Vai al contenuto
ANSA Scienza: la luce ci mette più di un intero secondo a percorrere un singolo metro

ANSA Scienza: la luce ci mette più di un intero secondo a percorrere un singolo metro

“Oggi […] sappiamo con esattezza a che velocità viaggia la luce, cioè 300 km al secondo, e quindi possiamo dire che il metro è la distanza percorsa dalla luce in 1,299 secondi” (ANSA).

È già una bestialità che qualcuno scriva che la luce viaggia a 300 km al secondo e che ci mette più di un secondo a percorrere un singolo metro: significa non solo non sapere le basi della fisica, ma anche scrivere senza pensare se quello che si sta scrivendo può avere senso: quando scatta il verde al semaforo a dieci metri da me, davvero la sua luce ci mette più di dodici secondi ad arrivare ai miei occhi? E se nella prima parte della frase c’è scritto che la luce copre 300 km in un secondo, come è possibile che ci metta 1,299 secondi a coprire un metro?

Non si può neanche pensare a un banale refuso, perché l’errore è doppio.

La bestialità diventa anche peggiore se si considera che questa perla di incompetenza scientifica viene pubblicata dall’ANSA. Oltretutto non nella sezione Uncinetto, ma nella sezione Scienza.

Ma che sia addirittura un virgolettato, e che sia attribuita non a una persona qualsiasi, ma a Massimo Inguscio, che è presidente dell’Istituto Nazionale per la Ricerca in Metrologia, è l’apice della scempiaggine giornalistica. Non è giornalismo: è scrivere a neuroni spenti.

Fossi Inguscio, citerei l’ANSA per diffamazione a mezzo stampa. Fossi l’ANSA, mi chiederei come si possa arrivare a fare una figuraccia simile.

Vaccini, ANSA confonde millimetri e millilitri. Giornalismo un tanto al chilo. E non è l’unica

Vaccini, ANSA confonde millimetri e millilitri. Giornalismo un tanto al chilo. E non è l’unica

Ma chi scrive per ANSA ha almeno un neurone funzionante? Perché da come scrive non si direbbe proprio.

“La
dose di vaccino per ogni persona è di 0,3 millimetri”
scrive ANSA, oltretutto in una “Notizia d’origine certificata”. Va be’, dai, si sarà distratto. Ma poi insiste: “deve essere
estratta in condizioni asettiche e utilizzando siringhe di precisione
adeguate, da un flaconcino di vaccino che contiene 2,25 millimetri”
.

E poi ancora: “fermo restando la necessità di garantire la
somministrazione del corretto quantitativo di 0.3 millimetri”
.

Questo è il livello di competenza delle persone che ANSA incarica di redigere le notizie. Quelle notizie che dovrebbero informarci su cose importanti come, appunto, la salute.

Copia permanente per gli increduli: https://archive.is/Bjre4.

La stessa perla è stata pubblicata dal Corriere (dietro paywall, nientemeno) e dall’Huffington Post (copia permanente). HuffPost ha poi corretto.

  

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Da dove arriva la storia di Facebook che causerebbe la sifilide?

Da dove arriva la storia di Facebook che causerebbe la sifilide?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “stefano.pas*” e “giannitrinca”.

Quando ho letto il lancio dell’ANSA (Gb: torna la sifilide, Facebook tra le cause), sono rimasto per un po’ a chiedermi come potesse Facebook riportare in auge nel Regno Unito La Silfide, il famoso balletto romantico che ha segnato l’inizio della danza sulle punte. Non potevo credere che qualcuno avesse scritto seriamente che Facebook causasse la sifilide. Men che meno che l’avesse scritto l’ANSA.

Perlomeno il Corriere ha avuto il pudore di virgolettare la parola cause, con formula dubitativa, ma per il resto copia e incolla il dispaccio ANSA, errori compresi (mirabile il suo “Daily Telegragh). Secondo questi articoli, il professor Peter Kelly, direttore della sanità pubblica nella regione di Teesside (che si scrive con due S, ma pazienza), avrebbe detto che il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato nelle aree in cui Facebook è molto popolare “proprio perché il network ha dato alla gente un nuovo modo di incontrare più partner per incontri sessuali occasionali”.  Anzi, “il personale sanitario di Teesside avrebbe infatti trovato un legame tra i social network e l’aumento dei casi del batterio”. Dichiarazioni dall’aria autorevolissima.

