CET = ora dell’Europa centrale. MET = tempo trascorso dal decollo. Le distanze espresse in miglia usano le statute miles (non le miglia nautiche) salvo diversa indicazione.
4 aprile, 2:50 CET (2g 2h 15m MET). L’equipaggio di Artemis II, a bordo della navicella Orion denominata Integrity, si trova all’incirca a metà strada fra la Terra e la Luna, a 204.000 km dalla Terra, e procede a 5160 km/h.
Gli astronauti hanno dormito e fatto colazione, provvedendo all’igiene personale e agli esercizi di mantenimento della forma fisica. Hanno effettuato vari esperimenti, fra cui una simulazione di intervento di rianimazione cardiopolmonare (CPR), particolarmente impegnativa in assenza di peso, visto che chi la pratica non può sfruttare il proprio peso per applicare forza.
Il volo “dietro” la Luna è previsto per il 6 aprile.
Schema della situazione attuale, vista da sopra il polo nord terrestre.
I quattro membri dell’equipaggio hanno effettuato riprese con le GoPro di bordo e con i telefonini di cui sono dotati, ma soprattutto hanno usato una Nikon D5 per scattare fotografie assolutamente straordinarie della Terra, come questa, che va osservata con attenzione e capita in dettaglio.
La foto mostra la Terra vista attraverso i finestrini della capsula Orion: in alto si vede la grande distesa bruna dell’Africa settentrionale, con uno scorcio dell’Europa (in particolare Spagna e Portogallo), e in basso (a ore 4) c’è l’Antartide. Ma la caratteristica più straordinaria di questa foto non è immediatamente evidente. È scattata mentre nell’emisfero inquadrato è notte.
La luce che illumina la Terra è quella della Luna piena. La fotocamera, una Nikon D5, è regolata con una sensibilità altissima (51200 ISO) e un tempo di posa piuttosto lungo (1/4 di secondo). Una foto del genere, ai tempi delle missioni Apollo, sarebbe stata impossibile da scattare.
È per questo motivo che si vedono le stelle e lungo i bordi della Terra si vedono il chiarore dell’atmosfera, il verde delle aurore polari e il bianco abbagliante della luce solare diffusa dall’atmosfera (in questa foto il Sole sta dietro la Terra e quella falce luminosa è la zona in cui c’è il tramonto). Per la stessa ragione sui continenti brillano delle luci: sono quelle delle città. La chiazza bianca al centro è un riflesso di una luce di bordo sul finestrino.
L’immagine è stata scattata il 3 aprile 2026 alle 00:27:39, dopo aver completato l’accensione TLI che ha lanciato Orion verso la Luna, secondo i dati EXIF pubblicati. Non so quale sia il fuso orario sul quale è impostata la fotocamera. Un’altra foto mostra la Terra nella stessa situazione ma con un tempo di posa più normale (1/15 di secondo) che produce un’immagine simile a quella vista dagli astronauti.
Queste due immagini, invece, sono foto del veicolo Orion scattate dall’esterno grazie alle GoPro montate alle estremità dei pannelli solari. Il pallino al centro dell’inquadratura nella prima foto è la Luna.
CET = ora dell’Europa centrale. MET = tempo trascorso dal decollo. Le distanze espresse in miglia usano le statute miles (non le miglia nautiche) salvo diversa indicazione.
20:35 CET. A venti ore dalla partenza, il Controllo Missione a Houston sveglia gli astronauti con la canzone Green Light di John Legend. Orion si trova a 52.800 km dalla Terra, nella porzione discendente della sua orbita ellittica: sta ricadendo verso la Terra e attraversando di nuovo le fasce di Van Allen (di nuovo con buona pace dei lunacomplottisti). La giornata è relativamente tranquilla. Se tutto va bene, intorno alle 2 CET di domattina verrà effettuata l’accensione finale (TLI burn o Trans-Lunar Injection burn) che farà accelerare ulteriormente Orion e la inserirà in un’orbita fortemente ellittica che la porterà fino alla distanza della Luna.
Gli astronauti hanno tenuto una conferenza stampa in diretta dallo spazio profondo. La qualità dell’audio e del video è impressionante per chi è abituato alle immagini sgranate e all’audio quasi indecifrabile delle comunicazioni dei tempi delle missioni Apollo.
21:35 CET. Houston comunica agli astronauti il “GO” per accelerare verso la Luna. L’accensione del motore principale del modulo di servizio avverrà alle 1:49 CET (6:49 CT), quando Orion sarà a 185 km di altitudine (115 sm) e durerà 5 minuti e 55 secondi, consumando circa 500 chilogrammi di propellente. Questa accensione imposta anche la traiettoria di rientro: da questo punto in poi non sono più previste accensioni, salvo eventuali piccole correzioni di rotta. Viene confermata la data prevista per l’ammaraggio: 10 aprile.
3 aprile 00:10 CET. L’equipaggio usa per la prima volta l’apparato per esercizi ginnici di bordo (flywheel device): un oggetto grande come una valigetta che ha una massa di circa 14 chili, una sorta di vogatore con un volano che consente vari tipi di esercizi. Jeremy Hansen lo presenta in questo video. Durante la diretta dallo spazio, le immagini mostrano che quando qualcuno usa questo apparato, l’intero veicolo spaziale oscilla leggermente per reazione. Quest’oscillazione è amplificata dal fatto che le telecamere esterne sono montate all’estremità dei lunghi pannelli solari del veicolo, che sono flessibili.
1:49 (1g 1h 14m MET).Si accelera verso la Luna. I pannelli solari di Orion sono stati ripiegati in avanti per ripararli dalle sollecitazioni dell’accensione del motore principale del modulo di servizio europeo per il Trans-Lunar Injection burn. Questa accensione dura circa sei minuti e impartisce al veicolo altri 1400 km/h di velocità (867 mph), portando Orion alla velocità massima di tutto il suo viaggio, ossia circa 36.500 km/h (22.670 mph). L’accensione avviene in parte mentre Orion sorvola a circa 185 km (115 miglia) di distanza l’emisfero notturno della Terra, che in questo momento include la costa est delle Americhe, l’Oceano Atlantico, l’Africa ed Europa. Il sorvolo di Orion è teoricamente visibile anche dall’Europa [Scientific American; Time].
I primi rilevamenti indicano che l’accensione è stata corretta. La missione Artemis II si dirige verso la Luna: è il primo veicolo con equipaggio a farlo da oltre 50 anni.
10:53 CET (1g 10h 17m MET).Orion si trova a 104.446 km dalla Terra e viaggia a 8412 km/h (2,3 km/s), in progressiva diminuzione. Era prevista una leggera correzione di traiettoria alle 00:43 CET di domani 4 aprile, ma è stata annullata in quanto non necessaria.
Schema della situazione attuale, vista da sopra il polo nord terrestre.11.16 CET. Non è fantascienza: quella è la Luna, vista dalle telecamere esterne di Orion, in diretta streaming da oltre centomila chilometri di distanza.
17.52 CET (1g 17h 17m MET).Orion è ora a 154.000 km dalla Terra e viaggia a 6479 km/h.
Sono stato ospite, insieme a Patrizia Caraveo, Fabio Pagan ed Edwige Pezzulli, del podcast “Ci vuole una scienza” de Il Post per parlare della missione Artemis II. Potete ascoltarlo qui su Il Post oppure qui su Spotify.
Ieri sera, poco prima del lancio, sono intervenuto anche sulla Rete Uno della RSI per spiegare le ragioni di quest’impresa spaziale.
