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ANSA: l’eclissi di Luna “avviene quando la Luna raggiunge il punto più vicino al Sole (perigeo)”

ANSA: l’eclissi di Luna “avviene quando la Luna raggiunge il punto più vicino al Sole (perigeo)”

ANSA, nella sezione Spazio & Astronomia, spiega (si fa per dire) in questo modo la prossima eclissi di Luna, e ovviamente tutti i giornali che si fidano ciecamente di ANSA copiaincollano questa scempiaggine:

Si parte il 21 gennaio con l’iniziativa dedicata all’osservazione della Superluna rossa, ossia l’eclissi totale che avviene quando la Luna raggiunge il punto più vicino al Sole (perigeo), che raggiungerà il culmine tra le ore 5.41 e le 6.43 del mattino.

Il dubbio che perigeo sia un termine sospetto da usare in riferimento a una distanza dal Sole, a quanto pare, non è venuto a nessuno.

Copia permanente su Archive.org. Ringrazio per la segnalazione. Ho avvisato ANSA stamattina. L’errore è ancora lì.

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Se anche l’ANSA pubblica le fake news: no, Weinstein non ha preso casa in Canton Ticino

Se anche l’ANSA pubblica le fake news: no, Weinstein non ha preso casa in Canton Ticino

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/10/23 18:30.

All’incontro sulle fake news del 21 aprile scorso a Montecitorio, nel quale ho moderato il tavolo di lavoro della stampa, il direttore di ANSA Luigi Contu disse che entro 8 minuti una notizia ANSA viene letta da 13 milioni di persone e che per questo ANSA non può sbagliare mai. Disse anche che bisogna fare il proprio mestiere con rigore. Belle parole, ma la realtà è un po’ diversa.

Stamattina ANSA ha pubblicato la notizia (falsa) che il produttore di Hollywood Harvey Weinstein (in disgrazia per le numerose accuse di molestie e violenze sessuali) avrebbe trovato residenza in Canton Ticino “in una villa sulle colline di Lugano” affittata per sei mesi al costo di 500.000 dollari.

Come faccio a sapere che è falsa? Semplice: ANSA stessa dichiara che la fonte è la Proto Group Ltd. Basta una ricerca di dieci secondi in Google con “Proto Group” bufala per capire il genere di attendibilità delle dichiarazioni della Proto Group:

Dieci secondi che ANSA, a quanto pare, non ha voluto spendere. Se volete sapere cosa c’è dietro le notizie false acchiappaclic smerciate da Proto Group, leggete Il Fatto Quotidiano di tre anni fa: non si tratta di un semplice fantasista. Proto Group in passato ha annunciato di aver comprato il Parma FC, di essere partner di Donald Trump, e di aver trovato casa al calciatore Ibrahimovic, a Mark Zuckerberg e a Maurizio Crozza.

Spendendo altri dieci secondi in ricerca online salta fuori l’origine della foto che illustra l’articolo-bufala dell’ANSA: basta immetterla in Tineye.com per scoprire (link su Archive.is) che si tratta di Villa Nesè a Bigorio (link su Archive.is). Non è chiaro se l’immagine è stata fornita da Proto Group o da ANSA e se l’agenzia immobiliare sia al corrente di questo uso della foto (l’ho contattata via mail mentre scrivevo queste righe ma non ho ancora avuto risposta).

Che un’agenzia come ANSA non sappia che qualunque notizia proveniente da Proto Group è semplice clickbait autopromozionale senza alcun contenuto di verità è semplicemente vergognoso. Se riesco io a saperlo in mezzo minuto, da casa mia, mentre bevo il caffé la domenica mattina, perché non ci riescono gli stipendiati di ANSA? Le parole di Contu sul non sbagliare mai e sul fare il proprio mestiere con rigore suonano molto stonate in momenti come questo.

Se i dati di Contu sono esatti, ANSA ha diffuso una fake news a milioni di persone. Eppure si insiste ancora a dire che le notizie false sono un problema causato da Internet e dai social network.

