Vai al contenuto
“Ti Porto la Luna 2016”, la tappa in Abruzzo

“Ti Porto la Luna 2016”, la tappa in Abruzzo

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/20 00:10.

Sono rientrato ieri da una bellissima (e golosissima) tappa in Abruzzo di Ti Porto La Luna, che ha permesso a Luigi Pizzimenti, ideatore e responsabile del tour, e al sottoscritto di portare fra la gente una roccia lunare proveniente dalle missioni Apollo.

La Luna è arrivata in Abruzzo grazie al lavoro eccezionale degli organizzatori locali (Biagio Cimini, Antonio Moretti e Valerio Galiffa) e delle amministrazioni locali, che si sono rivelate capaci di fare quello che località più grandi si sono invece lasciate sfuggire tra le dita per burocrazia o pretenziosità personali. E così oltre mille persone di tutte le età hanno visto la Luna da pochi centimetri e hanno conosciuto, nelle conferenze che ho tenuto insieme a Luigi, la storia di chi l’ha raccolta e l’ha portata sulla Terra. Ecco qualche foto e due video pubblicati dalla TV locale.

Controguerra

J News TV

Ancarano

Sant’Omero

Foto di Grafico Designer Arti Visive – Marco Arduini. Altre immagini sono qui.

Torano Nuovo

Valerio Galiffa, Biagio Cimini e Antonio Moretti
si godono il meritato momento con la Luna tra le mani.

Altre foto, anche del tour precedente (2015), sono su Twitter con l’hashtag #tiportolaluna.

E se fosse stata una tappa in auto elettrica?

Rivedendo sullo schermo le immagini delle auto elettriche usate dagli astronauti sulla Luna nelle missioni Apollo 15, 16 e 17 mi è venuto spontaneo pensare che fra un paio d’anni, se tutto va bene, anch’io viaggerò in un’auto elettrica. Non sulla Luna, ovviamente, ma dovrò essere in grado di affrontare anche trasferte come questa in Abruzzo. Così sto tenendo traccia dettagliata dei viaggi che faccio e sto provando a simularli come se dovessi farli con la Tesla Model 3 che ho prenotato. Finora la trasferta abruzzese è il primo caso, dall’inizio dell’anno, in cui le limitazioni di autonomia e ricarica dell’auto elettrica mi avrebbero obbligato a cambiare drasticamente il piano di viaggio rispetto a un’auto a carburanti fossili.

Il viaggio da Lugano a Torano Nuovo, in Abruzzo, è lungo circa 610 chilometri. Li ho percorsi, con la mia attuale auto a benzina, in poco più di sei ore (compresi 50 minuti di sosta per pranzo e rifornimento di benzina). Come sarebbe andata con una Tesla Model 3? Male.

Con l’attuale rete di ricarica veloce Tesla (i Supercharger) e stimando prudenzialmente 300 km di autonomia della Model 3 (rispetto ai 350 dichiarati), avrei potuto fare il tragitto di 250 chilometri da Lugano fino a Modena, dove c’è un Supercharger lungo la strada che dovrei comunque percorrere. Ma poi avrei dovuto affrontare la tratta da Modena a Torano, che è di 360 km e non ha attualmente alcun punto di ricarica Tesla. Con una Model 3 non ce l’avrei fatta (con una Model S sì, a patto di poter ricaricare all’arrivo, all’agriturismo dove ero alloggiato, nel corso della notte). Tuttavia per fine 2016 sono previsti due Supercharger sulla costa adriatica, che mi permetteranno in futuro di completare un viaggio come questo con due tappe di ricarica da circa 40 minuti l’una. Certo, allungherò il tempo di viaggio (ma soltanto di una quarantina di minuti, visto che una delle soste che avrei dovuto fare con la Model 3 l’ho fatta comunque con l’auto a benzina); in compenso viaggerò senza inquinare e risparmierò 135 euro che avrei speso in carburante per l’andata e il ritorno.

Come prendere il controllo di una Nissan Leaf via Internet: sicurezza zero

Come prendere il controllo di una Nissan Leaf via Internet: sicurezza zero

Le automobili sono sempre più informatizzate e interconnesse, per cui è nato il nuovo problema della sicurezza informatica su quattro ruote. Il ricercatore di sicurezza Troy Hunt ha scoperto una falla sorprendente nel servizio di gestione via Internet delle auto elettriche Nissan Leaf: ha intercettato il traffico di dati dell’app sulla propria rete Wi-Fi e ha visto con stupore che la comunicazione fra app e automobile non è protetta e non ha alcuna password: l’accesso a un’auto o a un’altra dipende soltanto da quale VIN, il numero univoco di identificazione di ogni vettura, si immette nell’URL.

