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Oggi carica gratuita in tutti i Supercharger Tesla europei. Anche per auto di altre marche. Chiamatemi quando le aziende petrolifere regaleranno carburante

Ci sono case automobilistiche che spendono milioni in campagne pubblicitarie
per esaltare gli attributi più inutili dei loro veicoli sempre più
ingombranti, e ci sono case automobilistiche che non spendono nulla in
pubblicità ma spendono soldi in altre cose che fanno parlare dei loro
prodotti. Oggi Tesla offre cariche gratuite in tutte le sue colonnine rapide
Supercharger europee, comprese quelle compatibili con auto di altre marche
(qualunque auto con connettore di ricarica standard CCS può usarle).
L’occasione è il
decennale
dell’installazione dei primi Supercharger europei, in Norvegia.

Chiamatemi quando troverete una rete di distributori che offre carburante
gratis (tasse, accise e IVA incluse). Intanto non dimenticate che tutti quei
bei poster pubblicitari, quei compensi da favola a calciatori e tennisti già
strapagati, li pagate voi quando comprate l’auto e ogni volta che andate al
distributore. Se potete, cambiate.

Questi sono i dettagli pubblicati da Tesla (grazie a Vaielettrico per averli segnalati):

Tesla Supercharger anniversary in Europe

Free charging for all EVs on August 29, 2023

To celebrate 10 years of Tesla Charging in Europe Tesla will organise a
1-day promotion event during which all Superchargers in the following
markets will be providing charging services for free: Austria, Belgium,
Croatia, Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary,
Iceland, Ireland, Israel, Italy, Liechtenstein, Luxembourg, Netherlands,
Norway, Poland, Romania, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland,
United Kingdom.

Charging session must be started between 09.00 CEST and 23h59 CEST the
latest.

The event is organised by Tesla’s local entities operating Superchargers in
the listed markets (Tesla).

No purchase necessary.

The event is open to Tesla owners and the non-Tesla owners with and without
membership and customers paying via Chargemap in France. Photography and
filming of the event will be taking place for promotional purposes. Please
let the photographer onsite know if you do not wish to be photographed or
filmed.

Tesla reserves the right to hold void, suspend, cancel, or amend all or any
part of the event where it becomes necessary to do so. Any changes to these
terms and conditions, or cancellation of the event, will be posted on the
Tesla website.

(AGG 2023/08/18) Antibufala: nave in fiamme con 3000 auto a bordo, la Guardia Costiera non ha detto che è colpa di un’auto elettrica. E le elettriche sono tutte intatte, incendio scoppiato altrove

(AGG 2023/08/18) Antibufala: nave in fiamme con 3000 auto a bordo, la Guardia Costiera non ha detto che è colpa di un’auto elettrica. E le elettriche sono tutte intatte, incendio scoppiato altrove

Ultimo aggiornamento: 2023/08/18 16:20.

Il Corriere della Sera, in un articolo firmato da Maurizio Bertera, titola “Nave in fiamme con 3 mila auto a bordo: un morto. L’incendio forse è partito da un’elettrica”, con il sottotitolo “La Guardia Costiera olandese ritiene probabile che l’enorme rogo sia partito da una delle 25 vetture elettriche a bordo” (link intenzionalmente alterato; copia permanente). È falso.

Nel corpo dell’articolo, Bertera scrive che “Un portavoce della Guardia Costiera ha rivelato all’agenzia di stampa Reuters che l’origine del fuoco può essere ricondotta a un’auto elettrica a bordo della nave”. È falso anche questo.

Non c’è nessuna conferma che l’incendio sia partito da un’auto elettrica e la Guardia Costiera olandese non ha affatto rilasciato la dichiarazione riportata dal Corriere. Il liveblog della Guardia Costiera olandese dice esplicitamente che “la causa dell’incendio non è ancora nota” (“De oorzaak van de brand is nog onbekend”). Inoltre il sito Electrek ha chiamato la Guardia Costiera olandese, che ha dichiarato di non aver affatto attribuito l’incendio a un’auto elettrica.

