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Miniguida per usare Instagram e vivere felici

Miniguida per usare Instagram e vivere felici

Con un miliardo di account creati dalla sua nascita nel 2010 e circa 100 milioni di foto condivise ogni giorno dai suoi utenti, Instagram è ormai uno dei social network fondamentali. Naked Security di Sophos ha pubblicato una miniguida per usarlo e vivere felici che riassumo qui nei suoi punti salienti. Se vi interessa la versione completa, è qui in inglese.

Occhio al furto di account. Gli account Instagram fanno gola ai criminali e ai molestatori, che s’inventano mille modi per rubarli e saccheggiarne i contenuti o semplicemente toglierli ai legittimi utenti. Questo è un reato che vedo avvenire sempre più spesso, soprattutto a danno degli utenti più giovani. La trappola è solitamente un messaggio che chiede alla vittima di cliccare su un link che la porta a una pagina web che finge di essere quella di richiesta password di Instagram ma è in realtà gestita dai truffatori. Un altro trucco frequente è la finta segnalazione di violazione di copyright, come quelle mostrate qui sotto.

Finte offerte di sponsorizzazione. I truffatori fingono di essere un marchio famoso e offrono agli utenti di diventare influencer pagati per promuovere il loro brand. Poi chiedono le coordinate bancarie sulle quali pagare i compensi e le usano per le loro altre attività criminose.

Truffe sentimentali. Un classico: il finto corteggiatore (o corteggiatrice) costruisce un rapporto di lunga durata con la vittima, adulandola anche per mesi, e ne conquista la fiducia per poi chiederle denaro con la scusa di doversi tirare fuori da un guaio. Non è vero nulla, ma la vittima ci crede e manda i soldi, che non rivedrà più.

Offerte allettanti. I truffatori fingono di offrire un prodotto esclusivo a prezzo stracciato a pochi fortunati, ma per riceverlo bisogna pagare delle “spese di spedizione”. Il prodotto non arriva e i soldi pagati non tornano.

Investimenti sicuri. I criminali si mostrano come persone di grande successo materiale e dicono di aver fatto fortuna con un “sistema” che sono disposti a rivelare a chi manda loro un piccolo anticipo. Chi abbocca riceve spesso dei finti “estratti conto” che fanno sembrare che il “sistema” stia rendendo bene. Così la vittima manda altri soldi da “investire” e magari coinvolge anche parenti e amici. Un bel giorno il truffatore svanisce e con lui spariscono anche tutti i soldi.

Naked Security ha quattro consigli di base per vivere serenamente su Instagram:

  1. Password robuste e differenti. Non usate su Instagram una password che usate altrove. Se temete di aver dato la vostra password a un sito ingannevole, cambiatela subito, prima che lo facciano i criminali. Valutate la possibilità di usare un password manager.
  2. Condivisione limitata. Anche se oggi è considerato normale condividere pubblicamente su Instagram gran parte della propria vita, non è obbligatorio raccontare tutto a tutti. Chiedetevi chi o cosa c’è anche sullo sfondo delle foto prima di pubblicarle.
  3. Siate vigili. Se un account o un messaggio vi insospettisce, non interagite, non rispondete e non cliccate sui link che vi manda. Se una cosa sembra troppo bella per essere vera, presumete che non sia vera.
  4. Rendete privato il vostro account. Se non avete ambizioni di diventare influencer e invece usate Instagram per restare i contatto con gli amici, impostate il vostro account in modo che sia privato. Solo chi vi segue potrà vedere le vostre foto. Controllate periodicamente l’elenco di questi follower e bloccate chiunque non riconoscete e chiunque non volete più fra coloro che hanno accesso ai fatti vostri. Per rendere privato un account è sufficiente andare nelle Impostazioni e poi scegliere Privacy e attivare il selettore Account privato.

Pronta la traduzione italiana di “The Internet is on Fire” di Mikko Hypponen

Cosa fa un Disinformatico insieme alla figlia durante le vacanze di Natale? Ma naturalmente traduce l’ottima presentazione di Mikko Hypponen (F-Secure) sul futuro prossimo di Internet e della sorveglianza commerciale strisciante.

