Vai al contenuto
Antibufala: UFO degli anni Cinquanta? “Eravamo noi”, dice la CIA

Antibufala: UFO degli anni Cinquanta? “Eravamo noi”, dice la CIA

Ultimo aggiornamento: 2021/06/21 9:25.

Un recente
tweet della
CIA (sì, la CIA ha un account Twitter ufficiale),
rilanciato
anche dalle agenzie di stampa, ha suscitato clamore fra gli appassionati di
ufologia:
“Rapporti di attività insolite nei cieli negli anni Cinquanta? Eravamo
noi”
.

Il tweet è stato frainteso come una dichiarazione di responsabilità di
tutti gli avvistamenti ufologici dell’epoca, ma in realtà il documento
linkato nel tweet, un malloppo desecretato di circa 270 pagine intitolato
The CIA and the U-2 Program, 1954-1974 (Pedlow e Welzenbach, 1998)*
spiega a pagina 72 che la CIA si ritiene responsabile soltanto di
alcuni degli avvistamenti di oggetti volanti non identificati da parte
di piloti di aerei di linea negli Stati Uniti.

* 2021/06/21 9:25. Il testo era scaricabile
qui
all’epoca della stesura iniziale di questo articolo. Al momento è invece
reperibile
qui.

Il documento racconta che in quegli anni era in corso la sperimentazione di un
aereo spia rivoluzionario, l’U-2 (niente a che vedere con l’omonimo gruppo
musicale), che volava a quote altissime (oltre 60.000 piedi, circa 18.000 m,
mentre la maggior parte degli aerei di linea stava a 3000-6000 m). I piloti di
linea, specialmente durante i voli del tardo pomeriggio su rotte da est verso
ovest, a volte vedevano il bagliore intenso del riflesso del sole sulle enormi
ali a specchio dell’U-2 nel cielo scuro del tramonto. All’epoca nessuno
pensava che fosse possibile volare a oltre 18 chilometri di quota, per cui i
piloti interpretavano l’avvistamento come un oggetto fiammeggiante che volava
alla loro stessa quota. A volte il bagliore era così luminoso da essere
visibile anche da terra. Fu anche per questo motivo che la CIA in seguito
iniziò a dipingere i propri aerei spia di nero opaco.

Gli avvistamenti dei piloti furono presi sul serio e, dice la CIA, diedero il
via all’indagine dell’aviazione militare sul fenomeno UFO denominato
Blue Book. Gli investigatori verificavano regolarmente se i rapporti
d’avvistamento dei piloti coincidevano con gli orari dei voli degli U-2 e
questo controllo incrociato permetteva di
“eliminare la maggioranza dei rapporti di UFO” (non tutti). Ma dato che
l’U-2 ufficialmente non esisteva, gli investigatori
“non potevano rivelare a chi scriveva le lettere di segnalazione quale
fosse la vera causa degli avvistamenti di UFO”
.

Sempre secondo la CIA, “I voli degli U-2 e i successivi voli OXCART [il
magnifico ricognitore trisonico A-12]
costituirono più della metà di tutti i rapporti di UFO verso la fine degli
anni Cinquanta e per la maggior parte degli anni Sessanta”
.

In altre parole, non ci sarebbe nessun intento da parte della CIA di prendersi
il merito di tutti gli avvistamenti d’epoca. Oltretutto la dichiarazione non è
una novità: la stessa informazione è contenuta, praticamente parola per
parola, a pagina 47 del bellissimo libro
Area 51 Black Jets di Bill Yenne, pubblicato nel 2014, che per una felice coincidenza mi è
arrivato pochi giorni fa (ringrazio di cuore Vincenzo G. per il pensiero).

Al di là del clamore prodotto dal tweet, la dichiarazione della CIA va presa
con cautela. Alcuni
ricercatori
hanno confrontato i numeri degli avvistamenti UFO prima e dopo l’entrata in
servizio degli aerei-spia ad alta quota e non hanno trovato alcun aumento
significativo che coincida con quanto asserito dalla CIA. La spiegazione
tecnica è in sé plausibile, ma sussistono dubbi ragionevoli sull’asserzione
che i voli
top secret furono responsabili addirittura di
“più della metà” degli avvistamenti.

Le nuove fotocamere digitali causano avvistamenti di UFO

Le nuove fotocamere digitali causano avvistamenti di UFO

Ultimo aggiornamento: 2021/01/22 21:00.

Una delle critiche tecniche più frequenti all’ufologia è che se davvero ci
fosse qualche veicolo extraterrestre che vola nei nostri cieli dovremmo averne
immagini in abbondanza e di altissima qualità, visto che ormai tutti giriamo
costantemente con una fotocamera e telecamera digitale in tasca: il
telefonino. Ci sono anche telecamere di sorveglianza ovunque, che registrano
costantemente e spesso inquadrano anche il cielo. E ci sono le telecamere
ipersensibili degli astronomi e astrofili, che registrano il cielo notturno
per documentare le meteore. Ma di foto davvero nitide di veicoli
inequivocabilmente extraterrestri non se ne vedono. 

