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Visita in HD alla Stazione Spaziale

Visita in HD alla Stazione Spaziale

Disponibile la versione in alta definizione della visita guidata alla ISS

Ricordate il video della visita guidata alla Stazione Spaziale Internazionale che ho segnalato di recente? La NASA ne ha pubblicato una versione ridotta in alta definizione (1280 x 720), ed è uno spettacolo. Questa è la vista da uno degli oblò:

Il video è disponibile nei formati MOV e WMV. Buona visione, e ringraziate Vincenzo P., il lettore che mi ha segnalato la disponibilità della versione HD.

Una visita alla Stazione Spaziale

Una visita alla Stazione Spaziale

Wifi a 28.000 km/h

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Un paio di giorni fa, l’astronauta Mike Fincke ha girato un video in cui presenta in dettaglio al pubblico, in alta definizione, gli interni della Stazione Spaziale Internazionale, e lo fa senza troppe cerimonie, mostrando e descrivendo, con la voce nasale dovuta alla congestione dei fluidi del corpo da microgravità, l’incredibile caos strutturato che regna a bordo (ci sono lavori in corso) e anche le parti meno conosciute e nobili della struttura: compreso, ovviamente, il mitico gabinetto.

La visita guidata è estremamente affascinante per qualunque nerd spaziale e al tempo stesso assolutamente claustrofobica (la parte in cui Fincke visita la Soyuz è da angoscia: tre persone passano due giorni lì dentro?). Spicca l’uso di tutte le superfici disponibili per alloggiare apparecchiature e immagazzinare materiali, compresi il “soffitto” e il “pavimento”: concetti molto relativi, in un ambiente in cui si fluttua in assenza di peso. Cavi dappertutto, scritte in cirillico miste ad etichette in inglese piene di acronimi, file su file di apparati tecnici. Roba da disorientamento immediato. Il tutto è però compensato dalle vedute incredibili della Terra che Fincke ci offre dagli oblò, simili a questa (non tratta dal video):

Fincke mostra anche uno degli access point wifi della Stazione (immagine qui sotto): la rete più veloce del mondo, visto che va a 28.000 km/h. E’ curioso vedere a bordo di un veicolo spaziale un oggetto così banale. Per non parlare della riconoscibilissima stampante appiccicata a una parete.

Il video è stato trasmesso da Nasa TV e una sua versione a risoluzione normale è disponibile su Youtube (prima parte; seconda parte; terza parte; quarta parte). Se qualcuno sa dove trovare la versione in HD originale, ho giusto un videoproiettore full HD da collaudare…

Aggiornamento (2009/01/31): la NASA ha pubblicato la versione a 1280 x 720: MOV e WMV.

Se questo genere di cose vi intriga, godetevi anche questo grafico animato interattivo (immagine qui sotto) della costruzione e struttura della Stazione Spaziale, pubblicato da USA Today. Questo è quello che fanno per la scienza i giornali generalisti esteri. A quando qualcosa di paragonabile dalle nostre parti?

2009/01/27

Ecco la vignetta di Moise ispirata da questo post e dedicata ai lunacomplottisti. L’originale è pubblicato qui.

Catastrofi a scelta: la tempesta solare che blocca il water

Catastrofi a scelta: la tempesta solare che blocca il water

Tempeste solari da blackout planetario: sono già accadute, meglio prepararsi alla prossima

Inutile inventarsi la fine del mondo con i deliri per il 2012: bastano i pericoli reali. La NASA segnala che le tempeste geomagnetiche, prodotte dai sussulti periodici del Sole, possono causare danni enormi sulla Terra.

La NASA esordisce in termini spiritosi, chiedendo “Sapevate che un’eruzione solare può far smettere di funzionare il vostro water?”, ma poi snocciola una serie di dati, tratti da un rapporto della National Academy of Sciences intitolato Severe Space Weather Events—Understanding Societal and Economic Impacts, che non destano certo ilarità.

Il rischio è tutt’altro che teorico. Eventi di questo genere sono già avvenuti in passato. Nel marzo del 1989, una tempesta geomagnetica causò un blackout che lasciò sei milioni di persone senza corrente elettrica nel Quebec per nove ore. Tempeste di questo genere possono arrivare a fondere gli avvolgimenti di rame dei grandi trasformatori della rete di distribuzione elettrica.