Anch’io, come lui, credo che sia giunto il momento di dire basta: che non vogliamo essere schedati, spiati, catalogati, incasellati e numerati, né da governi né da aziende, tramite l’esca dei servizi “gratuiti” e delle app “gratuite”; che non vogliamo prodotti che registrano di nascosto quello che diciamo e lo mandano a chissà chi; che è inaccettabile che stati (anche europei) che si dichiarano alleati organizzino attacchi informatici l’uno contro l’altro.

Il video del talk di Mikko, insieme alla trascrizione inglese e alla sua traduzione, è qui grazie al lavoro di mio figlio Liam (sì, quello dell’Unicorno Petomane).

Dilemma: ci sono tante stampanti vulnerabili esposte a Internet. Come avvisare i proprietari?

Dilemma: ci sono tante stampanti vulnerabili esposte a Internet. Come avvisare i proprietari?

Moltissime stampanti di una marca molto famosa sono connesse direttamente a Internet senza nemmeno una password che le protegga. In altre parole, sono attaccabili da chiunque, per esempio per cambiarne le impostazioni, bloccarle con una password e chiedere un riscatto, o addirittura per leggere i documenti riservati che sono rimasti nella memoria della stampante.

Già il fatto di collegare direttamente a Internet una stampante di rete è un atto di incoscienza notevole. Collegarla senza password (o con la password predefinita, disponibile nel manuale della stampante) rasenta la follia. Ma lo stato di allucinazione si raggiunge quando ci si accorge che trovare queste stampanti è facilissimo: basta usare Google.

È infatti sufficiente digitare in Google il numero di telefono dell’assistenza clienti di questa marca (che non nomino per ovvie ragioni) per ottenere dal motore di ricerca un elenco di risultati che contiene i link diretti per accedere a queste stampanti.

Non è neanche necessario collegarsi alla stampante per vederne le impostazioni: farlo potrebbe essere considerato violazione di domicilio informatico. Infatti è sufficiente usare la cache di Google, dove le impostazioni delle stampanti sono salvate pubblicamente. Lì mi sono fermato, senza tentare login che, stando alla segnalazione che mi è arrivata, sono fin troppo facili da fare. Il guaio è che non c’è modo di contattare i proprietari di queste stampanti, che resteranno quindi vulnerabili. Se avete suggerimenti su come fare, scrivetemeli nei commenti.

I link reperibili in Google includono l’indirizzo IP di ciascuna stampante, dal quale è facile risalire alla collocazione geografica approssimativa. C’è per esempio una stampante completamente aperta situata (secondo Iplocation.net) in Campania, che ha una particolarità: è già stata visitata da qualcuno, che ha lasciato un avviso eloquente che a quanto pare non ha letto nessuno.

“METTETE UNA PASSWORD ALLA STAMPANTE”.

Quanto è sicuro navigare con Tor? E la navigazione privata è davvero anonima?

Quanto è sicuro navigare con Tor? E la navigazione privata è davvero anonima?

È una domanda ricorrente quando faccio lezione di sicurezza e privacy nelle scuole: quanto è sicuro usare Tor per navigare in modo anonimo?

La risposta breve è “molto, se fai molta attenzione”. Il problema è proprio l’attenzione: anche se si usa Tor, basta un passo falso per non essere più anonimi. Chi sta pensando che basti installare Tor per fare tutto quello che vuole impunemente, per proteggere la propria sfera personale o eludere sorveglianze commerciali o governative, sbaglia.

Partiamo dalle basi. Tor è un browser, concepito inizialmente dalla Marina degli Stati Uniti, che ci serve per due cose fondamentali: nascondere dove ci troviamo, in modo che i siti visitati non sappiano da dove siamo collegati, e rendere difficile per qualcuno sorvegliare le nostre attività di navigazione nel corso del tempo.