In compenso, negli ultimi anni sono aumentati fortemente i video che mostrano
oggetti indistinti muoversi in cielo in modi assolutamente impossibili per
qualunque veicolo terrestre, con oscillazioni e variazioni di traiettoria
fortissime. La cosa più sorprendente è che questi video spesso provengono da
persone in buona fede e non sono il frutto di manipolazioni digitali
intenzionali.

Prima di concludere che si tratta di prove inconfutabili di veicoli anomali,
bisogna però tenere conto del fatto che ormai quasi tutti i telefonini sono
dotati di sistemi di stabilizzazione digitale dell’immagine. Questi sistemi
funzionano molto bene in condizioni normali, correggendo il naturale tremito
della mano del fotografo. Ma quando devono gestire situazioni insolite creano
degli artefatti digitali estremamente ingannevoli.

Nel video qui sopra, l’oggetto che si muove in modo così folle nel cielo a
1:44 è in realtà semplicemente un aereo da turismo che sta volando in linea
retta. Lo sappiamo perché l’autore del video, Mick West di
Metabunk.org, lo ha fotografato contemporaneamente anche con una fotocamera digitale
dotata di un teleobiettivo molto potente che ne ha immortalato la forma in
dettaglio.

Ma la ripresa video fatta con il telefonino è alterata direttamente dal
telefonino stesso, senza nessun intervento dell’utente: lo stabilizzatore
cerca di tenere fermo l’albero in primo piano e quindi “sposta” l’aereo. Più
specificamente, il tremito della mano che tiene il telefonino altera la
parallasse fra albero e aereo e lo stabilizzatore “ritaglia”
l’inquadratura in modo da prenderne soltanto la porzione centrale, nascondendo
i bordi che rivelerebbero la stabilizzazione. L’illusione, per chi non conosce
il funzionamento degli stabilizzatori digitali, è perfetta.

Qui sotto vedete un esempio di stabilizzazione nella quale i bordi
non sono stati ritagliati e quindi la correzione dell’inquadratura è
chiaramente percepibile. Immaginate di prendere soltanto la porzione centrale
di questo stesso video, tagliando tutto il resto, e otterrete quello che fa
normalmente uno stabilizzatore da telefonino.

Un altro inganno visivo delle fotocamere integrate negli smartphone è lo zoom
digitale, che ingrandisce l’immagine ma perde dettagli importanti. Per
esempio, un aereo ripreso da lontano sembra spesso un sigaro senza ali perché
le ali sono scure (da terra ne vediamo il ventre che è in ombra) mentre la
fusoliera è fortemente illuminata dal sole. Se fotografiamo con una fotocamera
tradizionale, le ali risultano visibili ma molto tenui; se fotografiamo con
uno smartphone, lo zoom digitale elabora l’immagine perdendo i dettagli che
non ha visto, come appunto le ali.

L’immagine qui sotto, tratta sempre dal video di West, mostra un aereo di
linea fotografato dallo stesso punto usando una fotocamera normale (sopra) e
lo zoom digitale di uno smartphone.

Si arriva così al paradosso delle fotocamere digitali che
creano artefatti che vengono scambiati per avvistamenti ufologici.

Ufologia: l’incidente di Roswell del 1947 spiegato da uno storico

Ufologia: l’incidente di Roswell del 1947 spiegato da uno storico

Ai primi di luglio del 1947 accadde a Roswell, in New Mexico, un incidente di cui si parla ancora oggi, soprattutto in questi giorni in cui ricorre l’anniversario della vicenda.

Non capita tutti i giorni, infatti, che un giornale titoli che l’aviazione militare ha catturato un disco volante (“RAAF”, nell’immagine qui accanto, sta per Roswell Army Air Field).

Nel 2011 lo storico Roger Launius ha ripercorso la vicenda per il museo Smithsonian in una conferenza in cui ha mostrato foto molto rare dei controversi “rottami alieni” e spiegato come la documentazione indica chiaramente che la notizia del “disco volante” nacque come invenzione giornalistica e che i militari decisero di approfittarne per distrarre l’opinione pubblica dal fatto che i “rottami alieni” provenivano in realtà da un progetto top secret di monitoraggio dei test nucleari sovietici (non c’erano ancora i satelliti spia, a quell’epoca).

Oggi il progetto, denominato Mogul, non è più segreto, e Launius ne ha mostrato i piani e i dettagli, segnalando che esiste un libro monumentale, pubblicato negli anni Novanta, che raccoglie tutta la documentazione sul caso Roswell: si intitola The Roswell Report – Fact versus Fiction in the New Mexico Desert. Oggi è acquistabile online, sia in forma cartacea sia in formato digitale, ed è anche scaricabile gratuitamente come PDF.

