
sinistra, come per esempio la Audi e-tron mostrata qui sotto, si trova
a usare la colonnina che invece verrebbe usata da una Tesla parcheggiata nello
stallo alla sua sinistra. Lo stallo a sinistra di quello occupato è quindi inutilizzabile per una
Tesla (ma è accessibile per un’altra Audi).

Nessun problema, insomma, se le auto in ricarica presso questi Supercharger “di
taglio” sono tutte Tesla o tutte non-Tesla, ma se si mescolano si perde
l’accessibilità di qualche stallo.

Serve troppa energia per le auto elettriche? Ecco come dimezzarla, con auto da oltre 1000 km di autonomia che consumano la metà delle attuali

Serve troppa energia per le auto elettriche? Ecco come dimezzarla, con auto da oltre 1000 km di autonomia che consumano la metà delle attuali

Ultimo aggiornamento: 2022/11/06 11:10.

Una delle critiche più frequenti alla mobilità elettrica è che non ci sia
energia elettrica sufficiente per caricare milioni di automobili. Le
analisi degli esperti
dicono che non è così, perché la percorrenza media giornaliera è ben sotto i
40 chilometri e quindi i kWh necessari ogni giorno sono una manciata
abbastanza facile da gestire con una carica lenta diurna o notturna; gli
ammodernamenti progressivi della rete elettrica che verranno fatti nei decenni
che ci vorranno per rimpiazzare tutte le auto a carburante saranno all’altezza
della situazione, a detta degli addetti ai lavori, se ci si rimbocca le
maniche invece di proclamare che ogni cambiamento è impossibile.

Ma in momenti come questo, in cui la generazione di energia elettrica è
azzoppata dalla scarsità d’acqua (necessaria per raffreddare le centrali
elettriche nucleari, a combustibili fossili e idroelettriche) e la Russia
minaccia di tagliare le forniture di gas per bullismo geopolitico, è
comprensibile che ci si preoccupi che la transizione alla mobilità elettrica
sia un passo troppo difficile da fare.

Quello che spesso non si considera in questa preoccupazione, però, è che
invece di costruire nuove centrali per caricare le automobili elettriche si
possono ridurre i consumi di queste auto. E si possono ridurre
tantissimo.

Ridurre i consumi dei veicoli elettrici significa che il loro fabbisogno
energetico diventa minore, che è già una buona cosa, ma significa anche che i
loro costi operativi diminuiscono, rendendo le auto elettriche ancora più
convenienti rispetto ai veicoli a carburante (già ora caricare un’elettrica
costa un quarto di quello che costa fare gli stessi chilometri con un’auto
tradizionale; immaginate quanto diventa attraente e conveniente un’auto che
costa sei-otto volte meno da rifornire).

Non solo: auto che consumano meno si ricaricano più in fretta, riducendo le
attese alla colonnina, e hanno bisogno di batterie più piccole a parità di
autonomia, per cui riducono anche il fabbisogno di materiali e l’impatto
ambientale (oppure rendono possibili grandissime autonomie usando le
batterie attuali). C’è insomma una sorta di effetto valanga positivo.

Il 90% di risparmio al chilometro, 1200 km di autonomia elettrica e la
possibilità di caricare semplicemente parcheggiando l’auto al sole vi
interessano? Sono risultati già fattibili adesso, con la tecnologia attuale, a
patto di ripensare a fondo il concetto di automobile e di allontanarsi
dalla mania attuale di costruire veicoli inutilmente enormi che hanno
l’aerodinamica di una lavastoviglie. Non va dimenticato, infatti, che a
velocità autostradali gran parte dell’energia viene consumata per fendere
l’aria. Pretendere di farlo con le forme ipertrofiche e squadrate che vanno
così tanto di moda adesso è una follia.

Vi propongo una rassegna di alcuni esempi di quello che si sta facendo nella
ricerca e che si fa concretamente, con veicoli che si possono acquistare già
adesso. Le tecniche usate per ottenere questi risultati non sono fantascienza:
sono, fondamentalmente, ottimizzazioni dei motori e dei materiali, riduzione
dei pesi e forme aerodinamiche più efficienti. Nulla che non si possa
fabbricare su vasta scala, insomma.

Mercedes Vision EQXX

Una casa automobilistica estremamente tradizionale come Mercedes ha realizzato
un prototipo di auto puramente elettrica che fa 1200 km con una carica e
consuma 8,7 kWh/100 km (11,25 km/kWh). Per fare un confronto, un’auto
elettrica attuale consuma oltre il doppio. La mia Tesla Model S, per
esempio,  a velocità autostradali consuma 18-20 kWh/100 km, ossia fa da 5
a 6 km con un kWh. Questa Mercedes fa più del doppio della strada con gli
stessi kWh.

L’auto, una berlina a quattro posti lunga 4,97 metri, ottiene questo risultato
usando varie soluzioni. Ha un motore singolo invece dei due montati su molte
auto elettriche attuali, e questo aiuta a ridurre il peso (che è di 1700 kg,
di cui 488 kg sono costituiti dalla batteria da 100 kWh, che è a
raffreddamento passivo per ridurne la massa ed evitare il consumo energetico
di pompe e ventole); ha un impianto di climatizzazione ultraleggero e
alimentato dal pannello fotovoltaico sul tetto, in modo da non incidere sulla
batteria primaria; monta pneumatici a bassa resistenza al rotolamento e cerchi
lenticolari per ridurre la turbolenza prodotta dal passaruota; e ha
un’aerodinamica efficientissima (Cd 0,17), alla quale contribuisce uno spoiler
posteriore retrattile, che cambia la forma del retro dell’auto allungandola
quando è in movimento, in modo da farle assumere una sagoma più vicina a quella ideale. Su Ars Technica trovate una dettagliata recensione con altre informazioni tecniche.

Sorprendentemente, quest’auto non usa telecamere al posto degli specchietti
retrovisori esterni, come fanno altre auto (Audi Etron, per esempio) per
ridurre la resistenza aerodinamica. Secondo Mercedes, infatti, il consumo di
energia delle telecamere e soprattutto degli schermi interni che mostrano le
immagini delle telecamere laterali
vanifica
buona parte del loro beneficio aerodinamico; Mercedes ha scelto quindi di installare specchietti tradizionali ma meno grandi di quelli comunemente usati oggi. Anche il grande schermo del
cruscotto si accende
solo quando serve, sempre per ridurre i consumi.