La tempesta del 1989 era un banale ruttino rispetto a quella avvenuta a maggio del 1921, che produsse correnti al suolo dieci volte più potenti. Secondo il rapporto dell’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense, il problema è che le reti elettriche odierne sono estremamente interconnesse e interdipendenti, molto più che in passato, per cui una tempesta come quella del 1921 avrebbe un effetto a cascata: solo negli Stati Uniti, verrebbero danneggiati permanentemente circa 350 trasformatori, lasciando senza energia, e con poche possibilità di riattivarla a breve, circa 130 milioni di persone.

Questo innescherebbe una serie a catena di danni: niente corrente significa deperimento degli alimenti e dei medicinali, niente aria condizionata anche per gli impianti, niente servizio telefonico, niente GPS e quindi niente navigatori. Niente corrente significa anche niente energia per le pompe idrauliche, per cui niente sciacquone.

Ma Madre Natura sa fare anche di meglio e ne ha già dato prova. La tempesta geomagnetica più intensa mai registrata è l’Evento di Carrington di agosto-settembre del 1859. Prese il nome dall’astronomo britannico Richard Carrington, che vide a occhio nudo (con opportune protezioni) l’eruzione solare che la scatenò. La tempesta innescò correnti nelle linee dei telegrafi, dando la scossa ai telegrafisti e dando fuoco alla carta dei loro telegrafi; l’aurora boreale fu visibile fino a Cuba. Si stima che l’Evento di Carrington sia stato almeno il 50% più intenso della grande tempesta del 1921.

Un evento del genere, oggi, causerebbe danni stimabili in 2 trilioni di dollari, ossia 20 volte quelli dell’uragano Katrina, e avrebbe ripercussioni a lungo termine, perché un trasformatore da qualche tonnellata fuso dalla tempesta non si cambia in quattro e quattr’otto.

La prevenzione è comunque possibile: da quando diventa visibile l’eruzione a quando la tempesta raggiunge la Terra passano almeno 18 ore, e questo darebbe la possibilità di scollegare preventivamente gli impianti. Ci vuole un monitoraggio continuo, e per nostra fortuna c’è: la NASA stessa ha messo in orbita una serie di satelliti che studiano il Sole e le sue eruzioni, e il personale dello Space Weather Prediction Center del NOAA è sempre sul chi vive. Perché queste tempeste possono capitare in qualunque momento.

Metano su Marte, possibile indizio di vita

Metano su Marte, possibile indizio di vita

Emissioni di metano stagionali su Marte: biologiche o geologiche?

C’è una certa ridimensionante ironia nel fatto che uno di modi migliori per sapere se c’è vita su un pianeta è rilevare le emissioni gassose dei suoi abitanti.

Quest’immagine, tratta dallo splendido Astronomy Picture of the Day, è una mappa recente del rilascio di metano su Marte, acquisita mediante spettroscopi installati su telescopi sulla Terra: il rosso indica la massima concentrazione.

Il metano ha una particolarità importante: viene distrutto dall’atmosfera marziana nel giro di pochi anni, per cui se c’è oggi, vuol dire che qualcosa lo sta producendo o lo ha prodotto in tempi recenti. Quel “qualcosa” potrebbe – ripeto potrebbe – essere una forma di vita microbica sotterranea, ma potrebbe anche essere un fenomeno geologico. L’unico modo per saperlo è andare sul posto con strumenti che annusino il metano e riescano a distinguere fra metano di origine biologica e metano di origine geologica (si può, si può).

A questo servono i programmi spaziali: a non fare la figura di quelli che avevano dei vicini di casa molto interessanti, ma hanno chiuso loro la porta in faccia.

Le emissioni variano con le stagioni e a metà estate sono confrontabili con quelle di un famoso affioramento di idrocarburi sulla Terra che si trova a Coal Oil Point, presso Santa Barbara, in California, dice la NASA: Coal Oil Point produce 40 tonnellate di metano al giorno. Se volete approfondire l’argomento, ho un po’ di fonti (in inglese): Bad Astronomy, Universe Today, Planetary Society.

Dal Giappone debunking lunare

Dal Giappone debunking lunare

Robot giapponese sbufala i lunacomplottisti e regala immagini straordinarie

Novità sul fronte dello sbufalamento delle teorie di chi sostiene di avere le prove che gli sbarchi umani sulla Luna furono falsificati in studio: i lunacomplottisti dicono da anni che una di queste prove è il fatto che nelle foto degli sbarchi non si vedono le stelle.

A qualcuno potrebbe venire in mente l’obiezione di buon senso che se si fosse davvero trattata di una messinscena, i suoi segretissimi ed attrezzatissimi realizzatori, finanziati dal governo USA, non sarebbero stati così imbecilli da dimenticarsi le stelle. Ma c’è proprio in questi giorni una serie di immagini bellissime, a prescindere dal loro valore sbufalante, scattate dalla sonda giapponese Kaguya, che mostrano la Luna e una splendida Terra immersa nello spazio… senza stelle.