Nissan Connect, l’app fornita da Nissan per monitorare a distanza lo stato di carica e gestire l’aria condizionata e il riscaldamento, è dunque totalmente priva di autenticazione ed è facilissimo prendere il controllo di una Leaf altrui se se ne conosce il VIN.

E il VIN è in bella mostra nell’angolo inferiore del parabrezza.

Hunt ha dimostrato il problema sulla Nissan Leaf di un collega, Scott Helme, con il consenso di quest’ultimo, scoprendo inoltre che è possibile accedere ai dati personali degli utenti e ricostruire i loro spostamenti, e ha avvisato Nissan, che per ora non ha corretto la falla. Intanto gli appassionati di auto elettriche sono arrivati indipendentemente alla stessa scoperta, creando delle app alternative migliori di quelle della Nissan, per cui è solo questione di tempo prima che qualcuno abusi della sicurezza inesistente della Leaf.

E se vi sembra che accendere per dispetto il riscaldamento o l’aria condizionata sia tutto sommato una burla da poco, tenete presente che si tratta di un’auto elettrica, per cui queste accensioni, specialmente se ripetute, scaricano la batteria: sono, in sostanza, l’equivalente di poter accendere il motore di un’auto tradizionale fino a svuotarne il serbatoio.

2016/03/05: Nei giorni scorsi Nissan ha rimosso l’app da Internet. Secondo le segnalazioni dei lettori, il riscaldamento della Leaf può essere acceso a distanza soltanto quando l’auto è sotto carica, per cui la falla non può essere sfruttata per scaricare completamente la batteria. Restano confermate le falle di privacy che permettono di sapere in dettaglio la cronologia degli spostamenti dell’auto e quindi del suo conducente.

Fonti aggiuntive: The Register.

Tesla: batterie innovative ma niente cariche gratis per le Model 3; causa contro le Model X

Tesla: batterie innovative ma niente cariche gratis per le Model 3; causa contro le Model X

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

L’auto elettrica Model 3 di Tesla Motors (quella che ho prenotato io a scatola chiusa insieme ad altre 373.000 persone, per intenderci) non avrà inclusa nel prezzo base la carica gratuita rapida presso i “distributori” Tesla, i Supercharger, come l’hanno invece le Model S e X: la decisione fa parte delle misure per ridurre il costo base dell’auto. Già si presumeva, ma ora Elon Musk lo ha chiarito segnalando un articolo del Los Angeles Times.

Nell’incontro con gli azionisti Musk ha detto che l’accesso gratuito a vita alla rete di ricarica Tesla sarà un optional, da pagare a parte (quindi non sarà gratuito, ma prepagato). Questo consentirà di ridurre il prezzo di vendita dell’auto per chi non userà i Supercharger o li userà soltanto saltuariamente. Viaggiare a corrente elettrica con la Model 3 sarà “comunque molto economico, e molto più economico della benzina” (Bloomberg).

Il concetto di fondo, secondo Elon Musk, è che non bisogna “pensare a benzina”: abituati all’idea di andare al distributore a fare rifornimento, molti automobilisti elettrici vanno a ricaricare presso i Supercharger “perché è gratis” invece di ricaricare a casa, senza considerare che portare l’auto al Supercharger più vicino e spendere almeno un’oretta fra ricarica e viaggio per risparmiare qualche dollaro di corrente elettrica (Musk dice “cinque dollari”, ai prezzi americani) ha un costo in termini di tempo e quindi non ha senso economicamente per gli utenti, oltre che per Tesla.

Io, per esempio, ho un Supercharger a 20 minuti e 24 km dal Maniero Digitale (è sul Monte Ceneri), ma caricherò quasi sempre comodamente a casa, di notte, o al punto di arrivo (albergo, agriturismo, eccetera), per cui mi va benissimo avere uno sconto sul prezzo dell’auto e pagare il Supercharger soltanto quando lo uso. Il Supercharger locale avrà senso nei rari casi nei quali arriverò a casa con poca autonomia e dovrò ripartire poco dopo, senza avere tempo per una ricarica lenta domestica.