Tor prende la nostra richiesta di visitare un sito, la cifra con della crittografia molto forte, e la passa a caso a un relay, ossia un computer che offre il servizio Tor. Qualunque computer può farlo. Questo relay passa la richiesta a un altro relay a caso, cifrando di nuovo i dati, e così via, fino alla destinazione, che quindi non ha modo di sapere chi siamo e da dove ci colleghiamo.

Ma attenzione: se fate acquisti online usando una carta di credito o altro strumento di pagamento che include la vostra identità, siete comunque identificabili. Se scaricate tramite Tor un file e quel file viene trovato sul vostro computer, siete comunque identificabili. Se andate su un forum usando Tor e usate lì il vostro account, che è associato alla vostra mail, siete comunque identificabili.

C’è anche un altro rischio poco conosciuto nell’uso di Tor: la rete Tor è piccola. I relay di uscita attivi, quelli che si collegano al sito che volete visitare, in qualunque dato momento sono circa un migliaio in tutto il mondo (trovate i dati presso Metrics.torproject.org). Questo vuol dire che un criminale (o un governo) che vuole sorvegliare il traffico su Tor non deve fare altro che attivare qualche centinaio di relay, sapendo oltretutto che chi usa Tor ha qualcosa da proteggere o da nascondere e quindi il traffico su Tor è particolarmente interessante. Non è teoria: è già successo, come raccontano Sophos e Intego.

Se poi usiamo Tor per visitare una pagina in http anziché in https, questi relay di uscita ostili possono non solo leggere il traffico, ma possono anche alterarlo. Questo succede soprattutto nel mondo delle criptovalute.

Morale della storia: non pensate di poter semplicemente installare Tor per poi lanciarvi a commettere vandalismi o trollaggi credendo di essere invisibili e invincibili. Se non siete esperti, lascerete delle tracce che vi incastreranno. Se ci tenete a proteggere la vostra riservatezza, studiatelo a fondo e chiedete aiuto agli esperti.

Ma le VPN?

C’è chi obietta che per navigare in anonimato basta usare una VPN, senza le complicazioni e i rallentamenti tipici di Tor. Non è così, e per una ragione molto semplice: se usate una VPN, chi gestisce la VPN vede tutto il vostro traffico. Avete semplicemente spostato il punto di (potenziale) raccolta dei dati: invece del vostro provider Internet, che forse conoscete, vi siete affidati a un gestore di VPN che sta chissà dove e si guadagna da vivere facendo chissà cosa. Scegliete bene il vostro fornitore di VPN e non affidatevi al primo che trovate in giro. Chiedetevi sempre qual è il suo tornaconto, specialmente se il servizio è offerto gratuitamente.

Non c’è nessun problema di selezione di fornitori, invece, se si usa una VPN semplicemente per eludere le restrizioni geografiche adottate da alcuni siti. Se volete vedere un trailer di un film che viene pubblicato in modo da limitarne la fruizione a uno specifico paese, potete usare una qualsiasi VPN che faccia sembrare che siete in quel paese. Molti siti di giornali statunitensi, per esempio, non sono accessibili dall’Europa perché dovrebbero implementare misure di compatibilità con il GDPR che per loro sono solo un costo ingiustificabile. Il Salt Lake Tribunal, per citarne uno, mostra agli europei questa schermata:

 

Ma la navigazione privata?

Anche questa è una domanda ricorrente: i browser hanno una funzione di navigazione in incognito o privata, e molti la usano pensando che li renda anonimi. Non è così.

La navigazione privata offerta dai browser è anonima per il dispositivo che usate, non per il resto di Internet. In altre parole, se la usate il computer o tablet o telefonino non conserva ricordo o traccia della navigazione fatta: nella cronologia di navigazione non rimane nulla. Ma i siti che visitate sanno da dove vi collegate (in particolare sanno il vostro indirizzo IP, che è tutto quello che serve per identificarvi). E se scaricate un file durante la navigazione privata, il file rimane sul dispositivo e vi può incastrare. 