La finestra di lancio di due ore nella quale la NASA può tentare di far decollare verso la Luna il razzo gigante SLS con la navicella Orion e il suo equipaggio di quattro persone si apre alle 00.24 CET (ora dell’Europa centrale). È la prima volta dal 1972 (Apollo 17) che si tenta un’impresa come questa.
Il razzo partirà solo se tutte le delicatissime condizioni tecniche e meteo saranno soddisfatte: a bordo ci sono appunto quattro persone e nessuno vuole correre rischi superiori a quelli già intrinseci nel fatto di trovarsi in cima a un serbatoio che contiene quasi tre milioni di litri di idrogeno e ossigeno liquidi e dovrà sollevarsi da terra e accelerare fino a venticinque volte la velocità del suono e oltre.
Questo è un volo di test di un veicolo nuovo che trasporta per la prima volta degli esseri umani. Un rinvio è perfettamente possibile. Ma c’è anche la possibilità che stasera assisteremo a un lancio straordinario e spettacolare.
Questa è la traiettoria di volo prevista:
Risorse per seguire la missione
Il volo di Artemis II potrà essere seguito anche graficamente su Artemistracker.com.
Sarà inoltre possibile seguire visivamente il veicolo nello spazio attraverso i telescopi del Virtual Telescope Project.
Su Heavens Above c’è una simulazione grafica della missione.
Cronaca in tempo quasi reale
19:00. La diretta della NASA per il tentativo di lancio di oggi è disponibile su YouTube: il primo streaming coprirà il decollo, il secondo coprirà l’intera missione ed è già cominciata.
19:30. Rituale partita a carte e foto di gruppo nella sala di vestizione.
19:50. Gli astronauti escono dal Neil Armstrong Operations and Checkout Building, dalla stessa porta dalla quale uscirono gli astronauti Apollo e Shuttle, e salutano le famiglie, con le quali sono stati in quarantena, prima di salire a bordo del furgone che li porta alla rampa di lancio.
19:58. Scortato da un mezzo blindato e da auto della polizia, il furgone con gli astronauti si incammina verso la rampa 39B, passando davanti al VAB e al centro di controllo lanci tra due ali di persone che li salutano dai bordi della strada.
20:13. Gli astronauti sono arrivati alla rampa di lancio. Attraversano a piedi la piattaforma di lancio, alla base del razzo SLS, e si fermano a contemplare il veicolo che potrebbe portarli fino alla Luna. Prendono l’ascensore per salire lungo la torre di lancio, percorrere una passerella retrattile e raggiungere la White Room, la camera di preparazione finale all’imbarco. Qui firmano la parete con un pennarello; sono i primi a farlo in questa camera, a differenza di quella della rampa 39A, che porta già moltissime firme perché è stata usata intensamente negli ultimi anni.
20:30. Gli astronauti entrano nella capsula Orion, denominata Integrity, aiutati dai tecnici. Prima entrano Wiseman e Hansen; poi Glover e Koch. Le telecamere di bordo offrono una visuale completissima della situazione.
21:30. Il portello interno della capsula è stato chiuso; quello esterno (del guscio protettivo appartenente al razzo di emergenza, Launch Abort System) rimane aperto. Gli astronauti abbassano le luci di bordo e attendono l’esito dei test di pressurizzazione della cabina.
22:30. C’è un problema con il sistema di autodistruzione d’emergenza (FTS, Flight Termination System). I tecnici ci stanno lavorando attingendo anche a componenti di test risalenti all’era Shuttle. Il conto alla rovescia prosegue comunque. L’equipaggio è sdraiato nei sedili, che sono in posizione orizzontale in questa fase della missione (i piedi sono più in alto del resto del corpo).
23:10. Il problema all’FTS è stato risolto. Il portello esterno, quello del LAS, viene chiuso.
23:30. Problema sulla temperatura di una delle batterie del LAS. Le condizioni meteo sono migliorate: ora sono positive al 90%.
2 aprile, 00:05 CET. Il problema alla batteria è stato risolto.
00:20. Tutti i controllori di volo danno il loro Go per il decollo. Gli astronauti annunciano di essere pronti. Inizia la fase finale del conto alla rovescia. L’orologio è fermo a dieci minuti dalla partenza in attesa del Ground Launch Sequencer, il complesso software che coordina automaticamente migliaia di operazioni di preparazione del razzo.
00:25. Inizia il Terminal Countdown. Decollo previsto per le 00:35:12 ora dell’europa centrale.
00:28. Viene ritirata la passerella di accesso alla capsula. In caso di emergenza, ora gli astronauti verrebbero messi in salvo usando il razzo d’emergenza LAS.
00:35. Il controllo viene passato al computer di bordo. Decollo! In Florida sono le 18:35.
Decollo di Artemis II. Credit: Bill Ingalls.
00:37. Sganciati i booster laterali.
00:39. Superata la quota di 100 km. Sganciate le carenature laterali del modulo di servizio. Sganciato il LAS. Reid Wiseman comunica via radio che vede la Luna dai finestrini. A sei minuti dal decollo, Artemis II viaggia già a 16.000 km/h.
00:44. Spegnimento dei motori principali dello stadio centrale, che poi si sgancia per ricadere sulla Terra disintegrandosi al rientro. Il veicolo è ora in orbita, sia pure instabile (apogeo di 2223 km, perigeo di 27 km), ed è composto dal secondo stadio ICPS, dal modulo di servizio e dalla capsula Orion. La tappa successiva è l’accensione del motore dell’ICPS per alzare il perigeo dell’orbita a 49 minuti dal decollo. Gli astronauti possono ora aprire le visiere dei loro caschi.
00:57. Inizia il dispiegamento dei pannelli solari, che si completa alcuni minuti più tardi. Il veicolo è a 558 statute miles (sm) (898 km) dalla Terra e vola con il Sole alle spalle, viaggiando a 26.000 km/h, 24 minuti dopo il decollo.
1:08.Orion è a 1572 km dalla Terra. Christina Koch è da pochi minuti la donna che ha raggiunto la massima distanza dalla Terra in tutta la storia del volo spaziale. Il primato spettava finora a Anna Menon e Sarah Gillis (entrambe statunitensi), con 1400,7 km (870.35 sm), quota raggiunta l’11 settembre 2024 a bordo di una capsula Dragon di SpaceX nel corso della missione spaziale privata Polaris Dawn. Insieme a loro c’erano Jared Isaacman (l’attuale direttore della NASA) e Scott Poteet.
1:17.Orion sta sorvolando l’Africa. I suoi pannelli solari sono ripiegati in avanti per sostenere le sollecitazioni che verranno impartite dall’accensione del motore principale dello stadio ICPS per alzare il perigeo.
1:25. Sopra il Madagascar ha luogo l’accensione del motore dell’ICPS per circa mezzo minuto per aumentare il perigeo (Perigee Raise Maneuver, PRM), ottenendo un’orbita di 2223 per 185 km (1381 per 115 sm), mentre il veicolo passa dalla notte al giorno, a circa 1300 sm (2100 km) dalla Terra. La prossima manovra sarà un’accensione di 18 minuti e 6 secondi per alzare l’apogeo (ARB, Apogee Raise Burn).
1:40. Dopo una breve perdita di contatto radio probabilmente dovuta a problemi con i sistemi di terra, le comunicazioni riprendono. I pannelli solari sono stati riportati alla posizione ottimale per la raccolta di energia solare. Koch e Hansen possono ora togliersi le tute di sopravvivenza e si occupano dei sistemi ambientali di bordo (sanitari e acqua potabile, rispettivamente); Wiseman e Glover lo potranno fare dopo l’ARB. Decidono di rinviare la rimozione delle tute di tutti e quattro. Viene accesa la toilette di bordo, ma dà problemi.
