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Virus usati per spionaggio mirato in arrivo dalla Cina

La strana storia delle patch di Office e degli attacchi ai siti pro-Tibet

Wired ospita un articolo interessantissimo sull’uso di virus per attacchi estremamente mirati, provenienti a quanto pare dalla Cina e destinati principalmente a siti pro-Tibet e ad aziende nel settore della difesa statunitense. Gli aggressori sono tanto decisi da arrivare addirittura a telefonare alle vittime per sapere, tramite qualche scusa, che tipo di antivirus usano e calibrare meglio i propri attacchi.

E’ dall’inizio del 2006 che dalla Cina arrivano e-mail contenenti documenti Word ed Excel infetti: dei veri e propri cavalli di Troia. Mikko Hyppönen di F-Secure ha dichiarato di recente che questi attacchi sono la ragione per cui Microsoft, nello stesso periodo, ha distribuito numerosi aggiornamenti di sicurezza (con un picco di 26 patch a ottobre 2006) senza fornire spiegazioni.

La tecnica di base dell’aggressione è sempre la stessa: un allegato che fa da esca, a volte travestito da curriculum vitae, e fa andare in crash l’applicazione intanto che installa un keylogger (un programma che registra tutte le digitazioni e le invia all’aggressore) e software per carpire dati dal computer infetto e da quelli della sua rete locale.

L’origine cinese (non si sa se governativa o criminale) degli attacchi è indicata dal fatto che i dati rubati vengono inoltrati a server situati in Cina, come ha scoperto con rammarico una grande società del settore militare che Hyppönen non nomina: una singola macchina Windows infetta aveva trasmesso informazioni a un server cinese per ben 18 mesi senza che nessuno notasse nulla.

A marzo di quest’anno, in concomitanza con le sommosse in Tibet, si è verificata una nuova serie di attacchi contro i siti e computer di gruppi pro-Tibet, riferisce Wired. L’esca è stata, stavolta, un allegato che si spacciava per una comunicazione delle Nazioni Unite ad una mailing list pro-Tibet. L’allegato, una volta aperto, installava malware che rubava le chiavi PGP di cifratura delle comunicazioni.

Gli aggressori non esitano a chiamare per telefono le aziende-bersaglio spacciandosi per contatti di lavoro che stanno cercando di inviare un e-mail che torna respinto e, con questa scusa, facendosi dire quale antivirus è in uso. Non solo: falsificano le intestazioni dei messaggi per far credere che la comunicazione arrivi da un collega, e per farlo studiano gli organigrammi aziendali. Non si tratta certo di dilettanti.

Il problema non è circoscritto a Microsoft Office: anche Acrobat è stato utilizzato come vettore di malware, e Hyppönen consiglia l’uso di un programma alternativo per la lettura dei file PDF, usatissimi nelle aziende. Hyppönen ha anche notato che OpenOffice.org (alternativa libera e gratuita a Microsoft Office e simili) non è stato preso di mira.

Soprattutto sul luogo di lavoro, oltre a potenziare le proprie difese usando antivirus e anti-rootkit, conviene quindi fare sempre attenzione agli allegati inattesi e alle telefonate contenenti domande troppo tecniche, soprattutto se fatte in modo da metterci sotto pressione o creare uno stato d’ansia che impedisce di pensare con chiarezza. L’utente è sempre uno degli anelli più deboli della catena della sicurezza, e le emozioni sono la cesoia perfetta per spezzare quest’anello.

Sicurezza: non lasciate aperto il vostro modem/router!

Tecniche d’intrusione da sapere: modem router insicuri

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Ho già parlato in passato di rischi di sicurezza poco conosciuti e da evitare a proposito delle reti wifi. Ma c’è un altro canale d’attacco non molto noto che va per la maggiore in questo periodo: prendere di mira i modem router, ossia gli aggeggi che collegano a Internet il vostro computer e/o altri dispositivi. I modem router sono attaccabili via Internet, senza neppure prendersi la briga di piazzarsi fisicamente nelle vicinanze della vittima.

Una tecnica classica è riprogrammare il DNS del router, in modo che quando la vittima cerca di visitare un sito che muove denaro reale (un negozio, un sito di aste, eccetera) oppure la sua banca, il router redirige la visita verso un sito-trappola apparentemente identico, nel quale la vittima, fidandosi, immette i suoi codici segreti e li regala così al truffatore. A nulla valgono antivirus, antispyware, barre di sicurezza e buone prassi come la digitazione manuale degli indirizzi.

Questa tecnica è usata, per esempio, da un attacco molto particolare che ha preso di mira gli utenti di una banca in Messico e sembra essere il primo del suo genere, come racconta Symantec. In questo caso specifico, il router era progettato talmente male (Symantec non dice marca e modello) che bastava che l’utente ricevesse un e-mail appositamente confezionato, o visitasse una pagina Web trappola, per riprogrammare l’apparecchio.

Normalmente, però, le cose non sono così gravi, ed è sufficiente attivare le funzioni di sicurezza del router. Infatti, come gli apparati wifi, anche i modem router di norma vengono dati all’acquirente con la sicurezza disattivata.

Per esempio, la maggior parte dei modem router ha una funzione di manutenzione da remoto che, salvo intervento dell’utente, è attiva e accessibile da chiunque su Internet. Questo significa che chi conosce la password predefinita di questa funzione può, con poca fatica e appositi strumenti, entrare nel vostro modem router via Internet e manipolarne il funzionamento. Per esempio, può bloccarlo completamente oppure, più perniciosamente, alterarne il funzionamento in modo da deviare invisibilmente il vostro traffico, come accennavo prima, secondo una tecnica chiamata drive-by pharming (sì, con il ph).

Disabilitate dunque l’accesso al router dall’esterno: tanto è altamente improbabile che vi servirà mai una funzione del genere (anche se alcuni provider la richiedono). Cambiate anche la password predefinita del router, così eviterete non solo gli attacchi perpetrati tramite e-mail o pagine Web infettanti, ma anche tentativi di attacco locali, fatti magari da qualcuno che accede al router non via Internet ma tramite un vostro ripetitore wifi lasciato aperto. Ricordate che per scoprire la password predefinita di un modello specifico di router basta una rapida ricerca in Google. E’ facile per voi, ma è facile anche per gli intrusi.

Se temete di dimenticare la password del router, ricordatevi che potete sempre fare un azzeramento del router tramite il pulsante di reset, che lo riporta alle condizioni iniziali: cosa utile se sospettate di essere già stati infettati da questo genere di attacco. Come sempre, leggete il manuale del vostro specifico modello di router per sapere come fare; oppure fatevi aiutare da un amico o collega esperto.

Un’altra funzione del router che va preferibilmente disabilitata, se presente, è l’uPnP, che come descritto da Gnucitizen è vulnerabile in alcuni modelli. Non otterrete la sicurezza assoluta, ma vi renderete meno appetibili, per cui gli aggressori vi lasceranno in pace e andranno a cercare vittime più facili.

Infine, ricordate di scaricare dal sito del fabbricante gli aggiornamenti del software che comanda il modem router (il cosiddetto firmware): non solo migliorano il funzionamento del router, ma rattoppano le falle di sicurezza man mano che vengono scoperte.