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Retrocomputing 26 ottobre a Milano: Once Upon a Sprite

Retrocomputing 26 ottobre a Milano: Once Upon a Sprite

Segnalo con piacere che l’amico Francesco Sblendorio, insieme con Andrea Ferlito (Codemotion), sta organizzando una giornata di storia dell’informatica, retrocomputing e videogioco classico a Milano sabato 26 ottobre dalle 10 alle 18:30, che si terrà alla Copernico Blend Tower di piazza Quattro Novembre, 7.

Ci saranno “storie, aneddoti, un po’di codice e tecniche arcane” e un coding challenge, spiega la pagina dell’evento, che presenta il programma completo.

Governo britannico: sorry, Mr. Turing

Governo britannico: sorry, Mr. Turing

Con soli cinquantasette anni di ritardo, il governo del Regno Unito ha chiesto ufficialmente scusa per il trattamento che inflisse nel 1952 a uno dei suoi più brillanti matematici: Alan Turing, l’uomo che aveva decifrato i codici segreti nazisti, cambiando le sorti della Seconda Guerra Mondiale, e aveva nel contempo gettato le basi dell’informatica moderna.

E’ sua quella che poi prese il nome di macchina di Turing: un concetto astratto che dimostrò nel 1936 che una macchina semplice era in grado di effettuare qualunque calcolo matematico, anche il più complesso, purché rappresentabile come procedura (algoritmo) e che quindi si poteva immaginare un “calcolatore” artificiale programmabile. In sostanza, non importa quale computer, telefonino o altro apparecchio elettronico stiate usando: sotto sotto, se contiene un sistema operativo o un programma, state usando una macchina di Turing.

E’ suo il test di Turing: un metodo per determinare se una macchina è intelligente o no, ossia se “pensa”. Alan Turing si poneva già domande di questo calibro nel 1950, quando il suo articolo intitolato Computing Machinery and Intelligence smontò tutti i preconcetti dell’epoca e dimostrò che era concepibile che un giorno si potesse arrivare a un’intelligenza artificiale indistinguibile da quella umana, liquidando il mito dell’unicità e della superiorità dell’intelletto umano. Considerato lo stato della tecnologia informatica dell’epoca, è come se un biologo avesse scoperto il funzionamento dei neuroni di una mosca e avesse intuito e dimostrato che tanti neuroni messi insieme potevano produrre la Nona di Beethoven.

Il test di Turing è un esperimento nel quale un essere umano deve decidere se le risposte che gli arrivano tramite telescrivente sono prodotte da un altro essere umano o da una macchina: se non azzecca, la macchina è da considerare a tutti gli effetti intelligente. Finora nessuna macchina ha superato il test, ma gli esperimenti proseguono tramite iniziative come il Premio Loebner.

Ed è sua gran parte del lavoro top secret di crittanalisi che permise ai britannici di decifrare i codici cifrati militari tedeschi, quelli basati su macchine come Enigma. Insieme al matematico Gordo Weichman, Turing progettò un dispositivo elettromeccanico, chiamato in inglese bombe, che automatizzava i tentativi di decifrazione e fu fondamentale nel consentire la lettura in tempo quasi reale dei messaggi segreti del nemico. Questa conoscenza delle comunicazioni naziste permise di alterare drasticamente il corso della Seconda Guerra Mondiale, salvando un numero incalcolabile di vite. La natura del suo lavoro militare fu così segreta che l’alta onorificenza che gli fu conferita nel 1945, l’Order of the British Empire, aveva la laconica motivazione “per servizi resi al Foreign Office”.

Ma allora perché il governo britannico ha pubblicato ieri le proprie scuse formali ad Alan Turing sul sito ufficiale del primo ministro, Number10.gov.uk? Perché nel 1952, mentre stava lavorando allo sviluppo dei primi computer moderni, fu processato per il reato di omosessualità, o gross indecency (oscena indecenza) nell’eufemistico gergo legalese dell’epoca, esattamente come era successo a Oscar Wilde più di cinquant’anni prima. Qualunque atto omosessuale era illegale nel Regno Unito di allora, e a Turing fu data la scelta fra il carcere e la “cura” tramite castrazione chimica. Scelse la seconda opzione e fu sottoposto a iniezioni di estrogeni talmente forti da fargli crescere il seno.