1:51.Orion annuncia l’inizio di un thermal roll: un lento rollio per esporre al sole uniformemente tutte le parti del veicolo.
2:23. ARB effettuato con successo mentre la NASA effettua una conferenza stampa, portando l’orbita a un apogeo di 70.377 km (43.730 sm).
3:00.Orion viaggia a 24.140 km/h (15.000 mph) a 5046 sm. La ventola della toilette è incagliata. Christina Koch e i tecnici sulla Terra stanno lavorando per ripararla. Finché la ventola non si sblocca, la toilette è usabile per i rifiuti solidi ma non per i liquidi. L’equipaggio prepara le soluzioni alternative, denominate CCU o Collapsible Contingency Urinal nelle comunicazioni di Artemis II, che potrebbero essere questi dispositivi (praticamente dei sacchetti high-tech).
3:35. Tre ore dall’inizio della missione. Orion è in eclissi di Sole: dal suo punto di vista, la Luna copre il Sole. Questo offre agli astronauti di osservare la corona solare. Gli astronauti si sono tolti le tute di sopravvivenza. Usano i propri smartphone (degli iPhone, mi sembra) per scattare foto personali. Effettuano una breve diretta TV con immagini dall’interno della cabina. Le telecamere esterne di Orion mostrano in continuazione immagini dell’esterno del veicolo. Per la prima volta in oltre 50 anni, delle immagini e delle comunicazioni radio di esseri umani vengono ricevute dal Deep Space Network, la rete di grandi parabole riceventi dedicate a segnali provenienti dallo spazio profondo.
3:58. Iniziano le Proximity Ops: lo stadio ICPS si separa da Orion e il pilota Victor Glover inizia una serie di manovre manuali della navicella, assistito da Christina Koch, allontanandosi di circa 100 metri e poi avvicinandosi allo stadio ICPS fino a una decina di metri. Glover diventa la prima persona al mondo a pilotare manualmente un veicolo Orion. I due veicoli spaziali volano a 15.200 km/h e si trovano a 22.700 km dalla Terra. Queste manovre servono per acquisire esperienza per i futuri attracchi tra veicoli previsti nelle missioni Artemis successive.
Lo stadio ICPS contiene un bersaglio con un diametro di circa 60 centimetri. La distanza fra i due veicoli viene valutata visivamente, senza telemetri o altri misuratori di distanza, usando solo le dimensioni apparenti dello stadio e del suo bersaglio su uno dei monitor di Orion. Le manovre servono ad accertare il comportamento reale di Orion durante le manovre manuali di rendez-vous e di attracco.
5:00. Alla fine della serie di manovre, Orion ripiega in avanti i pannelli solari ed effettua una breve accensione automatica dei motori per allontanarsi dall’ICPS. I due veicoli sono a questo punto a circa 37.300 km dalla Terra e viaggiano a 10.600 km/h. Poi lo stadio ICPS accende il proprio motore per cambiare traiettoria e precipitare sulla Terra, disintegrandosi nell’atmosfera in una zona remota dell’Oceano Pacifico.
5:39. A cinque ore e quattro minuti dal decollo, l’ICPS rilascia quattro CubeSat a intervalli di un minuto l’uno dall’altro. I CubeSat sono piccoli satelliti realizzati da vari Paesi (Argentina, Germania, Corea e Arabia Saudita) che effettuano brevi missioni intorno alla Terra, separate dalla missione lunare di Orion. Continuano le attività per riparare la toilette, che si concludono con successo una ventina di minuti più tardi.
7:25. Gli astronauti comunicano privatamente con i medici a terra per riferire sul proprio stato di salute. Orion è a 52.500 km dalla Terra e si allontana dal nostro pianeta a 7122 km/h. Ci sono problemi con il Wi-Fi di bordo: il tablet del comandante Wiseman non riesce a collegarsi al software della NASA.
8:15. L’equipaggio è sveglio da oltre sedici ore.
Schema della complessa serie di orbite effettuate da Orion (fonte: NASA AROW).
13:06 (7:06 EDT). Houston sveglia l’equipaggio dopo un periodo di sonno di sole quattro ore, come previsto dal piano di volo. Lo fa con la chiamata di risveglio (wakeup call), che come da rituale inizia con un brano musicale scelto dai controllori del volo: in questo caso è “Sleepyhead” di Young and Sick [NASA].
Gli astronauti vengono svegliati perché devono monitorare l’ultimo evento importante del primo giorno di volo di Artemis II: una nuova accensione di 43 secondi del motore principale del modulo di servizio di Orion per aumentare il perigeo dell’orbita del veicolo spaziale. L’accensione è pianificata per le 14:04 CET, quando la navicella raggiunge la massima distanza dalla Terra secondo la sua orbita attuale. Una volta effettuata questa manovra, l’equipaggio potrà dormire per altre cinque ore; per facilitare il sonno, ha a disposizione tappi per le orecchie, mascherine per coprire gli occhi e tendine oscuranti applicabili ai finestrini.
Schema che indica il punto dell’orbita in cui Orion effettuerà l’accensione per alzare il perigeo (fonte: NASA AROW).Nelle immagini trasmesse in diretta dalle telecamere montate esternamente a Orion la Terra è una falce sottile sospesa nel nero dello spazio.
8:35. Otto ore dopo la partenza, Orion si trova a 58.400 km dalla Terra, in un’orbita fortemente ellittica. Man mano che si allontana, perde velocità. Attualmente procede a 5900 km/h. Intanto il problema di connessione del tablet del comandante è stato risolto.
A questo punto del suo viaggio, l’equipaggio ha superato le fasce di Van Allen e non è morto, con buona pace di tutti i lunacomplottisti che per decenni hanno blaterato che era impossibile superarle. Fra l’altro, Orion le riattraverserà durante la parte discendente dell’orbita, e lo farà ancora dopo l’accelerazione finale dell’inserimento in traiettoria translunare. Chissà quale altra scemenza s’inventeranno adesso questi imbecilli per giustificare la loro arrogante ignoranza.
Cinque giorni fa l’ESA ha pubblicato questo schema aggiornato del Gateway, l’avamposto orbitale lunare del programma Artemis. Alcuni componenti di questo avamposto, costruito in gran parte in Europa e specificamente in Italia, sono già stati consegnati alla NASA. Ma oggi la NASA ha annunciato che il Gateway è ufficialmente “in pausa”: “The agency intends to pause Gateway in its current form”, ha scritto l’ente spaziale statunitense.
Questo concetto è stato ribadito dal direttore della NASA, Jared Isaacman, in una conferenza stampa poche ore fa [YouTube; la conferenza inizia a 5:30].
L’intero programma Artemis è in subbuglio e viene rivoluzionato ancora rispetto a quanto già accaduto alcune settimane fa. Provo a riassumere i punti salienti delle ultime novità, basandomi sugli annunci di oggi e sulle slide pubblicate in quest’occasione. Lo faccio lasciando da parte con fatica l’adulazione sempre più servile e nordcoreana di questa NASA, che inizia ogni singolo annuncio e comunicato citando per intero il nome del presidente USA, elogiandolo per la sua guida luminosa e usando toni trionfalistici e nazionalisti (“imperativo nazionale”). Una NASA che dimentica disinvoltamente che pochi mesi fa, a maggio 2025, Trump voleva eliminare un quarto del suo budget (solo il Congresso ha evitato questo disastro) e glissa sul fatto che il progetto Artemis è reso possibile solo dai grandi contributi tecnologici ed economici dell’ESA, della JAXA giapponese, della CSA canadese e di molte altre agenzie spaziali internazionali.