2017/10/23 8:15. Il tweet e l’articolo di ANSA sono stati rimossi (la copia dell’articolo che ho salvato su Archive.is resta). Non ho trovato alcuna traccia di rettifica. Interessante, inoltre, questa risposta pubblica di Massimo Sebastiani, che se non erro è responsabile principale del sito dell’ANSA:

Ho risposto così:

2017/10/23 18:30. I lettori mi segnalano nei commenti che l’articolo è ancora online qui (copia su Archive.is), con lo stesso testo ma un titolo differente. Per chi nota che il testo ha qualche forma dubitativa, sottolineo che il titolo è invece categorico: “Weinstein ha affittato Villa a Lugano” e “Weinstein, la nuova residenza è in una villa in Canton Ticino”. I titoli dicono “ha affittato”, “è in una villa”: non “avrebbe affittato”, “sarebbe in una villa”. E non dimentichiamo che il lettore, specialmente nei tweet, vede soltanto il titolo.

Come mai la gente perde fiducia nel giornalismo? Esempio: ANSA

Come mai la gente perde fiducia nel giornalismo? Esempio: ANSA

Vedo tanti giornalisti aggirarsi sconsolati, stupiti dal crollo della fiducia nei confronto del loro lavoro, incapaci di spiegarsene il perché. Poi leggo cose come questa, di ANSA: no, dico, ANSA, mica il Gazzettino di Casalpusterlengo.

Il lancio di agenzia è intitolato “Tesla con pilota automatico si schianta contro camion”.

Il testo del lancio, invece, dice che “non è certo che la modalità di guida semi-autonoma fosse inserita”.

Screenshot (e copia su Archive.is):

Non solo: andando a prendere le fonti originali, viene fuori che l’auto andava a 60 miglia orarie, non a 60 chilometri orari. 60 mph sono 96 km/h. Una bella differenza.

Sarebbe questo il modo di fare giornalismo, secondo ANSA? Va notato che questi sono gli errori di cui mi accorgo io perché conosco l’argomento. Ma ognuno di noi nota errori analoghi per le notizie che riguardano i suoi campi di competenza.

Cari colleghi giornalisti, se volete capire perché la gente si fida sempre meno di voi, non andate a cercare colpe altrove e non dite che è per via delle fake news: guardatevi prima in casa.

Per chi volesse disquisire sull’uso e l’abuso della guida assistita (Autopilot) delle Tesla: l’ho già fatto qui nel 2016 scambiando due parole direttamente con Elon Musk.

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No, la NASA non ha detto che gli alieni ci distruggeranno perché inquiniamo

No, la NASA non ha detto che gli alieni ci distruggeranno perché inquiniamo

“Gli alieni potrebbero distruggere l’umanità per proteggere altre civiltà, dicono gli scienziati”: così ha titolato il Guardian, subito ripreso dal Giornale (“Uno studio targato NASA avverte l’umanità: se l’inquinamento cresce, aumentano le possibilità di un attacco alieno”, a firma di Alessandro Gnocchi, per fortuna con tono semiserio).

Serissima l’ANSA, che scrive che “ridurre le emissioni di gas serra potrebbe contribuire a salvare l’umanità da un attacco alieno: questa possibilità, è sostenuta da uno scienziato affiliato alla Nasa e i suoi colleghi della Pennsylvania State University”.

Più drastico è BlitzQuotidiano: “Scienziato Nasa: ‘Gli alieni ci stermineranno’”. Flavio Vanetti, sul blog del Corriere, titola che “Gli alieni potrebbero distruggerci per proteggere altre civiltà”.

Tranquilli: la NASA non ha annunciato niente del genere. Il Guardian ha lanciato erroneamente la notizia attribuendola a un “rapporto per la NASA” (e ha fatto correttamente pubblica ammenda) e tutti gli altri hanno ripetuto a pappagallo.

In realtà il “rapporto” è un articolo pubblicato un paio di mesi fa su Acta Astronautica e scritto per divertimento da un gruppo di persone, una delle quali ha semplicemente un’affiliazione alla NASA, non è un dipendente dell’ente spaziale statunitense e non parla o scrive a nome della NASA. Il rapporto non è stato finanziato o sostenuto in alcun modo dalla NASA, che anzi ha pubblicato una smentita e linkato la spiegazione di uno degli autori, Shawn Domagal-Goldman.

L’articolo esaminava in via puramente ipotetica i vari possibili scenari di contatto con altre civiltà; fra i tanti scenari positivi e negativi c’era anche quello dell’intervento “ecologista” di ET, che è stato gonfiato oltre misura dal Guardian. Domagal-Goldman ammette di aver commesso l’errore di aver indicato, nell’articolo su Acta Astronautica, la propria affiliazione scrivendo “NASA Headquarters”: è formalmente corretta, visto che è la sua reale affiliazione, ma ha tratto in inganno i giornalisti dal sensazionalismo facile.