Ma non si era detto che i social network minavano i rapporti interpersonali? Parrebbe invece proprio il contrario, stando almeno alla notizia. Però bisogna vedere da dove è scaturita. L’ANSA cita il Telegraph (sbagliandone il nome), che in effetti ha riportato la vicenda, ma il Telegraph l’ha presa dal Sun, un giornale le cui pagine più affidabili sono quelle dell’oroscopo.

Per fortuna c’è chi si prende la briga di andare a sentire le fonti dirette, come Rory Cellan-Jones della BBC, che ha trovato il comunicato stampa originale dei servizi sanitari di Middlesbrough e ha chiamato il professor Kelly. Il comunicato stampa non parla affatto di Facebook: è un avviso sulla recrudescenza dei casi di sifilide nella zona e contiene un solo riferimento generico quanto ovvio alle attività sociali online: “I siti di social networking rendono più facile per le persone incontrarsi per del sesso occasionale.” Anche i telefoni e le automobili, se è per quello.

Il professor Kelly, tramite un collega, ha detto alla BBC che la frase del Sun che gli viene attribuita e che incolpa Facebook e altri siti simili dell’aumento di casi di sifilide nella zona è completamente sbagliata. I fatti sono che nell’area gestita dall’azienda sanitaria locale britannica c’erano meno di dieci casi di sifilide segnalati; nel 2009 ce n’erano trenta. Non è certo un’epidemia dilagante.

Anche la frase “a Sunderland, Durham e Teesside, tutte aree in cui il sito sociale é molto popolare, il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato” è una bufala, perché Sunderland e Durham non sono nell’area servita dall’unità del professor Kelly e alla quale si riferisce il numero di casi di malattia venerea.

Insomma, tutta la faccenda non ha molto a che fare con le modalità di trasmissione delle malattie veneree, ma in compenso ha molto da insegnare sulle modalità di propagazione distorta delle notizie: quando ci sono di mezzo sesso e tecnofobia, un Vero Giornalista non sa resistere.

Giornalismo a neuroni spenti: ANSA lascia la notizia un po’ in inglese. Tutti copiano senza controllare

Giornalismo a neuroni spenti: ANSA lascia la notizia un po’ in inglese. Tutti copiano senza controllare

Un altro giorno, un altro imbarazzo. ANSA pubblica una notizia sulla Formula Uno e ne lascia un pezzo in inglese (copia permanente). Le altre testate la ripubblicano in automatico, senza controllare. 

Per chi non può leggere lo screenshot: “Il campione del mondo di Formula Uno Lewis Hamilton è risultato positivo
al test per il Covid-19. Salterà per questo il GP a Sakhir nel Bahrain
after testing positive for coronavirus. il prossimo weekend”
.

E questo lo chiamano giornalismo. René Ferretti lo chiamerebbe in un altro modo, ma questo è un blog per famiglie. Va be’. Ringrazio @dugongop per la segnalazione.

 

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Quando i giornali linkano un sito farlocco (di nuovo): ANSA, Avvenire e Italia Oggi

Quando i giornali linkano un sito farlocco (di nuovo): ANSA, Avvenire e Italia Oggi

ANSA, Avvenire e Italia Oggi hanno tutti pubblicato il sito sbagliato per la “lotteria degli scontrini”. Al posto di http://www.lotteriadegliscontrini.gov.it hanno scritto http://www.lotteriadegliscontrini.it. Perché nessuno controlla prima di pubblicare e chissenefrega dei lettori e della qualità. E nessuno impara dagli errori, perché la stessa cosa è successa il 3 novembre scorso.

Al momento in cui scrivo, ANSA ha corretto (copia permanente della versione originale); Avvenire (copia permanente) e Italia Oggi (copia permanente) no. 

 

Ringrazio Jacopo Tediosi per la segnalazione iniziale e aver salvato le copie permanenti e Matteo Baldi per i link agli originali.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Maradona è morto di “parata cardiorespiratoria”: lo scrivono ANSA, RAI e altre testate. E il Corriere lo fa risorgere

Maradona è morto di “parata cardiorespiratoria”: lo scrivono ANSA, RAI e altre testate. E il Corriere lo fa risorgere

Davvero nessuno in redazione che si sia fermato un nanosecondo a chiedersi che cosa potesse mai voler dire “parata cardiorespiratoria”

Poi la gente dice che me la prendo troppo quando parlo di giornalismo a neuroni spenti. Manco la morte di Maradona sanno scrivere giusta. Qui non stiamo parlando di paleontologia comparata o di fisica quantistica. C’è solo da
dare la notizia della morte di un calciatore popolarissimo. E per la foga di essere primi, per il malvezzo di copiaincollare, per l’abitudine a lavorare a neuroni spenti, senza controllare niente e senza avere nessuno che li controlli, sbagliano persino questo.