Usate la navigazione privata soltanto se volete adoperare temporaneamente i vostri account sul dispositivo di qualcun altro e non volete lasciargli le vostre informazioni, se volete visitare un sito senza che si ricordi delle vostre preferenze, o se non volete lasciare traccia della navigazione sul vostro dispositivo. Ma ricordate che Internet vi vede anche se navigate “in incognito”.

Strana richiesta di “beneficenza Tiscali”

Strana richiesta di “beneficenza Tiscali”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

English Abstract

An e-mail appeal for money to help a cancer-stricken Italian child named Sabrina is almost certainly a scam. The picture of “Sabrina” actually belongs to an English cancer patient and there are other signs of something fishy going on.

Mi sono arrivate numerosissime segnalazioni di lettori che hanno ricevuto, nell’arco della giornata di ieri (9 settembre), una mail che ha più o meno l’aspetto mostrato qui sotto e che dice di essere una beneficenza in favore di una bambina, Sabrina, malata di cancro.

Allo stato attuale delle indagini, questo messaggio sembra essere una truffa. Suggerisco quindi di evitare, per ora, qualsiasi risposta o donazione in risposta all’appello.

Il messaggio, intitolato “Potresti salvare una vita.. Leggi!”, ha sempre come mittente “Beneficenza Tiscali (tommy@federlab.net in una versione successiva) e contiene questo testo:

UN SOLO MINUTO DELLA VOSTRA ATTENZIONE POTRA’ SALVARE LA VITA ALLA NOSTRA BAMBINA

Sabrina, di 8 anni è malata di cancro alle ovaie.Malattia rara a questa età ma che potrebbe costarle la vita.Eviteremo di sprecare parole, le immagini parlano da sole.Chiediamo, a chi ha cuore e, naturalmente, possibilità un piccolo contributo per poter far fronte alle spese di un intervento in Francia dal costo complessivo esorbitante.

Pensate per attimo se fosse vostra figlia e la conseguente disperazione di Voi genitori.Noi siamo altrettanto disperati.Vi preghiamo per una buona azione al fine di permetterci di salvare nostra figlia da una morte certa.Il destino saprà ricambiare il vostro buon cuore.

Nel caso vogliate e possiate aiutarci, troverete in fondo a questa pagina le coordinate bancarie per poter eseguire un accredito.Non è importante la cifra, l’unione di tanti di voi potrebbe regalare a nostra figlia una nuova vita.

Coordinate Bancarie
Codice IBAN: IT 65 K 03002 32974 023266003755

Intestatari: Andrea Citro e Angela Sicignano

Banca: Banca di Roma

Grazie per la vostra attenzione

Gli indizi a favore della tesi che si tratti di uno spam, forse mirato a raggranellare soldi da chi si fida, sono molteplici:

  • il destinatario apparente del messaggio è identico al mittente, cosa decisamente anomala;
  • il mittente non c’entra nulla con Tiscali o con un ente di beneficenza;
  • la foto di “Sabrina” è identica a quella di Sophie Fry, bambina inglese realmente malata di cancro alle ovaie, secondo quanto riportato da Pianeta Mamma e dal Mirror inglese (grazie a dimar77 per la segnalazione);
  • il messaggio è stato diffuso in poco tempo a un numero molto elevato di destinatari, tanto da essere segnalato come spam da alcuni provider;
  • non sembra esserci un sito Web di riferimento che possa dare aggiornamenti e informazioni sul caso, come si fa invece negli appelli reali;
  • il messaggio linka un logo “Tiscali beneficenza online” e un’immagine della bambina che non risiedono su Tiscali ma su Tinypic, secondo quanto segnalato da Radiofaro Labs: l’immagine della bambina è presso http://i28.tinypic.com/2814oyt.jpg e il logo è presso http://i27.tinypic.com/2sal7hh.jpg.