Reuters, citata dal Corriere, conferma che la causa dell’incendio è ancora ignota e aggiunge che “un portavoce della Guardia Costiera aveva detto a Reuters che l’incendio era iniziato vicino a un’auto elettrica” (“The coastguard said on its website the cause of the fire was unknown, but a coastguard spokesperson had earlier told Reuters it began near an electric car”).

Da nessuna parte viene detto quello che scrive il Corriere, ossia che l’origine del fuoco possa essere ricondotta a un’auto elettrica.

La nave in questione, la Fremantle Highway, ha preso fuoco nel Mare del Nord. Trasporta 2832 auto a carburante e 25 auto elettriche dalla Germania all’Egitto. Una persona dell’equipaggio è morta.

2023/08/02 17:40. Un articolo di NOS news, segnalato nei commenti qui sotto da CheshireCat, precisa che le auto elettriche o ibride a bordo sono 498, non 25, su un totale di 3783 veicoli, non 2832 come annunciato inizialmente.

2023/08/18: 16:20. CleanTechnica segnala che le auto elettriche sono tutte intatte e l’incendio è partito da un altro punto della nave. Il direttore delle operazioni di recupero, Peter Berdowski, ha dichiarato alla stampa olandese che le 498 auto elettriche a bordo sono tutte intatte e che l’incendio è probabilmente iniziato sull’ottavo ponte dei dodici. Le auto elettriche erano situate molto più in basso. 

Sono curioso di vedere quanti dei giornali, dei siti e degli hater che hanno diffuso con entusiasmo la notizia della presunta colpa delle auto elettriche pubblicheranno con altrettanta evidenza la smentita della balla che hanno disseminato.

La cittadina che non ha mai conosciuto l’automobile e va solo in elettrico. Dagli anni '80

La cittadina che non ha mai conosciuto l’automobile e va solo in elettrico. Dagli anni ’80

Tom Scott racconta la bizzarra storia di Zermatt, una piccola località
svizzera che non è mai stata rimodellata dall’ingombrante invasione delle
automobili e ha scavalcato completamente la mobilità a carburante. Come dice
anche lui, Zermatt è un caso speciale, un paesino molto abbiente in uno stato
altrettanto abbiente, che ha subappaltato la questione dei parcheggi delle
auto al paesino accanto, per cui è chiaro che non può fare testo. Ma il suo
esempio concreto mostra che cosa significa avere una città completamente priva
del frastuono e dei gas di scarico dei veicoli a carburante, e fa riflettere
sull’economia totalmente anticonsumistica di fabbricare veicoli che costano
molto cari ma durano da 30 a 50 anni.

Traduco sommariamente quello che dicono Tom e le persone che ha intervistato:

TOM: Uno dei problemi della pianificazione urbanistica è che i cambiamenti
sono difficili. La maggior parte delle città è costruita intorno alle
automobili. Molte di queste città vorrebbero passare a qualcosa di più
congeniale ai sistemi di transito e pedonabile, ma è un processo molto lento
e difficile.

Ma se l’automobile non fosse mai arrivata? Se la tua cittadina fosse stata
così inaccessibile, e per così tanto tempo, che quando finalmente è
diventato possibile farci arrivare delle auto la gente avesse deciso che non
le voleva? Questa è Zermatt, una località sciistica nelle alpi della
Svizzera meridionale, e questa è la fine della valle. Non c’è un modo facile
per valicare quelle montagne.

Qui in auto non si arriva. C’è una strada, ma è stretta e piena di tornanti
ed è aperta solo se hai un permesso speciale e paghi una tariffa piuttosto
salata. Anche così, non puoi entrare nella cittadina vera e propria, e
invece la cittadina più vicina ha molti parcheggi e un treno che trasporta
avanti e indietro i turisti.

Una volta, qui, gli unici veicoli erano i carretti trainati dai cavalli. Ma
negli anni 80 Zermatt si modernizzò, scavalcando completamente le auto a
benzina e i motori a scoppio e diventando interamente elettrica, con alcuni
requisiti molto specifici.