Google

ANSA

Questa disastrosa cialtroneria collettiva deriva probabilmente dal fatto che in spagnolo l’arresto cardiaco si chiama “paro cardiorrespiratório” o “parada cardiorrespiratória”. La fretta, la pigrizia e l’abitudine a strafottersene della qualità e restare impuniti hanno fatto il resto.

 

21:30. Pensavo che la farsa tragica sarebbe finita qui, e invece no. Il Corriere ha appena annunciato questo, pubblicato alle 21.15 (copia permanente):

Se non erro, è la ripubblicazione di un articolo del 3 novembre scorso. Il Corriere l’ha rimosso poco dopo.

Non ho altro da aggiungere a questa fiera degli inetti. Spero. Beh, ci sarebbe Orlando Sacchelli, o il suo titolista neurodeficitario, che su Il Giornale scrive che “pibe de oro” vuol dire “piede d’oro”, ma del resto è Il Giornale.

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

ANSA ci informa che in Cina c’è l’imperatore

ANSA ci informa che in Cina c’è l’imperatore

“#Coronavirus Per paura del contagio annullate in #Cina le celebrazioni per i 60 anni dell’ #Imperatore . Evacuati dalla nave #DiamondPrincess 14 cittadini #Usa #ANSA ow.ly/BasN30qifJb.”

L’imperatore. In Cina. A scrivere questa monumentale scemenza non è un blogger o qualche altro svitato su Internet. È l’ANSA, la più importante agenzia d’informazione in Italia, come si autodefinisce. Un’agenzia d’informazione che evidentemente ormai assume, o perlomeno fa lavorare, gente che non sa la differenza fra Cina e Giappone. Proprio adesso che sapere la differenza è, come dire, un tantinello importante.

Questi sono quelli che dovrebbero informarci. Quelli che quando si parla di fake news e disinformazione si atteggiano a ultimi difensori della qualità e danno la colpa della disinformazione a Internet.

Il tweet è ancora lì adesso, mentre scrivo; non è stato rimosso. Non una parola di scuse, nessuna rettifica.

E c’è anche lo screenshot della stessa notizia sul sito (grazie a GnNAr):

Dai, ANSA, adesso non ci state più nemmeno provando. Andate a casa, che fate meno danni.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Per Repubblica, Ansa e altre testate, “algoritmo” e “logaritmo” sono la stessa cosa

Per Repubblica, Ansa e altre testate, “algoritmo” e “logaritmo” sono la stessa cosa

Ultimo aggiornamento: 2019/05/20 14:30.

“Tac con radiazioni dimezzate grazie a un nuovo logaritmo: premiate due ingegnere italiane“, titola Repubblica (copia permanente su Archive.org). E nel testo ribadisce che di logaritmo si tratta, a suo dire: “Si tratta di un logaritmo che permetterà il collaudo di macchine di varie aziende e in diversi modelli in modo da poter effettuare le Tac a dosi ridotte”.

Ansa, da parte sua, non è da meno: “Si tratta di un logaritmo che permettera’ il collaudo di macchine di varie aziende e in diversi modelli in modo da poter effettuare le Tac a dosi ridotte” (copia permanente su Archive.org).

Logaritmo, algoritmo, che differenza ci sarà mai? In fin dei conti, è la redazione Scienze di Repubblica. Volete davvero che sappiano qualcosa di scienza? Pretendete davvero che si degnino almeno di consultare Wikipedia?

È sicuramente una coincidenza (si fa per dire), ma Repubblica ha corretto poco dopo il mio tweet.

Ansa, invece, procede tuttora imperterrita: logaritmo era e logaritmo rimane.

Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo mi è arrivata la segnalazione che anche lo svizzero Corriere del Ticino ha preso lo stesso granchio:

Complimenti, comunque, alle due ingegnere: per loro la vera sfida sarà non arrabbiarsi di fronte all’inettitudine dei giornalisti che dovrebbero fare informazione.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Antibufala: suoni segreti captati dagli astronauti lunari!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias, @pd_76 e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/02/22 22:04. Ultimo aggiornamento: 2019/03/23 23:30.

Oggi (22 febbraio) ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.

La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica). 

La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione” (l’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione).

Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret… è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.

Il Corriere pubblica sull’argomento un video con didascalia che dice che il “suono, registrato e trascritto dalla Nasa, è rimasto top secret fino al 2008”. Il link è stato successivamente cambiato.