Ecco una delle foto e il link all’originale ad alta risoluzione.

Bufale marziane, aggiornamento

Bufale marziane, aggiornamento

I marziani (non) hanno dodici mani

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “info” e “giacomo.mach****”.

C’è un approfondimento interessante sulla storia della “sirenetta su Marte” che ha spopolato sui giornali e nei telegiornali pochi giorni fa: la foto in questione è in copertina oggi nell’Astronomy Picture of the Day: sito da visitare tutti i giorni per godersi immagini del cielo davvero straordinarie.

La questione è inoltre analizzata dalla Planetary Society, che rivela dettagli tecnici, arricchiti da un anaglifo (immagine stereoscopica), che tolgono ogni speranza che si tratti di una donzella marziana particolarmente resistente al freddo: la foto a colori è in realtà la composizione digitale di tre immagini scattate con filtri differenti in momenti differenti e fa parte di una coppia di foto scattate in tempi diversi dalle due fotocamere della sonda automatica Spirit.

In particolare, la presunta donzella è rimasta fermissima per più di un minuto, per la precisione dalle 11:58:53 alle 12:00:13, ora marziana, per la foto principale. E la stessa figura risulta anche in altre immagini di tre giorni prima, esattamente nella medesima posizione. Un po’ lenta nei movimenti, direi.

L’articolo della Planetary Society rivela inoltre che la figura è alta non più di sei centimetri e si trova a cinque metri dal robottino Spirit, e segnala anche il programma da usare per scoprire la distanza degli oggetti nelle foto stereoscopiche di Marte.

Coniglietti su Marte

Fra l’altro, la vicenda della “sirenetta” su Marte non è la prima del suo genere. Nel 2004 dilagò fra gli ufologi poco seri (sì, ci sono anche quelli seri) la scoperta di quello che sembrava essere un animaletto a forma di coniglio.

In realtà si trattava di un frammento di airbag della capsula di atterraggio della sonda, ma l’illusione era molto efficace e la speranza di trovare vita altrove, come sempre, è alta. Prima o poi non verrà delusa: ma fino a quel momento conviene tenere i piedi per terra.

Challenger, 28 gennaio 1986

Challenger, 28 gennaio 1986

22 anni fa, la tragedia della navetta Challenger


Dietro, da sinistra a destra: Ellison Onizuka, Sharon Christa McAuliffe, Greg Jarvis, Judy Resnik. Davanti, da sinistra a destra: Mike Smith, Dick Scobee, Ron McNair.

Vale la pena di leggere il rapporto della commissione d’indagine (copia alternativa qui) e sette miti da sfatare, in un lucido articolo di James Oberg (in inglese):

  1. Furono pochi a vedere la tragedia in diretta: tutte le TV, tranne la CNN, avevano snobbato il lancio, ritenuto poco interessante.
  2. Il Challenger non esplose.
  3. Il volo e le vite degli astronauti non terminarono 73 secondi dopo il lancio.
  4. Il progetto dei booster non era particolarmente pericoloso, a patto di rispettarne i parametri di funzionamento.
  5. La sostituzione del sigillante con una formula più “ecologica” non influì sul disastro.
  6. Non vi furono pressioni politiche per procedere al lancio.
  7. L’incidente era perfettamente evitabile e non fu il prezzo necessario da pagare per essere pionieri.

Il rapporto Kerwin chiarisce che i sette astronauti non perirono nell’esplosione; non vi fu, infatti, una vera e propria esplosione. La cabina si schiantò in mare due minuti e 45 secondi dopo l’incidente. Tutte le indagini indicano che i sette membri dell’equipaggio erano ancora vivi, ma forse non coscienti, al momento dell’impatto.

La causa fondamentale fu il cedimento di una guarnizione dovuto al freddo eccessivo della mattina del lancio. Il problema era noto e fu segnalato, ma fu ignorato dalla NASA. Su Youtube trovate il video del disastro.

Ricordiamo i sette del Challenger non dimenticare cosa succede quando la cultura della sicurezza diventa la cultura dell’autocompiacimento.

Due foto marziane incredibili

Due foto marziane incredibili

Terra e Luna viste da Marte; valanga marziana colta in azione

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Intanto che i complottisti spaziali si gingillano con le loro fantasie da fumetto di serie B, c’è gente che lavora all’esplorazione spaziale, quella vera, e porta a casa risultati eccezionali.