La condanna portò alla revoca di tutti i suoi privilegi di sicurezza, rendendogli impossibile lavorare significativamente nel campo in cui eccelleva. Nel 1954 fu trovato morto, avvelenato dal cianuro probabilmente contenuto in una mela morsicata trovata accanto al suo letto, come la protagonista di Biancaneve, che era la sua fiaba preferita. La morte fu archiviata come suicidio. Alan Turing aveva solo 41 anni.

Le scuse del governo britannico non sono arrivate spontaneamente: sono il risultato di una petizione, avviata dal programmatore britannico John Graham-Cumming, che in pochi mesi ha raccolto migliaia di adesioni prestigiose. Da qui la scelta del primo ministro Gordon Brown di porgere le scuse ufficiali per il trattamento “raccapricciante” (come lo definisce Brown) al quale fu sottoposto.

“Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un’Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio dell’umanità. E’ difficile credere che in tempi ancora alla portata della memoria di chi è ancora vivo oggi, la gente potesse essere così consumata dall’odio – dall’antisemitismo, dall’omofobia, dalla xenofobia e da altri pregiudizi assassini – da far sì che le camere a gas e i crematori diventassero parte del paesaggio europeo tanto quanto le gallerie d’arte e le università e le sale da concerto che avevano contraddistinto la civiltà europea per secoli,” scrive il primo ministro.

E’ davvero difficile da immaginare. Forse Alan Turing avrebbe dovuto porsi un altro quesito nella propria ricerca: anziché chiedersi se esista l’intelligenza artificiale, domandarsi se ve ne sia a sufficienza di quella naturale.

Disinformatico radio del 14 giugno

Scusate il ritardo, sto recuperando gli arretrati: ecco il podcast della puntata del Disinformatico di venerdì 14 (la puntata del 21 è saltata causa morbillo), con i rispettivi temi:

Le parole di Internet: metadati. Se ne parla tanto in relazione al cosiddetto “Datagate” o scandalo delle intercettazioni di massa da parte dell’NSA statunitense, ma cosa sono?

Antibufala: la “superluna” del 23 giugno. Non ha nulla di “super” se non nella fantasia di giornalisti che non sanno nulla di astronomia.

Pulp-o-Mizer: poster retrofuturistici personalizzati. Seguite il link e lasciatevi incantare, se vi piace la grafica del futuro come l’immaginavano le riviste di fantascienza dei primi decenni del secolo scorso.

35 anni di Space Invaders. Come passa il tempo: provo a ripercorrere la storia di un classico dei videogiochi.

“Wargames” compie trent’anni. Oggi che si parla tanto di guerra elettronica e informatica, è affascinante vedere come veniva vista la questione tre decenni fa: un giro nostalgico tra accoppiatori acustici e tubi catodici.

Oltre 2300 videogiochi d’epoca, gratis e direttamente nel browser

Oltre 2300 videogiochi d’epoca, gratis e direttamente nel browser

Avete nostalgia dei videogame degli anni Ottanta, con la loro grafica elementare a quadratoni? Sim City, Prince of Persia, Wolfenstein 3D, Frogger e mille altri? Anzi, duemilatrecento altri? Li trovate, giocabili gratuitamente e senza dover installare nulla, presso Archive.org. Non dico altro, tanto so che siete già andati a giocare. Buon divertimento.

Assistenza informatica spaziale: la riprogrammazione al volo di Apollo 14

Assistenza informatica spaziale: la riprogrammazione al volo di Apollo 14

La prossima volta che vi capita di dover fare assistenza informatica a qualcuno, rivolgete un momento il vostro pensiero a Don Eyles, uno degli ingegneri del software delle missioni Apollo. Durante la missione Apollo 14, gli capitò un problema informatico molto speciale: poco prima che il veicolo spaziale iniziasse la sua discesa verso la Luna, sulla Terra si accorsero che c’era un falso contatto nel pulsante di Abort: quello che, se premuto, avrebbe interrotto bruscamente la discesa e invertito la rotta.

Se questo falso contatto fosse scattato per errore durante la discesa, la missione sarebbe fallita: gli astronauti sarebbero stati costretti a tornare sulla Terra senza allunare.