La dicitura delle coordinate bancarie, mi dice chi lavora in banca, è scritta male ma se ricomposta è valida. Il codice ABI 03002 è effettivamente della Banca di Roma (Unicredit Banca di Roma), il CAB dovrebbe essere di Cologno Monzese e il check-digit del conto è giusto.

Esiste davvero un Vinicio Ballini che ha un account di posta su Fastwebnet. Presumo non sarà contento di essere coinvolto. Finora non sono riuscito a contattarlo.

PC banditi, sciachimisti litigiosi, alieni d’ogni sorta e altre in breve

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

PC infetti banditi? Scott Charney di Microsoft propone che vengano esclusi da Internet i computer infetti. Ne parla la BBC, raccogliendo il parere di Graham Cluley di Sophos.

Le “scie chimiche” causano lotte intestine. O intestinali? Rosario Marcianò, strenuo sostenitore dell’esistenza di un megacomplotto basato sulle “scie chimiche”, ha denunciato Tom Bosco, strenuo sostenitore dell’esistenza di un megacomplotto basato sulle “scie chimiche”, insieme ad Andrea Rampado, gestore dei forum di Nexus, per “diffamazione (articolo 595/3 CP), sostituzione di persona (articolo 494 CP) e accesso abusivo di sistema informatico (615TER CP)”. Non serve che il Nuovo Ordine Mondiale si occupi dei complottisti: si mangiano già fra di loro. Tutti i dettagli sono su Nexus.

Asteroide di passaggio. Ieri un asteroide, denominato 2010 TD54, è passato a circa 45.000 km dalla Terra. Non era di dimensioni sufficienti a fare danni anche in caso di impatto: misurava da 5 a 10 metri. Era stato scoperto sabato scorso. Maggiori info presso Discover e Nasa.gov.

Un segnale luminoso “alieno” che sarebbe arrivato dalla direzione di Gliese 581g, il pianeta scoperto recentemente che si trova nella fascia abitabile intorno alla stella nana rossa Gliese 581, è interessante ma parecchio in dubbio. Era stato segnalato dall’astronomo Ragbir Bhathal, della University of Western Sydney, circa due anni fa. Frank Drake (quello della famosa Equazione di Drake), si definisce “molto sospettoso” perché ha chiesto a Bhathal i dettagli delle sue osservazioni del segnale, ma Bhathal non glieli vuole fornire. Drake non è certo un negazionista della vita extraterrestre, visto che è il padre del progetto SETI per cercarla (Space.com).

Yoda doveva essere una scimmia mascherata. Così fu previsto inizialmente per L’Impero colpisce ancora. E si sa finalmente chi interpretò l’Imperatore nell’edizione originale. Non vi voglio togliere la sorpresa: i dettagli sono su Io9 (anche qui) oppure nel libro The Making of Star Wars: The Empire Strikes Back di J.W. Rinzler. È già nella mia wishlist su Amazon.de.

General Motors ha mentito? È emerso che la Chevrolet Volt non è affatto un’auto elettrica pura con generatore a bordo, come era stato lasciato intendere fin qui, ma un’ibrida, perché usa il generatore (un motore a benzina) anche per la propulsione, sia pure con un complicato accoppiamento meccanico indiretto. Delusione e indignazione fra gli appassionati, me compreso. GM replica con uno spiegone tecnico e dice che non ha potuto rivelare prima i dettagli per ragioni brevettuali. Mah.

Cerchi nel grano. Per un recente dibattito TV avevo raccolto un po’ di materiale che non ho utilizzato, per cui lo segnalo qui caso mai dovesse interessare: il cerchio nel grano a forma di logo di Firefox visto in Google Maps, realizzato nel 2006 dai linuxiani della Oregon State University, come spiegato da loro qui, (e qui con la pianta che fece da piano di lavoro) e segnalato anche da Time; il “cerchio” che ritraeva Mike Skinner alias The Streets, finanziato dalla Sony; il famoso cerchio di Milk Hill, troppo complesso per essere fatto da mano umana e invece realizzato dall’artista Jon Lundberg.