Agenzie che in questo momento probabilmente non saranno entusiaste di sapere che il Gateway, uno dei loro contributi più significativi, è stato accantonato senza tante cerimonie.
Piano generale: fino a 30 allunaggi robotici a partire dal 2027 e almeno un allunaggio con equipaggio ogni anno dal 2028 in poi, per costruire un insediamento permanente sulla Luna in tre fasi. La prima fase, che inizia ora, include l’invio di rover, strumenti e dimostratori tecnologici, compresi un riscaldatore a radioisotopi e un generatore termoelettrico a radioisotopi, nonché sistemi di comunicazione, navigazione e spostamento sulla superficie insieme a ricerche scientifiche. La seconda fase (dal 2029) prevede la realizzazione delle prime infrastrutture della base lunare con contributi internazionali. La terza fase (dal 2032) renderà possibile permanenze umane prolungate sulla Luna, usando le “case lunari” italiane MPH (Multi-Purpose Habitat) dell’Agenzia Spaziale Italiana e la jeep lunare fornita dal Canada.
Artemis III confermata come missione in orbita terrestre nel 2027. Il vettore SLS e la capsula Orion (con il suo modulo di servizio europeo) dedicati a questa missione sono in costruzione o quasi completati. Il secondo stadio dell’SLS è pronto ma forse non sarà necessario usarlo (confermando che in sostanza l’SLS è una sorta di Single Stage to Orbit e che il suo lillipuziano secondo stadio attuale è quasi inutile). Quattro astronauti (o forse meno) orbiteranno intorno alla Terra e incontreranno una Starship di SpaceX e/o un landerBlue Moon di Blue Origin. Entrambi questi veicoli commerciali verranno modificati per questo volo dimostrativo e per i loro allunaggi di prova (senza equipaggio). È previsto un attracco vero e proprio (docking), non un semplice rendez-vous in orbita. Questo esemplare di Orion sarà “RPOD capable”, ossia capace di effettuare rendez-vous, manovre nelle vicinanze di altri veicoli e attracchi (Rendezvous, Proximity Operations, Docking). Verranno collaudate anche le nuove tute spaziali per attività extraveicolari AxEMU di Axiom e sarà testato il nuovo scudo termico di Orion. La missione durerà un massimo di 21 giorni ma potrebbe essere prolungata se i veicoli di SpaceX e/o Blue Origin lo consentiranno.
Artemis IV in costruzione e con nuovo secondo stadio; partenza nel 2028. Sono a buon punto anche il vettore e la capsula della missione Artemis IV, che dovrebbe essere la prima ad allunare. Al posto del secondo stadio potenziato (Exploration Upper Stage), che è stato annullato, la NASA intende usare un Centaur V, che è un componente collaudato già disponibile, ma questo uso potrebbe slittare ad Artemis V. Due astronauti scenderanno sulla Luna, al polo sud, usando una Starship oppure una Blue Moon e restando sul suolo lunare per una settimana. La missione durerà in tutto un massimo di 21 giorni.
Artemis V in costruzione iniziale. Alcuni componenti del vettore SLS sono già pronti.
Dopo Artemis V, due allunaggi ogni anno, e niente più SLS. Verranno effettuati con “non meno di due fornitori di lanci”, dice la NASA.
Tute lunari. Verranno collaudate durante Artemis III oppure a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ma non ci sono novità significative sul loro grado di approntamento.
Stazione Gateway in pausa e riciclata.“the agency intends to pause Gateway in its current form and shift focus to infrastructure that enables sustained surface operations. Despite challenges with some existing hardware, the agency will repurpose applicable equipment and leverage international partner commitments to support these objectives.” In sintesi, la NASA ferma i lavori al Gateway nella sua forma attuale per concentrarsi su risorse che permettano attività continuative sulla superficie lunare. I componenti verranno “riassegnati” (uno va a una missione verso Marte, descritta più avanti) e gli impegni presi dai partner internazionali verranno sfruttati per questa priorità di mandare di nuovo astronauti sulla Luna e costruire un avamposto lunare. La NASA dice che “l’attuale architettura del Gateway, benché rilevante per gli obiettivi esplorativi a lungo termine, non è necessaria per raggiungere gli obiettivi primari” e quindi “la NASA usa elementi del Gateway per consentire la costruzione della base lunare.” L’agenzia statunitense dice inoltre che il lancio del Gateway è in forte ritardo e l’avamposto non sarà operativo prima del 2030 o oltre.
Niente orbita HALO. Questa particolare orbita “ad aureola”, che non passa mai dietro la Luna dal punto di vista terrestre e traccia un’ellisse che si allontana dalla Luna fino a 70.000 km e si avvicina fino a circa 3000, non verrà usata. Era stata sostanzialmente inventata per sopperire alle limitazioni del lanciatore SLS ed era un aspetto molto caratterizzante del progetto Artemis fino a oggi.
Veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare; userà un pezzo del Gateway. Entro la fine del 2028 la NASA intende lanciare verso Marte un veicolo senza equipaggio denominato Space Reactor-1 Freedom. Sarà il primo veicolo interplanetario a propulsione nucleare elettrica (circa 25 kW) e porterà su Marte dei mini-elicotteri da ricognizione. Verrà costruito usando il modulo PPE (Power and Propulsion Element) del Gateway abbinato a un reattore nucleare, che genererà energia elettrica da usare per accelerare il propellente. I dettagli sono su Ars Technica.
Cambiamenti anche per la Stazione Spaziale Internazionale. La grande stazione che orbita intorno alla Terra riceverà un nuovo componente, il Core Module, che sarà di proprietà governativa statunitense e si collegherà alla Stazione esistente. A questo nuovo modulo attraccheranno altri moduli commerciali, che useranno le risorse della Stazione per essere validati e poi si staccheranno per diventare stazioni commerciali autonome.
Il lanciatore SLS e la navicella Orion vengono trasportati verso la rampa di lancio 39B. Foto NASA/Brandon Hancock (fonte).
Se tutto andrà come annunciato dalla NASA nella conferenza stampa di giovedì 12 marzo, i quattro astronauti prescelti per la missione Artemis II verranno lanciati in direzione della Luna precisamente 24 minuti dopo la mezzanotte del 2 aprile ora italiana, 56 anni dopo l’ultimo volo umano verso il Satellite che da più di 4 miliardi e mezzo di anni accompagna la Terra nel suo giro intorno al Sole.
Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, a bordo della navicella Orion denominata Integrity, porteranno con loro alcuni oggetti storici che voleranno intorno alla Luna per poi ritornare sulla Terra. Nei giorni scorsi l’agenzia spaziale statunitense, per bocca del direttore Jared Isaacman, ha dichiarato che “…i reperti simbolici portati da Artemis II riflettono il lungo arco dell’esplorazione americana e le tante generazioni che hanno reso possibile questo momento. I manufatti che verranno portati dai nostri astronauti nello spazio intorno alla Luna sono parti dei nostri primi successi nell’aviazione e nel volo umano nel cosmo, simboli verso cui ci stiamo dirigendo. In questo anno, che segna il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, l’equipaggio di Artemis II porterà nel giro intorno alla Luna la nostra storia oltre l’orbita terrestre”.
Questi sono gli oggetti più significativi, che voleranno in uno speciale contenitore a bordo della navicella Orion: un campione di tessuto di mussola (2,5 cm x 2,5 cm) proveniente dal Wright Flyer originale, l’aereo con cui i fratelli Wright realizzarono il primo storico volo a motore della storia il 17 dicembre 1903. Il reperto, prestato dal National Air and Space Museum dello Smithsonian, non è al suo primo volo nello spazio: una sua porzione aveva già volato a bordo dello Shuttle Discovery e ora compirà il suo secondo viaggio oltre l’atmosfera terrestre. Al ritorno sulla Terra il tessuto ritornerà al museo, dove verrà riunito con gli altri campioni del Wright Flyer.