––

Intanto i più entusiasti tifosi di Tesla stanno ipotizzando che la Model 3 avrà la guida totalmente autonoma (non semplicemente assistita come quella attuale) al debutto, ma si tratta di congetture basate sulle sue dichiarazioni (o non dichiarazioni) presso la Code Conference di ieri. Personalmente sono dubbioso, anche per gli ostacoli legali da superare, ma vedremo cosa verrà annunciato concretamente nella prossima anteprima dell’auto, che avverrà verso la fine del 2016. L’inizio della produzione è previsto attualmente per fine 2017; nel frattempo Tesla ha accumulato (negli ultimi 18 mesi) 1,2 miliardi di chilometri di dati di guida assistita, raccolti dalla sua flotta di Model S e X vendute, e accumula un altro milione di chilometri ogni sette ore circa. Impressionante, ma soprattutto un database di esperienze reali che nessun concorrente ha a disposizione (Ars Technica; The Verge e Electrek con video).

––

All’incontro con gli azionisti Musk ha anche detto che Tesla e Panasonic fabbricheranno per la Model 3 un nuovo formato di cella per le batterie, il 20700, più lungo e largo del 18650 attualmente usato nelle Model S e X. Misurerà 70 x 20 mm contro gli attuali 65 x 18 mm del formato 18650. Questo aumenta il volume di circa il 33% e aumenta quindi la capacità di carica, riducendo il costo di circa il 25%. Attualmente la batteria delle S e X ha una densità di energia di 233 Wh/kg e costituisce un terzo del peso dell’intera auto, ma se la densità di energia sale fino a circa 333 Wh/kg (come previsto dai prossimi sviluppi) il peso complessivo di un’auto elettrica scende agli stessi livelli di quelli di un’auto a carburante fossile. E si parla già di arrivare a 520 Wh/kg, per cui un’auto elettrica potrebbe presto essere più leggera di un’auto tradizionale e addirittura più a buon mercato (Cleantechnica; Electrek).

––

È approdata anche sui media italofoni (Repubblica, per esempio) la notizia della causa intentata contro Tesla Motors da Barrett Lyon, un proprietario californiano di una Model X da 162.000 dollari, per gravi difetti di fabbricazione. Secondo il proprietario (che è già utente soddisfatto di una Tesla Roadster e di una Model S), la portiera sul lato guidatore si chiude automaticamente addosso alla gamba del conducente se nel salire a bordo tocca per sbaglio il pedale del freno; il “pilota automatico” dell’auto la fa sbandare sotto la pioggia; le portiere anteriori (che sono automatiche) si aprono e chiudono colpendo altri oggetti invece di fermarsi; lo schermo tattile si blocca e il parcheggio automatico non funziona nella stragrande maggioranza dei casi. Il signor Lyon vuole restituire l’auto e riavere indietro i propri soldi.

La dettagliatissima telemetria delle Tesla dovrebbe chiarire le situazioni e le cause di questi malfunzionamenti, ma non è la prima volta che la Model X evidenzia dei problemi per l’eccessivo automatismo oltre che nel (mal)funzionamento delle ambiziosissime portiere posteriori ad ala di gabbiano (Courthouse News Service; Teslarati).

––

Per sorridere un po’, guardate questo video, nel quale un utente Tesla si traveste da sedile e crea l’illusione che l’auto stia andando in giro da sola. Ovviamente è uno scherzo pericoloso, perché il conducente non ha le mani sul volante e non è pronto a intervenire prontamente se la guida assistita non ce la fa, ma le reazioni delle persone sono eloquentissime. Il bello è che molti pensano che siamo già arrivati alle auto che circolano senza nessuno a bordo, quando in realtà siamo ancora molto lontani da questo traguardo. Buon divertimento.

Antibufala: le auto elettriche inquinano più di quelle tradizionali!

Antibufala: le auto elettriche inquinano più di quelle tradizionali!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento), come ha fatto “francodu*”.

Ieri Tio.ch ha pubblicato un articolo che a prima vista getta dubbi sulle auto elettriche in termini ecologici. Citando “uno studio effettuato dall’Istituto Fraunhofer per la fisica delle costruzioni, pubblicato nel 2015 dal ministero tedesco dei trasporti e delle infrastrutture digitali” (questo), si dice che “[n]ella produzione di un’auto elettrica viene prodotto il 60% in più di CO2 rispetto ad un’auto a combustione interna” e che “se un automobilista rifornisce la propria autovettura elettrica sempre e solo con corrente elettrica verde riuscirà ad annullare gli effetti negativi sull’ambiente verificatisi durante la fase produttiva a partire dai 30mila chilometri percorsi. E’ infatti da questa cifra che le auto elettriche risultano più “pulite” rispetto alle auto con motore a diesel o benzina.”

Quelle virgolette intorno alla parola pulite sono meritatissime, perché il termine è usato a sproposito e rischia di essere fortemente ingannevole. L’articolo, infatti, considera soltanto il bilancio di CO2, dimenticandosi tutte le altre emissioni inquinanti di un’auto tradizionale. Come se dallo scappamento di un’auto a benzina o diesel uscissero arcobaleni.