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Antibufala: è vero che Beppe Grillo ha detto “servono uomini forti come Trump e Putin”?

Antibufala: è vero che Beppe Grillo ha detto “servono uomini forti come Trump e Putin”?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi. Ultimo aggiornamento: 2017/02/14 21:25.

In breve: No.

In dettaglio: Oggi (22 gennaio) ANSA ha pubblicato una dichiarazione attribuita a Beppe Grillo: “‘La politica internazionale ha bisogno di uomini forti’ come Trump e Putin”, ha scritto ANSA, indicando come fonte di questa dichiarazione “un’intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche”. Molti giornali italiani hanno riportato la stessa dichiarazione.

Grillo ha smentito su Facebook, parlando di “traduttori traditori” e dicendo “Non ho mai detto che servono uomini forti come Trump e Putin, piuttosto ho spiegato come la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un messaggio molto positivo, perché apre a scenari di pace e distensione.”

Chi ha ragione? Per saperlo bisogna, come sempre, risalire alla fonte originale. L’intervista in questione non è linkata da ANSA (malcostume diffuso che ostacola le verifiche), ma una ricerca in Google sembra indicare che la fonte della dichiarazione è questo articolo del Journal de Dimanche, disponibile solo in forma parziale ai non abbonati al JDD.

La versione pubblicamente disponibile dell’intervista non include nulla che possa confermare o smentire la versione di Grillo o quella del JDD. Nella stesura iniziale di questo articolo avevo chiesto se qualcuno avesse accesso al testo completo dell’intervista senza fare la trafila di abbonarsi: mi ha risposto a tempo di record Carlo Gubitosa con il testo integrale dell’articolo, per cui riporto qui l’originale della frase di Grillo secondo quanto riporta il JDD:

“La politique internationale a besoin d’hommes d’État forts comme eux.”

Leggendo il testo integrale dell’intervista risulta chiaro che gli “eux” (“loro”) della frase sono effettivamente Trump e Putin. Camille Neveux, che ha condotto l’intervista, ha dichiarato che è stata riletta e convalidata.

In francese, però, “hommes d’État forts” non significa “uomini forti”, ma significa “statisti forti”. Manca quindi, nelle parole attribuite a Grillo, ogni riferimento al concetto negativo di “uomo forte”, ossia “chi prende il potere e governa con metodi autoritari e quasi dittatoriali” (De Mauro). C’è un grossa differenza fra “uomo forte” e “statista forte”: il primo è un dittatore o semidittatore, il secondo è per esempio Churchill.

Per maggiore sicurezza, ho chiesto a Camille Neveux se Grillo ha parlato in italiano o in francese e sono in attesa di risposta, ma a questo punto sembra piuttosto chiaro che Grillo ha ragione nel dire di essere stato tradotto scorrettamente dal francese dalla stampa italiana, come negli esempi elencati qui sotto, dando alle sue parole una connotazione negativa.

Si può discutere se Putin e Trump siano o meno “statisti” e se sia giusto ammirarne l’operato come fa Grillo, ma questa è un’altra storia. Qui mi limito a valutare se le parole di Grillo siano state tradotte correttamente o in modo insincero.

Antibufala: Hitler era scappato in Sud America, lo rivela un documento CIA!

Antibufala: Hitler era scappato in Sud America, lo rivela un documento CIA!

L’articolo è stato ampliato considerevolmente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/11/05 10:50.

Il 30 ottobre scorso ANSA e molte altre testate di giornalismo tradizionale e alcuni telegiornali hanno riportato la notizia di un documento desecretato della CIA che dimostrerebbe che Adolf Hitler scappò in Sud America invece di morire suicida a Berlino nel 1945 come ci racconta la storia.

ANSA, in particolare, ha tweetato “Hitler era vivo in Sud America Si faceva chiamare Adolf Schrittelmayor Era a Tunga in Colombia Desecretato file Cia”. Notate il tono di assoluta certezza e la punteggiatura latitante.

Dalle mie parti, in Canton Ticino, Ticinonews titola “La storia riscritta: “Hitler dopo guerra vivo in Sudamerica””, ma si salva in corner usando il virgolettato, e lo stesso fa il Corriere del Ticino: “”Hitler vivo in Sudamerica dopo la guerra””.