Nel prezioso kit di volo non mancano le bandiere, simboli ricorrenti nelle tante missioni spaziali della NASA: tra queste troviamo una piccola bandiera americana che ha già volato in due momenti storici come la prima missione dello Space Shuttle con la navetta Columbia (STS-1), nell’aprile del 1981, e il primo volo di una navicella Dragon con equipaggio di Space X (Demo-2), nel maggio del 2020.
Particolarmente significativa è anche la presenza della bandiera originariamente preparata per la missione lunare Apollo 18, cancellata dall’amministrazione Nixon nel settembre 1970: volerà per la prima volta verso la Luna proprio con Artemis II.
Orion trasporterà anche una copia di un negativo fotografico 4×5 pollici scattato durante la fase finale della missione Ranger 7. Lanciata il 28 luglio 1964 e arrivata sulla Luna tre giorni più tardi, scattò ben 4.308 foto ad alta qualità prima dell’inevitabile impatto con la superficie selenica, che la distrusse.
Voleranno con Artemis II anche campioni di terreno raccolti alla base di alberi cresciuti da semi portati a bordo del primo volo del programma Artemis, avvenuto a novembre del 2022, e prelevati nei dieci centri della NASA in cui vennero piantati.
La Canadian Space Agency (CSA), l’agenzia spaziale canadese, che partecipa al volo con l’astronauta Jeremy Hansen, contribuirà al kit con semi di alberi, destinati a essere distribuiti al termine della missione, e apporrà adesivi e toppe, a testimonianza di una collaborazione che rappresenta uno dei pilastri del programma, rafforzando ulteriormente il carattere internazionale del programma Artemis di ritorno alla Luna.
Ci saranno inoltre molti oggetti di piccole dimensioni a bordo della navicella Orion, fra cui una scheda SD contenente milioni di nomi raccolti durante la campagna “Invia il tuo nome nello spazio”: un modo per portare simbolicamente il pubblico insieme con i quattro astronauti attorno alla Luna.
Ci saranno poi bandierine, toppe e spille, da distribuire al termine dello storico viaggio ai dipendenti e stakeholder che hanno contribuito alla sua realizzazione, e oggetti provenienti dai diversi partner del programma internazionale Artemis: l’ESA, l’ Agenzia Spaziale Europea, che fornisce il Modulo di Servizio Europeo di Orion, includerà una bandiera.
In totale il kit ufficiale dei souvenir che sarà portato a bordo di Orion pesa 4,5 kg. L’elenco dettagliato è pubblicato su Nasa.gov.
Ecco le nuove date e i nuovi orari delle prossime possibilità di lancio della missione circumlunare con equipaggio Artemis II, secondo il fuso orario dell’Europa centrale (CET):
2 aprile: 00:24
3 aprile: 01:22
4 aprile: 2:00
5 aprile: 2:53
6 aprile: 3:40
7 aprile: 4:36
Ciascuna di queste date ha una finestra di lancio di 120 minuti: in altre parole, la NASA ha due ore di tempo, a partire dall’orario indicato, per far decollare il razzo gigante SLS e la navicella Orion con i suoi quattro occupanti. C’è anche una data possibile alla fine di aprile, ma speriamo di non dover rinviare ancora questa fatidica partenza.
Paolo G. Calisse è a capo della Sostenibilità e della Pianificazione delle Operazioni del Cherenkov Telescope Array Observatory, un grande osservatorio per l’astronomia a energie molto alte (Very High Energy) in costruzione a La Palma, nelle Isole Canarie, e vicino Paranal, in Cile. Negli ultimi anni ha sviluppato un grande interesse per tutti i temi che riguardano la lotta alla Crisi Climatica e le sue conseguenze per il nostro pianeta.
Questo articolo include il link ad un modulo che va firmato entro il 6 marzo 2026 da tutti coloro che sono contrari a questo ulteriore tentativo di “privatizzare” il cielo.
Ripetiamo qui l’indirizzo del modulo (incluso anche nel corpo dell’articolo):
Immagine realizzata da Alan Dyer/AmazingSky.com nel 2024 (Instagram).
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una trasformazione silenziosa ma profonda del cielo notturno. L’espansione delle megacostellazioni satellitari sta modificando non solo il modo in cui osserviamo le stelle, ma anche l’ambiente terrestre e i delicati equilibri dell’atmosfera.
Due progetti attualmente al vaglio della Federal Communications Commission (FCC) statunitense, anche se poco credibili per adesso già dal punto della fattibilità tecnica ed economica, rischiano di avere un impatto ancora maggiore: la costellazione Reflect Orbital e il nuovo ambizioso piano di SpaceX per il lancio di un milione, sì avete capito bene, UN MILIONE di satelliti.
Questi progetti comportano enormi rischi ambientali, scientifici ed ecologici, che analizzeremo nel seguito.
Un cielo sempre più affollato
Al momento attuale orbitano attorno alla Terra quasi 15.000 satelliti attivi, un numero cresciuto esponenzialmente con l’avvento delle megacostellazioni, ossia flotte composte da migliaia di unità progettate per fornire servizi globali come telecomunicazioni e connessione Internet. Questo ritmo di crescita è sostenuto da un modello industriale che prevede una vita operativa molto breve per ogni satellite, spesso di pochi anni, e la necessità di continue sostituzioni e aggiornamenti.
La conseguenza è duplice: l’orbita terrestre bassa diventa sempre più congestionata e la quantità di satelliti destinati a rientrare nell’atmosfera aumenta a ritmi senza precedenti. La maggior parte dei satelliti viene intenzionalmente fatta rientrare e disintegrare a fine vita negli strati alti dell’atmosfera, attraverso un processo noto come demisability, termine coniato ad hoc da Starlink(vedi commento di @daryl qui sotto), che comporta la frammentazione del materiale in polveri e particelle metalliche.
Questo avviene senza considerare i rischi sempre più elevati di perdita di controllo e di collisione di alcuni di questi satelliti, che potrebbero generare un aumento crescente della quantità di detriti in orbita (Sindrome di Kessler), al punto di rendere impossibile l’accesso all’orbita soprattutto da parte di equipaggi umani, a causa dei rischi connessi.
Il CRASH Clock è un indicatore ambientale che valuta il rischio di collisione nell’orbita terrestre bassa (low Earth orbit, LEO), ovvero quanto tempo passerebbe prima che avvenga una collisione tra satelliti attivi, detriti spaziali o stadi di razzi abbandonati, se tutte le manovre correttive venissero improvvisamente sospese. Al momento attuale il crash clock stima questo tempo come 3.8 giorni. Per avere un confronto, questo tempo era di 168 giorni ad inizio 2018, e si assottiglia sempre più. È facile immaginare cosa accadrebbe in futuro con un ulteriore incremento del numero di satelliti in orbita.
Reflect Orbital: specchi nello spazio
Tra i progetti più controversi c’è Reflect Orbital, che propone il lancio di 50.000 satelliti dotati di specchi per riflettere la luce solare verso la Terra durante la notte. Gli impatti potenziali sono enormi e includono:
aumento dell’inquinamento luminoso notturno;
disturbo ai ritmi naturali della fauna, che si orienta con la luce;
alterazione dei cicli sonno-veglia umani;
compromissione delle osservazioni astronomiche sia professionali sia amatoriali. Già oggi osservatori come il Vera Rubin, che dispongono di un grande campo visivo, devono attuare varie contromisure per limitare i danni alle loro osservazioni.