IRIS KÜNDIG, vicepresidente del Municipio di Zermatt: Non abbiamo auto
private. Gli albergatori e gli edili e tutti i taxi ovviamente non possono
andare in bici e basta, per cui chiedono un permesso. Il governo locale
decide. Gli imprenditori ci devono mandare una domanda. “Perché ha bisogno
di un veicolo?” E poi abbiamo questa checklist. Diamo loro un
permesso, magari per tre anni. E se l’impresa è attiva, possono tenerlo. Ma
se lei è una persona come… Tom Scott, perché le servirebbe? “Io abito
quassù, è molto difficile da raggiungere”. E allora diremmo “Spiacenti, può
prendere un taxi”. E chi fa le consegne ha un’auto, ma i negozi non ce
l’hanno. I ristoranti non ce l’hanno. Siamo molto severi e così da vent’anni
abbiamo circa 520 veicoli.

TOM: Se siete cresciuti nel Regno Unito quando ci sono cresciuto io, state
forse pensando “ma questi sono furgoncini del latte”
[io me li ricordo, N.d.T.]. Sì, è praticamente la stessa tecnologia:
un veicolo elettrico a batteria con una vita operativa molto lunga,
progettato per decenni di uso a bassa velocità, per essere riparato
facilmente se si rompe, e per fare il minor rumore possibile. Nel ventesimo
secolo l’industria del latte britannica usava flotte di veicoli come questi
per consegnare le bottiglie di latte a milioni di case ogni mattina. Sembra
bizzarro oggi, ma lo è gran parte del ventesimo secolo.

Zermatt usa questi veicoli per fare tutto. Taxi, ovviamente, ma anche
autobus, camioncini, l’auto della polizia: hanno tutti lo stesso aspetto e
molti sono stati progettati e costruiti localmente da un’azienda che sta lì
e ha iniziato con i taxi trainati da cavalli.

BRUNO IMBODEN: Negli anni Settanta mio padre faceva il cocchiere. Avevamo
alcune auto elettriche dotate di un pianale, ma nulla per il trasporto di
persone. E poi mio padre ha comprato da un’azienda vicino a Zurigo un’auto
elettrica per trasportare le persone. Poi nel 1985 mi sono messo insieme a
mio fratello e abbiamo fondato la ditta STIMBO. Costruiamo da 10 a 15 auto
l’anno, e costruire un’auto elettrica, per un’azienda piccola come noi, non
è facile. Nell’azienda siamo in dieci. Quella che vedi lì è una nuova auto
elettrica, di nuova generazione, con batterie agli ioni di litio. Prima
lavoravamo con le batterie al piombo. Ora con le batterie agli ioni di litio
è tutto molto facile. Con questa tecnologia puoi guidare per due o tre ore,
non è più un problema. Questo è stato un grande cambiamento. Tutte queste
auto elettriche sono fatte a mano. Posso dirti che ogni pezzo che vedi in
questo veicolo è stato maneggiato a lungo. Gli altri dicono che il mercato
non è grande a sufficienza, ed è per questo che possiamo costruirle noi.
Costano circa 140.000 franchi [145.000 euro]. La loro vita operativa è di
circa 30 anni, fino a 50 anni. Non è un problema. Con l’alluminio non c’è
ruggine, e abbiamo qualità artigianale.

TOM: Mi ci è voluto un po’ per accorgermi di una cosa mentre passeggiavo per
Zermatt. In ogni città, in ogni cittadina, c’è un brontolio sordo e costante
di traffico che proviene da qualche parte, magari in lontananza. Qui
semplicemente non c’è. La cosa è evidentissima di notte, ma ora ovviamente è
difficile da dimostrare perché ci sono lavori edili, c’è lo scroscio del
fiume che è molto udibile da dove mi trovo e sta portando a valle tutta
l’acqua dei ghiacciai che si stanno sciogliendo. Ci sono elicotteri e treni.
Ma di notte, quando tutto è tranquillo, non c’è il rumore del traffico.

