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UFO? No, spettacolari e rare immagini del decollo della Soyuz diretta verso la Stazione Spaziale

UFO? No, spettacolari e rare immagini del decollo della Soyuz diretta verso la Stazione Spaziale

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Il 15 dicembre scorso è partita da Baikonur, in Kazakistan, la Soyuz TMA-19M, che ha portato alla Stazione Spaziale Internazionale lo statunitense Tim Kopra, il russo Yuri Malenchenko e l’europeo Timothy Peake. Fra l’altro, molti stanno celebrando Peake come primo astronauta britannico, ma in realtà la prima persona di cittadinanza britannica ad andare nello spazio fu Helen Sharman, nel 1991, e Peake è semplicemente il primo astronauta britannico dell’Agenzia Spaziale Europea.

Ma sto divagando: quello che conta è che l’orario del decollo, nel tardo pomeriggio locale (le 17 in Kazakistan), ha fatto sì che la scia di propellente, normalmente invisibile nei lanci diurni o notturni, venisse illuminata dal sole ad alta quota, stagliandosi contro il cielo scuro della sera nelle zone sorvolate. Questo ha permesso una serie di fotografie spettacolari della scia, come quella che vedete qui: altre sono sul Siberian Times.

Non è tutto: l’arrampicata della Soyuz è stata fotografata anche dagli astronauti a bordo della Stazione e si è vista anche durante la diretta del lancio.

Il video è accelerato di 12 volte rispetto alla realtà. Che io sappia, è la prima volta che viene documentata visivamente la scia atmosferica del propellente di un lancio con equipaggio.

Antibufala: gli X-Files della CIA

Antibufala: gli X-Files della CIA


Sono arrivate parecchie segnalazioni perplesse a proposito di una pagina del sito Web della CIA (sì, quella CIA) che propone ai visitatori un invito davvero insolito: “Date una sbirciata ai nostri ‘X-Files’” e mostra foto d’epoca di dischi volanti. C’è anche un’altra pagina intitolata “Come indagare su un disco volante”.

C’è chi ha pensato a una bufala, a uno scherzo, a un sito finto, ma le pagine sono realmente ospitate presso il sito pubblico della Central Intelligence Agency, ossia Cia.gov, e i documenti presentati sono davvero quelli dell’agenzia di intelligence statunitense dedicati alle segnalazioni di avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Questi documenti fanno parte della vasta serie resa pubblica alla fine degli anni Settanta e includono resoconti impressionanti e insoliti, come quello di Oscar Linke, che insieme alla figlia nel 1952 avvistò un oggetto “simile a una grande padella volante” in una radura in un bosco della Germania Est, dalla quale era scappato di recente.

Le istruzioni su come indagare su un disco volante sono affascinanti e molto pratiche: sarebbe magnifico se le usassero gli ufologi.

1. Stabilire un gruppo che indaghi e valuti gli avvistamenti
2. Decidere quali sono gli obiettivi dell’indagine
3. Consultare gli esperti
4. Creare un sistema di gestione dei resoconti per organizzare i casi che arrivano
5. Eliminare i falsi positivi
6. Sviluppare metodi per identificare gli aerei comuni e altri fenomeni aerei spesso scambiati per UFO
7. Esaminare la documentazione dei testimoni
8. Effettuare esperimenti controllati
9. Raccogliere ed esaminare i reperti fisici e forensi
10. Disincentivare le segnalazioni fasulle.

Probabilmente queste pagine della CIA sono nate come tentativo di agganciarsi alla messa in onda della nuova miniserie di X-Files in onda negli Stati Uniti in queste settimane e di riparare i danni all’immagine dei servizi di sicurezza derivanti dalla rivelazione delle sue attività non legali da parte di Edward Snowden. In ogni caso i consigli organizzativi per gli ufologi e i documenti d’epoca proposti non sono affatto da buttare.