Il cielo buio è una risorsa naturale fondamentale non solo per la scienza, ma anche per l’ambiente e la cultura. La riflessione artificiale della luce notturna da parte di migliaia di specchi orbitanti rappresenterebbe una minaccia senza precedenti per l’astronomia da terra, già messa a dura prova dalla crescita dell’illuminazione urbana.*
* Da notare che tra i presunti benefici di questa costellazione viene indicato “l’incremento delle ore lavorative”. Un po’ quello che avviene nei pollai industriali, insomma, ma applicato all’intera umanità.
Il mega-progetto SpaceX: un milione di satelliti
Parallelamente, SpaceX ha presentato alla FCC una nuova richiesta per ottenere l’autorizzazione al lancio di fino a un milione di satelliti per costituire data center orbitanti, un progetto separato dal già vastissimo programma StarLink. Molti di questi satelliti verrebbero collocati in orbite eliosincrone, costantemente illuminate dal Sole, risultando quindi molto visibili e con un impatto significativo sull’aspetto di almeno alcune aree del cielo notturno.
Oltre al problema dell’inquinamento luminoso e del traffico orbitale, ricerche recenti evidenziano che la massa e la frequenza di questi satelliti avrebbero conseguenze dirette anche sull’atmosfera terrestre al lancio e al rientro. I modelli mostrano che la combustione in atmosfera di un numero così elevato di mezzi potrebbe produrre quantità senza precedenti di metalli e ossidi di alluminio, con effetti potenzialmente gravi sul clima e sull’ozono.
L’atmosfera trasformata in un “crematorio per satelliti”
Alcuni ricercatori avvertono che la Terra sta rischiando di trasformare la propria atmosfera in un gigantesco crematorio per satelliti. A ogni rientro, infatti, i satelliti vengono riscaldati a migliaia di gradi Celsius e si disintegrano, liberando:
alluminio e ossidi di alluminio (allumina);
litio e rame;
altre particelle metalliche derivanti dai materiali strutturali.
Studi recenti mostrano che questi materiali sono già presenti negli aerosol dell’alta atmosfera, con potenziali implicazioni per:
la riduzione dello strato di ozono, essenziale per filtrare le radiazioni ultraviolette;
il riscaldamento della stratosfera, alterato dai residui di razzi e dalle particelle metalliche;
Alcune proiezioni indicano che già entro il 2030 i rientri di massa dei satelliti potrebbero iniettare migliaia di tonnellate di materiale nella mesosfera e stratosfera ogni anno, in una zona dove la densità dell’aria è ridotta e quindi altamente sensibile a incrementi in percentuale di queste sostanze. Se le richieste di nuovi lanci verranno approvate e replicate da altri operatori privati, l’impatto potrebbe risultare ancora più significativo.
Il ruolo della FCC e il tempo per intervenire
La FCC sta attualmente valutando i due progetti. Le finestre per inviare osservazioni pubbliche sono molto strette:
Reflect Orbital: scadenza il 9 marzo 2026
SpaceX – megapiano da 1 milione di satelliti: scadenza il 6 marzo 2026 (oggi!)
L’associazione Astronomers for Planet Earth (A4E), di cui l’autore fa parte e che si batte per la lotta alla crisi climatica con il supporto di un’ampia comunità di astronomi e astrofisici, ha espresso fermamente la propria opposizione in un documento disponibile qui, sottolineando la minaccia che tali iniziative rappresentano per l’astronomia, gli ecosistemi e la tutela del cielo notturno. A4E invita cittadini e ricercatori a sostenere una dichiarazione ufficiale, in inglese, da inviare alla FCC, e disponibile a questo link.
Una responsabilità collettiva verso il futuro del cielo
Il cielo notturno non è solo un patrimonio scientifico, ma anche culturale ed ecologico. Le megacostellazioni offrono vantaggi tecnologici indiscutibili, ma sollevano questioni etiche e ambientali profonde. L’attuale corsa allo spazio da parte di alcuni gruppi privati rischia infatti di trasformare l’accesso all’orbita e all’atmosfera in un modello “usa e getta” su scala planetaria.
Le evidenze scientifiche ci dicono che il cielo non è un luogo isolato: ciò che avviene in orbita ha ricadute dirette sul clima, sulla biodiversità e sulla nostra capacità di osservare l’universo.
Siamo quindi a un bivio storico. Le scelte che prenderemo oggi definiranno il modo in cui le generazioni future potranno guardare il cielo, non solo per noi astronomi, ma anche come spazio naturale da preservare.
Da sinistra: il moderatore, il direttore della NASA Jared Isaacman, il direttore associato Amit Kshatriya e la direttrice del Moon to Mars Program Lori Glaze.
Ultimo aggiornamento: 2026/03/01 14:30.
2026/02/27 17:36. La conferenza stampa della NASA terminata mezz’ora fa ha annunciato una vera e propria rivoluzione dell’intero programma Artemis di ritorno alla Luna: la missione Artemis III non sarà più un allunaggio con equipaggio, da effettuare nel 2028. Sarà un ben più modesto volo in orbita intorno alla Terra, per testare un rendez-vous e un attracco con uno o entrambi i futuri veicoli di allunaggio (la Starship HLS di SpaceX e la Blue Moon di Blue Origin) e forse per collaudare le tute lunari, e avverrà intorno alla metà del 2027.
L’allunaggio vero e proprio slitta alle missioni successive Artemis IV o V, che da oggi sono previste entrambe per il 2028.
Jared Isaacman, direttore della NASA, ha annunciato l’intenzione di aumentare massicciamente il personale dell’agenzia spaziale statunitense per ricostituire le competenze di base interne all’ente che si erano ridotte a causa del calo drastico nel numero di dipendenti nel corso degli ultimi anni.
Ha detto inoltre che il lanciatore gigante SLS verrà “standardizzato”, evitando che ogni esemplare sia “un’opera d’arte” individuale, in modo da consentire una cadenza di lancio annuale o anche più ravvicinata (Isaacman ambisce ad arrivare a un lancio ogni dieci mesi circa). Non è entrato nei dettagli di questa “standardizzazione”, ma sembra di capire che verranno eliminate le versioni potenziate del vettore SLS (le cosiddette Block 1B e Block 2) che finora erano considerate definitive. L’attuale versione provvisoria, che è sottopotenziata e riesce a malapena a portare fino alla Luna soltanto la pesante navicella Orion, diventerà quella standard.
In dettaglio, il comunicato stampa della NASA parla molto concisamente di “an upper stage and pad systems in as close to the ‘Block 1’ configuration as possible”. Questo vuol dire che per SLS verrà usato sempre un secondo stadio simile all’attuale, denominato ICPS o Interim Cryogenic Propulsion Stage, che è un secondo stadio modificato di un lanciatore Delta IV (ennesimo esempio di cannibalizzazione e adattamento di componenti esistenti da parte del programma Artemis).
Scompare quindi l’EUS o Exploration Upper Stage, il secondo stadio quattro volte più potente di quello attuale, che avrebbe dato al lanciatore SLS una capacità di lancio e di trasporto adeguata a una missione lunare con equipaggio. La versione attuale porta fino alla Luna circa 27 tonnellate, mentre quella con l’EUS ne avrebbe portate oltre 46 (un Saturn V degli anni Sessanta ne portava 43).
Infografica NASA del 2023 che mostra le versioni dell’SLS previste all’epoca, con capacità di carico fino a 46 tonnellate. La prima da sinistra è quella attuale (fonte).
La stessa infografica, aggiornata da me, per mostrare quello che resta oggi dell’SLS.