La EQXX ha fatto vari viaggi dimostrativi su strade normali: per esempio, è
andata con una singola carica da Stoccarda a Cassis (in Francia, 1008 km). Con
un’altra singola carica ha anche
viaggiato
da Stoccarda a Silverstone, percorrendo 1202 km in 14 ore e 30 minuti (media
di 83 km/h), ed è avanzata carica per una decina di giri in pista a 140 km/h.

Intendiamoci: questo è un veicolo sperimentale che probabilmente non
verrà mai realizzato in serie e se lo fosse avrebbe un prezzo di listino
astronomico. Ma è una dimostrazione concreta, tangibile, di quello che si può
fare. Una volta dimostrata la loro fattibilità, le innovazioni tendono a
essere introdotte anche sui veicoli di massa. Airbag, ABS, barre
anti-intrusione, accensione elettronica, per esempio, sono tutte tecnologie
nate in fascia alta e poi portate nelle auto normali.

Lightyear 0

Questa auto elettrica iperefficiente a 5 posti, da oltre 1000 km di autonomia,
è invece acquistabile, anche se il prezzo è da capogiro: 250.000 dollari
(parte dell’importo serve a finanziare lo sviluppo del modello successivo, che
sarà a basso costo; questo è un veicolo a tiratura limitata di circa mille
esemplari).

Ruote posteriori carenate, forma a goccia, quattro motori integrati nelle
ruote (quindi niente peso e inefficienza del differenziale), telecamere al
posto degli specchietti e cerchi lenticolari contribuiscono a portare
quest’auto a 7,8 kWh/100 km o 12,8 km/kWh, ossia a consumi ancora inferiori a
quelli della Mercedes EQXX.

Inoltre la Lightyear 0 si
caratterizza per una superficie enorme di pannelli fotovoltaici, che caricano
la batteria relativamente piccola (60 kWh, ricaricabile dal 10 all’80% in
mezz’ora) anche mentre l’auto è in movimento. Normalmente i pannelli
installati sulle auto sono una perdita di tempo, perché non generano energia
in quantità significative per la propulsione, ma quest’auto è iperefficiente,
appunto, per cui quel poco di energia che i pannelli producono viene sfruttata
due volte meglio del normale, e in più la superficie dei pannelli è ben più
grande della norma (5 metri quadrati): una buona giornata di sole consente di
caricare (gratis) da 5 a 6 kWh, ossia una settantina di chilometri di
autonomia, che è più della percorrenza media giornaliera. Il che significa che
se viene parcheggiata all’aperto, è raro che debba mai caricare alla
colonnina. Addio problemi di chi non ha un posto auto da dotare di presa di
ricarica e di mancanza di colonnine. Si va in ufficio, si parcheggia l’auto
all’aperto e la si lascia lì a caricare, gratis e senza bisogno di prese o
colonnine o altro.

L’auto è lunga cinque metri e larga 1,9, e la sua forma allungata le
conferisce un Cd di 0,19. I pesi vengono ridotti usando una carrozzeria in
fibra di carbonio, che la portano a 1575 kg. Nel video qui sotto si vede un
modello di preproduzione.

Le specifiche tecniche del modello che verrà messo in vendita sono le seguenti: batteria da 60 kWh, 5 mq di pannelli fotovoltaici che generano fino a 1,05 kW, 10,5 kWh/100 km, 70 km di autonomia ricaricati per giorno di esposizione al sole (10 km per ogni ora di esposizione), Cd inferiore a 0,19, 1575 kd di peso. 640 litri di bagagliaio, carica rapida 520 km/h, carica domestica 32 km/h. La produzione dovrebbe iniziare in Finlandia entro fine 2022. L’auto è già prenotabile e configurabile online; ne verranno prodotti 946 esemplari al prezzo di vendita di 250.000 euro ciascuno.

Aptera

Quando scrivo “ripensare a fondo il concetto di automobile”, però, ho
in mente ben più di una forma a berlina molto aerodinamica. Ho in mente forme
e soluzioni come quelle di Aptera:
carrozzeria veramente a goccia (Cd 0,13), tre ruote per ridurre di un quarto
la resistenza al rotolamento, pannelli fotovoltaici per ricaricare anche in
movimento, pesi ridottissimi (da 900 a 1100 kg), due motori integrati nelle
ruote (tre nella versione top).

Risultato: fino a 1600 km di autonomia nella versione con batteria da
100 kWh, vale a dire 16 km/kWh
o 6,25 kWh/100 km. Il triplo dell’efficienza di un’auto elettrica
normale (che, non va dimenticato, è già enormemente più efficiente di qualunque auto a carburante). Ci sono inoltre fino a 65 km di autonomia gratuita ogni giorno grazie
ai pannelli fotovoltaici che generano fino a 700 watt, per cui in molti casi
non è mai necessario attaccarla alla rete elettrica per caricarla.
Quindi non grava sulla rete elettrica e nemmeno sul portafogli.

Il prezzo è già più abbordabile rispetto ai casi precedenti: si parte da
26.000 dollari per la versione base e si arriva a 50.700 per la versione a
massima autonomia. Il veicolo è a due posti, più un bagagliaio usabile ma non
eccessivo. Le dimensioni sono ragguardevoli: 4,3 metri di lunghezza e ben 2,23
metri di larghezza.

Questi veicoli danno un’idea di quanto margine di miglioramento ci sia
nell’efficienza dei veicoli senza per questo mortificarne le prestazioni e la
fruibilità. E c’è ancora altro margine nelle batterie, con alleggerimenti,
composizioni chimiche più efficienti e ottimizzazioni. 

Ovviamente, l’auto che inquina di meno e consuma meno energia in assoluto è
comunque quella che non si compra e non si usa, per cui l’efficienza non deve
essere una scusa per usare l’auto più di quanto sia realmente necessario o per
continuare a soffocare le città con automobili che sono sì pulite ma rimangono
assurdamente ingombranti (tutti questi esemplari sfiorano o superano i quattro
metri e mezzo); ma la sfida tecnica di fornire energia per la mobilità
elettrica di massa sembra meno drammatica di quello che molti pensano.