Nufologia: avvistato un robot fra le nuvole

Nufologia: avvistato un robot fra le nuvole

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Se pensate che l’ufologia non venga presa sul serio perché c’è un’omertosa congiura degli scienziati e dei poteri forti per insabbiare la verità, siete fuori strada: non viene presa sul serio perché è stracolma di persone incapaci di fare un minimo di ricerca e per le quali qualunque cosa che non capiscono è sicuramente un vascello alieno. In altre parole: il danno peggiore all’ufologia lo fanno gli ufologi da strapazzo.

Prendiamo per esempio una delle perle pubblicate recentemente da Pompeo De Franco, del Centro Ufologico Mediterraneo: “Mazinga Robot avvistato da un Aereo passeggeri”. Non chiedetemi perché Aereo sia in maiuscolo, ma così è.

L’avvistamento è documentato fotograficamente da questa immagine:

Secondo il De Franco, che cita un altro sito (f)ufologico, Mistero UFO, la foto sarebbe stata scattata da un certo “Flyer Nick O’Donoghue”, descritto come “un programmatore di software irlandese”. Sì, scrive proprio così: “Flyer Nick O’Donoghue, 30 anni, un programmatore di software irlandese, era a bordo di un volo della EasyJet decollato da un aeroporto austriaco e diretto a Cork.”

Se non avete già cominciato a ridere, chiedetevi come mai un irlandese dovrebbe chiamarsi di nome “Flyer”, cioè “aviatore” o “passeggero”. Semplice: perché la notizia è stata copiata a neuroni spenti prendendola da un giornale inglese, specificamente dal Daily Mail, dove il signor Nick O’Donoghue veniva descritto come un passeggero di un volo di linea: “Flyer Nick O’Donoghue, 30, a software support team manager from Ireland, was on board an EasyJet flight from Austria to London Gatwick when he noticed the bizarre figure in the sky and grabbed his camera.”

A quanto pare, il signor De Franco e i suoi colleghi di Mistero UFO non si sono resi conto che “Flyer” non fa parte del nome del signor O’Donoghue ma è semplicemente un sostantivo: “Il passeggero Nick O’Donoghue, 30 anni, irlandese, responsabile di una squadra di assistenza software, era a bordo di un volo EasyJet…”. In altre parole, gente che pretende di aver capito tutto sugli abitanti di altri mondi non sa neanche capire cosa dicono i terrestri della porta accanto.

A parte questo, sarebbe sufficiente che gli ufologi frequentassero dei siti meno autocontemplativi, come per esempio Metabunk.org, che il 16 gennaio scorso ha pubblicato la spiegazione di questa foto: il “robot” è semplicemente la nube prodotta dalle torri di raffreddamento gemelle di una centrale per la produzione di energia elettrica. Sapendo la rotta percorsa dal testimone (dall’Austria a Londra, secondo il Mail) si può anche tentare di identificare la centrale specifica in Germania o Belgio.

Per chi avesse dubbi che le torri di raffreddamento possano produrre questi effetti, Metabunk fornisce anche una collezione di foto dimostrative, come questa, che mostrano quanto può essere bassa la coltre di nubi o foschia sopra la quale emerge il pennacchio doppio della centrale:

Ed ecco perché l’ufologia non ha rispetto: perché viene rovinata e ridicolizzata da chi vede misteri dappertutto e da chi si definisce “ricercatore” ma a quanto risulta avrebbe seri problemi a trovare persino un paio di calzini appaiati nel cassetto.

Antibufala: cupole artificiali avvistate su Marte!

Antibufala: cupole artificiali avvistate su Marte!

Stavolta non è un oscuro e trascurabile sito ufologico a parlare di complotti della NASA per nascondere le prove della vita intelligente su Marte: è una testata giornalistica regolarmente registrata, con un direttore responsabile e con un codice etico pubblico, per cui quello che scrive viene facilmente inteso da molti come autorevole e attendibile.