Questa è una foto del sistema Terra-Luna, così come si vede al telescopio da Marte, scattata il 3 ottobre 2007 da 142 milioni di chilometri di distanza. Il telescopio fa parte del sistema HiRISE a bordo della sonda automatica Mars Reconnaissance Orbiter. La luminosità relativa della Luna e della Terra è stata corretta. La versione ad alta risoluzione è qui.

Questa, invece, è una valanga colta mentre avveniva su Marte, il 19 febbraio scorso. La versione ad alta risoluzione è qui; i dettagli tecnici sono qui. L’immagine è in falso colore per evidenziarne i dettagli.

Siamo abituati a vedere gli altri pianeti come oggetti statici e immutabili, ma questa foto dimostra che Marte non lo è affatto. Prepariamoci ad altre sorprese.

Quello è un giocattolo di Lego? QUESTO è un giocattolo di Lego

Quello è un giocattolo di Lego? QUESTO è un giocattolo di Lego

Voglio tornare bambino: 750.000 pezzi di Lego per creare un megamodello del Kennedy Space Center

Quando qualcosa di eccezionale combina armoniosamente due o più passioni viscerali, si ottiene quello che in inglese si chiama un nerdgasm: una singolare forma di esaltazione che soltanto uno smanettone può capire e che nei casi più drammatici può portare a trascurare il partner e ad isolarsi dagli eventi mondani, come la sconfitta della nazionale di calcio, alla ricerca di piaceri intellettualmente più appaganti.

Ecco un sublime esempio di nerdgasm prodotto dalla confluenza di tre passioni tipiche dello smanettone: il Lego, il software (usato qui per progettare i modelli e per sapere quante vagonate di pezzi di Lego ordinare) e le missioni spaziali: una ricostruzione del Kennedy Space Center realizzata con 750.000 mattoncini di Lego nell’arco di 2500 ore di lavoro, comprendente uno Shuttle alto quasi un metro e novanta, un Saturn 1B lungo quasi tre metri, e un VAB da 50.000 mattoncini, alto un metro e ottanta.

Il video completo è su Gizmodo. Ecco qualche fotogramma:

Pescati in Rete

Pescati in Rete

Cose trovate in giro qua e là

La quantità di cose interessantissime che pesco online è infinitamente superiore al tempo a mia disposizione per raccontarle, per cui ogni tanto vi propongo qualche articolo di semplici segnalazioni eterogenee.

Per proseguire la storia della Biowashball e di Grillo che la reclamizza, Ticinonline segnala che Beppe Grillo non “sceglie casa” a Lugano, guarda caso dalle mie parti (coincidenza?), come annunciato inizialmente, ma un ufficio dove collocare fisicamente il suo blog caso mai scattasse qualche legge borbonica in Italia. Ehi, l’idea l’ho avuta prima io, ma pazienza.

Diventeremo vicini di casa, per cui portatemi pure le vostre Biowashball, se ne siete delusi, che gliele recapito io, visto che lui le usa e ribadisce che funzionano e anzi è tutto un complotto della Rai e dei “media (finanziati dalla loro pubblicità)”. Vogliamo metterci anche la Radio Svizzera, visto che ne ha parlato nella mia trasmissione? Anche loro finanziati e corrotti? Se così fosse, Beppe, hai scelto il posto sbagliato per traslocare il blog. Boh.

The Big Picture ha pubblicato una serie straordinaria di foto del Dubai e degli Emirati Arabi, con l’incredibile grattacielo Burj Dubai, già arrivato a quota 707 metri pur non essendo ancora terminato.

A proposito di visioni incredibili, godetevi questa serie di illusioni ottiche pubblicate dal Telegraph.

Non perdetevi anche Modern Mechanix, un sito che pubblica scansioni d’epoca di riviste scientifiche, con la loro grafica inimitabile per rappresentare quello che il passato pensava sarebbe stato il futuro.

Se volete invece vedere come il passato recente ha immaginato un futuro che ora è diventato presente, guardate l’interfaccia grafica in stile Minority Report mostrata in questo video.

Ricordate i Raeliani, quelli che dicevano di aver creato il primo clone umano? Hanno provato a venire a risiedere in Svizzera, ma gli è stato negato il permesso di soggiorno per via della loro “educazione sessuale attiva” dei minori. Ops.

Per finire: John Glenn, Quincy Jones e Neil Armstrong posano per una foto con i dischi di platino di Fly me to the Moon. Nostalgia pura. Non ditemi che devo spiegare chi sono.