E anche se so che si tratta di un caso speciale, e che funziona solo perché
questa è una piccola località sciistica molto ricca e molto cara con una
storia strana, che ha subappaltato i propri parcheggi alla cittadina
accanto, non posso fare a meno di pensare che sarebbe bello se ci fossero
più cittadine e città con questa sonorità.

IRIS KÜNDIG: Tutti conoscono le regole. I bambini ci crescono insieme.
“Posso avere un’auto?” “Ma sei pazzo?” Per cui per la gente del posto fa
parte della loro mentalità. Quando dico agli svizzeri che viviamo in una
città senza auto a benzina, mi chiedono come ce la caviamo. “In bici, a
piedi, o in autobus? Ah.” Ma non ci credono. Eppure se fai parte di questo
sistema, è così normale.

All’altro estremo c’è invece questa segnalazione dell’amico Paolo G. Calisse, che mi ha mandato poco fa le sue foto dell’impianto Unelco di La Palma. Sullo sfondo, la cittadina turistica di Santa Cruz de La Palma. Mi dice che l’impianto fa una puzza formidabile, con grande gioia di chi vive sottovento sulla montagna. Riporto le sue parole dai commenti: “Si tratta di generatori elettrici alimentati a fuel oil, un residuo della lavorazione del diesel, che tra l’altro produce un fumo grigio e puzzolente a meno di un km (ed in piena vista) dal centro principale dell’isola. L’impianto è gestito da ENDESA, di proprietà ENEL. Però se vuoi mettere un pannello fotovoltaico per terra, o un impianto eolico no, perché “deturpa il paesaggio”.”.

500.000 km in auto elettrica, con la batteria originale. Per fortuna che gli umarell dicevano che le elettriche non sarebbero durate

500.000 km in auto elettrica, con la batteria originale. Per fortuna che gli umarell dicevano che le elettriche non sarebbero durate

Oggi un amico ha festeggiato 500.000 chilometri fatti per lavoro con la stessa auto elettrica, mantenendo la batteria originale, e ha condiviso questa foto.

Eppure ancora oggi una delle critiche più frequenti è “eh, ma le auto elettriche non durano”. Questa ha fatto mezzo milione di chilometri, usata pesantemente come taxi, caricandola per l’85% dei suoi rifornimenti di energia su colonnine rapide (che in teoria dovrebbero accorciare la vita della batteria rispetto alle cariche lente).
Un’altra delle critiche tediosamente frequenti, soprattutto fra chi non si informa prima di sentenziare, è che fabbricare un’auto elettrica inquina molto di più che fabbricarne una tradizionale. In realtà l’impatto ambientale della fabbricazione di un’automobile elettrica è leggermente maggiore di quello di una singola auto a carburante, ma viene recuperato in media dopo 30.000 km di marcia (perché quella a carburante continua a inquinare anche dopo la fabbricazione). 
E se salta fuori che in media le auto elettriche durano molto di più di quelle a carburante, allora dobbiamo fare il confronto non fra un’elettrica e una termica, ma fra un’elettrica e le due-tre termiche che sostituisce.
Dettaglio aggiuntivo: i dischi dei freni sono stati cambiati dopo circa 350.000 km.
Trovate le fonti di questi dati e maggiori dettagli su Fuori di Tesla.

 

Lo “svapo” usa e getta butta in discarica l’equivalente di 1200 batterie di auto elettriche ogni anno nel Regno Unito

Le sigarette elettroniche usa e getta contengono una batteria al litio, che in teoria sarebbe ricaricabile ma viene invece buttata via quando si scarica. Il litio che finisce così in discarica in un anno nel Regno Unito equivale a quello necessario per fabbricare circa 1200 batterie per auto elettriche, secondo i dati del Bureau of Investigative Journalism. Oltre allo spreco demenziale c’è anche il rischio di incendi quando le batterie vengono schiacciate dai veicoli di trasporto dei rifiuti.

Buon compleanno, ELSA! Dodici anni di auto elettrica con la stessa batteria

Buon compleanno, ELSA! Dodici anni di auto elettrica con la stessa batteria

Oggi ELSA, la mia prima auto elettrica, compie dodici anni. Questa Peugeot iOn ha ancora la sua piccola batteria originale da 16 kWh, con la quale ha percorso circa 52.000 chilometri in tutto. La Dama del Maniero ed io l’abbiamo dal 2018, ma la sua prima immatricolazione risale al 31 marzo 2011.