Se vi state chiedendo perché questi miglioramenti di efficienza (per esempio quelli aerodinamici, relativamente semplici) non vengono applicati alle auto tradizionali, la risposta è che su un veicolo a carburante non si percepiscono tanto quanto su un’auto elettrica, e quindi c’è poca richiesta: lo si nota da quanti preferiscono correre in autostrada con SUV e simili che hanno un’aerodinamica demenziale, tanto basta mettere un po’ di benzina in più e pagare un po’ di più. Il risultato è che è rarissimo vedere qualcuno che compra un’auto perché consuma poco. Su un’elettrica, invece, l’efficienza maggiore può fare la differenza fra fermarsi mezz’ora o un’ora a caricare oppure arrivare direttamente a destinazione.

 

Ho rimosso i riferimenti alla Sono Sion presenti nella stesura iniziale di questo articolo perché erano dovuti a un mio errore di conversione dei valori di efficienza. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
altri metodi.

Auto elettriche, prime soluzioni concrete per chi non ha un posto auto elettrificato

Auto elettriche, prime soluzioni concrete per chi non ha un posto auto elettrificato

Ultimo aggiornamento: 2022/10/21 13:00.

Una delle critiche più sensate e ragionevoli all’adozione delle auto
elettriche è la difficoltà di caricare per chi non ha un posto auto dotato
almeno di una comune presa elettrica. Chi parcheggia l’auto per strada non ha
nessuna certezza di poter caricare, perché le colonnine sono poche e magari
lontane o già occupate (spesso da auto a pistoni), e non può permettersi di
portare l’auto a una colonnina rapida per un’oretta per caricarla (e
oltretutto le colonnine rapide sono anche le più costose).

Servono chiaramente delle soluzioni, e Jack Scarlett del canale YouTube
Fully Charged le presenta con cognizione di causa, perché lui è uno di
quelli che ha l’auto elettrica ma non ha un garage o un posto auto personale
dotato di presa o colonnina. Ma allora come fa?

Scarlett (che guida una Polestar) usa varie soluzioni, tutte a carica
relativamente lenta, perché tanto la sua auto, come tante, resta ferma gran
parte del tempo, e ne illustra anche altre:

  • mini-colonnine lente installate dentro i lampioni, per cui i parcheggi
    elettrificati diventano numerosissimi (ChargeLight, Ubitricity);
  • prese annegate nei marciapiedi, che
    vengono attivate usando un connettore apposito (Trojan Energy), oppure emergono solo quando servono (Urban Electric);
  • gli “AirBnB elettrici”, ossia punti di ricarica privati che vengono messi a
    disposizione di altri utenti dietro pagamento tramite app (Co-charger);
  • furgoni elettrici dotati di grande batteria a bordo, che portano la ricarica
    ovunque sia l’auto e possono intervenire senza richiedere la presenza del
    proprietario, con i permessi opportuni (ChargeFairy);
  • e una soluzione semplice e pratica per chi può parcheggiare sulla strada,
    davanti a casa, ma per ovvie ragioni di sicurezza pedonale non può tirare un
    cavo che attraversi il marciapiedi: una canalina a raso, apribile e
    richiudibile, nella quale far passare il cavo di ricarica sotto il
    piano calpestabile, che rimane così perfettamente liscio e privo di ostacoli
    (Green Mole, Kerbo Charge) oppure un
    braccio rigido che porta il cavo a scendere verticalmente sopra l’auto senza
    ingombri per i pedoni (ChargeBridge).

Tutto questo succede non in qualche avveniristica comunità giapponese o
californiana, ma nella relativamente soporifera Europa e specificamente a
Londra. E non chissà quando, ma adesso. C’è chi non sa fare altro che
lagnarsi e dire che è tutto impossibile, e c’è chi invece scorge occasioni per
creare nuovi servizi.

2022/10/21 13:00. Con buona pace di quelli che dicono che tutto è impossibile,
da Pescara mi arriva questa foto di un lampione con ricarica incorporata:

Antibufala mini: “Acquista un Suv elettrico da 80.000 euro e scopre che per ricaricarlo in garage servono più di 4 giorni” (bufala)

Antibufala mini: “Acquista un Suv elettrico da 80.000 euro e scopre che per ricaricarlo in garage servono più di 4 giorni” (bufala)

Ultimo aggiornamento: 2022/10/04 17:20.

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni a proposito di un articolo pubblicato
da Il Gazzettino, Leggo e Il Messaggero e firmato da
Angela Casano (copia permanente;
copia permanente;
copia permanente). L’articolo titola
“Acquista un Suv elettrico da 80.000 euro e scopre che per ricaricarlo in
garage servono più di 4 giorni”,

ma è falso e ingannevole: non è affatto vero che normalmente serve così tanto
tempo e non viene precisato che l’auto ha una batteria grande il triplo di
quelle normali.

La giornalista non ha incluso nel suo articolo il link al video che descrive
(un’omissione frequentissima nel giornalismo online), rendendo impossibile al
lettore qualunque approfondimento, ma grazie a
@Ruggio81, che ha trovato il
video in questione,
si può capire come stanno realmente le cose.

Il video citato e descritto da Angela Casano non mostra alcuna scoperta
improvvisa da parte di un utente particolarmente sprovveduto (come suggerisce
il titolo) ma presenta semplicemente un esperimento consapevole,
pubblicato oltretutto su un canale YouTube dedicato alle auto elettriche e
quindi competente in materia.

L’esperimento è stato fatto per dare risposta a una semplice curiosità: quella
di vedere quanto ci vorrebbe a caricare un
veicolo elefantiaco
(oltre 4 tonnellate), che ha una batteria enorme (da ben
212 kWh, il triplo di un’auto elettrica normale), se si volesse usare una comune
presa domestica statunitense (a 110 V) e un caricatore mobile invece di una
presa domestica apposita o di una wallbox. Tutto qui.

È grave e fuorviante che l’articolo di Angela Casano non dica che
l’auto in questione ha una batteria tre volte più grande di quelle normali,
triplicando quindi i tempi di carica
. Questo rischia di far pensare al lettore che persino
“uno dei Suv con più alte prestazioni sul mercato” richieda tempi
biblici per la ricarica quando non è affatto così. Infatti anche nelle
condizioni atipiche usate per l’esperimento, un’auto elettrica
normale (con una batteria da 60-70 kWh) si caricherebbe in un giorno.

È inoltre falso scrivere che
“per ricaricarlo in garage servono più di 4 giorni”, perché collegando
questo veicolo a una normale presa di ricarica per auto elettriche serve un
giorno solo, non quattro.
Questo viene detto e mostrato esplicitamente nella seconda parte del video
stesso.