Da questa pubblicazione segnalo alcune delle tante foto:

Schema dei riflettori radio dei palloni-spia del Progetto MOGUL.
I riflettori radio in volo.

I “rottami alieni”.

Un pallone della serie MOGUL in preparazione per il volo.
Video di UFO rilasciati dal Pentagono: “dimenticato” un dettaglio che rende ridicole le tesi ufologiche

Video di UFO rilasciati dal Pentagono: “dimenticato” un dettaglio che rende ridicole le tesi ufologiche

Vi ricordate i video di oggetti volanti non identificati rilasciati circa un mese fa dal Pentagono? Gli ufologi si sono scatenati con entusiasmo, sostenendo che si tratta di video inspiegabili, ma in realtà se si conosce la tecnologia usata per riprenderli hanno delle spiegazioni normali ma comunque molto interessanti.

Naturalmente i complottisti hanno teorizzato che questi video facciano parte delle tante cose che i governi non dicono e non ci vogliono far sapere. Ma vi siete mai chiesti che cosa non ci dicono gli ufologi?

Infatti i video in questione non sono isolati: fanno parte di una serie molto più ampia di rapporti desecretati. Questa. Ne avete mai sentito parlare? Gli ufologi li hanno mai menzionati? Cosa ci nascondono? 🙂

Ci nascondono un dettaglio estremamente importante: molti di questi rapporti desecretati rivelano le dimensioni di questi oggetti volanti non identificati, o “fenomeni aerei non identificati” (unidentified aerial phenomena), come si dice adesso per evitare l’abituale associazione mentale “UFO uguale veicolo alieno”.

E le dimensioni sono, come dire, imbarazzanti per gli ufologi.

  • Un rapporto datato 26 marzo 2014 descrive l’oggetto intercettato da un caccia F/A-18 della Marina statunitense come “grande circa quanto una valigetta”, secondo le stime del pilota.
  • Un altro rapporto, datato novembre 2013, dice che un altro pilota di F/A-18 ha intercettato “un piccolo velivolo con un’apertura alare di circa 1,5 metri”.
  • Un terzo, risalente al 27 giugno 2013, descrive un incontro con un velivolo “avente all’incirca le dimensioni e la forma di un drone o di un missile”.

Se il loro veicolo è grande come una valigetta, sarebbero gli alieni più piccoli della storia dell’ufologia.

Un altro dettaglio importante e spesso taciuto da chi vuole promuovere la tesi ufologica è che questi avvistamenti sono avvenuti all’interno di spazi aerei militari riservati. Ne avevo parlato a settembre 2019: la Marina degli Stati Uniti aveva precisato che le immagini rilasciate rappresentavano un campione delle frequenti incursioni di velivoli non identificati negli spazi aerei di addestramento militare, che causavano pericolo per i piloti in addestramento. Gli alieni non c’entravano niente. La Marina voleva solo segnalare che degli irresponsabili stavano mettendo in pericolo la sicurezza degli addestramenti facendo volare i loro apparecchi dentro spazi aerei riservati. Tutto qui.


In altre parole: tutto il cancan mediatico-ufologico è stato costruito scegliendo ad arte soltanto i video che si prestavano maggiormente a essere fraintesi e spacciati come misteriosi e dimenticandosi allegramente tutti gli altri. E questo, purtroppo, gli ufologi non ce l’hanno detto.

Le luci viste sopra Lugano stasera non sono extraterrestri in coda: sono i satelliti Starlink di Elon Musk

Le luci viste sopra Lugano stasera non sono extraterrestri in coda: sono i satelliti Starlink di Elon Musk

La fila di luci puntiformi vista sopra Lugano e buona parte del Canton Ticino non è un’invasione di alieni molto disciplinati e non ha nulla di misterioso, nonostante lo stupore delle persone che le hanno viste e le ipotesi citate da alcuni siti d’informazione locali come Tio.ch.

In alto a destra, le luci avvistate dalla Valsassina (provincia di Lecco). Per gentile concessione di Andrea Selva.

Si tratta infatti dei satelliti per telecomunicazioni della serie Starlink di Elon Musk, come previsto e indicato dai siti di tracciamento satellitare come per esempio Heavens-Above.

I satelliti Starlink vengono lanciati a gruppi molto numerosi da un singolo razzo e quindi arrivano nello spazio tutti insieme, per poi separarsi man mano. Sono estremamente visibili, tanto da creare seri problemi agli astronomi, le cui osservazioni vengono rovinate o rese impossibili da queste raffiche di passaggi ravvicinati e dal numero stesso dei satelliti del sistema Starlink (alcune migliaia a progetto finito).