L’abbiamo acquistata a circa 10.000 euro quando aveva già sette anni e 25.000 km percorsi, e quindi nei quattro anni in cui l’abbiamo usata abbiamo fatto lo stesso chilometraggio che aveva percorso nei sette precedenti.

Anche se l’autonomia di 90-100 km è limitante, continua a darci tante soddisfazioni per tutti gli spostamenti locali per i quali l’abbiamo acquistata: trova sempre parcheggio grazie alle sue dimensioni minime (3,5 m di lunghezza, 1,5 di larghezza) e si disimpegna snellamente e silenziosamente nel traffico, cosa che non posso dire di TESS, la Tesla Model S che usiamo per i viaggi lunghi e che è comodissima, veloce e capiente per quei viaggi ma è troppo ingombrante (5 metri per 2,2) per il traffico cittadino, non entra nemmeno in molti parcheggi multipiano ed è sempre un rischio su qualunque rampa per via del suo passo molto lungo e della sua altezza da terra ridotta.

ELSA ha recentemente superato con pieno successo la revisione, o meglio il collaudo, come lo chiamano qui in Canton Ticino, ossia la verifica che il veicolo sia conforme alle norme di circolazione. 

Il degrado naturale della batteria di ELSA si nota soltanto durante la carica rapida (20-40 kW), che ora si ferma automaticamente al 72% invece che all’80% standard (poi passa alla carica semi-lenta a circa 5 kW). La capacità complessiva non sembra essere cambiata in modo avvertibile. Per la carica lenta (a 2,3 kW) non è cambiato nulla.

Buon compleanno, ELSA!

Auto elettriche e ibride allagate, le istruzioni del Comune di Ravenna

Auto elettriche e ibride allagate, le istruzioni del Comune di Ravenna

Mi sono arrivate parecchie richieste di chiarimento a proposito del comunicato stampa del Comune di Ravenna del 25 maggio 2023 che dispone una sorta di quarantena per i veicoli elettrici e ibridi che sono stati colpiti dagli allagamenti dei giorni scorsi.

Dice il comunicato:

Misure da adottare da parte dei possessori di veicoli elettrici e ibridi

A scopo precauzionale, i concessionari e i soggetti privati che a qualsiasi titolo possiedono veicoli elettrici e ibridi che hanno subito immersione in seguito agli eventi meteorologici dei giorni scorsi, o che si trovano in ambienti particolarmente umidi, devono adottare alcune misure preventive a tutela della pubblica incolumità.

In particolare tali veicoli devono essere posti per 15 giorni in quarantena, devono cioè essere tenuti in spazi esterni, con una distanza tra un veicolo e l’altro, da edifici e da altri veicoli di almeno cinque metri.

Tali misure sono state disposte su richiesta dei Vigili del fuoco.

Il tono è piuttosto allarmante e perentorio, ma le misure richieste sono sensate e probabilmente dettate da un problema ricorrente nelle pubbliche amministrazioni: magari un avviso non è strettamente necessario, ma se non lo fai e poi succede qualcosa, la gente ti salta in testa e possono esserci conseguenze legali; se invece lo fai e poi non succede nulla, la cosa finisce rapidamente nel dimenticatoio. È quella che in molti ambienti si chiama una comunicazione CYA, dalle iniziali di “cover your ass”, che si può tradurre con “parati il culo”.

I dettagli delle considerazioni tecniche che hanno portato alla richiesta da parte dei Vigili del Fuoco vanno ovviamente chiesti a loro (e finora mi sembra che non abbiano dato risposta a chi li ha interpellati). Io posso solo aggiungere alcune ipotesi basate sui fatti tecnici.