Questa decisione eviterà anche costosissime e lunghissime modifiche alla torre di lancio dovute alla maggiore altezza delle versioni potenziate dell’SLS. Solo gli adattamenti a questa torre avrebbero comportato spese per quasi due miliardi di dollari e ritardi di anni: un’assurdità totale.
Ma il risultato finale è che si conferma quello che ho scritto nel mio libro Ritorno sulla Luna: SLS è un vettore inadeguato e insufficiente per le missioni lunari e sarà meno capace del Saturn V di mezzo secolo fa (27 tonnellate di capacità di carico lunare contro 43). Questo è quello che si ottiene quando le decisioni tecniche vengono prese dai politici.
L’intera conferenza stampa è stata un esercizio collettivo di elusione e parole vaghe da parte del direttore Isaacman, del direttore associato della NASA Amit Kshatriya e di Lori Glaze (direttrice del Moon to Mars Program). Nessun dettaglio concreto sullo svolgimento di questa nuova missione Artemis III. Bocche cucite sulla sorte del Gateway, la stazione orbitale da collocare intorno alla Luna, in parte già costruita (anche in Italia, da Thales Alenia Space). Nessun aggiornamento su quanto siano pronte le nuove tute per le attività lunari (a parte un accenno di Kshatriya a un human-in-the-loop testing che è in corso). Silenzio totale sulla composizione dell’equipaggio della nuova versione di Artemis III: è stato detto solo che i nomi verranno decisi e annunciati dopo che sarà stato definito il profilo esatto della missione.
In sintesi, il programma Artemis esce da questa conferenza stampa completamente trasformato. Invece di cadenze di lancio lentissime, da misurare in anni, Isaacman vuole cadenze simili a quelle del programma Apollo, che ha citato ripetutamente come esempio e riferimento: qualche mese fra un volo e il successivo. Il direttore della NASA dice di aver già consultato le aziende interessate al programma, che hanno affermato di poter costruire i loro veicoli in tempo per questi nuovi ritmi. L’intenzione è di avere “almeno un allunaggio ogni anno” dopo il 2027, secondo il comunicato stampa della NASA.
Infografica della NASA che illustra la nuova organizzazione del programma Artemis (fonte; fonte).
Questo nuovo piano della NASA è indubbiamente più sensato del precedente, che prevedeva di passare direttamente da un semplice giro intorno alla Luna con Artemis II all’allunaggio con Artemis III. Il salto era troppo grande e con troppe incognite, troppi veicoli nuovi mai collaudati e troppa inesperienza nella gestione di voli lunari (i tecnici veterani delle missioni Apollo sono in pensione o non ci sono proprio più). Ha anche il grosso vantaggio di “sacrificare” un vettore SLS usandolo per una missione non lunare: questo in parte aggira il mandato politico di usare SLS fin ad ArtemisIV e V e apre anticipatamente la NASA all’uso di veicoli alternativi, più potenti e meno assurdamente costosi e concepiti per ottenere risultati, non per spendere soldi e generare posti di lavoro e successi elettorali (la sigla SLS, fra gli addetti ai lavori, è considerata acronimo di Senate Launch System).
La modifica del piano per Artemis III non è un fulmine a ciel sereno: se ne discuteva con discrezione alla NASA già ad aprile 2024 [Eric Berger su Ars Technica], ma si trattava di alternative ipotetiche anche se studiate in dettaglio.
Se ci si può fidare dell’attuale infografica, questo sarà il nuovo aspetto del secondo stadio dell’SLS per le missioni successive ad Artemis II.
Questo, a titolo di confronto, è il suo aspetto attuale, tratto sempre dalla nuova infografica NASA.
Nel frattempo, Artemis II è tornato nell’hangar gigante (VAB) perché richiede sostituzioni di componenti del secondo stadio, che non sono accessibili mentre il razzo si trova sulla rampa di lancio. Verranno sostituite anche le batterie del Flight Termination System, il sistema di autodistruzione in caso di avaria: questo permetterebbe, in teoria, di non dover far slittare il lancio di mesi qualora non fosse sfruttabile la finestra di lancio di aprile attualmente prevista.
Le date di lancio possibili in aprile sono le seguenti (versione aggiornata al 24 febbraio 2026, con date e orari espressi in UTC e in ora dell’Europa centrale o CET; tutte le finestre di lancio durano 120 minuti):
6 febbraio 1971, sabato. Ore 9:20 italiane. Si riapre il portello del modulo lunare: Alan Shepard ridiscende i nove scalini di “Antares”, seguito pochi minuti dopo da Edgar Mitchell, in anticipo rispetto al piano di volo originale, che aveva programmato l’uscita per le 11:30 ora italiana. Ha inizio la seconda esplorazione nella zona di Fra Mauro, nei pressi del Mare delle Piogge, da parte del quinto e sesto uomo a calcare la superficie della Luna.
I due sono sempre seguiti in diretta televisiva dai tecnici e scienziati dal Centro di Controllo di Houston e dai milioni di telespettatori collegati attraverso gli apparecchi radio e televisivi. La seconda escursione ha come meta il raggiungimento del “Cratere Cone”, che è il principale obiettivo scientifico della missione e dista circa due chilometri dal punto in cui “Antares” si è posato il giorno prima. I due astronauti devono raggiungere la vetta vulcanica, superando un dislivello di 150 metri.
Shepard e Mitchell percorrono inizialmente senza problemi buona parte del tragitto, poi la salita inizia a farsi dura. Spingendo e sollevando a fatica il MET, il loro piccolo veicolo a due ruote, aggirano e scavalcano grosse rocce e piccoli avvallamenti. Il comandante di Apollo 14 e il suo compagno di avventura ansimano, sudano, il ritmo delle loro pulsazioni accelera, e la temperatura all’interno dello scafandro sale.
Subentra inoltre anche una certa difficoltà di orientamento: i punti di riferimento pianificati sembrano, agli occhi dei due astronauti, molto diversi rispetto alle mappe realizzate con le fotografie ottenute in orbita lunare dalle sonde automatiche. I battiti del loro cuore sono saliti da 84 per Shepard e 90 per Mitchell a oltre 150 al minuto. Al Centro spaziale di Houston, il medico capo della NASA, il dottor Charles Berry, giudica la situazione critica e ordina ai due astronauti di rinunciare alla scalata del cratere. Il quinto e sesto esploratore del Satellite naturale della Terra, affaticati e a malincuore, obbediscono all’ordine e ridiscendono il pendio quando sono probabilmente a poche centinaia di metri dal loro obiettivo.
Durante il percorso che li riporta ai piedi del modulo lunare raccolgono gli ultimi campioni di rocce da riportare a terra, essenziali per lo studio da parte degli scienziati di tutto il mondo di una delle zone geologicamente più antiche della Luna.
Il comandante di Apollo 14, Alan Shepard, e il piccolo veicolo a due ruote MET sul suolo lunare.
Una falce di Terra nel buio cielo lunare.
Poco prima di rientrare a bordo di “Antares”, mentre Mitchell sta terminando la sistemazione dei campioni lunari e delle varie apparecchiature da riportare sulla Terra, il comandante di Apollo 14, appassionato giocatore di golf, estrae da una tasca della sua tuta spaziale una testa di bastone da golf, la aggancia al manico di uno degli strumenti scientifici usati per la raccolta dei campioni lunari e la usa per lanciare alcune palline da golf che ha portato con sé nella stessa tasca. Il suo insolito gesto viene ripreso dalla telecamera a colori piazzata sulla superficie lunare.