NonSoloTesla: brevi dal mondo delle auto elettriche

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

La Model 3 ha ricevuto in tutto oltre 325.000 prenotazioni da 1000 dollari l’una.

C’è un easter egg nell’aggiornamento 7.1.2.16.17 del software: la strada diventa un arcobaleno in stile Mario Kart. Si attiva accendendo quattro volte in rapida successione l’Autopilot, dice Elon Musk. Altri easter egg delle versioni passate: citazione della Guida Galattica per Autostoppisti, citazione di Balle Spaziali, la Lotus subacquea di James Bond.

Come rootare una Model S.

Percorsi oltre 75 milioni di km in Autopilot.

Camion in convoglio in Europa: si parlano fra loro via Wi-Fi per viaggiare più compatti, frenare in sincronia, sfruttare la scia per risparmiare carburante e alleviare la fatica dei conducenti (European Truck Platooning Challenge).

Una Tesla Model S tagliata in due per farla diventare una limousine elettrica.

Video: una Model S evita automaticamente un furgone che invade la sua corsia.

Ridefinite al ribasso le prestazioni incluse nel prezzo base della Model 3: autonomia e accelerazione invariate, ma le funzioni di sicurezza dell’Autopilot sembrano essere diventate un optional software (l’hardware resta incluso) e anche la carica veloce gratuita illimitata (o quasi) presso i Supercharger ora sembra essere un optional da pagare a parte (l’auto è predisposta a livello hardware). Staremo a vedere.

L’estetica della Model 3 è ancora da fissare: muso, cruscotto e bagagliaio posteriore verranno ripensati. Alcune proposte di restyling (serie e facete) dai fan.

Sunto di quello che si sa fin qui sulla Model 3.

Richiamo volontario delle Model X per un difetto ai sedili della terza fila. Coinvolti circa 2700 esemplari.

Anche gli impianti di produzione diventano un pochino meno inquinanti, sia per le auto a carburanti fossili sia per quelle elettriche: dal 2014 GM a Lordstown ha 2,2 MW di pannelli solari, che generano però solo l’1,5% del fabbisogno dell’impianto e dal 2013 a Toledo ha 1,8 MW di pannelli che generano quasi il 3% del fabbisogno; altri impianti solari sono a Rüsselsheim, in Germania, e a Zaragoza, in Spagna (12 MW). La Gigafactory di Tesla in Nevada prevede di essere alimentata interamente da fonti rinnovabili.

Tesla Model 3, l’auto elettrica che si vende come un iPhone

Tesla Model 3, l’auto elettrica che si vende come un iPhone

Questo blog non aderisce alla tradizione del “pesce d’aprile” e non pubblicherà notizie-burla o inventate. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/04/02 15:25.

In questo momento i dirigenti di tutte le altre case automobilistiche staranno rosicando non poco: per prenotare la Tesla Model 3, un’auto elettrica di prezzo medio (35.000 dollari negli USA) per il mercato di massa presentata in anteprima oggi, si sono formate le file fuori dai concessionari in mezzo mondo. Come per un nuovo modello di iPhone. Con la differenza che chi era in fila non tornava a casa con l’oggetto del desiderio: versava mille dollari per prenotarla e basta, e senza neanche vederla.

L’hanno fatto in centoquindicimila. In altre parole, Tesla ha ricevuto in 24 ore 115 milioni di dollari per un’auto di cui non si sapeva quasi nulla e che non verrà consegnata prima della fine del 2017 (se va bene). E dopo la presentazione il totale è salito a quasi 130.000. Mica male, come fidelizzazione del cliente.

Ecco qualche immagine tratta dalla presentazione preliminare, tenuta stamattina alle 5:30 ora italiana.

Queste, rapidamente e con riserva di correzione, sono le caratteristiche dichiarate del modello base (tratte anche dai commenti e da questo video Periscope): 215 miglia (circa 350 km) di autonomia; 0-100 km/h in 6 secondi; 1 o 2 motori elettrici; 5 posti; hardware Autopilot (per mantenimento corsia, cruise control intelligente, parcheggio automatico, eccetera) di serie, con singole funzioni attivabili come optional; 2 bagagliai; telaio in buona parte in acciaio. Nessun dettaglio sulla batteria (né kWh né tecnologia; si sa solo che sarà predisposta per la ricarica rapida con Supercharger) o sulle dimensioni d’ingombro dell’auto (anche se si sapeva già che era paragonabile a una Audi A4).