Questa è la trascrizione di quello che viene detto nel video:

“The new GMC Hummer EV truck is the quickest charging vehicle on the market
right now. But what if you’re not at a fast charger and just at home? How
fast does it charge? Just plugged it at my house, 120 volts, using the
Hummer cable. Level 1 charging, 120 volts, using the Hummer cable. Right now
it’s about 6 pm on Tuesday and it says it will be full by Saturday at 10:55,
which is four plus days of charging. Wow. I have a Juice Box Level 2
charger, 240 volts at my garage. Plug in Level 2 charger. Now it says it
will be done tomorrow by 6:30, so about 24 hours of charging from 4% to
100%. It’s a 212 kWh battery. Still takes a while.”
 

Nessuna dichiarazione di disappunto o scoperta.

In traduzione:

“Il nuovo autocarro Hummer EV della GMC è il veicolo che ha la carica più rapida fra quelli oggi sul mercato. Ma che succede se non sei a una colonnina di ricarica rapida e sei semplicemente a casa? A che velocità si carica? L’ho appena collegato a casa mia, a 120 volt, usando il cavo dell’Hummer. Carica di Livello 1, 120 volt, usando il cavo dell’Hummer. Ora sono circa le 18 di martedì e dice che sarà completamente carica entro sabato alle 10:che sono oltre quattro giorni di carica. Wow. Ho un caricatore di Livello 2 Juice Box da 240 volt nel mio garage. Collego il caricatore di Livello 2. Ora dice che avrà finito domani entro le 18:30, quindi circa 24 ore di carica dal 4% al
100%. È una batteria da 212 kWh. Ci mette comunque un po’.”

Inoltre alle colonnine rapide pubbliche da 350 kW un Hummer elettrico
aggiunge
100 miglia (160 km) di autonomia in 10 minuti, secondo il costruttore. Se si
ha fretta di caricare, si va a una di queste stazioni di ricarica.

Resta il fatto che usare su strada un veicolo energivoro del genere è la
totale antitesi dell’efficienza e dell’attenzione per l’ambiente che invece
una normale auto elettrica consente.

 

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donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
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La “tanica di benzina” per le auto elettriche

La “tanica di benzina” per le auto elettriche

Si dice spesso che uno dei problemi delle auto elettriche è che se si scarica
completamente la batteria non c’è un equivalente pratico della tanichetta di
benzina che si usa per le auto a carburante. 

Con un veicolo a benzina o diesel, se si resta senza carburante basta farsi
portare a un distributore, riempire una tanichetta, tornare all’auto e
versarne il contenuto nel serbatoio (oppure farsi portare una tanichetta di
carburante da un amico o da un servizio di soccorso stradale). Con i veicoli
elettrici non è così facile: normalmente si chiama un carro attrezzi e ci si
fa trasportare fino alla colonnina più vicina oppure serve un veicolo di
soccorso apposito con una batteria dedicata.

Detto fra noi: la vera soluzione al problema è
fermarsi a caricare prima che finisca la batteria. L’indicatore di
carica della batteria avvisa con ampio anticipo e notevole precisione quando
entra in “riserva”, e a quel punto ci si deve recare alla colonnina più
vicina, senza se e senza ma. In emergenza va bene qualunque presa elettrica.
Tutto qui. In quattro anni di guida elettrica non sono mai rimasto a piedi; in trentacinque anni di guida a benzina sono stato tradito un paio di volte
dall’imprecisione della spia della riserva.

A parte questo, la “tanichetta elettrica” comincia a essere praticabile. Il
video qui sotto mostra Bjørn Nyland, un recensore di veicoli elettrici
piuttosto popolare online, che soccorre una automobilista elettrica usando una
batteria trasportabile.

Questa batteria trasportabile fornisce solo qualche chilometro di autonomia,
ma in effetti è tutto quello che serve per arrivare alla colonnina più vicina
(o a casa, nel caso mostrato nel video). Quasi sempre, infatti, si resta con
la batteria a terra a pochissima distanza dalla destinazione o da un punto di
ricarica, per cui è sufficiente appunto reimmettere qualche kWh di energia.

La parte più difficile, paradossalmente, è rassicurare la persona in
difficoltà e rispettare la sua privacy. Una donna sola, magari di notte come
in questo video, che si vede avvicinare da un altro automobilista potrebbe
preoccuparsi. Se poi l’automobilista dice che guarda caso ha una batteria di
soccorso a bordo e si offre di attaccarla all’auto, i sospetti possono
facilmente aumentare. E gesti di buon cuore come offrirsi di accompagnarla
fino a casa per assicurarsi che non rimanga appiedata di nuovo rischiano di
essere interpretati male.

Prevengo subito una domanda inevitabile: no, agli automobilisti elettrici non
conviene tenere a bordo una “tanichetta elettrica” per le emergenze. A parte
il loro costo non trascurabile (circa 2000 euro), questi apparecchi sono molto
pesanti, e quindi la loro massa riduce l’autonomia di alcuni chilometri.
Magari proprio di quei chilometri che permetterebbero di arrivare a
destinazione senza restare a piedi.

C’è una soluzione migliore: si chiama V2L (Vehicle to Load). Alcune
auto elettriche recenti (per esempio Hyundai Ioniq) permettono di usare la
batteria dell’auto stessa per caricarne un’altra. In questo modo non si porta
in giro zavorra extra e si è sempre pronti a prestare soccorso. Inoltre in
emergenza (per esempio in caso di blackout) la
batteria dell’auto diventa una fonte di energia elettrica molto abbondante per
illuminazione, riscaldamento o altre necessità. Può anche essere usata come fonte di energia fuori dalle emergenze, per esempio su un cantiere o in case non allacciate alla rete elettrica.

Questa funzione V2L purtroppo non è presente nelle Tesla e a mio avviso è una delle loro lacune tecniche principali; sarebbe ora di renderla standard. La mia piccola Peugeot iOn, classe 2011, ha già da tempo la predisposizione per usare la sua batteria da 16 kWh come fonte di energia d’emergenza.

Antibufala: auto elettriche boicottate da petrolieri e banchieri?

Antibufala: auto elettriche boicottate da petrolieri e banchieri?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “edmondo.m*” e “daniele.g*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/01/19.

Sta circolando una presentazione Powerpoint in italiano, tradotta dallo spagnolo, che sostiene che sono già state realizzate auto elettriche e a idrogeno che risolverebbero il problema dell’inquinamento ma sono state sistematicamente distrutte in massa e boicottate dalle “lobbies delle grandi compagnie petrolifere”.