La batteria di trazione di un’auto elettrica o ibrida è elettricamente isolata e sigillata, per cui normalmente sopporta l’immersione in acqua senza alcuna conseguenza. YouTube è piena di video di persone che guadano sottopassaggi allagati con le proprie auto elettriche, con l’acqua fino alla base dei finestrini, senza particolari problemi (mentre le auto a carburante schiattano). Questo è un comportamento pericolosissimo, ma non per motivi elettrici: l’acqua apparentemente tranquilla può trascinare l’auto e portarla fuori controllo. Non si deve mai tentare il guado di una strada allagata, con nessun tipo di auto, né a carburante né elettrica.

Il potenziale pericolo, quindi, non è la folgorazione se si sale su un’auto elettrica che è stata immersa. Il problema è che se l’auto è stata trascinata dall’allagamento e la sua batteria di trazione è stata urtata e danneggiata da qualche impatto, la sua tenuta stagna potrebbe essere compromessa e questo potrebbe portare a incendi della batteria. Questi incendi possono essere molti impegnativi da spegnere, perché le attuali batterie contengono tutte le sostanze chimiche necessarie per alimentare una combustione e non hanno bisogno di ossigeno dall’atmosfera. Questo, probabilmente, spiega la richiesta di quarantena all’esterno e a distanza da altri veicoli. Quindi la scelta del Comune di Ravenna è sensata, specialmente in ottica CYA.

Aggiungo una considerazione che magari non è intuitiva per molti: il comunicato parla di veicoli, non solo di auto, e quindi include anche bici e monopattini elettrici. Questi veicoli hanno batterie molto meno sigillate e protette di quelle delle auto, e quindi possono danneggiarsi e incendiarsi più facilmente. È quindi prudente tenere all’esterno delle abitazioni qualunque veicolo elettrico di questo genere, e questo vale anche in condizioni normali.

Dai commenti mi arriva la segnalazione che il 25 maggio scorso a Ravenna è andata a fuoco una Nissan Leaf (elettrica) che “era rimasta sommersa dall’acqua durante l’alluvione che ha colpito l’area di Fornace Zarattini ed è possibile che l’incendio sia legato a questo fattore” (Ravenna Notizie). Può darsi che questo episodio abbia spinto i Vigili del Fuoco a fare la richiesta di quarantena.

Vaielettrico ha pubblicato un approfondimento più tecnico sulla questione della protezione delle batterie di trazione contro le infiltrazioni d’acqua, citando le informazioni dettagliate dei Vigili del Fuoco e sottolineando correttamente la differenza fra un’immersione temporanea (come quando si guada una strada allagata o un nubifragio allaga per qualche ora il posto dove è parcheggiata l’auto) e prolungata (giorni interi immersa in decine di centimetri d’acqua).

Tre anni senza carburante (e non sentirli)

Il 26 maggio 2020 ho fatto rifornimento di benzina per l’ultima volta. Sono ormai tre anni che uso solo l’elettricità per viaggiare in auto, e farlo è diventato assolutamente normale: avrete notato che le Avventurette in auto elettrica che pubblicavo periodicamente si sono diradate parecchio, perché ormai non c’è nulla di significativo da raccontare, anche per i viaggi lunghi. Si parte con l’auto carica, se l’autonomia non basta ci si ferma a caricare intanto che si fa uno spuntino o un pranzo, si arriva a casa, si rimette l’auto sotto carica. Tutto qui.

ELSA (l’elettrica piccola) ha ormai dodici anni, TESS va per i sette (e continua a ricevere aggiornamenti software). In totale hanno percorso 167.000 km, di cui 104.000 circa con i proprietari precedenti, e per ora le loro batterie reggono egregiamente. Tagliandi e cambi olio sono un ricordo sbiadito, e la spesa per i viaggi è crollata: a casa, un “pieno” sufficiente per 360 km mi costa circa 11 euro. In tutto, su circa 63.000 km ho risparmiato oltre 4500 euro (calcolando la differenza fra costo del carburante per percorrere quei km e costo dei kilowattora equivalenti).