Il Giornale annuncia, a firma di Sergio Rame, che “La Nasa sta nascondendo una cupola aliena su Marte” e cita “un gruppo di cacciatori di Ufo” che “accusa l’agenzia spaziale”. L’articolo mostra anche una foto della “cupola” e parla di “resti archeologici di un’antica civiltà marziana” e dice che “secondo gli esperti, l’agenzia spaziale statunitense avrebbe nascosto” questi resti.

Nascosto piuttosto male, si direbbe, visto che la foto che li documenta è stata scovata dagli esperti e ora è in giro su Internet. Ma chi li gestisce questi piani segreti della NASA? Stanlio e Ollio?

Stranamente gli “esperti” di cui parla Il Giornale non vengono identificati. Non un nome, una sigla, nulla. E non viene fornita la minima indicazione sull’origine della foto in questione. Non è un approccio trasparente o rigoroso, insomma. Per fortuna intervengono i commentatori, uno dei quali pubblica il link all’immagine NASA originale.

 

Si tratta di un’immagine acquisita dalla fotocamera panoramica (Pancam) del veicolo robotico Opportunity il 9 luglio 2015. Ce n’è anche un’altra, quasi identica, che può essere usata per ottenere un’immagine stereoscopica che chiarisce i rapporti di distanza fra gli oggetti inquadrati.

Non si tratta, insomma, di un falso fabbricato da altri: la “cupola” c’è davvero nelle immagini originali della NASA. Ma è un oggetto artificiale come dicono gli anonimi esperti? Dei veri esperti farebbero un controllo incrociato: andrebbero a cercare dov’era esattamente Opportunity su Marte quando sono state scattate le immagini e cercherebbero altre foto della zona della “cupola”, magari riprese dalle sonde orbitanti, per togliersi il dubbio o almeno determinare le dimensioni dell’oggetto misterioso. Andrebbero a prendere questi dati e farebbero due conti. O tre. Tutti da verificare, s’intende, ma magari scoprirebbero che la “cupola” misura tre metri per tre. Un po’ piccola per essere un edificio dei marziani.

In attesa che facciano bene il loro lavoro invece di lanciarsi subito in spiegazioni fantasiose, l’ipotesi più semplice e probabile è che si tratti dell’ennesimo caso di pareidolia: un masso arrotondato dal vento, come ce ne sono sulla Terra, che la bassa risoluzione dell’immagine e gli artefatti di compressione digitale fanno sembrare più geometrico di quanto sia realmente. Anche perché questi “esperti” senza nome dovrebbero spiegare una cosa: se si tratta davvero dei resti di un’antica civiltà marziana, che ci fanno su un set cinematografico nell’Area 51 sulla Terra?

Nufologia: un UFO fa esclamare Samantha Cristoforetti? No.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/09/07 23:10.

Non poteva mancare l’ipotesi ufologica legata al viaggio spaziale di Samantha Cristoforetti: mi è arrivata la segnalazione di un video ripreso dalla Stazione Spaziale Internazionale e pubblicato il 24 novembre scorso (subito dopo l’arrivo di Sam sulla Stazione) nel quale si vede, a 12:00 dall’inizio, un oggetto luminoso irregolare che ruota su se stesso e poi cambia bruscamente direzione (aggiornamento del 2015/09/07: il video non è più disponibile online).

Gli ufologi non si entusiasmino: l’UFO del video in questione è semplicemente uno dei tanti oggetti (tipicamente frammenti di rivestimento) che ogni tanto si sfaldano dalla struttura della Stazione a causa delle continue contrazioni e dilatazioni termiche prodotte dalla periodica esposizione al sole e all’ombra: dato che non abbiamo riferimenti di distanza, tendiamo a interpretarlo come un oggetto grande e lontano invece che come una scheggetta vicina. Il suo cambiamento repentino di direzione è probabilmente spiegabile come trascinamento da parte dei getti dei motori di manovra della Soyuz (la navicella attraccata in alto a destra), che si disperdono molto ampiamente nello spazio, senza essere frenati dall’aria. Nel video si notano ripetutamente alcuni di questi getti. Il fenomeno non è affatto insolito: si vede da anni nelle riprese effettuate nello spazio.