Mentre il primo tiro alza solo sabbia e polvere, i due tentativi successivi hanno successo. Nonostante l’impaccio della rigidissima tuta, ma in assenza di atmosfera e con la gravità ridotta a un sesto, la seconda pallina “vola per miglia e miglia e miglia” annuncia scherzosamente Shepard. Il fuori programma viene completato da Mitchell con il lancio a mo’ di giavellotto dell’asta usata per l’esperimento del vento solare.
Il momento della “partita a golf” di Shepard durante la diretta televisiva.
6 febbraio 1971, sabato. Ore 13:28 italiane. Il portello del Lem “Antares” viene chiuso. Verrà riaperto un’ultima volta per lasciare sulla Luna tutto ciò che potrebbe appesantire lo stadio di risalita del modulo lunare al momento del decollo. La seconda escursione dei due astronauti nella zona di Fra Mauro termina dopo quattro ore e trentacinque minuti dal suo inizio.
In totale, con le due “passeggiate”, Shepard e Mitchell hanno trascorso quasi dieci ore all’esterno sulla superficie lunare, con una raccolta record di quasi 43 chilogrammi di rocce lunari. L’unico rammarico per i due è non essere riusciti a raggiungere uno degli obiettivi principali della missione: scalare il “Cratere Cone” per raccogliere campioni utili per una maggiore conoscenza delle origini e della formazione del nostro Satellite.
I due zaini di sopravvivenza non servono più e sono stati buttati fuori dall’abitacolo: si vedono a sinistra in questa foto scattata all’interno di “Antares” al termine della seconda “EVA”.
Altro scatto fotografico dall’interno del modulo lunare, in cui è visibile il carrellino a due ruote MET.
6 febbraio 1971, sabato. Ore 19:48 italiane. Dopo un breve riposo e dopo aver consumato un buon pasto, Alan Shepard e Edgar Mitchell dicono addio alla Luna. A 141 ore e quarantacinque minuti dall’inizio della missione, l’accensione del motore di ascesa del Lem: “Antares” si divide a metà dalla rampa di appoggio, innalzandosi sicuro nel nero cielo lunare e raggiungendo dopo otto minuti l’altezza necessaria per l’ingresso in orbita lunare.
6 febbraio 1971, sabato. Ore 21:35 italiane. Dopo un lungo inseguimento tra“Antares” e “Kitty Hawk” avviene in collegamento televisivo in diretta dalla Luna il perfetto aggancio tra le due navicelle, questa volta senza la “suspense” accaduta durante il tragitto iniziale verso la Luna. Questa volta tutto ha funzionato alla perfezione: i tre uomini di Apollo 14 sono di nuovo insieme.
Alle 23:52 ora italiana, la parte superiore di “Antares” viene sganciata e diretta verso il suolo lunare. Quando in Italia è già domenica 7 febbraio, a Houston nel Texas è ancora sabato 6, alle 02:39 viene acceso per tre minuti il motore principale del Modulo di Servizio, l’SPS. I tre protagonisti del terzo sbarco lunare nella storia dell’umanità danno l’addio al Satellite naturale della Terra e imboccano la giusta strada verso il nostro pianeta. Sono trascorse 148 ore, 36 minuti e due secondi dal distacco dalla rampa 39-A di Cape Kennedy.
9 febbraio 1971, martedì. Dopo un collegamento televisivo in diretta, effettuato il giorno precedente per rispondere alle domande dei giornalisti durante una conferenza stampa, Il grande viaggio dell’equipaggio di Apollo 14, che ha segnato il ritorno di astronauti della NASA sulla Luna, volge ormai al termine.
Il giorno del rientro sulla Terra di Apollo 14 sul quotidiano “La Notte”.
Alle 13:25 ora italiana l’astronauta addetto alle comunicazioni Fred Haise, uno dei protagonisti della precedente sfortunata missione lunare Apollo 13, suona la sveglia agli uomini della sesta trasvolata umana della storia Terra-Luna-Terra.
Il comandante della missione Shepard e il pilota del Modulo di Comando “Kitty Hawk” Roosa, dopo essersi “sbarbati” con un normale rasoio elettrico, consumano insieme a Mitchell l’ultima abbondante colazione nello spazio. La navicella spaziale si trova in questo momento a poco più di centomila chilometri dalla Terra. Il pianeta azzurro che i tre valorosi uomini della Nasa hanno lasciato in un piovoso pomeriggio in Florida, domenica 31 gennaio, si fa sempre più vicino.
Dopo aver sistemato e ordinato la cabina, alle 21:35 italiane, a Houston sono le 14:35, pochi minuti prima di iniziare il tuffo finale nell’atmosfera, il Modulo di Comando, con a bordo i tre astronauti e il prezioso e ricco “bottino” lunare proveniente dalla zona di Fra Mauro, si distacca dal Modulo di Servizio.
Alle 21:47, alla velocità di quasi 40 mila chilometri orari, avviene l’ingresso nello stretto corridoio nell’atmosfera. Alle 21:51 ha inizio il “blackout” nelle comunicazioni radio tra la capsula Apollo e il Centro di controllo a Terra. È sempre un momento di tensione e di emozione per i tecnici che seguono il volo da Houston e per milioni di radio e telespettatori che seguono in diretta l’avvenimento in tutto il mondo.
I due disegni illustrano le ultime manovre prima del rientro sulla Terra della capsula Apollo. In alto la separazione del Modulo di Comando con a bordo Shepard, Mitchell e Roosa dal Modulo di Servizio. In basso l’inizio della discesa nei primi strati alti dell’atmosfera della navicella spaziale con a bordo i tre uomini di Apollo 14.
9 febbraio 1971, martedì. Ore 21:54 italiane. Sono trascorsi poco meno di quattro minuti dall’inizio del silenzio radio quando viene ripristinato il collegamento tra la nave di recupero “New Orleans” e la capsula diretta verso l’impatto con l’oceano. La prima voce a giungere a terra ai controllori di volo a Houston è quella del comandante Alan Shepard: “Arriviamo!”.
Alle 21:59 ora italiana, i teleschermi accesi collegati in diretta in tutto il mondo mostrano lo spettacolare dispiegamento dei tre grandi paracadute bianchi e rossi. Alle ore 22, cinque minuti e zero secondi italiane, quando a Houston le lancette dell’orologio, indietro di sette ore, segnano le 15:05, avviene il perfetto “splashdown” nelle acque dell’Oceano Pacifico, a 1500 chilometri circa dall’isola di Samoa.
Sono trascorse esattamente 216 ore, un minuto e cinquantotto secondi dal momento del “liftoff” dalla rampa di lancio 39-A. Il viaggio Terra-Luna-Terra dell’equipaggio di Apollo 14 si conclude in maniera trionfale: i tre astronauti, usciti uno alla volta dalla capsula ribattezzata“Kitty Hawk” (tutto ciò che rimane del gigantesco complesso spaziale alto 110 metri lanciato il 31 gennaio) e trasportati con l’elicottero verso la portaerei, appaiono in buone condizioni di salute, per nulla stanchi ed affaticati.
Per Alan Shepard, Stuart Roosa e Edgar Mitchell inizia ora un periodo di isolamento, come è accaduto ai precedenti equipaggi di Apollo 11 e Apollo 12 tornati dalla Luna, in cui racconteranno durante i vari briefing, agli scienziati e ai tecnici della Nasa, passo per passo, la loro straordinaria avventura sulla superficie tormentata di Fra Mauro.
Il rientro a terra di Apollo 14 sulla prima pagina de “Il Corriere della Sera” del 10 febbraio 1971.
Il ritorno di Shepard, Mitchell e Roosa dalla terza missione lunare con sbarco, sulla prima pagina de “La Stampa”.
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