Il sito Heavens-Above prevede un altro passaggio interessante e ben visibile nel cielo del Canton Ticino e del Nord Italia per domani, 19 gennaio, intorno alle 17.37 e fino alle 17:48 circa.

Come al solito, in ufologia vale la solita regola: se sento rumore di zoccoli al galoppo, l’ultima spiegazione a cui devo pensare è “unicorno”.

2020/01/20. Il passaggio del 19 gennaio ha scatenato ulteriori curiosità e incomprensioni, come segnalato da Ticinonews.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Un UFO molto celebre, smascherato

Un UFO molto celebre, smascherato

L’ufologia è piena di “perizie” su filmati e immagini fatte esagerando i colori o il contrasto. Ma questi metodi in realtà non fanno altro che creare artefatti digitali che non rivelano nulla e fanno solo perdere tempo.

Come si fa, invece, una perizia vera su un presunto video ufologico? Ci vuole molto, molto lavoro. Ci sono alcuni requisiti di base, che troppi ufologi puntualmente ignorano:

  • Le analisi serie si fanno sull’originale, non su una sua copia degradata e ricompressa per la diffusione via Internet.
  • Si devono raccogliere i dati precisi su dove e quando è stata effettuata la ripresa.
  • Si deve identificare chi ha fatto la ripresa e con quale specifica apparecchiatura è stata realizzata (cinepresa, fotocamera analogica o digitale, videocamera, altro).
  • Si deve ricostruire la posizione di ripresa (scoprendo per esempio se ci sono di mezzo finestre, finestrini o altri oggetti non inquadrati).

Per esempio, il filmato mostrato qui sotto è un classico dell’ufologia, considerato per anni un mistero straordinario: una ripresa effettuata da un aereo nel 1966, che sembra mostrare inequivocabilmente un oggetto a forma di sigaro, con alcune protuberanze semisferiche, che si affianca all’aereo e poi schizza via a velocità impossibile.

Impressionante, ma cosa succede quando si fa una perizia come si deve? Ossia quando si indaga e si scopre su quale aereo fu effettuata la ripresa e da quale posto specifico a bordo fu effettuata? Salta fuori questo, come racconta Piero Angela in una puntata di Superquark:

Lo spiega benissimo Scientificast: l’aereo in questione era un Viking della Vickers, un bimotore a elica, e il presunto UFO è semplicemente la punta dello stabilizzatore orizzontale dell’aereo, vista attraverso un finestrino il cui bordo deforma l’immagine e crea un’illusione molto efficace.

Naturalmente nulla di tutto questo ha impedito agli ufologi superficiali di continuare a proporre questo filmato come una prova schiacciante dell’esistenza di veicoli extraterrestri che passano il tempo a svolazzare vicino ai nostri aeroplani.

Episodi come questo confermano il concetto che per inventare una presunta prova di un fenomeno misterioso non ci vuole nulla, mentre per indagare e verificare ci vuole una fatica enorme.

Nufologia: Voyager e l’UFO vicino al Concorde

Nufologia: Voyager e l’UFO vicino al Concorde

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “francesco.pi****” e “arborio” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La puntata di Voyager (Raidue) di lunedì 15 febbraio ha rispolverato l’argomento UFO e ha soprattutto confermato che certi miti resistono a qualunque smentita o sbufalamento.

Non mi cimento nell’impresa estenuante di esaminare ogni singolo filmato ufologico presentato nella puntata, ma segnalo un paio di perle che la dicono lunga su come funzionano certe trasmissioni e certe credenze.

Per esempio, Voyager ha presentato per l’ennesima volta il video del presunto UFO argenteo, “un’apparente struttura metallica”, ripreso dagli astronauti dello Shuttle nel 1984 (immagine qui sotto).

Video sbufalato da una vita, ma Giacobbo sembra non saperlo: il presunto veicolo alieno è semplicemente una goccia d’acqua sul finestrino dello Shuttle, e sembra argenteo perché riflette, rovesciata e distorta, la Terra. Lo sbufalamento dettagliato è in questo articolo.

Sono stati presentati di nuovo anche i soliti video ripresi dagli astronauti che secondo Voyager mostrerebbero veicoli alieni che viaggiano nelle vicinanze con movimenti impossibili per un veicolo di costruzione terrestre. Non sono UFO lontani: sono particelle vicine.