C’è anche una registrazione dell’arrivo di Samantha alla Stazione Spaziale insieme agli altri membri dell’equipaggio, il russo Anton Shkaplerov e lo statunitense Terry Virts, nella quale si sente chiaramente che Sam ha un’esclamazione di sorpresa e viene poi prontamente zittita. È perché ha visto un disco volante? No.

L’esclamazione di Samantha Cristoforetti è stata spiegata benissimo in un suo post:

Mentre mi sono girata per guardare fuori, all’inizio ho guardato indietro e ho visto uno dei pannelli solari della nostra Soyuz. Poi i miei occhi hanno colto qualcosa nella visione periferica. E mentre mi sono girata lentamente, quando mi sono resa conto di ciò che stavo vedendo, sono stata sopraffatta da puro stupore e gioia: la Stazione Spaziale era lì, ma non era solo una vista qualunque. Gli enormi pannelli solari erano inondati da una fiammata di luce arancione, vivida, calda e quasi aliena. Non ho potuto fare a meno di esclamare qualcosa ad alta voce, che potete probabilmente ascoltare nelle registrazioni del nostro attracco, visto che a quel punto eravamo a “microfono aperto” con il Controllo Missione. Anton me lo ha ricordato e così ho cercato di contenere il mio stupore e tornare al monitoraggio dell’attracco. […] ci sono solo pochi secondi durante la transizione dal giorno alla notte in cui la Stazione è illuminata da quell’incredibile bagliore arancione. Ed è accaduto esattamente quando ho sbirciato fuori! Mi sento molto fortunata ad avere avuto un primo sguardo così unico del nostro avamposto umano nello spazio: un benvenuto così bello!

Se si guarda il video si nota benissimo che la Soyuz (il veicolo inquadrato, nel quale c’è Sam) cambia colore perché viene illuminata dal sole radente. Lo stesso sta accadendo ai pannelli solari della Stazione, che è vicinissima. Tutto qui: uno spettacolo bellissimo e inatteso che ha sorpreso Samantha. Ma invece di condividere la sua meraviglia, tanti preferiscono ricamarvi sopra un inesistente mistero ufologico.

Aggiornamento (2014/12/09): Avevo scritto la versione iniziale di questo articolo quando la tesi fufologica circolava soltanto nei vicoli più bui della Rete, ma nei giorni scorsi questa bufala è esplosa anche nei media generalisti, come il Corriere della Sera (a firma di Flavio Vanetti, che scrive addirittura “a me suona tanto di bugia confezionata ad hoc”), Il Gazzettino, Il Secolo XIX (con gli ufologi Angelo Carannante ed Ennio Piccaluga che accusano Samantha di mentire), il Giornale, TomsHW.it (modificato; copia cache), e altri. Persino Samantha stessa è intervenuta molto garbatamente sul tema, a ribadire che si tratta di una baggianata, ma molti hanno preferito continuare a riciclare la bufala ignorando i fatti e le spiegazioni, spesso insinuando il dubbio che la giustificazione data sia fasulla.

“Voyager” e la “base aliena” sulla cometa

“Voyager” e la “base aliena” sulla cometa

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Nella puntata di Voyager andata in onda ieri e visibile qui (per chi ha un indirizzo IP italiano o sa come ottenerne uno) c’è una perfetta dimostrazione di come lavora la redazione di quel programma.

A 1:37:20 viene mostrata l”immagine che vedete qui accanto. La voce fuori campo dice testualmente che “Il 25 novembre 2014 è stata diffusa dal Washington Post una strana fotografia. Il fotografo in questione è la sonda Rosetta, in una missione spaziale sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea, l’ESA. A dieci anni dalla sua partenza dal nostro pianeta, Rosetta avrebbe fotografato sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko i resti di una base aliena. La notizia sarebbe stata rubata alla NASA da un hacker, che l’avrebbe poi diffusa.”