Non è detto che questo sia l’aspetto estetico finale. Si nota molto l’assenza di un cruscotto di fronte al volante, sostituito dal display centrale da 15 pollici. Poco visibile nelle mie immagini: il tetto trasparente quasi continuo, enorme.

Se la Chevrolet mantiene la parola data, la sua Bolt arriverà sul mercato prima di questa Tesla Model 3, e grosso modo allo stesso prezzo. Ma come ha detto Elon Musk nella presentazione, quello che conta non è quale marca vince, ma il fatto che smettiamo rapidamente di andare in giro con auto che emettono gas tossici. E su questo non posso che dargli ragione.

Insomma, avevano detto che le auto elettriche erano…

– troppo lente: non più (0-100 in 6 secondi non vi basta?).
– troppo brutte: non più.
– troppo limitate come autonomia: 350 km coprono quasi tutte le situazioni.
– troppo lente da ricaricare: con i Supercharger si riparte col “pieno” in 40 minuti.
– troppo care: non più, almeno per un’ampia fascia di consumatori.

E sembra l’altroieri che i complottisti andavano in giro a raccontare della congiura per boicottare l’auto elettrica; invece eccola qua, con tanto di code per prenotarla. L’avreste mai detto?

2016/04/02 15:25. È disponibile il video della presentazione.

Intanto ho “prenotato” una Model 3.

Antibufala: auto elettrica multata a Singapore perché inquina più di un’auto a benzina

Antibufala: auto elettrica multata a Singapore perché inquina più di un’auto a benzina

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/03/11 11:05.

Varie fonti d’informazione, come per esempio l’agenzia ANSA, hanno segnalato la bizzarra notizia di una multa di 15.000 dollari ricevuta da Joe Nguyen, un proprietario di un’auto elettrica a Singapore per inquinamento eccessivo. Addirittura, titola l’ANSA, l’auto elettrica in questione (una Tesla Model S) inquina più di un’auto a benzina di pari dimensioni.

La notizia parrebbe una bufala, ma va chiarita: sotto accusa, infatti, non sono le emissioni inquinanti dell’auto elettrica in sé (che sono sostanzalmente nulle), ma quelle della filiera di produzione dell’energia elettrica usata per caricare le sue batterie.

I calcoli della Land Transport Authority di Singapore hanno tenuto conto di questa filiera e hanno portato a un valore di emissioni di CO2 di ben 222 grammi per chilometro, di gran lunga superiore a quello di un’auto a benzina recente, e quindi non solo è saltato lo sconto sulla carissima tassa locale d’importazione delle auto, ottenuto inizialmente dal proprietario perché l’auto è elettrica, ma è anche scattata la sanzione.

Chi si ferma al titolo della notizia ne conclude che le auto elettriche non sono affatto ecologiche come si dice, ma attenzione: nei calcoli della LTA il consumo di energia elettrica dell’auto è stato valutato a 444 Wh/km, mentre il costruttore dichiara che l’auto consuma meno della metà (181 Wh/km) secondo le stesse norme UNECE adottate a Singapore. Con questo valore dichiarato l’emissione di CO2 della filiera di generazione dell’energia ammonta a 90 g/km, ben al di sotto di quella di una berlina a benzina e tale da meritarsi un incentivo e non una multa, come ha confermato anche la stessa LTA.

Il motivo di questa valutazione raddoppiata, che falsa tutti i conti, è ignoto: il costruttore Tesla sta verificando eventuali errori di metodo, e c’è chi nota che basta un errore di conversione fra miglia e chilometri per avere risultati completamente sballati.

Elon Musk, boss di Tesla, ne ha parlato direttamente con il primo ministro di Singapore, Lee Hsieng Loong, che ha promesso di approfondire la questione, e nel frattempo l’azienda ha colto l’occasione per far notare che in ogni caso le emissioni indirette di CO2 di qualunque proprietario di auto elettrica calano ogni anno man mano che la rete elettrica diventa più pulita (all’aumentare della percentuale di energia di origine solare ed eolica, per esempio) mentre le emissioni delle auto a benzina rimangono invariate.

Il complotto contro le auto elettriche è definitivamente morto: Chevrolet annuncia la Bolt

Il complotto contro le auto elettriche è definitivamente morto: Chevrolet annuncia la Bolt

La Bolt presentata ieri a Las Vegas.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/22 2:10.