Si tratta, infatti, delle tantissime particelle che circondano qualunque veicolo spaziale: un fenomeno noto sin dai tempi del volo spaziale di John Glenn, che le descrisse come “lucciole” (fireflies) quasi cinquant’anni fa. Le particelle provengono dallo scarico dell’acqua e dell’urina e dalle perdite dei gas di bordo, che diventano cristalli di ghiaccio (Apollo 17 Press Kit, pagina 67). Ci sono anche schegge di vernice e piccoli frammenti metallici che si staccano dal veicolo e lo accompagnano finché il veicolo procede per inerzia. Si spostano, a volte anche bruscamente, per via del campo elettrostatico che circonda ogni veicolo spaziale e per via dell’azione dei getti dei motori di manovra. Sono un fenomeno talmente noto e assodato che non ci fa più caso nessuno: ecco perché nei video mostrati da Voyager i tecnici e gli astronauti non hanno nessuna reazione particolare quando le vedono.

Voyager ha anche mostrato un altro classico intramontabile dell’ufologia da quattro soldi, quella che non corregge i propri abbagli e continua a ripetere le stesse storielle come se niente fosse: l’UFO che vola vicinissimo all’aereo di linea supersonico Concorde in un filmato che, stando a Voyager, sarebbe stato ripreso nel gennaio del 1976 sopra la contea inglese del Wiltshire, “durante un volo sperimentale del Concorde”. Strano che sia un volo sperimentale, visto che il Concorde entrò in servizio di linea il 21 gennaio 1976, ma non voglio cavillare.

Qui sotto vedete tre fotogrammi tratti dal video, sopra i quali ho tracciato una riga verticale gialla:

Lo vedete? L’UFO così clamoroso è quel puntino vago che si vede sopra e sotto l’aereo, verso la parte anteriore dell’ala, dove ho tracciato la riga gialla. Tutto lì. Un puntino che si sposta. Non è un po’ poco?

Ma la cosa interessante è che quel puntino indistinto si sposta, guarda caso, in modo esattamente parallelo ai bordi laterali del fotogramma di pellicola cinematografica, come si vede usando la riga gialla come riferimento. Si capisce che è pellicola perché qui e in altri fotogrammi si vedono pelucchi e macchioline di polvere che appaiono e scompaiono (e Voyager, per quel che può valere, conferma che si tratta di pellicola).

Osservando attentamente il filmato si nota anche un altro fatto interessante: prima che Voyager confonda le acque zoomando in regia su una porzione del filmato, l’inquadratura del Concorde cambia leggermente anche nel filmato originale. Il muso del velivolo, che prima era troncato, viene inquadrato completamente. Ma il puntino non cambia la propria distanza dal bordo laterale del fotogramma:

Chiunque abbia mai avuto a che fare con la pellicola cinematografica, anche solo come hobbista, sa benissimo che cosa significa trovarsi un puntino che si sposta verticalmente lungo un asse precisamente parallelo al bordo laterale del fotogramma e che mantiene la stessa distanza dal bordo quando l’inquadratura si sposta: significa che il puntino è un difetto della pellicola (un graffio o un granello di polvere, per esempio), non un oggetto della scena.

Il fatto stesso che il cineoperatore che ha ripreso la scena non abbia cambiato inquadratura per seguire un oggetto così straordinario la dice lunga: vuol dire che non l’ha visto. Non l’ha visto perché non c’era.

Il resto della puntata mostra una serie di video che dice essere “misteriosi” ma sono in realtà stati sbufalati da tempo: l’UFO sopra il Cremlino, la spirale nel cielo norvegese (era lo scarico di un missile russo), l’UFO circolare sopra Mosca (una comune nube, nota ai meteorologi come hole punch cloud) e persino l’UFO alle Torri Gemelle, che è uno spot pubblicitario di Scifi Channel, fatto con gli effetti speciali.

C’è anche Jaime Maussan, presentato come “giornalista” quando in realtà è un ufocredente: o meglio, un ufocredulo, visto che aveva detto che l'”alieno baby” catturato e ammazzato in Messico nel 2007 era sicuramente autentico (era una scimmietta scuoiata). Dice che le flotillas di oggetti filmati sono un mistero, ma non ci vuole molto per capire che sono gruppi di palloncini.

Sempre per la parte pro-UFO, ci sono poi in studio Roberto Pinotti, Flavio Vanetti (quello che scrive sul sito del Corriere e racconta di missioni Apollo segrete per recuperare alieni sulla Luna, di annunci ufologici di Obama che poi si rivelano bufale, e scambia una sorpresa del Kinder per un UFO) e Adriano Forgione, ai quali si aggiunge il supporto esterno di altri personaggi noti del settore.

Striscia la Notizia ha già sbufalato (da 2:09 circa) il mitico Antonio Urzi: una persona che vede e filma in continuazione UFO e persino cavallini volanti dalla finestra di casa sua a Cinisello Balsamo e con questo sistema finisce più volte in televisione, dove avviene una cosa ancora più straordinaria: nessuno, ma proprio nessuno, gli fa la domanda più ovvia e banale. “Ma scusi, Urzi, come mai questi dischi volanti che svolazzano sopra il centro abitato di Cinisello li vede soltanto lei con la sua videocamera e non li vede mai nessun altro abitante della zona? Son tutti rincitrulliti dalle polveri fini, o è lei che ci prende per i fondelli e noi le diamo corda?”