Notate che Voyager attribuisce inequivocabilmente la notizia a una fonte seria e autorevole come il Washington Post, dandole quindi un’autenticità al di sopra di ogni dubbio. Il resto della notizia viene proposto con una vera e propria insalata dubitativa di sarebbe e di avrebbe, ma l’attribuzione al Post è presentata come un dato di fatto assoluto e indubbio.

Ma si tratta di una bufala: il Washington Post non ha affatto pubblicato quell’immagine, che è un fotomontaggio proveniente non dal Post, ma da una pagina Facebook che si spaccia per il Post e si chiama in realtà Breakingnews99. Inoltre la “base aliena” è in realtà semplicemente la pianta del parco del palazzo di Sanssouci, in Germania:

Credit: Wikipedia.

E questo, secondo quanto mostrato dalla redazione di Voyager, sarebbe il modo in cui il Washington Post impagina le notizie (con tanto di errori grammaticali, visto che snapshot è singolare e reveal è plurale):

Ci ho messo meno di cinque minuti a trovare la fonte della foto taroccata e la corrispondenza con il parco di Sanssouci, anche perché la storia era già sbufalata parzialmente in Rete sin dal 25 novembre scorso sul sito satirico Rebubblica, oltretutto in italiano. E io sono semplicemente un giornalista che lavora da solo, senza accesso a risorse particolari: mentre Voyager, non dimentichiamolo, è una trasmissione della RAI, pagata dal canone e dotata di una redazione di stipendiati.

Non chiedetemi come è possibile che una redazione della RAI arrivi a mandare in onda una bufala così palese. Chiedetelo a Giacobbo. Educatamente, ma chiedetelo. I soldi del canone che gli pagano lo stipendio (e lo pagano alla sua redazione) sono i vostri.

Antibufala: su Marte c’è un oggetto che levita!

Antibufala: su Marte c’è un oggetto che levita!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/08/01 13:50. 

Mi sono arrivate alcune segnalazioni della “notizia” dell’avvistamento di una “possibile sonda extraterrestre” su Marte insieme a una fotografia molto intrigante.

La parola notizia è fra virgolette perché la fonte dalla quale proviene è il blog Segni dal cielo, noto per la sua disponibilità a pubblicare qualunque storia di presunti avvistamenti ufologici. A sua volta Segni dal cielo cita un’altra fonte altrettanto disinvolta, ossia il canale Youtube Paranormal Crucible, già protagonista di altre perle fufologiche, come la presunta punta di piramide trovata sempre su Marte.

Ma a prescindere dalle fonti poco attendibili, l’immagine che propongono è sicuramente interessante, perché sembra davvero mostrare qualcosa di sferico che flutta in aria, come si può vedere qui sopra. Inoltre l’oggetto non è stato aggiunto con Photoshop e la foto è sostanzialmente autentica: proviene dalla sonda Curiosity ed è verificabile qui sul sito della NASA. Per trovare il punto esatto bisogna zoomare nella maniera mostrata qui sotto.

Si tratta insomma di un dettaglio piccolissimo: per notarlo in quella distesa di rocce e polvere marziana ci vuole una determinazione che rasenta l’ossessione. Ma a prescindere dalle motivazioni che possono spingere qualcuno a esplorare le bellissime fotografie della NASA scattate su Marte alla ricerca di dettagli come questo e dal corto circuito logico che può spingere a interpretare un oggetto indistinto come una sonda extraterrestre, la vista panoramica permette di notare un dettaglio che stronca subito la tesi ufologica. Basta infatti guardare la direzione delle ombre.

Mentre la presunta ombra della “sonda” sferica si trova verticalmente sotto di essa, come se il sole fosse a picco, tutte le altre rocce circostanti hanno ombre laterali, come se il sole fosse piuttosto basso e si trovasse nella zona di sinistra dell’immagine.