Vorrei tanto trovare quelli che qualche anno fa andavano in giro a spiegare a tutti, dall’alto della loro paranoia, che c’era un grande complotto per insabbiare l’auto elettrica, che non sarebbe mai arrivata sul mercato per colpa delle lobby petrolifere, degli uomini lucertola e degli influssi nefasti di Saturno. Mi piacerebbe vedere la loro faccia oggi che l’industria dell’auto si sta buttando in massa sulla trazione elettrica. Probabilmente si aggirano fra noi facendo finta di niente, sperando che nessuno si ricordi delle cretinate che hanno detto, un po’ come quelli che ci dicevano che eravamo scemi perché non credevamo alla fine del mondo nel 2012 prevista dai Maya.

Ieri la Chevrolet (no, dico – la Chevrolet, non un piccolo produttore sconosciuto) ha presentato la Bolt, un’auto puramente elettrica a 5 posti che offre 320 chilometri di autonomia a circa 30.000 dollari (dopo le agevolazioni fiscali USA). Sarà in vendita a fine 2016, con una dotazione notevole di funzioni di guida assistita, dal parcheggio al monitoraggio degli angoli ciechi al mantenimento di corsia (notevole lo specchietto interno commutabile in monitor che guarda attraverso la telecamera posteriore). Il sito ufficiale offre altri dettagli.

Ne parlo qui sia perché la presentazione è avvenuta in un luogo più informatico che automobilistico (al Consumer Electronics Show di Las Vegas, fiera tipicamente dedicata all’elettronica di consumo), sia perché sto seriamente studiando la possibilità di passare a un’auto elettrica come unico veicolo per ragioni ecologiche e di pura nerditudine: trovo ridicolo che stiamo ancora andando in giro con auto che vanno a dinosauri morti (si fa per dire), buttano fuori gas tossici e hanno valvole, pistoni e bielle come una locomotiva dell’Ottocento, quando sarebbe ora di usare intelligentemente elettronica e software per avere una guida e un traffico il più possibile automatizzati e sicuri.

Faccio un inciso e spiego le “ragioni ecologiche”:

  • la mia auto smette di produrre emissioni inquinanti;
  • ho la possibilità di alimentare la mia auto con energia di origine pulita (idroelettrica, qui in Svizzera dove abito);
  • smetto di contribuire alla domanda di petrolio per autotrazione, con tutto l’inquinamento prodotto dalla sua estrazione, produzione e trasporto;
  • smetto di finanziare regimi impresentabili;
  • e faccio tutto questo ora e subito, senza aspettare tecnologie ipotetiche e dal futuro incerto.

So che c’è controversia su quanto sia realmente ecologica un’auto elettrica e in questo senso segnalo queste considerazioni e ricerche: una, due, tre, quattro, cinque, sei.

Non posso fare completamente a meno dell’auto: usare i trasporti pubblici, per esempio per raggiungere i luoghi dove lavoro, per esempio per le mie conferenze, mi porterebbe via una quantità di tempo insostenibile (e per un libero professionista come me il tempo improduttivo è denaro non guadagnato o sonno perduto). Ho fatto il possibile, anche come scelte di carriera (lavoro da remoto, a casa, la maggior parte del tempo), per ridurre l’uso dell’auto, ma comunque mi serve. Vorrei però ridurre il mio contributo all’inquinamento e al rumore, e un’auto elettrica o ibrida potrebbe aiutarmi a farlo.

Per me il limite fondamentale di un’auto puramente elettrica è l’autonomia: i 120 chilometri circa delle utilitarie elettriche finora proposte, insieme ai loro tempi lunghi di ricarica, sono insufficienti per gli spostamenti che faccio (pochi, ma ogni tanto mi capita di dovermi spostare a più di 60 chilometri dal Maniero Digitale e di non poter aspettare ore di ricarica per tornare a casa): dovrei investire in un’auto elettrica come seconda auto e tenerne una a combustione interna per i viaggi lunghi, e questo sarebbe troppo costoso e scomodo (secondo posto auto, seconda immatricolazione e assicurazione, eccetera).

Un’auto elettrica con 320 km di autonomia coprirebbe praticamente tutti i miei spostamenti. L’unica che offre questo genere di autonomia finora, che io sappia, è la Tesla, che è una meraviglia (l’ho provata ed è stato amore a prima vista, sia pure con i piedi per terra) ma è decisamente al di fuori della portata del mio portafogli, nonostante i lauti finanziamenti che, secondo i complottisti, ricevo da Big Pharma, dalla CIA e dal Nuovo Ordine Mondiale. Tesla ha annunciato un modello meno costoso, denominato Model 3, che dovrebbe essere presentato a marzo 2016 ed entrare in produzione nel 2017 con prezzi e prestazioni come quelle della Bolt, ma nessuno l’ha ancora visto e non si sa se la scadenza verrà rispettata.