Ritorno al Futuro ritorna. Fra due settimane verrà pubblicata in Blu-Ray la trilogia di Ritorno al Futuro: per l’occasione sono state incluse alcune scene tratte dalle cinque settimane di lavorazione nelle quali Marty McFly fu interpretato da Eric Stoltz invece che da Michael J. Fox, come spiegato qui.

Facebook introduce i gruppi, ma con un inghippo. Adesso è possibile definire gruppi di “amici” su Facebook e condividere un elemento solo con loro anziché con tutti i propri amici. Piccolo problema: sono gli altri utenti a includerci nei loro gruppi, che noi lo si voglia o meno, e spetta a noi dis-iscriverci. La BBC suggerisce alcune situazioni in cui questo sarebbe un bel problemino: per esempio, un utente s’è trovato iscritto a forza al gruppo dell’Associazione Nordamericana per l’Amore fra Uomini e Ragazzi (North American Man-Boy Love Association, NAMBLA) e per far capire quanto sia potenzialmente pericolosa questa funzione ha iscritto allo stesso gruppo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

iPhone, pronta la patch PDF, niente jailbreak facile

iPhone, pronta la patch PDF, niente jailbreak facile

Credit: mwilkie.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’11 agosto Apple ha rilasciato di gran carriera gli aggiornamenti del sistema operativo iOS per iPhone/iPod Touch e iPad che chiudono la grave falla, scoperta pochi giorni fa, che consentiva di infettare questi dispositivi semplicemente scaricando e visualizzando un documento PDF. Turando la falla, però, diventa inservibile il servizio di sblocco (jailbreak) veloce e facile offerto da Jailbreakme.com, che si basava appunto sull’uso di questa vulnerabilità a fin di bene.

Gli aggiornamenti compaiono esclusivamente sul programma iTunes e non apportano altre modifiche o novità, per cui chi avesse sbloccato il proprio dispositivo può in teoria anche evitare di aggiornarlo, purché si ricordi che rischia di essere infettato se incontra e apre un documento PDF ostile. Il breve avviso tecnico di Apple è consultabile qui (iPhone/iPod) e qui (iPad).

Preparatevi a uno scaricamento piuttosto consistente: secondo The Unofficial Apple Weblog, l’aggiornamento per iPhone/iPod è di ben 580 megabyte e quello per l’iPad è di 475 megabyte. Sono inclusi nel rattoppo gli iPhone dal 3G in poi e gli iPod touch dalla seconda generazione in avanti.

Se avete un iPhone o iPod delle generazioni precedenti, Apple non ha rimedi per voi. Come segnalato nei commenti, se volete proteggervi contro la falla PDF dovete ricorrere al jailbreak e all’applicazione PDF Patch che trovate visitando Cydia con il vostro dispositivo. Come è capitato a me con il mio iPod touch, modello MA623LL. Grazie Apple.

Ah, se fate un jailbreak, non dimenticate di cambiare la password di root. Quella predefinita è alpine. Le istruzioni sono sempre su Cydia.



Fonti aggiuntive: Engadget, Gizmodo, ZDNet, Sophos, Intego.

Torna John Titor? No, è un bug di Windows Mobile

Torna John Titor? No, è un bug di Windows Mobile

Ultimo aggiornamento: 2010/01/08.

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “marco” e “damy2000” L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Pensavate che il Millennium Bug, con la relativa angoscia planetaria per la gestione corretta del cambio di data fra il 1999 e il 2000 da parte dei computer, fosse solo un brutto ricordo o addirittura una bufala? È ancora fra noi.

Dalla mezzanotte del 31 dicembre scorso, i telefonini con Windows Mobile 6.1 e 6.5 e con altri sistemi operativi ricevono talvolta SMS dal futuro, datati 2016. La causa è probabilmente un errore nel software che interpreta i codici usati per rappresentare l’anno negli SMS: secondo i commenti su Slashdot.org, la data negli SMS è in formato BCD mentre altri campi sono in formato esadecimale, per cui è possibile che alcuni software per cellulari (o nei gateway degli operatori) interpretino il codice dell’anno trattandolo come un esadecimale. In alternativa, si tratta di un astutissimo piano per evitare la fine del mondo nel 2012, prevista dal calendario Maya, passando direttamente al 2016.