Già questo ci dice che l’interpretazione iniziale è sbagliata ed è una notevole dimostrazione di pareidolia: il nostro cervello, di fronte a un oggetto circolare che è più scuro in basso e sotto il quale c’è una chiazza scura tondeggiante, senza altri riferimenti spaziali, tende a interpretare la scena come una sfera che getta un’ombra. Soltanto l’osservazione dei dettagli circostanti rivela l’autoinganno percettivo.

Ecco alcuni esempi di questo automatismo della nostra mente, tratti da Metabunk:

Inoltre il confronto fra l’immagine sul sito della NASA e quella proposta da Paranormal Crucible rivela che la versione ufologica è stata schiarita notevolmente, creando quindi ulteriori artefatti digitali.

Vista la risoluzione molto ridotta dell’immagine, è difficile arrivare a una spiegazione certa, ma sembra probabile che l’ombra sia in realtà la faccia verticale in ombra di una roccia di cui si intravede la faccia superiore a sinistra dell’ombra stessa. La “sfera” è probabilmente un’altra roccia che si trova più lontano e che la scarsa risoluzione, combinata con gli artefatti di compressione digitale della panoramica, fa sembrare sferica. Infatti andando a prendere l’immagine non interattiva originale si scopre che il dettaglio della “sfera” è sgranatissimo.

La “sfera” che levita è, insomma, sì artificiale: ma nel senso che è un artefatto dell’elaborazione digitale delle immagini e del modo in cui il nostro cervello cerca di dare senso alle immagini confuse. Ci vuole ben altro che un’immagine confusa e artefatta per parlare con certezza di sonde extraterrestri.

“Astronavi aliene” nel deserto egiziano in Google Maps? Ma anche no

“Astronavi aliene” nel deserto egiziano in Google Maps? Ma anche no

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni a proposito di questa immagine proveniente da Google Maps, che secondo alcuni mostrerebbe delle astronavi aliene dissepolte. Le coordinate geografiche sono 30° 1’13.25″N 31°43’14.51″E. Il link all’immagine in Google è questo: una quarantina di chilometri a est del Cairo, in Egitto.

Non è certo un luogo segretissimo e inaccessibile, visto che è a una sessantina di metri da un’autostrada, per cui l’ipotesi delle astronavi rimaste inosservate sembra, per essere educati, poco credibile.

Una rapida ricerca sembra invece indicare che si tratti di postazioni di lancio per missili militari, perché ce ne sono di analoghe qui, qui, qui, qui, qui e qui. Fra l’altro, la curiosità in Rete a proposito di queste strutture non è nuova: risale ad almeno tredici anni fa, visto che The Straight Dope ne parlava già nel 2002.

Chissà perché ogni cosa sconosciuta deve essere interpretata come un veicolo alieno. Suvvia, è evidente che queste sono le rampe usate dagli antichi egizi per costruire le piramidi.

Antibufala: l’UFO triangolare sulla Luna

Antibufala: l’UFO triangolare sulla Luna

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2014/02/01.

Da qualche giorno circola in Rete, e viene segnalata acriticamente da numerose testate giornalistiche, un’immagine (quella qui accanto) che sembra mostrare un enorme oggetto artificiale sulla Luna: una serie di punti luminosi disposti secondo una V molto regolare e situati nella zona in ombra di un cratere.

La scoperta è attribuita a un ufologo, Wowforreeel, che l’ha descritta in un video su Youtube [aggiornamento: in realtà esistono segnalazioni precedenti di questa anomalia].

Ma prima di affermare categoricamente che si tratta di una base aliena o di un veicolo extraterrestre, come hanno fatto in molti, sarebbe opportuno informarsi bene sull’origine dell’immagine. Infatti l’avvistamento non è stato fatto con un telescopio puntato verso la Luna, come ci si potrebbe logicamente aspettare, ma semplicemente guardando su Google Moon (l’opzione lunare di Google Earth) alle coordinate 22°42’42.18″N 142°34’52.70″E (link), che si trovano sulla faccia nascosta della Luna, vicino al Mare Moscoviense.