All’una del mattino, a Don Eyles venne proposta questa sfida: il software del computer che rileva quel falso contatto l’hai scritto tu. Riesci a correggerlo? Piccolo problema: tu sei sulla Terra, ma il computer che devi modificare è intorno alla Luna. E se sbagli, gli astronauti moriranno.

Eyles scrisse la correzione, la provò nel simulatore, e poi ne trasmise le istruzioni (ben 61 digitazioni estremamente precise, da non sbagliare assolutamente) all’astronauta Ed Mitchell, dettandogliele via radio, con i minuti contati. Mitchell le eseguì alla perfezione, e il computer funzionò correttamente, ignorando il falso contatto. Apollo 14 scese sulla Luna e la missione fu un grande successo.

La soluzione software di Eyles fu geniale: far credere al computer che il pulsante era già stato premuto e che quindi poteva ignorarne i segnali spuri.

Ve lo racconta lui stesso in questo video:

Trovate altre storie come questa presso Wehackthemoon.com.

Virtualizzare il computer che ci portò sulla Luna

Virtualizzare il computer che ci portò sulla Luna

L’Apollo Guidance Computer o AGC è il computer, per l’epoca straordinariamente moderno e miniaturizzato, che portò gli astronauti sulla Luna. Rispetto ai calcolatori di oggi è incredibilmente modesto e primitivo, tanto che oggi lo si può emulare addirittura su un telefonino o un tablet.

Ci sono numerosi progetti di emulazione dell’AGC per computer, come Virtual AGC o Moonjs, resi possibili dal fatto che gli schemi tecnici dei circuiti e il software dell’Apollo Guidance Computer sono pubblicamente disponibili ed esistono ancora alcuni AGC funzionanti, restaurati con passione eccezionale.

Se volete sapere esattamente come funzionava l’AGC, ci sono due libri di puro nerd porn: The Apollo Guidance Computer – Architecture and Operation, di Frank O’Brien (2010), e Sunburst and Luminary, di Don Eyles.

Ma se volete farvi rapidamente un’idea di quanto fossero diversi i computer di cinquant’anni fa, provate l’app DSKY per iPad: emula anche visivamente la tastiera e il display dell’AGC (quelle che oggi chiameremmo interfaccia utente) e accetta comandi nel particolare, laconicissimo formato usato per interagire con questo computer: verb (verbo o azione), numero, noun (sostantivo), numero, Enter.

In sintesi, il VERB dice al computer “fai qualcosa”, il numero gli dice cosa fare (per esempio VERB 16 significa “monitora, visualizza”), NOUN gli dice “fallo sulla cosa identificata da questo numero”. Decisamente non è un’interfaccia di comando intuitiva, ma era il meglio che si potesse fare con la tecnologia dell’epoca.

Toccando l’icona “i” in basso a destra nell’app compare una schermata di aiuto: questa versione preleva dati dai sensori del tablet e quindi non permette di scendere sulla Luna ma in compenso consente di visualizzare la latitudine, longitudine e altitudine rilevata dai sensori GPS (VERB 16 NOUN 43 ENTER): la risposta compare sul display numerico (niente grafica, niente lettere) sotto forma di gradi di latitudine, gradi di longitudine e metri o piedi di altitudine.

In alternativa, potete monitorare i sensori di assetto del tablet (VERB 16 NOUN 17 ENTER), con risultati espressi in gradi (senza punto decimale: quello lo deve mettere a mente l’astronauta), oppure più semplicemente sapere che ore sono (VERB 16 NOUN 36 ENTER), ottenendo la risposta espressa in ore, minuti, secondi e centesimi di secondo. Buon divertimento.

Computer degli allunaggi modificato per generare bitcoin

Computer degli allunaggi modificato per generare bitcoin

Ars Technica segnala che un esemplare di AGC, il computer che portò gli astronauti delle missioni Apollo sulla Luna, è stato modificato per generare bitcoin.

Gli AGC erano il top della tecnologia informatica dell’epoca. Negli anni Sessanta, infatti, i computer erano grandi come frigoriferi o intere stanze, ma l’AGC pesava soltanto una trentina di chili. Fu anche uno dei primi ad adottare i circuiti integrati, che per quegli anni erano una novità sperimentale.