L’alternativa sarebbe un’auto ibrida: qualcosa che consenta di viaggiare principalmente con trazione elettrica, ricaricata la notte a casa, per gli spostamenti ordinari ma che abbia un motore a combustione interna per i viaggi lunghi occasionali, come la BMW i3 con Range Extender, la Chevrolet Volt/Opel Ampera o la Mitsubishi Outlander PHEV (tralascio volutamente auto come la Prius, che hanno un’autonomia elettrica ridicolmente bassa per le mie esigenze). Ma la tecnologia ibrida significa abbinare buona parte delle complessità del motore tradizionale (pistoni, bielle, lubrificazione, marmitta catalitica) con quelle della trazione elettrica, e i sistemi complessi richiedono manutenzione assidua e sono più fragili, mentre il bello della trazione elettrica è che è semplice e fa a meno di cambio, pompe, valvole, pistoni, cilindri e impianto di lubrificazione (e quello che non c’è non si può rompere). Inoltre con un’ibrida avrei la zavorra delle batterie quando vado a benzina e avrei la zavorra del motore a benzina quando vado a batteria.

Faccio un altro inciso e prevengo subito le solite considerazioni immobiliste sulle auto elettriche:

  • certo, anche un’auto elettrica inquina quando la fabbrichi: e un’auto a benzina/diesel no? E se l’elettrica mi dura più di una a benzina/diesel perché è più semplice e quindi ne fabbrico di meno?;
  • certo, anche un’auto elettrica inquina se la ricarichi usando energia elettrica da fonti inquinanti: ma l’inquinamento è a punto singolo, in centrale, più gestibile che sparso su centomila tubi di scappamento, ed è lontano dai nasi dei bambini portati a passeggio in città; inoltre se ho un’auto elettrica sono pronto per quando la rete elettrica diventerà meno inquinante, come sta già avvenendo, o sarà basata su fonti energetiche pulite (se non ci sono già dove abito), mentre se ho un’auto a benzina/diesel continuerò imperterrito a inquinare;
  • certo, se tutti avessimo auto elettriche dovremmo costruire nuove centrali: ma potremmo farlo con i trilioni che non spenderemmo più in guerre per il petrolio e con quelli che non spenderemmo per curare le malattie da inquinamento dovute a estrazione, trasporto, raffinazione del petrolio;
  • certo, c’è sempre quello che dice “ma io devo fare 600 km al giorno, con l’auto elettrica è impossibile”: ma è un’eccezione, e se qualcuno deve davvero fare così tanta strada tutti i giorni in auto, forse dovrebbe riconsiderare il proprio stile di vita e di lavoro;
  • certo, si potrebbe aspettare che la tecnologia migliori ancora; ma l’ottimo è nemico del buono, e in qualche modo il mercato va avviato (esempio: i telefonini erano inizialmente enormi e costosi, ma poi la loro diffusione ha fatto crollare i prezzi e migliorare la tecnologia, mica abbiamo aspettato che fossero perfetti, piccini ed economici);
  • certo, si può argomentare che a lungo termine anche l’auto elettrica non è sostenibile: ma scusate, vi sembra che il sistema attuale invece lo sia?

La Bolt sembra decisamente interessante: resta per ora la questione dei tempi di ricarica. Secondo il sito ufficiale una ricarica completa (con il caricatore domestico da 240 volt a 32 ampere) richiede ben nove ore, mentre secondo Yahoo Tech ne servono soltanto due e alla colonnina in corrente continua ne basta una e mezza (“According to Chevy, the Bolt can charge from empty on a standard 120-volt outlet in 36 hours. With a 240-volt outlet (the same kind you’d plug a washer or drier into), the Bolt will charge from empty in just two hours. And if you use DC fast charging, you can charge the car in an hour and a half.”). A parte la discrepanza enorme sui tempi di ricarica completa, si tratta in ogni caso di una situazione accettabile per l’uso da pendolari ma piuttosto punitivo per i viaggi lunghi rispetto alle auto a combustione interna e anche rispetto alle attuali Tesla (che presso i Supercharger hanno ricarica piena in un’ora, quindi non molto meno della Bolt, ma in compenso con quella ricarica fanno circa 500 chilometri).

Quello che è certo è che il mercato delle auto elettriche di largo consumo si sta aprendo e l’industria dell’auto sta cambiando con una velocità davvero sorprendente: nel giro di pochi anni siamo già arrivati all’auto elettrica per il consumatore medio, proposta da una grandissima casa automobilistica (la Chevrolet, santo cielo, che non ha mai brillato per inventiva e ricerca estrema).