In questa puntata Voyager ha cercato di darsi una patina di scientificità e apparente obiettività invitando in studio anche il geologo e giornalista scientifico di Repubblica Luigi Bignami, Didier Schmitt dell’Agenzia Spaziale Europea e Stefano Bagnasco dell’INFN di Torino per chiedere loro di spiegare i video ufologici. Ma dietro questa scelta ci sono due scorrettezze di fondo.

La prima è che queste persone non hanno avuto modo di visionare i filmati prima della trasmissione. Lo so perché sono stato in contatto con uno di loro. È stato chiesto loro di giustificare le immagini a caldo e alla cieca, senza poterle esaminare con calma e senza conoscerne le fonti, come invece ho potuto fare io qui sopra.

Questo è un trucchetto sleale. È come chiedere a un perito balistico di guardare una foto sbiadita di una pallottola e indicare l’assassino entro trenta secondi. In circostanze simili, qualunque persona seria può soltanto fare caute congetture sul motivo per cui i filmati sono falsi, per cui inevitabilmente fa la figura dell’incerto mentre l’ufologo convinto ammalia il pubblico con fantasiosi racconti di altre dimensioni e vibrazioni di cui nessuno gli chiede giustificazione alcuna.

L’unica difesa possibile sarebbe conoscere già tutti i filmati in circolazione e saperne l’origine e la spiegazione, ma questo è un compito enorme. Ed è questa la seconda scorrettezza: prendere appositamente l’esperto sbagliato, per fargli fare brutta figura. Se si parla di denti, si interpella un dentista: se si parla di filmati ufologici, bisogna chiedere agli esperti in filmati ufologici, cioè i debunker. Non agli scienziati. Ma queste trasmissioni non lo fanno, perché sanno benissimo che un paio di debunker preparati li farebbero a fettine dalle risate.

Sì, Giacobbo, questa è una cordiale sfida. Complotti lunari o UFO, a te la scelta dell’arma. Garantisco il divertimento.

Nufologia: no, la fila di punti luminosi in cielo non è uno sciame di dischi volanti alieni, piantatela

Nufologia: no, la fila di punti luminosi in cielo non è uno sciame di dischi volanti alieni, piantatela

Ultimo aggiornamento: 2019/05/26 23:40.

Perché, perché qualunque cosa anche solo vagamente insolita vista in cielo deve subito essere interpretata come una visita di un veicolo extraterrestre?

Si tratta semplicemente dello sciame di satelliti Starlink, lanciato un paio di giorni fa da SpaceX: ben sessanta in una sola volta. Astronautinews.it ne parla in grande dettaglio.

I dettagli tecnici della ripresa di Marco Langbroek sono qui nel suo tweet e in questo suo breve post:

Sarebbe bello se tutti quelli che strillano di UFO e alieni alla minima occasione si informassero invece di fare l’ennesima figuraccia. La notizia del lancio di SpaceX non era certo segreta. Il video del lancio è stato trasmesso in diretta streaming da SpaceX (decollo a 00:13:50; separazione primo stadio a 00:16:40; espulsione carenatura a 00:17:40; accensione di rientro a 00:20:25; atterraggio del primo stadio sulla nave appoggio a 00:23:00; rilascio satelliti a 01:16:40):

La missione di SpaceX è particolarmente innovativa: oltre a recuperare il primo stadio del lanciatore e la carenatura (mentre tutte le aziende concorrenti sono ancora alle prese con lanciatori usa e getta), come ormai consueto, i satelliti sono stati lanciati in una sorta di catasta, impilati uno sull’altro, invece di usare il consueto traliccio di supporto e rilascio; usano motori a kripton anziché allo xenon in modo da ridurre anche del 90% i costi di propellente; integrano direttamente le antenne nel corpo dei satelliti, evitando le complicazioni e le possibilità di guasto di un sistema telescopico; l’uso di antenne di tipo phased array evita il problema del puntamento preciso.

I sessanta satelliti della costellazione Starlink sono i primi di un numero elevatissimo, che si sparpaglieranno nel cielo in modo da fornire connettività Internet globale a basso costo. Sono stati piazzati in orbita a 440 km di quota e useranno i propri motori a kripton per raggiungere la posizione e la quota definitive a 550 km di distanza dalla superficie terrestre.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Nufologia: il mistero delle linee davanti alla Luna di Apollo 9

Nufologia: il mistero delle linee davanti alla Luna di Apollo 9

Ultimo aggiornamento: 2019/02/11 22:30.

Ieri David Portree, uno storico appassionato di spazio, autore di articoli per il sito della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter e per l’Apollo Image Archive nonché gestore del blog Spaceflight History, ha proposto questo mistero: una foto della missione Apollo 9 nella quale si stagliano, davanti alla Luna, tre linee oblique non identificate.