Ma leggendo bene il documento CIA in questione (HITLER, ADOLF_0003.pdf), pubblicamente disponibile sul sito dell’agenzia, emerge che questa clamorosa affermazione si basa esclusivamente su una dichiarazione fatta nel 1955 da un informatore della CIA (nome in codice CIMELODY-3, giudicato “fairly reliable”, ossia “abbastanza attendibile”), che raccontò che un suo “amico fidato” (senza nome) a sua volta gli aveva detto che un certo Phillip Citroen, ex membro delle SS tedesche, gli aveva confidato che Adolf Hitler era ancora vivo, che Citroen lo aveva contattato all’incirca una volta al mese in Colombia, e che Hitler aveva poi lasciato la Colombia per l’Argentina nel 1955.

La notizia, insomma, è basata esclusivamente su una singola diceria di terza mano. Non ci sono altri riscontri. Ma come recita la Legge di Sagan, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.

“Hitler” secondo il documento CIA.

Il documento della CIA include anche una sgranatissima foto del presunto Hitler (ne vedete un dettaglio qui accanto), ritratto a figura intera insieme al signor Citroen, in una posa che indica che non si tratta di una fotografia scattata di nascosto. Ma soprattutto questo documento definisce l’intera vicenda una “fantastic story”, che si può tradurre come “storia incredibile”.

Già questo dovrebbe generare qualche dubbio sulla credibilità della notizia, ma con un briciolo di ricerca in più emerge un altro documento pubblico della CIA sullo stesso argomento (HITLER, ADOLF_0005.pdf), che invece presenta il signor Citroen come comproprietario del Maracaibo Times e racconta una storia ben diversa: Citroen detto a un ex membro della base CIA di Maracaibo di aver visto in Colombia uno che somigliava molto a Hitler e diceva di essere lui. Tutto qui.

Non sto scherzando: il documento dice testualmente che il signor Citroen “met an individual who strongly resembled and claimed to be Adolf Hitler”.

Ovviamente, se sei l’uomo più odiato del mondo, se tutti ti credono morto, cosa fai? Vai in giro facendoti chiamare Adolf e con tanto di caratteristici baffetti? E ti fai pure fotografare?

Nella foga di pubblicare lo scoop-panzana, le testate giornalistiche non si sono fatte queste domande, a quanto pare, né si sono chieste come mai “Hitler” nella foto sembri molto più giovane di quanto lo fosse il vero Hitler dieci anni prima, verso la fine della guerra in Europa. Soprattutto non hanno letto né la nota che la CIA considerò il tutto una “storia incredibile” né il terzo paragrafo del secondo documento, quello che ribadisce che la CIA stessa liquidò la segnalazione come una “apparent fantasy”, ossia “evidente fantasia”.

Dal documento 0003 della CIA.
Dal documento 0005 della CIA.

Bufale un tanto al chilo, inoltre, nota che la “notizia” non è neanche nuova: il documento non è stato affatto desecretato da poco, come affermano alcune testate (per esempio Newsweek), ma circola in Rete almeno dal 2013: un fatto che emerge da una semplice ricerca in Google. Metabunk.org ospita un’analisi dettagliata della vicenda.

I commenti dei lettori notano che esistono anche altri documenti pubblici della CIA della stessa serie (0001, 0002, 0004, 0006), due dei quali (0004 e 0006) toccano lo stesso argomento specifico: leggendoli attentamente si nota che la grafia del presunto cognome fu poi corretta in Schüttelmeyer e la località fu corretta da Tunga a Tunja sulla base delle note scritte a mano sul retro della foto e di una verifica geografica. Questo permette di capire quale documento è stato usato come fonte dalle varie testate giornalistiche: chi ha scritto Tunga ha chiaramente letto solo lo 0003 (quello della foto).

Meno male che il giornalismo dovrebbe salvarci dalle fake news.

No, ANSA, il signor “Vessel Petrel” non esiste. E sapere l’inglese serve

No, ANSA, il signor “Vessel Petrel” non esiste. E sapere l’inglese serve

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Vittorio Dell‘Aquila mi segnala questa perla marittimo-linguistica dell’ANSA. Nell’annunciare il ritrovamento del relitto dell’incrociatore della Seconda Guerra Mondiale USS Indianapolis, ANSA scrive (copia su Archive.is):

Uno dei ricercatori della spedizione di ricerca, Vessel Petrel ha annunciato di avere identificato il luogo del ritrovamento nel nord dell’Oceano Pacifico a 5.500 metri di profondità.