C’è, secondo me, una speranza concreta che i nostri figli vivano in città meno rumorose e congestionate e respirino aria meno inquinata. E questo succede grazie al progresso tecnico e alla fatica di scienziati e ingegneri, non grazie alle catene di Sant’Antonio inoltrate via Facebook dagli attivisti in pantofole.

2016/01/22

Qualche giorno fa sono state pubblicate maggiori informazioni e le specifiche tecniche della Bolt: motore elettrico da 150 kW; coppia di 360 nM; da 0 a 100 in meno di sette secondi; batterie da 60 kWh composta da 288 celle agli ioni di litio per un peso complessivo di 435 kg, potenza di picco 160 kW, garantita per 8 anni o 160.000 km; caricatore di bordo standard da 7.2 kW, con 80 km di autonomia caricabili in meno di due ore a 240 V; caricatore di bordo rapido che consente fino a 150 km di autonomia in 30 minuti di ricarica.

Le prestazioni promesse dovranno fare i conti con la realtà e le scopriremo soltanto quando la Bolt sarà in vendita e verrà usata estesamente. Nel frattempo c’è chi comincia già a valutare se la Chevrolet non abbia in realtà creato quella che in gergo si chiama una compliance car: un’auto a bassissimo inquinamento che serve per poter vendere le auto normali negli stati dove le norme impongono che un fabbricante venda anche una percentuale di veicoli a emissioni zero, come già successo con la EV1 della GM. Staremo a vedere.

Fonti: Wired, Jalopnik, Electrek, Ars Technica.

Adesso la Tesla entra ed esce da sola dal garage e si parcheggia da sé

Adesso la Tesla entra ed esce da sola dal garage e si parcheggia da sé

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/12 20:50.

Oggi Tesla ha rilasciato la versione 7.1 del software di gestione delle sue auto elettriche Model S e X. Fra le varie novità spicca la funzione Summon (chiama), che consente al guidatore di ordinare all’auto di uscire da sola dal posto dove è parcheggiata, come mostrato nei video qui sotto.

Electrek ha pubblicato le schermate dell’aggiornamento che ne spiegano il funzionamento in dettaglio: la funzione consente anche di parcheggiare l’auto, se allineata correttamente, a condizione che il conducente sia a meno di tre metri dal veicolo. La Tesla parcheggia ed esce autonomamente usando il computer di bordo e i propri sensori; il conducente può fermarla usando il telecomando. Per ragioni legali, questa funzione va usata soltanto su proprietà privata.

A parte l’effetto “wow” della funzione, è un’opzione molto utile quando capita, purtroppo spesso, di trovare il simpaticone che parcheggia dopo di te vicinissimo alla tua auto e ti impedisce di entrare o ti obbliga a contorsioni da circo. Inoltre è utile per chi ha un posto auto stretto, come me, visto che la Tesla S non è proprio un’auto particolarmente snella (2,18 m di larghezza a specchietti aperti, 1,96 m a specchietti ripiegati) e la X non è da meno.

L’aggiornamento introduce, fra l’altro, anche il parcheggio assistito negli spazi perpendicolari, l’apertura automatica della porta servoassistita del garage e limitazioni alle funzioni di sterzo automatico e guida assistita e miglioramenti al mantenimento di corsia.

Manca ancora, purtroppo, la funzione più desiderata: quella che consente di avere i circa 75.000 dollari necessari per acquistare una Tesla Model S di base (con software aggiornato) o i 90.000 dollari della Model S con la massima autonomia e il suddetto software aggiornato.

2016/01/10 23:35. Tesla ha pubblicato un annuncio ufficiale che spiega a cosa serve la funzione Summon: serve per consentire ai proprietari di prendere dimestichezza con questa novità stando su proprietà privata e per abituarli all’idea che prima o poi la loro auto elettrica “sarà in grado di guidare ovunque nel paese” per raggiungerli, “caricandosi da sola strada facendo”. Questo, insomma, è soltanto il primo piccolo passo indispensabile. Anche perché se l’auto non riesce a uscire dal garage da sola, non può certo venirvi a prendere da qualche parte.

2016/01/12 20:50. Ecco un video di una Tesla che si parcheggia da sola (con il conducente a bordo): maggiori info qui.

Segnalo anche due demo di mantenimento di corsia/carreggiata senza strisce laterali: nel secondo video notate che a 0:40 l’auto rileva il ciclista e rallenta di conseguenza. Impressionante e anche un po’ inquietante.