Ovviamente gli ufologi sostengono da tempo che si tratti di “una flotta di tre UFO”.

Una volta tanto, però, gli ufologi sono stati corretti e hanno indicato la fonte esatta della fotografia: lo scatto AS09-23-3500, consultabile qui, qui oppure qui. La scansione diretta dalla pellicola originale è qui presso March to the Moon.

Questa è la foto originale intera, non elaborata:

Questa è una mia elaborazione della scansione in formato TIFF:

La prima ipotesi che mi è venuta in mente è che le linee siano dei segni di riferimento incisi sui finestrini del veicolo spaziale, come quelle mostrate qui sotto o quelle documentate in Apollo Experience Report – Spacecraft Structural Windows, pagina 10, qui (con foto) e nella pagina Crewman Optical Alignment Sight. Non si tratta delle classiche crocette di riferimento che caratterizzano le foto lunari, perché queste crocette erano sempre allineate ai bordi della pellicola (essendo incise su un vetrino a contatto con la pellicola) e mai oblique.

Il problema di questa ipotesi è che il finestrino mostrato è quello del Modulo Lunare del veicolo Apollo, che però al momento dello scatto non era più presente. La missione Apollo 9, infatti, collaudò il Modulo Lunare stando in orbita intorno alla Terra, dal 3 al 13 marzo 1969, e la foto in questione risulta scattata alle 21.50 GMT del 10 marzo (secondo il catalogo NASA delle foto della missione, pagina A-94, che la descrive semplicemente come “Lunar view”).

Ma secondo la cronologia della missione, il Modulo Lunare fu sganciato alle 21:22 GMT del 7 marzo. Quindi la foto non può essere stata scattata attraverso quel finestrino.

Si potrebbe ipotizzare uno scatto fatto attraverso uno dei finestrini frontali del Modulo di Comando di Apollo 9, che erano dotati di griglie di allineamento (rendezvous windows, in Command Module Overview, pagina 48), ma c’è un problema: la grandezza della Luna.

Le dimensioni della Luna nella fotografia indicano che si tratta di uno scatto fatto usando un teleobiettivo, altrimenti la Luna sarebbe molto più piccola. Ma non risulta che a bordo ci fossero teleobiettivi sufficientemente potenti (va ricordato che Apollo 9 portò nello spazio fotocamere Hasselblad con pellicole da 70 mm, che avrebbero richiesto teleobiettivi estremamente ingombranti.

Inoltre il catalogo GAPE indica che la foto fu fatta con un obiettivo da 80 mm: lo stesso usato per le altre foto immediatamente precedenti e successive, che mostrano vedute della Terra.

L’uso di un teleobiettivo, oltretutto, avrebbe comportato una profondità di campo molto ridotta, per cui eventuali segni sui finestrini sarebbero stati completamente sfocati.

Quindi come si spiega la foto? Semplice: a bordo della capsula Apollo c’era eccome un “teleobiettivo”. Era il sestante usato per determinare la posizione e l’assetto del veicolo rispetto alle stelle fisse, come spiegato in questo video NASA.

Questo è il reticolo di puntamento del sestante, tratto dal già citato video NASA:

Questo reticolo è documentato in questo manuale (figura GN-9100A) e anche in questo video della RR Auction (a 0:24, a sinistra), di cui riproduco qui sotto un fotogramma saliente:

Lo si vede in basso a sinistra in questa immagine tratta dall’Apollo Flight Journal:

La spiegazione più plausibile, e coerente con tutti i fatti conosciuti fin qui, è insomma che la foto sia stata scattata appoggiando la fotocamera all’oculare del sestante, usandolo come teleobiettivo, e che la fotocamera sia stata mossa, durante lo scatto, in una direzione grosso modo corrispondente all’orientamento delle due linee più scure. Questo spiegherebbe la sottoesposizione (le fotocamere a bordo non avevano un esposimetro), la scarsa nitidezza della Luna (in particolare la sfocatura del suo bordo sinistro ma non di quello superiore, effetto tipico di un movimento della fotocamera) e il fatto che le linee sono a fuoco.

La possibilità di scattare foto attraverso l’oculare era esplicitamente prevista e (nel caso dell’analogo sistema COAS del Modulo di Comando) fu sfruttata almeno una volta durante Apollo 14.

Un lettore, scatola grande, ha trovato due immagini di quello che sembra essere un manuale d’uso del sestante, che mostrano la forma del reticolo: una croce composta da due bracci formati da una linea singola e due bracci formati da una linea doppia. Questa forma coincide quasi perfettamente con le linee visibili nella foto in discussione.

Scatola grande ha anche trovato un disegno del reticolo nell’Apollo Flight Journal (a 008:09:03) a sua volta basato su un manuale di addestramento del 1967.