Su WMexperts c’è una prima possibile pezza non ufficiale (da usare a vostro rischio e pericolo).

In Australia, intanto, alcuni sportelli bancari automatici stanno rifiutando le carte bancarie dei clienti da Capodanno, secondo quanto riferisce il Brisbane Times, perché i Bancomat pensano che l’anno corrente sia il 2016 e quindi a loro risulta che tutte le carte degli utenti sono scadute. In Germania è andata molto peggio: secondo Ticinonline, sono inutilizzabili “oltre 20 milioni di carte di credito e debito… legate al circuito Eurocheque… Tra le banche più colpite ci sono la Postbank e la Commerzbank”. Scusate se è poco. Ormai il problema è stato quasi risolto, dopo aver causato gravi disagi, ma secondo il Guardian costerà circa 300 milioni di euro alla società francese Gemaito che produce le carte. Il comunicato stampa dell’azienda insiste a definirla “world leader in digital security”.

Anche gli antivirus sono vulnerabili al Baco del Millennio e Dieci: la suite di sicurezza Symantec Endpoint Protection rifiuta tutti gli aggiornamenti successivi al 31 dicembre 2009 perché li considera scaduti. Il rattoppo temporaneo di Symantec consiste nel pubblicare gli aggiornamenti tenendo la data del 31 dicembre 2009 e incrementando il numero di versione.

Macchianera e il finale svelato di Lost

Macchianera e il finale svelato di Lost

Vere o false? Se lo stanno chiedendo in molti, anche fra i non seguaci della saga televisiva di Lost. Sto parlando delle sei presunte pagine del copione e del call sheet (l’elenco degli attori che devono presentarsi sul set) della doppia puntata finale della serie che Macchianera ha pubblicato alcuni giorni fa, a quanto pare in anteprima planetaria (tranne il call sheet, in giro da fine aprile, secondo Gawker.com).

Lo sapremo molto presto, perché il 24 maggio prossimo verranno trasmesse le due puntate in questione, per cui non è il caso di spendere tempo in un’indagine antibufala approfondita. Le puntate andranno in onda su Sky, in Italia, in contemporanea con gli Stati Uniti (alle sei del mattino ora italiana).

Secondo varie fonti (E!Online; Flavorwire), i fogli trafugati sono plausibili per contenuto, stile e struttura, Macchianera dice di aver ottenuto conferme solide, ma le opinioni sono divise su un altro punto: sono davvero pagine del copione definitivo, o si tratta di finte pagine realizzate dai produttori di Lost e fatte trovare appositamente per far parlare del telefilm?

Dopotutto la moda di far trapelare indiscrezioni su qualcosa che si vuole vendere non è una novità. Viene il dubbio che qualcuno abbia notato quanta pubblicità gratuita è stata fatta ad Apple grazie al caso del prototipo “perduto” del prossimo iPhone e abbia pensato che con pochi fogli inviati via mail si poteva ottenere un bel po’ di promozione gratuita. Magari mi sfugge qualche dettaglio, ma la circostanza che siano stati recapitati via mail (così racconta Macchianera) a un sito italiano sembra calcolata apposta per confondere gli spettatori USA tramite la barriera linguistica.

Inoltre Carlton Cuse e Damon Lindelof, i produttori esecutivi di Lost, sono già stati accusati in passato di aver disseminato dei foiler (contrazione di false spoiler) per confondere gli spettatori eccessivamente ossessionati dalla voglia di sapere tutto in anticipo (NYDailynews) e per mantenere il segreto sugli sviluppi della serie (BuddyTv, 2006). Ammettono liberamente di inviare agli agenti di Hollywood dei copioni finti per i provini degli attori ospiti.