Generare bitcoin richiede calcoli matematici estremamente onerosi, che oggi vengono svolti usando hardware specializzato, capace di generare migliaia di miliardi di hash al secondo (un hash, semplificando, è una delle fasi di calcolo per tentativi necessarie per ottenere un bitcoin). Un AGC ci mette dieci secondi per calcolarne uno. Secondo i ricercatori, è così lento che generare un blocco di bitcoin richiederebbe circa un miliardo di volte l’età dell’universo. Ma l’AGC, insieme all’intelligenza degli astronauti e dei tecnici sulla Terra e alla potenza di calcolo installata nei grandi centri di elaborazione della NASA, fu sufficiente a realizzare gli allunaggi.

Ne abbiamo fatta, di strada, da allora. Perlomeno in termini di prestazioni tecniche: cosa ci facciamo, con tutta questa potenza di calcolo, a volte è meglio non chiederselo.

La maledizione dei connettori USB

La maledizione dei connettori USB

Questo articolo è il testo, leggermente ampliato, del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. 

Sarà capitato anche a voi. Prendete una chiavetta USB, tentate di inserirla nell’apposita presa di un computer e scoprite che non entra. Così la capovolgete, nella speranza di orientarla correttamente, e scoprite che non entra lo stesso. La capovolgete ancora, rimettendola nella posizione iniziale… ed entra perfettamente.

La maledizione dei connettori USB, che hanno due soli modi possibili di inserimento ma puntualmente entrano soltanto al terzo tentativo, è un tormentone dell’informatica, un’assurdità tecnologica che ha prodotto non solo innumerevoli esasperazioni ma anche numerosissimi memi e parodie. Cose del tipo “Hai inserito una chiavetta USB al primo colpo? Oggi sei invincibile.”

Per capire come mai questa particolarità affligge soltanto questo tipo di connettore ma non tutti gli altri che si usano in informatica bisogna risalire alle sue origini. Se vi siete mai chiesti chi mai può aver progettato un connettore così bizzarro, la risposta è Ajay Bhatt, direttore del gruppo di lavoro presso la Intel che creò lo standard USB nel 1994 e lo pubblicò nel 1996.

Bhatt era consapevole del problema del connettore non invertibile: anzi, fu una scelta ben precisa, fatta per ridurre i costi e facilitare l’adozione di questo standard di collegamento per dispositivi. Oggi i connettori USB sono ovunque, ma al loro esordio non era affatto così: nei computer c’erano connettori di ogni genere, quasi sempre incompatibili tra loro, e l’USB fu concepito proprio per eliminare queste incompatibilità. Invece di avere nei computer una porta per la stampante, una per il mouse, una per lo scanner e una per i dischi esterni, con l’USB sarebbe stato possibile collegare qualunque dispositivo a qualunque porta. La U di USB, infatti, sta per Universal.

Per convincere tutti i fabbricanti di computer ad adottare lo standard USB era quindi importante che fosse semplice e costasse poco. Renderlo invertibile avrebbe aumentato i suoi cablaggi e le saldature necessarie e avrebbe quindi aumentato i suoi costi, e quindi fu scelto il compromesso di avere un senso obbligato di inserimento. Anche la forma rettangolare fu adottata per contenere i costi rispetto a una sagoma circolare o asimmetrica.

Non va dimenticato che rispetto alla giungla di connettori differenti che c’era prima, l’USB era un enorme passo avanti e quindi a quei tempi il disagio sembrava più che accettabile. Se vi ricordate com’erano fatte le porte SCSI, seriali o parallele, con le loro viti o clip di serraggio e i loro ingombri mastodontici, le ragioni della scelta di Ajay Bhatt diventano parecchio più comprensibili.

Apple, con il suo iMac, fu il primo grande fabbricante ad adottare le porte USB come standard nel 1998; gli altri seguirono a ruota, e il resto è storia. Lo standard USB è oggi ovunque e si è evoluto: è diventato più veloce e, con la versione C, è ora finalmente reversibile.

Se volete diventare abilissimi inseritori di chiavette USB al primo colpo, il trucco è semplice: guardate dentro il connettore e la presa prima di collegarli e scoprirete che hanno un verso di inserimento abbastanza evidente. Sarete invincibili.