Ne parla anche Panorama con un articolo di Sabrina Pieragostini, scrivendo che “per decenni l’ente spaziale ha preferito mantenere nascosta la notizia”.

Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani, in particolare dalle pagine di notizie bislacche dell’Huffington Post (traduzione italiana qui), che stanno pompando la storia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.

Solo che non c’è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti nostrani ed esteri, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.

Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008, nonostante lo scriva anche ANSA: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 audio e trascrizioni sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Lo spezzone audio in questione è questo (a 2:51 e 7:43); le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.

Ecco quello che dissero gli astronauti durante il quinto giorno di volo, il 23 maggio 1969:

102:13:02 Cernan: Quella musica suona persino spaziale, vero? Lo senti? Quel fischio?

102:13:06 Stafford: Sì.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Anche tu hai sentito quel fischio?

102:13:14 Cernan: Sì. Sembra, sai, musica spaziale.

102:13:18 Young: Chissà cos’è.

[…]

102:17:58 Cernan: Accidenti, quella è davvero musica strana.

102:18:01 Young: Dovremo scoprire cos’è. Non ci crederà nessuno.

102:18:07 Cernan: No. È un fischio, sai, come una cosa spaziale.

102:18:10 Young: Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino.

In originale:

102:13:02 Cernan: That music even sounds outer-spacey, doesn’t it? You hear that? That whistling sound?

102:13:06 Stafford: Yes.

102:13:07 Cernan: Whooooooooooo.

102:13:12 Young: Did you hear that whistling sound, too?

102:13:14 Cernan: Yeah. Sounds like – you know, outer-space-type music.

102:13:18 Young: I wonder what it is.

[…]

102:17:58 Cernan: Boy, that sure is weird music.

102:18:01 Young: We’re going to have to find out about that. Nobody will believe us.

102:18:07 Cernan: No. It’s a whistling, you know, like an outer space-type thing.

102:18:10 Young: Probably due to the VHF ranging, I’d guess.

Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente nel 1974 l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire, dicendo (nel capitolo 13) che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata pubblicamente sette anni fa su Internet da ApolloHoax, come segnalato da Metabunk. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente e i giornalisti italiani ed esteri si sono accodati.

È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).

Se i giornalisti di Repubblica, Corriere, Il Giornale e La Stampa avessero dato un’occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla dagli articoli di fuffa altrui, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso. Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.

Se i suddetti giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato, per esempio, consultare la discussione sull’argomento di Collectspace, noto forum di esperti del settore, oppure mandare un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell’Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere subito una smentita secca della pseudonotizia: “I don’t think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”), ha scritto Worden a Pizzimenti. Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Pizzimenti.

Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso):

“È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”

Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato. E chiedetevi se è questo il modo di fare giornalismo.

Per l’ANSA, “Cheetah” significa “scimmia”. Troppi film di Tarzan nell’ora d’inglese

Per l’ANSA, “Cheetah” significa “scimmia”. Troppi film di Tarzan nell’ora d’inglese

Tweet di oggi dell’agenzia ANSA: “Debutta la mini-scimmia, il più agile dei robot Costruito al @MIT, salta e corre su ogni terreno più veloce dell’uomo.“

Già lo guardi in foto, questo robot, e ti pare poco scimmiesco. Poi magari ti domandi anche perché mai una scimmia dovrebbe correre più veloce dell’uomo. È agile, certo, ma la corsa non è il forte di un quadrumane.

Nulla di tutto questo sembra aver turbato i pensieri di chi scrive nella sezione Scienza e Tecnica dell’ANSA. No, dico, la sezione Scienza e Tecnica, non la sezione Cucito e uncinetto.

Poi leggi l’articolo (che archivio a imperitura memoria qui su Archive.is) e ti cascano le braccia e altri parti meno nobili ma pur sempre necessarie della tua anatomia. Se non le hai per nascita, ti crescono dal raccapriccio e poi ti si staccano chiedendo asilo politico. Perché l’articolo scrive questo:

Ebbene sì. ANSA legge “cheetah” e pensa “la scimmia di Tarzan”. Quindi il robot è una “mini-scimmia”. Fine del ragionamento, vai in stampa, metti online, avanti con la prossima notizia.

Cheetah in inglese è il ghepardo. Non dico che in una redazione di un’agenzia di stampa nazionale si dovrebbe sapere l’inglese, perché evidentemente oggi è chiedere troppo, ma almeno si potrebbe assumere gente che frequenti i dizionari inglese-italiano più di quanto frequenti i film di Tarzan.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.