Ci sarebbero addirittura modelli di auto che funzionano “col vapore acqueo”, e viene tirato in ballo anche Nikola Tesla, un vero e proprio jolly onnipresente nelle teorie pseudoscientifiche, dicendo che “più di 100 anni fa… trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti” e che “con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!”. Scusate se è poco.

Gli ingredienti per liquidare questa presentazione come l’ennesima accozzaglia di fantasie di complotto partorita dall’ignoranza dei principi basilari della fisica ci sono tutti: la cospirazione della “mafia bancaria e petroliera che controlla il pianeta”, le prestazioni straordinarie promesse da tecnologie tenute segrete, e (ciliegina sulla torta) la citazione di Tesla. Ma siccome la presentazione fa leva sui pregiudizi e sui luoghi comuni e presenta alcune affermazioni che sembrano dimostrarli, continua a circolare.

Come al solito, è più facile dare la colpa al grande complotto per fregarci, contro il quale non possiamo far niente, che impegnarsi a fare qualcosa di concreto, come per esempio usare meno l’auto, condividerla o comperarne una che beve di meno. Se il mondo è controllato dalla “mafia bancaria e petroliera”, diventa inutile cercare di cambiare il mondo: il cospirazionismo, insomma, è un’ottima scusa per non fare nulla e dare la colpa agli altri.

Provo a fare un po’ di chiarezza sulle tante affermazioni – rigorosamente prive di alcuna fonte, come al solito – presentate nell’appello che circola, basandomi sull’ottimo lavoro di Markogts, che linka anche la presentazione su Slideshare. La versione inglese dell’appello è anch’essa su Slideshare. L’indagine è anche un’occasione per ripassare alcune nozioni sulle auto elettriche che forse una certa foga ecologista mal riposta tende a far dimenticare.

Una precisazione: so che ci sarà sicuramente qualche ottusangolo che interpreterà quest’articolo come una difesa dello status quo e delle lobby petrolifere, ma non è così: dico solo le cose come stanno, che piacciano o no, e documento quello che dico. Io ho ridotto il mio inquinamento automobilistico facendo già oltre vent’anni fa una scelta di carriera: lavorare da casa e spostarmi in auto il meno possibile. E comunque non ho bisogno dei soldi delle lobby del petrolio: sono già pagato dalla CIA, dal Nuovo Ordine Mondiale, dagli Illuminati e dai Rettiliani.

L’auto elettrica EV-1

Per il problema dell’inquinamento dell’aria, dice l’appello,

è già esistita una soluzione! Nel 1996, le prime auto elettriche prodotte in serie, le EV1 (Electric Vehicle 1), furono fabbricate negli USA dalla General Motors e circolarono per le strade della California. Erano auto veloci: passavano da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi! Ed erano molto silenziose!

La seminagione di punti esclamativi, come la citazione di Nikola Tesla, è un altro sintomo ricorrente di bufala, ma lasciamo stare.

L’appello presenta silenziosità e accelerazione come prove dell’efficacia di queste auto, ma dimentica tre dati molto più importanti.

  • La EV-1 era un’auto a due posti: totalmente inutile per una famiglia.
  • Aveva un prezzo altissimo: 34.000 dollari dell’epoca (1996, Los Angeles Times), pari a 47.000 dollari di oggi (38.000 euro, 52.000 franchi) per un’auto con la capienza di una Smart.
  • L’autonomia: non più di 209 chilometri per il modello migliore in condizioni ottimali (batterie NiMH e perfettamente caricate, senza usare l’aria condizionata o il riscaldamento, senza fare salite e a seconda della temperatura ambiente). Esaurita l’autonomia, l’auto ci metteva da 6 a 8 ore per “fare il pieno”.

Seriamente: spendereste 38.000 euro per una due posti che dopo duecento chilometri deve stare ferma sei ore? Certo, potreste usarla per tratte relativamente brevi, per esempio per andare al lavoro: ma sarebbe inservibile per qualunque viaggio lungo. Dovreste quindi acquistarla come seconda auto, oppure noleggiarne una a benzina o diesel per i viaggi lunghi. Addio risparmi.

Sono questi i problemi pratici per i quali l’auto elettrica fatica a decollare tuttora: non per fantasiosi complotti di lobby mafiose. La EV-1 se la potevano permettere persone come l’attore Tom Hanks, per le quali usare un’auto elettrica aveva anche un ritorno d’immagine ecologista, ma restava al di fuori della portata economica e delle esigenze della famiglia media.

È per questi motivi che la EV-1 fu data in leasing e non venduta. Inoltre l’appello non dice che la EV-1 nacque come scappatoia per venire incontro alle leggi anti-inquinamento californiane, che nel 1990 prevedevano che le case automobilistiche, per poter vendere in California, avrebbero dovuto fabbricare il 2% della propria produzione in forma di auto a emissioni zero entro il 1998. L’obbligo fu poi annullato perché ritenuto tecnicamente insostenibile e la EV-1 fu tolta dal mercato. La Honda fece altrettanto con la EV Plus.

“Non producevano nessun tipo di inquinamento (e neppure avevano il tubo di scappamento)”, dice la presentazione. La prima affermazione è imprecisa e ingannevole: l’energia elettrica necessaria per ricaricare un’auto elettrica deve provenire da qualche parte, e se la centrale elettrica che la produce è inquinante, caricare un’auto elettrica inquina comunque. In modo differente dall’auto a benzina o diesel, ma inquina, per cui non si può dire che le auto elettriche non producano nessun tipo di inquinamento.

La seconda affermazione è una scemenza pura e semplice: sottolineare che la EV-1 non aveva il tubo di scappamento è come sottolineare che una Volkswagen non ha l’attacco per le briglie dei cavalli.

“Erano facilmente ricaricabili con energia elettrica nel garage di casa”. Vero, a patto che “facilmente” significhi “aspettare da sei a otto ore per ricaricare”.

“Dieci anni dopo queste auto del futuro sparirono. Come può essere possibile? In primo luogo queste auto non potevano essere comprate, ma solo noleggiate. I contratti di noleggio non vennero semplicemente rinnovati. La General Motors recuperò tutte le EV1, nonostante l’opposizione dei suoi utenti, e dopo furono……DISTRUTTE…” Vero. Il programma EV-1 fu cancellato nel 2003 perché la General Motors lo ritenne economicamente insostenibile: per legge avrebbe dovuto gestire ricambi e riparazioni per anni, per un parco complessivo di meno di milleduecento esemplari. La GM preferì ritirare le auto e distruggerle o donarle ad alcuni musei, concentrando i propri investimenti sulle auto ibride.