Che strano nome che ha quel ricercatore: Vessel Petrel. Così strano che è una bufala: infatti vessel in inglese significa “nave, vascello”, e Petrel è il nome della nave da ricerca di Paul Allen (quello di fama Microsoft) usata per effettuare il ritrovamento (PaulAllen.com, Fortune.com). Complimenti vivissimi per la profonda conoscenza dell’inglese alla redazione di ANSA.

ANSA, come mai questa foto della meteora del 30 maggio somiglia tanto a quella del 2012?

ANSA, come mai questa foto della meteora del 30 maggio somiglia tanto a quella del 2012?

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L’ANSA e il giornale Alto Adige hanno pubblicato una foto che, secondo il suo autore (Fabio De Villa), ritrarrebbe la meteora (più correttamente bolide) che ha solcato il cielo del nord Italia la notte del 30 maggio scorso.

Gran bella foto, ma c’è un problema: l’immagine della meteora somiglia incredibilmente a quella che si ottiene ruotando questa foto del 2012.

Non solo: la direzione nella quale è orientata la meteora nella foto non corrisponde a quella che risulta dai rilevamenti dell’Unione Astrofili Italiani.

Come mai? David Puente ha pubblicato un’indagine approfondita con tutti i dettagli. Io ho il forte dubbio che si tratti di un fotomontaggio. Se Fabio De Villa presenterà l’immagine digitale originale, quest’ipotesi potrà essere verificata o smentita. In ogni caso, l’indagine di Puente è un ottimo esempio di quello che si può fare per verificare una fotografia se si sa come usare gli strumenti di Internet.

David Puente ha anche realizzato un veloce video che chiarisce ancora di più la tecnica d’indagine:

Le foto “inedite” del Pentagono non sono inedite: sono di almeno sei anni fa

Le foto “inedite” del Pentagono non sono inedite: sono di almeno sei anni fa


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Pubblicazione iniziale: 2017/04/01 10:58. Ultimo aggiornamento: 2017/04/03 13:15.

Lo so, oggi è il primo d’aprile e quindi tutte le notizie vanno guardate con sospetto. Ma in un’epoca in cui le notizie false e la disinformazione stanno facendo disastri, credo che sia ora di piantarla con una tradizione ormai stantia. Tutto quello che leggete qui oggi, insomma, non è un pesce d’aprile.

Nei giorni scorsi c’è stato un notevole fermento nei media per delle foto, dichiarate “inedite”, che mostrano i danni al Pentagono in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001. Ne parlano in questi termini La Stampa, Internazionale, Il Secolo XIX, TG1, Il Secolo d’Italia, Il Tempo, Wired, Il Giornale. Ancora oggi, poco fa, ANSA ha tweetato “#Fbi diffonde FOTO inedite attacco 11/9 al #Pentagono”. Ma è falso: sono in circolazione da almeno sei anni.

Le foto in questione, infatti, sono state rilanciate dai media statunitensi citando come fonte questa pagina dell’FBI. In effetti a prima vista sembra che l’FBI le descriva come immagini appena rilasciate, visto che accanto a ciascuna di esse c’è la data del 23 marzo in formato americano.

Ma se si clicca su “9/11 Attacks Investigation and Related Materials” (appena sopra il titolo) si arriva a questa pagina, che linka le stesse foto con la data del 14 settembre 2011:

A riprova di questa datazione, una copia delle foto è archiviata da Archive.org con la data del 23 settembre 2011:

Le foto erano già state pubblicate (oltretutto in versioni a maggiore risoluzione) presso Cryptome.org e dal blog Undicisettembre (che ho l’onore di curare insieme ai colleghi del Gruppo Undicisettembre) il 20 settembre 2011. Non solo: una delle foto, quella mostrata qui sotto, era già stata pubblicata nel libro Pentagon 9/11, datato 2007.

Ringrazio Marco per avermi ricordato che Undicisettembre le aveva già pubblicate e che Metabunk ha ricostruito l’origine dell’equivoco dei principali media generalisti.

2017/04/03 13:15. La Stampa mi segnala che l’articolo è stato corretto.

Soccorsi in Abruzzo: Ministro della Difesa, ANSA e giornalisti li illustrano con una foto del 2014

Soccorsi in Abruzzo: Ministro della Difesa, ANSA e giornalisti li illustrano con una foto del 2014

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/20 00:50.