In effetti la formazione a V c’è davvero in Google Moon, ma questo non vuol dire che sia realmente presente sulla Luna. Infatti chi si è lanciato ad annunciare la scoperta di una base extraterrestre non ha considerato che le immagini pubblicate da Google Moon provengono sì dagli archivi delle sonde spaziali (in questo caso la sonda giapponese Kaguya), ma quando vengono cucite insieme per formare le viste tridimensionali di Google Moon vengono pesantemente elaborate per farle sembrare più nitide, e quest’elaborazione genera spesso quelli che in gergo si chiamano artefatti: dettagli che non esistono nella realtà.

Guardando con occhio spassionato questo presunto oggetto artificiale si nota infatti che segue esattamente i contorni dell’ombra del cratere in cui si trova. Coincidenza? No, è un fenomeno tipico del filtro di sharpening che migliora la nitidezza apparente di una foto. Tant’è vero che nei crateri vicini si notano altri puntini luminosi situati allo stesso modo al margine dell’ombra in cui si trovano. Inoltre riducendo leggermente lo zoom i puntini scompaiono. Non solo: la formazione di punti luminosi è allineata esattamente con la griglia dei pixel che compongono l’immagine.

Tutti sintomi di un semplice artefatto digitale, insomma, come confermato del resto da altre immagini a maggiore risoluzione della stessa zona acquisite da altre sonde, nelle quali la formazione a V non c’è.

Lo stesso cratere ripreso dalla sonda LROC.

Come al solito, prima di precipitarsi a pensare a un invasore spaziale triangolare sarebbe sempre opportuno interpellare chi è esperto in analisi delle immagini astronomiche, come ha fatto per esempio Discover, e dare meno credito ai dilettanti. Comunque sia, l’episodio è una buona occasione per ripassare il funzionamento delle immagini digitali in astronomia.

Dopo i cerchi nel grano, gli anelli in cielo

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È davvero notevole questo video che mostra un anello incredibilmente compatto e regolare spostarsi in cielo e poi dissolversi progressivamente. Non è un effetto digitale: è un ottimo esempio di vortice anulare o ring vortex (o anche vortex ring), un fenomeno ben noto (checché ne dica Russia Today) che può essere prodotto in vari modi e che incanta per la sua stabilità e durata.

Per esempio, se si verifica un flusso di aria mista a fumo in uscita da un’apertura circolare o cilindrica (un camino, una canna di cannone, un cono vulcanico, come in queste foto eccezionali dell’Etna), l’aria che sta al centro tende a muoversi più rapidamente di quella ai bordi, che è frenata dalla resistenza aerodinamica prodotta dai bordi stessi. L’aria che sta ai lati viene risucchiata e si genera un moto circolare. È lo stesso effetto che produce un fumatore che fa anelli di fumo, ma su scala molto più vasta.

Un altro meccanismo di generazione dei vortici anulari è un’esplosione (intenzionale o meno):

Il fenomeno avviene spesso in modo invisibile e viene rivelato soltanto se ci sono particelle di colore contrastante sospese nel fluido, ed è ben noto ai piloti di elicottero, che lo temono perché un vortice di questo tipo può formarsi invisibilmente intorno al rotore, sottraendo gran parte della portanza.

Un bell’esempio di vortice (quasi) invisibile è in questo video:

La stabilità del vortice anulare, apparentemente innaturale, è in realtà una logica conseguenza di un fenomeno fisico: le particelle di fumo che ruotano intorno alla periferia della struttura riducono l’attrito per quelle che stanno nel nucleo, consentendo alla struttura di spostarsi con poca perdita di massa e di energia cinetica.

Il fenomeno è particolarmente spettacolare in acqua, dove viene prodotto dai sub e (molto intenzionalmente) dai delfini, come si può vedere qui sotto.

Nessun fenomeno ufologico, insomma, ma molta scienza reale e affascinante.