A proposito: se davvero c’è un complotto contro le auto elettriche per favorire i consumi di petrolio, perché le case automobilistiche investono nelle auto ibride come la GM Volt, che consumano meno e non hanno le limitazioni di autonomia delle auto elettriche pure?

L’auto elettrica Nissan Hypermini

Nel 1997, la Nissan presentò il modello elettrico Hypermini nel salone di Tokyo. Il Municipio della città di Pasadena (California USA) adottò quest’auto come veicolo professionale per i suoi dipendenti. Erano molto apprezzate per la loro facilità di manovra e parcheggio ed anche per la loro efficienza di movimento dentro la città. Nell’agosto del 2006, andò a termine il contratto di noleggio delle auto tra il Municipio di Pasadena e la Nissan. Il municipio tentò di comprare le auto, ma la Nissan non lo permise. La Nissan ritirò tutte le auto per… DISTRUGGERLE !

Quello che l’appello non dice è che quest’auto, come la EV-1, era una vettura a due posti con un bagagliaio inesistente: l’equivalente di una Smart. L’autonomia era di circa 110 chilometri con una carica completa della batteria in condizioni ottimali e il prezzo era intorno ai 36.000 dollari: ancora più alto di quello della EV-1. Ne furono prodotte in tutto 219: troppo poche per mantenere assistenza e ricambi. Come per la EV-1, fu questo il motivo che spinse la Nissan a ritirarla. In Giappone, tuttavia, ne circolano ancora alcuni esemplari: quindi non è vero che la Nissan le ritirò tutte.

L’auto elettrica RAV4-EV

Nel 2003, la Toyota decise di iniziare la produzione del RAV4-EV. (EV=Veicolo Elettrico) Questa 4×4 elettrica, un prodotto di alta raffinatezza tecnologica, era stata molto apprezzata dai suoi utenti fin dal 1997. Il costo di ricarica era di US$ 0,09 per kilowatt/ora, vale a dire, una ricarica completa del veicolo costava $ 2,70. Nel 2005 i contratti di noleggio andarono a scadenza. La Toyota inmediatamente si prodigò a recuperare tutte queste auto per… DISTRUGGERLE !

Lo scenario che ci vuole suggerire l’anonimo estensore dell’appello, con questa ripetizione dello stesso ciclo produzione-successo-distruzione, è che ci sia un piano mondiale preciso: immettere sul mercato delle auto elettriche e poi puntualmente ritirarle e distruggerle prima che qualcuno si accorga che funzionano. Ma allora non sarebbe più semplice fare in modo che non vengano fabbricate del tutto? Per non parlare del fatto che in Svizzera, per esempio, ci sono tuttora varie auto elettriche, compresa una Smart elettrica che ho avuto il piacere di provare: bella, ma è – come le auto elettriche precedenti – una costosissima due posti con un’autonomia molto limitata.

L’appello qui fa un errore grossolano: dice che la Toyota iniziò la produzione della RAV4-EV nel 2003 ma gli utenti la apprezzavano fin dal 1997. Come facevano ad apprezzarla sei anni prima che uscisse? In realtà l’auto fu immessa sperimentalmente sul mercato nel 1997 e offerta al pubblico per il leasing o l’acquisto nel 2003. Fu ritirata dal mercato lo stesso anno. Il motivo? Secondo Toyota, le vendite scarse: soltanto 300 in un anno, e il costo della sostituzione della batteria era superiore a quello dell’acquisto dell’auto. Le tecnologie della RAV4-EV furono riciclate per la Prius.

E perché non la comprava nessuno? Perché costava 42.000 dollari: ancora più della EV-1 e della Hypermini, anche se gli incentivi governativi californiani ne riducevano il prezzo a 29.000 dollari. In compenso portava cinque persone, aveva un’autonomia massima di 190 chilometri e richiedeva cinque ore per la ricarica: limitazioni analoghe alle auto precedenti, ma meno penalizzanti (soprattutto in termini di numero di passeggeri), tanto che il veicolo suscitò notevole entusiasmo fra gli appassionati, molto più di quanto previsto da Toyota, ma non abbastanza da vendere i numeri necessari per essere economicamente sostenibile per il fabbricante. E diversamente da quanto detto dall’appello, esistono ancora RAV4-EV in circolazione.

Allora, alcuni cittadini USA decisero di organizzarsi: Venne creata l’associazione “Don’tCrush” per tentare di salvare le RAV4‑EV. Questa associazione esercitò pressioni sulla Toyota per 3 mesi. Finalmente VITTORIA! La Toyota autorizzò le persone, che avevano noleggiato queste auto, a comprarle. Tuttavia, la linea fu tolta dalla produzione e la batteria NiMH EV-95 non venne mai più prodotta. Perché? Nel 2005 la fusione commerciale Chevron – Texaco compró il brevetto della batteria per US$ 30 milioni e smantellò la fabbrica.

Non ho trovato tracce di questo presunto acquisto del brevetto e dell’altrettanto presunto smantellamento della fabbrica, ma mi risulta che ci furono realmente delle complicazioni legali grazie alle quali la Chevron esercita un notevole (e sospetto) controllo sulla produzione di grandi batterie per autotrazione. Per esempio, la Mercedes nel 2008 fece causa alla Cobasys, che è la divisione batterie della Chevron, perché non le aveva consegnato le batterie necessarie per il proprio SUV ibrido ML450. E nel 2005 effettivamente ci fu una multa da 30 milioni di dollari contro Panasonic e Toyota per violazione dei brevetti della Cobasys sulle batterie NiMH. Sottolineo multa, non acquisto del brevetto: ma se volete un complotto, è qui che lo trovate.

La condanna dell’incendiario di Hummer

Curiosamente, mentre i veicoli elettrici venivano distrutti in massa, quelli a combustione erano ben protetti. Nel giugno del 2001, Jeffrey Luers di 23 anni, attivista USA per la difesa delle foreste, ebbe una triste esperienza. Egli fu condannato a 22 anni e 8 mesi di prigione per aver bruciato 3 Hummer’s (auto americane, uguali a quelle dell’esercito che consumano molto combustibile). Lui volle esprimere con questo gesto la minaccia rappresentata per il nostro pianeta da questi mostri ultra inquinanti e consumatori.