“Personale e mezzi specializzati dell’@Esercito già operativi nelle province di Teramo e Chieti per #emergenzabruzzo. #AlserviziodelPaese” ha twittato (Archive.is) il Ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti (PD). Ma la foto principale che accompagna il tweet è falsa: circola in Rete almeno dal 2014. Ed è lì da un giorno intero senza che nessuno la rimuova, nonostante il fiume di segnalazioni [2017/01/20 00:50: ci sono aggiornamenti in proposito più avanti in questo articolo].

Non solo: anche varie testate giornalistiche, compresa l’ANSA, l’hanno pubblicata spacciandola per una foto dei soccorsi attuali.

Non voglio assolutamente sminuire il lavoro encomiabile che sta svolgendo l’Esercito in queste ore in Abruzzo, e so perfettamente che in un momento d’emergenza conta che i soccorsi ci siano e non che siano fotografati in lungo e in largo; ma pubblicare una foto falsa, e soprattutto ignorare completamente il fiume di commenti dei cittadini che se ne sono sono accorti, è un pessimo segnale in termini di credibilità, lanciato proprio in un momento in cui si parla tanto di fake news.

Stavolta non si può dare la colpa del falso al popolo di Internet: questo è un falso pubblicato da un ministro, dall’ANSA e da altri giornalisti. Prima di tuonare altezzosamente contro le false notizie diffuse dal popolo della Rete, sarebbe dignitoso se le cariche dello Stato e chi fa giornalismo per lavoro si dessero un minimo da fare per non pubblicarne.

Verificare che la foto del soldato spalatore non si riferisce ai soccorsi odierni è semplice: basta scaricarla e darla in pasto a Google Immagini. Si ottiene questo:

Il secondo risultato porta alla stessa foto pubblicata il 5 febbraio 2014 su Youreporter.it in un articolo sull’impegno dell’Esercito “nelle zone del Veneto, dell’Emilia e del Lazio colpite dall’eccezionale ondata di maltempo”. Già questo semplice controllo, che richiede dieci secondi, sarebbe bastato a scartare questa foto per un annuncio che vuole sottolineare l’immediatezza dei soccorsi (“già operativi”).

La stessa foto dello spalatore è sul sito CongedatiFolgore.com in un articolo datato anch’esso 5 febbraio 2014 e in un articolo di RaiNews (assurdamente privo di una data visibile) che parla sempre dell’intervento in Veneto, Emilia e Lazio.

Molti critici del Ministro della Difesa si sono fermati qui, criticando soltanto Roberta Pinotti, ma la medesima foto è stata usata anche da altre fonti che dovrebbero vigilare sull’autenticità di quello che pubblicano: di nuovo, non utenti anonimi, ma giornalisti, e su testate giornalistiche.

La stessa ricerca per immagini in Google, infatti, alla seconda pagina porta a questo articolo dell’ANSA datato 17 gennaio 2017 (Archive.is): la foto non ha alcuna indicazione del tipo “repertorio” o altro che ne riveli la vera natura vintage.

La stessa foto è stata usata anche da altri siti di notizie, come Geos News qui, che cita la fonte L’Eco dell’Alto Molise – Vastese (testata registrata che l’ha pubblicata qui); la si trova anche qui su Sansalvo.net, che indica come fonte l’ANSA. Geos News, stando ai commenti ricevuti dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, è un aggregatore automatico. Però ha la correttezza di citare la fonte, cosa che molti “aggregatori umani” (i giornalisti copiaincolla) non fanno.

Lo scenario più probabile, insomma, è che il Ministro della Difesa si sia fidato dell’ANSA (cosa che in teoria si dovrebbe poter fare) e abbia pubblicato la foto avendola trovata sul sito dell’agenzia di stampa. La colpa sarebbe quindi dell’ANSA che avrebbe spacciato per attuale una foto del 2014. Resta il fatto, molto criticabile, che il Ministro della Difesa, pur allertata, non ha rettificato.

Lo so che viene facile prendersela con un politico, ma non bisogna mai fermarsi al primo risultato di ricerca che soddisfa il livore. Con buona pace delle proposte barocche di Beppe Grillo, questa è la differenza fra giornalismo e giuria popolare nel fare debunking.

2017/01/19 12:50

Ho ricevuto poco fa questo tweet dal Ministro della Difesa:

2017/01/20 00:50

Il Ministro della Difesa ha pubblicato alle 19:45 del 2017/01/19 questo tweet di ulteriore chiarimento, che conferma la mia ipotesi sulla dinamica dell’accaduto: il ministro si è fidato dell’immagine perché l’ha trovata sulla stampa (presumibilmente sull’ANSA).

Fonti aggiuntive: Il Giornale.