Non sono ancora riuscito a trovare una foto diretta del reticolo del sestante di Apollo 9, ma direi che questa spiegazione è più credibile rispetto a una flotta di astronavi a bastoncino.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

La piantiamo con questa bufala che Samantha Cristoforetti avrebbe visto un UFO?

La piantiamo con questa bufala che Samantha Cristoforetti avrebbe visto un UFO?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

No, no, no, no, e ancora no: Samantha Cristoforetti non ha visto un UFO. Ha semplicemente visto inaspettatamente, attraverso il piccolo finestrino della sua capsula Soyuz, lo spettacolo della grande Stazione Spaziale Internazionale illuminata dal sole radente, e la sorpresa causata da tanta bellezza improvvisa l’ha fatta esclamare. Lo ha spiegato subito, e con gioia palpabile, appena salita a bordo, in diretta TV, e poi nel suo primo diario di bordo dallo spazio. Fine della storia.

L’avevo già scritto due settimane fa, sperando di fare prevenzione, ma è servito a poco. La bufala imperversa in Rete e, peggio ancora, sui giornali: quelli dove lavora, in teoria, gente pagata per scrivere notizie, non cazzate. Riprovo a fare chiarezza.

Questo è un brano della diretta, trasmessa la notte fra il 23 e 24 novembre scorsi, dell’arrivo di Sam e dei suoi compagni di viaggio Terry Virts e Anton Shkaplerov alla Stazione Spaziale Internazionale, in orbita a 400 chilometri dalla Terra. L’inquadratura, ripresa da una delle telecamere esterne della Stazione, mostra il veicolo spaziale Soyuz nel quale si trovano i tre astronauti. In questo brano si sente Samantha fare l’esclamazione che ha fatto galoppare le fantasie dei fufologi.

Notate che la Soyuz, nel video, assume rapidamente un colore dorato? È perché il sole sta calando, per via del movimento della Soyuz e della Stazione intorno alla Terra. Lo stesso sta succedendo alla Stazione, grande quanto un campo di calcio, con pannelli solari dorati ampi quanto le ali di un Jumbo Jet. Samantha ha visto questo spettacolo a sorpresa (normalmente l’equipaggio non vede la Stazione dai finestrini durante l’avvicinamento) attraverso uno dei piccoli finestrini del proprio veicolo. La sua esclamazione forse è un po’ fuori dai canoni dell‘aplomb professionale, ma è sicuramente molto umana, perché Sam ha visto qualcosa di simile a questo:

Ditemi se anche a voi non sarebbe scappato da dire qualcosa.

Quindi piantatela, ufologi e giornalisti da quattro soldi, di scrivere che forse Sam ha visto un veicolo extraterrestre o un oggetto non identificato. Non l’ha visto. Ha visto di meglio: s’è trovata davanti agli occhi una testimonianza spettacolare dell’ingegno umano. Ha visto una casa che sta nello spazio.

E soprattutto vergognatevi di insinuare che Samantha stia mentendo per coprire una congiura che esiste soltanto nella vostra mente troppo piccola. Siete così stupidi che pur di adattare la realtà alle vostre piccole fantasie popolate di omini verdi che svolazzano segretamente siete disposti a scrivere che un’astronauta italiana è una bugiarda. Siete così ottusi che non riuscite a concepire che una persona possa meravigliarsi perché finalmente, dopo anni di faticoso addestramento, dopo aver rischiato la vita cavalcando un missile con trecento tonnellate di propellente infiammabile lanciato a ventottomila chilometri l’ora, vede di botto la magnifica destinazione che ha sognato di raggiungere per una vita, e la vede oltretutto nella luce più bella che le poteva capitare. Forse non ci riuscite perché la massima destinazione che riuscite a concepire è la porta dell’ufficio stipendi.

Sto parlando a te, Flavio Vanetti, e alla redazione del Corriere della Sera che è responsabile di ospitare queste tue parole: “a me suona tanto di bugia confezionata ad hoc”. Sto parlando a voi, Angelo Carannante ed Ennio Piccaluga, che esternate i vostri “dubbi sulla frettolosa spiegazione che ha dato del suo avvistamento ufo”. Che menti minuscole che avete: così ristrette che dovete sminuire tutti, compresa Samantha Cristoforetti, e misurarli col vostro metro. È colpa vostra, e soltanto vostra, se un argomento così bello e profondo come la vita extraterrestre è diventato una barzelletta.

Intanto Samantha Cristoforetti è troppo indaffarata a lavorare (come si vede nell’immagine qui accanto, ripresa ieri dalle webcam di bordo) e a fare scienza per sprecarsi a rispondere a queste cialtronate. Si è limitata a fare un tweet ironico in risposta a Fabio Fazio (Raitre):