Quello che trovo interessante, in tutta la vicenda, è l’influsso di Internet sul mondo delle serie televisive. La concorrenza della Rete, che permette di scaricare le puntate poche ore dopo che sono state trasmesse negli Stati Uniti, ha costretto i network europei a trasmettere pressoché in contemporanea con gli USA. Sono finiti i tempi in cui bisognava avere amici o parenti in America per sapere chi aveva sparato a J.R. o ucciso Laura Palmer. Sono però finiti anche i tempi in cui i doppiatori potevano lavorare con relativa calma (i traduttori non hanno mai avuto questo lusso, ma adesso stanno ancora peggio di prima).

Oggi è diventato praticamente impossibile vedere un film o una serie televisiva senza averne già avuto online anticipazioni che alla fine ne guastano la sorpresa: per non parlare di fenomeni come Lostpedia o Lost Wikia. E poi c’è la smania di sapere subito come va a finire, il bisogno quasi morboso di avere in mano tutte le risposte e le conclusioni, perché attendere non è più tollerato.

L’avvento di Internet e delle tecnologie tascabili (telefonini, fotocamere e videocamere digitali) ha reso sempre più paranoici i produttori: oggi chiunque può pubblicare uno scoop, una foto rivelatrice rubata sul set, un’indiscrezione fatta da un attore durante una chiacchierata a cena. I copioni sono blindatissimi, così gli attori non sanno cosa sta succedendo e come devono recitare. I doppiatori lavorano senza vedere i film: hanno sullo schermo solo un cerchietto che segue e mostra le labbra dell’attore da doppiare, il resto è tutto mascherato. Siamo sicuri che sia un buon andazzo?

Acquisti per il Black Friday, occhio alle trappole

Acquisti per il Black Friday, occhio alle trappole

Non comprate gattini online.

Oggi è il Black Friday e molti utenti si scateneranno negli acquisti online.

Oggi più che mai Internet sarà piena  di offerte allettanti e anche i truffatori saranno più attivi del solito, contando sulla fretta e sull’emozione degli acquirenti. Conviene quindi usare un po’ di attenzione per evitare delusioni e raggiri.

  • Le offerte troppo belle per essere vere continuano a non essere vere anche nel Black Friday. Se qualcuno vi offre un iPhone a 1 franco/euro senza associarlo a un abbonamento cellulare, è sicuramente un tranello. Nessuno regala niente per niente, nemmeno su Internet, nemmeno nel Black Friday.
  • Attenzione alle versioni vecchie di prodotti. Il Black Friday è anche il giorno in cui i negozi svendono quello che normalmente non riescono a vendere, e quindi saranno in evidenza a prezzi scontati dei prodotti che a prima vista sembrano l’ultimo modello ma in realtà sono quello precedente, magari con caratteristiche nettamente inferiori o non più aggiornabile.
  • Controllate bene i nomi dei siti dai quali acquistate, specialmente se li raggiungete seguendo un link o cliccando su una pubblicità. I truffatori creano siti di vendita falsi i cui nomi somigliano molto a quelli veri. Il loro obiettivo è ottenere i dati della vostra carta di credito. Se vi accorgete di aver fatto un acquisto, anche piccolo, in un sito sospetto, bloccate la vostra carta prima che vi vuotino il conto.
  • Se possibile, usate una carta prepagata almeno sui siti che non avete mai usato prima. Questo eviterà danni peggiori in caso di sito fraudolento.
  • Usate un gestore di password. Molti siti vi chiederanno di creare un account per fare acquisti: sapere chi compra cosa è per loro molto importante, in modo da profilare i clienti e inviare pubblicità su misura. Nella fretta, probabilmente dimenticherete le password che avete usato. Lasciate che il gestore di password le ricordi per voi, scegliete password lunghe e non ovvie e non soccombete alla tentazione di usare la stessa password dappertutto. Va bene, almeno temporaneamente, anche segnarsele su un foglio di carta. Il gestore di password, fra l’altro, vi eviterà di digitare la password in un sito fasullo che ne imita uno vero.

 Buona spesa!