Intanto le cose di contorno sono cambiate parecchio: per la prima volta l’auto più venduta al mondo nel primo trimestre del 2023 è elettrica (Tesla Model Y, che spodesta la Toyota Corolla a carburante), le colonnine rapide finalmente sono un po’ dappertutto (anche sulle autostrade italiane, e ho un Supercharger al centro commerciale vicino al Maniero); e in Svizzera, dove vivo, un’auto nuova su cinque è puramente elettrica. Direi che stiamo andando bene.

“Il futuro è già qui, ma non è uniformemente distribuito”William Gibson

Sole 24 Ore: per “Milano-Napoli in auto elettrica” servono “due ore in più e 110 euro, contro i 76 del gasolio”. Se sei fesso, sì

Sole 24 Ore: per “Milano-Napoli in auto elettrica” servono “due ore in più e 110 euro, contro i 76 del gasolio”. Se sei fesso, sì

Ultimo aggiornamento: 2023/02/28 14:40.

In molti mi state segnalando questo articolo di Simonluca Pini sul
Sole 24 Ore, il cui titolo dice che per fare
“Milano-Napoli in auto elettrica” servono
“due ore in più e 110 euro, contro i 76 del gasolio”.

Non lo linko per non fare favori alla crescente tendenza a scrivere articoli
acchiappaclic privi di qualunque contenuto utile, e non lo cito neanche
tramite Archive.is perché il testo completo è riservato agli abbonati.

Non mi sembra corretto commentarlo in dettaglio senza averlo letto
integralmente, cosa che non posso fare perché non sono abbonato al
Sole e non ho tempo per scavalcare le “protezioni” del giornale. Ne
trovate delle sintesi su
Vaielettrico
e
Everyeye
(grazie ai lettori che me le hanno segnalate nei commenti).

Ma azzardo un paio di previsioni:

  • lo “sperimentatore” ha usato le prime colonnine che ha trovato in giro,
    invece di scegliere quelle più a buon mercato o premunirsi con tessere che
    danno sconti fortissimi, e quindi ha pagato le tariffe massime;
  • per la stima delle durate ha immaginato un viaggio a gasolio di 768 km senza
    soste, nemmeno per un tramezzino e una pipì. Non posso che complimentarmi
    per la sua inappetente brama di mortificarsi e per la resistenza della sua
    vescica simulata.

Bisognerebbe poi capire perché Simonluca Pini senta il bisogno di fare un
viaggio di quasi 800 km da centro città a centro città in auto, quando
esistono treni ad alta velocità che fanno lo stesso tragitto e in meno tempo.
E non sono treni a gasolio. Invece di fantasticare di tenersi la pipì e
guidare come un ossesso per sette ore di fila trangugiando un Camogli, Pini
avrebbe potuto immaginare di sedersi in Frecciarossa e rilassarsi leggendo un
buon libro. Ma non l’ha fatto, perlomeno nella parte pubblicamente leggibile
dell’articolo.

A cosa servono articoli del genere? Il loro contenuto informativo è nullo.
L’unica utilità di questa fuffa è attirare clic e fomentare discussioni
inutili fra tifosi e hater e confortare gli umarell che hanno paura di
qualunque cambiamento.

Intanto, da chi usa l’auto elettrica concretamente e intensamente per lavoro
arrivano dati come questi:

La persona fa il tassista su lunghi tragitti, in Italia, e usa una Tesla Model
X che ha un consumo piuttosto elevato (circa 250 Wh/km). Quei quasi 50.000 kWh
consumati in un anno equivalgono quindi a circa 200.000 km di percorrenza e
sono costati 1.758 euro (la persona ha la carica gratuita alle colonnine Tesla
e paga mediamente 0,30 eurocent/kWh alle colonnine non Tesla e a casa). 

Con il gasolio a 1,836 euro di prezzo medio (dati MISE) e ipotizzando ottimisticamente 19 km/litro come ha fatto Pini*, 200.000 km
sarebbero 10.500 litri di carburante, quindi circa 19.000 euro di spesa.
Togliendo i 1.758 euro di spesa di corrente, restano circa
17.000 euro di risparmio in un anno con l’auto elettrica** . Per non parlare dei risparmi su cambi olio, filtri
antiparticolato, AdBlue e tagliandi su quei 200.000 km. Chilometri che,
ripeto, sono stati fatti per lavoro e in un singolo anno, con buona pace di
chi pensa che l’auto elettrica sia un giocattolo che non si può usare per
grandi percorrenze.