Un piccolo particolare che l’appello ha curiosamente scelto di sorvolare: i “tre Hummer” incendiati non erano suoi. Luers diede fuoco a tre SUV di un concessionario a Eugene, nell’Oregon. Lo fece per protesta ecologica, certo, ma sta di fatto che decise di farlo distruggendo la proprietà altrui e causando danni per 28.000 dollari. La pena inflitta fu effettivamente di 22 anni e 8 mesi, ma fu in seguito ridotta a dieci nel 2008. Condanna dura, indubbiamente, ma all’estensore dell’appello sfugge forse la differenza fra una General Motors o una Toyota che decidono di distruggere i propri veicoli e un Luers che decide di distruggere le auto altrui.

L’auto a idrogeno

Le “lobbies” delle grandi compagnie petrolifere non vogliono che i veicoli elettrici sopravvivano …e così stanno facendo guerre nel Medio Oriente a causa del petrolio e ammazzano persone in tutto il mondo… Con l’inquinamento dei combustibili! Ma non esiste solamente la tecnologia dell’auto elettrica… La BMW ha un’automobile commerciale a base di idrogeno. Da circa 10 anni! Il Governatore della California, il famoso attore Arnold Schwarzenegger, guida una Hummer. Ad idrogeno!

L’auto alla quale si riferisce l’appello è presumibilmente la BMW Hydrogen 7. Il problema di fondo, però, è che l’idrogeno non è una fonte di energia; è un vettore di energia, e per di più inefficiente.

L’energia che si consuma per produrre e distribuire idrogeno è infatti molto superiore a quella che si estrae dall’idrogeno prodotto: tanto vale usare quest’energia per caricare delle batterie. La distribuzione dell’idrogeno è un incubo, a causa della sua bassissima densità (che ne esige la pressurizzazione o la liquefazione a temperature bassissime, con tutto quello che ne deriva) e della sua estrema infiammabilità. Le opinioni e gli esperimenti sull’effettiva pericolosità dell’idrogeno per auto rispetto alla benzina sembrano indicare una maggiore sicurezza dell’idrogeno, ma voi ve la sentireste di andare in giro con una bombola di idrogeno liquido e/o pressurizzato nella vostra auto e rischiare un tamponamento esplosivo? Appunto.

Inoltre attualmente l’idrogeno viene prodotto principalmente estraendolo dagli idrocarburi, per cui l’auto a idrogeno dipende dal petrolio esattamente come quelle a benzina o diesel (Washington Post). Dire, come fa l’appello più avanti, che “L’auto a idrogeno… utilizza l’aria come materia prima per il combustibile” è una fesseria colossale.

Certo l’idrogeno riduce o elimina l’inquinamento da gas di scarico, ma non fa nulla per la dipendenza dalle “lobbies delle grandi compagnie petrolifere”. Proporre l’idrogeno come soluzione ecologica che ci libera dalla schiavitù del petrolio è quindi un miope controsenso.

Genepax, l’auto ad acqua

L’anno prima fu presentata al pubblico la Genepax, la prima e unica auto che funziona col vapore acqueo. Sì, hai letto bene, questa auto funziona unicamente con l’acqua! E non è tutto, l’acqua che utilizza non deve neppure essere filtrata in alcuna misura, ed è capace di fare 80km/h con un litro d’acqua.

La Genepax è una società giapponese che dice di avere un’auto il cui propulsore estrae l’idrogeno dall’acqua (“persino dal tè”, secondo quanto riferisce Reuters). Ma il suo sito è fermo da febbraio del 2009 perché “i costi di sviluppo sono diventati molto alti… e quindi stiamo chiudendo il nostro sito”.

Prima che sospettiate l’intervento dei Men in Black o delle solite lobby petrolifere per zittire il successo della Genepax, segnalo che la società giapponese non ha rivelato i dettagli della scatola misteriosa che usa come fonte di energia, se non per dire che “estrae idrogeno dall’acqua versata nel serbatoio dell’auto”. Nessuno ha mai visto l’auto funzionare per più di brevi periodi. Inoltre, se la Genepax ha trovato un metodo efficiente per estrarre l’idrogeno dall’acqua ma è a corto di soldi, non si capisce perché parta subito con il progetto dell’auto ad acqua, invece di fare una cosa più semplice: costruire un generatore fisso accanto a un corso d’acqua, senza le limitazioni di peso e di dimensioni che ha un’auto. La puzza di truffa è molto forte.

Gli esperti hanno liquidato la Genepax come delirio contrario alle leggi della termodinamica (Popular Mechanics; Cleantech). Ma naturalmente basterebbe che i signori della Genepax dessero una dimostrazione del loro apparecchio miracoloso in condizioni controllate (niente idruri metallici usa e getta, per esempio) e gli esperti verrebbero sbugiardati. Questo non avviene, né per la Genepax né per tutte le altre miracolose “auto ad acqua” che ogni tanto gli inventori da sottoscala sbandierano per poi scomparire nel nulla (quando va bene) o nel ridicolo (quando va male). Chiedetevi perché.

Tesla e l’“energia libera”

Altro ancora: sai che più di 100 anni fa un geniale scienziato Nikola Tesla trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti? Oggi la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti, al punto che con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile! Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia che, se fosse applicata, abbasserebbe il costo della vita di un 80%! … L’abbondanza per tutti!…E perché non si applica? Per colpa della medesima mafia bancaria e petroliera che controlla il pianeta!

Questo è il delirio finale dell’appello: le parti successive parlano semplicemente di biocarburanti e invitano a diffondere l’appello perché tutti insieme sconfiggeremo le lobby potentissime, eccetera, eccetera. Come già detto, citare le misteriose scoperte segrete di Tesla è una garanzia di scemenza di chi le cita, ma in questo caso l’appello arriva addirittura al corto circuito logico. Dice che “la tecnologia dell’ “Energia Libera” si trova sufficientemente sviluppata dagli scienziati indipendenti”. Bene, allora cosa aspettano a farcela vedere in azione? Che ci mostrino “uno di questi motori magnetici” che permetterebbero di “muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!”. Ce lo facciano vedere, s’intende, in condizioni controllate. Mica vogliamo farci fregare.