E tutto questo, non dimentichiamolo, senza aver obbligato nessuno a respirare gas di scarico inquinanti e tossici.

* 76 euro di gasolio al prezzo medio di 1,836 euro/litro sono 41,39
litri di gasolio per percorrere 786 km: Simonluca Pini stima quindi un
consumo di 18,99 km/litro. Per equità uso questo suo dato per il mio
raffronto.

* Senza le
ricariche gratuite, alla sua tariffa domestica di 0,30 eurocent/kWh, il risparmio sarebbe stato
intorno ai 4.000 euro/anno. La persona è stata lungimirante e ha acquistato un veicolo il cui prezzo include ricariche gratuite a vita. Tariffe inferiori, e quindi risparmi maggiori, si possono avere usando pannelli solari o abbonamenti forfetari.

C’è chi ha capito che l’elettrico fa risparmiare, e che più lo usi e più
risparmi, e chi si fida degli articoli acchiappaclic dei giornali.

Lotus, Ferrari, Bentley, Porsche e altre supercar e moto contro Tesla a Parma

Lotus, Ferrari, Bentley, Porsche e altre supercar e moto contro Tesla a Parma

Ultimo aggiornamento: 2018/08/05 20:00.

Domani (10 aprile) all’aeroporto internazionale di Parma, dalle 10 alle 14, si terrà una drag race molto particolare: supercar e moto (Ferrari, Porsche, Bentley, Lotus e Ducati) sfideranno una Tesla Model S P100 nella classica prova di accelerazione sui 400 metri da fermo.

La Tesla, configurata con l’opzione Ludicrous di massima accelerazione, si confronterà con una Ducati Panigale preparata racing, guidata dal pilota di Superbike Daniele Beretta, e con Lotus Evora, Ferrari 488 spyder, Bentley Bentayga e Porsche GT3. La disfida è organizzata dall’associazione Tesla Owners Italia – Tecnologia e Ambiente, composta da proprietari ed appassionati del marchio Tesla e non direttamente collegata a Tesla Motors. Sarò lì anch’io a godermi lo spettacolo insieme alla Dama del Maniero Digitale.

La diretta streaming sarà qui su Facebook dalle 10:30.

Tesla Owners Italia (Teslaowners.it) è anche su Twitter (@teslaownersIT) e su Instagram (teslaownersitalia). L’hashtag per l’evento è #dragraceitalia.

Aggiornamento (2018/04/11 9:00): Purtroppo la Ferrari ha avuto un guasto e non ha potuto partecipare alla partenza valida. Sono di corsa verso nuove avventure, per cui per ora non posso raccontarvi tutto in dettaglio: intanto ecco qualche tweet riassuntivo. Le foto nei miei tweet sono tutte mie, fatte con il telefonino, non sono state fatte mentre guidavo io e sono liberamente riutilizzabili citandone la fonte.

Ecco un mio breve video del tratto finale della mia corsetta come passeggero sulla pista dell’aeroporto di Parma su una Tesla P100D. Nella prima parte, che per ora non ho il permesso di pubblicare, abbiamo raggiunto in men che non si dica i 228 km/h, ma anche qui si nota che l‘accelerazione è a dir poco notevole.

Ecco i tempi definitivi:

Ducati Panigale (moto): 9.79
Tesla Model S P100D: 10.86
Porsche GT3: 11.49
Nissan GTR: 11.60
Tesla Model X P100D: 11.74
Bentley Bentayga: 11.92
Lotus Evora: 13.42

Il video ufficiale è qui:

Trasparenza: sono socio di Teslari.it, club Tesla Owner ufficiale italiano. L’ospitalità mi è stata offerta dall’associazione Tesla Owners Italia. Non ricevo compensi da Tesla Inc. o da altre aziende o da associazioni per questo articolo, che vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.