Suvvia, non dovrebbe essere difficile realizzarlo. I piani non sono mica segreti: “Nella rete web si trovano disponibili i piani necessari per sviluppare questa prodigiosa tecnologia”. Dove, di preciso, non si sa. Ma ci sono. Chissà perché, tutta questa brava gente pronta a indicare le soluzioni ai mali del mondo se la svigna come un maiale in una sinagoga non appena le si chiede di passare dalle parole ai fatti.

In conclusione, l’appello è un ottimo esempio di come Internet diffonda la saggezza del cretino: una costellazione di luoghi comuni, dal complotto che impedisce al mondo di essere un paradiso, alla visione magica della scienza “alternativa” come negletta fonte di salvezza contro la scienza “cattiva” e oscurantista, alla convinzione che per i grandi problemi ci siano soluzioni semplici. Luoghi comuni tenuti insieme dal collante vischioso dell’ignoranza e dell’ingenuità boriosa di chi crede di saperne di più della gente che invece ha speso anni di studio per capire come funzionano realmente la chimica, la fisica e le altre scienze.

Non diffondere quest’appello, insomma, sarebbe un bel gesto ecologico. Eviterebbe di inquinare la mente della gente.

Con i rincari delle bollette, mi conviene ancora usare un’auto elettrica?

Con i rincari delle bollette, mi conviene ancora usare un’auto elettrica?


Ultimo aggiornamento: 2022/09/07 11:15.

L’ondata globale di rincari delle tariffe elettriche generata dalla crisi
energetica ha ovviamente spinto gli hater della mobilità elettrica ai
soliti gné gné sulla falsariga di
“e adesso che la corrente aumenta non ti conviene più tanto l’auto
elettrica, eh?”
. Mi piacerebbe capire perché esistono gli hater delle auto elettriche
ma non, che so, degli asciugacapelli o delle piastre di cottura a induzione,
ma questa è un’altra storia.

Rispondo pubblicamente qui agli gné gné e ai curiosi con i dettagli del mio
caso personale (spoilerone: sì, mi conviene tanto lo stesso). Magari possono
interessare a qualcuno per fare paragoni o conoscere la realtà di un paese che
ha da poco
superato l’80%
di consumo elettrico coperto da energie rinnovabili (68% idroelettrico). Al
momento il cambio euro/franco è sostanzialmente alla pari, per cui scusatemi
se non indico le conversioni.

Sono uscite da poco le tariffe 2023 del mio fornitore di energia elettrica (AIL); i dettagli sono indicati sul sito dell’AIL nel
Rendiconto 2021
e nel Rapporto annuale integrato.

Io ho attualmente un contratto Casa tìacqua giorno-notte, che
attualmente ha i seguenti costi, IVA 7,7% esclusa (in grassetto i costi 2023):

  • un costo fisso di 3,30 CHF/A/anno (invariata; ho un contratto da 25A,
    quindi 82,5 CHF/anno)
  • una tariffa di trasporto diurna (dalle 6 alle 22) di 6,75 CHF/100 kWh
    (7,40)
  • una tariffa di trasporto notturna (dalle 22 alle 6) di 5,05 CHF/100
    kWh (5,90)

A questo si aggiunge la tariffa di fornitura:

  • diurna (6-22) di 7,75 CHF/100 kWh (13,80)
  • notturna (22-6) di 6,20 CHF/100 kWh (11,75)

C’è anche un contributo all’ambiente:

  • 0,60 CHF/100 kWh (a qualunque orario) (invariato)

Sul fronte fiscale, invece:

  • Tassa prestazioni di sistema generale Swissgrid: 0,16 CHF/100 kWh
    (0,46)
  • Contributo federale per le energie rinnovabili: 2,20 CHF/100 kWh
    (invariato)
  • Risanamento ecologico impianti idroelettrici esistenti: 0,10 CHF/100 kWh
    (invariato)
  • Tassa per l’utilizzo del demanio pubblico: 0,99 CHF/100 kWh
    (0,93, ridotto)
  • Fondo cantonale per le energie rinnovabili: 1,20 CHF/100 kWh (invariato)
Le mie tariffe elettriche 2022.
Le mie tariffe elettriche 2023.

Se ho fatto bene i conti, questo porta a un costo complessivo (IVA inclusa) al kWh di 0,21 CHF di giorno
e 0,18 CHF di notte. Un “pieno” della mia auto elettrica principale (una Tesla
Model S da 62 kWh reali), pari a 330 km di autonomia a velocità autostradali,
attualmente mi costa quindi 13,13 CHF se fatto di giorno e 10,96 CHF se fatto
di notte sulla mia presa elettrica domestica. Il costo attuale per 100 km è 3,98 CHF per carica diurna e 3,32 CHF
per carica notturna.

Con gli aumenti 2023, il costo complessivo al kWh passerà a 0,29 CHF/kWh di
giorno e a 0,25 di notte e quindi lo stesso “pieno” verrà a costare 17,8 CHF
se fatto di giorno e 15,4 se fatto di notte. Il costo per 100 km diventerà
5,38 CHF per carica diurna e 4,66 CHF per carica notturna.

Considerato che in un anno i consumi complessivi dell’abitazione (incluse le
due auto elettriche) ammontano a circa 8.800 kWh (4.400 diurni, 4.400
notturni), la bolletta annua del Maniero Digitale (che non ha gas ma ha scaldabagno, forno e fornelli elettrici) dovrebbe passare da circa 1700 CHF a circa 2400 CHF,
aumentando di circa 700 CHF. Spiacevole, ma sopportabile rispetto ai salassi che
stanno colpendo tanti utenti privati e commerciali.

È ancora conveniente per me la carica dell’auto elettrica rispetto al
carburante? Sì. Anche alla tariffa elettrica massima, spendo 5,38 CHF/100 km.
La benzina, qui in Svizzera, attualmente costa
2,07 CHF/litro, per cui con quello che spendo per fare 100 km in auto elettrica potrei
comprarne 2,6 litri. Il che significa che per pareggiare dovrei avere un’auto
a carburante che fa 38,5 km/litro. Direi che conviene ancora.

E non per mettere il dito nella piaga, ma posso caricare gratis a IKEA e ho
ancora 10.000 km di carica gratuita ai Supercharger Tesla. Entrambi si trovano
a due chilometri dal Maniero, nel centro commerciale dove vado
abitualmente. Sì, sono fortunato e me ne rendo conto.